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    Predefinito ecco perche' hanno paura

    Lo scenario è descritto nelle 145 pagine con cui i giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano motivano la sentenza di condanna dell'avvocato Acampora a sei anni di carcere per aver concorso a corrompere le "toghe" romane nella vicenda ImiSir. Acampora è stato inoltre condannato a risarcire mille miliardi all'Imi, a cui fu imposto di pagare il risarcimento record. I giudici milanesi - il collegio era composto da Eduardo d'Avossa (presidente), Antonella Bertoja e da Marco Tremolada (estensore della sentenza) - ricostruiscono la singola vicenda processuale, inserendola nell'ampio contesto romano, dentro cui Acampora interag“ con gli altri membri della "struttura parallela". Alla condanna si arriva "grazie ad un quadro indiziario granitico e di spessore incontrovertibile".
    Antonio

  2. #2
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    Predefinito ecco perche' hanno paura

    Lo scenario è descritto nelle 145 pagine con cui i giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano motivano la sentenza di condanna dell'avvocato Acampora a sei anni di carcere per aver concorso a corrompere le "toghe" romane nella vicenda ImiSir. Acampora è stato inoltre condannato a risarcire mille miliardi all'Imi, a cui fu imposto di pagare il risarcimento record. I giudici milanesi - il collegio era composto da Eduardo d'Avossa (presidente), Antonella Bertoja e da Marco Tremolada (estensore della sentenza) - ricostruiscono la singola vicenda processuale, inserendola nell'ampio contesto romano, dentro cui Acampora interag“ con gli altri membri della "struttura parallela". Alla condanna si arriva "grazie ad un quadro indiziario granitico e di spessore incontrovertibile".
    Antonio

  3. #3
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    Predefinito

    La sentenza a quale grado di giudizio fariferimento ?

    Mi scusi ma non sono informato in merito.

    Cordiali Saluti

  4. #4
    I amar prestar aen
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    La sentenza a quale grado di giudizio fariferimento ?

    Mi scusi ma non sono informato in merito.

    Cordiali Saluti

  5. #5
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    Predefinito rito abbreviato

    Imi-Sir, sei anni ad Acampora risarcimento da mille miliardi
    Milano, sentenza contro l'avvocato che fu incaricato dalla famiglia Rovelli di versare 13 miliardi per corrompere giudici romani _
    di Pier Francesco Fedrizzi
    MILANO - Un verdetto pesantissimo: 6 anni di carcere e 1.000 miliardi di risarcimento danni all'Imi.
    È questo l'esito della prima sentenza nel processo "Toghe Sporche" ImiSir, emessa ieri con rito abbreviato dal Tribunale di Milano nei confronti dell'avvocato Giovanni Acampora. Il legale era accusato di aver incassato dalla famiglia Rovelli una tangente da 13 miliardi per corrompere i giudici romani.
    Ma c'è di più: Acampora dovrà versare altri 5 miliardi, sempre a titolo di risarcimento, alla presidenza del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile con Massimo D'Alema.
    Oggi il risarcimento è riconosciuto al nuovo premier, Silvio Berlusconi, che siede sul banco degli imputati nel processo gemello alle "toghe sporche", lo SmeAriosto. A scegliere la scorciatoia giuridica del rito abbreviato, puntando all'assoluzione in tempi rapidi, era stato lo stesso Acampora nell'ottobre scorso, lasciando così al loro destino gli altri imputati del processo ImiSir: l'avvocato e parlamentare Cesare Previti; l'ex capo dei gip di Roma, Renato Squillante; gli ex giudici romani Filippo Verde e Vittorio Metta; il figlio di Nino Rovelli, Felice, e la vedova dell'industriale, Primarosa Battistelli. In caso di condanna, anche questi imputati potrebbero essere chiamati a rispondere in solido con Acampora del risarcimento record.

    Ieri l'avvocato Acampora ha difeso quella scelta: «L'abbreviato? Certo che lo rifarei. Ma ora scusate devo telefonare alla famiglia e dire loro dei 1.000 miliardi...». Poco distante, l'avvocato di parte civile Imi, Luca D'Auria (con il collega Paolo Barraco) tirava un sospiro di sollievo: «Il Tribunale ha sostanzialmente riconosciuto le nostre richieste. Ora attendiamo le altre sentenze».
    La scelta del rito abbreviato fatta da Acampora - che non aveva mancato di provocare qualche mugugno tra gli altri imputati - avrebbe dovuto traghettare l'avvocato romano fuori dalla palude del procedimento ImiSir. Un processo legato anche all'indagine "Toghe Sporche" avviata dal pm Ilda Boccassini e dal "pool" di Mani Pulite sulle dichiarazioni di Stefania Ariosto, teste chiave nel processo gemello Sme. Secondo l'accusa, la famiglia Rovelli verso' 66 miliardi e 800 milioni di lire a Previti (21 miliardi), Pacifico (33 miliardi) e Acampora (13 miliardi) per "aggiustare" la causa che vedeva opposta la Sir di Nino Rovelli all'Imi e che in sentenza accordò alla famiglia circa 1.000 miliardi.
    E di pari importo è oggi il risarcimento riconosciuto all'Imi dalla quarta sezione del tribunale di Milano, presieduta da Edoardo D'Avossa.

    Nel corso di una perquisizione nello studio di Attilio Pacifico a Roma, dopo l'arresto dell'11 marzo 1996, gli investigatori trovarono una fattura da 241 milioni di lire emessa nel marzo ‘94 da Pacifico e pagata dalla vedova Rovelli. Interrogata in Svizzera, Primarosa Battistella accennò ad una «somma di rilievo» versata a Pacifico, oltre ai 241 milioni di lire. La vedova aggiunse che fu il marito Nino, prima di morire nel dicembre ‘90, a rivelarle il debito con Pacifico e che, in caso di morte, avrebbe dovuto estinguerlo lei. Il figlio Felice, interrogato a sua volta, ammise che, su indicazione di Pacifico, aveva versato altro denaro ad Acampora e a Previti.
    In tutto 67 miliardi, richiesti dai tre avvocati Previti, Acampora e Pacifico - è questa la tesi della procura - per corrompere magistrati. Tra questi c'era Filippo Verde, ex presidente di sezione del tribunale civile di Roma che si occupo' della vicenda ImiSir. Il giudice avrebbe ricevuto 500 milioni dal conto svizzero di Pacifico, e versati in precedenza da Previti.
    Metta, giudice d'appello civile nella causa, nel ‘92 fu nominato - è l'accusa a sostenerlo - «erede di un patrimonio finanziario di dubbia provenienza depositato su conti svizzeri e si avvalse dell'avvocato Acampora per la pratica successoria».
    La sentenza Acampora non chiude il caso ImiSir. Paradossalmente lo riapre.
    Antonio

  6. #6
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    Predefinito rito abbreviato

    Imi-Sir, sei anni ad Acampora risarcimento da mille miliardi
    Milano, sentenza contro l'avvocato che fu incaricato dalla famiglia Rovelli di versare 13 miliardi per corrompere giudici romani _
    di Pier Francesco Fedrizzi
    MILANO - Un verdetto pesantissimo: 6 anni di carcere e 1.000 miliardi di risarcimento danni all'Imi.
    È questo l'esito della prima sentenza nel processo "Toghe Sporche" ImiSir, emessa ieri con rito abbreviato dal Tribunale di Milano nei confronti dell'avvocato Giovanni Acampora. Il legale era accusato di aver incassato dalla famiglia Rovelli una tangente da 13 miliardi per corrompere i giudici romani.
    Ma c'è di più: Acampora dovrà versare altri 5 miliardi, sempre a titolo di risarcimento, alla presidenza del Consiglio dei ministri, costituitasi parte civile con Massimo D'Alema.
    Oggi il risarcimento è riconosciuto al nuovo premier, Silvio Berlusconi, che siede sul banco degli imputati nel processo gemello alle "toghe sporche", lo SmeAriosto. A scegliere la scorciatoia giuridica del rito abbreviato, puntando all'assoluzione in tempi rapidi, era stato lo stesso Acampora nell'ottobre scorso, lasciando così al loro destino gli altri imputati del processo ImiSir: l'avvocato e parlamentare Cesare Previti; l'ex capo dei gip di Roma, Renato Squillante; gli ex giudici romani Filippo Verde e Vittorio Metta; il figlio di Nino Rovelli, Felice, e la vedova dell'industriale, Primarosa Battistelli. In caso di condanna, anche questi imputati potrebbero essere chiamati a rispondere in solido con Acampora del risarcimento record.

    Ieri l'avvocato Acampora ha difeso quella scelta: «L'abbreviato? Certo che lo rifarei. Ma ora scusate devo telefonare alla famiglia e dire loro dei 1.000 miliardi...». Poco distante, l'avvocato di parte civile Imi, Luca D'Auria (con il collega Paolo Barraco) tirava un sospiro di sollievo: «Il Tribunale ha sostanzialmente riconosciuto le nostre richieste. Ora attendiamo le altre sentenze».
    La scelta del rito abbreviato fatta da Acampora - che non aveva mancato di provocare qualche mugugno tra gli altri imputati - avrebbe dovuto traghettare l'avvocato romano fuori dalla palude del procedimento ImiSir. Un processo legato anche all'indagine "Toghe Sporche" avviata dal pm Ilda Boccassini e dal "pool" di Mani Pulite sulle dichiarazioni di Stefania Ariosto, teste chiave nel processo gemello Sme. Secondo l'accusa, la famiglia Rovelli verso' 66 miliardi e 800 milioni di lire a Previti (21 miliardi), Pacifico (33 miliardi) e Acampora (13 miliardi) per "aggiustare" la causa che vedeva opposta la Sir di Nino Rovelli all'Imi e che in sentenza accordò alla famiglia circa 1.000 miliardi.
    E di pari importo è oggi il risarcimento riconosciuto all'Imi dalla quarta sezione del tribunale di Milano, presieduta da Edoardo D'Avossa.

    Nel corso di una perquisizione nello studio di Attilio Pacifico a Roma, dopo l'arresto dell'11 marzo 1996, gli investigatori trovarono una fattura da 241 milioni di lire emessa nel marzo ‘94 da Pacifico e pagata dalla vedova Rovelli. Interrogata in Svizzera, Primarosa Battistella accennò ad una «somma di rilievo» versata a Pacifico, oltre ai 241 milioni di lire. La vedova aggiunse che fu il marito Nino, prima di morire nel dicembre ‘90, a rivelarle il debito con Pacifico e che, in caso di morte, avrebbe dovuto estinguerlo lei. Il figlio Felice, interrogato a sua volta, ammise che, su indicazione di Pacifico, aveva versato altro denaro ad Acampora e a Previti.
    In tutto 67 miliardi, richiesti dai tre avvocati Previti, Acampora e Pacifico - è questa la tesi della procura - per corrompere magistrati. Tra questi c'era Filippo Verde, ex presidente di sezione del tribunale civile di Roma che si occupo' della vicenda ImiSir. Il giudice avrebbe ricevuto 500 milioni dal conto svizzero di Pacifico, e versati in precedenza da Previti.
    Metta, giudice d'appello civile nella causa, nel ‘92 fu nominato - è l'accusa a sostenerlo - «erede di un patrimonio finanziario di dubbia provenienza depositato su conti svizzeri e si avvalse dell'avvocato Acampora per la pratica successoria».
    La sentenza Acampora non chiude il caso ImiSir. Paradossalmente lo riapre.
    Antonio

  7. #7
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    Non mi ha risposto desumo che sia un primo grado?

    O sbaglio?

    Cordiali Saluti

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    Non mi ha risposto desumo che sia un primo grado?

    O sbaglio?

    Cordiali Saluti

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    esatto, la sentenza e' di primo grado e se legge bene l'articolo lo si comprende...primo grado con rito abbreviato richiesto dallo stesso imputato con grande scorno dei suoi coimputati..per maggiore chiarezza , e comprendere gli altri contorni della vicenda occorre rileggersi l'articolo del Crsera di un anno fa..va dato atto a Francesco Merlo, editorialista del Corriere della sera, di essere stato l’unico giornalista italiano a denunciare con estrema chia_rezza le vere ragioni che hanno in_dotto Silvio Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori ad ingaggiare una dura battaglia in Parlamento sulle cosiddette rogatorie. Ecco cosa ha scritto Merlo sul quotidia_no milanese il 28 settembre scor_so: «Già vincente sul piano pro_cessuale attraverso una sapiente tecnica di dilazioni, di trucchi le_gali, di espedienti formali, l’avvo_cato Cesare Previti sta infatti per vincere anche sul piano legislativo perché la maggioranza di go_verno vuole approvare stamattina alla Camera una nonna destramen_te retroattiva che alla fine lo libe_rerà dallo spettro del giudizio. Az_zererà infatti il suo processo più difficile e più infamante, quello delle toghe sporche, quello dove l’avvocato di Berlusconi è accu_sato d’aver corrotto i magistrati, che è il reato più incivile (...).Di sicuro, grazie al carattere retroat_tivo della norma, il Parlamento “libererà” Previti e con lui Pacifico, Squillante, Acampora e tutti gli al_tri imputati, fino a Silvio Berlu_sconi che è legato a Previti come il secchio è legato alla corda».

    Infatti grazie alle rogatorie con_cesse dalle autorità elvetiche, i magistrati del pool Mani Pulite, sono ve_nuti a cono_scenza di un vortico_so giro di quattrini transitati su conti bancari aperti a Lugano e a Ginevra, con passaggi di denaro non solo curiosi, ma sospetti. A seguito di ulteriori indagini bancarie internazionali gli inquirenti sono stati in grado di muovere una tremenda accusa nei confron_ti di Previti, Pacifico e Acampora: quella di avere corrotto dei magi_strati romani per ottenere senten_ze a loro favorevoli. Per queste ra_gioni il 13 dicembre del 1997 il giudice per le indagini prelimina_ri, con una ordinanza di 153 pa_gine, chiedeva al Parlamento 1’autorizzazione all’arresto di Cesare Previti perché c'era il rischio dell'inquinamento delle prove. Richiesta che la Camera dei deputati respingeva, ahimé, grazie al voto di un certo numero di parlamentari del centro sinistra.

    II caso più clamoroso emerso dal_le indagini è quello della vertenza Imi-Sir, con una causa durata dodici anni al termine della qua_le, con una strana sentenza della Corte di Cassazione, l’Istituto Mobiliare Italiano si vedeva co_stretto a versare 972 milioni di li_re agli eredi del petroliere Nino Rovelli della Sir. Secondo le ac_cuse rivolte da Stefania Ariosto (un tempo fidanzata con il capo_gruppo di Forza Italia a Monteci_torio, Vittorio Dotti) nei confron_ti di Previti è risultato che il giu_dice Squillante era a libro paga «di chi influenzava, attraverso la corruzione, decisioni dei magi_strati del distretto di Roma».

    Che Squillante abbia ricevuto ingenti somme di denaro da Previti è assolutamente dimostrato. Al momen_to della chiusura del suo conto, presso la società bancaria ticinese nel febbraio del 1996, pochi gior_ni prima del suo arresto, è stato prelevato l'equivalente di circa 9 miliardi di lire. Squillante aveva inoltre "diritto economico" su di un altro conto presso la Banca Commerciale di Lugano e risulta che «nel periodo immediatamente successivo ai versamenti effettuati dagli eredi Rovelli a favore di Acampora, Pacifico e Previti per un ammontare di oltre 66 miliardi di lire costituenti il compenso per la complessiva attività di corruzio_ne e relative mediazioni, il magi_strato inquisito ha ricevuto bonifici e versamenti in contanti per complessivi 920 milioni di lire».

    Nel processo in corso a Milano l'onorevole Cesare Previti, dopo aver messo in atto tutti gli strata_gemmi per impedire il regolare svolgimento delle udienze, sicura_mente si avvarrà ora della nuova legge studiata dai suoi difensori che siedono in Parlamento al fine di rendere nulle le rogatorie con_tenenti le prove di accusa.

    Stessa sorte dovrebbero subire le rogatorie riguardan_ti i magistrati di "toghe sporche" coinvolti in un al_tro processo, quello dell’annullamento del pro_tocollo per l'acquisto dall’Iri, da parte di Carlo De Benedetti, della Sme, il co_losso alimentare che con_trollava gli storici marchi Motta, Alemagna, Cirio e De Rica. Dietro una corda_ta concorrente, per di più fasulla, si celava Silvio Berlusconi.

    Ora che i processi, dopo tan_ti intralci e rinvii, sembrava_no avviati verso la dirittura d'arrivo, spudoratamente gli imputati hanno giocato la carta delle rogatorie facen_dosi una legge ad hoc al fine di guadagnare altro tempo, in attesa che maturino le prescrizioni.

    Previti ha cercato di repli_care all’articolo di Merlo con una lettera al Corriere nella qua1e si guarda bene dallo smentite le pesanti accuse di corruzione dei magistrati mossegli dalla Procura di Milano. Si limita ad illustrare le norme che regolano le rogatorie che a suo dire sarebbero state “brutalmente calpestate”.

    Quello che interessa sapere è se lui i soldi da Rovelli li ha presi: sì o no, come risulta dai conti svizzeri (sui quali per sua ammissione, non ha pagato nemmeno le tasse); e soprattutto deve dire perché una parte non indifferente di questi miliardi è stata da lui versata sul conto di Squillante. Perché mai avrebbe dovuto girare cifre così ingenti a favore di un magistrato che era stato parte attiva nella vertenza Imi-Sir ? Nella vicenda delle rogatorie, che la nuova legge vorrebbe rendere nulle, Previti e Ber_lusconi si sono venuti a tro_vare come i bambini che ru_bano la marmellata, cioè con il dito nel barattolo.

    Ps: L’avvocato Niccolò Ghedini è difensore di Ber_lusconi in questo processo ed è il deputato di Forza Italia che ha condotto in prima persona la battaglia in Parlamento per rendere nulle le rogatorie.
    Antonio

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    esatto, la sentenza e' di primo grado e se legge bene l'articolo lo si comprende...primo grado con rito abbreviato richiesto dallo stesso imputato con grande scorno dei suoi coimputati..per maggiore chiarezza , e comprendere gli altri contorni della vicenda occorre rileggersi l'articolo del Crsera di un anno fa..va dato atto a Francesco Merlo, editorialista del Corriere della sera, di essere stato l’unico giornalista italiano a denunciare con estrema chia_rezza le vere ragioni che hanno in_dotto Silvio Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori ad ingaggiare una dura battaglia in Parlamento sulle cosiddette rogatorie. Ecco cosa ha scritto Merlo sul quotidia_no milanese il 28 settembre scor_so: «Già vincente sul piano pro_cessuale attraverso una sapiente tecnica di dilazioni, di trucchi le_gali, di espedienti formali, l’avvo_cato Cesare Previti sta infatti per vincere anche sul piano legislativo perché la maggioranza di go_verno vuole approvare stamattina alla Camera una nonna destramen_te retroattiva che alla fine lo libe_rerà dallo spettro del giudizio. Az_zererà infatti il suo processo più difficile e più infamante, quello delle toghe sporche, quello dove l’avvocato di Berlusconi è accu_sato d’aver corrotto i magistrati, che è il reato più incivile (...).Di sicuro, grazie al carattere retroat_tivo della norma, il Parlamento “libererà” Previti e con lui Pacifico, Squillante, Acampora e tutti gli al_tri imputati, fino a Silvio Berlu_sconi che è legato a Previti come il secchio è legato alla corda».

    Infatti grazie alle rogatorie con_cesse dalle autorità elvetiche, i magistrati del pool Mani Pulite, sono ve_nuti a cono_scenza di un vortico_so giro di quattrini transitati su conti bancari aperti a Lugano e a Ginevra, con passaggi di denaro non solo curiosi, ma sospetti. A seguito di ulteriori indagini bancarie internazionali gli inquirenti sono stati in grado di muovere una tremenda accusa nei confron_ti di Previti, Pacifico e Acampora: quella di avere corrotto dei magi_strati romani per ottenere senten_ze a loro favorevoli. Per queste ra_gioni il 13 dicembre del 1997 il giudice per le indagini prelimina_ri, con una ordinanza di 153 pa_gine, chiedeva al Parlamento 1’autorizzazione all’arresto di Cesare Previti perché c'era il rischio dell'inquinamento delle prove. Richiesta che la Camera dei deputati respingeva, ahimé, grazie al voto di un certo numero di parlamentari del centro sinistra.

    II caso più clamoroso emerso dal_le indagini è quello della vertenza Imi-Sir, con una causa durata dodici anni al termine della qua_le, con una strana sentenza della Corte di Cassazione, l’Istituto Mobiliare Italiano si vedeva co_stretto a versare 972 milioni di li_re agli eredi del petroliere Nino Rovelli della Sir. Secondo le ac_cuse rivolte da Stefania Ariosto (un tempo fidanzata con il capo_gruppo di Forza Italia a Monteci_torio, Vittorio Dotti) nei confron_ti di Previti è risultato che il giu_dice Squillante era a libro paga «di chi influenzava, attraverso la corruzione, decisioni dei magi_strati del distretto di Roma».

    Che Squillante abbia ricevuto ingenti somme di denaro da Previti è assolutamente dimostrato. Al momen_to della chiusura del suo conto, presso la società bancaria ticinese nel febbraio del 1996, pochi gior_ni prima del suo arresto, è stato prelevato l'equivalente di circa 9 miliardi di lire. Squillante aveva inoltre "diritto economico" su di un altro conto presso la Banca Commerciale di Lugano e risulta che «nel periodo immediatamente successivo ai versamenti effettuati dagli eredi Rovelli a favore di Acampora, Pacifico e Previti per un ammontare di oltre 66 miliardi di lire costituenti il compenso per la complessiva attività di corruzio_ne e relative mediazioni, il magi_strato inquisito ha ricevuto bonifici e versamenti in contanti per complessivi 920 milioni di lire».

    Nel processo in corso a Milano l'onorevole Cesare Previti, dopo aver messo in atto tutti gli strata_gemmi per impedire il regolare svolgimento delle udienze, sicura_mente si avvarrà ora della nuova legge studiata dai suoi difensori che siedono in Parlamento al fine di rendere nulle le rogatorie con_tenenti le prove di accusa.

    Stessa sorte dovrebbero subire le rogatorie riguardan_ti i magistrati di "toghe sporche" coinvolti in un al_tro processo, quello dell’annullamento del pro_tocollo per l'acquisto dall’Iri, da parte di Carlo De Benedetti, della Sme, il co_losso alimentare che con_trollava gli storici marchi Motta, Alemagna, Cirio e De Rica. Dietro una corda_ta concorrente, per di più fasulla, si celava Silvio Berlusconi.

    Ora che i processi, dopo tan_ti intralci e rinvii, sembrava_no avviati verso la dirittura d'arrivo, spudoratamente gli imputati hanno giocato la carta delle rogatorie facen_dosi una legge ad hoc al fine di guadagnare altro tempo, in attesa che maturino le prescrizioni.

    Previti ha cercato di repli_care all’articolo di Merlo con una lettera al Corriere nella qua1e si guarda bene dallo smentite le pesanti accuse di corruzione dei magistrati mossegli dalla Procura di Milano. Si limita ad illustrare le norme che regolano le rogatorie che a suo dire sarebbero state “brutalmente calpestate”.

    Quello che interessa sapere è se lui i soldi da Rovelli li ha presi: sì o no, come risulta dai conti svizzeri (sui quali per sua ammissione, non ha pagato nemmeno le tasse); e soprattutto deve dire perché una parte non indifferente di questi miliardi è stata da lui versata sul conto di Squillante. Perché mai avrebbe dovuto girare cifre così ingenti a favore di un magistrato che era stato parte attiva nella vertenza Imi-Sir ? Nella vicenda delle rogatorie, che la nuova legge vorrebbe rendere nulle, Previti e Ber_lusconi si sono venuti a tro_vare come i bambini che ru_bano la marmellata, cioè con il dito nel barattolo.

    Ps: L’avvocato Niccolò Ghedini è difensore di Ber_lusconi in questo processo ed è il deputato di Forza Italia che ha condotto in prima persona la battaglia in Parlamento per rendere nulle le rogatorie.
    Antonio

 

 
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