Bossi: "No alle impronte digitali agli italiani"
Dopo il no alla regolarizzazione dei clandestini, il leader leghista apre un altro fronte: "Non ho nessuna intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese, fatelo con chi bighellona da uno Stato all'altro".
ROMA - Mentre cresce le tensione intorno alla sanatoria dei lavoratori extracomunitari destinatari di un foglio di via, Bossi fa capire che non intende cedere il passo ai centristi, intenzionati a salvare - come dice al Nuovo Bruno Tabacci - quelli che già lavorano. E dai microfoni di Radio Padania Libera, apre un altro fronte polemico: le impronte digitali agli italiani non vanno richieste, all'obbligo devono sottostare solo gli extracomunitari.
"Noi abbiamo l'anagrafe tributaria e non vedo perché chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell'identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità'', dice il leader leghista. ''C'è chi all'interno del Governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani - aggiunge Bossi -. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti. Cioé: gli altri possono anche mettersi d'accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perché ho lasciato passare l'emendamento sulle impronte digitali''.
Ma lo spazio che già esiste sulle carte d'identità e che non viene mai riempito? ''E' vero - risponde Bossi - che sulla carta d'identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l'impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia''. ''Quindi - riprende - non vedo perché applicare la stessa regola agli extracomunitari, della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d'identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti. La necessità dell'impronta digitale sorge da tutte queste anomalie. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa centra l'
impronta digitale per noi al di là dei vari 'grembiulini' che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese''.
Insomma, le impronte sono necessarie ma solo per ''gli extracomunitari che - dice ancora Bossi - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all'altro, da un ufficio all'altro e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti''. ''Da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perché vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, quando funzionano buttano via i documenti all'ingresso nel Paese. Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l'identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi comune vanno, si fanno dare la carta d'identità, quindi non sai più chi sono''.
''Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese - conclude il leader della Lega -, perché poi l'impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù''.
(11 SETTEMBRE 2002; ORE 20:15)




Rispondi Citando