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    Thumbs up Bossi:«Impronte sì, ma solo per gli immigrati»

    Bossi: non vedo perché far schedare i nostri cittadini,
    da noi l’anagrafe funziona
    di Gianluca Savoini

    «Noi abbiamo l’anagrafe tributaria e non vedo perchè chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell’identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d’identità. Io non ho nessuna intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese».
    Umberto Bossi ribadisce la sua contrarietà all’estensione anche ai cittadini italiani della misura di identificazione tramite le impronte digitali. Il ministro per le Riforme, intervenendo ieri pomeriggio su Radio Padania Libera, giudica necessario prendere le impronte digitali soltanto agli extracomunitari. «C'è chi all’interno del governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani - ha precisato Bossi -. Io sono completamente contrario. Noi abbiamo la certezza di avere uffici dell’anagrafe che funzionano e contrario io, contrari tutti. Cioè: gli altri possono anche mettersi d’accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perchè ho lasciato passare l’emendamento sulle impronte digitali».
    «È vero - ha aggiunto ancora il segretario federale della Lega - che sulla carta d’identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l’impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia. Quindi non vedo perchè applicare la stessa regola agli extracomunitari, della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d’identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti».
    «La necessità dell’impronta digitale sorge da tutte queste anomalie - ha precisato Bossi -. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa centra l’impronta digitale per noi al di là dei vari “grembiulini” che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese».
    «Gli extracomunitari - ha sottolineato il ministro - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all’altro, da un ufficio all’altro, e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti».
    «Ho visto con i miei occhi, a Gorizia, montagne di documenti gettati via per non farsi identificare da chi passa durante la notte il nostro confine - ha quindi ricordato -. Da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perchè vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, e quando funzionano buttano via i documenti all’ingresso nel Paese. Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l’identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi Comune vanno, si fanno dare la carta d’identità, quindi non sai più chi sono, insomma Spesso hanno più identità».
    «Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese - ha concluso Bossi -, perchè poi l’impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Thumbs up Bossi:«Impronte sì, ma solo per gli immigrati»

    Bossi: non vedo perché far schedare i nostri cittadini,
    da noi l’anagrafe funziona
    di Gianluca Savoini

    «Noi abbiamo l’anagrafe tributaria e non vedo perchè chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell’identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d’identità. Io non ho nessuna intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese».
    Umberto Bossi ribadisce la sua contrarietà all’estensione anche ai cittadini italiani della misura di identificazione tramite le impronte digitali. Il ministro per le Riforme, intervenendo ieri pomeriggio su Radio Padania Libera, giudica necessario prendere le impronte digitali soltanto agli extracomunitari. «C'è chi all’interno del governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani - ha precisato Bossi -. Io sono completamente contrario. Noi abbiamo la certezza di avere uffici dell’anagrafe che funzionano e contrario io, contrari tutti. Cioè: gli altri possono anche mettersi d’accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perchè ho lasciato passare l’emendamento sulle impronte digitali».
    «È vero - ha aggiunto ancora il segretario federale della Lega - che sulla carta d’identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l’impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia. Quindi non vedo perchè applicare la stessa regola agli extracomunitari, della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d’identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti».
    «La necessità dell’impronta digitale sorge da tutte queste anomalie - ha precisato Bossi -. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa centra l’impronta digitale per noi al di là dei vari “grembiulini” che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese».
    «Gli extracomunitari - ha sottolineato il ministro - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all’altro, da un ufficio all’altro, e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti».
    «Ho visto con i miei occhi, a Gorizia, montagne di documenti gettati via per non farsi identificare da chi passa durante la notte il nostro confine - ha quindi ricordato -. Da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perchè vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, e quando funzionano buttano via i documenti all’ingresso nel Paese. Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l’identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi Comune vanno, si fanno dare la carta d’identità, quindi non sai più chi sono, insomma Spesso hanno più identità».
    «Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese - ha concluso Bossi -, perchè poi l’impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il ministro: non farò schedare i cittadini. L’Osservatore Romano: crede di risolvere i problemi con affermazioni prive di dignità

    Rilancio di Bossi: no alle impronte per gli italiani

    «Le vogliono Ciampi e parte del governo: ma contrario io, contrari tutti». Sanatoria per gli immigrati, An media


    ROMA - «Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese. L'impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù». Il ministro delle Riforme Umberto Bossi torna ad accendere la miccia delle polemiche interne al Polo. Lo fa annunciando una brusca frenata del governo: non dovrà più essere esteso a tutti gli italiani l’obbligo di porgere il polpastrello al rilievo dattiloscopico imposto agli extracomunitari dalla legge sull’immigrazione. «C'è chi all'interno del governo e mi pare di aver sentito, anche il presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti». Dichiarazioni destinate a suscitare malumori all’interno della coalizione, già alimentati dalle esternazioni del leader leghista contro i «vescovoni» e la Caritas, alle quali ieri l’ Osservatore Romano ha replicato: «la volgarità non serve». Intanto resta aperto un altro fronte di scontro tra la Lega e i centristi: quello sulla regolarizzazione degli immigrati già colpiti da provvedimento di espulsione. Ieri An si è offerta per una mediazione con il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa.

    IMPRONTE - Il ministro Bossi è determinato: «Noi abbiamo la certezza dell’identità - dichiara ai microfoni di "Radio Padania Libera" - abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità». E’ vero, ammette, sul documento c’è uno spazio ad hoc per l’impronta. Ma nella nostra storia è «riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia». Una regola giusta, invece, per gli extracomunitari «della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, spesso hanno in tasca tre, quattro, cinque documenti differenti. Quindi - conclude - non vedo cosa centra l'impronta digitale per noi al di là dei vari "grembiulini" che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese».


    POLEMICHE - Intanto sulla regolarizzazione dei lavoratori immigrati proseguono le polemiche tra Lega e centristi della maggioranza. Il ministro Rocco Buttiglione minimizza: «Anche quelli del "Bar Padania hanno un cuore". Troveremo la soluzione giusta». Pronta la replica del leghista Roberto Calderoli: «Sono chiacchiere, sia che provengano dal "Bar Padania" che dal "Bar del Chierichetto"». Carlo Giovanardi invita i cattolici a un confronto: «Se dovessi prendere in considerazione alcune loro critiche dovrei guardarmi allo specchio e sputarmi in faccia». Mentre il ministro Maurizio Gasparri ribadisce: «Questa legge non è né xenofoba né razzista, ma distingue tra chi lavora e chi è clandestino».


    L’OSSERVATORE ROMANO - «C’è chi crede di poter risolvere un "problema vitale per l’umanità" con affermazioni prive di rispetto e di dignità» è questa la replica dell’ Osservatore Romano a Bossi che si era detto favorevole a inviare la «Finanza a certi vescovoni per sapere se i soldi sono andati davvero ai poveri». Ma Federico Bricolo (Lega) contrattacca: «Ci sono vescovi che fanno politica per il centrosinistra». Giuseppe Fioroni (Margherita) controreplica: «La Lega ha fatto tilt». Sulle modifiche alla sanatoria la Uil si dice favorevole a regolarizzare i clandestini raggiunti da un decreto di espulsione e la Confagricoltura rinnova l’allarme di carenza di manodopera.

    Virginia Piccolillo


    Politica
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il ministro: non farò schedare i cittadini. L’Osservatore Romano: crede di risolvere i problemi con affermazioni prive di dignità

    Rilancio di Bossi: no alle impronte per gli italiani

    «Le vogliono Ciampi e parte del governo: ma contrario io, contrari tutti». Sanatoria per gli immigrati, An media


    ROMA - «Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese. L'impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù». Il ministro delle Riforme Umberto Bossi torna ad accendere la miccia delle polemiche interne al Polo. Lo fa annunciando una brusca frenata del governo: non dovrà più essere esteso a tutti gli italiani l’obbligo di porgere il polpastrello al rilievo dattiloscopico imposto agli extracomunitari dalla legge sull’immigrazione. «C'è chi all'interno del governo e mi pare di aver sentito, anche il presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti». Dichiarazioni destinate a suscitare malumori all’interno della coalizione, già alimentati dalle esternazioni del leader leghista contro i «vescovoni» e la Caritas, alle quali ieri l’ Osservatore Romano ha replicato: «la volgarità non serve». Intanto resta aperto un altro fronte di scontro tra la Lega e i centristi: quello sulla regolarizzazione degli immigrati già colpiti da provvedimento di espulsione. Ieri An si è offerta per una mediazione con il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa.

    IMPRONTE - Il ministro Bossi è determinato: «Noi abbiamo la certezza dell’identità - dichiara ai microfoni di "Radio Padania Libera" - abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità». E’ vero, ammette, sul documento c’è uno spazio ad hoc per l’impronta. Ma nella nostra storia è «riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia». Una regola giusta, invece, per gli extracomunitari «della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, spesso hanno in tasca tre, quattro, cinque documenti differenti. Quindi - conclude - non vedo cosa centra l'impronta digitale per noi al di là dei vari "grembiulini" che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese».


    POLEMICHE - Intanto sulla regolarizzazione dei lavoratori immigrati proseguono le polemiche tra Lega e centristi della maggioranza. Il ministro Rocco Buttiglione minimizza: «Anche quelli del "Bar Padania hanno un cuore". Troveremo la soluzione giusta». Pronta la replica del leghista Roberto Calderoli: «Sono chiacchiere, sia che provengano dal "Bar Padania" che dal "Bar del Chierichetto"». Carlo Giovanardi invita i cattolici a un confronto: «Se dovessi prendere in considerazione alcune loro critiche dovrei guardarmi allo specchio e sputarmi in faccia». Mentre il ministro Maurizio Gasparri ribadisce: «Questa legge non è né xenofoba né razzista, ma distingue tra chi lavora e chi è clandestino».


    L’OSSERVATORE ROMANO - «C’è chi crede di poter risolvere un "problema vitale per l’umanità" con affermazioni prive di rispetto e di dignità» è questa la replica dell’ Osservatore Romano a Bossi che si era detto favorevole a inviare la «Finanza a certi vescovoni per sapere se i soldi sono andati davvero ai poveri». Ma Federico Bricolo (Lega) contrattacca: «Ci sono vescovi che fanno politica per il centrosinistra». Giuseppe Fioroni (Margherita) controreplica: «La Lega ha fatto tilt». Sulle modifiche alla sanatoria la Uil si dice favorevole a regolarizzare i clandestini raggiunti da un decreto di espulsione e la Confagricoltura rinnova l’allarme di carenza di manodopera.

    Virginia Piccolillo


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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il vicepremier risponde alle critiche lanciate ieri da Bossi
    Giovanardi: "Nessuna tensione nella maggioranza"
    Fini, impronte per gli italiani
    "La norma rimanga così com'è"


    BRUXELLES - Non ci può e non ci deve essere "alcuna discriminazione" tra cittadini italiani ed extracomunitari per quanto riguarda l'utilizzo delle impronte e quindi la norma "deve rimanere così com'è". Il vicepremier Gianfranco Fini rispedisce al mittente le critiche sollevate da Umberto Bossi che ieri ha contestato l'introduzione del meccanismo anche per gli italiani, definendola una "schedatura". "Nel decreto approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri, col consenso di Bossi", dice Fini a margine a margine dei lavori della commissione europea, "è già prevista la possibilità anche per i cittadini italiani, di essere sottoposti a rilievi dattiloscopici nel momento stesso in cui chiederanno un rinnovo del documento di identità". Secondo il vicepremier questo "è giusto perché lo spirito con cui è stato dato corso a questa innovazione è unicamente quello di garantire maggiore sicurezza".

    - Pubblicità -

    "Per garantire sicurezza" ha insistito Fini "occorre avere certezza sull'identità e quindi i rilievi dattiloscopici, come stanno facendo altri Paesi, rappresentano certamente un elemento che può garantire un'identità certa e quindi maggiore sicurezza". Riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni sulle norme riguardanti l'immigrazione Fini ha osservato come non sia la prima volta che "se uno si ferma al tono delle dichiarazioni ha l'impressione di chissà quale tempesta, poi anche la storia recente dimostra che la tempesta non c'è". Il vicepremier ha spiegato di fare questa affermazione perché convinto che la legge, che porta anche il suo nome, sia di "grandissimo rilievo". "L'onorevole Bossi" ha osservato "ne è perfettamente consapevole perché è stato uno dei protagonisti di questa autentica svolta che la legislazione ha registrato in tema di immigrazione perché è davvero 'rivoluzionario' il principio codificato nella legge in base alla quale si entra o si permane in Italia unicamente se si è percettori di reddito e cioè se si ha un lavoro".

    Una marcia indietro sulle impronte digitali anche per gli italiani, come chiesto da Umberto Bossi, è una cosa "assolutamente impossibile" secondo il ministro Carlo Giovanardi, perché "c'è un impegno pubblico preso a tutti i livelli". Parlando dal Forum dei Giovani di Jesolo, il responsabile per i rapporti con il Parlamento ha ricordato che "il meccanismo che in prospettiva consente di prendere le impronte digitali anche agli italiani è nel decreto legge approvato venerdì scorso in consiglio dei ministri e votato da tutti i presenti, ed è un impegno anche dal punto di vista costituzionale perché non è immaginabile una discriminazione tra extracomunitari e italiani dal punto di vista della sicurezza".

    "Ricordo" ha proseguito l'esponente dell'Udc "che nella lotta contro la criminalità, c'è anche quella italiana purtroppo. Dal mio punto di vista nel momento in cui consegno la foto per la carta di identità, non vedo nulla di offensivo nel fatto di dover dare anche l'impronta digitale". Giovanardi ha detto comunque di non credere "assolutamente" a ipotesi di crisi di governo per tensioni tra gli alleati della maggioranza sul tema dell'immigrazione, e ha aggiunto di non pensare che Bossi, che ha "sostanzialmente vinto sul piano politico" su questo fronte "voglia rovinare un capolavoro per dei dettagli che rischiano di fare saltare l'intera riforma".

    (12 settembre 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il vicepremier risponde alle critiche lanciate ieri da Bossi
    Giovanardi: "Nessuna tensione nella maggioranza"
    Fini, impronte per gli italiani
    "La norma rimanga così com'è"


    BRUXELLES - Non ci può e non ci deve essere "alcuna discriminazione" tra cittadini italiani ed extracomunitari per quanto riguarda l'utilizzo delle impronte e quindi la norma "deve rimanere così com'è". Il vicepremier Gianfranco Fini rispedisce al mittente le critiche sollevate da Umberto Bossi che ieri ha contestato l'introduzione del meccanismo anche per gli italiani, definendola una "schedatura". "Nel decreto approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri, col consenso di Bossi", dice Fini a margine a margine dei lavori della commissione europea, "è già prevista la possibilità anche per i cittadini italiani, di essere sottoposti a rilievi dattiloscopici nel momento stesso in cui chiederanno un rinnovo del documento di identità". Secondo il vicepremier questo "è giusto perché lo spirito con cui è stato dato corso a questa innovazione è unicamente quello di garantire maggiore sicurezza".

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    "Per garantire sicurezza" ha insistito Fini "occorre avere certezza sull'identità e quindi i rilievi dattiloscopici, come stanno facendo altri Paesi, rappresentano certamente un elemento che può garantire un'identità certa e quindi maggiore sicurezza". Riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni sulle norme riguardanti l'immigrazione Fini ha osservato come non sia la prima volta che "se uno si ferma al tono delle dichiarazioni ha l'impressione di chissà quale tempesta, poi anche la storia recente dimostra che la tempesta non c'è". Il vicepremier ha spiegato di fare questa affermazione perché convinto che la legge, che porta anche il suo nome, sia di "grandissimo rilievo". "L'onorevole Bossi" ha osservato "ne è perfettamente consapevole perché è stato uno dei protagonisti di questa autentica svolta che la legislazione ha registrato in tema di immigrazione perché è davvero 'rivoluzionario' il principio codificato nella legge in base alla quale si entra o si permane in Italia unicamente se si è percettori di reddito e cioè se si ha un lavoro".

    Una marcia indietro sulle impronte digitali anche per gli italiani, come chiesto da Umberto Bossi, è una cosa "assolutamente impossibile" secondo il ministro Carlo Giovanardi, perché "c'è un impegno pubblico preso a tutti i livelli". Parlando dal Forum dei Giovani di Jesolo, il responsabile per i rapporti con il Parlamento ha ricordato che "il meccanismo che in prospettiva consente di prendere le impronte digitali anche agli italiani è nel decreto legge approvato venerdì scorso in consiglio dei ministri e votato da tutti i presenti, ed è un impegno anche dal punto di vista costituzionale perché non è immaginabile una discriminazione tra extracomunitari e italiani dal punto di vista della sicurezza".

    "Ricordo" ha proseguito l'esponente dell'Udc "che nella lotta contro la criminalità, c'è anche quella italiana purtroppo. Dal mio punto di vista nel momento in cui consegno la foto per la carta di identità, non vedo nulla di offensivo nel fatto di dover dare anche l'impronta digitale". Giovanardi ha detto comunque di non credere "assolutamente" a ipotesi di crisi di governo per tensioni tra gli alleati della maggioranza sul tema dell'immigrazione, e ha aggiunto di non pensare che Bossi, che ha "sostanzialmente vinto sul piano politico" su questo fronte "voglia rovinare un capolavoro per dei dettagli che rischiano di fare saltare l'intera riforma".

    (12 settembre 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il ministro spiega che il sistema, ottimo per gli immigrati,
    non va bene per la popolazione autoctona: "Sarebbe una schedatura"
    Bossi: no alle impronte
    per i cittadini italiani
    Il ministro detta le condizioni: "Se io sono contrario,
    contrari tutti. Perché un governo non può dividersi in due"


    MILANO - "Noi abbiamo l'anagrafe tributaria e non vedo perchè chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell'identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità". A dirlo, in un'intervista telefonica a Radio Padania libera, è il ministro delle Riforme, Umberto Bossi: un "no" deciso all'introduzione del meccanismo anche per gli italiani.

    "C'è chi - prosegue il leader leghista - all'interno del governo, e mi pare di aver sentito anche il presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti. Cioè: gli altri possono anche mettersi d'accordo ma un governo non può dividersi in due".

    Insomma: un Bossi versione bastian contrario. "E' vero - ammette - che sulla sulla carta d'identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l'impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia".

    - Pubblicità -

    Diverso, a suo parere, il caso degli extracomunitari: "Della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d'identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti. La necessità dell'impronta digitale sorge da tutte queste anomalie. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa c'entra l'impronta digitale per noi al di là dei vari 'grembiulini' che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese".

    In altre parole: garantismo sì, ma solo per chi ha la cittadinanza italiana. "Gli extracomunitari - dice ancora il ministro - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all'altro, da un ufficio all'altro e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti". Invece, "da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perchè vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, quando funzionano buttano via i documenti all'ingresso nel Paese".

    Seguono duri attacchi ai governi precedenti: "Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l'identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi comune vanno, si fanno dare la carta d'identità, quindi non sai più chi sono".

    Conclusione: "Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese, perché poi l'impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù".

    (11 settembre 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Il ministro spiega che il sistema, ottimo per gli immigrati,
    non va bene per la popolazione autoctona: "Sarebbe una schedatura"
    Bossi: no alle impronte
    per i cittadini italiani
    Il ministro detta le condizioni: "Se io sono contrario,
    contrari tutti. Perché un governo non può dividersi in due"


    MILANO - "Noi abbiamo l'anagrafe tributaria e non vedo perchè chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell'identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità". A dirlo, in un'intervista telefonica a Radio Padania libera, è il ministro delle Riforme, Umberto Bossi: un "no" deciso all'introduzione del meccanismo anche per gli italiani.

    "C'è chi - prosegue il leader leghista - all'interno del governo, e mi pare di aver sentito anche il presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti. Cioè: gli altri possono anche mettersi d'accordo ma un governo non può dividersi in due".

    Insomma: un Bossi versione bastian contrario. "E' vero - ammette - che sulla sulla carta d'identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l'impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia".

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    Diverso, a suo parere, il caso degli extracomunitari: "Della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d'identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti. La necessità dell'impronta digitale sorge da tutte queste anomalie. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa c'entra l'impronta digitale per noi al di là dei vari 'grembiulini' che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese".

    In altre parole: garantismo sì, ma solo per chi ha la cittadinanza italiana. "Gli extracomunitari - dice ancora il ministro - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all'altro, da un ufficio all'altro e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti". Invece, "da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perchè vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, quando funzionano buttano via i documenti all'ingresso nel Paese".

    Seguono duri attacchi ai governi precedenti: "Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l'identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi comune vanno, si fanno dare la carta d'identità, quindi non sai più chi sono".

    Conclusione: "Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese, perché poi l'impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù".

    (11 settembre 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    L´OSSERVATORE ROMANO: IL LEADER DELLA LEGA PARLA DI IMMIGRATI COME NON FOSSERO ESSERI UMANI
    Bossi: «No alle impronte digitali agli italiani»


    ROMA

    La legge sull´immigrazione fa ancora litigare la Lega e l´Udc. Ma la novità di ieri è la sollevazione del mondo cattolico contro Umberto Bossi il quale è arrivato a sostenere che alle «gonnelle dei pretoni» rimangono attaccati i soldi che dovrebbero andare ai poveri. Ieri a scendere in capo è stato perfino l´Osservatore romano affermando che quelle di Bossi sono «affermazioni volgari». «Qualcuno - scrive il giornale - continua a parlare di immigrati come se non si trattasse di persone, di uomini e di donne in cerca di un futuro. E crede di poter risolvere un problema vitale per l'umanità con affermazioni prive di rispetto e di dignità. È proprio vero, come recita un detto, che per sanare certa volgarità occorrono ben oltre sette generazioni». «Il ministro Bossi farebbe meglio a meditare con più pacatezza sulla gravità delle proprie affermazioni», è scritto su «Retinopera», il manifesto promosso da alcuni esponenti cattolici italiani quali il leader della Cisl Pezzotta, delle Acli Bobba, della Compagnia delle opere Vittadini, del Forum del terzo settore Patriarca. Vengono respinte al mittente «le accuse e le insinuazioni di speculazione sulla pelle degli immigrati e di malversazione nell'uso delle donazioni affidate alle associazioni ecclesiali». L´opposizione cavalca le divisione nel centrodestra e le critiche che vengono dai cattolici e dalle associazioni industriali. E´ chiaro, sostiene Giovanni Crema dello Sdi, che la legge Fini-Bossi scontenta tutti, «a cominciare dagli imprenditori che sono stati tra i maggiori sostenitori di questo governo». Per Giuseppe Fioroni della della Margherita «la Lega ormai è in tilt: è passata in poco tempo dall'agitare cappi in Aula fino a difendere Previti». Tutti, dunque, contro Bossi, il quale però non demorde. Dalle colonne della «Padania» insiste sul fatto che i centristi possono creare difficoltà alla coalizione di governo, ribadisce la sua netta contrarietà a qualsiasi sanatoria, nonchè all'ipotesi che possa essere concesso il voto agli immigrati regolarizzati: «Sia la legge, sia il decreto di Maroni sono conseguenti al patto elettorale». Quanto ai centristi, Bossi afferma che stanno creando difficoltà alla coalizione di governo. E poi ancora una stoccata alla Chiesa: «Noi siamo ancora una volta con la chiesa di Pontida che si schierava contro gli imperi a favore della libertà dei popoli». Ma il capo della Lega introduce un altro elemento di frizione, questa volta sulle impronte digitali che andrebbero prese solo agli extracomunitari e non agli italiani. «Noi abbiamo l'anagrafe tributaria e non vedo perché chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali. Noi - osserva Bossi - abbiamo la certezza dell'identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità». E poi spara più in alto: «C'è chi all'interno del Governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti. Gli altri possono anche mettersi d'accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perché ho lasciato passare l'emendamento sulle impronte digitali». La Lega tiene duro e continua ad alzare i toni, ma Rocco Buttiglione è ottimista. Del resto, dice il ministro dell´Udc, «in fondo anche Bossi ha un cuore». Insomma, è «il solito mugugno di Bossi il quale si sveglia e si pente di essere stato buono, forse perché immagina che al "bar-padania" lo potrebbero prendere in giro o rimproverare». Replica stizzita di Roberto Calderoli, coordinatore delle segretarie della Lega Nord, il quale sostiene che «le chiacchiere sono e restano chiacchiere, sia che provengano dal "bar padania" sia dal "bar del chierichetto"». La verità, ricorda il vicepresidente del Senato, è che la legge Fini- Bossi discende dal patto contenuto in un ordine del giorno approvato dal Senato. E «i patti vanno rispettati».

    a. l. m.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    L´OSSERVATORE ROMANO: IL LEADER DELLA LEGA PARLA DI IMMIGRATI COME NON FOSSERO ESSERI UMANI
    Bossi: «No alle impronte digitali agli italiani»


    ROMA

    La legge sull´immigrazione fa ancora litigare la Lega e l´Udc. Ma la novità di ieri è la sollevazione del mondo cattolico contro Umberto Bossi il quale è arrivato a sostenere che alle «gonnelle dei pretoni» rimangono attaccati i soldi che dovrebbero andare ai poveri. Ieri a scendere in capo è stato perfino l´Osservatore romano affermando che quelle di Bossi sono «affermazioni volgari». «Qualcuno - scrive il giornale - continua a parlare di immigrati come se non si trattasse di persone, di uomini e di donne in cerca di un futuro. E crede di poter risolvere un problema vitale per l'umanità con affermazioni prive di rispetto e di dignità. È proprio vero, come recita un detto, che per sanare certa volgarità occorrono ben oltre sette generazioni». «Il ministro Bossi farebbe meglio a meditare con più pacatezza sulla gravità delle proprie affermazioni», è scritto su «Retinopera», il manifesto promosso da alcuni esponenti cattolici italiani quali il leader della Cisl Pezzotta, delle Acli Bobba, della Compagnia delle opere Vittadini, del Forum del terzo settore Patriarca. Vengono respinte al mittente «le accuse e le insinuazioni di speculazione sulla pelle degli immigrati e di malversazione nell'uso delle donazioni affidate alle associazioni ecclesiali». L´opposizione cavalca le divisione nel centrodestra e le critiche che vengono dai cattolici e dalle associazioni industriali. E´ chiaro, sostiene Giovanni Crema dello Sdi, che la legge Fini-Bossi scontenta tutti, «a cominciare dagli imprenditori che sono stati tra i maggiori sostenitori di questo governo». Per Giuseppe Fioroni della della Margherita «la Lega ormai è in tilt: è passata in poco tempo dall'agitare cappi in Aula fino a difendere Previti». Tutti, dunque, contro Bossi, il quale però non demorde. Dalle colonne della «Padania» insiste sul fatto che i centristi possono creare difficoltà alla coalizione di governo, ribadisce la sua netta contrarietà a qualsiasi sanatoria, nonchè all'ipotesi che possa essere concesso il voto agli immigrati regolarizzati: «Sia la legge, sia il decreto di Maroni sono conseguenti al patto elettorale». Quanto ai centristi, Bossi afferma che stanno creando difficoltà alla coalizione di governo. E poi ancora una stoccata alla Chiesa: «Noi siamo ancora una volta con la chiesa di Pontida che si schierava contro gli imperi a favore della libertà dei popoli». Ma il capo della Lega introduce un altro elemento di frizione, questa volta sulle impronte digitali che andrebbero prese solo agli extracomunitari e non agli italiani. «Noi abbiamo l'anagrafe tributaria e non vedo perché chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali. Noi - osserva Bossi - abbiamo la certezza dell'identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d'identità». E poi spara più in alto: «C'è chi all'interno del Governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani. Io sono completamente contrario, e contrario io, contrari tutti. Gli altri possono anche mettersi d'accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perché ho lasciato passare l'emendamento sulle impronte digitali». La Lega tiene duro e continua ad alzare i toni, ma Rocco Buttiglione è ottimista. Del resto, dice il ministro dell´Udc, «in fondo anche Bossi ha un cuore». Insomma, è «il solito mugugno di Bossi il quale si sveglia e si pente di essere stato buono, forse perché immagina che al "bar-padania" lo potrebbero prendere in giro o rimproverare». Replica stizzita di Roberto Calderoli, coordinatore delle segretarie della Lega Nord, il quale sostiene che «le chiacchiere sono e restano chiacchiere, sia che provengano dal "bar padania" sia dal "bar del chierichetto"». La verità, ricorda il vicepresidente del Senato, è che la legge Fini- Bossi discende dal patto contenuto in un ordine del giorno approvato dal Senato. E «i patti vanno rispettati».

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