Bossi: non vedo perché far schedare i nostri cittadini,
da noi l’anagrafe funziona
di Gianluca Savoini
«Noi abbiamo l’anagrafe tributaria e non vedo perchè chi risiede ed è nato qui debba rilasciare le impronte digitali: noi abbiamo la certezza dell’identità, abbiamo gli uffici anagrafe che funzionano, c'è la carta d’identità. Io non ho nessuna intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese».
Umberto Bossi ribadisce la sua contrarietà all’estensione anche ai cittadini italiani della misura di identificazione tramite le impronte digitali. Il ministro per le Riforme, intervenendo ieri pomeriggio su Radio Padania Libera, giudica necessario prendere le impronte digitali soltanto agli extracomunitari. «C'è chi all’interno del governo, e mi pare di aver sentito, anche il Presidente della Repubblica, ritiene che le impronte digitali devono essere estese agli italiani - ha precisato Bossi -. Io sono completamente contrario. Noi abbiamo la certezza di avere uffici dell’anagrafe che funzionano e contrario io, contrari tutti. Cioè: gli altri possono anche mettersi d’accordo ma un governo non può dividersi in due, altrimenti non si capisce perchè ho lasciato passare l’emendamento sulle impronte digitali».
«È vero - ha aggiunto ancora il segretario federale della Lega - che sulla carta d’identità c'è uno spazio che doveva essere riservato alle impronte digitali, ma nella nostra storia l’impronta digitale è riservata a quelli che vanno in carcere o comunque hanno problemi con la giustizia. Quindi non vedo perchè applicare la stessa regola agli extracomunitari, della cui identità non sappiamo niente e che spesso, per le leggi che ci furono, possono ottenere un documento d’identità e spesso e volentieri ne hanno in tasca tre, quattro, cinque differenti».
«La necessità dell’impronta digitale sorge da tutte queste anomalie - ha precisato Bossi -. Ma non ci sono anomalie nel nostro Paese, quindi non vedo cosa centra l’impronta digitale per noi al di là dei vari “grembiulini” che cercano sempre di ridurre gli spazi di autonomia e di libertà dei cittadini di questo Paese».
«Gli extracomunitari - ha sottolineato il ministro - spesso e volentieri bighellonano da un Paese all’altro, da un ufficio all’altro, e si fan dare vari documenti, la stessa persona si presenta con nomi differenti».
«Ho visto con i miei occhi, a Gorizia, montagne di documenti gettati via per non farsi identificare da chi passa durante la notte il nostro confine - ha quindi ricordato -. Da queste parti nessuno commette reati di quel tipo. Là li commettono regolarmente, perchè vengono da paesi dove gli uffici anagrafe non funzionano, e quando funzionano buttano via i documenti all’ingresso nel Paese. Con la legge Turco-Napolitano, che mirava a scardinare l’identità del Paese, questi qui poi dovunque vanno, in qualsiasi Comune vanno, si fanno dare la carta d’identità, quindi non sai più chi sono, insomma Spesso hanno più identità».
«Io non ho intenzione di far schedare i cittadini di questo Paese - ha concluso Bossi -, perchè poi l’impronta digitale è una schedatura. Noi vogliamo la democrazia e la libertà, non la schiavitù».




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