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Discussione: Il proclama di Mishima

  1. #21
    taurinense-anarchico nero
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    Originally posted by cm814



    Scabroso? figurati, ne sento di peggio! io dicevo che non è il massimo leggersi un libro di uno che ha l'anemia perché si masturba.... poi ognuno può leggere quello che vuole, si capisce!
    Egregio Imperatore...io volevo solo dire che non reputo immorali scritti che trattano temi non conformi...che poi siano stilisticamente poveri o mal interpretati,questo è un altro discorso...ho letto libri brutti anche di Evola e Junger...
    Ciao.

  2. #22
    Orazio Coclite
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    Originally posted by shambler
    coclite,non diciamo cazzate: nell'hagakure il rapporto omosessuale tra samurai non è affatto descritto come dici.
    Per prima cosa vorrei chiederti dove è che avrei citato lo Hagakure? Perchè non ve n'è traccia in questo thread. probabilmente citi l'unico testo attinente di cui hai forse orecchiato qualcosa. Ti dico questo perché io dello Hagakure ne posseggo ben 5 versioni differenti: una su Bompiani edita nel 1987, entrambe le edizioni uscite su Ar, inclusa quella fallata, la versione in libretto molto elegante uscita un paio di anni fa al seguito del bel film di Jim jarmusch 'Ghost Dog', e una edizione in inglese. Ebbene, in nessuna di queste cinque edizioni in mio possesso si fa alcuno accenno all'omosessualità, e di tratta pochissimo delle questioni inerenti la sfera sessuale se non in maniera marginale. Yamamoto Tsunetomo dedica solo alcune righe al ruolo della donna (subordinata all'uomo che è il suo signore... vecchia storia) e qualcosa riguardo l'effeminamento dell'uomo, tutto qua per quanto concerne la sfera sessuale.
    Ma forse tu hai una versione inedita dello Hagakure, sarei allora curioso di sapere cosa esattamente dice questo testo in tuo possesso al riguardo dell'omosessualità visto che mi dai del 'cazzaro' e che vanti una approfondita conoscenza del testo in questione tanto da ritenerti in grado di dare lezioni ad altri. Allora sentiamole queste lezioni, perchè altrimenti incapperesti nell'ennesima immancabile figuraccia.


    Originally posted by shambler
    non sarà che hai bisogno di sentirti un samurai per accettare certe inclinazioni?.
    Non ho di certe inclinazioni, e se ne avessi non me ne vergognerei certo. Purtroppo appartengo alla 'vecchia scuola' e apprezzo ancora i sapori genuini di una volta. Non nego che l'omosessualità possa essere un'esperienza interessante, però il solo pensiero di venire toccato da un altro uomo mi provoca il vomito !!!


    Originally posted by shambler
    riguardo al giappone degli anni 50 gli omosessuali non erano considerati in modo diverso rispetto ai paesi occidentali, compresa tutta la discrezione del caso
    Ennesima castroneria, l'approccio nipponico all'omosessualità cambiò molto al seguito dello scatenarsi degli eventi seguiti alla restaurazione Meiji (1868), ma nel dopoguerra c'era ancora molta tolleranza e accettazione del fenomeno che veniva inquadrato in un'ottica scevra di moralismi di natura semitica di cui invece è imbevuta da millenni la cultura europea.

    Contento adesso Shambler?

  3. #23
    Orazio Coclite
    Ospite

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    Originally posted by Unheimlich
    La virilità del'harakiri come suicidio "eroico" sta nel riuscire a tagliare il proprio ventre secondo una sezione quadrangolare, sicchè l'aspirante suicida non deve solo avere il fegato (ops:-)) di infilarsi una spada nelle budella, ma resistere al dolore sino a finire la sezione, mantenendo dignitoso autocontrollo sino all'ultimo centimetro.
    Il suicidio rituale noto come Seppuku, termine questo che designa il rituale completo, e non Hara-kiri (Hara = ventre; Kiri = verbo Kireru, tagliare) come ingnorantemente scrivono gli occidentali, non ha nulla a che vedere con il concetto di virilità, quanto invece con valori quali la fedeltà (verso il Daymio o la famiglia d'appartenenza), il rispetto del proprio ruolo all'interno della società feudale nipponica e soprattutto la salvaguardia del senso dell'onore. Tanto che spesso, invece di gioire come succede in occidente, un samurai scampato ad una battaglia decide di darsi volontariamente la morte per non dover vivere la vergogna di non essere caduto in battaglia coi propri compagni.


    Originally posted by Unheimlich
    Per non incorrere poi nella punizione conseguente all'essersi suicidato, è necessario che qualcuno recida la testa al suicida, che così non dovrà reincarnarsi agli stadi più bassi dell'esistenza per espiare. In genere, colui che taglia la testa è prescelto dal suicida.
    Non sarò certo un esperto di Shintoismo, ma due o tre cose le so, e una di queste è che nella concezione Shinto del cosmo non è contemplata alcuna forma di reincarnazione. Credenza questa introdotta posteriormente dall'influenza del buddhismo, ma aliena al credo indigeto degli abitanti dell'arcipelago giapponese. Oltretutto questa spiegazione è la prima volta che la sento, e te lo dico con una certa cognizione di causa avendo alle spalle oltre 8 anni di pratica dello Iai-do, e il kata del Kaishakunin (l'attendente al taglio della testa del suicida) era appunto una delle cose che ho studiato. Il ruolo del Kaishakunin era di importanza estrema onde salvaguardare l'onore del suicida dall'urlare in pubblico la propria sofferenza. Era infatti premura del Kaishakunin cogliere l'attimo esatto per spiccare la testa appena prima che il dolore si fosse fatto così forte da non poterlo più resistere e prorompere in lamenti e urla che avrebbero di certo disonorato un rituale così importante e solenne.


    Originally posted by Unheimlich
    Nel caso di Mishima fu il suo amante, che lo fece in diretta televisiva. Pare che da solo non riuscisse a tagliargli la testa e che dovettero aiutarlo.
    E' la legge del Bushi-do.
    1) Non era il suo amante.
    2) Non lo fece in diretta televisiva.
    3) Non fu aiutato, ma non riuscì a tagliare la testa seguendo bene l'etichetta, ma gli ci vollero due colpi.

    Valete.

  4. #24
    agaragar
    Ospite

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    Originally posted by Orazio Coclite

    Il suicidio rituale noto come Seppuku, termine questo che designa il rituale completo, e non Hara-kiri (Hara = ventre; Kiri = verbo Kireru, tagliare) come ingnorantemente scrivono gli occidentali, non ha nulla a che vedere con il concetto di virilità, quanto invece con valori quali la fedeltà (verso il Daymio o la famiglia d'appartenenza), il rispetto del proprio ruolo all'interno della società feudale nipponica e soprattutto la salvaguardia del senso dell'onore.
    nella concezione Shinto del cosmo non è contemplata alcuna forma di reincarnazione. Credenza questa introdotta posteriormente dall'influenza del buddhismo, ma aliena al credo indigeto degli abitanti dell'arcipelago giapponese. Oltretutto questa spiegazione è la prima volta che la sento, e te lo dico con una certa cognizione di causa avendo alle spalle oltre 8 anni di pratica dello Iai-do, e il kata del Kaishakunin (l'attendente al taglio della testa del suicida) era appunto una delle cose che ho studiato. Il ruolo del Kaishakunin era di importanza estrema onde salvaguardare l'onore del suicida dall'urlare in pubblico la propria sofferenza. Era infatti premura del Kaishakunin cogliere l'attimo esatto per spiccare la testa appena prima che il dolore si fosse fatto così forte da non poterlo più resistere e prorompere in lamenti e urla che avrebbero di certo disonorato un rituale così importante e solenne.
    impara Unheimlich....

  5. #25
    agaragar
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    Originally posted by cm814

    I temi scabrosi ci sono: un suo romanzo è pure incentrato sulla masturbazione... anvedi!
    Tuttavia, in parte lo ammiro, ma non troppo!
    Originally posted by antimes(88)
    forse la masturbazione è un tema scabroso per una tradizionalista cattolico, non per me...e poi io lo valuto per come scriveva, non per chi si ********...
    Originally posted by cm814
    Scabroso? figurati, ne sento di peggio! io dicevo che non è il massimo leggersi un libro di uno che ha l'anemia perché si masturba.... poi ognuno può leggere quello che vuole, si capisce!
    Chissa se DrugoLebowsky lo sa che quando si fa una pippa davanti a un giornaletto è come Mishima?

  6. #26
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    Originally posted by Orazio Coclite

    Il suicidio rituale noto come Seppuku, termine questo che designa il rituale completo, e non Hara-kiri (Hara = ventre; Kiri = verbo Kireru, tagliare) come ingnorantemente scrivono gli occidentali, non ha nulla a che vedere con il concetto di virilità, quanto invece con valori quali la fedeltà (verso il Daymio o la famiglia d'appartenenza), il rispetto del proprio ruolo all'interno della società feudale nipponica e soprattutto la salvaguardia del senso dell'onore. Tanto che spesso, invece di gioire come succede in occidente, un samurai scampato ad una battaglia decide di darsi volontariamente la morte per non dover vivere la vergogna di non essere caduto in battaglia coi propri compagni.



    Non sarò certo un esperto di Shintoismo, ma due o tre cose le so, e una di queste è che nella concezione Shinto del cosmo non è contemplata alcuna forma di reincarnazione. Credenza questa introdotta posteriormente dall'influenza del buddhismo, ma aliena al credo indigeto degli abitanti dell'arcipelago giapponese. Oltretutto questa spiegazione è la prima volta che la sento, e te lo dico con una certa cognizione di causa avendo alle spalle oltre 8 anni di pratica dello Iai-do, e il kata del Kaishakunin (l'attendente al taglio della testa del suicida) era appunto una delle cose che ho studiato. Il ruolo del Kaishakunin era di importanza estrema onde salvaguardare l'onore del suicida dall'urlare in pubblico la propria sofferenza. Era infatti premura del Kaishakunin cogliere l'attimo esatto per spiccare la testa appena prima che il dolore si fosse fatto così forte da non poterlo più resistere e prorompere in lamenti e urla che avrebbero di certo disonorato un rituale così importante e solenne.



    1) Non era il suo amante.
    2) Non lo fece in diretta televisiva.
    3) Non fu aiutato, ma non riuscì a tagliare la testa seguendo bene l'etichetta, ma gli ci vollero due colpi.

    Valete.
    Le tue precisazioni sono molto interessanti, le mie fonti in materia derivano da racconti fatti da una mia amica giapponese, che non ho mai approfondito in verità, anche perchè di Mishima apprezzo soprattutto il valore letterario senza condividerne quello politico, ma se provengono da uno che ha fatto 8 anni di Jai-Do, arte che non ho mai praticato ma che ammiro molto, non posso che fidarmi.
    Et te

  7. #27
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    Originally posted by agaragar

    impara Unheimlich....
    Tu zitto che devi ancora parlare con mia madre...

  8. #28
    agaragar
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    Originally posted by Unheimlich

    Tu zitto che devi ancora parlare con mia madre...
    a prop, ti ha detto gnente la mamma?

  9. #29
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    Originally posted by agaragar

    a prop, ti ha detto gnente la mamma?
    Mah, che vuoi, solo un messagino oggi e dice che sta bene, è in viaggio con mio padre, dice che il tempo è bello e che si divertono. Si è scordata di salutarti comunque...

  10. #30
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    ricordo benissimo un passo dell'hagakure (al quale mishima si era ispirato) che raccomandava, in caso di omosessualità ,di avere una sola relazione in modo da evitare di fare il prostituto.

    riguardo allo schifo se il tuo compagno lo farà in modo austero, come gli antichi spartani , potrai sempre sentirti come un samurai e non verrai criticato dai tuoi camerati.

 

 
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