Presentata da Cè e Bricolo
la proposta di legge in difesa del simbolo religioso
di Giulio Ferrari

L’arroganza maomettana ha avuto quel che meritava: alla richiesta dei “Mussulmani d’Italia” di rimuovere i crocefissi dai luoghi pubblici, espressa oltretutto in termini oltraggiosi e blasfemi, hanno risposto “a tono” i parlamentari leghisti e il ministro dell’Istruzione. In entrambi i casi, è stato ribadita la ferma determinazione di difendere il significato e il valore del simbolo della Cristianità. E se Letizia Moratti, anche in considerazione dell’appello lanciato domenica dal Papa, ieri ha definita «doverosa» l’esposizione dei crocefissi nelle aule scolastiche, il gruppo della Lega Nord è andato oltre, con la sua proposta di legge per garantire la presenza della croce cristiana «in tutti i pubblici uffici e le pubbliche amministrazioni della Repubblica». L’iniziativa parlamentare, anticipata l’altro giorno dalla Padania, è stata presentata ieri mattina a Montecitorio dal presidente del gruppo Lega Nord alla Camera, Alessandro Cè, e dal vice capogruppo Federico Bricolo. La proposta di legge, sottoscritta da una settantina di parlamentari, tra cui anche alcuni dell’opposizione, riconosce che il crocifisso rappresenta «il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, ma anche elemento essenziale e costitutivo, e perciò irrinunciabile, del patrimonio storico e civico-culturale della nazione, indipendentemente da una specifica confessione religiosa». Per questa ragione si chiede che il crocefisso non venga accantonato, magari sull’onda di pressioni esercitate dagli esponenti di etnie ospiti che vorrebbero imporre le loro regole in casa d’altri. Così la proposta di legge prevede che il simbolo della Cristianità trovi una adeguata collocazione in vari ambiti dove si esplicano attività d’interesse pubblico. Dovrà essere dunque esposto «in luogo ben elevato e visibile a tutti», in «tutte le aule delle scuole di ogni ordine e grado, tutte le università e accademie del sistema pubblico integrato di istruzione, negli uffici della Pubblica amministrazione considerata in ogni sua branca e degli enti locali territoriali, in tutte le aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, in tutti i seggi elettorali, in tutti gli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti di aziende sanitarie e ospedaliere, in tutte le stazioni, i porti e gli aeroporti, in tutte le sedi diplomatiche e consolari italiane e in tutti gli uffici italiani all’estero».
Quanto a Camera e Senato, Bricolo si è affrettato a spiegare che «se lo chiediamo per tutti i luoghi pubblici, è evidente che lo vorremmo esposto anche qui, in Parlamento». La decisione, insomma, toccherà ai presidenti dei due rami. Un atto di riguardo per le competenze e il ruolo della seconda e terza carica dello Stato. Ma sarà l’unica concessione alla discrezionalità perchè la legge, strutturata in cinque articoli, prevede severe sanzioni ai danni di chi, avendone l’autorità, non dovesse «ottemperare all’obbligo di provvedere alla collocazione»: l’arresto sino a 6 mesi o l’ammenda da 500 a 1.000 euro, la stessa pena prevista per chi «rimuove o vilipende in odio ad esso l’emblema della Croce». E, si potrebbe aggiungere, in disprezzo della nostra identità e dei nostri valori. Alessandro Cè ha infatti chiarito che non si tratta di una battaglia confessionale: «Siamo laici ma ci piace parlare chiaro: c’è una Chiesa buona, che punta alla salvezza delle anime e alla difesa del principio di sussidiarietà; ma ce n’è un’altra che punta alla mondializzazione sposando le posizioni della sinistra». E la Lega, ha concluso Cè, sta con quei prelati che, «come Biffi e Maggiolini», rispettano la cultura e i valori rappresentati dal crocifisso.