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Discussione: Mazzini e Garibaldi

  1. #61
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    Predefinito tratto da IL MESSAGGERO 22 maggio 2005



    Mentana, i 100 anni del Museo Garibaldino

    di FABIO MARRICCHI

    Compie 100 anni il Museo Garibaldino di Mentana. Le celebrazioni sono iniziate ieri e proseguiranno oggi con una solenne cerimonia cui sono stati invitati i presidenti di Provincia e Regione. Ieri è stata inaugurata una lapide che ricorda la visita del senatore francese Rivet che cento anni fa, in occasione della inaugurazione del Museo della Campagna romana per la Liberazione di Roma (questo il nome per esteso del museo) pronunciò la storica frase, riportata sulla lapide del monumento: «A nome della Francia Repubblicana vengo qui a fare ammenda del delitto commesso a Mentana».
    Il riferimento del senatore era la battaglia di Mentana del 1867 quando si affrontarono i volontari garibaldini e le truppe francesi a difesa del Papa e del Papato. «E' un monumento - ha detto il direttore del Museo Francesco Guidotti - alla memoria storica per non dimenticare i figli d'Italia caduti per Roma Capitale oggi che Italia e Francia sono allo stesso tavolo della Comunità europea e negli organismi internazionali».
    Per oggi è previsto l'arrivo del gonfalone del Comune di Roma e per l'occasione saranno ricordati in particolare i caduti a Roma ricordati sull'Ara-ossario di Mentana come Giuditta Taviani Arcuati o i fratelli Cairoli eroi di Villa Glori. Il gonfalone romano (l'inizio della cerimonia è previsto per le 10 di stamane) sfilerà per le vie di Mentana accanto a quelli delle città di provenienza dei volontari.
    Per l'occasione il comune di Mentana inaugurerà una nuova ala del museo dove sono conservati i cimeli garibaldini. Lo spazio è stato ricavato al primo piano dell'edificio, recentemente restaurato, che era dell'anagrafe.
    In futuro anche il secondo piano dell'edificio verrà allestito per un ulteriore spazio museale per esporre i cimeli storici che continuamente affluiscono al Museo da tutte le parti d'Italia.

  2. #62
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    Predefinito tratto da IL GAZZETTINO DI VENEZIA 24 maggio 2005

    INCONTRO

    COSTITUZIONE ITALIANA ED EUROPEA NEL SOLCO DI MAZZINI

    "Costituzione Italiana e Costituzione Europea" è il tema dell'incontro organizzato dall'Associazione Mazziniana Italiana di Venezia, dal Movimento Federalista Europeo e da Quaranta&Dintorni, tenutosi sabato nel Padiglione delle Navi del Museo Storico Navale.
    Apertosi con l'Inno Europeo e il saluto di Alessandro Ronconi, Direttore del Museo, che ha espresso la sua simpatia per l'idea mazziniana, il convegno, promosso per il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, è stato molto interessante per la presenza dei sei relatori, tre esponenti della destra e tre della sinistra: Pierantonio Belcaro, Enrico Mingardi, Ivo Papadia, Paolo Povolato, Raffaele Speranzon, Michele Zuin, coordinati da Luca Padoan, Presidente Onorario AMI. Ognuno dei quali ha espresso il
    proprio punto di vista all'ipotesi di riforma della Costituzione Italiana e messo in luce i limiti di ratifica della Costituzione Europea.
    La Costituzione Europea segna un consolidamento dei progressi fatti in cinquanta anni, ma c'è la necessità di creare un progetto coordinato tra le riforme costituzionali a livello europeo e italiano, evitare le sovrapposizioni nelle funzioni legislative, costruire un 'Europa dei cittadini con diritti e valori condivisi, - fatto non così scontato tra i venticinque Paesi membri -, superare gli individualismi e far diventare grande e unita l'Europa con la cooperazione. "Siamo di fronte a una duplice opportunità" ha scritto Roberto Balzani, Presidente Nazionale AMI, in un documento che è stato letto dal Presidente AMI di Venezia, Enrico Miotto, all'inizio del convegno, "agire per spiegare la Costituzione e popolarizzare l'idea di Unione, e agire onde sfruttare tutti i margini per fare del Trattato una vera Costituzione".
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/WATHAFEELING.mid[/mid]

  3. #63
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    Predefinito tratto da CORRIERE DI ROMAGNA 25 maggio 2005

    Passione dell’altro mondo

    Ravenna - Terzo ed ultimo appuntamento con gli “Amori impossibili in Piazza San Francesco”, che ieri sera alla Sala Spadolini della Biblioteca Oriani ha ricordato l’immortale storia d’amore tra Giuseppe Garibaldi e Anna Maria Ribeiro da Silva - per tutto il mondo Anita - tramite gli interventi del vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, e di Angelo Varni, storico e professore di Storia Moderna all’Università di Bologna, ai quali si sono alternate le intense letture di Franco Costantini e Paola Ravaglia. “Ritengo - esordisce Mingozzi - che l’amore tra Anita e Garibaldi non fosse affatto impossibile, se non per i motivi logistici legati all’incredibile vita dell’Eroe dei Due Mondi. Ma la loro storia è stata un esempio splendido”. E proprio ad evidenziare il carattere epico da cui è sempre stata avvolta la figura della coppia, è facile notare come nell’ampissima letteratura ottocentesca dedicata a Garibaldi e Anita i due siano sempre descritti in termini eroici, solenni, quasi mitologici, con poesie magniloquenti, raffigurazioni di grande impatto evocativo e racconti improntati sull’avventura più che sulla realtà. “Il mito di Anita e Garibaldi - spiega Varni - è in Italia già diffusissimo ancor prima che i due arrivassero nel Paese. Ma occorre dire che le imprese a favore della democrazia in Sud America da parte di Garibaldi erano ormai note in tutta Europa”. Marinaio dall’età di quindici anni, Garibaldi si unisce fin dall’inizio degli anni ’30 alla Giovine Italia di Mazzini, spinto dalla sua grande voglia di un riscatto del popolo, dovuto probabilmente all’incontro con il sansimonismo francese, e, nel 1834, a seguito di una fallita operazione militare, è costretto alla fuga in Sud America. “Garibaldi arrivò a Rio de Janeiro - continua Varni - ma, spostandosi in nave, un giorno del 1839, scrutando la costa del Brasile con un cannocchiale, vide nel villaggio di Laguna una ragazza che gli scaldò il cuore”. Da alcuni passaggi delle “Memorie autobiografiche”, letti da Costantini e Ravaglia, apprendiamo così le stentoree, esatte parole con cui Garibaldi si propose ad Anita non appena la raggiunse a Laguna: “Tu devi essere mia!”. Detto, fatto, la giovane brasiliana parte subito col Generale alla volta di Montevideo, in Uruguay, dove, nel ’41, gli regala il primo di quattro figli, Menotti. Richiamato dai sempre più crescenti sentimenti unitari del paese, Garibaldi tornerà in Italia nel 1848, in tempo per partecipare alla I Guerra d’Indipendenza. “A Genova - racconta lo storico - la coppia è accolta da una folla immensa. Ma durante la guerra Anita riparerà a Nizza, dalla madre di Giuseppe, prima di raggiungerlo nel ’49 a Roma, dove la Repubblica Romana stava per cadere”. E’ durante la fuga da Roma che Anita, seppur incinta, diede prova di un coraggio pari a quello del marito, guidando a cavallo le truppe inseguite dagli eserciti borbonico e francese. “L’attraversamento della penisola - conclude Varni - fu durissimo per lei, e quando i due raggiungono la Romagna la donna è ormai in fin di vita”. Garibaldi tenta di raggiungere Venezia con delle barche, ma sarà costretto a rientrare nelle paludi del ravennate, dove, completamente debilitata, Anita morirà.

    Alessandro Fogli

  4. #64
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    Predefinito Coop.va "Pensiero e Azione" - Ravenna

    Cooperativa "Pensiero e Azione" di Ravenna
    2 giugno 2005
    presso Capanno Garibaldi - RAVENNA

    Annullo filatelico nel bicentenario della nascita di GIUSEPPE MAZZINI


    Nell'anno del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, la Cooperativa "Pensiero e Azione" di Ravenna, che da anni svolge una meritevole opera di divulgazione storica e culturale del Risorgimento, ha voluto ricordare la ricorrenza con un annullo filatelico, due cartoline ed una busta.
    Le Poste Italiane attiveranno l¹Ufficio Postale per l'apposizione del timbro celebrativo presso lo storico Capanno Garibaldi nelle valli ravennati che furono testimoni della trafila garibaldina del 1849.
    La manifestazione avverrà il 2 GIUGNO in concomitanza con la Festa della Repubblica e dell'anniversario della scomparsa di Giuseppe Garibaldi, in un luogo caro a tutti i ravennati e in cui i Soci della Società Conservatrice del Capanno Garibaldi annualmente si ritrovano in una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza.
    E' una tradizione, quella risorgimentale, particolarmente sentita in terra di Romagna, terra di forti passioni politiche e risorgimentali, dove tante associazioni anche nel XXI Secolo portano avanti il pensiero universale di Giuseppe Mazzini, il suo insegnamento politico, le sue opere, la forza positiva e la superiorità del suo pensiero democratico interclassista rispetto alle ideologie totalitarie che avrebbero insanguinato l'Europa.

    Per l'occasione, il Prof. Mario di Napoli
    (Università di Roma "La Sapienza"),
    terrà l'orazione ufficiale sul tema:

    "Mazzini e Garibaldi"



  5. #65
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    Predefinito Marsala, Centro internazionale di Studi risorgimentali

    Marsala, Centro internazionale di Studi risorgimentali
    e Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini
    18 luglio 2005
    Convegno sul tema:

    Pensiero ed azione in confronto: Mazzini e Garibaldi

  6. #66
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Bicentenario mazziniano

    Rivoluzionario, leader, democratico e uomo politico da riscoprire

    di Francesco Nucara

    Il 22 giugno è il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, colui che viene considerato il padre spirituale dei repubblicani.

    Ero ancora un bambino quando ebbi il primo impatto con Mazzini. Il mio maestro , socialista, ci faceva studiare Mazzini. A quella età, in quel periodo e con l'ovvia, inesistente, base culturale, imparai solo a memoria chi era Mazzini. Ricordo ancora, dopo quasi sessant'anni, le stesse identiche parole che ho recitato per quasi una vita: "Mazzini Giuseppe (nel Meridione, e a scuola, viene prima il cognome) nato a Genova nel 1805 da Giacomo, medico, e da Maria Drago. Ancora giovinetto, passeggiando con la madre per le vie di Genova, incontrò un gruppo di persone adulte che, con un fazzoletto aperto, cercavano fondi per la carboneria. Fu lì che scoppiò la scintilla rivoluzionaria di Mazzini…".

    Questa conoscenza scolastica fu ribadita alle superiori con lo studio più approfondito dei "Doveri dell'Uomo" e fu ulteriormente rafforzata dall'ascolto di discussioni di un gruppo di repubblicani _ massoni, che si riunivano in una libreria sita nei pressi della scuola stessa.

    Fu così che incontrai Mazzini e ne fui affascinato: a quell'epoca, non tanto per il suo pensiero, ma quanto per la sua carica rivoluzionaria e per i suoi fallimenti, dovuti nella maggior parte dei casi ai tradimenti di coloro che egli riteneva potessero essere i "suoi" amici.

    Come scriveva Gallenga a proposito di Mazzini, "nessuno si è conquistato tanti ammiratori facendosi, intanto, così pochi amici". Ma ciò che più mi ha fatto amare Mazzini è il giudizio che Marc Monnier dà sul patriota italiano. "Quel grande agitatore era spesso più pragmatico e più opportunista di quanto ammettesse nei suoi iscritti. Pur sognando la Repubblica, si offrì ripetutamente di collaborare con la monarchia, e sacrificò così i propri ideali per perseguire ciò che praticamente era attuabile. (…) Anche se le sue iniziative sembravano fallire, riemergeva sempre, senza farsi scoraggiare dalle delusioni o dalle sconfitte, e dandoci uno splendido esempio di audacia e di costanza, riaffermava i suoi convincimenti più fermamente che mai. Gli bastava una parola per fare spuntare dal nulla i combattenti, e per scagliarli in folli avventure in cui sapevano di dover morire. Quell'uomo non aveva titoli, non occupava alcuna posizione, non aveva una casa in cui vivere, cacciato via di paese in paese, trovò finalmente rifugio in un'isola remota. In disparte e solo, affrontò l'Europa intera, e fece tremare tutto il continente".

    E' questo il Mazzini che mi affascina: combattente e politico, mediatore e rivoluzionario. Mazzini è il simbolo dell'idea repubblicana, è il simbolo dell'unità d'Italia, è il simbolo della fine del potere temporale della Chiesa.

    Ma solo il simbolo? Secondo i giornali inglesi, la "conquista" dell'Italia Meridionale nel 1860 era più merito suo che di Garibaldi. Alla sua morte il "Times" di Londra gli dedicò un articolo che così recitava: "Un uomo che, al suo tempo, ha ricoperto un ruolo unico sulla scena politica europea; uno il cui nome è stato considerato per anni il simbolo della rivoluzione, o meglio dell'idea repubblicana; uno la cui personalità era ricca di nobili, squisite qualità; ma anche un uomo temuto ancor più di quanto fosse amato; e quella della sua scomparsa dalla scena sarà una notizia, a dir poco, non sgradita a molti membri, con o senza corona, della grande famiglia dei sovrani d'Europa…".

    In queste brevissime citazioni troviamo il profilo del Mazzini politico, che è quello che più ci colpisce e che ancor di più vorremmo capire e interpretare.


  7. #67
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    tratto da "Il Memoriale di Garibaldi", edizioni Cappelli 1932



    Garibaldi chiede a Mazzini la Dittatura Illimitata - Lettera del 2 giugno 1849 con postilla autografa a lapis di Aurelio Saffi

  8. #68
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    Riceviamo dal "Centro Pannunzio"

    Comunicato stampa

    GIUSEPPE GARIBALDI


    Sabato 20 gennaio alle ore 17,00 presso il Centro "Pannunzio" (Via Maria Vittoria 35 H) Pier Franco Quaglieni, aprirà le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, parlando sul tema GARIBALDI, UN GRANDE DEL RISORGIMENTO - DA NIZZA A CAPRERA.

    Introdurrà Paolo Fossati

  9. #69
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    Un anno dedicato a Garibaldi

    Il 4 luglio 2007 ricorrerà i l duecentesimo anniversario del la nascita di Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei Mille, anche Ravenna partecipa alle celebrazioni di questa importante ricorrenza con il vice sindaco Giannantonio Mingozzi, membro del Comitato per le Celebrazioni .
    Il Comitato si prefigge di evidenziare la ricorrenza del bicentenario di Garibaldi, in tutti i suoi aspetti, a livello nazionale ed internazionale, come spieg a Mingozzi : "siamo uno dei tre comuni all'interno delle Celebrazioni, insieme a Caprera e Nizza . Abbiamo fatto, come Fondazione del Museo del Risorgimento - cui aderiscono Comun e di Ravenna, Fondazione Cassa di Risparmio e Federazione del le cooperative della Provincia di Ravenna - cinque proposte .
    Adesso stiamo organizzando un concorso di idee nelle scuole medie secondarie dal titolo 'Ga ribaldi in t-shirt', ma vogliamo anche restaurare alcuni cippi garibaldini e risorgimentali del la provincia di Ravenna, che nel corso degli anni sono stati in parte dimenticati o addirittura abbandonati" .
    Continua Mingozzi: "Dal punto di vista turistico è necessaria poi una migliore illustrazione dell'itinerario garibaldino, con dei percorsi pensati appositamente per categorie, come podisti o cicloturisti . Stiamo pensando anche a un filmato su Anita che dia il segno di come Ravenna mantiene viva lo spirito garibaldino anche dal punto di vista dei cimeli . Per ultimo la scuola media Damiano-Novello e un gruppo di studenti di Laguna, la città che ha dato i natali ad Anita, saranno coinvolti nella produzione di una rappresentazione teatrale sulla vita di Garibaldi e sulle sue gesta" .
    I rapporti tra il Comune di Ravenna e la città di Laguna sono ottimi ed hanno già portato a gesti simbolici di amicizia, come lo scambio di terra fra le due località .
    L'idea è quella di far conoscer e Garibaldi agli studenti e alla gen te, attraverso iniziative che rendano Garibaldi 'più popolare ' continua il vicesindaco : "Garibaldi non deve essere vissuto d a pochi intellettuali, ma anche dai giovani. Vorremmo, nel 2007 , rendere più agevole la storiografia garibaldina e la figura di questo eroe . Tenerlo dentro una bacheca chiusa è come consumarlo" .

    "Il Comune deve 'battere un colpo"


    Ha un anno di vita il Museo del Risorgimento, situato nella chiesa di San Romualdo a Ravenna, ed ospita la collezione risorgimentale del Comune e la collezione Paol o Guerrini (undicimil a pezzi tra documenti , cimeli e medaglie , compresa un'impor tante raccolta dedicata alla massoneria), do nata da Mario Guerrini. La parte più considerevole del materiale esposto proviene da donazioni dei cittadini ravennati e va dal periodo napoleonico al Risorgimento . Tra le curiosità il mantello e il cappello che Garibaldi donò a Ercole Saldini, il pescatore che lo traghettò, gli stivali e altri ricordi di Anita, materiali di Leggero, la notificazione di Gorzkowsky.

    Beppe Rossi, esecutore testamentario del Fondo Guerrini ,
    esprime le proprie perplessità sulle modalità organizzative delle Celebrazioni del Bicentenario e sulla gestione del lascito: "siamo un po' in ritardo come Comitato, non ci riuniamo dal maggio scorso . Non voglio fare polemiche ma sono passati 8 mesi ed è tempo di fare dell e scelte. Inoltre la Fondazione non ha ancora adempiuto a determinate condizioni richieste dalla donazione Guerrini, che doveva essere interamente ospitata al Museo, mentre è visibil e solo in parte . Dovevano inoltr e essere intitolate due sezioni rispettivamente alla storia della massoneria ravennate e a Paolo Guerrini . In questo momento siamo ad un punto morto e rischiano di porsi dei problemi di tipo legale e sostanziale riguardo l'organizzazione . Il Comune deve battere un colpo" .
    Rammaricato il vice sindaco Mingozzi, che risponde : "purtroppo fino ad oggi è disponibile solo lo spazio all'interno di san Romualdo, ma speriam o presto di usufruire di nuove sa le a Casa Guiccioli per esporre tutta la collezione . Ci riuniremo al più presto, ma fra elezioni , commissario e post elezioni non siamo riusciti a fare prima" .

    I Garibaldini all'Oriani


    Nel frattempo la società conservatrice del Capanno Garibaldi e la Cooperativa culturale "Pensiero e Azione" hanno organizzato due eventi alla Bibliotec a Oriani di Ravenna . A febbraio inaugura la mostra "I Garibaldini nel Risorgimento, dalla Repubblica Romana a Mentana" .
    In esposizione quadri, stampe e fotografie dell'archivio del Capanno Garibaldi e della Coop . Pensiero e Azione, integrati d a materiali provenienti da altri musei. Sabato 10 febbraio invece, alle ore 10, nell'Aula Magn a della Casa Matha a Ravenna , verrà presentata la riedizion e della "Trafila garibaldina" curata da Maurizio Mari "1849 - Il passaggio di Garibaldi in Romagna - da San Marino agli Appennini" .

    tratto dal http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  10. #70
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    Al «Minotauro» conferenza di Silvio Pozzani e Giovanni Masciola per la Dante Alighieri
    Garibaldi in città, tra luci e ombre
    Venne nel marzo 1867 per saggiare i sentimenti italiani del popolo

    VERONA - Si è tenuto allla libreria «Il Minotauro» in via Cappello il primo incontro della serie promossa dal comitato scaligero della Società Dante Alighieri in collaborazione con la stessa libreria. Hanno parlato di Garibaldi a Verona e delle camicie rosse scaligere Silvio Pozzani, presidente dell'associazione mazziniana d'Italia sezione di Verona, e Giovanni Masciola, giornalista pubblicista.
    Masciola ha esordito sottolineando la consistenza del numero dei garibaldini veronesi partiti da Quarto: ventiquattro. Né i veronesi parteciparono solo alla liberazione del regno borbonico. Combattenti scaligeri fra le schiere di Garibaldi erano presenti anche a Roma nel 1849, nella seconda guerra d'indipendenza nel 1859, sul fronte del Tirolo, nel 1866. Notizie e fotografie dei nostri garibaldini sono state raccolte negli anni proprio da Silvio Pozzani, che ha pubblicato diversi articoli sull'argomento.
    Combattente della repubblica romana fu il diciassettenne veronese Giulio Emanuelli, distintosi a villa Spada il 30 giugno 1849 e catturato dagli austriaci al largo di Cesenatico, nel tentativo di raggiungere Venezia non ancora arresasi agli asburgici. Folto il gruppo dei legnaghesi: erano ben sette. L'unico caduto fu uno di loro: Girolamo Gilieri, ucciso da una cannonata a Palermo nel maggio del 1860. E Legnago fu l'unica piazzaforte del quadrilatero a ribellarsi contro gli austriaci. Fra le testimonianze scritte di quei tempi bellissime le memorie del pittore veronese Angelo Pegrassi, volontario nel 5° reggimento dei cacciatori delle Alpi a Bezzecca.
    Masciola ha concluso rimarcando il disinteresse della generazione che fece l'Italia. La gran parte dei garibaldini morì infatti povera.
    Silvio Pozzani ha ricordato come il bambino veneto che è comparso nella recente fiction di Raiuno fosse realmente esistito. Si chiamava Giuseppe Marchetti, era di Chioggia e divenuto adulto morì di fame, dimenticato da tutti. Una legge del Regno stabilì nel 1865 la corresponsione d'una pensione di 83 lire mensili ai partecipanti alla liberazione delle due Sicilie, somma ben presto erosa dall'inflazione. Al contrario di quel che si diceva, la classe dirigente dell'Italia unita non era affatto disonesta.
    Giuseppe Garibaldi venne a Verona il 7 e l'8 marzo del 1867, accolto da una folla immensa. Ripassò da Verona l'11 marzo, dove al caffè della stazione compì il famoso battesimo laico del figlio del sarto Amadio Sommacampagna. L'Eroe dei due mondi pronunciò le parole: "Ti benedica il Cristo, battezzatore dell'umanità." Al bimbo fu posto il nome di Chiassi, cognome del colonnello mantovano comandante il 5° reggimento, quello di Pegrassi, caduto eroicamente a Bezzecca. Era noto l'anticlericalismo di Garibaldi e nel marzo del '67 non mancò di scagliarsi contro il governo pontificio, che teneva ancora Roma e il Lazio.
    A Verona Garibaldi era venuto per saggiare i sentimenti italiani del popolo e per appoggiare i candidati della sinistra alle prossime elezioni. La risposta dei veronesi fu esaltante per un verso, negativa invece sul piano politico, quando peraltro il voto era censitario. Pozzani ha rammentato come le parole del condottiero ai cittadini di Verona fossero: "Curate l'istruzione del popolo, perché da quella deriva la rigenerazione dell'Italia e naturalmente esercitatevi nel tiro della santa carabina." E naturalmente in piazza Bra', davanti a una folla strabocchevole, lanciò il grido di battaglia coniato a Marsala nel '62: "O Roma o morte".

    tratto da http://www.larena.it/

 

 
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