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  1. #101
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    Stato e Chiesa
    Per la Consulta il principio della laicità è irrinunciabile

    Non sappiamo sinceramente, e crediamo che al momento nessuno lo possa sapere, come si risolverà il contenzioso nel governo a proposito delle coppie di fatto. Per capire la situazione vale l'auspicio del ministro degli Esteri che va in Giappone e chiede agli alleati di fargli trovare ancora l'esecutivo al suo ritorno. Il che fa pensare che, più della questione internazionale, più delle infinite beghe economiche, più ancora delle rivalità di partito, il terreno minato per la maggioranza sia rappresentato dai problemi con il mondo cattolico.



    In proposito, è stato molto esplicito il ministro Mastella, che ha detto di non voler fare prevalere i vincoli del governo su quelli della sua coscienza. E dunque serve a poco l'invito dell'onorevole D'Alema, rivolto al ministro Guardasigilli, di preoccuparsi di risolvere i problemi della Giustizia. Perché ora pesano di più gli scrupoli confessionali. D'altra parte, Mastella, contestato da più esponenti della sua coalizione per aver minacciato la stabilità del governo sui Pacs, ha trovato un alleato non certo insignificante nel Capo dello Stato, che, in merito, ha suggerito di tenere conto dei "timori della Chiesa", di ascoltare, insomma, il Pontefice ed i suoi vescovi.

    Ora, che lo Stato democratico ascolti tutti coloro che hanno qualcosa da dire, è cosa doverosa e pertinente. Diverso invece sarebbe se, quando parla la Chiesa, si dovesse poi fare come essa desidera.

    Il Capo dello Stato ha ricordato l'articolo 7 della Costituzione che recita: "Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani" e i loro rapporti "sono regolati dai Patti lateranensi". In base all'articolo 7 lo Stato italiano può fare la legge sui Pacs che vuole e la Chiesa altresì pensare di essa quello che preferisce. Il problema nasce dal fatto che il Capo dello Stato ha ricordato come l'articolo 7 della Costituzione sia non solo un indice regolatore dei rapporti fra Stato e Chiesa attraverso i Patti lateranensi, ma anche un punto sintetico delle posizioni fra i laici e i cattolici. Ci chiediamo se allora il presidente Napolitano abbia voluto conferire alla Chiesa, attraverso i cattolici, una partecipazione piena alla stesura della Carta fondante dello Stato Italiano. Perché, se fosse così, ciò significherebbe, stando a questa interpretazione, che la Chiesa è sintetica allo Stato italiano e che con essa occorre trovare per l'appunto la sintesi ai problemi che si devono affrontare.

    Aggiungiamo che se questo fosse il senso dell'esternazione del Capo dello Stato, essa apparirebbe in netto contrasto con quanto affermato al termine dell'incontro con il Pontefice del novembre scorso. Allora Napolitano disse che vi erano scelte "che appartengono alla sfera e alla responsabilità autonoma della politica".

    Benedetto XVI aveva risposto che "la Chiesa non è, e non intende, essere un agente politico".

    A vedere questi ultimi mesi, con le osservazioni sempre più insistenti del cardinale Ruini, avremmo ragione di dubitare della parola del Papa e, in base alla dichiarazione resa nota in Spagna da Napolitano, c'è ragione di chiedersi se, invece, il Presidente abbia cambiato opinione in proposito.

    Nel caso qualcuno pensasse che qui si tratta dei soliti timori di noi vetero - laicisti, notiamo che anche Miriam Mafai tiene a specificare, in un suo editoriale per "la Repubblica", "i limiti del dialogo fra Chiesa e Stato": il "tener conto di queste sensibilità e addirittura delle preoccupazioni del pontefice, non può in nessun modo essere inteso come un lasciarsene condizionare".

    Evidentemente anche la giornalista si è accorta che il richiamo all'articolo costituzionale, come un punto di sintesi, presuppone un forte condizionamento, tanto che lo stesso Ruini, più volte negli anni, ha preteso di spiegarci il senso vero di alcuni articoli della Costituzione. A fronte di una possibilità di equivoco molto seria, crediamo che la Mafai abbia fatto bene a ricordare che la Corte Costituzionale "già nel 1989 affermò che il principio supremo della laicità dello Stato è un principio irrinunciabile, che non può essere né modificato né sottoposto a controlli esterni".

    Saremmo felici se ce lo ricordasse anche il Capo dello Stato.

    Roma, 30 gennaio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  2. #102
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    Ritengo molto interessante un dibattito di questo genere.

    Che vuol dire "essere laici"?

    Secondo me basterebbe ripartire dalla corte di Carlomagno, dopo l'incoronazione del IX secolo dopo C.
    Ad Acquisgrana non c'era solo Orlando cattolico che combatteva gli infedeli.
    Alla corte di Carlomagno vivevano studiosi di letteratura greca e romana, matemateci, pittori, poeti, musicisti ed astronomi di fede bisantina, ebrei e musulmani, con qualche erudito che arrivava dalla lontana India.
    Da quel crogiolo di razze, culture e religioni nacque un nuovo modo di pensare che impiegò più di trecento anni per affermarsi in Italia ed in Europa, almeno dal Danubio verso ovest, fino alle coste atlantiche, e dalla Inghilterra alle coste delll'Africa del Nord, Egitto incluso.
    Subito dopo Federico II di Svevia insedia alla sua corte di Napoli e Palermo studiosi delle scuole platoniche e aristoteliche, che forniranno le fondamenta per la filosofia umanistica.
    Il periodo conosciuto come Umanesimo e subito dopo il Rinascimento sono la continuazione naturale di quel
    periodo, laddove la divinità non è più al centro assoluto dell'attenzione dell'Homo sapiens, che bada di più alle sue preoccupazioni, alla sua vita, al suo benessere.
    Superate duecento anni dopo le colenne d'Ercole, la civiltà cambia, con la Storia e la Geografia, ma l'Europa vede l'Arcadia e sfrutta le nuove scoperte, come la tipografia ed il canocchiale, per compiere passi da gigante verso il progresso.
    Cercate le interessanti documentazioni su Marsilio Ficino e Nicola Cusano per capire come mai questi due autori siano stati quasi trascurati dal "sapere" ufficiale, della Chiesa e della Nobiltà, ed avrete le risposte alla domanda su cosa significhi essere laici.

    Renato Traquandi

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/

  3. #103
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    Agevolazioni fiscali agli enti religiosi/Contrari solamente dodici senatori
    Esenzione dall'Ici: l'indagine della Ue procede

    di Alessandro Nucara*

    "Bisogna rivedere le forme di agevolazioni di attività che hanno un contenuto economico e commerciale. In questo caso è legittimo che queste vengano sottoposte ad un rapporto fiscale alla pari di tutti gli altri contribuenti". Di cosa stiamo parlando? Delle agevolazioni fiscali concesse dal legislatore italiano agli enti religiosi. Il solito polverone sollevato dagli anticlericali radicali, si dirà. Ebbene, ad aver fatto quella dichiarazione è stato l'attuale sottosegretario al ministero dell'Economia, on. Paolo Cento ("La Repubblica", 22 agosto 2007). In seguito, il Presidente della Camera, on. Fausto Bertinotti, all'indomani della conferenza stampa con cui la Commissione europea comunicava l'invio di una richiesta di informazioni allo Stato italiano sui presunti aiuti di Stato concessi agli enti religiosi, dichiarava ("Il Giornale", 30 agosto 2007): "alcuni beni ecclesiastici vanno totalmente esentati" (quelli destinati al culto), "altri accortamente tassati" (quelli che danno rendite).

    La laicità dello Stato, abbiamo pensato ad agosto, torna finalmente ad assumere rilievo all'interno del panorama politico italiano e non è difesa solo da Rosa nel Pugno e Partito Repubblicano Italiano.

    Il voto del 7 novembre al Senato, purtroppo, ha confermato che la laicità dello Stato nel nostro Paese è un valore primario solo per un'esigua minoranza dei nostri parlamentari. Come era accaduto l'anno scorso, sempre durante la discussione sulla finanziaria, un emendamento volto a concedere l'esenzione dal pagamento dell'ICI solo per gli immobili di proprietà di enti religiosi ed ONLUS non utilizzati, nemmeno parzialmente, a scopi commerciali, è stato bocciato in Senato, con il voto favorevole di solo dodici senatori. Al voto dei senatori socialisti (la parte radicale della Rosa nel Pugno, come si sa, non ha eletto senatori) si è aggiunto, ancora una volta, solo il voto del Partito Repubblicano, nella persona del senatore Del Pennino. Si sono aggiunti, nel voto del 7 novembre, pochissimi altri senatori (il verde Bulgarelli, Furio Colombo e il "dissidente" della sinistra radicale Turigliatto). Dodici senatori! A questo si riduce in Senato l'importanza di un concetto fondamentale come la laicità dello Stato? Dove sono finiti i Verdi di Paolo Cento? E Rifondazione comunista? Evidentemente la laicità dello Stato non rientra nel DNA di certe parti politiche, oppure semplicemente non è da esse ritenuta prioritaria rispetto ad altri valori presuntamente "superiori" (si è letto di un voto di astensione, che al Senato è voto contrario, per "senso di responsabilità"; ci si chiede responsabilità verso chi o verso che cosa).

    Il Partito democratico di Veltroni cosa ne pensa? la laicità dello Stato è o non è un valore irrinunciabile per il quale bisogna battersi? Sono domande che un (e)lettore attento deve obbligatoriamente porsi.

    Si è letto tanto in questi mesi sulle indagini della Commissione europea a proposito dei privilegi fiscali degli enti religiosi. Purtroppo la disinformazione è stata la caratteristica principale alla delle dichiarazioni di tanti politici ed alti esponenti degli organi ecclesiali. Sia chiaro una volta per tutte: ciò che è stato denunciato, e su cui la Commissione europea sta indagando, sono i privilegi fiscali relativi alle attività commerciali svolte dagli enti religiosi e dalle ONLUS. Se vi sono delle attività commerciali svolte da tali soggetti, è giusto che siano sottoposte alle stesse norme alle quali sono sottoposti gli altri operatori concorrenti: il diritto comunitario, peraltro, esige l'applicazione della normativa in materia di concorrenza a tutti i soggetti che esercitano attività economica, indipendentemente dalla loro natura giuridica (profit o non - profit). Nessuno sta, dunque, sostenendo che le mense della Caritas siano in concorrenza con i ristoranti (come si è letto in un articolo di "Famiglia Cristiana"), né vi sono "oscure intenzioni" dietro le indagini della Commissione europea (come dichiarava Monsignor Betori, "Libero", 29 agosto 2007). Si chiede semplicemente che un convento adibito per una minima parte ad alloggi per suore o frati e per gran parte ad hotel o bed & breakfast sia soggetto alla stessa imposizione fiscale cui sono soggetti gli hotel di proprietà di enti non religiosi; che una clinica di proprietà di un ente religioso, che fa pagare i propri servizi esattamente come le altre cliniche private, sia sottoposta allo stesso regime fiscale; che una scuola privata di proprietà di enti religiosi, per accedere alla quale si paga una retta, esattamente come per le altre scuole private, paghi le tasse allo stesso modo; e la lista potrebbe continuare. Questo deve chiedere, anzi esigere, chi ha a cuore la laicità dello Stato.

    Se non sbagliamo i calcoli, dodici senatori significano circa il 4% del Senato della Repubblica. C'è da chiedersi se solo il 4% della società italiana abbia a cuore la laicità dello Stato e ponga questo principio fondamentale in cima alla scala dei propri valori "politici". Noi crediamo di no; ed è a tutti questi individui non degnamente rappresentati nel nostro Parlamento che si deve rivolgere la nuova Costituente Liberaldemocratica.

    P.S. Sarebbe interessante sapere come il governo italiano, dopo questo voto in Senato, intenderà rispondere, nei prossimi trenta giorni, alla nuova ed ulteriore richiesta di informazioni, da parte della Commissione europea, sull'esenzione ICI, così come su altri privilegi fiscali concessi agli enti religiosi ed alle ONLUS.

    *avvocato

    tratto da http://www.pri.it/9%20Novembre%202007/NucAlesIciUe.htm

  4. #104
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    Citazione Originariamente Scritto da Jeremy Clarkson Visualizza Messaggio
    che triste fina la laicità italiana se tocca a Turigliatto difenderla!
    Intanto Turigliatto e' solo un dodicesimo di coloro che hanno difeso la laicita', in quest'ultima occasione ... ma la cosa triste e' invece vedere la sinistra italiana che continua imperterrita a prendere per il culo i propri adepti ed i propri sostenitori ... continua ad ingannare i propri elettori promettendo mare e monti prima delle elezioni e facendo poi, una volta entrati nelle stanze governative del potere , come e peggio il Vaticano non saprebbe fare ...
    Triste e' vedere che sulla laicita' la sinistra italiana ... e' tornata al medioevo ... pero' altrettanto piu' triste e' vedere "los cogliones" che in essa credono ... continuare ad imbellettarsi ed autocelebrarsi dicendo ... pero' "noi siamo di sinistra" e Berlusconi e' di destra ... e con questo hanno cenato e ben bevuto ... si danno il voto e si autopromuovono a pieni voti ...

  5. #105
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    Mi sa che la laicità va a farsi benedire, avete visto cosa stà succedendo al movimento della Sbarbati, i repubblicani che l'hanno seguita non hanno capito che tipo era.
    Non si sono accorti neanche quando la Mosci ha lasciato l'incarico.
    Ed il povero Musi, allo sbando , un posto per lui ci sarà sempre al sindacato, quando però i pezzi della Uil, quelli rimasti , andranno nel partito democratico.
    Valeva la pena fare tutto un can can, certo per la Sbarbati si,accusando gli altri di muoversi per un piatto di lenticchie essa stessa nel contempo si serviva a piene mani.
    La maggioranza del Mre nelle Marche è già andata nel pd da sola, tutti i dirigenti allo sfascio, è rimasta solo lei.

    Sapete cosa c'è , mi dispiace, perchè avevo sempre creduto che il movimento l'avrebbe tenuto ben stretto, e che un domani , o un dopodomani ci si sarebbe potuti incontrare, fra repubblicani spersi e sparsi, vedo nella provincia di Pesaro fior di politici repubblicani ( 2) pur di mendicare un posto ai ds,ripeto ds non pd, fanno panegirici verso un pantheon comunista degli anni venti, ripeto venti, mi domando , questi sono mai stati repubblicani?
    Ora l'edera nelle marche non esiste più,salvo quella del PRI, non so cosa sta succedendo in Italia.
    Il movimento di Arsena ,partito con buone intenzioni si è arenato sul cosiddetto "liberale" Morelli, l'avevo detto ad Arsena tempo fa non si può creare un movimento per l'unità di simili ed uguali, delimitando nello stesso tempo l'entrata ai propri simili.
    Per ora non vedo un movimento che possa raccogliere gli sfilacciamenti della Sbarbati, Arsena ci prova e fa bene , ma qualche cosa gli è andata storta, non so dove perchè non ho seguito tutto il dibattito.
    Perciò invito tutti i repubblicani che leggeranno queste note di ricompattarsi sotto l'edera, aspettando tempi migliori.non a caso il simbolo è stato scelto da Mazzini in quanto significa fedeltà.
    Saluti a tutti.

  6. #106
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    ABORTO/ NUCARA: LA 194 NON SI CAMBIA, E' CONQUISTA STATO LAICO
    Si può migliorare ma non si può tornare indietro di trent'anni

    Roma, 3 gen. (Apcom) - "La 194 è un'ottima legge", per questo "ci si tolga solo dalla testa di valutarla eticamente". Lo dice il segretario del Pri, Francesco Nucara, intervenendo nel dibattito sulla revisione della legge sull'interruzione volontaria di gravidanza.

    Per il segretario dell'Edera, la 194 è una legge posta "a tutela della salute delle donne, perché capace di consentire l'aborto in condizioni di sicurezza anche ai meno abbienti poiché gli abbienti trovano le risorse finanziarie per abortire all'estero".

    "La 194 - conclude Nucara - è una conquista dello Stato laico capace di tutelare le scelte delle donne, una legge alla quale non intendiamo rinunciare. Altrimenti significherebbe tornare indietro di trent'anni. Poi si può anche migliorarla sulla base di una revisione tecnico-scientifico. Ci si tolga solo dalla testa di valutarla eticamente".

    tratto da http://notizie.alice.it/notizie/poli...,13742413.html

  7. #107
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    Nucara: 194, ci si tolga dalla testa di cambiarla

    Il segretario del Pri Francesco Nucara ha rilasciato la seguente dichiarazione: "La 194 è un'ottima legge a tutela della salute delle donne, perché capace di consentire l'aborto in condizioni di sicurezza anche ai meno abbienti poiché gli abbienti trovano le risorse finanziarie per abortire all'estero. La 194 è una conquista dello Stato laico capace di tutelare le scelte delle donne, una legge alla quale non intendiamo rinunciare. Altrimenti significherebbe tornare indietro di trenta anni. Poi si può anche migliorarla sulla base di una revisione tecnico-scientifico. Ci si tolga solo dalla testa di valutarla eticamente".

    tratto da http://www.pri.it/3%20Gennaio%202008...oCambiarla.htm

  8. #108
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    La 194 è un'ottima legge
    Una conquista dello Stato laico a cui non intendiamo rinunciare

    Nelle ultime ore si è creato un clima intorno alla legge 194 che non ci piace affatto. Innanzitutto teniamo a sottolineare che la 194 è stata ed è tutt'ora un'ottima legge, capace di contrastare la piaga dell'aborto clandestino salvaguardando il diritto di scelta delle donne. Una legge oltretutto a difesa delle fasce sociali più povere, che non hanno a disposizione mezzi finanziari tali da poter interrompere la gravidanza in cliniche di lusso oltre confine.



    Siamo poi contrari alla discussione "etica" sulla 194, perché non riteniamo che serva. Non è abolendo la 194 che si abolisce l'aborto. Si abolirebbero invece le condizioni di maggiore sicurezza che sono state garantite alle donne in questi anni. Se poi si ritiene di rivederla sotto un profilo scientifico, tecnico e terapeutico, non abbiamo niente in contrario. Ci si spieghi solo quali siano i punti in questione della legge da sottoporre a revisione e saremo ben lieti di partecipare al dibattito. Se qualcuno però crede, attraverso una revisione scientifica, di poter vagliare eticamente la legge, si sbaglia di grosso.

    La 194 è una conquista dello Stato laico a cui non intendiamo rinunciare per non fare tornare indietro il paese di trent'anni. E non ci interessano minimamente le sottili digressioni sulla differenza fra la vita "in potenza" e la vita "in atto", che pure hanno impegnato a lungo in passato eruditi e dotti editorialisti. Non siamo dei filosofi. A noi basta che alle donne sia garantita la possibilità di scelta per ciò che concerne la maternità: e questa scelta deve essere libera e va rispettata.

    Nessuna polemica con la Chiesa, che ha una assoluta vocazione antiabortista.

    L'importante è che oltre Tevere si ricordino di rispettare le leggi della Repubblica italiana. Come si dice: libera chiesa in libero Stato. Il problema, al dunque, è uno solo e di natura politica. Lo ha posto la senatrice Binetti che vorrebbe una maggioranza trasversale per modificare la legge 194. In democrazia, certamente, ognuno può volere ciò che più ritiene conforme alla sua visione del mondo. In questo caso però vediamo qualche difficoltà, perché se questa maggioranza trasversale si sentisse portatrice di valori cosiddetti etici, contrastati da una minoranza altrettanto trasversale, eccoci di fronte ad un conflitto deflagrante che scuoterebbe dalle fondamenta il nostro Paese, oltre che, come ovvio, lo stesso governo Prodi.

    Noi non tendiamo a prendere molto sul serio i fieri propositi della senatrice Binetti, ma se davvero si dovesse realizzare una maggioranza come quella da lei auspicata - cioè una maggioranza che si riconosce nei valori della Chiesa e non in quelli dello Stato laico - ecco che gli attuali schieramenti verrebbero devastati come da un tifone conradiano. E un governo debole come l'attuale sarebbe il primo ad andare alla deriva, per usare un termine in tema.

    Abbiamo poi visto una proposta di moratoria internazionale contro l'aborto. Per quel che servono, le moratorie internazionali, a risolvere i problemi concreti, facciano pure anche questa proposta.

    Roma, 3 gennaio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4614

  9. #109
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    A PENSAR MALE …

    In questi giorni di torpore festivo le cronache sono pressoché monopolizzate dal dibattito sulla revisione della legge 194 e, a quanto pare, allo stuolo dei politici cattolici che, a vario titolo, si contendono il ruolo di più fedeli interpreti dei dettami vaticani (cosa non si farebbe per un voto!?), stupisce che si siano accodati anche alfieri (!?) del pensiero laico.
    D'altronde la strada era gia stata tracciata dall’ex Presidente del Senato, Marcello Pera: e poco importa se quest’ultimo sia oramai universalmente ritenuto il peggior Presidente che il senato repubblicano abbia avuto; il suo esempio continua, evidentemente, a fare scuola in tutti coloro che pretendono di interpretare, in chiave personale (o personalistica), il ruolo dei laici nella società.
    Così mentre nella Ravenna dai trascorsi laici e dei mangiapreti c’è la LEGA che si inventa la “romagna cristiana”, a Roma si spingono i ragionamenti fino agli eccessi e ai paradossi.
    E allora cosa di meglio che strumentalizzare un dramma di coscienza come l’aborto?
    Sia chiaro che pur essendo uno strenuo e convinto difensore della legge 194, non pretendo che le mie convinzioni prevalgano sulle decisioni di altre persone le quali, ovviamente e laicamente, sono libere di non ricorrere all’interruzione di gravidanza.
    Convengo con chi sostiene che il ricorso all’interruzione di gravidanza non possa considerarsi un “metodo”, ma ostinarsi a non considerarlo come un diritto di grande civiltà, mi sembra altrettanto colpevole.
    In un paese normale il tema della revisione di una legge come la 194 che, nonostante le fisiologiche imperfezioni di tutte le umani leggi, continua a funzionare, avendo quasi annullato gli aborti clandestini e tutelato i diritti e la libertà di migliaia di donne di essere padrone della loro vita, non si porrebbe.
    E non si porrebbe principalmente per tre semplici ragioni: primo perché oltre ad aver funzionato, la legge 194 è scaturita da un referendum sofferto, ma che ha visto la maggioranza degli italiani (inclusi molti cattolici) esprimersi a suo favore; in secondo luogo perché i problemi del paese sono ben altri, ed una classe politica avveduta non sprecherebbe il tempo per dibattere capziosamente su un tema che non è sul tappeto; infine, anche se non ultimo, perché ogni discussione su temi che riguardino la sfera pubblica o i diritti civili, in un moderno stato occidentale, non può essere né influenzata né tantomeno indirizzata da istituzioni religiose.
    Ma in Italia nulla è normale, e lo sappiamo bene; a maggior ragione oggi, dopo che un alfiere della laicità come Giuliano Ferrara, si è assunto l’onere di aprire un varco alle già numerose interferenze confessionali nella vita pubblica del nostro paese.
    Eppure, conoscendo ed apprezzando le doti intellettive dell’uomo, un dubbio mi assale: e se fosse un modo per gettare ancora scompiglio nel centrosinistra, alimentando le sottolineature e i distinguo di tutte le varie senatrici Binetti, con o senza cilicio?
    Fantasticherie? Può essere; ma perchè proprio adesso quando Prodi, evitando la spallata e smettendo di fare il “Prodi”, sta muovendo passi decisivi per la vita del governo (e del Paese) come l’accordo ALITALIA-AIR France/KLM, l’unico percorribile per la salvezza della compagnia, nonostante i vaneggiamenti padano-lombardi sull’Hub di Malpensa?
    Se poi dovesse concretizzarsi quanto il Presidente del Consiglio va dicendo (e conoscendo l’ostinazione del Premier c’è da scommetterci!), e cioè che alla trimestrale di cassa, se confermati i positivi dati economici, si potrebbe cominciare a redistribuire parte delle entrate, cominciando dalle “buste paga”, con evidenti ricadute reali sulla capacità di acquisto dei salari, ergo sulla ripresa dell’economia, e con buona pace sia della turbolenta sinistra radicale sia del centro moderato, allora il cerchio si chiude.
    Staremo a vedere: intanto, come direbbe un noto politico italiano, peraltro ministro in un governo a guida D.C. ai tempi del referendum, “a pensar male…..”.

    Eugenio Fusignani
    assessore provinciale repubblicano
    Ravenna 5 gennaio ’08

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm
    http://www.fgr-fc.it/documenti/sulla..._fusignani.doc

  10. #110
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    Laicità e Legge 194
    La FGR è pronta a mobilitarsi?

    08 gennaio 2008 - La storia si ripete: saranno solo i "vecchi" repubblicani, radicali, liberali e socialisti a difendere la libertà di salute e di autodeterminazione delle donne italiane che affrontano drammaticamente l'IVG?

    La polemica impazza sui giornali e come al solito sui temi di laicità il governo Prodi è sulla difensiva, il PdL sfodera i suoi peggiori moralismi e il PD arranca tra silenzi ed imbarazzi.

    A dettare l'agenda non sono più i partiti laici di maggioranza e opposizione (Dico, divorzio breve, cellule staminali, ecc..), ma la gerarchia ecclesiastica, singoli senatori a caccia di voti cattolici e parte dell'informazione assoggettata al Vaticano. Questi "fiancheggiatori", molti dei quali per puro spirito strumentale, rischiano di far arretrare la libertà dei cittadini, per un semplice vantaggio politico.

    Il Partito democratico è stato colto impreparato dall’apertura del nuovo fronte sulla laicità ed è incapace di controbattere ad alcuni fondamentali temi di coscienza, che andrebbero sviscerati e spiegati in tutta la loro complessità.

    I pochi laici, come noi Giovani Repubblicani, non possono sottrarsi al confronto, alle domande sulla Legge 194, pillola abortiva RU486 e/o del giorno dopo, temi di bioetica, fecondazione assistita e altro.

    Esistono questioni su cui è sempre utile accettare il confronto e questa potrebbe essere una nuova occasione per integrare la Legge 194 in due direzioni: da un lato, per garantire ad ogni donna che affronta la tragedia personale di un aborto, la possibilità di utilizzare la pillola abortiva (che finalmente arriva anche in Italia), e che presenta rischi analoghi all'intervento chirurgico, ma con ragionevoli disagi in meno; dall'altra parte, molto laicamente dobbiamo capire se nell'applicazione della legge 194 ci sono migliorie da apportare. C'è la necessiità di un maggior sostegno finanziario, psicologico, ambulatoriale (nei consultori) per le donne che ricorrono alla IVG e parallelamente dobbiamo intensificare le campagne di informazione sulla educazione sessuale nei più giovani? Forse, non dobbiamo chiuderci a riccio e aggrapparci alla inviolabilità della legge 194, che innegabilmente ha dato risultati eccellenti.

    Dobbiamo rilanciare e accettare la sfida culturale che Ferrara ha lanciato con la "moratoria sull'aborto". Ribattere colpo su colpo.

    "Come facciamo noi laici a non capire che la soppressione di una vita, specie se piccola e muta e indifesa, non è materia da lasciare al monopolio morale dei credenti" (Norberto Bobbio). E', in ogni caso, un argomento potentissimo, che attiene alle libertà fondamentali delle donne, che va sostenuto solidamente e argomentato con grande pragmaticità. Consapevoli che la battaglia culturale e il confronto, con una Chiesa molto più ricca di soldi, che di valori, sarà senza esclusione di colpi, noi siamo pronti al confronto.

    Paolo Montesi
    Segr. FGR Emilia-Romagna

    tratto da http://www.fgr-fc.it/Home.htm

 

 
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