Stato e Chiesa
Per la Consulta il principio della laicità è irrinunciabile
Non sappiamo sinceramente, e crediamo che al momento nessuno lo possa sapere, come si risolverà il contenzioso nel governo a proposito delle coppie di fatto. Per capire la situazione vale l'auspicio del ministro degli Esteri che va in Giappone e chiede agli alleati di fargli trovare ancora l'esecutivo al suo ritorno. Il che fa pensare che, più della questione internazionale, più delle infinite beghe economiche, più ancora delle rivalità di partito, il terreno minato per la maggioranza sia rappresentato dai problemi con il mondo cattolico.
In proposito, è stato molto esplicito il ministro Mastella, che ha detto di non voler fare prevalere i vincoli del governo su quelli della sua coscienza. E dunque serve a poco l'invito dell'onorevole D'Alema, rivolto al ministro Guardasigilli, di preoccuparsi di risolvere i problemi della Giustizia. Perché ora pesano di più gli scrupoli confessionali. D'altra parte, Mastella, contestato da più esponenti della sua coalizione per aver minacciato la stabilità del governo sui Pacs, ha trovato un alleato non certo insignificante nel Capo dello Stato, che, in merito, ha suggerito di tenere conto dei "timori della Chiesa", di ascoltare, insomma, il Pontefice ed i suoi vescovi.
Ora, che lo Stato democratico ascolti tutti coloro che hanno qualcosa da dire, è cosa doverosa e pertinente. Diverso invece sarebbe se, quando parla la Chiesa, si dovesse poi fare come essa desidera.
Il Capo dello Stato ha ricordato l'articolo 7 della Costituzione che recita: "Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani" e i loro rapporti "sono regolati dai Patti lateranensi". In base all'articolo 7 lo Stato italiano può fare la legge sui Pacs che vuole e la Chiesa altresì pensare di essa quello che preferisce. Il problema nasce dal fatto che il Capo dello Stato ha ricordato come l'articolo 7 della Costituzione sia non solo un indice regolatore dei rapporti fra Stato e Chiesa attraverso i Patti lateranensi, ma anche un punto sintetico delle posizioni fra i laici e i cattolici. Ci chiediamo se allora il presidente Napolitano abbia voluto conferire alla Chiesa, attraverso i cattolici, una partecipazione piena alla stesura della Carta fondante dello Stato Italiano. Perché, se fosse così, ciò significherebbe, stando a questa interpretazione, che la Chiesa è sintetica allo Stato italiano e che con essa occorre trovare per l'appunto la sintesi ai problemi che si devono affrontare.
Aggiungiamo che se questo fosse il senso dell'esternazione del Capo dello Stato, essa apparirebbe in netto contrasto con quanto affermato al termine dell'incontro con il Pontefice del novembre scorso. Allora Napolitano disse che vi erano scelte "che appartengono alla sfera e alla responsabilità autonoma della politica".
Benedetto XVI aveva risposto che "la Chiesa non è, e non intende, essere un agente politico".
A vedere questi ultimi mesi, con le osservazioni sempre più insistenti del cardinale Ruini, avremmo ragione di dubitare della parola del Papa e, in base alla dichiarazione resa nota in Spagna da Napolitano, c'è ragione di chiedersi se, invece, il Presidente abbia cambiato opinione in proposito.
Nel caso qualcuno pensasse che qui si tratta dei soliti timori di noi vetero - laicisti, notiamo che anche Miriam Mafai tiene a specificare, in un suo editoriale per "la Repubblica", "i limiti del dialogo fra Chiesa e Stato": il "tener conto di queste sensibilità e addirittura delle preoccupazioni del pontefice, non può in nessun modo essere inteso come un lasciarsene condizionare".
Evidentemente anche la giornalista si è accorta che il richiamo all'articolo costituzionale, come un punto di sintesi, presuppone un forte condizionamento, tanto che lo stesso Ruini, più volte negli anni, ha preteso di spiegarci il senso vero di alcuni articoli della Costituzione. A fronte di una possibilità di equivoco molto seria, crediamo che la Mafai abbia fatto bene a ricordare che la Corte Costituzionale "già nel 1989 affermò che il principio supremo della laicità dello Stato è un principio irrinunciabile, che non può essere né modificato né sottoposto a controlli esterni".
Saremmo felici se ce lo ricordasse anche il Capo dello Stato.
Roma, 30 gennaio 2007
tratto da http://www.pri.it





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