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  1. #111
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    La 194 è una legge di vita: possiamo solo migliorarla

    di Renato Pietro Orsini e Luca Borghini

    Leggiamo sulle colonne del giornale Il Foglio “L'aborto è un crimine nascosto dell'uomo e della donna moderni, il più grande alla pari dello sterminio degli ebrei d'Europa”, questa frase è dell’“ateo devoto” Giuliano Ferrara che da qualche giorno è tornato alla carica contro la legge 194 “la legge dell’aborto” o per meglio dire “interruzione volontaria di gravidanza”, con l’intenzione di promuovere una moratoria all’Onu come è stato fatto per la pena di morte.
    La legge 194 fu, senza ombra di dubbio, una vittoria per il popolo italiano, che, in pieno clima democristiano, votò una legge a difesa dei diritti della donna, il diritto di mettere al mondo un figlio. La legge 194 non è una legge di morte, ma una legge che tutela la vita.
    Qualcuno si scorda che in Italia la pratica dell’aborto c’è sempre stata, solamente prima del 1978 per abortire le donne dovevano ricorrere a metodi “da macellai” con il tacito rischio di morte, da 30 anni grazie alle battaglie dei liberali italiani, le donne sono difese e aiutate in questo cammino, mai facile, verso l’aborto di un bambino. Oggi a distanza di più di un quarto di secolo i Teodem ne fanno una questione morale: “la mozione è un grande passo avanti nella direzione giusta, cioè la difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita”. Parla così Paola Binetti (senatrice PD) senza ricordarsi che di questioni squisitamente morali la politica italiana ne fornisce molte, ma forse meno “interessanti” per guadagnare una prima pagina su un quotidiano nazionale o per avere 30 secondi nel polpettone di un tg nazionale.
    Siamo di fronte all’ennesima ingerenza della chiesa nella vita politica di uno stato laico e che non può confondere l’etica di una religione (sebbene sia la più radicata nello stato Italiano) con l’etica dello Stato. Bagnasco, presidente della C.E.I sentenzia così: “È auspicabile. È un dato di fatto, sotto gli occhi di tutti, il progresso scientifico e tecnologico in materia di vita umana. I legislatori da sempre si confrontano doverosamente con queste scoperte per formulare leggi che sempre meglio rispettino, difendano e promuovano la vita umana, in tutte le sue forme e fasi. L'auspicio è che questo possa realizzarsi anche ora”, più leggero nei toni ma non nella sostanza l’ex-presidente della C.E.I, Ruini: “si può sperare che da questa moratoria venga anche uno stimolo per l'Italia, quantomeno per applicare integralmente la legge sull'aborto che dice di essere legge che intende difendere la vita, quindi applicare questa legge in quelle parti che davvero possono essere di difesa della vita”.
    Ci troviamo per l’ennesima volta di fronte ad una classe politica che sta più attenta alle parole degli esponenti della chiesa che ai che ai reali bisogni e alle reali richieste dell’Italia.
    Come giovani repubblicani noi, sentiamo l’esigenza ovviamente di restare aperti ad una eventuale modifica della legge 194 ma per modernizzarla, renderla attuale con gli ultimi progressi scientifici, ma non certo per un fare un passo indietro, non certo per dover tornare nelle piazze per difendere i diritti della donna.

    Renato Pietro Orsini e Luca Borghini
    Federazione Giovanile Repubblicana - Carrara

    tratto da http://www.fgr-italia.it/index.php?o...d=263&Itemid=1

  2. #112
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    Il vero assassinio sarebbe quello di coloro che vogliono eliminare la 194

    di Luca Bagatin

    Ha certamente ragione il Prof. Massimo Teodori che, già con il suo libro "Laici, l'imbroglio italiano", denunciò e continua a denunciare il proliferare, nel panorama politico e culturale italiano, dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti": nuova grancassa mediatica di Santa Romane Ecclesia.
    E così, l'ateo devoto Giuliano Ferrara torna alla carica proponendo la "moratoria sulla legge 194 che disciplina l'aborto" di concerto con Sua Eminenza Camillo Ruini e con tutti coloro i quali sacralizzano la vita financo, forse, nelle sue forme spermatiche più elementari.
    E così arriva Sandro Bondi (altro ex comunista come Ferrara, ovvero già appartenente all'altra Chiesa dogmatica più influente d'Italia) di Forza Italia a presentare una mozione in Parlamento per rivedere le linee guida della legge 194 alla luce dei valori di sacralità della vita sanciti dagli stessi Ferrara e Ruini.
    Ma che cosa intende o si intende per "vita" e per "sacralità" della stessa ?
    Si consideri che ogni cosa che ci circonda è, in sé, "vita" in quanto composta di atomi.
    Purtuttavia c'è "vita" e vita: ovvero materia dotata di una coscienza e materia del tutto priva della stessa.
    E, poi, che cos'è il "sacro" ? Ciascuno può ben dire la sua visto che siamo in un Paese tutto sommato libero e dalle molteplici concezioni spirituali (nonostante gran parte della nostra classe politica ci metta del suo per ridurre gli spazi di libertà).
    Lungi dall'addentrarci troppo in questioni filosofiche fuorvianti, andiamo subito al nocciolo della questione: si può pensare oggi di vietare l'aborto per legge come vorrebbero i "sacralizzatori della vita" nostrani ?
    Mi chiedo se essi si rendano conto della pericolosità insita nelle loro conclusioni.
    L'aborto è uno degli aspetti che riguarda, volenti o nolenti, la vita quotidiana, così come altri fenomeni sui quali possiamo essere d'accordo o meno, ma comunque continueranno ad esistere in quanto fanno parte del libero arbitrio dell'individuo stesso (che pur non vuole dare fastidio a nessuno: prostituendosi, drogandosi o scegliendo liberamente di togliersi la vita).
    L'aborto riguarda infatti la vita di una donna che si ritrova una gravidanza indesiderata e che non ha potuto o voluto utilizzare altri metodi anticoncezionali (che pure la Chiesa cattolica condanna, sic!).
    La legge 194 non fa che regolamentare tale fenomeno e grazie ad essa si sono evitati, in 30 anni, aborti clandestini di massa in condizioni disumane. Quante donne sono morte sotto i ferri delle "mammane" dai cucchiai d'oro negli anni precedenti al 1978!
    Il vero assassinio, insomma, sarebbe la mancanza di una legge come questa, la quale regolamenta e consente la pratica abortiva in condizioni igienico-sanitarie ottimali.
    Facciamo poi notare che finalmente da quest'anno sarà possibile per le donne ricorrere alla fantomatica "pillola del giorno dopo" RU486 (mifepristone), lo steroide che consente l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza, ricorrendo agli ospedali stessi.
    Ci sono voluti anni, ma anche il nostro medievale Paese conoscerà questo strumento anticoncezionale che consientirà di evitare l'aborto chirurgico.
    Ora, che cosa accadrà in Parlamento prossimamente, questo proprio non si sa ancora. Ciò che tuttavia urge è la nascita di un vero Partito dei Liberali e dei Riformatori italiani, capace di battersi per aprire al pargamtismo civile dei Paesi occidentali ed anglosassoni, contrapponendosi al conservatorismo talebano che vuole un ritorno allo Stato etico e confessionale: premessa per un nuovo totalitarismo (se uno Stato non rispetta i corpi dei suoi cittadini, come vorrai mai chiamarlo?).

    Luca Bagatin
    www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

    tratto da http://www.fgr-italia.it/index.php?o...d=265&Itemid=1

  3. #113
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    La "moratoria" che vorremmo: contro la precarietà dell’esistenza dei nati

    di Maria Mantello

    Moratoria viene dal verbo latino moràri, che significa indugiare su qualcosa, impedire qualcosa. Quindi anche essere liberati da qualcosa.

    Allora noi vorremmo invitare ad indugiare a riflettere sulle condizioni della maggior parte degli umani, perché si impedisca il più possibile la sofferenza, rimuovendo gli ostacoli -come prevede la nostra Costituzione- che sbarrano il passo a che ognuno viva con dignità: nel riconoscimento solidale del diritto ad autodeterminarsi responsabilmente.

    Vorremmo che alla carità si sostituisse il diritto alla libertà dal bisogno.

    Vorremmo che i mezzi di informazione non fossero la camera di risonanza del mantenimento del potere politico ed economico di chi già ha tutto, e in nome di falsi liberismi, espropria gli altri di tutto.

    Vorremmo che i diritti civili fossero pratica attuativa contro le discriminazioni sessiste che imperversano anche nel nostro “civile” occidente.

    Vorremmo liberare le menti dai condizionamenti, dai pregiudizi, dal dogmatismo.

    Vorremmo essere liberati dai pelosi detrattori della scuola pubblica, ultimo baluardo della libertà di pensiero: viatico della formazione di coscienze critiche.

    Vorremmo che i risultati della ricerca divenissero patrimonio collettivo, a cui ognuno possa accedere anche se sprovvisto di carta di credito.

    Vorremmo essere liberati dalle speculazioni che rendono impossibile a tanti di abitare in edifici, che possano chiamarsi case.

    Vorremmo questo e tanto altro…

    Insomma vorremmo la massima estensione dei principi di libertà e giustizia che fanno la dignità degli individui su cui si misura il grado di civiltà dell’umanità.

    Insomma vorremmo una moratoria contro la precarietà dell’esistenza dei nati. Una moratoria che impegni realmente, che non sia una facile fuga ideologica per occultare negazione di libertà ed ingiustizie sociali.

    Maria Mantello

    tratto da Mazziniani-sul-Web
    http://it.groups.yahoo.com/group/Maz...eb/message/679

  4. #114
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    Cosa faranno i nostri amici repubblicani eletti con Forza Italia?

  5. #115
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    Nuvola,te lo ricordi tal Lampo?E' possibile che questo Simoncelli sia un clone?

    Torniamo a parlare di cose serie con questo interessante intervento di Panebianco oggi sul Corriere.

    L’incontro mancato

    di Angelo Panebianco

    Ciò che accade in Italia, il nuovo grande scontro sulla questione dell'aborto, può essere interpretato in vari modi. È certamente un fatto che si inscrive in una più generale tendenza: il ritorno della religione (delle religioni), inaspettato e imprevisto da un pensiero moderno che credeva il problema risolto una volta per tutte, al ruolo di forza storica rilevante. Un ritorno che ha tratto linfa vitale dalla fine delle religioni secolari del XX secolo. È anche una vicenda italiana, l'ultimo episodio di una storia nazionale dominata dall'alternanza di conflitti e compromessi fra Chiesa e poteri secolari.
    Se ne ho capito il senso, lo scopo della campagna per la moratoria sull' aborto lanciata dal direttore del Foglio Giuliano Ferrara è davvero ambizioso: non quello, come pensano i poveri di spirito, di «attaccare la 194», la legge sulla interruzione della gravidanza. Ma quello, niente meno, di favorire una rivoluzione culturale, al termine della quale l'aborto torni a essere considerato dalla coscienza pubblica, anziché «un diritto della donna, fondamento di una maternità consapevole», come una riprovevole forma di soppressione della vita, e la legge sull’interruzione della gravidanza (da mantenere) ciò che in effetti era, in origine, per gli stessi che la vollero: il «male minore», il solo mezzo per impedire il ritorno di mammane e aborti clandestini. Si tratterebbe di una rivoluzione culturale perché andrebbe a colpire in uno degli snodi più delicati una certa «ideologia della modernità». Quella campagna, sostenuta anche da qualche non credente, è inevitabilmente in sintonia con le aspirazioni della Chiesa e di gran parte del mondo cattolico. E sta attraversando con la potenza di un ciclone il campo, già da tempo sconvolto, degli equilibri fra poteri secolari e potere religioso. Con ricadute sull'intero arco delle forze politiche italiane.
    A seconda della loro natura e collocazione le forze politiche italiane corrono, in questa temperie, rischi diversi. Quelle di destra corrono il rischio dell’«eccesso di zelo » (lo ha rilevato un politico cattolico accorto come Pier Ferdinando Casini). Per debolezza culturale o calcoli sbagliati le forze di destra rischiano di appiattirsi sulle posizioni dell'intransigentismo cattolico perdendo di vista che loro compito (e della politica in genere) dovrebbe essere la ricerca di un punto di equilibrio fra mondo cattolico e mondo laico.
    Il rischio più grosso, però, lo corre il Partito democratico (i mezzi silenzi e le incertezze di Walter Veltroni sono significativi). Semplicemente, sta andando in pezzi la «ragione sociale» vera che sta dietro alla costituzione di quel partito, ossia l'incontro fra gli eredi della tradizione comunista e gli ultimi adepti del «cattolicesimo democratico » (l'ex sinistra democristiana e dintorni).
    Nonostante ciò che piacerebbe al suo leader, il Partito democratico non è (non è ancora?) un equivalente italiano del Partito democratico americano: se lo fosse, il partito non avrebbe respinto a muso duro il tentativo di ingresso di Marco Pannella.
    È invece il punto di approdo di una lunghissima storia di contatti e valutazioni convergenti su un ampio arco di questioni pubbliche fra comunisti prima, ed ex comunisti poi, e la sinistra democristiana. È questo il cosiddetto «incontro di culture diverse» che sta alla base del Partito democratico. Un incontro che doveva essere reso possibile dalla comune sensibilità per la lotta alle «ingiustizie sociali», maturata nella lunga fase in cui per i cattolici (dopo il Concilio Vaticano Secondo) non sembrava esserci altro spazio se non quello assicurato dalla loro accettazione dello spirito del tempo.
    Ma due fatti hanno inceppato il meccanismo. Il primo è dato dalla circostanza per cui, in un assetto bipolare, un partito a vocazione maggioritaria non può restringere, pena il suicidio elettorale, il suo bacino di influenza nel mondo cattolico al solo ambito dei cattolici democratici. Con inevitabili contraccolpi. Il «caso Binetti» è rivelatore: la mite senatrice, una cattolica senza legami con il cattolicesimo democratico, ha oggi sottratto a Berlusconi il ruolo di personaggio più dileggiato dalla sinistra italiana. Il secondo fatto è dato dalla circostanza per cui, nel nuovo clima culturale, i cattolici democratici sono ormai sulla difensiva entro il mondo cattolico. Il loro futuro politico non appare più molto roseo. Il fallimento dei «Dico» (punto di equilibrio fra le due culture e vera «carta dei valori» del Partito democratico) è stato premonitore, anche se pochi ne hanno colto subito il significato.
    La difficoltà del Partito democratico sta nel fatto che esso deve cambiare cavallo, modificare la propria ragione sociale, o rischiare il fallimento. E ricordo che l'eventuale fallimento del Partito democratico sarebbe un dramma per il sistema politico: bloccherebbe la ricomposizione, a sinistra come a destra, del nostro spappolato sistema dei partiti, manderebbe alla deriva la nostra già provata democrazia. Tocca all'immaginazione e all'energia del leader, Veltroni, trovare una via d'uscita. La via d'uscita, forse, è un vero partito americano: nel quale abortisti e antiabortisti, mangiapreti e clericali, socialisti e liberali, cattolici conciliati con i cosiddetti tempi e cattolici contro possano combattersi, anche aspramente, senza che ciò minacci la sopravvivenza del partito. Ciò richiede però un contesto istituzionale, quello proprio delle democrazie maggioritarie, con un ruolo deterrente contro le scissioni. Tutto si tiene. Una riforma elettorale «maggioritaria» è, fra le altre cose, l'unica possibilità residua per consentire al Partito democratico di sopravvivere alla fine del sogno che lo ha fatto nascere: l'incontro fra due culture
    10 gennaio 2008.

    http://www.corriere.it/rss/editoriali.xml
    omar proietti

  6. #116
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    Citazione Originariamente Scritto da Lincoln Visualizza Messaggio
    Nuvola, te lo ricordi tal Lampo? E' possibile che questo Simoncelli sia un clone? ...
    No assolutamente ... pero', tra i due, e' proprio una bella lotta ...

  7. #117
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    Bando alle ciance, ho fatto una domanda facile facile: che cosa faranno i nostri amici repubblicani eletti con Forza Italia?

  8. #118
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    ma a proposito di cosa?

  9. #119
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    A proposito dello stato laico, della 194, visto che Forza Italia, Ferrara e Pera fanno a gara a chi è più benevolo con Santa Romana Chiesa e i nostri Nuvolarossa e Lincoln sono pronti a fare i chierichetti!!

  10. #120
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    il partito ha una posizione ufficiale ribadita da tutti gli organi di strenua difesa della 194, mi pare contemplata nel forum e quindi non capisco il senso della domanda. Noi facciamo quello che decidono gli organismi del partito non quello che propone ferrara e bondi.

 

 
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