







perchè?


Per quale motivo un Papa dovrebbe essere presente all'inaugurazione dell'anno accademico di un'università statale laica ?
Dialogo tra fede cattolica e ragione senza contraddittorio? A me sembra proselitismo... Poi, ognuno la pensi come vuole.


Cini è stato e forse è ancora comunista illiberale che ha sempre seguito il pci nelle sue forme più dittatoriali dagli anni quaranta fino ai giorni nostri.
Tanto è vero che un suo tentativo di accusa del'invasione dell'ungheria nei riguardi del pcus fu negato dall'allora gruppo dirigente del pci e lui si sottomise negli interessi superiori del comunismo internazionale.
Non bisogna dimenticare che tutti gli scienziati che obbediavano al PCI di allora , compreso cini, stettero zitti sul caso Lisenko , il biologo di stalin che aveva teorizzato una teoria evoluzionistica antidarwiniana.
Ecco chi è cini, quindi nessuna critica per quello che ha fatto anche perchè è nel suo diritto, ma attenzione, da che pulpito viene la predica?
E' il caso di dirlo.
Il petrolio, oggi negli USA a 78 dollari, gli usa non stanno semplicemente ad osservare la loro recessione si stanno muovendo, e Bush è stato coraggioso a prendere quelle decisioni per ridare slancio all'economia con il metodo della restituzione , in pratica abbassamento delle tasse.
Ci sono molte ragioni a ciò, negli ultimi anni il costo della vita negli Usa diventava alto, era stata notoriamente basso.
I prezzi delle case diventavano alti, erano stati notoriamente bassi.
Notoriamente bassi vuol dire la metà del costo della vita italiano.
Una recessione era alle porte, il debito aumentava, il governo doveva fare qualcosa, adesso col dollaro cosi basso, l'oro lasciamolo stare, c'è possibilità di ripresa.
Anch'io so che alcuni osservatori stimano la ripresa fra circa sei mesi.
I repubblicani non faranno in tempo a godere dell'effetto positivo delle suddette decisioni, un pò come successe a Bush padre, quando prese delle decisioni drastiche i cui effetti positivi furono poi raccolti da Bil Clinton.
Gli è che in Italia non si prendono decisioni drastiche, questo è il problema.


Certo che si poteva invitare anche qualche altro intellettuale.
Il Papa è stato invitato ed ha quindi accettato di parlare su questi temi. Poteva anche dire di no.
Secondo te, il Papa avrebbe timore di partecipare ad un confronto su fede cattolica e ragione con un contraddittorio? Secondo me no...
Secondo me non conosci bene la figura di questo Papa.




Caro virgiliankaos, il Papa poteva benissimo partecipare comunque, ma si è tirato indietro per motivi (a suo dire) di ordine pubblico. Invece secondo mé avrebbe dovuto affrontare i quanti si erano opposti alla sua visita. In oltre gli avevano suggerito di partecipare ad un dibattito sempre in sede universitaria in un altro momento ma lui niente... Ad esser sospettosi, si fa presto a pensar che forse il Papa non aspettava altro che un pretesto per calarsi nel ruolo della vittima, ruolo che gli ha fruttato la solidarietà di tutto il mondo politico e di migliai di fedeli.


dal corriere della sera (non da un covo di comunisti)
Cini, il «vendicatore» di Galileo: criticai pure il Pci
ROMA — L'ombra di Galileo attendeva da quattro secoli il professor Marcello Cini che la vendicasse. Almeno, il professor Cini ne sembra convinto. «Sin dai tempi di Cartesio si è addivenuti, per porre fine al conflitto fra conoscenza e fede culminato con la condanna di Galileo da parte del Santo ufficio, a una spartizione di sfere di competenza tra l'Accademia e la Chiesa. La sua clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico de La Sapienza sarebbe considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo...».
Il professor Cini non è solo l'artefice della lettera aperta dello scorso 14 novembre, che ha innescato l'incidente più serio con il Vaticano da tempo immemorabile. E' uno dei grandi vecchi (84 anni, quattro più del suo avversario Ratzinger) della cultura italiana. Fin da quando, oltre mezzo secolo fa, Edoardo Amaldi, Enrico Persico e Giorgio Salvini — vale a dire, la Fisica — lo chiamarono a insegnare proprio alla Sapienza. «Cattivo maestro » si definisce (riprendendo un'invettiva di Giorgio Bocca) nel titolo della propria autobiografia intellettuale, pubblicata nel 2001 da Bollati Boringhieri. Ma si capisce bene che scherza e, in fondo, si stima. «Non posso fare a meno di domandarmi se non mi sono troppo spesso identificato con Charlie Brown quando confessa: odio la gente, ma amo l'umanità!», ha scritto di sé. Di Ratzinger, invece: «Ci vuole un bel coraggio a nascondere sotto lo zerbino le crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell'Inquisizione... ».
Nato a Firenze, formatosi al liceo D'Azeglio di Torino, iscritto al Pci fin dai primi anni del dopoguerra, nel '56 porta al congresso della federazione di Catania, dove insegna, una mozione di critica all'invasione dell'Ungheria: «Pajetta mi rispose facendomi nero, con il sarcasmo che gli era abituale». Critico da sinistra del togliattismo, amico di Raniero Panzieri, fu l'unico tra i docenti di fisica — lo racconta il suo allievo Marco D'Eramo — a schierarsi con gli studenti ribelli del '68. Cofondatore del Manifesto. E poi: Medicina democratica, la polemica con Emilio Sereni reo di aver esaltato lo sbarco americano sulla luna («ma quale progresso, è stato il più fantastico spettacolo di circenses offerto alla plebe dai tempi di Nerone! »), i protoambientalisti, la battaglia contro il nucleare. Ma Cini ha lasciato il più ampio segno di sé con «L'ape e l'architetto», che fu il caso politico-culturale del 1976. Un titolo mutuato da Marx, un pamphlet a più mani per dire che la scienza non è mai neutrale, non è indifferente alla storia, alle idee, e soprattutto agli interessi. La reazione dei colleghi fu ora ammirata, ora beffarda; uno di loro replicò che i corpi cadevano nel vuoto allo stesso modo, sia che al potere fossero i democristiani, sia i comunisti. Lucio Colletti infierì: «C'è una certa differenza tra le verità scientifiche e la predica di un parroco o la relazione di un segretario generale». «Il mio vero rimpianto — si immalinconì lui — è che uno impara a vivere quando non gli serve più». Serviva invece a respingere Benedetto XVI, che gli ha regalato una seconda giovinezza: «Possiamo tollerare che il papa », minuscolo ovviamente, «possa dire ai nostri colleghi biologi che non devono prendere sul serio Darwin?».
Capelli bianchi, occhi azzurro pallido, una riproduzione di Guernica dietro la scrivania, Cini non è mai stato un intellettuale retrivo. Pronto già nel '94 a dichiarare la fine del paradigma delle certezze («Un paradiso perduto» uscì da Feltrinelli), è stato tra i primi a occuparsi di bioetica e a denunciare «il pericolo maggiore, una visione di onnipotenza». Critico della clonazione e della scienza ridotta a mercato, ha ammonito a non demonizzare gli ogm — «non fanno peggio delle sigarette e degli hamburger» — e ha invitato la sinistra a diffidare «degli scienziati che giocano a Dio», e anche un poco di se stessa. Proprio sul Manifesto scrisse: «Io non capisco più cosa voglia dire l'aggettivo "comunista" che compare sulla sua testata». Ha fatto autocritica sui figli — «dev'essere stato difficile per loro avere un padre ingombrante, egocentrico e non sempre presente» —, si è sporto sull'orlo di una confessione di fallimento: «Ho passato gran parte della mia vita concentrandomi sul comunismo e sulla fisica. Ora viviamo in un mondo in cui non c'è il comunismo e non c'è la fisica». Resiste invece Ratzinger, il quale «ha solo cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali, ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effigie della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella scientifica e metterla in riga». Sulla soglia, però, l'attendeva il professor Cini.
Aldo Cazzullo
16 gennaio 2008
tratto da http://www.corriere.it/cronache/08_g...667_print.html