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Discussione: Trapianti e memoria

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    Predefinito Trapianti e memoria

    Dopo il trapianto cambia personalità

    di Valentina Corti - 17 marzo 2008


    Cheryl Johnson con il figlio Stuart
    Immagine tratta dal sito http://img.dailymail.co.uk/i/

    Londra. - E' una vicenda che ha dell'incredibile: la protagonista è Cheryl Johnson, 37 anni, che l'anno scorso ha dovuto sottoporsi ad un trapianto di rene. Dopo l'operazione ha iniziato a comportarsi diversamente: lei è convinta che si sta trasformando nella personalità del donatore, un cinquantanovenne morto per emorragia cerebrale. La notizia è stata riportata dal tabloid The Sun.

    Fino a poco tempo fa Cheryl era appassionata di telenovelas e soap opere. Ma dopo l'intervento, reso necessario perché le era stata diagnosticata la sindrome nefrotica (una malattia che causa la perdita di proteina nelle urine), ha iniziato a interessarsi di egittologia, a leggere Jane Austen e Fëdor Dostoevskij. "Non so come o perché e me ne meraviglio io stessa - racconta la trentasettenne - ma da allora sento il bisogno di leggere questi libri".

    Ma non sono cambiati solo i suoi hobby. Anche il carattere sembra essere quello di un'altra persona: prima era un'allegra casalinga mentre ora è un'introversa intellettuale. Un cambiamento radicale, quindi, ma soprattutto apparentemente inspiegabile. Una "teoria pseudo-scientifica", a dir la verità, esiste: si chiama memoria cellulare.

    Secondo la memoria cellulare, la nostra personalità e i nostri gusti non rispondono solo al nostro cervello ma dipendono anche dalle cellule del nostro corpo. La maggior parte degli studiosi considera questa teoria "senza senso". Nonostante ciò, sono molti i suoi sostenitori; tra questi persone che hanno avuto la stessa esperienza, cioè hanno subito un trapianto.

    I precedenti in cui si è verificata un'eredità post-trapianto sono pochi ma ben documentati, come il caso della donna statunitense che soffriva di vertigini e che, dopo l'intervento, cominciò a praticare free-climbing. L'organo trapiantato proveniva, infatti, da uno scalatore. Esperienza simile per una quindicenne australiana il cui gruppo sanguigno, dopo il trapianto, mutò in quello del suo donatore.

    Dopo il trapianto cambia personalità | Scienze.TV

    Dal sito Scienze.TV | La prima WEB TV delle scienze
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-04-10 alle 00:30
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Trapianti e memoria

    Boh... Da trapiantato, mi sembra davvero eccessivo che un organo possa portare ad identificarsi col donatore... Credo si sia anche oltre l'esoterismo.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-04-10 alle 00:30

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    Boh... Da trapiantato, mi sembra davvero eccessivo che un organo possa portare ad identificarsi col donatore... Credo si sia anche oltre l'esoterismo.
    E' un fenomeno raro, la cui esistenza è dibattuta perché le variazioni di personalità cui talvolta vanno incontro i pazienti potrebbero essere spiegate secondo meccanismi psicologici. Viceversa, gli assertori della sua autenticità lo imputano a forme ancora ignote di "memoria cellulare".

    Nel tempo avremo modo di tornare sull'argomento, con altra casistica e documentazione.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-04-10 alle 00:30
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Trapianti e memoria

    La memoria del cuore

    Il trapiantato che eredita i gusti del donatore

    di Roberto Manzocco

    http://www2.unich.it/rassegna_stampa/send.php?ID=2648



    Christian Barnard. Nel 1967 effettuò il primo trapianto di cuore. - Immagine tratta dal sito http://www.rrauction.com/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-01-10 alle 02:12
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Trapianti e memoria

    Mi sembra del tutto normale che qualcuno cambi atteggiamento o personalità dopo un trapianto... d'altronde non è che sia un'ungia incarnita, si innescano forti meccanismi psicologici, qualcuno sicuramente darà un valore diverso alle cose. L'esempio delle vertigini è il più opportuno; la nostra mente può fare qualsiasi cosa, probabilmente riscoprire la vita e annullare le vertigini senza dover pensare di aver di aver preso caratteristiche del donatore.
    Poi, sicuramente, qualcuno è più suggestionabile e farà di tutto per dare validità alle proprie convinzioni... Legittimamente, sia chiaro; ognuno fa ciò che vuole.

    Fra l'altro, essendo il donatore anonimo, non è in alcun modo verificabile se i gusti siano gli stessi... quando si legge "contattato dai genitori del donatore" già mi sa di bufala, visto che la legge garantisce assoluto anonimato.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-04-10 alle 00:35
    La sua mamma è preoccupata perché dice parolacce e manda tutti a fanc..

  6. #6
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    Predefinito Rif: Trapianti e memoria

    Citazione Originariamente Scritto da Bianca Visualizza Messaggio
    Fra l'altro, essendo il donatore anonimo, non è in alcun modo verificabile se i gusti siano gli stessi... quando si legge "contattato dai genitori del donatore" già mi sa di bufala, visto che la legge garantisce assoluto anonimato.
    La legge italiana senz'altro. Ma è possibile che nel mondo anglosassone l'anonimato sia meno rigido.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-04-10 alle 00:36
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    Manuel Moros

    MEMORIA CELLULARE. LA VITA DEGLI "ALTRI"
    *

    Esperienze straordinarie dei trapiantati


    Dopo aver ricevuto un organo, alcuni trapiantati notano cambiamenti nel carattere e nei gusti. A volte hanno ricordi di awenimenti non vissuti, sognano i loro donatori e hanno esperienze inquietanti, che hanno fatto nascere varie teorie. In cosa consiste questo misterioso fenomeno?
    Garantire la vita a un essere umano sostituendo un organo compromesso irreversibilmente con un altro prelevato a un donatore - morto o vivo che sia - rappresenta certamente uno degli aspetti più affascinanti della scienza medica, sia come conquista di un obiettivo terapeutico, sia per le sue ripercussioni nella conoscenza del nostro universo biologico. In questi ultimi anni sono stati compiuti trapianti di moltissimi organi, e grazie alle tecniche chirurgiche sempre più perfezionate e all'introduzione di nuovi farmaci per impedire il rigetto, ormai è praticamente possibile trapiantare quasi tutti gli organi, con l'unica eccezione del cervello, per l'impossibilità di collegarlo al midollo spinale del ricevente.

    Sebbene siano stati pubblicati innumerevoli studi sulle complicazioni mediche e chirurgiche che a volte si presentano in casi di trapianti particolarmente difficoltosi, non si è mai pensato di prendere in considerazione, e soprattutto di studiare, i cambiamenti psicologici e psichici dei pazienti. Alcuni di questi cambiamenti sono stati riferiti da molti trapiantati che avevano avuto la curiosa sensazione di aver cambiato personalità, gusti, interessi, e perfino preferenze sessuali.
    Quando è stato possibile verificarlo, si è notato che tali cambiamenti coincidevano con le caratteristiche fisiche e psicologiche dei donatori. Alcuni trapiantati hanno ricordato perfino dettagli della vita del loro donatore, come se insieme all'organo avessero acquisito qualcosa di molto più profondo: forse quell'essenza astratta che chiamiamo "anima".

    Alcune di queste storie sono state rese note dopo la pubblicazione nel 1997 di A change of heart ( Un cambio di cuore), nel quale Claire Sylvia ha raccontato la propria esperienza. Poco tempo dopo aver ricevuto un trapianto di cuore e polmone, aveva cominciato a percepire la personalità del suo donatore. Già quando si era svegliata dall'anestesia, dopo aver udito una voce maschile che le diceva: "È andato tutto bene", aveva chiesto una birra, bibita che non le era mai piaciuta. Diceva di conoscere il nome del donatore sebbene nessuno glielo avesse rivelato, e lo sognava spesso. Anche il neuropsicologo Paul Pearsall raccolse numerosi casi simili nel suo libro The heart's code (II codice del cuore), pubblicato nel 1998.



    Claire Sylvia


    Questo curioso fenomeno, definito "memoria cellulare" da alcuni neurofisiologi, ha dato origine a molte teorie per tentare di spiegare questi casi sorprendenti. I più razionalisti opinano che, nonostante esistano norme che impediscono di conoscere l'identità del donatore, è possibile che il ricevente venga a sapere alcuni dettagli della persona cui deve la vita ascoltando le conversazioni del personale sanitario al risveglio dall'anestesia, oppure durante la permanenza in ospedale.
    Bisogna anche considerare che questi pazienti possono essere soggetti a turbamenti psicologici, sia a causa dell'angosciosa attesa dell'organo adatto, sia per l'incertezza del buon esito dell'operazione. In quei periodi la mente può fantasticare, cercando di immaginare le caratteristiche fisiche e psicologiche del donatore: il sesso, l'età, il suo aspetto, i suoi gusti. A volte, dopo aver ricevuto l'organo, possono anche nascere sensi di colpa al pensiero che una persona è dovuta morire perché essi potessero vivere, e allora potrebbe sorgere il desiderio di assumere la personalità del donatore nell'intento di restituirgli qualcosa di cui si sentono debitori.

    Altro effetto da considerare è che gli immunosoppressivi che i pazienti sono obbligati ad assumere per tutta la vita hanno effetti secondari. Le cellule di ogni individuo presentano una serie di molecole, nelle membrane, che le rende uniche e che sono chiamate HLA (Human Leucocyte Antigen = Antigene Leucocitario Umano). Quando si effettua un trapianto, il sistema immunitario del ricevente identifica le molecole delle cellule del nuovo organo come qualcosa di estraneo, quindi scatena una reazione autoimmune. È il processo conosciuto come "rigetto". Per evitarlo si somministrano farmaci che, mentre riducono la risposta immunitaria, nello stesso tempo hanno ripercussioni sul sistema nervoso centrale. I corticoidi possono causare turbamenti psicologici: sensi di ansietà a irritabilità, perdita della memoria e della concentrazione e perfino sindromi schizoidi. Anche la ciclosporina e il tacrolimus provocano, nel 5% dei casi, quadri psicotici o allucinazioni. La teoria meno accettata dalla comunità scientifica, eppure la più valida, e quella della "memoria cellulare".



    La la neuroscienziata Candace Pert


    Con lo sviluppo delle neuroscienze, la memoria non è più considerata una potenzialità dell'anima, ma un fenomeno del substrato neurologico dell'attività di determinate zone cerebrali. Tuttavia, sebbene i neurofisiologi abbiano studiato ogni centimetro del cervello umano per trovare le basi fisiologiche dell'atto del ricordare, non hanno scoperto in quale zona del cervello siano archiviati i ricordi. Anche se esistono alcune zone anatomiche che intervengono nel processo della conservazione dei ricordi - i lobi temporali, l'ippocampo e il talamo - non è stato possibile localizzare la zona specifica della materia grigia dove sono archiviate le informazioni da recuperare quando lo si desidera.
    Secondo la neuroscienziata Candace Pert, che ha esposto la sua teoria nel libro Molecules ot emotions (Molecole di emozione), la memoria e altre caratteristiche della personalità non sono localizzate esclusivamente nel cervello, ma formano una rete diffusa in tutte le cellule dell'organismo, le quali comunicano mediante catene di amminoacidi chiamati neuro peptidi. Di conseguenza, quando pensiamo o ci emozioniamo, questa attività apparentemente astratta si trasforma in una molecola capace di viaggiare per tutto l'organismo; quindi, secondo questa teoria, non dobbiamo pensare che la nostra mente sia confinata nel cervello perché, in effetti, si trova in ogni cellula del corpo. In questo modo, quando si trapianta un organo da un corpo all'altro, le cellule di quell'organo sono in grado di trasferire ricordi e anche frammenti della personalità dal donatore al ricevente.



    ENIGMI MEDICI
    Nel 2008 avvenne un caso eccezionale. Demi-Lee Brennan, una bimba di nove anni, fu operata nell'Ospedale Infantile Westmead di Sydney, in Australia. Dopo l'intervento, in modo del tutto spontaneo e senza che ne sia stata scoperta la causa, sia il suo sistema immunitario sia il suo gruppo sanguigno sono cambiati e sono diventati uguali a quelli del suo donatore. I medici stanno tentando di scoprire la ragione di questo comportamento enigmatico per poterlo replicare su altri pazienti, con il vantaggio di non dover più usare immuno-soppressori.

    Dottie O' Connor, di Bradford nel Massachusetts, aveva sempre sofferto di vertigini. Dopo essere stata sottoposta a un trapianto di polmoni, ha cominciato ad avere una grande passione per la montagna e a fare scalate molto impegnative. È sicura di avere ereditato la passione per questo sport dal suo donatore e dice di avere l'impressione che sia sempre al suo fianco.

    Sonny Graham, un cittadino della Georgia (USA), aveva ricevuto il cuore da Terry Cottie, morto per essersi sparato un colpo in testa. Graham, che voleva dimostrare la sua riconoscenza alla famiglia del defunto, riuscì a conoscerla. Iniziò una relazione epistolare con la vedova, Cheryl Sweat, e quando riuscì a incontrarla, disse di aver sentito letteralmente un colpo al cuore. Ebbe la sensazione di averla conosciuta da sempre, se ne innamorò e dopo poco la sposò. Nel 2008, senza aver mostrato alcun segno di depressione, anch'egli si sparò.

    Cheril Johnson, una signora inglese di 37 anni, sorvegliante di un campo di calcio a Lancaster, si accorse di aver cambiato molti aspetti della sua personalità dopo aver ricevuto il trapianto di un rene. Dalla lettura di novelle rosa passò a quella di autori classici e dall'ascolto di canzonette passò a quello di musica sinfonica.

    Altro caso: Paul Oldam, avvocato di Milwaukee (Wisconsin, USA). Prima era piuttosto pigro e sedentario, ma dopo un trapianto di cuore cominciò a fare sport di tutti i generi: corse in bicicletta, gare di kayak, scalate di pareti rocciose. Quando riuscì a sapere da chi aveva ricevuto il cuore, scoprì che il suo donatore era stato un giovane di quattordici anni morto per un incidente e fanatico proprio di quegli sport.


    * Titolo originale: Memoria cellular di Manuel Moros, pubblicato sul mensile Más Allá (de la ciencia), N. 244 del 2009, qui riprodotto per gentile concessione di MC Ediciones. Traduzione dallo spagnolo di Luciana Petruccelli

    Da Il Giornale di Misteri n. 458, aprile 2010
    Ultima modifica di Silvia; 11-04-10 alle 16:27

  8. #8
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    Predefinito Re: Trapianti e memoria

    I déjà-vu della star trapiantata «Vivo come la mia donatrice»

    L' attrice: dopo l' operazione gusti e sensazioni mai provati

    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - A un certo punto della sua già molto movimentata esistenza, Charlotte Valandrey ha scoperto di andare improvvisamente pazza per il babà al rhum. E la torta al limone. E il vino, mai amato prima. Ha fatto per la prima volta un viaggio in India, riconoscendo come famigliari luoghi mai visti. E ha cominciato a sognare, una notte dopo l' altra, un drammatico incidente d' auto, proprio come se fosse capitato a lei. Charlotte ha scoperto poi che a trovare la morte tra le lamiere di quell' incubo ricorrente era stata una donna, che tra il 3 e il 4 novembre 2003 fu l' unica donatrice di cuore negli ospedali di tutta Parigi. Quella stessa notte, Charlotte fu l' unica a ricevere un trapianto cardiaco, all' ospedale Saint-Paul. Può una vita confluire in un' altra seguendo i battiti del cuore? Può quell' ammasso sanguinolento di carne portare con sé la leggerezza dei ricordi? «No», ripetono gli scienziati. Ma nel libro «De coeur inconnu», appena uscito in Francia, l' attrice Charlotte Valandrey racconta comunque la sua straordinaria storia fatta di vite incrociate. A 18 anni, nel 1987, appena giunta al successo grazie al film «Rouge baiser», Charlotte scopre di essere sieropositiva. «Come migliaia di altri, avevo solo fatto l' amore - scrive -. Poi, il mio primo infarto mi ha messo ko a 34 anni. La triterapia impedisce al virus Hiv di svilupparsi nell' Aids, ma è molto aggressiva per il cuore. Perché il mio si è sfinito così velocemente? Un trapianto cardiaco a 34 anni è un po' presto, no? Molto più dell' Hiv, che non mi ha mai fatto soffrire direttamente, il trapianto ha marchiato il mio corpo e sconvolto la mia vita». Tre anni dopo avere dato alla luce Tara, sieronegativa, Charlotte giunge esausta all' operazione, nel 2003. Il suo cuore è debilitato, la stanchezza è invincibile, mancano pochi giorni alla fine. L' incidente stradale, e il dono di quella vittima sconosciuta, le permettono di recuperare lentamente. Esattamente due anni dopo, scopre di essere cambiata. «La riabilitazione è stata lunghissima, ho dovuto imparare di nuovo a mangiare, camminare, parlare. Ma alla fine ce l' avevo fatta, stavo meglio. E non ero più la stessa. In visita per la prima volta al Taj Majal, ho avuto la certezza di esserci già stata con qualcuno. Ho sentito di essere felice, innamorata». L' attrice si è messa in contatto con altri trapiantati, ha studiato la teoria della «memoria cellulare», secondo la quale non solo il cervello ma tutto il corpo racchiude informazioni sulla vita della persona. Non è l' unica a non darsi pace. Yann, l' uomo che è rimasto vedovo dopo l' incidente che ha permesso a Charlotte di ricevere un cuore nuovo, legge per caso la sua storia nel precedente libro «L' Amour dans le sang» (2005). Yann fa delle ricerche, capisce che il cuore della moglie ora batte nel petto di Charlotte. Dopo averle spedito tre lettere anonime, fa in modo di incontrarla. Charlotte e Yann si innamorano. Un anno dopo, Charlotte scoprirà che Yann non è divorziato, come le ha raccontato: ama in lei la donna che le ha donato il cuore. «Un nuovo trauma. Che ha qualcosa a che fare con il mio terzo infarto», racconta. A firmare la prefazione di «De coeur inconnu» è il professore Gérard Helft, cardiologo all' ospedale della Pitié-Salpêtrière di Parigi. «Non c' è alcuna trasmissione di sensazioni dopo un trapianto - dice -, ma trovo la testimonianza di Charlotte comunque utile e commovente, perché mostra come il trapianto non possa essere mai ridotto a una questione meccanica». Emmanuelle Prada-Bordenave è direttrice dell' Agenzia francese della bio-medicina, cioè l' organismo incaricato di autorizzare ogni trapianto. «La memoria cellulare non esiste - ripete -, ma racconti simili sono ricorrenti e spiegabili. I pazienti arrivano debolissimi all' operazione, e poi rinascono: grazie al cervello di nuovo irrigato, riscoprono emozioni perdute o ne provano di nuove, perché si formano nuovi circuiti cerebrali. Quanto al fatto che Charlotte Valendrey sia entrata in contatto con il vedovo della donatrice, è una vicenda impressionante, che conferma la bontà della nostra scelta: a differenza degli Stati Uniti, qui cerchiamo di proteggere a ogni costo l' anonimato. Per chi è rimasto senza una persona cara, poterne seguire il cuore significa rifiutarne la morte. È un' illusione crudele».

    Stefano Montefiori

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  9. #9
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    Predefinito Re: Trapianti e memoria

    TRAPIANTO DI TESTA, UN NEUROCHIRURGO ITALIANO CI CREDE


    ''Tra un paio di anni saremo in grado di effettuare un trapianto di testa". Questo è l'annuncio del dottor Sergio Canavero, neurochirurgo di Torino, in esclusiva sul nuovo numero di OGGI, in edicola domani.

    Si tratta di un progetto pubblicato sulla rivista Surgical Neurology International e battezzato HEAVEN/GEMINI, ovvero Head Anastomosis Venture with Cord Fusion, nome che indica la possibilità di fondere due diversi tratti di midollo spinale, quello di un corpo donato, col moncone nel collo del soggetto ricevente. Il donatore del corpo e il candidato ideale per riceverlo sono rispettivamente ''un individuo che ha purtroppo perso la vita per un trauma cranico puro, senza lesioni sostanziali a carico degli altri organi - spiega Canavero - o chi ha subito un ictus fatale; e (il ricevente) una persona affetta gravemente da una malattia neuromuscolare degenerativa o un soggetto tetraplegico''. E' possibile ricostituire la continuità del midollo spinale, il vero punto cruciale dell'impresa, spiega Canavero: speciali materiali chimici (chiamati fusogeni o sigillanti di membrana) sarebbero in grado di ripristinare l'integrità di un nervo tagliato, e le sperimentazioni in laboratorio condotte nel mondo dal 1999 a oggi ne indicano l'efficacia in tal senso.

    TRAPIANTO TESTA E' FANTASCIENZA, MANCANO BASI SPERIMENTALI
    "Il trapianto di testa dal punto di vista tecnico al momento è un traguardo fantascientifico": per direttore dell'Istituto di Neurochirurgia dell'Università Cattolica, Giulio Maira, l'annuncio del medico Sergio Canavero, di essere pronto al trapianto di testa in due anni è "una notizia estremamente inattesa e mancano ad oggi le basi sperimentali e di conoscenza che possono permettere di affermare tanto". L'idea di Canavero è molto complicata da realizzare, ha detto ancora Maira commentando la notizia. Le lesioni al midollo sono un problema grave. Si è provato in tanti modi, ha aggiunto, a ripristinare la funzione del midollo lesionato: "con ponti biologici che permettono alle fibre nervose di crescere e riempire il gap lasciato dalla lesione, si è provato con le cellule staminali ma per ora non ci sono risultati validi e siamo lontani da applicazioni cliniche". Maira rileva inoltre che, nell'articolo che ha pubblicato sulla rivista Surgical Neurology International, Canavero spiega di aver fatto esperimenti con macachi e di aver usato dei polimeri inorganici detti fusogeni che dovrebbero, secondo Canavero, "ricucire" la lesione midollare. "Ma è difficile passare dalla parte sperimentale alla parte umana - sottolinea Maira - senza contare i dubbi etici che una simile sperimentazione aprirebbe".

    TRAPIANTO TESTA, CERVELLO NON RICONOSCEREBBE NUOVO CORPO
    Trapiantare la testa di una persona sul corpo di un altro è qualcosa di inverosimile dal punto di vista tecnico-scientifico e non plausibile dal punto di vista biologico, perché il cervello di una persona non funzionerebbe sul corpo di un'altra. E' quanto afferma il professor Gilberto Corbellini dell'Università La Sapienza di Roma commentando la notizia. "Inoltre la persona sta nel cervello - precisa Corbellini - quindi eventualmente avrebbe più senso parlare di trapianto di corpo" Per di più, precisa, siccome il cervello si struttura in funzione del corpo su cui si sviluppa è capace di controllare solo quel corpo che gli ha consentito di svilupparsi. "Quindi non sarebbe sintonizzato sull'anatomia di un nuovo corpo - spiega. Trapiantare un corpo a una testa ha lo stesso valore che tenere un cervello artificialmente in vita". Da un punto di vista etico il problema è consentire alla persona, se vuole, di mantenersi in vita attraverso il mantenimento in vita del suo cervello, continua; "ma stiamo su un piano fantascientifico". "Prima che un problema etico - ribadisce l'esperto - vedo un'idea sbagliata sul fatto che il cervello di qualcuno possa controllare il corpo di un altro individuo". Il cervello – conclude - ha una sorta di mappa del corpo che controlla, quindi non si sa cosa avvertirà nel suo nuovo corpo, probabilmente non avvertirà nulla".

    © Copyright ANSA - 18 giugno, 19:23


    Ultima modifica di Silvia; 18-06-13 alle 23:47

  10. #10
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    Predefinito Re: Trapianti e memoria

    Che io sappia, in senso medico-chirurgico un ipotetico trapianto di testa si prospetta certamente difficilissimo ma non impossibile.

    Finora si è sperimentato poco in questa direzione soprattutto per remore di ordine etico... proprio perché, se riuscisse, sarebbe un po' come eseguire un "trapianto di personalità", con relativo bagaglio di memoria e vita vissuta... e, forse, qualcuno direbbe perfino "di anima".
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-06-13 alle 01:35
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