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Risultati da 11 a 20 di 49
  1. #11
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    Predefinito tratto da LA REPUBBLICA.It 21 luglio 2003



    Il ministro delle Riforme a Repubblica: "Quando nasce
    il federalismo ci deve essere un punto di svolta"

    Bossi: prima la devolution e poi la grazia a Sofri

    "E se ci mettono fuori dalla maggioranza andiamo al voto"

    di UMBERTO ROSSO

    MILANO - Per tre giorni è stato zitto. Ieri, però, Bossi ha deciso di dire la sua sulla grazia ad Adriano Sofri. È una posizione più politica rispetto a quella di Roberto Castelli, anche se con molti punti in comune. In realtà Umberto Bossi ha detto da tempo che col caso Sofri "bisognava girare pagina" nella storia d'Italia e mantiene questa sua idea con qualche accento di disponibilità in più rispetto al Guardasigilli. Questione di sfumature, ma in un caso così delicato contano anche le sfumature.

    Che ne pensa di tutte le polemiche nate dopo il rifiuto della grazia?
    "Mah, non penso nulla".
    Come?
    "Nel senso che mi pare che Castelli da quell'orecchio non ci senta, lui personalmente è decisamente contrario alla grazia a Sofri".
    D'accordo, Castelli è un autorevole esponente della Lega, ma lei che della Lega è il segretario politico, come valuta la situazione?
    "Io dico che la soluzione potrebbe arrivare dopo il federalismo, quando ci sarà il battesimo del nuovo sistema, di una Italia nuova".
    Allora dà ragione a chi sostiene che la Lega sta mercanteggiando.
    "Io non contratto niente, il mio è un ragionamento da politico".

    Castelli ha fatto il paragone con l'amnistia di Togliatti.
    "Ci deve essere un punto di svolta, come si è fatto quando si è usciti dalla guerra. Però, secondo me, se non viene il nuovo sistema allora bisogna sapere che la gente è contraria alla grazia. Insomma fino a poco fa la sinistra inquisiva e mandava in carcere dei patrioti padani per reati di opinione, questo è quello che io ho visto e vede la mia gente".
    - Pubblicità -

    E il punto di svolta quando lo vedrebbe?
    "Quando nasce il federalismo. Allora coinciderebbe con un grande cambiamento storico e la gente sarebbe disposta a capire, altrimenti non ci seguirebbe. Castelli mi dice che la gente non capisce la grazia a Sofri e io lo so, lo sento nei comizi. Castelli è un duro, io forse sono più tollerante e dico che si può parlare dopo che è arrivato il federalismo".
    Prende le distanze da Castelli?
    "No. Adesso tutti si scaricano addosso a Castelli, anzi sulle potenti spalle della Lega Nord, ma il problema è quella della chiusura di una pagina. E poi se proprio si vuole dare la grazia a Sofri, Castelli è disposto a rinunciare alle sue prerogative".
    Cioè?
    "La legge oggi prevede la doppia concomitanza tra il ministro della Giustizia e il presidente della Repubblica. Castelli è disposto a rinunciare. Se proprio vogliono...".

    Mi sembra una ipotesi arzigogolata.
    "Bisogna modificare la legge".
    Lei preferirebbe affrontare il problema in modo più politico.
    "Io parlo da politico, da un politico che è abituato a fare le battaglie per la gente. Ma so, anche, che a volte bisogna fare degli sforzi per fare capire. Insisto se si riesce a fare coincidere la grazia col cambiamento dello Stato allora quella può essere la via. Chiudere una pagina. Spiegare alla gente che siccome è cambiato il mondo si può essere generosi in tutti i sensi. Questo avrebbe un significato preciso. Altrimenti la gente, il popolo, continuerà a dire: "Se capitava a uno di noi restava in galera a vita, è capitato a uno dei partiti e ne viene fuori"".
    Così si dirà che il suo è un baratto.
    "Il mio è un ragionamento politico, io non chiedo di scambiare niente. Il federalismo deve arrivare, è nei patti".
    Forse nella Lega non tutti saranno d'accordo con lei, la posizione di Castelli è nota, in più il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli è ancora più severo di Castelli.
    "Non c'è una posizione della Lega. Certo, se vuoi rappresentare quello che pensa il popolo al cento per cento, devi essere molto duro, ma se fai politica devi essere pronto alle mediazioni, altrimenti...".

    Ne ha parlato con Berlusconi?
    "No".
    Una soluzione solo per Sofri?
    "No, anche per altri".
    Chi?
    "Vedremo, quando e se arriverà il momento".
    Castelli ha detto di essere pronto a dimettersi, lei che dice?
    "Ne parleremo. Ma il problema è che bisogna uscire alla svelta da un passato che ci ha portato il terrorismo e il fallimento del Paese con l'enorme debito pubblico".
    Unisce simbolicamente il caso Sofri al federalismo?
    "Il federalismo fa diventare il Paese più libero e più responsabile e questo ci può portare a essere generosi. La fine del caso Sofri deve coincidere col mondo nuovo".
    Tra i suoi alleati è un coro: chi comanda nel governo ormai è Bossi.
    "Comando così tanto che di tutti i patti fatti alle elezioni non ne è passato nemmeno uno. Lei ha visto la devoluzione, il federalismo?".

    Ieri Marco Follini, su Repubblica, l'ha definito "il vero fattore di blocco dell'alleanza".
    "Sono tante le cose che non vedo realizzate. Ma come faccio a dettare legge nella Casa delle Libertà? Io chiedo le riforme, chiedo di mantenere la parola data, messa nero su bianco. Certo sono un fattore di blocco se vogliono che diventi assistenzialista".
    Sempre su Repubblica nel disegnare gli scenari politici Follini dice che "la Lega è virtualmente fuori della maggioranza" e alcuni sostengono che a settembre ci sarà un chiarimento sanguinoso: "O se ne va la Lega o ce ne andiamo noi". Si parla anche di un governo Forza Italia-An-Udc, oppure di un monocolore targato Forza Italia.
    "Io non ho paura di niente. Quel che viene viene. Ma le dico che se accadesse una cosa del genere vorrebbe dire correre subito alle elezioni, e la sconfitta sarebbe generalizzata, a meno che..."
    A meno che?
    "A meno che qualcuno non stia pensando di ricostruire i partiti di una volta, quelli che hanno la responsabilità dell'immane debito pubblico. Ma sono cose fuori dal tempo. Follie".
    Sicuro?
    "Se mettono fuori la Lega bisogna andare a elezioni. L'ambaradam non durerebbe 22 secondi. Chi appartiene al passato non può più tornare. Le dico che non si rompe. La Dc non può più tornare. Mi dispiace per Fassino che in questo modo potrebbe andare al governo, mi dispiace davvero".


  2. #12
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    Predefinito

    anche io mi astengo ... anche perchè la situazione è piuttosto complessa ...

  3. #13
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    Predefinito ne Bossi ne Castelli

    Non condivido niente di quello che dice castelli ne di quello che dice Bossi.
    Ambedue dovrebbero spiegare che il federalismo se attuato in Italia "dovrebbe" essere accompagnato da un premierato forte per tenere unita l'Italia, altrimenti saremmo il risultato di una divisione pura e semplice con dei piccoli stati, e non saremmo più la settima potenza mondiale e la seconda potenza europea.
    Se faremo come dicono i due saremmo sempre alla mercè della Francia e della Germania.
    Altro che riforme federali!!!!!
    Per Sofri, se la grazia la devono dare i presidenti e i re, perchè dovremmo interessarci noi che non siamo nessuno.
    Mi ripeto, se Sofri avesse scritto quell'articolo sull'Idrogeno apparso su Repubblica, invece di incitare alla lotta di classe i suoi seguaci, oggi sarebbe un buon dirigente statale e avremmo ricerche più avanzate sulle energie alternative.
    Ciao a tutti.

  4. #14
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    Predefinito tratto dal sito web: http://www.pri.it


    La Nota Politica

    -----------------------------------------------------------------------------------
    [color=dark blue]Il paradosso della sinistra

    Anche per la grazia ad Adriano Sofri una legge ad personam?

    Può anche essere che Adriano Sofri non sia direttamente colpevole dell'omicidio Calabresi.

    Anzi, abbiamo, se pur fugacemente, conosciuto Sofri durante la cosiddetta "rivolta" di Reggio Calabria (anni '70-'71) e ricordiamo di lui l'uso di un linguaggio politico estremista ma lontano dalle violenze fisiche.

    Tra l'altro era stato tra i pochi ad aver intuito che una "rivolta" di popolo non poteva essere lasciata in mano ai "bombaroli" dell'estrema destra mentre la sinistra d'apparato usava il solito linguaggio propagandistico per tacciare di fascista chiunque, democratico o meno, osasse rivendicare il capoluogo di Regione per Reggio Calabria.

    Lo stesso Ugo La Malfa che ricevette la delegazione di un comitato democratico era convinto delle ragioni di Reggio Calabria e tuttavia condizionamenti politici lo indussero a non prendere con determinazione la posizione che egli riteneva più giusta.

    Noi siamo convinti da sempre che la verità storica nel sessanta per cento dei casi (così dicono le statistiche giudiziarie) sia diversa dalla "verità" giudiziaria.

    Questa convinzione vale per Sofri, che riteniamo non colpevole, come vale per tanti altri che si trovano a corto di sponsor politici e mediatici.
    La "grazia" richiesta da tanti per Sofri può essere una via d'uscita e se è nelle competenze costituzionali del Capo dello Stato che la conceda e, se lo ritiene, anche sollecitamente. Se invece, come sembra, il Capo dello Stato preferisce una sollecita legislazione che finisca per essere oggettivamente mirata sul caso Sofri, tutto rientra nella fattispecie delle leggi ad personam.

    E troviamo paradossale che la sinistra, così critica su questo tema nei confronti del Presidente del Consiglio, chieda poi di legiferare ad personam quando si tratta di esponenti con i quali essa ha contratto antichi e complessi legami.

    Come nei cerchi olimpici: ognuno ha il suo cerchio anche se di colore diverso dall'altro.

    Roma 7 gennaio 2004
    [/color]

  5. #15
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    Predefinito

    Io non sono d'accordo con la grazia. E tantomeno mi piace la leggina Boato.
    Sofri è stato condannato dopo un lungo iter processuale. La legge lo ritiene colpevole. Nel proprio intimo ognuno può dubitare, dissentire, simpatizzare. Ma resta il fatto che per il tribunale egli sia il mandante di un omicidio. Un omicidio vendicatorio.

    La verità è che Sofri è un prigioniero privilegiato. Gode della protezione e del sostegno di un'influente lobby politica e giornalistica trasversale, che si fonda in primo luogo sui successi personali di molti reduci di Lotta Continua. Questo tam-tam fa sì che la sua causa sia diventata da molti anni il tormentone degli italiani. Nel suo piccolo, lo stesso fenomeno che pone le vicende locali e particolari della striscia di Gaza all'attenzione quotidiana del mondo intero.
    A me di Sofri importa un fico secco, sinceramente. Perché altrimenti mi dovrebbe importare di tutti i carcerati (e sono la maggior parte) che reclamano innocenza e giustizia.

    Piuttosto, rimango inorridito e disgustato dalla sfacciataggine di settori della sinistra che pretendono (giustamente) di denunciare le leggi "ad personam" del centrodestra, e poi però si confezionano una proposta insulsa (qualcuno mi spieghi perché mai un ministro della giustizia dovrebbe essere estromesso dalla concessione della grazia) per salvare l'amico dei soliti noti.

  6. #16
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    Predefinito Ebbene si

    la leggina preconfezionata da Boato fa il paio con le mille e mille leggine della storia della repubblica.
    Il fatto è che a Boato, a Sofri , a Ferrara, a Pannellla della repubblica italiana non gliene frega niente.
    Questi signori che oggi li chiamiamo trasversali, mentre prima sono stati unitari per scalzare le fondamenta della repubblica si beano del loro potere e che potere!
    Le migliaia di carcerati che aspettano un indulto o indultino, sono sempre più incazzati.
    Il carcerato Sofri che non ha chiesto niente se la ride dalla sua cella dorata contando i soldi di Repubblica, mai e poi mai avrebbe creduto in un suo tramonto dorato, contrariamente a quello che stanno facendo tutti i suoi ex compagni reduci del '68, dimenticati in qualche ufficio del catasto, in qualche cellula dell'ex pci, alle case popolari, a vendere gelati in angoli di strada, pensionati dell'industria a Rapallo, tutto l'esercito degli estremisti degli anni settanta sconfitti, dimenticati, delusi, malati, morti, carcerati anonimi, lui che è stato prso deve pagare per tutti, per le mille forze dell'ordine trucidate, per i giornalisti e i sindacalisti uccisi, per i gambizzati, per i giornalsiti ex sessantottini in Repubblica sul corriere, in Rai, al sole 24 ore, a radio 24 news, che credono di essere stati dimenticati ma si sbagliano, i loro errori di gioventù li devono pagare anche attraverso Sofri.
    Quando Sofri sarà liberato anche loro si sentiranno liberati e questo non è giusto, il loro incubo deve continuare, questa Repubblica quando gli ha presi con le armi in mano li ha trattati degnamente, mentre nelle loro allucinazioni condannavano a morte con una facilità che neanche i più sordidi aguzzini nazisti avevano.
    La repubblica in quei frangenti ha retto, ora se concede la grazia con una leggina dimostra di essere meno forte di quando era sotto la mira dei mitra e sotto le bombe di quegli efferati assassini.
    Je ne suis pas d'accord.

  7. #17
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    Predefinito .... articolo di Davide Giacalone ...

    Carlotto e le vittime

    Carlotto, le vittime
    la grazia

    I tempi della letteratura non sono quelli della politica, sebbene capiti che
    i buoni libri riescano ad entrare nell'attualità, depurandola dalle sue
    concitazioni ed andando al nocciolo dei problemi. Così, mentre il "caso
    Sofri" s'incista in una politica incapace di gestirlo, Carlotto pone con
    lucidità il tema delle vittime.
    Chiedere alla vittima di un reato di esprimere un'opinione sul perdono, così
    come oggi prevede e richiede la legge italiana, è non solo un errore, ma una
    violenza che può portare ad esiti terribili. Chiedere che sia la vittima ad
    avallare una scelta che spetta esclusivamente allo Stato, la cui
    responsabilità deve riferirsi solo alla pena ed al detenuto, non certo alla
    valutazione morale del reato o all'emotività del lutto, è un principio di
    viltà ed ipocrisia.
    "L'oscura immensità della morte" (edizioni e/o), l'ultimo libro di Massimo
    Carlotto, aiuta a sprofondare in quest'abisso di problemi, ed è un libro
    adatto a lettori che non amino troppo le certezze. Pregevole dal punto di
    vista letterario, raccontato da due protagonisti che parlano in prima
    persona, marca l'assenza dell'Alligatore, il personaggio che aveva riempito
    di sé altre, precedenti, pubblicazioni. Fra le ultime ho trovato pagine non
    felici, e lo scrissi, ma queste tornano ad essere davvero pregevoli.
    Ad un uomo cui ammazzano la moglie ed il figlio, la legge non ha il diritto
    di chiedere di tornare ad occuparsi del lutto. Anche perché il lutto non lo
    ha mai abbandonato. Il detenuto, l'ergastolano, il responsabile di quelle
    morti arriva anche lui in punto di morte. Liberarlo o farlo morire dietro
    le sbarre è questione che non ha e non deve avere nulla a che vedere con il
    lutto, ma solo con la sua condizione. Invece la legge mescola le cose, le
    sovrappone, le inquina, ed alla fine ottiene la moralità del reo e la follia
    della vittima. Non dico altro, leggete il libro.
    In Italia, purtroppo, ogni volta che si pone un problema di grazia e di
    giustizia, si corre a chiedere il parere delle vittime. Lo fanno quelli che
    dicono di essere dalla parte del loro dolore. Leggano Carlotto, e cerchino
    di decifrare l'ortografia del proprio cinismo.

    Davide Giacalone
    giac@rmnet.it

  8. #18
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    Predefinito ... riceviamo da Davide Giacalone ....

    Quirinale fino in fondo

    Il Quirinale, sul tema della grazia, annuncia che andrà fino in fondo. Ma
    in fondo a che? Pesa, certo, la pressione esercitata da Marco Pannella, dal
    suo giuoco di morte, ma, non di meno, la questione che si pone richiede un
    coraggio ed una determinazione politica che al Quirinale mancano.
    Pannella sfida la morte non per Sofri, ma per il principio della titolarità
    esclusiva, in capo al Presidente della Repubblica, del potere di concedere
    la grazia. Ma, inutile girarci attorno (davvero eccellente il pezzo scritto
    ieri da Mauro Mellini, e pubblicato dall'Opinione), da una parte non è
    affatto indiscusso che quel potere possa essere esercitato contro la volontà
    del governo (ci torno dopo), dall'altro è evidente l'immediato legame con la
    vicenda di Adriano Sofri. Ed a Sofri non si può concedere la grazia se non
    perché lo si ritiene innocente, valutando, allo stesso tempo, ingiusto ed
    insensato un iter processuale basato sull¹uso esclusivo del pentito. Non se
    ne esce, questa è la faccenda.
    Ha, il Quirinale, la forza e la voglia, di avventurarsi in una grazia con
    questo significato? Credo proprio di no. Ed allora che significa "andare
    fino in fondo"? Significa, forse, che si andrà a prendere il caso di
    qualcuno assai mal messo in salute (Ovidio Bompressi, per esempio), e su
    questo, qualora permanga il rifiuto del governo, potrebbe sollevarsi il tema
    innanzi alla Corte Costituzionale. Più a fondo di così non credo si andrà.
    Così Pannella vedrebbe "risolversi" la questione istituzionale sollevata
    (come accadde anche per il plenum parlamentare), senza che con ciò si sia
    affrontata (come anche per il plenum parlamentare) la questione politica.
    Con tutto il rispetto per la battaglia politica di Pannella, e con tutta
    l'ammirazione per il coraggio, a me pare che il tema istituzionale, e di
    legalità, sia altro. Tutti parlano della posizione del ministro della
    giustizia, mentre qui ho fatto riferimento alle scelte del governo. La
    Costituzione parla chiaro: la politica del governo è diretta dal presidente
    del Consiglio, che ne è responsabile, e "mantiene l'unità d'indirizzo
    politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l¹attività dei
    ministri".
    Il presidente del Consiglio in carica è stato chiaro, più volte, su quale
    indirizzo politico ed amministrativo intende seguire nel caso del detenuto
    Adriano Sofri. Questo è il problema istituzionale che si pone: la
    disapplicazione dell'articolo 95 della Costituzione. Il che ha rilievi e
    conseguenze che non solo superano il caso Sofri, ma superano anche il ruolo
    del ministro della giustizia, investendo tutta intera l'attività di governo.

    Davide Giacalone
    giac@rmnet.it

  9. #19
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    Predefinito

    Detto fuori dai denti.
    Se Pannella cerca, come cerca, una morte spettacolare quale degno coronamento delle sue battaglie politiche, è affar suo. Certo è che la nostra democrazia e il potere decisionale delle istiuzioni non può contiunuamente soggiacere ai ricatti umorali e arbitrari di un singolo. Ricatti che appaiono peraltro arroganti e un po' patetici.
    Detto questo, poi, a me del caso Sofri non importa un'emerita mazza. E' stato condannato da un regolare processo. E più se ne parla, più si fa torto alle migliaia di carcerati che ovviamente si dichiarano innocenti.

  10. #20
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    Predefinito

    ... mi sembra una libera interpretazione fantasiosa e faziosa ... prova a rileggere l'articolo con piu' calma ...e se poi non lo capisci ancora ... te lo spiego io, pero' poi ti mando la fattura.

    http://www.nuvolarossa.org

 

 
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