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anche io mi astengo ... anche perchè la situazione è piuttosto complessa ...


Non condivido niente di quello che dice castelli ne di quello che dice Bossi.
Ambedue dovrebbero spiegare che il federalismo se attuato in Italia "dovrebbe" essere accompagnato da un premierato forte per tenere unita l'Italia, altrimenti saremmo il risultato di una divisione pura e semplice con dei piccoli stati, e non saremmo più la settima potenza mondiale e la seconda potenza europea.
Se faremo come dicono i due saremmo sempre alla mercè della Francia e della Germania.
Altro che riforme federali!!!!!
Per Sofri, se la grazia la devono dare i presidenti e i re, perchè dovremmo interessarci noi che non siamo nessuno.
Mi ripeto, se Sofri avesse scritto quell'articolo sull'Idrogeno apparso su Repubblica, invece di incitare alla lotta di classe i suoi seguaci, oggi sarebbe un buon dirigente statale e avremmo ricerche più avanzate sulle energie alternative.
Ciao a tutti.


Io non sono d'accordo con la grazia. E tantomeno mi piace la leggina Boato.
Sofri è stato condannato dopo un lungo iter processuale. La legge lo ritiene colpevole. Nel proprio intimo ognuno può dubitare, dissentire, simpatizzare. Ma resta il fatto che per il tribunale egli sia il mandante di un omicidio. Un omicidio vendicatorio.
La verità è che Sofri è un prigioniero privilegiato. Gode della protezione e del sostegno di un'influente lobby politica e giornalistica trasversale, che si fonda in primo luogo sui successi personali di molti reduci di Lotta Continua. Questo tam-tam fa sì che la sua causa sia diventata da molti anni il tormentone degli italiani. Nel suo piccolo, lo stesso fenomeno che pone le vicende locali e particolari della striscia di Gaza all'attenzione quotidiana del mondo intero.
A me di Sofri importa un fico secco, sinceramente. Perché altrimenti mi dovrebbe importare di tutti i carcerati (e sono la maggior parte) che reclamano innocenza e giustizia.
Piuttosto, rimango inorridito e disgustato dalla sfacciataggine di settori della sinistra che pretendono (giustamente) di denunciare le leggi "ad personam" del centrodestra, e poi però si confezionano una proposta insulsa (qualcuno mi spieghi perché mai un ministro della giustizia dovrebbe essere estromesso dalla concessione della grazia) per salvare l'amico dei soliti noti.


la leggina preconfezionata da Boato fa il paio con le mille e mille leggine della storia della repubblica.
Il fatto è che a Boato, a Sofri , a Ferrara, a Pannellla della repubblica italiana non gliene frega niente.
Questi signori che oggi li chiamiamo trasversali, mentre prima sono stati unitari per scalzare le fondamenta della repubblica si beano del loro potere e che potere!
Le migliaia di carcerati che aspettano un indulto o indultino, sono sempre più incazzati.
Il carcerato Sofri che non ha chiesto niente se la ride dalla sua cella dorata contando i soldi di Repubblica, mai e poi mai avrebbe creduto in un suo tramonto dorato, contrariamente a quello che stanno facendo tutti i suoi ex compagni reduci del '68, dimenticati in qualche ufficio del catasto, in qualche cellula dell'ex pci, alle case popolari, a vendere gelati in angoli di strada, pensionati dell'industria a Rapallo, tutto l'esercito degli estremisti degli anni settanta sconfitti, dimenticati, delusi, malati, morti, carcerati anonimi, lui che è stato prso deve pagare per tutti, per le mille forze dell'ordine trucidate, per i giornalisti e i sindacalisti uccisi, per i gambizzati, per i giornalsiti ex sessantottini in Repubblica sul corriere, in Rai, al sole 24 ore, a radio 24 news, che credono di essere stati dimenticati ma si sbagliano, i loro errori di gioventù li devono pagare anche attraverso Sofri.
Quando Sofri sarà liberato anche loro si sentiranno liberati e questo non è giusto, il loro incubo deve continuare, questa Repubblica quando gli ha presi con le armi in mano li ha trattati degnamente, mentre nelle loro allucinazioni condannavano a morte con una facilità che neanche i più sordidi aguzzini nazisti avevano.
La repubblica in quei frangenti ha retto, ora se concede la grazia con una leggina dimostra di essere meno forte di quando era sotto la mira dei mitra e sotto le bombe di quegli efferati assassini.
Je ne suis pas d'accord.


Carlotto e le vittime
Carlotto, le vittime
la grazia
I tempi della letteratura non sono quelli della politica, sebbene capiti che
i buoni libri riescano ad entrare nell'attualità, depurandola dalle sue
concitazioni ed andando al nocciolo dei problemi. Così, mentre il "caso
Sofri" s'incista in una politica incapace di gestirlo, Carlotto pone con
lucidità il tema delle vittime.
Chiedere alla vittima di un reato di esprimere un'opinione sul perdono, così
come oggi prevede e richiede la legge italiana, è non solo un errore, ma una
violenza che può portare ad esiti terribili. Chiedere che sia la vittima ad
avallare una scelta che spetta esclusivamente allo Stato, la cui
responsabilità deve riferirsi solo alla pena ed al detenuto, non certo alla
valutazione morale del reato o all'emotività del lutto, è un principio di
viltà ed ipocrisia.
"L'oscura immensità della morte" (edizioni e/o), l'ultimo libro di Massimo
Carlotto, aiuta a sprofondare in quest'abisso di problemi, ed è un libro
adatto a lettori che non amino troppo le certezze. Pregevole dal punto di
vista letterario, raccontato da due protagonisti che parlano in prima
persona, marca l'assenza dell'Alligatore, il personaggio che aveva riempito
di sé altre, precedenti, pubblicazioni. Fra le ultime ho trovato pagine non
felici, e lo scrissi, ma queste tornano ad essere davvero pregevoli.
Ad un uomo cui ammazzano la moglie ed il figlio, la legge non ha il diritto
di chiedere di tornare ad occuparsi del lutto. Anche perché il lutto non lo
ha mai abbandonato. Il detenuto, l'ergastolano, il responsabile di quelle
morti arriva anche lui in punto di morte. Liberarlo o farlo morire dietro
le sbarre è questione che non ha e non deve avere nulla a che vedere con il
lutto, ma solo con la sua condizione. Invece la legge mescola le cose, le
sovrappone, le inquina, ed alla fine ottiene la moralità del reo e la follia
della vittima. Non dico altro, leggete il libro.
In Italia, purtroppo, ogni volta che si pone un problema di grazia e di
giustizia, si corre a chiedere il parere delle vittime. Lo fanno quelli che
dicono di essere dalla parte del loro dolore. Leggano Carlotto, e cerchino
di decifrare l'ortografia del proprio cinismo.
Davide Giacalone
giac@rmnet.it


Quirinale fino in fondo
Il Quirinale, sul tema della grazia, annuncia che andrà fino in fondo. Ma
in fondo a che? Pesa, certo, la pressione esercitata da Marco Pannella, dal
suo giuoco di morte, ma, non di meno, la questione che si pone richiede un
coraggio ed una determinazione politica che al Quirinale mancano.
Pannella sfida la morte non per Sofri, ma per il principio della titolarità
esclusiva, in capo al Presidente della Repubblica, del potere di concedere
la grazia. Ma, inutile girarci attorno (davvero eccellente il pezzo scritto
ieri da Mauro Mellini, e pubblicato dall'Opinione), da una parte non è
affatto indiscusso che quel potere possa essere esercitato contro la volontà
del governo (ci torno dopo), dall'altro è evidente l'immediato legame con la
vicenda di Adriano Sofri. Ed a Sofri non si può concedere la grazia se non
perché lo si ritiene innocente, valutando, allo stesso tempo, ingiusto ed
insensato un iter processuale basato sull¹uso esclusivo del pentito. Non se
ne esce, questa è la faccenda.
Ha, il Quirinale, la forza e la voglia, di avventurarsi in una grazia con
questo significato? Credo proprio di no. Ed allora che significa "andare
fino in fondo"? Significa, forse, che si andrà a prendere il caso di
qualcuno assai mal messo in salute (Ovidio Bompressi, per esempio), e su
questo, qualora permanga il rifiuto del governo, potrebbe sollevarsi il tema
innanzi alla Corte Costituzionale. Più a fondo di così non credo si andrà.
Così Pannella vedrebbe "risolversi" la questione istituzionale sollevata
(come accadde anche per il plenum parlamentare), senza che con ciò si sia
affrontata (come anche per il plenum parlamentare) la questione politica.
Con tutto il rispetto per la battaglia politica di Pannella, e con tutta
l'ammirazione per il coraggio, a me pare che il tema istituzionale, e di
legalità, sia altro. Tutti parlano della posizione del ministro della
giustizia, mentre qui ho fatto riferimento alle scelte del governo. La
Costituzione parla chiaro: la politica del governo è diretta dal presidente
del Consiglio, che ne è responsabile, e "mantiene l'unità d'indirizzo
politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l¹attività dei
ministri".
Il presidente del Consiglio in carica è stato chiaro, più volte, su quale
indirizzo politico ed amministrativo intende seguire nel caso del detenuto
Adriano Sofri. Questo è il problema istituzionale che si pone: la
disapplicazione dell'articolo 95 della Costituzione. Il che ha rilievi e
conseguenze che non solo superano il caso Sofri, ma superano anche il ruolo
del ministro della giustizia, investendo tutta intera l'attività di governo.
Davide Giacalone
giac@rmnet.it


Detto fuori dai denti.
Se Pannella cerca, come cerca, una morte spettacolare quale degno coronamento delle sue battaglie politiche, è affar suo. Certo è che la nostra democrazia e il potere decisionale delle istiuzioni non può contiunuamente soggiacere ai ricatti umorali e arbitrari di un singolo. Ricatti che appaiono peraltro arroganti e un po' patetici.
Detto questo, poi, a me del caso Sofri non importa un'emerita mazza. E' stato condannato da un regolare processo. E più se ne parla, più si fa torto alle migliaia di carcerati che ovviamente si dichiarano innocenti.


... mi sembra una libera interpretazione fantasiosa e faziosa ... prova a rileggere l'articolo con piu' calma ...e se poi non lo capisci ancora ... te lo spiego io, pero' poi ti mando la fattura.
http://www.nuvolarossa.org