Bisogna dare atto a Adriano Sofri, quale che sia la sua posizione giudiziaria, di essersi comportato con grande serietà e rispetto nei confronti della giustizia italiana. Egli infatti non ha cercato di sottrarsi dal suo debito, e l’ha pagato, e lo sta pagando fino all’ultimo. Consideriamo più che comprensibile la sospensione della pena a causa delle condizioni di salute e non ci pronunciamo sull’ipotesi di grazia, che certo però non consideriamo come qualcosa di immeritato, anzi. Noi siamo convinti che egli, come leader di Lotta Continua, ebbe responsabilità gravissime nell’omicidio Calabresi, indipendentemente dal fatto se poi abbia armato direttamente o meno la mano che colpì il commissario di pubblica sicurezza. E’ vero però che in tutti questi anni Sofri ha esercitato un magistero morale profondamente inserito nella vita democratica, sostenendo tesi degne della libertà che spetta ad un onesto cittadino. Anche questo andrebbe considerato, soprattutto quando dal suo campo di provenienza vi sono individui che si sono sottratti alle maglie della giustizia, godendo di protezioni e privilegi inaccettabili, e che ancora predicano le tesi che hanno avvelenato la vita del Paese. Quando ad esempio abbiamo ascoltato la lezione politica del professor Toni Negri, domenica scorsa in una intervista a Lucia Annunaziata, ci siamo chiesti se forse quello che andava chiuso in galera fosse un altro, non Sofri. E qui capiamo anche che si rischia di mettere a rischio il diritto di opinione che una democrazia rispetta, ma c’è anche una pubblica decenza che andrebbe rispettata, una volta tanto.




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