Che "il senso di responsabilità politica di Bossi" abbia evitato "i rischi di uno scontro cruento sull'unità nazionale" appare una pietosa mistificazione della realtà da parte del PRI.
E' stato proprio Bossi ad aizzare i sentimenti indipendentisti del norditalia, a calibrarne l'acume e a guidarne l'impatto sulla scena politica.
La sua condotta è stata ora visionaria (il dio Po, l'ampolla), ora para-secessionista (il parlamento padano, le guardie padane, la "lega" moneta locale), ora pragmatica e parlamentare. Le tre anime di Bossi si sono sempre ciclicamente alternate, e dare ora un giudizio definitivo così bonario e assolutorio è una vera sciocchezza. Soprattutto se viene dal partito che dovrebbe avere più a cuore l'unità nazionale.
E' un profondo senso di dispiacere e di umana solidarietà quello che anima amici e nemici del leader leghista, nel saperlo così ferito. E ancor più nel vederlo, lui così chiassoso e prorompente, declinare nel silenzio, sopraffatto dall'enormità degli eventi spagnoli.
Il pessimo gusto di Carlo Tassi, aitante missino ormai trapassato, ma famoso per vestire sempre nero (mutande e canotta comprese) commentò così il primo malore di svariati anni fa: "l'infarto ha dimostrato che ha un cuore. Aspettiamo l'ictus per vedere se ha anche il cervello".
Sotto sotto credo che, dietro tanta ipocrisia, i "fratelli coltelli" di An siano sulla stessa lunghezza d'onda.
Auguri di cuore al fiero mattatore padano.
Non l'ho mai digerito. Ma mi è sempre stato simpatico.




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