Da: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...155553,00.html
Triade, quella mafia che si muove in sordina
di Andrea Mascaretti
La mafia cinese è ben radicata in Europa
Le triadi controllano le attività del quartiere
Danno l'idea di non creare problemi agli altri
In realtà sono dannose per la società
Nel nostro Paese il fenomeno della criminalità cinese balza sempre più soventemente all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica: qualche arresto, qualche servizio giornalistico, ma poi all’improvviso tutto torna a tacere, ed il problema sembra non esistere più.
In Europa la criminalità organizzata cinese ha posto le sue basi già da molti anni all’interno delle comunità d’immigrati, servendosi di alcune principali città come scali per il transito e come destinazione finale d’ingenti partite di stupefacenti nonché per il traffico di clandestini.
Anche le comunità cinesi in America e in Australia sono controllate dalle triadi, che gestiscono l’emigrazione clandestina dalla Cina verso gli altri continenti, fornendo documenti contraffatti, spesso di cinesi legalmente espatriati, o utilizzando quelli di connazionali già deceduti, la cui morte all’estero viene occultata.
La tecnica di conquista del territorio, sperimentata in molti paesi europei e recentemente anche in Italia, prevede l’acquisizione di tutte le attività economiche del quartiere e la progressiva espulsione dei residenti, fino alla costituzione di una vera e propria enclave, la così detta Chinatown, praticamente impenetrabile alle forze dell’ordine.
Il nome Triade — che ha come simbolo un triangolo equilatero, i cui lati simboleggiano tre concetti base per i cinesi : Cielo, Terra, Uomo— è stato coniato dagli occidentali per indicare una società segreta, fondata in Cina nel secolo XVII con lo scopo di rovesciare la dinastia mancese Qing, e divenuta oggi un’organizzazione criminale, la cosiddetta mafia cinese, che ha le sue basi più importanti a Hong Kong e nell’isola di Taiwan.
Le sue attività principali sono il traffico di droga, il gioco d’azzardo e lo sfruttamento della prostituzione, ma anche il traffico di adolescenti e il commercio di organi per trapianti.
Secondo quanto denunciato dal Senatore americano John Kerry, quest’ultima attività, coinvolgerebbe direttamente le istituzioni governative cinesi, che negli ospedali pubblici fanno praticare gli espianti degli organi sui detenuti, anche politici, condannati a morte, per poi venderli in occidente tramite la rete delle triadi.
Il traffico di clandestini, tuttavia, non deve essere considerato un’attività di secondaria importanza rispetto al commercio di stupefacenti o ad altri reati contro la persona ed il patrimonio.
La mafia cinese, infatti, guadagna cifre esorbitanti, da 5.000 a 15.000 euro per ogni clandestino, facendo leva sulla disperazione e sul desiderio dei cinesi, che sperano in una vita migliore all'estero.
Immigrati cinesi hanno raccontato alla Polizia di essere stati sequestrati e costretti a lavorare nei laboratori tessili o nelle concerie anche 18 ore al giorno, in un vero e proprio stato di schiavitù, per poter pagare il debito che avevano con la triade, ma c’è anche chi, appena giunto in Italia, non è riuscito a pagare il viaggio ed è stato rapito, segregato e torturato, fino a quando, dalla Cina, i suoi parenti non hanno versato il riscatto.
Come hanno dimostrato numerose operazioni condotte dalle Questure di mezza Italia, l'immigrazione clandestina rappresenta il volano di tutte le attività criminali, e le triadi, organizzazioni piramidali al cui vertice c’è la Testa del Drago o Signore della Montagna, San Chu , sfruttano il traffico illegale di immigrati, per introdurre nel nostro Paese persone consapevoli fin dall'inizio che, per pagare il viaggio, saranno costretti a commettere reati di ogni tipo per conto di queste organizzazioni, costituendo, in tal modo, un fertile terreno di reclutamento di manovalanza criminale.
Così, operando prevalentemente all’interno della comunità cinese, la “mafia gialla” dà la sensazione all’opinione pubblica di non creare problemi agli italiani, ma il problema esiste, e per molti rischia di diventare un “E’mèng”: un incubo.
(15 OTTOBRE 2002, ORE 7:00)


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