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Discussione: Immigrati news

  1. #21
    Orazio Coclite
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    Da: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...155553,00.html

    Triade, quella mafia che si muove in sordina
    di Andrea Mascaretti

    La mafia cinese è ben radicata in Europa
    Le triadi controllano le attività del quartiere
    Danno l'idea di non creare problemi agli altri
    In realtà sono dannose per la società


    Nel nostro Paese il fenomeno della criminalità cinese balza sempre più soventemente all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica: qualche arresto, qualche servizio giornalistico, ma poi all’improvviso tutto torna a tacere, ed il problema sembra non esistere più.
    In Europa la criminalità organizzata cinese ha posto le sue basi già da molti anni all’interno delle comunità d’immigrati, servendosi di alcune principali città come scali per il transito e come destinazione finale d’ingenti partite di stupefacenti nonché per il traffico di clandestini.

    Anche le comunità cinesi in America e in Australia sono controllate dalle triadi, che gestiscono l’emigrazione clandestina dalla Cina verso gli altri continenti, fornendo documenti contraffatti, spesso di cinesi legalmente espatriati, o utilizzando quelli di connazionali già deceduti, la cui morte all’estero viene occultata.

    La tecnica di conquista del territorio, sperimentata in molti paesi europei e recentemente anche in Italia, prevede l’acquisizione di tutte le attività economiche del quartiere e la progressiva espulsione dei residenti, fino alla costituzione di una vera e propria enclave, la così detta Chinatown, praticamente impenetrabile alle forze dell’ordine.

    Il nome Triade — che ha come simbolo un triangolo equilatero, i cui lati simboleggiano tre concetti base per i cinesi : Cielo, Terra, Uomo— è stato coniato dagli occidentali per indicare una società segreta, fondata in Cina nel secolo XVII con lo scopo di rovesciare la dinastia mancese Qing, e divenuta oggi un’organizzazione criminale, la cosiddetta mafia cinese, che ha le sue basi più importanti a Hong Kong e nell’isola di Taiwan.

    Le sue attività principali sono il traffico di droga, il gioco d’azzardo e lo sfruttamento della prostituzione, ma anche il traffico di adolescenti e il commercio di organi per trapianti.

    Secondo quanto denunciato dal Senatore americano John Kerry, quest’ultima attività, coinvolgerebbe direttamente le istituzioni governative cinesi, che negli ospedali pubblici fanno praticare gli espianti degli organi sui detenuti, anche politici, condannati a morte, per poi venderli in occidente tramite la rete delle triadi.

    Il traffico di clandestini, tuttavia, non deve essere considerato un’attività di secondaria importanza rispetto al commercio di stupefacenti o ad altri reati contro la persona ed il patrimonio.
    La mafia cinese, infatti, guadagna cifre esorbitanti, da 5.000 a 15.000 euro per ogni clandestino, facendo leva sulla disperazione e sul desiderio dei cinesi, che sperano in una vita migliore all'estero.

    Immigrati cinesi hanno raccontato alla Polizia di essere stati sequestrati e costretti a lavorare nei laboratori tessili o nelle concerie anche 18 ore al giorno, in un vero e proprio stato di schiavitù, per poter pagare il debito che avevano con la triade, ma c’è anche chi, appena giunto in Italia, non è riuscito a pagare il viaggio ed è stato rapito, segregato e torturato, fino a quando, dalla Cina, i suoi parenti non hanno versato il riscatto.

    Come hanno dimostrato numerose operazioni condotte dalle Questure di mezza Italia, l'immigrazione clandestina rappresenta il volano di tutte le attività criminali, e le triadi, organizzazioni piramidali al cui vertice c’è la Testa del Drago o Signore della Montagna, San Chu , sfruttano il traffico illegale di immigrati, per introdurre nel nostro Paese persone consapevoli fin dall'inizio che, per pagare il viaggio, saranno costretti a commettere reati di ogni tipo per conto di queste organizzazioni, costituendo, in tal modo, un fertile terreno di reclutamento di manovalanza criminale.

    Così, operando prevalentemente all’interno della comunità cinese, la “mafia gialla” dà la sensazione all’opinione pubblica di non creare problemi agli italiani, ma il problema esiste, e per molti rischia di diventare un “E’mèng”: un incubo.

    (15 OTTOBRE 2002, ORE 7:00)

  2. #22
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    Tre ragazze liberate dalla schiavitù sessuale
    La Mobile arresta l'aguzzino albanese che le costringeva a prostituirsi
    http://www.mattinopadova.quotidianie...naca/mca04.htm
    Altre tre ragazze, tra cui una diciassettenne, sono state liberate dall'incubo del marciapiede. Ma anche dalla violenza, dagli stupri e dalla segregazione in cui erano costrette a vivere, nelle mani di uno sfruttatore albanese. Festim Rokaj, ventinovenne di Fier, è stato arrestato dagli agenti della Mobile che, nella notte tra venerdì e sabato scorsi, hanno fatto irruzione nell'appartamento in via Santa Sofia 51, in pieno centro cittadino.
    L'immigrato è stato sottoposto a fermo di pg per violenza sessuale aggravata, minacce, percosse, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonchè favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
    La triste storia di una delle ragazze, una moldava di 22 anni, era cominciata nel gennaio scorso quando era arrivata in Italia, entrando subito nel giro di Rokaj. Che l'aveva costretta a prostituirsi a forza di minacce, botte e stupri. La ragazza, disperata, dopo sei mesi di vita d'inferno era riuscita a scappare e a chiedere aiuto alla polizia. Aveva raccontato agli investigatori la sua storia, ma le sue indicazioni, troppo fragili, non erano stati sufficienti per arrivare all'arresto dello sfruttatore. ...



    Continua il transito di clandestini in stazione. Per tutti scatterà l’espulsione
    Intercettati sette macedoni
    http://www.ilpiccolo.quotidianiespre...mo02/clan.html
    Sette clandestini macedoni sui trent’anni, tutti maschi e in buone condizioni fisiche, sono stati intercettati attorno alle 3 della notte scorsa alla stazione ferroviaria dagli agenti della Polfer. Il gruppetto ha raggiunto a piedi la stazione dopo aver attraversato il confine italo-sloveno nei pressi di Gorizia. A Monfalcone era probabilmente in attesa di un treno per raggiungere diverse località. I sette sono stati fermati e identificati dagli agenti e quindi inviati alla Caritas di Gorizia. Per loro scatterà il provvedimento di espulsione.

    Ispezioni in una quindicina di esercizi pubblici, due dei quali sono stati chiusi d’autorità dai militari
    Ristoranti cinesi, irregolare uno su due
    Controlli a tappeto dei carabinieri del Nas: riscontrate precarie condizioni igieniche
    http://www.messaggeroveneto.quotidia.../uda/uda1.html
    Controlli a tappeto dei carabinieri del Nas nei ristoranti cinesi della città e dell’intera regione: in due settimane di lavoro gli uomini del Nucleo antisofisticazione e sanità hanno ispezionato una quindicina di locali, riscontrando irregolarità nel 50 per cento dei casi. Si è trattato quasi sempre di carenze igienico-sanitarie. In un paio di occasioni le condizioni in cui i carabinieri hanno trovato i locali sono state talmente gravi da costringerli ad adottare un provvedimento immediato di chiusura: tutto ciò e accaduto ad Aviano e a Trieste.
    La maggior parte dei locali controllati (circa il 60%) si trova a Udine e provincia. ...

    Otto mesi all’immigrata
    già imbarcata per Kiev
    http://www.messaggeroveneto.quotidia.../udb/udb7.html
    Condannata a quattro mesi dopo il primo arresto in applicazione della legge Fini-Bossi sui clandestini, l’ucraina Mariya Chernobrevka, 37 anni – che pochi giorni dopo era stata arrestata nuovamente per lo stesso reato e subito imbarcata a Fiumicino su un volo per Kiev – ieri è stata condannata a otto mesi di reclusione. ...

  3. #23
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    Predefinito Re: da Libero 22.10.02

    Barista aggredito diventa giustiziere
    Magrebino lo ferisce al braccio e lui reagisce a suon di pugni

    E' successo al Pedavena davanti alla stazione: «Mi ha sputato addosso, poi ha estratto il coltello Non ci ho visto più... »

    di Paola Malagoli

    Non ha aspettato la polizia. Si è fatto giustizia da sè, cacciando l'aggressore dal suo locale a forza di pugni. Il magrebino ora è ricoverato in ospedale. «Mi ha sputato in faccia», racconta il proprietario del bar «Pedavena», che si trova proprio davanti alla Stazione ferroviaria.
    «Poi ha tirato fuori un piccolo coltello e mi ha ferito al braccio. Quando ho visto il sangue non ho capito più nulla... ». L'esercente, che ha 33 anni, è stato a sua volta medicato al Pronto soccorso. Ha sette giorni di prognosi, e ieri mattina era puntuale al lavoro, con camicia bianca e gilet bordeaux dietro il bancone del suo bar.
    L'aggressione è avvenuta domenica sera, verso le 22.30. Gli agenti della Volante, al loro arrivo, hanno trovato il magrebino completamente annichilito. Dall'alcol che aveva in corpo e dalle botte ricevute dal barista. Tutto era cominciato una ventina di minuti prima, quando un rumeno, che era seduto al tavolino del bar, si era accorto che un nordafricano stava rubando la sua bicicletta, che aveva lasciato appoggiata al portico, davanti al locale. Si era precipitato fuori, urlando, riuscendo a bloccare il ladro quand'era già in sella. Sistemata la faccenda, il rumeno era tornato al tavolo, seguito dal magrebino. Che si muoveva con passo incerto, continuando a sbraitare contro l'altro immigrato. E chiedeva soldi al gestore. Voleva un euro oppure da bere. Con insistenza. Il barista l'ha sollecitato ad andarsene, ma come risposta si è preso uno sputo in faccia. Che ha schivato di un soffio. Ha cercato allora di raggiungere lo stesso risultato spingendolo di forza all'esterno, ma questa volta lo straniero ha tirato fuori dalla tasca una specie di portachiavi, che aveva una piccola lama. E con quella ha colpito all'avambraccio l'esercente, ferendolo. Nella concitazione l'uomo non se n'era accorto.
    «E' stata una cameriera a farmi notare che avevo la manica della camicia bianca rotta e sporca di sangue - continua il barista - A questo punto non sono più riuscito a trattenermi e ho alzato le mani contro l'aggressore. Mi sono fatto giustizia da solo? Diciamo piuttosto che era l'unico sistema per mandarlo via dal locale. Inutile aspettare le forze di polizia, in quanto in questi frangenti la situazione rischia di degenerare. Quando ho visto la ferita, mi è salito il sangue alla testa, anche perché mi trovavo nella mia proprietà. E quello era l'unico modo per difenderla».
    Poi è arrivata la Volante, che ha cercato di chiarire quello che era successo. Chi stava peggio, comunque, era il nordafricano che ha ricevuto alcuni colpi alla testa, tanto che i sanitari, per precauzione, hanno deciso di ricoverarlo.
    «Non voglio sostenere a tutti i costi che in questa zona la situazione è invivibile - dice il proprietario del bar - Sicuramente ci sono quartieri più a rischio. Comunque, non bisogna mai abbassare la guardia. Quando succedono episodi più gravi, per qualche giorno poliziotti e carabinieri sono presenti in forze. Poi i controlli si allentano, tanto che negli uffici che si trovano in questo stesso immobile a volte si infilano anche i "tossici". Ci sarebbe bisogno di un presidio fisso della polizia, una presenza di uomini in divisa notte e giorno, unico sistema per vivere sicuri».

    Dal Mattino di Padova 22/10/2002

  4. #24
    Orazio Coclite
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    Consiglierei di ri-postare l'intero thread sul principale.

  5. #25
    P.N.F.
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    Extracomunitari, anzi imprenditori
    Sono già 266 gli stranieri che svolgono un'attività autonoma nel Padovano
    Disagi, obiettivi, richieste: primo incontro con le istituzioni nella sede Upa


    Burocrazia, ma anche diffidenza e mancanza di informazione. Sono i principali ostacoli che gli immigrati incontrano al momento di aprire un'attività in proprio, emersi l'altra sera nella sede dell'Upa nel corso del primo "faccia a faccia" tra gli imprenditori extracomunitari e le istituzioni. Un incontro improrogabile di fronte ad una realtà sempre più concreta, che tra il 1999 e il 2002 è cresciuta del 180% e che sul territorio oggi conta ben 266 associati, di cui 102 nella sola Padova, per lo più rumeni ed ex jugoslavi, che rappresentano rispettivamente il 25 e il 15%, seguiti dai marocchini, al 13%.
    Tra i nuovi iscritti nei primi 9 mesi del 2002 il 36% è costituito da extracomunitari: le incombenze che per gli imprenditori italiani sono semplici scocciature per loro diventano problemi seri.
    E' il caso di Fatemeneh Taslim Moghadan Shirazi, iraniana, restauratrice di tappeti, che da quando ha aperto un'attività è sommersa dalle contravvenzioni: «Al momento dell'iscrizione alla Camera di Commercio nessuno mi ha detto quali erano i miei doveri - spiega - Ho già pagato multe per 2000 euro, l'ultima solo perché non ho esposto l'orario di apertura del negozio. Ma come facevo a sapere che era obbligatorio?».
    Ancora più assurda la storia di Layouni Zouhaier, imprenditore edile tunisino, intrappolato nelle contraddizioni della burocrazia: tre figli nati in Italia, un'attività avviata e un mutuo di 200 milioni da estinguere nei prossimi 20 anni, mentre la sua carta di soggiorno scade ogni due anni: «L'investimento in un'attività e un'associazione come l'Upa a farne da garante dovrebbero essere sufficienti a svincolare l'imprenditore extracomunitario dalla ripetitività del permesso - dice il senatore ulivista Paolo Giaretta - D'altronde, come si fa a pensare che una persona che intende investire il suo denaro in questo Paese continui a sentirsi precaria?».
    Conoscere le necessità dei nuovi imprenditori dalla loro viva voce diventa quindi un'esigenza anche per le istituzioni che, spiega l'assessore veneto ai Flussi Migratori Raffaele Zanon, si dicono interessate a svelare quella faccia dell'immigrazione lodevole ma sconosciuta. «La nuova legge per certi aspetti può apparire più severa nei vostri confronti - interviene il parlamentare leghista Flavio Rodighiero - ma in realtà mira a fronteggiare l'emergenza clandestina che si è venuta a creare al Sud come a Nordest; è lo strumento per separare le brave persone dai delinquenti, colmando finalmente le grandi lacune dello Stato in tema di immigrazione».
    L'integrazione, però, è anzitutto un fatto di cultura: «Quando uno straniero decide di aprire un'attività in proprio deve contare su una forza doppia rispetto a quella di un italiano - sostiene Taufiq Asli, ristoratore palestinese - Alla normale diffidenza dei clienti si aggiunge anche quella degli ispettori, che spesso, solo per il fatto che siamo extracomunitari, pensano che siamo più sporchi».
    Una condotta che Maurizio Saia nega con forza: «Non esistono volontà vessatorie ma solo esigenze di sicurezza e igiene che coinvolgono anche gli esercenti locali - dice l'assessore alla Sicurezza - Ciò che noi pretendiamo sono esercizi in regola sia all'interno del locale che all'esterno, senza schiamazzi e sudiciume. E se a volte scattano controlli aggiuntivi, ciò succede per inviare un messaggio di maggiore attenzione, non certo per incastrarvi».

    Dal Mattino di Padova 23/10/2002

    Nessun problema....loro si occupano dei lavori umili....

  6. #26
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    Nave di clandestini verso Lampedusa

    Tenta di speronare natanti della Marina
    Un natante con a bordo un centinaio di immigrati clandestini ha tentato ripetutamente di speronare alcune unità della capitaneria di porto di Lampedusa che l'avevano individuato. L'episodio è avvenuto nel Canale di Sicilia a una trentina di miglia dall'isola, già teatro di numerosi sbarchi di clandestini. Il barcone si trova adesso a 10 miglia da Lampedusa e sarebbe intenzionato a raggiungere direttamente le coste della Sicilia.
    L'ultimo sbarco di immigrati sulle coste di Lampedusa risale a soli quattro giorni fa, quando una nave è arrivata sull'isola con a bordo 62 iracheni e un palestinese. Tra loro c'erano anche quattro donne, due bambini e quattro ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Poi i clandestini erano stati trasferiti nel centro di prima accoglienza Misericordia.

    Da TGCOM.IT 24/10/2002

  7. #27
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    CRONACA_DI_ROMA







    Nel 2001 a Roma sono stati assunti 6.345 stranieri, oltre 38 mila in tutta la provincia. Più presenze anche nelle scuole


    Immigrati aumentati del 53 per cento

    Nel rapporto Caritas la crescita negli ultimi dieci anni: nel ’91 erano 154 mila, oggi oltre 236 mila


    Colf, baby sitter, edili, manovali, agricoltori, pizzaioli e camerieri: negli ultimi dieci anni è cresciuta del 53% la percentuale di immigrati nel Lazio, un tasso che rappresenta la metà dell’incremento registrato nello stesso periodo sul territorio nazionale. Tradotto in cifre fa 82 mila immigrati in più in dieci anni. Dai 154.525 del 1991 agli oltre 236 mila del 2001, secondo l’ultimo censimento. Ma Roma non è più la meta preferita da chi arriva nel nostro Paese in cerca di un destino diverso.
    Se nel 1991 nel Lazio (e soprattutto nella capitale e nel suo hinterland, che oggi come allora ospitano 9 immigrati su 10 fra quelli residenti nela regione) viveva un quarto del totale degli extracomunitari residenti in Italia, oggi la quota è scesa ad un sesto. Il che significa che molti stranieri preferiscono risiedere e lavorare al nord, dove le fabbriche garantiscono molti posti di lavoro. A Roma invece il tasso di disoccupazione degli stranieri tocca il 10%, superando quello della media nazionale: secondo le cifre fornite nel 2001 dal ministero dell’Interno, a Roma lavorano quasi 118 mila stranieri, di cui l’83,5% sono dipendenti, gli autonomi il 6,5%.
    A «fotografare» l’immigrazione in Italia, regione per regione, è il dodicesimo rapporto Caritas sul tema, quest’anno significativamente intitolato «Lavoratori e cittadini». La ricerca ha analizzato anche i flussi nazionali di provenienza: a Roma la comunità più numerosa, con quasi 23 mila presenze, è quella filippina, costituita però in maggioranza da donne, che lavorano quasi sempre come collaboratrici familiari e assistenti per bambini, anziani e malati. Tanto che secondo il rapporto Caritas la parola «filippina» è diventato quasi un sinonimo di colf.
    Il secondo insediamento per quantità è quello romeno: 19.500 presenze fra Roma e provincia, altre 3 mila nel resto del Lazio, con gli uomini impegnati nell’edilizia e le donne nell’assistenza alle famiglie. Seguono nella graduatoria i polacchi, gli albanesi, i bengalesi, i peruviani (un’altra comunità a forte prevalenza femminile, come quella proveniente dalla Polonia). E poi gli statunitensi, che con le 7.200 presenze formano il settimo gruppo nazionale residente a Roma. E ancora indiani e cinesi.
    Il rapporto si riferisce alle presenze ufficiali: nel 2001 l'Inail ha registrato in provincia di Roma quasi 38mila assunzioni di stranieri, che corrispondono all'88,8% di quelle registrate nel Lazio. E a Roma i 6.345 nuovi posti di lavoro che sono stati rilevati dagli stranieri (1 su 16 di quelli registrati in Italia) hanno una incidenza sul totale delle relative assunzioni superiore tre volte a quella osservata per i romani in generale (5,5%). Ovvero un nuovo posto di lavoro ogni sei assunzioni, contro l’uno su 18 registrato sulla popolazione complessiva.
    La presenza degli immigrati si fa già sentire nelle aule scolastiche: anche se molti degli alunni con cognomi stranieri sono in realtà nati in Italia. Nel Lazio studiano i due quinti degli studenti immigrati del centro Italia: 14.635 alunni su 37.814. A Roma in particolare il 3,3% degli scolari non è di origine italiana, mentre alle medie il tasso scende al 2,4% e alle superiori all’1%.

    Ester Palma

    Dal Corriere della Sera 24/10/2002

  8. #28
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    PADOVA: mozione in Consiglio comunale: no alle richieste delle comunità islamiche.
    Gasperini (Lega): «I crocefissi rimossi devono essere ricollocati nelle aule»
    LA POLEMICA Bandiere e gonfalone in ogni classe

    Claudio Baccarin

    «Il sindaco Giustina Destro deve intervenire perché, nelle aule scolastiche da cui sono stati rimossi, vengano rimessi al loro posto i simboli tendenti alla connotazione della nostra comunità». Ovvero, in primo luogo, i crocefissi.
    La richiesta è contenuta in una mozione che il consigliere comunale Luciano Gasperini, che è anche presidente federale della Liga Veneta-Lega Nord Padania, ha presentato a Palazzo Moroni e che è stata iscritta all'ordine del giorno del consiglio comunale. «Mi risulta che in alcuni istituti scolastici i direttori didattici - punta il dito Gasperini - stiano tacitamente acconsentendo alla progressiva rimozione del crocefisso dalle aule, operata dai vari presidi, in accoglimento delle richieste delle locali Comunità Islamiche. Io non pretendo che i musulmani s'inchinino davanti al crocefisso, ma voglio che nelle aule scolastiche sia presente quello che costituisce un simbolo irrinunciabile della nostra cultura».
    L'avvocato Gasperini ricorda che «la presenza obbligatoria del crocefisso nelle aule scolastiche è prevista e contemplata dall'articolo 118 del Regio Decreto 965 del 30 aprile 1924, nonché dal Regio decreto 1297 del 26 aprile 1928. Il Consiglio di Stato, con il parere 63 del 24 luglio 1988, ha stabilito che le norme regolanti l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche non possono essere considerate implicitamente abrogate dalla nuova regolamentazione concordataria sull'insegnamento della religione cattolica».
    Ma l'esponente leghista non si preoccupa solo della rimozione del crocefisso. «Le autorità islamiche presenti nei nostri territori - aggiunge Gasperini - sembra vogliano imporre nelle scuole comportamenti inaccettabili alla nostra cultura, quali la separazione delle classi da maschi e femmine, il divieto di usare nelle mense alcuni alimenti ed altro, e ciò in contrasto con la stessa Costituzione Italiana e con il generale sentimento della nostra popolazione».
    In ogni aula, pertanto, oltre al crocefisso dovrebbero comparire, per la Liga Veneta-Lega Nord Padania, gli altri «simboli identitari di appartenenza ad una comunità e ad un territorio»: ovvero la bandiera («del Veneto - precisa Gasperini - e, perché no?, dell'Italia»), oltre al gonfalone del Comune.

    Dal Mattino di Padova-25/10/2002

  9. #29
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    Gara tra auto: coppia travolta.

    Vicenza: lui è morto, lei è gravissima:

    Falciato da una vettura che correva a folle velocità durante una gara tra auto, alla cui guida c'erano due kosovari. E' morto così un imprenditore artigiano del Vicentino, uscito con la moglie per fare una passeggiata. La donna è ricoverata in prognosi riservata. I due automobilisti pirati sono stati arrestati con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale.
    I due l’altra sera hanno ingaggiato un duello automobilistico in pieno centro a Chiampo travolgendo una coppia: Silvano Lovato di 57 anni è stato centrato e ucciso da una delle due vetture mentre la moglie, Livia Faedo, è rimasta ferita ed è ricoverata in ospedale.
    I due kosovari, Avni Sadiku, 27 anni, che era a bordo della Bmw che ha travolto la coppia, e Ajet Miftaki, 26enne, che era al volante di un'Alfa 155, compariranno lunedì prossimo davanti al gip Massimo Gerace per l'udienza di convalida del fermo.
    Il pm non ha contestato il reato, meno grave, di omicidio colposo, perché ha ritenuto che i due conducenti, ingaggiando il duello automobilistico, abbiamo accettato il rischio di investire e di uccidere chiunque si fosse trovato sulla traiettoria dei loro veicoli.

    Da TGCOM.IT 26/10/2002

  10. #30
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    CESCOT VENETO:
    Indagine dell’osservatorio economico su 457 nuovi imprenditori nei settori del commercio, del turismo e del terziario.

    Extracomunitarie e rampanti alla riscossa:

    Il 14 per cento delle persone seguite dall’ente di formazione della Confesercenti (più delle metà è under 31) è straniero

    Settima tra le province italiane e prima tra quelle venete: Padova con le sue 93.352 imprese commerciali conquista un ottimo piazzamento e mostra anzi un lieve recupero delle attività, soprattutto nel conselvano e nel camposampierese. Il Cescot Veneto (l'ente di formazione della Confesercenti) ha focalizzato in particolare l'attenzione sui nuovi imprenditori padovani: il suo osservatorio economico ha infatti preso in esame un campione di 457 persone che hanno frequentato i corsi di formazione o sono state assistite dal "success point", per tastare il polso sulle ultime novità nei settori del commercio, del turismo e del terziario (servizi e informatica). Più della metà di questi nuovi imprenditori ha meno di 31 anni. Medio il titolo di studio: solo il 5 per cento ha in tasca una laurea. Il 14 per cento è straniero: di questa percentuale il 23 per cento viene dalla comunità europea, il 20 dall'Est, il 15,30 dal Sud America (Venezuela e Argentina in testa), solo l'1,10 dagli Usa, il 22,35 da Nord Africa e Medio Oriente, il 9,40 dal resto dell'Africa e l'8,35 dall'Asia. Se tra africani e asiatici hanno di gran lunga la meglio i maschi, sono soprattutto donne (70,60 per cento) le nuove imprenditrici che arrivano dall'Europa dell'est e si occupano principalmente di bar, ristoranti e alberghi. Donne più intraprendenti anche dal Sud America.
    Tornando al campione preso in esame dal Cescot vediamo che mentre nel commercio sono pochissimi i laureati (non più del 3,7 per cento), ed ancora meno in quello del turismo (1,2 per cento gli uomini e 1,4 le donne), nel settore dei servizi e del terziario avanzato il livello di istruzione sale, fino a toccare il 16,4 per cento di laureate, contro il 5,7 per cento dei colleghi maschi.

    Il Cescot Veneto anche nel 2002 si è occupato principalmente di formazione: 19 corsi per 232 disoccupati (il 76 per cento ha poi trovato lavoro), riqualificazione e aggiornamento (845 occupati in una cinquantina di aziende), 120 ore di formazione esterna obbligatoria, voluta dalla legge Treu, per chi è assunto con contratto di apprendistato (35 corsi per 352 giovani apprendisti). Senza dimenticare i corsi abilitanti per iscriversi al Rec o avere il patentino di agente immobiliare e quelli di formazione privata (Haccp, lingue straniere) per un totale di 107 corsi e circa 1.200 allievi.

    La Confesercenti padovana da aprile aiuta gli imprenditori anche con il "success point", uno sportello di consulenza gratuita consultato finora da circa 200 giovani, attivi soprattutto nel settore turistico e alberghiero, per sapere come accedere ai crediti, ma anche per munirsi di tutte le diverse autorizzazioni amministrative.

    Dal Gazzettino di Padova 26/10/2002

 

 
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