PROSTITUZIONE
Sfruttata dal fidanzato rumeno Ventiduenne liberata dagli agenti:
(À.Cim.) Gli uomini della squadra mobile lo tenevano sotto osservazione da un bel po' di tempo. Avevano scrupolosamente registrato ogni sua mossa: quando la andava a portare sul marciapiede, e quando veniva a riprendersela dopo il lavoro.
Come fidanzato, il rumeno Aurelian Rentea, ventitrenne e clandestino, non era esattamente un tipo affidabile.
La sua giovane compagna, un anno più giovane di lui, lo aveva seguito in Italia probabilmente per amore; ma era stata ripagata, dicono gli investigatori, con quella vischiosa miscela di botte, minacce, ritorsioni e terrore che è tipica degli sfruttatori.
La ragazza era costretta a prostituirsi sulle strade padovane, tutte le sere. Il suo luogo fisso, via Guido Reni.
Alla fine della serata il suo sfruttatore la riportava in qualche squallido alberghetto, che la coppia cambiava spesso.
Non è facile, per una giovane straniera catapultata in una realtà sconosciuta, senza conoscere la lingua, e con la paura di tutto, trovare la forza per andare dalla polizia e troncare il ciclo perverso.
Per fortuna in questura c'è ormai una squadra specializzata, con grande esperienza nel trattare temi così delicati, e, soprattutto nell'infondere fiducia alle vittime. Così, per la ventiduenne rumena, si è aperta la strada di una comunità protetta. E per il suo sfruttatore quella del carcere, con le accuse di induzione e sfruttamento della prostituzione, oltre che di immigrazione clandestina.
Dal Gazzettino di Padova 26/10/2002




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