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Discussione: Immigrati news

  1. #81
    P.N.F.
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    Gazzettino di PD - Domenica, 10 Novembre 2002

    ARRESTI MOVIMENTATI
    Spacciatori picchiano carabinieri In due fermati al Portello dalla PS

    Movimentato intervento dei carabinieri in via Anelli. Una pattuglia è entrata in azione attorno alle 23 di venerdì per intercettare il momento dello scambio di una dose, circa un grammo, di cocaina. Spacciatore e tossicodipendente hanno reagito, trascinando i carabinieri in un corpo a corpo. Un militare ha ricevuto numerosi colpi al volto e ad una spalla, rimediando due settimane di prognosi. Anche uno dei due aggressori, nella collutazione, si è fatto male, rompendosi il setto nasale: guarirà in una decina di giorni. Entrambi sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e segnalati al prefetto come consumatori di droga.
    Un'operazione antispaccio della Questura alle 2 e 30 di ieri mattina ha invece isolato la zona del Portello con numerose volanti, allo scopo di impedire l'eventuale via di fuga alle persone controllate.
    Non appena il gruppo di nordafricani si è accorto di essere entrato nel mirino degli agenti è infatti scattato un fuggi-fuggi generalizzato, conclusosi con il "placcaggio" di due giovani immigrati di 18 e 19 anni. Mohamed Alì e Ahnis Mohamed sono stati trovati in possesso rispettivamente di 4 e 2 grammi di cocaina, oltre a quasi un migliaio di euro provento di spaccio.
    I due naturalmente sono stati arrestati e portati in questura per l'identificazione.

    NEL POMERIGGIO
    Una situazione esplosiva nella strada: il 16 ottobre cinque fermi per incendio doloso
    Via delle Palme, fronte interno
    In un quarto d’ora un accoltellato, una rissa, due arresti e inseguimento a sirene spiegate

    Via delle Palme, fronte interno di Padova. Ore 14.50. Le sirene convergono nella zona della Rotonda, e le pattuglie si sparpagliano nelle strade limitrofe. Carabinieri e polizia stanno cercando un gruppo di persone che ha aggredito un paio di giovani, quasi sicuramente stranieri. È stato un carabiniere fuori servizio ad accorgersi di quanto stava succedendo. Cinque o sei persone che ingaggiano una rissa furibonda, salta fuori un coltello, uno dei nordafricani coinvolti che viene ferito. Il militare non perde tempo, ed avverte la centrale. Mentre il "bitonale" delle gazzelle si fa sentire da lontano, il gruppo si sparpaglia e si dà alla fuga; qualcuno aiuta il ferito a non "cadere" nelle mani dell'Arma, che perlustra la zona. Sarebbe un'aggressione fantasma come le tante di cui nè le forze dell'ordine nè la stampa riescono a venire a conoscenza. Capita, di tanto in tanto, che qualcuno si presenti al pronto soccorso, uno squarcio al braccio, una lacerazione alla coscia, una stilettata al fianco. Chi ti ha colpito? «Non lo so». Ma li sapresti riconoscere? «Era buio». Perchè lo hanno fatto? «Forse per derubarmi, chi lo sa...». Le risposte alle domande degli agenti del posto di polizia all'ospedale sono sempre, immancabilmente le stesse. Meglio comunque, a scanso di equivoci, non avere nulla a che fare con quei curiosi che girano dalle parti dei pronto soccorso, e cercare di tamponare la ferita in qualche modo, con qualche straccio. Rissa, accoltellamento, inseguimento in sirena, in un normale sabato pomeriggio, nel centro della città.Via delle Palme, fronte interno di Padova, ore 15.10. Due pattuglie del radiomobile stazionano davanti al palazzone che attraversa la strada con un grande arco. Hanno appena fermato due nordafricani. Una sta partendo per il comando di via Rismondo, l'altra ha ancora uno degli arrestati sul sedile posteriore dell'"Alfetta", le mani dietro alla schiena costrette da un paio di manette. I due hanno cercato di disfarsi del contenuto di un piccolo involucro in carta stagnola; la polvere si è sparsa sull'asfalto, ma due grammi di coca sono rimasti attaccati a quella maledetta bustina, ad aggravare la loro posizione di clandestini e spacciatori.
    Un quarto d'ora di ordinario lavoro dei carabinieri in un'unica strada dietro alla già difficile zona di piazza Mazzini. Quella stessa strada in cui, alle 10 del 16 ottobre, cinque persone erano state inseguite dalle Gazzelle del "112" mentre stavano cercando di dileguarsi.Avevano dato fuoco, senza troppo pensarci su, ad un appartamento del vasto edificio abbandonato, quello stesso che attraversa la strada con l'arco, di fianco all'istituto tecnico Einaudi. Si trattava di un raid per il controllo del territorio, dei poveri giacigli abusivi stipati di materiali, suppellettili, materassi sporchi che i clandestini si contendono. Spesso il fuoco è un'arma per subentrare ai precedenti inquilini. Come quegli otto che, il 3 luglio scorso, le volanti della questura avevano trovato in un appartamento in via di ristrutturazione. In via delle Palme, piccolo fronte centrale di una città del Veneto.

    LADRO SFORTUNATO
    Fugge dopo aver fatto il colpo E si scontra con la polizia
    Vicenza: NOSTRA REDAZIONE

    (F.Pen.) In attesa di ottenere il permesso di soggiorno per un matrimonio con un'italiana contratto recentemente, ha pensato bene di inguaiarsi rubando un portafogli e darsi poi ad una fuga da film poliziesco. È finito in carcere. E con un collare rigido al collo dopo essersi schiantato contro un'auto della polizia penitenziaria. Protagonista il 35enne rumeno Ion Gabi Negrut, domiciliato a Padova.
    L'uomo, alle 10 di ieri mattina, è stato notato aggirarsi con fare sospetto assieme ad altri due individui all'interno del supermercato Billa di via della Pace. Un inserviente, messo in allarme dal comportamento del gruppetto ne ha seguito i movimenti notando ad un certo punto che uno dei tre appoggiava un oggetto fra gli scaffali.
    Appena il trio si è allontanato l'impiegato ha controllato l'oggetto, scoprendo che si trattava di un portafoglio. Immediata la chiamata al 113. Una Volante è riuscita a intercettare la Golf rossa su cui si era allontanato il rumeno che a quel punto ha sgommato contromano per via Bortolan ignorando lo stop finale. Risultato: si è schiantato contro un'auto della polizia penitenziaria che transitava in quel momento. Fine della fuga e arresto (quello con le manette).


    BLITZ DELL’ARMA Indagato a piede libero un taxista padovano che lavorava come autista del boss
    Droga tra Padova e Udine: 8 arresti
    Italiani e stranieri cadono nella rete: lo stupefacente nascosto anche nell’acquario
    Udine
    NOSTRA REDAZIONE
    In codice «operazione pelata»: l'indagine dell'Arma di Udine ha portato all'arresto di otto persone accusate di traffico di sostanze stupefacenti, un mercato che si sarebbe svolto tra il Friuli e Padova. In una prima fase sono finiti in manette tre udinesi, già conosciuti alle forze dell´ordine: sono Franco Cuomo, 40 anni, Alessia Lauzzana, 24 anni e B.C. 35 anni, un consumatore di «coca», il cui apporto si è rivelato determinante nel corso dell'operazione. La seconda fase delle investigazioni si è sviluppata nel padovano dove si nasconderebbero, secondo i carabinieri, i rifornitori. Si tratta dell'algerino Zawrani Hassin, 22 anni e del marocchino Hamed Resui, 29, Padova ritenuto al vertice del traffico di sostanze stupefacenti, un'attività che si sarebbe sviluppata da almeno nove mesi con il rifornimento delle cocaina ad alcuni frequentatori delle discoteche del Friuli Venezia Giulia. Arrestata anche la compagna rumena dell'extracomunitario, Oanna Matescu di 22 anni. Gli ultimi ad essere arrestati sono stati il marocchino Mustafa Sidi Mesbai di 34 anni e la sua convivente italiana Cristina Botter, pure di 34 anni. Nelle varie fasi dell'indagine sono stati sequestrati oltre 400 grammi di cocaina, ritenuta pura all'80 per cento, per un valore di circa 50 mila euro.Fondamentale per il successo dell'operazione coordinata da comandante del nucleo operativo tenente Gabriele Passarotto, si è rivelata la collaborazione con i colleghi di Padova proprio perché è emerso che la base operativa, il grosso dell'organizzazione gravitava nel padovano. Tutto comincia in aprile con l'individuazione all'uscita del casello autostradale di Udine Sud di Franco Cuomo e di Alessia Lauzzana e di B. C., personaggio del quale i carabinieri hanno fornito soltanto le iniziali perché indicato come «consumatore» della droga e che in questa vicenda ha svolto un importante ruolo di collaborazione. In quell'occasione sono stati sequestrati cinquanta grammi di cocaina, che era nascosta nel reggiseno della donna.Si apre la seconda fase di investigazioni. Il primo a essere preso è Hassin Zawrani: l'algerino alla vista dei carabinieri, abbandona 250 grammi di cocaina e si sbarazza anche del bilancino di precisione. I carabinieri risalgono la pista investigativa arrivando a Resui Ahmet e alla sua convivente Oanna Matescu. In questa fase sono sequestrati 80 grammi di cocaina e 3500 euro in contanti. L'arresto pone problemi agli uomini dell'Arma: l'algerino tenta la fuga ma viene placcato da un sottufficiale dell´esercito che successivamente sarà premiato per la sua azione. L'extracomunitario - hanno rivelato i carabinieri - era difficilmente controllabile perché si muoveva utilizzando il taxi, lo scooter con un cambio continuo di utenze telefoniche per dribblare le intercettazioni. Poi nella rete finiscono Mustapha Sidi Mesbai e la convivente Cristina Botter. I carabinieri di Udine, assieme ai colleghi di Piove di Sacco e delle unità cinofile di Torreggia, hanno fatto irruzione nella loro abitazione di Cadoneghe: la donna, secondo il rapporto dell'Arma, accenna a resistere, mentre il compagno tenta di gettare dalla finestra la droga e una parte nell´acquario. Nell'ambito dell´indagine sono stati indagati a piede libero il taxista L.I. di Padova che spesso avrebbe caricato sul suo veicolo il «boss» dell´organizzazione e P.G. perché nella sua abitazione di Agna (Padova) sono stati rinvenuti mezzo gramo di coca e altro materiale per lo spaccio. Nel corso dell' operazione sono stati sequestrati dieci cellulari e due autovetture.

  2. #82
    P.N.F.
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    Il reverendo e i suoi seguaci fermati dai carabinieri ma non sono ancora note le accuse mosse dai giudici
    Manette al guaritore filippino
    Blitz dei Nas dopo l'«operazione» senza bisturi a Selvazzano
    Si era rifiutato di far vedere le «prove» del suo intervento e si era dato alla fuga

    di Cristina Genesin

    PADOVA. Sono scattate le manette per il sedicente guaritore filippino Alex Orbito, protagonista sabato scorso di un meeting all'albergo «la Piroga» di Selvazzano, alle porte di Padova. Il reverendo, amico dell'attrice americana Shirley McLaine, è stato fermato con una decina di seguaci dell'associazione «la Piramide dell'Asia». Tra loro la moglie di un professionista molto noto. Non si conoscono ancora le precise accuse che sono contestate dalla magistratura. Fatale l'ultimo appuntamento con il pubblico organizzato per dimostrare le doti «extraterrestri» del maestro in grado - sosteneva l'associazione - di operare senza bisturi, ma facendosi pagare profumatamente dai pazienti. Durante il meeting, svoltosi davanti ad un folto pubblico, era nata una bagarre con l'inviato di «Striscia la notizia», Jimmy Ghione, che pretendeva di far sottoporre ad un esame istologico un pezzetto di budella «estratta» dal reverendo durante un'operazione svolta a mani nude. Niente da fare. Il guaritore era sparito e anche le interiora. Ieri il blitz messo a segno dai carabinieri del Nas di Milano e di Padova.



    --------------------------------------------------------------------------------
    PADOVA.Le mani usate come un bisturi per entrare e uscire dall'addome dei pazienti. E le interiora sventolate sotto il naso del pubblico sgomento e conquistato dal guaritore filippino capace di mescolare medicina pseudo-alternativa a ingredienti mistico-religiosi. La festa è finita per il reverendo Alex Orbito, noto nel mondo e propagandato in Italia dall'associazione «la Piramide dell'Asia».
    Sono scattate le manette per il maestro amico dell'attrice americana Shirley McLaine e per una decina di seguaci, tra loro la moglie di un professionista molto noto. Fatale l'ultimo meeting pubblico per dimostrare le doti «extraterrestri» del reverendo. Palcoscenico del blitz, avvenuto nel fine settimana, l'hotel la Piroga di Selvazzano, alle porte di Padova, dove si era trasferita la carovana che ruota intorno al guru per incontrare i fedeli.
    Ancora silenzio sulle accuse contestate. Ma è certo che la procura di Milano d'intesa con quella di Padova - attraverso i carabinieri del Nas delle due città - stava lavorando da almeno un paio di mesi sugli affari del maestro e dei suoi amici. Amici che organizzavano ovunque dei veri e propri show: protagonista assoluto il reverendo e le sue «capacità inspiegabili con la ragione e l'intelletto umano». I pazienti - spesso gente disperata ormai arrivata all'ultima spiaggia - raggiungevano la meta da ogni angolo d'Italia. D'obbligo l'iscrizione all'associazione al costo di 235 euro, si era affrettata a spiegare ai numerosi presenti Luisa Fedi, colonna portante dell'Associazione: «Riceverete tutte le informazioni e i proventi delle quote associative saranno destinati ad attività benefiche, naturalmente decurtate le spese per far venire in Italia i nostri ospiti». Oltre 200 euro erano da sborsare anche per ogni prestazione. «Comunque costa sempre meno che un qualsiasi intervento di chirurgia tradizionale» promettevano alla «Piramide dell'Asia». Con la Fedi, tutto il vertice de «la Piramide»: il vicepresidente Alberto Antonini, che si era presentato come medico all'ospedale di Civitanova Marche, l'ingegnere Rinaldo Lampis, il presidente, il professor Francesco Petrino, presidente dello Snarp (Sindacato nazionale antiusura protestati), un'associazione «di tutela dei consumatori e dei diritti umani». E poi una vasta schiera di medici - o presunti tali - come un certo neurologo olandese, il dottor Jan Van Hemert che - ha spiegato - aveva conosciuto nelle Filippine il maestro Orbito «scoperto come guaritore all'età di 14 anni in uno sperduto villaggio. Una donna paralizzata aveva sognato di essere visitata da lui. Si era messa alla sua ricerca e aveva ripreso a camminare». Strani discorsi in bocca ad un «illustre neurologo» che aveva pure raccontato all'attonito pubblico come il maestro, qualche anno fa, fosse stato sequestrato da un clan calabrese e portato in Aspromonte per 4, 5 giorni: giusto il tempo di fare alcune applicazioni alla madre di un boss della 'ndrangheta. Miracoli le sue operazioni: non interventi chirurgici, bensì energetici. Sarà.
    Ma quando sabato scorso l'inviato di «Striscia la notizia» Jimmy Ghione ha tentato invano di recuperare qualche pezzetto di budella per sottoporlo ad esame istologico, apriti cielo. A spintoni Ghione, il suo cameraman e la fotografa del nostro giornale sono stati scaraventati addosso ad una colonna della sala. Impossibile avvicinare il maestro Orbito. Sparito. E con lui la «paziente» che si era sottoposta all'operazione e poco prima aveva dichiarato: «Tante volte il reverendo mi ha tolto la negatività». «Stiamo mettendo in gioco la razionalità - predicava Luisa Fedi - occorre umiltà e religioso silenzio quando il reverendo opera perché non bisogna disturbare la sua concentrazione». A disturbarlo ci hanno pensato i carabinieri.

    Dal Mattino di PD 11/11/2002

  3. #83
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    Scaduto il tempo utile alla regolarizzazione di badanti, colf e lavoratori subordinati: contratto e permesso di soggiorno arriveranno entro sei mesi

    Oltre 12 mila gli immigrati «emersi»

    A Padova il record veneto di richieste: pioggia di dossier nelle ultime ore.
    Alla Stanga il prefetto istituisce l'ufficio che rilascerà i documenti

    L'ora X per gli immigrati desiderosi di uscire dall'illegalità - beneficiando così delle norme previste dalla legge Bossi-Fini - è scattata ieri sera alle 19, in coincidenza con la chiusura degli uffici postali, dopo un intenso pomeriggio di lavoro agli sportelli. Secondo le cifre rese note dalla Prefettura, Padova è risultata la prima provincia del Nordest per volume di domande presentate dai datori di lavoro e dagli extracomunitari. Sono 12.459 le richieste complessivamente pervenute alle Poste, 2 mila in più rispetto a quelle comunicate a Palazzo Santo Stefano appena quattro giorni fa. Obiettivo: ottenere un regolare contratto di impiego (contributi previdenziali compresi) e un permesso di soggiorno che avrà la durata di un anno.
    Un'adesione elevatissima, quindi, che nella classifica provvisoria stilata dal ministero dell'Interno e relativa al rapporto tra popolazione complessiva e percentuale di immigrati al lavoro, pone la provincia del Santo ai vertici nazionali insieme alle tradizionali metropoli e ai "motori" dell'econonomia nordestina quali Brescia, Treviso e Vicenza.
    Ma le procedure di regolarizzazione non saranno immediate: i lavoratori immigrati, prima di approdare al contratto e al permesso di soggiorno, dovranno attendere ancora diversi mesi, dedicati all'espletamento delle pratiche burocratiche e agli accertamenti previsti dalla nuova normativa voluta dal Governo Berlusconi.
    Ma quale sarà l'iter amministrativo di questa pioggia di domande? Anzitutto i plichi dovranno raggiungere il Centro Nazionale di Servizi delle Poste, a Roma-Fiumicino. E' in questi uffici della capitale che i fatidici kit compilati dalle badanti e dalle colf saranno distinti da quelli redatti dai lavoratori subordinati. Successivamente, i fascicoli saranno inviati al Centro di elaborazione nazionale di Napoli, dove ogni pratica sarà istruita via computer.
    Ancora, la massa cartacea farà ritorno alle Poste romane e solo in questa fase i singoli dossier saranno trasmessi alle prefetture e alle questure di competenza territoriale.
    Una procedura piuttosto complicata, necessaria - secondo il testo legislativo - a garantire controlli capillari circa la veridicità e la legittimità delle domande avanzate. Insomma, chi ha fatto il furbo e ha presentato carte false - assicurano i funzionari del Viminale - sarà inesorabilmente scoperto ed espulso immediatamente dall'Italia.
    L'ultima tappa nel "viaggio" delle domande - quella della consegna degli attesi documenti - sarà esclusivamente cittadina. Perché il prefetto, Gian Valerio Lombardi, ha già istituito un apposito ufficio: opererà alla Stanga, al civico 5 di piazza Zanellato, al secondo piano di uno stabile di proprietà della Provincia. Qui, i datori di lavoro e gli immigrati saranno convocati, singolarmente, davanti un delegato della prefettura. Sarà l'ultimo atto: finalmente ogni immigrato - presenti anche i rappresentanti della Direzione provinciale del Lavoro, dell'Agenzia delle Entrate e dell'Inps - riceverà l'agognato contratto, il permesso di soggiorno e il codice fiscale.
    Ma occorrerà del tempo per adempiere alle migliaia di richieste "sopravvissute" alla selezione: fatti due conti, i funzionari incaricati da Lombardi potranno sbrigare al massimo 15-20 dossier al giorno. Per accontentare tutti, così, saranno necessari almeno sei mesi di lavoro.

    Dal Mattino di Padova 12/11/2002

  4. #84
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    I NUMERI
    In provincia gli immigrati sono 13 mila

    In base alle stime elaborate dalla Cgia di Mestre su dati del Ministero dell'Interno, al 31 dicembre dell'anno scorso in provincia di Venezia c'erano 13.074 "soggiornanti" extracomunitari, pari all'1,6 per cento della popolazione. Tanto per fare un raffronto, a Treviso e Vicenza se ne contano 30 mila, pari al 3,8 - 3,9 per cento della popolazione. In Veneto gli extracomunitari risultano essere 127.588, cioè il 2,8 per cento della popolazione. L'incidenza in percentuale sulla forza lavoro è invece del 5,2 per cento.
    L'Inps ricorda ai datori di lavoro agricolo con dipendenti extracomunitari in corso di regolarizzazione, che entro il 16 novembre dovrà essere presentata copia del registro di impresa attestante l'assunzione di quel personale. All'adempimento sono tenute tanto le imprese appena "emerse" quanto quelle già note all'istituto.

    Da La Nuova Venezia 12/11/2002

  5. #85
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    CAVARZERE
    Integrazione razziale a scuola
    Molti programmi e corsi per i figli degli immigrati

    CAVARZERE. I problemi della società multietnica e dell'immigrazione si riflettono anche sulla scuola. Lingue, religioni, stili di vita si incontrano e, in parte, si scontrano anche tra i bambini. «La scuola - spiega Franca Milani, dirigente scolastico del II Circolo di Cavarzere e Cona - mette in campo tutto quello che può: le lezioni di lingua italiana per stranieri, l'apporto degli insegnanti di sostegno, la collaborazione dei mediatori culturali. Purtroppo le risorse a disposizione sono poche ma, finora, con la collaborazione di tutti, siamo riusciti a gestire le situazioni che si sono presentate». Un momento impegnativo per il corpo docente è stato, senza dubbio, quello in cui sono arrivati i profughi kosovari: sui 10 bambini stranieri che frequentano la scuola di via Piave, ben 9 appartengono a questo gruppo (il 10% del totale degli alunni delle cinque classi della scuola in questione) ma, tra i bambini non si sono manifestati i problemi che sono intercorsi tra gli adulti. «Quei bambini frequentano regolarmente la scuola. Quando si sono presentati li abbiamo accolti come, per fortuna, prescrive la legge italiana. Non è vero, come ha detto qualcuno, che avevano i pidocchi, quello è stato un problema di altri. E' vero, invece, che c'erano problemi con le vaccinazioni. Comunque abbiamo segnalato la cosa a chi di dovere».

    PORTOGRUARO
    Tenevano la droga negli stivali, arrestati
    Blitz dei carabinieri in una casa disabitata: sequestrati hashish e 4000 euro

    PORTOGRUARO. Due persone tratte in arresto, un pordenonese D.S. di 34 anni ed un marocchino E.B. di 33, residente a Summaga, oltre 300 grammi di droga sequestrata insieme a 4000 euro in contanti ed un bilancino per il taglio e lo spaccio; ce n'è più che a sufficienza per definirlo un brillante successo che, come spesso succede, non avviene mai per caso, ma è sempre frutto di una pregevole operazione d'intelligence. Da qualche giorno, durante le perlustrazioni per il controllo e la prevenzione della criminalità sul territorio, la pattuglia dei carabinieri notava, in una casa non abitata, ai bordi di una strada un po' fuori mano, uno strano andirivieni di auto e di giovani italiani ed extra comunitari. Sia la via che la casa, non davano una motivazione sufficiente per un traffico così insistente ed il sospetto di aver trovato un luogo in cui avveniva commercio e magari anche consumo di stupefacenti, ha mosso l'apparato investigativo. Per alcuni giorni, travestiti anche da agricoltori che andavano per i campi a controllare l'operato della macchine raccoglitrici del granturco, i carabinieri del Nucleo Operativo, hanno fotografato, controllato, filmato tutto quello che girava intorno a questa casa, fino a domenica pomeriggio quando il responsabile dell'operazione ha creduto opportuno dare l'ordine per il via all'operazione. Immediatamente la pattuglia che transitava lungo la strada ha imboccato la stradina di accesso alla casa cogliendo di sorpresa i due. Il pordenonese, ha allora cercato di allacciarsi uno stivale, convinto di mettere nel sacco i carabinieri che invece gli hanno ordinato di toglierseli entrambi. E da uno stivale è uscito un panetto ancora integro di 250 grammi di hashish; nella perquisizione personale del marocchino sono usciti dalle tasche oltre 4000 euro, ed altri 60 grammi di hashish, provenienti da un secondo panetto. Ma il sospetto di aver messo le mani su qualcosa di grosso è diventato certezza quando i carabinieri hanno rinvenuto un bilancino di precisione, sicuramente usato per droghe più pesanti. Il tutto è stato sequestrato, ed i due, risultati incensurati sono finiti in carcere.

    Da La Nuova Venezia 12/11/2002

  6. #86
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    TREVISO:
    Immigrati, la sanatoria finisce nel caos
    Diecimila domande nella Marca, la Cgil chiede la proroga
    «Tempi lunghi, molti regolari rischiano l'espulsione»

    Seicentomila in Italia le domande di regolarizzazione di immigrati presentate, 10 mila nella Marca: 6.000 operai dipendenti e 4.000 badanti, mentre sono alcune migliaia quelli non regolarizzati. E' il bollettino dell'ultimo giorno. Ma la sanatoria, voluta per regolarizzare gli immigrati che lavorano nel nostro paese, rischia di allargare il fenomeno della clandestinità e del lavoro nero. Senza parlare del fatto che la Regione non ha ancora stabilito quali sono le quote di «ingressi programmati» in Veneto.
    Lo sostiene la Cgil del Veneto, secondo la quale «è necessaria una proroga poiché molti immigrati non sono stati messi nelle condizioni di partecipare al processo di regolarizzazione previsto dalla legge». Inoltre a causa dei tempi lunghi previsti per rispondere alle migliaia di domande pervenute alle prefetture «per buona parte degli oltre 50 mila che hanno già presentato la domanda restano ancora poco chiari i tempi di definizione della pratica e le procedure da adottare per chi, per esempio, nel frattempo perde o cambia lavoro, oppure ha denunciato il datore di lavoro che lo faceva lavorare in nero». Ieri - nel corso di una conferenza stampa - il segretario generale regionale Diego Gallo e il responsabile per le politiche dell'immigrazione della Cgil veneta, Stefano Cecconi, hanno annunciato l'invio di una lettera al presidente della Regione, Giancarlo Galan - e per conoscenza alle prefetture, alle parti sociali e all'Anci -, in cui si sostiene la necessità di una proroga dei termini per la presentazione delle domande. Dilatando i tempi e mettendo, nel contempo, attorno ad un tavolo prefetti e parti interessate per realizzare un'azione coordinata, secondo la Cgil, diventerebbe possibile «dare una risposta positiva ai tantissimi lavoratori che, pur avendo i requisiti per essere regolarizzati, rischiano l'espulsione se non viene chiarita la loro posizione». Per il segretario generale della Cgil del Veneto Diego Gallo e il responsabile sindacale delle politiche del settore Stefano Cecconi, le principali cause della mancata presentazione delle domande di sanatoria vanno ricercate, in particolare, nel rifiuto, da parte di numerosi datori di lavoro, a presentare la domanda di regolarizzazione, come emerge da diverse vertenze attivate che però non potranno concludersi che fra un anno, oltre i termini utili per rientrare nella sanatoria. Tra le motivazioni, anche la perdita del posto di lavoro, nonostante domanda regolarmente presentata, prima della firma del contratto di soggiorno (rischio aggravato a causa dei tempi lunghi previsti per rispondere alle migliaia di domande pervenute alle Prefetture) e la mancata presentazione della domanda di regolarizzazione da parte d'alcuni datori di lavoro. Quanto alla circolare del Ministero dell'Interno per risolvere alcuni di questi problemi, per la Cgil veneta «è stata emessa troppo a ridosso della scadenza, risultando così inefficace». «Con la nuova legge siamo al paradosso - ha spiegato Gallo - rischiano, infatti, di venire espulsi gli immigrati che, sottraendosi all'odioso ricatto della vendita di domande di regolarizzazione, si trovano privi di qualsiasi tutela». Per questo la Cgil del Veneto chiede alla Regione di avviare al più presto anche un «Tavolo di confronto». In Veneto i regolari (esclusi quelli che hanno fatto ricorso all'ultima sanatoria) sono circa 140 mila.

    Tribuna di Treviso 12/11/2002

  7. #87
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    «Dateci un tendone per il ramadan»
    L'Unione marocchina chiede al sindaco un luogo per la festa religiosa

    Un tendone riscaldato a Prato della Fiera dove incontrarsi a pregare durante il ramadan. La richiesta è stata formalizzata con una lettera al sindaco Gentilini dall'Unione Marocchina e dal Coordinamento fratelli d'Italia. Si aggiunge al desiderio espresso alcuni giorni fa dall'associazione culturale islamica di poter concludere tra 40 giorni il periodo di astinenza, con una festa che raccolga tutti i musulmani in una piazza della città.
    «Dopo la chiusura, l'anno scorso, della moschea in via Zemanese - dice Abdallah Khezraji, dell'Unione Marocchina - è umano chiedere un posto dove ritrovarci e praticare il nostro culto, tramandare le nostre tradizioni». La presenza di extracomunitari, in gran parte di religione musulmana, in città sta diventando una realtà importante. Lo dimostrano anche le 10 mila richieste di regolarizzazione presentate nella Marca nell'ambito della sanatoria Bossi-Fini. Ieri pomeriggio, alle 18.30, con la chiusura degli uffici postali dei maggiori centri del trevigiano, sono scaduti i termini per la presentazione delle domande dei datori di lavoro che hanno voluto mettere in regola operai, colf e badanti.
    In attesa dei dati definitivi della Prefettura, le prime stime sono di circa diecimila regolarizzazioni (6 mila operai dipendenti e 4 mila badanti) nella provincia. Restano ancora qualche migliaio i non regolarizzati, perché assunti dal datore di lavoro per un periodo inferiore ai tre mesi precedenti la sanatoria. Non è mancata ieri la corsa all'ultimo minuto. Si è lavorato alacremente anche negli uffici delle organizzazioni sindacali, che hanno presentato negli ultimi giorni decine di vertenze contro i datori che si sono rifiutati di regolarizzare i propri dipendenti.
    «Abbiamo cercato di creare una rete di salvataggio alle persone che erano in grado di presentate le garanzie necessarie - spiega Antonio Soldera- certo il tempo è stato poco. Era necessaria una proroga». Molti non sapevano che dovevano denunciare la presenza della badante in municipio.

    Povegliano
    Catturati 4 ragazzini «manolesta» con 2 mila euro

    POVEGLIANO. Si trattava sì di bambini, ma avevano la mano talmente svelta che in una mattinata di furtarelli erano riusciti a mettere assieme un bottino di circa 2 mila euro. Erano in quattro, due maschietti e due femminucce, età compresa tra i 10 e gli 11 anni, nativi di Zagabria e di fatto nomadi senza fissa dimora; avevano scelto come zona d'azione Camalò. Mano lesta ed esperienza: uno dei quattro non era infatti alla sua prima impresa, ma era già stato pizzicato in passato con le mani sulla roba altrui. Ieri sono stati attribuiti loro tre furti messi a segno e uno tentato in altrettante case di Camalò. Varia la tecnica con cui si introducevano nelle abitazioni per mettere le mani su qualcosa di valore. Se non c'era nessuno in casa cercavano di entrare da qualche buco, se invece dentro c'era il proprietario, facevano del baccano finchè questo usciva e cercavano di distrarlo in modo che uno di loro riuscisse a scivolare dentro. Due di loro sono stati visti dal proprietario di casa mentre si allontanavano; ha telefonato ai carabinieri, ha indicato in che direzione andavano e poco dopo la pattuglia li ha bloccati per strada. Ma al comando di Montebelluna erano arrivate altre telefonate che parlavano di altri due bambini in azione. Li hanno trovati in un bar mentre stavano facendo colazione e anche loro sono finiti in caserma. Recuperata la refurtiva, i quattro bambini terribili sono stati accompagnati al centro di prima accoglienza di Mestre in attesa che i genitori vadano a riprenderli.

    Rapinato davanti alla stazione
    Tre stranieri aggredisconono un sedicenne
    Lo picchiano e gli prendono cellulare e soldi

    CASTELFRANCO. Prima lo ferma, poi lo prende a pugni e calci e quindi con l'aiuto di altri due extracomunitari lo rapina di cellulare e 60 euro. L'episodio si è verificato sabato sera, poco dopo le 20, in via Melchiori davanti al Dopolavoro ferroviario. A essere aggredito e rapinato G.M., sedicenne di Castello di Godego. Il ragazzo era sceso da poco dal treno che da Milano va verso Udine. Si è incamminato in via Melchiori e qui, all'ombra dei tigli, in una zona poco illuminata e a quell'ora deserta, l'aggressione. G.M. ha chiesto aiuto alla Polfer. Dei tre aggressori nessuna notizia.
    E' sabato sera. Alle 20.05, G.M. scende dal treno che arriva da Milano. Il convoglio riparte. E' diretto verso Udine. G.M. è solo. Si avvia verso l'uscita della stazione ferroviaria. Deve rientrare a casa, a Castello di Godego. S'incammina per via Melchiori. La strada è semibuia. La luce dei lampioni non riesce a filtrare attraverso gli alberi. All'altezza del Dopolavoro Ferroviario, è praticamente buio se non fosse per il neon che illumina a malapena l'ingresso del servizio. Due mani possenti afferrano il giovane studente. Un pugno lo raggiunge allo stomaco. G.M. si piega e finisce a terra ai piedi di un extracomunitario. L'aggressore ha tra i 25 e i 30 anni. Nel buio della via, G.M. non riesce a cogliere bene i tratti dello straniero. Immobilizzato a terra, viene raggiunto dai calci dell'uomo. Sono passati pochi minuti e lo straniero viene raggiunto da due complici, anche loro extracomunitari. I due iniziano a frugare nelle tasche del ragazzo. Trovano un cellulare e 60 euro. Con il bottino scappano via lasciando il ragazzo a terra. G. M. si rialza e la sua prima reazione è di rivolgersi alla Polizia Ferroviaria. Torna in stazione e denuncia il fatto agli agenti. Subito partono le ricerche dei tre rapinatori, ma di loro nessuna notizia. E' passata una decina di minuti, il tempo sufficiente per consentire ai tre di far perdere le loro tracce. E' la prima volta che la Polfer cittadina registra un simile episodio. Nel recente passato tante segnalazione di furti nelle auto lasciate nel parcheggio, ma nessuna rapina. Qualcuno ha persino prelevato benzina dal serbatoio dei mezzi in sosta.
    «L'aggressione - commenta Gino Costa del Comitato Borgo Pieve - conferma la situazione di disagio che sta vivendo la nostra zona. Sono molti gli stranieri che sostano in tutte le ore del giorno nei dintorni della stazione dei treni». In via Melchiori la gente ha timore di uscire di casa al calar del buio. Qualche anziano si barrica nella propria abitazione. «Nel quartiere - aggiunge Costa - portano via di tutto, tranne che le immondizie. Purtroppo non è una battuta, ma la triste realtà». In zona abitano molti stranieri: cittadini dell'Est europeo, cinesi e africani. «Il passaggio dei carabinieri - osservano i residenti - funge da deterrente. Quando arriva una pattuglia, gli sfaccendati scompaiono come neve al sole». Qualche settimana, in borgo Pieve, è stata rapinata in pieno giorno una donna.


    PROPRIETARIO NEI GUAI
    Immigrato da sfrattare? Gli aizzo contro il dobermann

    CONEGLIANO. Aizza il dobermann contro l'inquilino immigrato per farlo sloggiare, finisce davanti al giudice e viene condannato insieme ad un amico che lo aveva aiutato. Un anno e due mesi di reclusione è la pena applicata al follinese Ferdinando Ronchese, mentre un anno e un mese è la condanna di Roberto Bincoletto, mottense, con pena sospesa per entrambi. Le accuse erano violenza privata, minacce ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'episodio risale al luglio del 2000, quando il tunisino Mohammed Labidi ottenne una stanza in affitto a Cison da Ronchese. L'immigrato si rivolse al Comune per avere la residenza, gli venne però risposto che la stanza affittata era una mera pertinenza e non poteva essere considerata abitazione. A quel punto l'immigrato chiese al proprietario di poter avere in affitto un alloggio, con risposta negativa. Il tunisino aveva già anticipato 2 milioni e 400 mila lire di cauzione e firmato 12 assegni postadatati da 800 mila lire l'uno come anticipo.
    Dopo che i rapporti si incrinarono, Ferdinando Ronchese e Roberto Bincoletto fecero irruzione nella stanza affittata al tunisino scatenando il dobermann. Il giudice ha inoltre condannato il proprietario a risarcire 2000 euro di danni all'immigrato, costituitosi parte civile e patrocinato dall'avvocato trevigiano Pietro Colletti, oltre al pagamento delle spese.


    «Date una sede ai musulmani»
    La Caritas: «Il Comune non può dire no a un centro culturale»
    La Lega: «E perché la Chiesa non offre una delle sue strutture?»

    VITTORIO VENETO. La moschea a S. Giacomo? Comune e Lega chiudono la porta in faccia ai musulmani, la Caritas, invece, la riapre. E lo fa suggerendo ai seguaci dell'islam una via d'uscita che non mancherà di far discutere. «L'associazione di immigrati musulmani che intende, legittimamente, aprire una sede a San Giacomo, si rivolga direttamente al Comune e chieda, come fa qualsiasi altra organizzazione culturale, che le si metta a disposizione una sede - propone don Ferruccio Sant, direttore della Caritas - Un centro culturale islamico, tra l'altro, non è affatto una moschea, anche se al suo interno si possono svolgere pratiche di culto. Negare questo diritto a un gruppo associato rischia di essere un'odiosa discriminazione. Altra cosa è che la richiesta di apertura sia fatta da privati; la concessione, in questo caso, va attentamente valutata».
    «Se è tale la disponibilità della Caritas, sia la Chiesa stessa a mettere a disposizione qualche suo ambiente; ne ha tanti di vuoti», replica seccamente Luciano Reitano, segretario della Lega, che da qualche giorno sta vigilando in via Boite, a San Giacomo, per evitare che il centro islamico si materializzi all'improvviso. Nei giorni scorsi, infatti, lo stabile oggetto della richiesta di cambio di destinazione (da centro espositivo a sala riunioni) è stato oggetto di uno sgombero. Ma sulla richiesta dei proprietari, gli stessi della Iesse Stil Nuovo, pende un secco no della commissione Edilizia, per il fatto che non esisterebbero i presupposti tecnici per l'autorizzazione. E' di questi giorni, però, il ricorso al Tar contro lo stop municipale, presentato dall'avvocato bellunese Viel, legale della proprietà. E ai piani alti di Piazza del Popolo si sta materializzando il timore che il Tar possa dar torto proprio al Comune. «Sulle motivazioni tecniche addotte dalla Commissione municipale bisogna vederci chiaro. Nulla da eccepire - sottolinea Giovanni Napol, consigliere comunale ds - se sono tecniche, ma non vorrei che c'entrasse la politica. Presenterò un'interpellanza perché se ne discuta in consiglio comunale». Intanto l'associazione «Senza frontiere», che comprende anche numerosi immigrati, rilancerà tutta una serie d'iniziative di protesta e di sensibilizzazione, dopo che la Lega ha annunciato, attraverso Reitano, di voler tornare in campo con la raccolta delle firme. «Mobiliteremo l'opinione pubblica - conferma Massimo De Nardi - contro ogni forma di discriminazione».


    L'ufficiale giudiziario ha messo i sigilli ad un'abitazione di Cimadolmo occupata da una giovane donna sudamericana e i suoi figli
    Sfrattata da casa con due bambini
    Il sindaco: «L'ho saputo il giorno dopo, stiamo cercando una soluzione»
    CIMADOLMO. Da tempo le pendeva sulla testa quello sfratto esecutivo. Forse pensava che non sarebbe mai accaduto, che nessuno avrebbe avuto il coraggio di sbatterla fuori di casa con i due bambini. Anche l'8 di novembre l'aveva probabilmente immaginato un giorno come un altro: con i bambini da accompagnare a scuola, con il pranzo da preparare, con i ragazzini da andare a riprendere. In effetti così è stato, ma di ritorno dalla scuola si è trovata con i sigilli sulle porte. E la certezza che il momento fatale era arrivato: lei e i bambini non avevano più una casa.
    E' successo a Cimadolmo, giorni fa. La vicenda, com'è facilmente immaginabile, è una storia che si trascina da anni. Da una parte la famigliola composta da mamma sudamericana, casalinga, e due bambini, uno pià grandicello che frequenta le scuole medie e l'altro, più piccolo, alle elementari, entrambi iscritti a Ponte di Piave. Il papà c'è, ma vive altrove. Un tempo abitavano tutti insieme nella casa affittata in via Mazzini: poi le situazioni sono cambiate, il padre - che fa l'artigiano - si è trasferito qualche chilometro più in là e la mamma, con i bimbi, è rimasta nella villetta.
    Anche le condizioni economiche familiari hanno subito dei rovesci. I soldi? Così pochi che è stato sempre più difficile pagare l'affitto. Un debito che, in nessun modo, la famiglia riesce a gestire: al punto che, stando a fonti ben informate, da quasi quattro anni la padrona di casa non riceveva un affitto regolare.
    La procedura per lo sfratto dunque risale alla notte dei tempi, e già nell'agosto scorso l'ufficiale giudiziario del tribunale era pronto a mettere i sigilli. L'operazione non andò in porto perchè la famiglia era in ferie, ma era solo rinviata nel tempo.
    In questi mesi, comunque, ci sarebbero stati dei contatti con i proprietari dell'immobile, per scongiurare l'atto finale. Ma con i risultati pressochè nulli. Anche qualche giorno fa il marito cercò di ottenere una proroga di almeno una quindicina di giorni. Tutto inutile, la macchina si era messa in moto e nessuno ha voluto fermarla.
    E così è arrivato il fatidico 8 di novembre. Probabilmente la signora sapeva di quello che sarebbe accaduto quella mattina, semplicemente perchè era stata avvisata. Ma forse ha sperato ancora, fino all'ultimo, in qualche imprevisto. Così è uscita, lasciando all'interno tutte le cose sue e dei bambini, dall'abbigliamento ai libri, ai giocattoli.
    Dove sia ora la famigliola non si sa. Forse dal papà, forse dalla sorella della mamma che vive anche lei nel Trevigiano. «Ci stiamo attivando - dice il sindaco di Cimadolmo, Egidio Cadamuro - Il Comune si farà carico dei problemi dei residenti, per quanto gli competa. Del resto sono stato informato solo sabato». Di più non vuol dire «per non suscitare un caso».


    Tribuna di Treviso 12/11/2002

  8. #88
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    Corriere della Sera-Cronaca di Milano 12/11/2002

    VIA CASORETTO
    Arrestata una cinese Sfruttava connazionale

    In cambio di vitto e alloggio era costretta a prostituirsi. Vittima una cinese di 35 anni, agganciata a Chinatown da un procacciatore di massaggiatrici. Lei aveva accettato perché disperata, senza soldi né casa. La polizia, dopo una telefonata anonima, ha fatto irruzione in via Casoretto 8, arrestando la maitresse, Li Li, cinese, 28 anni, alla quale andavano tutti i soldi delle prestazioni.


    VIA PLANA
    Aggredisce ecuadoriana per un debito di 13 euro

    Aveva un debito di 13 euro con il titolare di un call center, il quale si è vendicato strappandole la catenina d’oro dal collo. L’uomo, Hamadi A., 42 anni, egiziano è stato fermato dai carabinieri. L’episodio è accaduto l’altra giorno nel negozio in via Plana 31, quando Flores G, 32 anni, ecuadoriana, è entrata insieme con un’amica per telefonare. L’egiziano si è ricordato di lei e del debito e l’ha aggredita.

    VIA ARBE
    Rapinano pensionata Manette a tre ucraini

    Dopo aver picchiato e derubato un anziano sotto casa, sono stati arrestati dai carabinieri. La rapina è avvenuta in via Arbe, l’altra sera alle 21.30, quando Dino B., 75 anni, è stato aggredito da tre ucraini clandestini che si sono impossessati delle chiavi dell’auto, del portafoglio vuoto e della torcia elettrica. Lanciato l’allarme il terzetto è stato intercettato in zona e arrestato.


    Corriere della Sera-Cronaca di Roma 12/11/2002

    TERMINI
    Aveva ingerito 85 ovuli di eroina Nigeriana presa all’arrivo da Parigi

    Aveva ingerito 85 ovuli di eroina, pari a 1.220 grammi. La trafficante, una nigeriana di 29 anni è stata arrestata a Termini appena scesa da un treno proveniente da Parigi. In carcere anche un bancario di 45 anni e un giovane di 25. Il primo riforniva di cocaina i giovani di Primavalle.

    VITERBO
    Sorpresi mentre rubano auto aggrediscono un carabiniere

    Hanno aggredito un carabiniere fuori servizio che, uscendo da un pub a Viterbo, li ha sorpresi mentre tentavano di rubare un’auto. Poco dopo i ladri, sei giostrai nomadi, fra cui due minorenni e due donne, sono stati arrestati per rapina, resistenza, furto e danneggiamento.

  9. #89
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    Corriere della Sera - Cronaca di Roma 13/11/2002

    CAPRANICA
    Si ribalta un furgone sulla via Cassia: un cinese morto, due feriti

    Un cinese di 32 anni residente a Roma è morto ieri mattina in un incidente al chilometro 60,400 della Cassia, vicino Capranica. L’uomo, che non guidava, viaggiava assieme a due connazionali. Per cause ancora ignote il furgone si è ribaltato. Feriti gli altri due cinesi.



    Da gennaio è stato quasi raggiunto il totale di decessi del 2001. Il corpo dell’immigrato trovato tra le auto in sosta

    Droga, centesimo morto: straniero e senza nome

    L’ultima overdose al Trionfale, in città 30 mila eroinomani. L’80% sono uomini tra i 35 e i 40 anni

    Trent'anni circa, carnagione scura, forse un sudamericano. L'hanno trovato l'altra notte in via Trionfale, all'altezza del civico 7.158, riverso sul marciapiede accanto alle auto in sosta. Il giovane, senza documenti d'identità, è morto intorno alle 24 al pronto soccorso del Policlinico Gemelli dove era stato trasportato da un'ambulanza del 118. Fino a ieri sera l'extracomunitario non aveva un nome, ma per le statistiche, purtroppo, la sua morte rappresenta un piccolo, preoccupante evento: si tratta del 100° decesso a Roma per overdose provocato dall'assunzione di stupefacenti da gennaio ad oggi. Secondo i medici del Gemelli, il ragazzo è deceduto per arresto cardiocircolatorio causato da una dose di eroina troppo pura o «tagliata» male. La classica overdose, insomma, che negli ultimi undici mesi ha fatto strage soprattutto fra trentenni, italiani e stranieri. Qualcuno avrebbe visto l'altra notte il tossicodipendente aggirarsi barcollando proprio in quel tratto di via Trionfale, appoggiarsi per qualche istante ad un'auto parcheggiata e infine scivolare sull'asfalto tenendosi una mano sul petto. Un medico che stava tornando a casa gli ha praticato il massaggio cardiaco, ma ormai era troppo tardi. STRAGE DI TRENTENNI - L'immigrato senza nome è anche il 40° tossicodipendente deceduto in strada dall'inizio dell'anno, nonché il ventesimo straniero stroncato da un'overdose a Roma e provincia. In questi mesi, come spesso accaduto in passato, l'eroina ha ucciso persone (79 uomini e 21 donne) fra i 30 e i 40 anni: sono 75 su 100, infatti, i casi di decesso da eroina (87 morti complessivi) o altri stupefacenti compresi in questa fascia d'età. I quartieri maggiormente colpiti dal fenomeno sono il Casilino (11 casi), l'Eur e il Prenestino-Centocelle (9 ciascuno), il Flaminio, Boccea-Primavalle e Montesacro (7). Dodici giovani sono invece deceduti in vari centri dei Castelli Romani.
    TRISTE PRIMATO - Secondo le rilevazioni del ministero dell'Interno, da cinque anni Roma spicca purtroppo fra le grandi città per decessi da overdose. L'anno scorso le vittime furono 107, 112 nel 2000, 110 nel 1999 e 108 nel 1998. Tanti, troppi se si considera che la media nazionale è di circa 1.000 morti l’anno e che nella Capitale risiedono stabilmente circa 3 milioni e mezzo di persone, quindi molti meno del 10% della popolazione nazionale.

  10. #90
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    Gazzettino di Padova 13/11/2002

    In periferia rispuntano i ladri di polli
    Immigrati affamati e razzia di pennuti

    Ladri di polli. Con i cugini ladri di biciclette e lo zio Umberto D. parevano scomparsi assieme agli ultimi film neorealisti. Ma adesso che si ricomincia da zero, che le città si affollano di immigrati dalla vita grama e la tasca vuota di soldi e di documenti, non è più una stranezza. Anzi, è faccenda di tutti i giorni: ci sono quelli che rubano cibo nei supermercati e quelli che, venendo da ruspante cultura contadina, se lo vanno a procacciare direttamente alla fonte. Che nel caso in questione è un pollaio. Quello di Lucia Pinton Faggin, 65 anni che con il figlio di 38 anni abita in via Pietro Gerardo, vicino all'ex Cto. Dietro alla casa, in fondo al cortile, la signora da sempre (ovvero da 40 anni, tanto il tempo che abita lì) aveva un bel pollaio, recintato e diviso a metà: da una parte anatre e galline giovani e ben messe, dall'altra quelle così così in lista d'attesa per il brodo. «Aspettavo per coparle», dichiara lapidaria Lucia Faggin la quale, dopo la visita dei ladri, gli unici polli che potrà mettere in pentola saranno quelli tristi e magri del supermercato. «Tre volte in 10 giorni, sono venuti - racconta - E me le hanno portate via tutte: 22 galline, 6 arne e le 13 galline vecchie, anche quella piccola che stavo per copare». I ladri hanno tagliato la recinzione dal retro, la prima volta il 2 novembre, poi il 6 e infine domenica notte: «Non ho sentito nulla perché di sera le doppie finestre sono chiuse e la tivù è accesa. Tutte le volte la mattina ho trovato penne dappertutto: devono essere arrivati con dei sacchi, dalla parte del fosso. E ci hanno provato anche con mio cugino, sempre di sera: ma lui ha visto la luce di una pila e li ha fatti scappare». I primi due furti la signora Lucia non li aveva denunciati, «ma il terzo sì, è stato mio figlio a insistere. Non per niente ma almeno che si sappia». Niente arrosto, né lesso per i prossimi mesi, se ne riparlerà d'estate con i pulcini nuovi, perché la signora Lucia mica si arrende.

    Furto e schianto
    In manette il topo d'auto

    In due a bordo di una Ford Escort station wagon rubata in zona stazione: è mezzanotte quando vedono una macchina dei carabinieri. Cosa fanno? Spengono i fari nella pia illusione di passare inosservati, un'accelerata e via. Via direttamente contro un palo della segnaletica stradale in via Tommaseo: palo divelto, macchina fracassata e motore in fumo nel senso di principio d'incendio. Naturalmente i carabinieri li hanno seguiti, attirati da quella Ford che corre a fari spenti come api al miele. Dopo lo schianto, i due scendono e scappano a piedi: l'uno raggiunge la ferrovia, corre lungo i binari e sparisce, l'altro viene bloccato. E arrestato. Si chiama George Maricel Dodu, 25 anni, rumeno, irregolare. Ora è al Due Palazzi accusato di ricettazione.


    Legge Bossi-Fini
    Due clandestini in carcere

    Arrestati due rumeni irregolari che in ottobre avevano avuto l'espulsione (appunto perché privi di permesso di soggiorno), ma non se n'erano andati e l'altro ieri sono incappati in un controllo dalla polizia in via Aspetti. Lo prevede la nuova legge Bossi-Fini: arresto e processo per direttissima per quei due come per tutti gli altri che in tale situazione verranno trovati. E che andranno ad affollare i tribunali. I ragazzi rumeni in questione si chiamano Jon Galbinu, 31 anni e Cristica Batica, 31 anni: erano davanti a un negozio in via Aspetti, non stavano facendo alcunché ma qualcuno ha avvertito la polizia ritenendoli i soliti sospetti. Così gli agenti sono arrivati ed è saltato fuori che i due erano irregolari, per questo già una volta espulsi. Quindi, manette.


    Via D'Avanzo
    Preso pusher nigeriano

    Li ha visti camminare lungo via D'Avanzo, con quell'aria un po' così, capelli lunghi, orecchino, andazzo vagamente sciamannato, e ha deciso di proporre loro del fumo. E così quando lui, nigeriano di 24 anni, li ha incrociati, ha sussurrato il classico «vuoi roba»? Eccome, certo che ne vogliamo, hanno risposto i due poliziotti in borghese perfettamente mimetizzati da clienti tipo. Si accordano per una spesa di 70 euro: aspettatemi qui, vado e torno, dice il ragazzo. E parte, ignaro della nuvoletta che si addensa sopra la sua testa. Torna subito con sette pacchettelli contenenti in totale 10 grammi di foglioline di marjiuana. Le porge ai due e in cambio ottiene le manette e un passaggio per il Due Palazzi.
    Il tutto è successo l'altro ieri pomeriggio.


    Prosegue la chiusura disposta dal prefetto, mentre ha invece riaperto il bar Zanellato
    Niente «grazia» per il bar etnico Aladino

    Chiuso il locale pubblico d'autorità per 15 giorni, con la sospensione della licenza decisa dal questore il 31 ottobre scorso. I titolari dell' «Aladino», un piccolo bar-ristorante etnico in via Ferrari 1, a due passi da Prato della Valle speravano di ottenere qualche risultato impugnando il provvedimento davanti al prefetto. Pia illusione. Nonostante l'avvocato Aurora D'Agostino abbia spedito il ricorso il 7 novembre, ieri l'atto risultava ancora da protocollare. Ben diverso il trattamento per il bar Zanellato: chiuso il 30 ottobre, il 9 novembre era stato riaperto. «Graziato» in base ad un provvedimento del questore che, come è nelle sue prerogative, ha ridotto il periodo di sospensione. «È un comportamento non uniforme da parte della pubblica amministrazione - spiega il legale D'Agostino che tutela i proprietari - Il 15 novembre finisce il periodo di sospensione del locale e la prefettura deve ancora protocollare il ricorso contro la chiusura. È incredibile. E allora per quale ragione si prevede la facoltà di rivolgersi al prefetto per impugnare un provvedimento, se ci si impiega una settimana per operazioni burocratiche?». Il legale è arrabbiato: «Capisco i tempi della prefettura. Ma innanzitutto valgono per tutti i bar, inoltre non c'è motivo di ritardare una decisione su un provvedimento che riguarda l'unica fonte di sostentamento di un'intera famiglia con due bimbi piccoli». Una famiglia palestinese (marito e moglie sono laureati) che aveva aperto il bar il 31 agosto del 2001. Molti i clienti. Ottimi i rapporti con il vicinato tra cui il parroco don Michele: molti hanno espresso ai proprietari la loro solidarietà. A fine ottobre la sospensione della licenza. Due i motivi: la presenza «costante» di extracomunitari pregiudicati oltre l'orario di chiusura e di un dipendente straniero con un permesso di soggiorno falso. Mai nessun incidente: «Non si è mai verificato alcun episodio che potesse autorizzare i titolari ad allontanare gli avventori».


    CAMPOSAMPIERO
    Telefonino strappato di mano a una ragazza

    CAMPOSAMPIERO. Rapina in pieno centro a Camposampiero, l'altra sera alle 20,30. Un orario che, nonostante il buio, non è così tardo da far pensare a certe disavventure. Specialmente se si è giovani e si ha ben poco in tasca che possa attirare le attenzioni di malintenzionati. Eppure è proprio quello che è successo a una giovane del paese, la diciassettenne C.F.
    La ragazza di Camposampiero camminava tranquillamente in via Beato Crescenzio, quano improvvisamente le è piombato alle spalle un uomo di razza bianca ma dall'accento marcatamente straniero: secondo la testimonianza fornita poi dalla vittima ai carabinieri della stazione di Camposampiero, si tratterebbe di un extracomunitario che in bicicletta, a volto scoperto, le si è fatto sotto e le ha strappato di mano il telefonino, pedalando via subito dopo averle arraffato il cellulare. Alla ragazza, choccata, non è rimasto che dare l'allarme ai carabinieri e denunciare loro l'accaduto.

 

 
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