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Discussione: Immigrati news

  1. #121
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    Tribuna di Treviso 21/11/2002

    Il gruppo antidroga della Guardia di Finanza, che lo teneva d'occhio da tempo, lo ha bloccato a Mogliano

    Arrestato «Attila», corriere e cantante
    Il leader degli Aborym trovato con 158 pastiglie di ecstasy

    TREVISO. Il cantante ungherese Csihar «Attila» Gabor, del gruppo heavy-black metal degli Aborym ed ex leader del gruppo Mayhem, è stato arrestato dai finanzieri del Gruppo operativo antidroga della Guardia di Finanza di Trieste. E' stato trovato in possesso di 158 pastiglie di ecstasy con la dicitura «Safe sex-durex». Il cantante, che è stato fermato mentre circolava a bordo di una autovettura per il centro di Mogliano, all'atto del controllo ha subito consegnato ai militari quattro pastiglie e 8,1 grammi di hashish. Dopo un'ulteriore ispezione i finanzieri hanno trovato le altre pastiglie. Ad insospettire gli uomini delle Fiamme Gialle sono stati due tagli praticati orizzontalmente su altrettanti panini avvolti in bustine di cellophane, attraverso i quali era stata inserita la droga. Il cantante ungherese, al quale sono stati pure sequestrati 570 euro ed il telefonino cellulare, è stato rinchiuso nel carcere circondariale di Treviso. Le indagini sono ora finalizzate a risalire ai fornitori dell'ecstasy.
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    Si trovava nella Marca per piazzare l'ecstasy. Ma non ha fatto in tempo a ultimare la missione per i rifornimenti. Ad attenderlo c'erano gli uomini del Gruppo Operativo Antidroga della Guardia di Finanza di Trieste che venerdì scorso a Mogliano hanno fatto scattare le manette ai polsi a Csihar Attila Gabor, ungherese, meglio noto ai conoscitori di musica con il soprannome di Attila. Il leader di un famoso gruppo heavy black metal, Aborym, di Roma, aveva con sé 158 pastiglie di ecstasy colore verde con impressa la dicitura «Safe sex-durex».
    L'operazione antidroga, coordinata dal sostituto procuratore Frezza, è scattata da Trieste. In seguito alle dichiarazioni dei pentiti nell'ambiente della droga, è emerso che Attila recitava un ruolo di spicco. Gli uomini delle Fiamme Gialle del Gruppo Operativo Antidroga si sono messi sulle tracce del cantante ungherese e, una volta in Italia, lo hanno incastrato. E' stato sorpreso in flagranza di reato dalla Finanza mentre, a bordo di un'auto, circolava in centro a Mogliano. E' stato fermato e in seguito al controllo è risultato che stava trasportando 158 pastiglie di ecstasy di colore verde con impressa la dicitura «Safe sex-durex». Al momento del controllo il cantante ha subito consegnato quattro pastiglie di ecstasy e 8,1 grammi di hashish che aveva addosso. Ma solamente dopo un'accurata perquisizione degli oggetti in possesso del cantante è saltato fuori il malloppo più consistente della partita di stupefacente. Con notevole abilità era stata nascosta all'interno di bustine di cellophane in due panini a loro volta contenuti in una busta di supermercato che a prima vista sembravano intatti. Ma non era così. Su entrambi infatti, dopo una più attenta ispezione, è risultato essere stato praticato un taglio orizzontale attraverso il quale era stato possibile inserire la merce illecita.
    Ma non è finita. Perché in un successivo controllo sono stati sequestrati anche 570 euro e un telefono cellulare. Il cantante ungherese è stato rinchiuso nel carcere circondariale di Santa Bona. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Valmassoi, proseguono per risalire ai fornitori dello stupefacente. Il giudice delle indagini preliminari Anna Pagotto ha convalidato l'arresto.
    Csihar Attila Gabor è il chitarrista e la voce degli Aborym, un gruppo romano che si esibisce in un metal esasperato evocando anche riti satanici. I protagonisti del gruppo cantano in inglese e qualche volta si sono esibiti anche nei locali del Veneto.
    Attila è l'ex capo dei Mayhem, il cui leader era stato ucciso dal boss di un gruppo rivale. A incastrare Attila nel Veneto sono state decisive le dichiarazioni dei pentiti nell'ambiente dei tossici. Da qui è scattata l'indagine in Italia che ha condotto all'arresto.


    IN VIA DA MILANO
    «Campo nomadi, intervenga la polizia»
    Richiesta del sindaco dopo le aggressioni e gli atti vandalici in quartiere

    Cresce la tensione attorno al campo nomadi di via Francesco Da Milano a Fiera. Dopo la lettera di protesta del presidente della circoscrizione est, Fiera-Selvana, inviata al sindaco Giancarlo Gentilini sulle aggressioni, furti e atti vandalici, è lo stesso primo cittadino a rivolgersi alla polizia per porre rimedio alla situazione. Come noto sul territorio comunale è vietata la sosta ai nomadi, ma il campo di via Da Milano, dove alloggiano dalle 50 alle 150 persone, esiste da 25 anni.
    La situazione è precipitata nel corso dell'estate quando - secondo il racconto del presidente della circoscrizione Luigi Borrelli - si sono verificate un paio di aggressioni ai danni di minori e numerosi atti vandalici che hanno creato allarme sociale. Lo stesso Borrelli ha preso carta e penna e ha informato il sindaco che, a sua volta, ha girato la patata bollente alla polizia. «Quando durante il periodo delle Fiere di San Luca i vigili urbani hanno controllato l'area - spiega Borrelli - nessuno si è lamentato. Poi le scorribande di ogni genere si sono ripetute: sterco umano sopra i giochi del parco pubblico e sulle maniglie delle auto, soprattutto di quelle nel parcheggio della De' Longhi».
    Ma i fatti preoccupanti sono tre. «Il 3 agosto - spiega Borrelli - una 14enne è stata picchiata violentemente e altre due coetanee sono state minacciate. I genitori della giovane pestata non hanno presentato denuncia per timore di ritorsioni. A ottobre un'altra ragazzina è stata strattonata per i capelli da alcuni nomadi, le hanno scoperto un braccio e le hanno scritto frasi minacciose con il pennarello. Alla stessa le hanno sottratto la bicicletta. Sono stato io stesso a chiamare la polizia. Gli agenti hanno effettuato un controllo al campo nomadi e hanno riconosciuto la bicicletta, una Graziella rosa con una ruota gialla e un'altra rossa. Successivamente nel mirino dei nomadi è finita una donna che indossava oggetti in oro. E' stata incrociata per strada ed è stata risparmiata così: "Tanto sappiamo dove abiti"». La gente ha paura, questa situazione deve finire».
    Sono numerosi i furti e i tentativi di furto che vengono messi a segno ogni giorno in città, specialmente da nomadi minorenni, in tutto 20-30 al mese. «Spariscono solamente oggetti in oro - fa notare Nicolò D'Amato, il portavoce della polizia - un deterrente potrebbe essere la custodia degli oggetti preziosi in cassaforte. Abbiamo notato che soprattutto i nomadi nelle incursioni puntano dritti alla camera da letto dove generalmente la gente custodisce i preziosi. Poi succede che i nomadi minorenni accompagnati al centro di prima accoglienza Buon Pastore a Marghera dopo che si sono rifocillati per bene, dopo poche ore scappano». Si troverà mai una soluzione?


    Processo rinviato al 17 marzo 2003
    Una coppia in crisi e una figlia contesa
    La storia in tribunale

    FOLLINA. Una figlia contesa e una storia alla «Kramer contro Kramer» sono arrivate ieri in tribunale, e vedono contrapposti Pietrangelo Dal Zotto, 39 anni, originario di Caerano San Marco e l'immigrata di colore Pena Moran Maria Altagracia, residente a Follina in via Ligonto 28. La donna ha avuto un figlia dal trevigiano, L., minore, e adesso accusa il padre di essersi disinteressato del suo mantenimento, nonché di aver violato quanto disposto dal giudice sull'affidamento della piccola, che è toccato alla madre. L'ex compagno, secondo l'immigrata, avrebbe in più occasioni nel marzo del 2001 prelevato la piccola a scuola contro la volontà della madre e in orari diversi da quelli previsti dal giudice per le visite consentite al padre. Dal dicembre del 2000 al marzo dell'anno scorso l'uomo avrebbe inoltre omesso di versare alla donna l'assegno di mantenimento per la piccola stabilito dal giudice in sede di separazione consensuale. A carico di Dal Zotto sono così scattate le denunce per sottrazione di minore e mancate adempimento degli obblighi di assistenza familiare. Il processo fissato ieri è stato rinviato per la nomina di un nuovo difensore d'ufficio per l'imputato, contumace, e che attualmente ha una diversa famiglia. La donna, assistita dal suo legale, dovrà aspettare la prossima udienza del 17 marzo per raccontare la sua verità al giudice Deli Luca. Verrà sentito anche un maresciallo dei carabinieri che aveva raccolto le denunce a carico di Dal Zotto. A fare le spese di questo lungo braccio di ferro la piccola nata dalla relazione tra i due, che attualmente vive con la mamma.

  2. #122
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    Tribuna di Treviso 22/11/2002

    VIA CAL DI BREDA
    Zingarelli rubano oro in un'abitazione

    Zingarelli imperterriti ancora in azione in città. Ieri mattina hanno colpito in un'abitazione di via Cal di Breda. Hanno forzato la porta d'ingresso e sono penetrati all'interno mettendo a soqquadro alcune stanze fino a che hanno trovato gli oggetti in oro di cui andavano in cerca. Con il bottino in mano, i quattro zingarelli se la sono svignata ma sono stati visti da un passante che ha immediatamente avvisato la questura. Sul posto è intervenuta una volante che è riuscita ad acciuffare i quattro ladruncoli. Portati in questura, sono stati trasportati al centro di prima accoglienza Buon Pastore a Marghera.
    I furti messi a segni dagli zingarelli non accennano a diminuire. Ieri mattina in questura un'altra segnalazione era arrivata dalla zona di viale Felissent, dove nei pressi della concessionaria Autosile erano stati visti scaricare altri piccoli nomadi.
    La dinamica è ormai chiara: gli zingarelli, che per l'età non sono punibili penalmente, vengono inviati dagli emissari che, una volta messo a segno il furto, passano a ritirare gli effetti preziosi. Così, una volta sorpresi, gli zingarelli risultano «puliti».


    Eroina, algerino in manette
    Carabiniere al pronto soccorso

    Un algerino di dubbie generalità e un appuntato dei carabinieri lievemente ferito: è l'esito del concitato arresto a segno mercoledì sera dai militari dell'Arma di Maserada in vicolo Pescatori, in città. Le manette sono scattate ai polsi di Hadide Hacin, 30 anni, senza documenti e senza fissa dimora. Il giovane è stato seguito dai carabinieri ed è stato fermato per essere perquisito. L'algerino ha reagito ferendo lievemente un carabiniere che ha riportato escoriazioni alle dita e a un ginocchio. Guarirà in 5 giorni. Addosso all'algerino sono stati trovati 2 grammi di eroina per 4-5 dosi. E' stato portato in carcere per detenzione ai fini di spaccio.


    Calci e pugni per un paio di scarpe
    «Giardini del Sole», rapina da Pittarello
    I carabinieri arrestano i banditi in fuga

    CASTELFRANCO. Rubano un paio di scarpe da ginnastica ed escono dal negozio. Fuori li attendono il direttore e un commesso, che chiedono loro di restituire la merce. Per tutta riposta ricevono calci e pugni. I banditi, due marocchini di cui uno clandestino, vengono bloccati poco dopo dai carabinieri. Avevano messo a segno il colpo alle 11.30 al negozio Pittarello del centro commerciale «I Giardini del Sole».
    I due marocchini avevano destato subito il sospetto dei commessi di Pittarello: uno era entrato nel negozio mentre l'altro si era appostato nella galleria esterna. Dopo aver sottratto un paio di scarpe da ginnastica, i due si erano avviati all'uscita del centro commerciale. Direttore e commesso, avvertito il comando dei carabinieri, li hanno seguiti fino al parcheggio e hanno chiesto la restituzione del paio di scarpe da ginnastica. Sembrava che tutto potesse finire senza grossi problemi e invece i due immigrati hanno ingaggiato una colluttazione violenta picchiando i due dipendenti. Secondo le testimonianze, i malviventi avrebbero anche estratto un coltello che non è stato però ritrovato dai carabinieri. Dopo le botte, i due si sono dati alla fuga a piedi verso la statale 53 ma sono stati arrestati, verso le 12.15, dai carabinieri di Castelfranco che pattugliano costantemente la zona dei Grandi Servizi. I due sono stati individuati nei campi vicino al ristorante Barbesin e portati in caserma. In seguito a controlli, è risultato che uno di loro, Tasfi Mourad, che ha dichiarato di essere nato a Casablanca nel 1973, è già colpito da decreto di espulsione dal tribunale bolognese ed è clandestino. E' stato immediatamente condotto al carcere di Treviso. Il secondo ladro, Aoudate Abdelfattah, 22 anni, ha un regolare permesso di soggiorno, lavora come operaio in una fabbrica della zona ed è residente a Resana. A lui sono stati concessi gli arresti domiciliari. I due dovranno rispondere di rapina in concorso. Per direttore e commesso trauma cranico e contusioni. Ne avranno per sette giorni. I dipendenti di Pittarello preferiscono non commentare. Come gli altri esercenti della zona Grandi Servizi, sono continuamente in tensione per l'aumento della microcriminalità sia all'interno del centro commerciale che nelle zone limitrofe. L'arresto è stato possibile perché, negli ultimi tempi, dopo i continui episodi di microcriminalità e rapine, l'ultima la scorsa settimana alla Cassamarma, il comando dei carabinieri di Castelfranco ha intensificato notevolmente il pattugliamento nella zona dell'Iper. Una pattuglia dell'arma era proprio nei pressi del centro commerciale e per questo ha potuto inseguire e fermare i due rapinatori. «E' una situazione difficile - spiega un esercente - Specialmente di sera. Qui ci si guarda le spalle, soprattutto verso l'ora di chiusura. Inoltre, con il Ramadan ci sono molti che bivaccano nei giardini, bevono e creano situazioni di disagio». In molti hanno chiesto la protezione anche della Compiano. Ciò che sconcerta comunque chi lavora nei negozi del centro commerciale è la reazione esagerata di queste persone quando vengono colte in flagrante. Anche per un paio di scarpe da ginnastica o per altri oggetti che non hanno molto valore commerciale. Gli uomini della sicurezza non sanno mai quale sarà la risposta nel caso in cui il ladro venga fermato. Ciò che crea paura è che da un futile furto ci possa scappare il morto.


    Processato l'uomo che viveva a Pederobba: dovrà risarcire la piccola e i suoi genitori. La difesa: «Sentenza assurda»
    Violenza sulla nipote: 8 anni
    Condannato il bosniaco accusato di aver toccato la ragazzina

    PEDEROBBA. Otto anni di reclusione per aver violentato la nipote da quando era bimba, cinque anni appena, fino all'adolescenza. E' la condanna pronunciata ieri pomeriggio, dopo un'ora di camera di consiglio, dal tribunale di Treviso nei confronti del bosniaco E.M. di 48 anni.
    L'uomo è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni: 50 mila euro a favore della nipote e 20 mila ai genitori della ragazzina (la mamma è sorella dell'imputato). E.M. era accusato di molestie ripetute: la prima volta avrebbe toccato la piccola quando ancora viveva in Bosnia; la seconda nel '94 quando la famiglia si trasferì a Mestre; infine nel 2000 a Pederobba, quando la ragazzina aveva 16 anni. Stando alle accuse, l'uomo entrava nella stanza da letto della nipote, le sedeva vicino, si toccava, le sollevava la maglietta del pigiama, la baciava e leccava. Tutto falso, secondo la difesa rappresentata dall'avvocato Alessandra Nava: la ragazzina, ha spiegato il difensore, non ha mai dormito sola, ma con la nonna e con il fratellino. Il legale ha poi sottolineato il fatto che tra la confessione della ragazzina ai genitori e la successiva denuncia dell'uomo trascorsero 40 giorni: perché attendere tanto vista la gravità dell'accaduto? L'imputato, da parte sua, ha fatto un appello ai famigliari: «Perché mi accusate di queste cose terribili? Voi lo sapete che non sono vere». Di diverso avviso, naturalmente, l'accusa: il pm Francesca Torri, che aveva chiesto 9 anni di reclusione, ha definito E.M. «un solitario, sregolato, strafottente con un carattere parassitario». E l'avvocato della ragazzina, Luigi Fadalti, ha ricordato i due arresti per reati sessuali a cui fu sottoposto l'uomo quando viveva in Germania. L'avvocato Pietro Pignata, legale della famiglia costituitasi parte civile, ha chiesto il riconoscimento dei danni morali a favore dei genitori della vittima. Il collegio, presieduto dal giudice Francesco Pedoja, ha accolto questa tesi e stabilito il termine di 40 giorni per le motivazioni della sentenza. «Sentenza assurda dal punto di vista della pena dal momento che vengono escluse le ipotesi più gravi come il tentato rapporto sessuale - ha commentato a fine processo l'avvocato Nava - Per non parlare della totale assenza di prove».


    GODEGA
    Viado preso a sprangate e derubato da marocchini

    GODEGA. Avevano circondato un viado in quattro, all'altezza del distributore Agip sulla Pontebbana, a Godega, colpendolo con pugni e sprangate per poi rapinarlo della borsetta contenente 170 euro e un orologio. Autori dell'aggressione quattro marocchini che poi si erano allontanati in piena notte a bordo di una Citroen Ax rossa.
    Una notte di violenza cominciata con gli insulti all'indirizzo del malcapitato, proseguita poi con le botte e il ricovero in ospedale. L'episodio risale al 14 aprile scorso e ieri, dopo sette mesi di indagini. Gli inquirenti hanno denunciato a piede libero per rapina il marocchino E.M., di 20 anni.
    Partendo dal modello dell'auto gli agenti del commissariato di Conegliano sono arrivati a individuare tredici marocchini, oltre al proprietario, come utenti del mezzo.
    Il responsabile dell'aggressione al viado è stato riconosciuto dalla stessa vittima e da due testimoni tra le foto segnaletiche presentate al commissariato.
    Continuano intanto le ricerche degli altri tre uomini che la vittima non ha ben riconosciuto nell'oscurità al momento dell'aggressione.


    Colle, blitz nel laboratorio dei cinesi
    Titolare denunciata per falsa dichiarazione

    COLLE UMBERTO. Due laboratori tessili sono stati passati a setaccio mercoledì sera in zona industriale dai vigili urbani dal comune, dagli agenti del commissariato di polizia e dall'Ispettorato del lavoro. Nel corso del sopralluogo nei due laboratori, collocati sulla provinciale che collega l'incrocio delle Quattro Strade con il centro di San Martino, le forze dell'ordine hanno trovato tre immigrati regolari e otto clandestini, ma in possesso di una ricevuta per la richiesta di sanatoria. I laboratori sarebbero intestati a due donne cinesi, una delle quali nei giorni scorsi si era presentata all'ufficio Anagrafe per ottenere la residenza per i propri dipendenti. A suo carico scatterà la denuncia per falso, perché l'asiatica avrebbe presentato dei documenti su un contratto di affitto con la proprietaria degli immobili in realtà non ancora formalizzato. Di fronte alle richieste di precisazione da parte dell'ufficio, la donna aveva preferito abbandonare i suoi documenti e girare i tacchi dopo essere andata in escandescenze. «Questo è l'unico aspetto della vicenda su cui proseguiranno le indagini. Per il resto non saranno adottati altri provvedimenti - spiega il vicequestore Giuseppe Corsi - perché non possiamo considerare clandestini gli otto immigrati in attesa del responso della commissione che dovrebbe concedere la sanatoria». Le verifiche nei laboratori tessili della zona proseguiranno ad opera della polizia, dei vigili urbani e dei carabinieri. «Oltre alla ricerca di clandestini - continua il vicequestore - il nostro obiettivo è quello di convincere questa gente a non creare assembramenti negli appartamenti e nei laboratori, che suscitano le proteste dei confinanti».

  3. #123
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    Mattino di Padova 22/11/2002

    Scene incredibili per le vie di Vigonza, la gente getta dai balconi i vestiti e chiama i carabinieri per evitare il massacro
    In fuga nudi nella notte, pestati a sangue
    Due nordafricani inseguiti da connazionali con pistole e mazze

    VIGONZA. Correvano nudi per le strade del centro di Vigonza. Urlavano di terrore, i due nordafricani, già suonati come pugili. Erano inseguiti da alcuni agguerriti connazionali: uno stringeva in pugno una pistola, gli altri grossi bastoni e mazze da baseball.
    In tanti hanno preso paura, l'altra sera verso le 23, davanti a quell'incredibile scena di violenza. Qualcuno ha avuto pietà dei due poveri algerini, qualche altro probabilmente si è indignato per quelle nudità sotto le stelle. E dalle finestre di alcune abitazioni sono volati pantaloni, magliette e giubbotti. I carabinieri sono stati subissati di telefonate, pareva che a Vigonza fosse scoppiata la guerra. Tant'è che sono arrivati in forze, circondando l'interno centro del paese. Gli inseguitori sono riusciti a dileguarsi, lasciando i due algerini gonfi di botte. In mezzo alla via. Si sono infilati addosso gli indumenti offerti dai residenti, coprendosi alla meglio, e sono saliti sull'auto militare. Poi in ambulanza sono stati portati al pronto soccorso di Padova per essere medicati: avevano contusioni in tutto il corpo, tanto da essere giudicati con 12 giorni di prognosi.
    L'aggressione era cominciata in serata all'interno di villa Barisoni, in via Carpane 5 di Vigonza, diventata da tempo il rifugio notturno dei clandestini. I due algerini, due diciottenni arrivati da poco in Italia, si erano sistemati in una stanza, e stavano dormendo nei loro sacchi a pelo. All'interno della villa sono piombati all'improvviso due connazionali: avevano pistola e bastoni, decisi a regolare i conti con il sangue. Pare che i nuovi arrivati non avessero voluto assoggettarsi alle leggi dello spaccio dettate dai «vecchi». Gli algerini sono stati costretti a spogliarsi completamente, ed è cominciato il brutale pestaggio. Sono riusciti a sfuggire alla tortura buttandosi da una finestra, e si sono messi a correre a perdifiato. Nudi com'erano. Sono schizzati come razzi da via Carpane a via Mantegna, a via Degli Alpini, passando davanti alla chiesa e alla canonica. Gridando e chiedendo aiuto, nel silenzio della notte. Con gli altri che li inseguivano, con pistola e mazze, lungo le strade che a quell'ora erano deserte. I residenti si sono impressionati: c'è chi si è tappato in casa spaventato e chi, vinto dalla curiosità, ha allentato le tapparelle per vedere cosa stesse succedendo. Con lo sguardo che si è subito soffermato, incredulo, su quei due giovani nudi.


    Ruba e aggredisce il direttore del Lidl
    Rumeno è stato arrestato per rapina al supermercato di Reschigliano

    CAMPODARSEGO. Scaraventato a terra e pestato selvaggiamente. Per sfuggire all'arresto, dopo aver rubato un po' di carne e formaggio al supermercato «Lidl» di Reschigliano, in via San Daniele 5. Gli altri dipendenti sono riusciti, comunque, a bloccare il malvivente rumeno.
    Che è stato consegnato ai carabinieri di Campodarsego. Ion Sirge, ventenne, rumeno, operaio in attesa di regolarizzazione (la sua domanda per avere il permesso di soggiorno era in corso), è finito dietro le sbarre. Accusato di rapina. In un attimo d'ira ha così rovinato la sua nuova vita in Italia.
    C.L., 32 anni di Padova, il direttore del market, vittima della sua aggressività, è stato invece accompagnato al pronto soccorso di Camposampiero, dove è stato medicato. Ha svariate contusioni, e ne avrà per una dozzina di giorni.
    Un banalissimo furto si è, quindi, trasformato in una violenta rapina. Ieri, poco prima delle 13. Il responsabile del «Lidl» di Reschigliano aveva notato l'immigrato girare tra le corsie, senza carrello e con atteggiamento strano. Lo aveva aspettato vicino all'uscita, dov'era arrivato con il giubbotto particolarmente gonfio. Tanto da renderlo molto simile all'omino della pubblicità «Michelin». Così l'aveva controllato, scoprendo che tra fodera e tessuto aveva messo tre confezioni di petto di tacchino, una di formaggio e un paio di guanti di pile. Se la sarebbe cavata con una semplice denuncia per furto, viceversa ha avuto nei confronti del direttore una reazione spropositata. Ha cominciato a picchiarlo. A dargli pugni e calci, fino a scaraventarlo a terra. Non ancora contento, gli ha spinto un piede sulla faccia quand'era disteso sul pavimento. Gli altri dipendenti del market, sconvolti da quella scena di violenza immotivata, sono subito intervenuti in aiuto del responsabile, riuscendo a bloccare il rumeno. Prima che colpisse ancora o tentasse di scappare. Nel frattempo hanno dato l'allarme, e al market sono intervenuti i carabinieri di Campodarsego, che hanno fatto scattare le manette.

  4. #124
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    La Nuova Venezia 22/11/2002

    Merce rubata sul camion giunto dall'Est
    Tangenziale, operazione dei carabinieri contro i traffici di refurtiva

    MESTRE. La via della refurtiva passa lungo la tangenziale. Si tratta di capi di abbigliamento, occhiali, apparecchi hi-fi e profumi, tutti rubati. Prima questo genere di merce viaggiava nei pullman diretti nell'est Europa, ora in camion che trasportano di tutto. L'ultima operazione dei carabinieri della compagnia di Mestre confermano il cambio del sistema di trasporto della refurtiva. I militari hanno arrestato un camionista croato che nel suo camion trasportava materiale destinato a industrie della pelletteria con sede in Slovenia. Tra pellami e stampi di tomaie i militari hanno scoperto tre sacchi riempiti con circa 180 capi di abbigliamento da donna griffati. Complessivamente la merce vale quarantacinquemila euro. L'uomo è stato arrestato ed ora si trova in carcere a Santa Maria Maggiore. Dopo il suo arresto sono finiti in prigione anche due suoi complici. Si tratta di sloveno e di un altro croato. I tre fanno parte di un gruppo che organizzava furti nei negozi di numerose province del nord Italia. La banda si era specializzata nelle spaccate. Infatti con potenti fuoristrada i banditi sfondavano le vetrate delle boutique e poi facevano razzìa di quanto trovavano all'interno del negozio. Poi, una parte della merce, veniva portata nel covo dei ladri a Villafranca Veronese, il resto attendeva il «passaggio» nei pressi della tangenziale. Qui, nelle aree di servizio o in punti concordati, veniva caricata sui camion. Quindi veniva portata in Slovenia è stoccata in attesa di raggiungere il mercato rumeno. Lo stesso sistema, ma con l'impiego di pullman, era già stato messo in pratica alcuni anni fa. La merce trovata dai carabinieri sul camion era stata rubata a Modena.


    ERACLEA
    Retata di clandestini nel campeggio

    ERACLEA. Operazione di controllo del litorale contro l'immigrazione clandestina per i carabinieri di San Donà ed Eraclea.
    I militari hanno sbattuto giù dal letto prima dell'alba una ventina di extracomunitari, quasi tutti provenienti dall'area balcanica e impiegati nelle aziende locali del settore edilizio. Trasfertisti sospetti, nei confronti dei quali i carabinieri hanno effettuato una serie di accertamenti.
    Quattro degli uomini, in particolare, sono ancora oggetto di approfondimenti da parte dei militari dell'Arma anche se sono risultati in regola con il permesso di soggiorno. In tutto otto carabinieri, tra la stazione di Eraclea ed il nucleo operativo radiomobile dell'Arma di San Donà, hanno setacciato il camping comunale ora in disuso «Marina di Santa Croce», quindi appartamenti e un noto albergo di Eraclea Mare. Qui hanno trovato, ancora sprofondati nel sonno, tutti gli extracomunitari che poi sono stati oggetto dei controlli accurati. Un risveglio piuttosto brusco, che per il momento si è risolto solo con questi accertamenti, ancora da completare a proposito appunto della posizione con la legge di quattro degli uomini controllati.
    L'operazione condotta dai carabinieri ha come obiettivo quello di monitorare sul territorio la presenza di eventuali clandestini che possono oltretutto essere dediti ad attività criminali.
    Eraclea Mare è oltretutto una delle località meno frequentate d'inverno e quindi è più facile che si annidino queste presenze indesiderate, che poi vengono reclutate dalla criminalità per perpetrare ogni genere di reato nell'intera regione.

  5. #125
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    Il Piccolo di Trieste 22/11/2002

    Cercava di piazzare falsi orologi «Rolex»: giovane cinese denunciata per frode ed espulsa

    Cercava di piazzare orologi «Rolex» palesementre contraffatti in centro a Monfalcone. Una cittadina cinese di 28 anni è stata fermata l’altro pomeriggio dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Monfalcone durante un’operazione di controllo preventivo sul territorio. La giovane era anche sprovvista dei documenti necessari per la permanenza in Italia e a suo carico è quindi scattato il provvedimento di espulsione. Nello zaino che portava con sè è stato rinvenuto altro materiale contraffatto. La giovane cinese è stata quindi denunciata alla procura per frode in commercio. Indagini mirano ora a stabilire la provenienza del materiale recuperato che è stato tutto posto sotto sequestro.

  6. #126
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    VELLETRI
    Rapina in un supermercato: arrestato albanese di 21 anni

    Un albanese di 21 anni, Adrian Zeneli, è stato arrestato pochi minuti dopo aver rapinato il supermercato di via Gramsci, a Velletri. Il giovane si era impossessato di 600 euro, ma è stato bloccato dagli agenti della squadra di polizia giudiziaria del commissariato.

    Corriere della Sera - Cronaca di Roma 22/11/2002

  7. #127
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    La Padania 21/11/2002


    Finiscono in manette otto scafisti
    In 322 sbarcano a Ragusa e Crotone
    RAGUSA - Sono stati immediatamente individuati e fermati dalle forze dell’ordine i tre presunti scafisti che facevano parte dell’equipaggio della motonave “Salli Sala Ennebi”, approdata l’altra sera a Pozzallo, nel Ragusano, con il suo carico di 151 clandestini (41 eritrei, 36 congolesi, 34 palestinesi, 22 iracheni, 5 sudanesi, altrettanti liberiani, 3 marocchini e un algerino, un malese e un siriano). Si tratta di un iracheno, un palestinese e un congolese. Sono indagati per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
    Altri cinque presunti scafisti, palestinesi, sono stati arrestati dopo lo sbarco di 171 immigrati, ieri mattina nel porto di Crotone dal motopesca intercettato l’altro ieri dalla Marina militare e dalla Guardia di finanza. Tra loro vi sono 143 uomini, 19 donne e nove bambini. Tutti sono originari di paesi africani: Somalia, Eritrea, Liberia. Verso le 6, cinque bambini ed una donna sono stati trasbordati a bordo di una motovedetta della Guardia costiera-Capitaneria di porto di Crotone che li ha portati a Crotone in anticipo rispetto agli altri. Gli scafisti sono stati individuati poco dopo lo sbarco, indicati da alcuni tra gli stessi clandestini. Sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e rinchiusi nel carcere di Crotone, con l’accusa di aver favorito l’ingresso illegale di extracomunitari nel territorio nazionale. Secondo le testimonianze fornite da alcuni immigrati, l’imbarcazione, lunga una quindicina di metri, sarebbe partita dalla Libia, mentre uno degli scafisti fermati, indicato come il comandante, avrebbe intimato ai profughi durante il viaggio di dichiarare alle forze dell’ordine italiane, una volta a terra, che la barca era salpata dalle coste della Turchia. Sempre secondo le prime testimonianze fornite da alcuni extracomunitari, ognuno di essi avrebbe pagato per il viaggio tra gli 800 ed i 900 dollari.

  8. #128
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    Mattino di Padova 29/11/2002

    IL CASO. Parla il titolare dello Sparkling all'Arcella: «Difendo il mio lavoro, ora questo è un locale sicuro»
    I baristi difendono il collega «razzista»
    Prezzi più alti agli extracomunitari: così gli indesiderati restano fuori

    PADOVA. Non nega nulla, anzi rilancia. Stefano Alberti è il titolare del bar Sparkling di via Tiziano Aspetti. Razzismo Stop lo addita per la discriminazione nei confronti degli stranieri ai quali pratica prezzi più alti che agli «indigeni». E spiega: «Il mio è l'unico locale sicuro, per tutti. Devo tutelare la mia attività, anche su richiesta dei clienti abituali. I marocchini 8 volte su 10 sono brilli, danno fastidio, si lavano nei miei bagni, disturbano i clienti. Allora applico il supplemento del 100% nel servizio al tavolo». La scelta di Alberti è condivisa dai colleghi baristi. Ma Appe e Confesercenti protestano: un gesto di inciviltà.
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    Scende dalla Smart, sposta l'appuntamento con il commercialista, sistema la giacca di pelle, accende una sigaretta. E raccoglie la sfida, contrattaccando. Stefano Alberti è il titolare del bar Sparkling di via Tiziano Aspetti. Le «Iene» lo azzannano? «Questa è una storia che non si liquida superficialmente in televisione...». Razzismo Stop lo addita per la discriminazione esplicita nei confronti degli stranieri? «Non si rendono conto che devono scalare una montagna più alta di quanto credano. E anche loro devono stare attenti...». Se il leghismo ha fatto breccia nelle partite Iva con il Life di Fabio Padovan, Stefano Alberti sembra pronto a replicare nel cuore dell'Arcella. «Il mio è l'unico locale sicuro, per tutti». E lancia la sua sfida.
    «All'inizio, mi sembrava una burla. Le "Iene"? Pensavo potessero rappresentare un'occasione pubblicitaria. Anche se hanno preso in contropiede e aggredito Nina, che è appena una settimana che lavora con me e non c'entra nulla. Stamattina ho visto le locandine e letto il mattino. E ho capito».
    Cosa?
    «Mi sono sentito attaccato e preso in giro. Certo, sono incavolato. Allora, facciamo sul serio. Questa è una battaglia. Io mi prendo le mie responsabilità e non mi tiro certo indietro. Se mai, ora, tocca agli altri commercianti e cittadini schierarsi. Il problema sussiste...».
    Nel suo bar, però, vengono applicati prezzi diversi a seconda dei clienti?
    «Hanno alzato un polverone. Gli scontrini non provano nulla, le registrazioni destinate alla Tv lo stesso. Per legge, mi comporto correttamente: posso aumentare i prezzi al tavolo fino al 100%. E comunque nessuno mi insegna il mio mestiere all'interno del perimetro del mio bar».
    Dunque, la sua è una strategia commerciale esplicita?
    «Partiamo dall'inizio. Ho 29 anni, sono figlio di una casalinga e di un disoccupato. Da quando avevo 8 anni mi guadagno da vivere fra bar, trattorie, locali. Da circa tre anni ne ho uno mio. In questo bar ho messo dentro tutti i miei soldi e la mia vita. Quindi devo tutelare la mia attività, anche su richiesta dei clienti abituali. Sono quelli che spendono e mi mantengono. I marocchini, invece, 8 volte su 10 sono brilli, danno fastidio, si lavano nei miei bagni, disturbano i clienti. Allora applico il supplemento del 100% nel servizio al tavolo. Penso che noi padovani dobbiamo iniziare a fare la voce grossa. Stiamo soccombendo di fronte al dilagare dell'immigrazione irregolare».
    Insomma, il suo locale è diverso dagli altri. Perchè?
    «Apre alle 7 e chiude alle 2. Si va dalle prime colazioni fino alla birreria notturna con tanto di musica. Il personale al 90% è femminile. E lavoriamo come in una sfera. Ovvio, faccio selezione. Dov'è il problema? Anche in discoteca la direzione si riserva di far entrare chi vuole e magari lascia fuori chi non ha la cravatta, porta le scarpe da tennis o indossa una camicia senza maniche. Ecco, il mio è un locale pulito, tranquillo, sicuro. E voglio che resti sempre così».
    Quindi scoraggia stranieri ed extracomunitari?
    «Quasi sempre sono prepotenti, maleducati. La gentaglia nullafacente all'interno di un bar rovina l'immagine e crea problemi alla gestione».
    Può spiegarsi meglio?
    «Certo. Entra un extracomunitario che fa lo spacciatore. Nel giro di un quarto d'ora arriva il gruppetto dei suoi. Non parlano italiano, sbraitano al telefono, urlano, s'incazzano. Per i miei clienti abituali, gente normale tipo bancari, coppie e gente del quartiere, è uno choc. Vanno via, pagano e non tornano».
    E con le forze dell'ordine come va?
    «Se le chiami, ti domandano se c'è spargimento di sangue. In assenza, mandano con calma la pattuglia. Allora dov'è la tutela? Non posso permettermi 150 euro al giorno per pagare un buttafuori. E mentre lo spacciatore, se lo arrestano, dopo un mese torna fuori, io rischio di chiudere l'attività».
    E' un'esperienza diretta?
    «Un anno fa, d'estate, hanno arrestato qui dentro un marocchino con dieci buste di coca. Le ha subito buttate sul pavimento e schiacciate con i piedi urlando "Non è roba mia!". Per fortuna, la situazione non si prestava ad equivoci...».
    'associazione Razzismo Stop la accusa di discriminazione nei confronti degli stranieri. Come replica?
    «Si fa solo pubblicità. E visto che offre consulenza legale, vien da pensare che vorrano il risarcimento danni e così i soldi del barista, sistemati gli stranieri, finiranno nelle tasche dei loro avvocati».
    E adesso cosa pensa di fare?
    «Metto a disposizione il sito Internet www.sparkling-bar.it, intanto. Propongo a tutti di dar vita ad un'associazione per la lotta all'immigrazione irregolare. Commercianti e cittadini che smettono di essere passivi di fronte al problema. L'Arcella ormai assomiglia al Bronx. Del resto, il mio bar è diverso dagli altri. Il metodo funziona. Regolare o meno, è quello che assicura regolarità ai miei clienti. Proprio loro oggi mi hanno sostenuto, fino in fondo: "Hai fatto bene, non vogliamo gentaglia". Chiaro?».
    Ma lei ce l'ha con gli stranieri?
    «Il mio dentista è arabo, ha lo studio qui a fianco ed è un mio cliente. E uso lo stesso metodo anche con gli italiani che hanno una brutta faccia».
    Quindi continuerà ad applicare prezzi diversi...
    «Diciamo che prendo per i fondelli gli extracomunitari che cercano di fare altrettanto con me. E' una situazione che bisogna vivere. Mi arrangio così, prendo anche dei rischi, ma a questo punto bisogna fare qualcosa. L'Appe mi dice che i prezzi sono imposti? E alla fine del mese come pago affitto, dipendenti e spese? Questo bar mi è costato 500 milioni d'arredamento. La licenza l'ho trasferita dal cavalcavia Borgomagno. Me l'ha svenduta chi non ne potevano più di gestire un bar che era diventato una fumeria di marocchini. Un caffè per tutto il giorno. E comandano loro. Da me, qui, non funziona così. Questo locale è casa mia. E loro non ci entrano. Se vogliono fare il loro sporco business con la droga, vadano in strada...»


    «Una situazione insostenibile»
    I gestori di locali «capiscono» il collega
    «Certi immigrati non ci fanno più vivere»

    Nella vendita del caffè e delle altre bevande un barista padovano applica due pesi e due misure nei confronti dei clienti nostrani e dei clienti extracomunitari, specialmente quelli di colore. Cosa dicono di tale vicenda, che presto finirà in tv, i colleghi di lavoro, in particolare gestori dei locali che si trovano nelle zone maggiormente frequentate dagli immigrati, ossia dei bar della Stanga, Arcella e della stazione?
    «Chiaramente - dice Paola de Marchi, titolare del Bar Kilyx in piazza Zanellato, sotto il Palazzo dell'Omnitel - il barista dell'Arcella ha sbagliato. I prezzi devono essere uguali per tutti. Il problema sollevato dalla vicenda, però, è reale. Sono sempre più numerosi gli extracomunitari che, quando vengono a bere il caffè, si comportano male. Ad esempio, giocano con le bustine dello zucchero, parlano ad alta voce e quando vanno in toilette la fanno sistematicamante fuori. Poi, per carità, ci sono immigrati che si comportano da veri gentleman, che per questo vanno rispettati e stimati».
    Il bar La Cittadella è quello che si trova all'angolo tra via Grassi e via Anelli. «Prima eravamo aperti anche alla sera - afferma Maurizio, il gestore - Adesso chiudiamo presto per ovvi motivi. Doppio prezzo per tenere lontano dal locale gli extracomunitari? Non è giusto, ma anche noi osserviamo che ci sono in giro tanti extracomunitari che si comportano male nei locali pubblici. Nel nostro bar non si fa nessuna differenza tra rossi, bianchi o gialli. L'importante è che tutti si comportino da persone educate e civili».
    Sempre in zona Stanga c'è un locale il cui proprietario elogia il doppio prezzo, a svantaggio degli extracomunitari perché non ce la fa più a servire gente, che, secondo lui, si comporterebbe sempre male. «Il mio collega dell'Arcella - sottolinea il barista che per ovvi motivi intende restare anonimo - ha fatto benissimo. La maggioranza di questa gente non si lava, puzza. Quando questi signori entrano nel mio locale, devo subito spruzzare una valanga di acqua di colonia. In una settimana arrivo a consunare anche dieci confezioni grandi di profumo. Speriamo che adesso, con la Legge Bossi-Fini una parte di questi sfaccendati sia rispedita a casa loro. Perché non dovremmo essere padroni a casa nostra?».
    Naturalmente, sono ugualmente numerosi i gestori di locali che non hanno mai avuto alcun problema con gli immigrati. «Nel mio bar - afferma Giancarlo Bettio, titolare del Bar Helen, in piazzale stazione - gli immigrati non hanno mai creato problemi. Per me sono clienti uguali a tutti gli altri».
    Anche Francesco Lovo è totalmente contrario ai gestori che discriminano gli extracomunitari. «Applicare due pesi e due misure - dice il titolare del bacaro Le Cornacchie? - Ma non diciamo eresie. Gli immigrati sono cittadini come noi ed hanno gli stessi diritti. Se poi c'è qualcuno che si comporta male o da fastidio, i sistemi per allontanarlo dal locale sono tanti. Ad esempio, quando entra e chiede di sedersi, gli si può sempre dire con la massima gentilezza che quel tavolo è occupato».
    Un altro bar dell'Arcella dove vanno a bere tantissimi lavoratori immigrati, in particolare rumeni e marocchini, è l'Astra di via Tiziano Aspetti. «I nostri clienti stranieri- dicono i due titolari, Armando Griggio e Fabio Sato- si comportano sempre educatamente. Applicare un prezzo più alto per loro è un atto d'inciviltà. La realtà è che Padova è una città non ancora pronta ad accogliere tanti stranieri. Non a caso ancora oggi, quando nel nostro bar entrano dei clienti stranieri, seppure eleganti e dal fare gentile, alcuni avventori nostrani storcono il naso. Probabilmente, prima che la situazione si stabilizzi e che tra cittadini padovani e immigrati si possa creare un clima di perfetta armonia, ci vorranno degli anni».


    Luni, segretario Appe, commenta
    «E' un errore, anche di civiltà»

    Appe e Confesercenti, le due principali associazioni dei locali pubblici padovani, condannano severamente la scelta del titolare del bar Sparkling.
    «Il gestore del bar di via Tiziano Aspetti - spiega Angelo Luni (nella foto), segretario provinciale dell'Associazione Pubblici Esercizi Padovani (1.600 iscritti su 2.500) - ha sbagliato totalmente. Purtroppo, non è la prima volta che in un bar di Padova succede un episodio simile. In passato, alcuni titolari di bar hanno alzato i prezzi solo a svantaggio degli immigrati per tenerli lontano dai propri locali. E' un sistema che alcuni esercenti utilizzano come deterrente per scoraggiare i clienti non graditi».
    Il segretario dell'Appe insiste sulla linea adottata dalla sua associazione: «Io l'ho già ribadito in numerose assemblee della categoria: alzare i prezzi solo per gli extracomunitari è contro la legge e nello stesso tempo non è certo un segno di civiltà. Capisco che in certi casi ci possano essere anche immigrati scostumati che si comportano male, anche perchè hanno abitudini diverse dalle nostre. Ma neanche in questi casi il gestore deve ricorrere a questo sistema incivile. In fondo ci sono tanti modi per far capire ad un cliente straniero non desiderato che in quel locale non è gradito».
    Sempre Luni spiega anche la possibilità che il barista ha per aumentare i prezzi con il servizio al tavolo (naturalmente, al banco i prezzi devono essere gli stessi per tutti). «Il listino - aggiunge il segretario dell'Appe - prevede che i prezzi al tavolo si possono aumentare fino ad un massimo del cento per cento rispetto a quelli del banco. E' una sorta di autoregolamentazione che nei bar padovani esiste da anni. Questo è anche giusto perchè la bibita al tavolo, di solito, viene servita da un lavoratore dipendente, i cui costi crescono sempre di più».
    Insomma, anche dall'Appe arriva una condanna ai prezzi «corretti».


    Una «guerra» lunga sei anni
    Cominciò il Cris Bar: caffè solo nei bicchieri di plastica
    E a Parigi il «Moulin Rouge» multato per discriminazione

    La «guerra della tazzina» fra baristi padovani e immigrati dura da almeno sei anni. Il precedente più clamoroso risale a fine gennaio 1996, quando il Cris Bar di via Vendramini decise di servire il caffè in bicchieri di plastica ai clienti extracomunitari.
    Nel locale, poco distante dall'ospedale Geriatrico, era scattata anche un'altra forma di «dissuasione»: prezzi anche quintuplicati (tipo 6.500 lire dell'epoca per un espresso...) in modo da scongiurare le soste prolungate dei clienti non italiani. Del resto, la vetrina del bar aveva un esplicito cartello scritto con il pennarello: «Si avvisano gli extracomunitari che per motivi di igiene il caffè e tutte le altre bevande vengono servite in contenitori di plastica con l'obbligo di effettuare soste brevi, altrimenti la consumazione verrà maggiorata di 5 volte il costo».
    Da allora, simili comportamenti da parte dei baristi restarono meno espliciti e più discreti. Anche le associazioni di categoria si sono preoccupate di «governare» il fenomeno. Finchè la questione è riesplosa con l'intervento delle «Iene», che hanno documentato il listino prezzi «corretto» dal titolare del Bar Sparkling.
    Da Padova a Parigi, la musica non cambia. Il «Moulin Rouge» la settimana scorsa è stato condannato a 10 mila euro di multa: il noto locale della capitale francese assumeva esclusivamente camerieri «europei» (cioè, bianchi) per il servizio in sala. Il personale di colore? Oltre alle ballerine sul palco, solo sguatteri di cucina. Nell'autunno del 2000 il senegalese Abdoulaye Marega si fece avanti per un posto di «commesso di sala» nel celebre cabaret e fu respinto. Micheline Beuzit, 55 anni, segretaria tuttofare del «Moulin Rouge», rispose al funzionario dell'ufficio di collocamento il motivo del rifiuto: «Non impieghiamo neri per il servizio in sala, anche se non possiamo scriverlo sull'annuncio perchè è illegale».


    IN QUESTURA
    Razzismo Stop testimonia

    Stamattina in questura sono stati convocati gli attivisti di Razzismo Stop, insieme gli stranieri che si sono prestati a far da «comparse» per le registrazioni televisive delle «Iene» all'interno del bar Sparkling.
    Negli uffici di via santa Chiara verrà raccolta la loro testimonianza, in attesa di verificare se verrà aperta o meno un'eventuale indagine sull'episodio dei caffè e delle altre consumazioni con i prezzi «corretti» a seconda del colore della pelle dei clienti.
    Mercoledì sera, nella sede di via Gradenigo c'è stato invece l'ultima verifica del materiale raccolto da Marco Berry che poco dopo le 20 è ripartito per Milano. Domani il servizio sul «caso del bar Sparkling» verrà definitivamente montato. A quel punto, sarà pronto per andare in onda.
    Difficilmente, il razzismo a Padova guadagnerà spazio nella puntata delle «Iene» prevista dal palinsesto per domenica sera. E' più probabile che il servizio realizzato da Marco Berry, sulla base della denuncia di Razzismo Stop, venga messo in onda da Italia Uno la prossima settimana...

  9. #129
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    Tribuna di Treviso 29/11/2002

    Linea dura del giudice che ha applicato la nuova legge contro la microcriminalità per un colpo a San Vendemiano
    Stangati per un furto in casa
    Cinque anni di pena a due ladri che avevano rubato gioielli

    SAN VENDEMIANO. Di fronte all'emergenza furti, la magistratura reagisce con la linea dura. Così, ieri mattina, due topi d'appartamento, sono stati condannati a una pena molto severa: cinque anni di reclusione complessivamente, con rito abbreviato. Alla sbarra c'erano il serbo Dusan Rasa di 28 anni e il croato Davor Stipetic di 30, accusati di essersi introdotti nell'abitazione di Vincenzo Peretti, 63 anni, in via De Gasperi a San Vendemiano, lo scorso 29 aprile. I due avevano trafugato numerosi gioielli, di grande valore: ingente il danno denunciato dalla vittima. Un elemento che ha pesato sulla sentenza pronunciata dal giudice Valeria Sanzari che ha applicato la nuova legge, entrata in vigore lo scorso anno, sui furti negli appartamenti condannado Dusan a 2 anni 4 mesi e 20 giorni e Stipetic a 2 anni e 6 mesi. Le recenti disposizioni, volute per fronteggiare l'offensiva della microcriminalità, prevedono pene assia severe, dai 3 ai 10 anni di reclusione, per chi ruba in casa. Il pm Antonio De Lorenzi aveva chiesto in effetti la condanna di entrambi i ladri, catturati dalla polizia di Conegliano grazie alle impronte digitali, a 4 anni. La difesa, rappresentata dagli avvocati Fabio Crea e Aldo Pardo, ha sottolineato come gli slavi fossero entrati in azione soltanto dopo essersi accertati dell'uscita del padrone di casa. Un'«accortezza», ha sottolineato il difensore, presa per evitare di spaventare la vittima. Insomma un furto meno «odioso» rispetto a quelli messi a segno di notte, quando le persone sono a letto. La tesi dei legali è stata evidentemente accolta dal giudice che ha deciso una pena più lieve rispetto alle richieste della Procura. Ma si tratta pur sempre di una condanna severa, segnale della linea di «tolleranza zero» adottata dalla magistratura trevigiana nei confronti dei ladri.


    A CAUSA DI UNA CANDELA
    Fiamme all'alba nel casolare di Mareno
    occupato abusivamente dagli extracomunitari

    MARENO. Le fiamme sono divampate ieri mattina all'alba nella casa colonica di proprietà del conte Ancillotto che si trova in via Rovereto 1, occupata abusivamente da immigrati tunisini e marocchini. Erano da poco passate le 7.30 quando una delle candele utilizzate dagli extracomunitari per farsi luce nelle stanze ha incendiato un materasso nel locale utilizzato come dormitorio. All'interno della camera si trovava in quel momento un tunisino. Un passante ha dato l'allarme, l'unico occupante presente in quel momento si è allontanato prima di subire conseguenze. Sul posto si sono portati i vigili del fuoco di Conegliano, rimasti impegnati nell'intervento fino alle 12, i carabinieri di Susegana e gli agenti della polizia municipale di Mareno. L'intervento tempestivo dei pompieri ha evitato che le fiamme si propagassero al resto della casa, i pompieri hanno inoltre provveduto allo smassamento per evitare successivi fenomeni di autocombustione. Nel corso del sopralluogo le forze dell'ordine hanno rinvenuto i resti dell'occupazione abusiva, tra cui una serie di brandine, qualche mobile e rifiuti di vario genere. I vigili urbani hanno proceduto all'identificazione del tunisino occupante. Il sindaco Giuseppe Facchin fa sapere che «il casolare era già nel mirino da tempo dei vigili urbani, dei carabinieri e della polizia. Tra le ipotesi circolanti c'è anche quella che venisse utilizzata dagli spacciatori immigrati come base di appoggio. Un caso che avevamo già segnalato più volte alle forze dell'ordine e, a quanto ritengo, l'unico caso del nostro Comune». Il Comune ha emesso immediatamente nei confronti del conte Ancillotto un'ordinanza per la messa in sicurezza dell'intero stabile, che risulta da tempo pericolante e a rischio di crollo, anche se la portata modesta del rogo non ha arrecato danni alle strutture portanti. E' stata inoltre ordinata la muratura delle porte e delle finestre dell'edificio per evitare nuove incursioni da parte dei tanti immigrati senza dimora e clandestini alla ricerca disperata di un tetto.


    San Fior
    Denunciati per rapina

    SAN FIOR. Dopo la rapina arriva la denuncia a carico dell'aggressore. Teatro dell'aggressione era stata la Pontebbana, nel territorio di San Fior, dove un viado udinese era stato sprangato e colpito con pugni e calci per essere poi rapinato della borsetta. Autori dell'aggressione un gruppo di marocchini, non meglio identificati, che si erano allontanati in piena notte a bordo di un'auto rossa, forse gli stessi già responsabili di altre rapine ai danni dei viados. Il viado era stato raggiunto da una serie di improperi, degenerati poi con botte e violenza. L'episodio risale a qualche tempo fa e si è concluso dopo alcuni mesi di indagini: gli inquirenti hanno denunciato a piede libero per rapina un marocchino di 20 anni. Gli inquirenti sono risaliti al responsabile partendo dal modello dell'auto. L'autore dell'aggressione al viado è stato riconosciuto dalla vittima e da alcuni testimoni tra le foto segnaletiche presentate al commissariato. Continuano le ricerche degli altri aggressori ancora sconosciuti.

  10. #130
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    La Nuova Venezia 29/11/2002

    GIUDECCA
    Bloccati ed espulsi tre clandestini

    VENEZIA. Gironzolavano dalle parti della mensa dei frati capuccini, al Redentore, sperando in un pasto caldo. Ma la loro presenza non era passata inosservata e così, nel corso di un controllo del territorio compiuto ieri dai vigili urbani del Reparto operativo-Sezione di Pronto intervento, i tre sono stati bloccati. I due marocchini e il tunisino, già noti alle forze dell'ordine, erano clandestini e, dopo la fotosegnalazione, nei loro confronti è scattata l'espulsione immediata.
    L'intervento della polizia municipale alla Giudecca rientra in una serie di servizi mirati per tenere sotto controllo l'isola. Da tempo, infatti, i cittadini lamentano la scarsa presenza delle forze dell'ordine, piccoli atti vandalici, qualche furto e la presenza di numerosi extracomunitari che bazzicano nei pressi della mensa dei frati cappuccini.
    Nel controllo di ieri i vigili urbani hanno fermato per un controllo quindici persone. Di queste - come si diceva - tre sono risultate clandestine e, per effetto della nuova legge sull'immigrazione, nei loro confronti è scattata immediatamente la pratica per l'espulsione. I controlli della polizia municipale alla Giudecca proseguiranno anche nei prossimi giorni.


    Scritte anti immigrati al Gritti
    Attivisti di Forza Nuova in azione nella scuola
    IL CASO Uno striscione preso dalla Digos



    MESTRE. Uno striscione xenofobo, firmato Forza Nuova, fa capolino sul cancello dell'istituto professionale Gritti. La scritta non rappresenta certo un invito alla tolleranza: «Droga, furti e prostituzione sono il frutto dell'immigrazione». Lo striscione apparso, secondo alcuni studenti, martedì, è stato tolto dagli agenti di polizia, il giorno dopo. Contemporaneamente allo striscione sono comparse delle scritte sui muri del Gritti e degli edifici vicini «Basta con gli immigrati» o «L'Italia agli italiani, fuori gli immigrati dal paese». Inoltre, negli edifici vicini all'istituto professionale sono state disegnate delle svastiche e croci celtiche. Le scritte comparse sulle pareti del Gritti sono state cancellate da studenti, che hanno condannato lo spirito razzista degli slogan, firmati da Forza Nuova. Ultimamente, fuori dal Gritti c'era stato un volantinaggio di Forza Nuova sulla crisi Usa - Iraq. Il volantino, che è stato distribuito era contro un possibile intervento militare americano in Iraq. Il documento era completamente diverso nel linguaggio e nei contenuti dalle scritte xenofobe, che sono apparse sullo striscione e sui muri, al Gritti. Si accostava di più allo spirito razzistico dello striscione, un altro volantino di Forza Nuova, circolato nei giorni scorsi al Gritti. Si trattava di uno scritto, con un linguaggio decisamente più controllato rispetto a quello delle scritte murarie. In quanto ai contenuti, il documento condanna il possibile ingresso nell'Unione europea di Turchia ed Israele. Pur senza raggiungere la crudezza dello striscione, una frase del volantino però ne eguaglia lo spirito xenofobo. Infatti, l'entrata di Turchia ed Israele, paesi lontani da noi per religione e cultura nell'Unione europea, secondo il documento, rappresenterebbe la fine del nostro continente. Insomma, striscione, scritte e volantini dipingono una parte intollerante del mondo giovanile.







    Chioggia. Albanese di 52 anni
    Immigrazione clandestina
    Capitano arrestato

    CHIOGGIA. Un'operazione della Squadriglia navale di Chioggia ha portato all'arresto di un albanese di 52 anni. Le manette sono scattate ai polsi del capitano, L.S., di una nave albanese, accusato di favoreggiamento di immigrazione clandestina.
    La vicenda prende inizio venerdì scorso, 22 novembre, quando nel porto di Chioggia attracca una nave battente bandiera albanese, con a bordo undici persone di equipaggio. I documenti erano in regola ma comunque i finanzieri non si sono fidati troppo e hanno tenuto d'occhio la situazione. Ieri la nave albanese è ripartita e appena ha superato le due miglia, in una zona dunque compresa nelle acque teritoriali, sono intervenuti i finanzieri della Squadriglia navale di Chioggia che, una volta saliti a bordo, si sono accorti che l'equipaggio si era ridotto da undici a sette uomini. Immediati l'arresto del capitano, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, e il rientro in porto della nave. Operazioni del genere sono compiute con frequenza dalla Finanza per dare un taglio all'ingresso di clandestini che spesso entrano nella rete della delinquenza.

 

 
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