Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Devolution - Dalla falla alla voragine

    La dichiarazione di voto di Rifondazione comunista
    Dalla falla alla voragine


    Gigi Malabarba

    Quello che francamente stupisce in questa accanita discussione sulla cosiddetta "devoluzione", assai più propriamente definibile come "dissoluzione" dello Stato nazionale, è l'assoluta mancanza di riflessione critica relativa alla Legge Costituzionale n. 3 del 2001, con la quale si è modificato il Titolo V della Costituzione.

    Vede presidente, prendersela con il ministro per le Riforme è sacrosanto e doveroso, data la gravità delle sue rozze affermazioni ancora nel suo intervento qui in Aula, che richiamano in forma gradualistica l'impostazione apertamente secessionistica e paleo-razzista della prima fase della Lega Nord, orgogliosamente rivendicata. Ma se ci si limitasse a questo, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, tanto maldestri e scoperti sono i disegni di destabilizzazione espressi dal ministro Bossi, che ha annunciato i successivi passi della sua riforma: dalla Corte Costituzionale all'introduzione del Senato federalista e - ovviamente - al presidenzialismo: vero punto di approdo dello sconvolgimento costituzionale in atto.

    E' sul federalismo così come già attuato che non si vuol riflettere. Questo federalismo è il primo cardine su cui si muove una politica tesa a smantellare un sistema istituzionale - democratico, unitario e partecipativo, fondato sul primato dello Stato e garante dei diritti universali - per liberare il sistema economico da quei vincoli nazionali ed unitari che sono ritenuti insostenibili dalla competizione fra sistemi locali. E' già quindi in questo contesto che lo Stato viene concepito come un'organizzazione residuale che svolge solo alcuni limitati compiti, che sarebbe impossibile o inopportuno decentrare, ma che non può avere un progetto di trasformazione della società secondo il principio di uguaglianza e giustizia.

    Si tende ad annullare già così uno dei principi fondamentali della Costituzione, che è quello dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica (che dovrebbe essere sottratto a qualsiasi revisione costituzionale) ma anche a dar vita a un federalismo all'italiana derivato da una dissociazione. Infatti, mentre normalmente i federalismi storici nascono da processi di integrazione di entità che erano precedentemente stati sovrani che danno vita allo stato federale, e le costituzioni di queste entità erano il residuo di questa statualità originaria (a tal proposito il ministro Bossi dovrebbe andare a scuola non solo di storia, ma anche di geografia, che forse alla Radio Elettra di Torino non gli hanno insegnato bene…), nel nostro caso il federalismo nasce dalla cessione di competenze da parte di uno stato unitario in favore di sue componenti territoriali. Si è già data una legittimazione costituzionale al principio della sussidiarietà orizzontale nei confronti dei privati, che finisce, nei fatti, per affidare al pubblico solo quelle funzioni amministrative che non possono o non vogliono svolgere i privati. Ora, in molti insorgono contro questa deriva di privatizzazione esasperata, ma senza fare i conti con lo scivolo messo a disposizione di questa sciagurata "devoluzione". Sarà un caso che il ministro Maroni si è subito lanciato sull'idea di pensioni integrative private regionali? Ha o no un significato il richiamo del presidente Pera sul rischio di inibire il parlamento nazionale stesso ad intervenire su casi come la Fiat?

    In verità si sono spinte le varie istituzioni a cedere al privato le proprie competenze in merito alla gestione dei servizi di interesse generale (sanità, trasporti, scuola, assistenza). Insomma, con la modifica del Titolo V la privatizzazione dei servizi ha assunto legittimazione costituzionale. Con questa disposizione siamo in presenza, prima di ogni altra considerazione, dell'annullamento del dettato dell'articolo 3 della Costituzione, il quale affida alla Repubblica «il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese», compito che essa può esercitare solo attraverso il primato della pubblica funzione. Quindi, già con la riforma federalista dell'Ulivo non solo siamo di fronte ad una palese contraddizione costituzionale o a una tacita e non scritta modifica della prima parte della Costituzione, ma siamo di fronte a delle istituzioni che, come dicevamo, si fanno carico del mercato assecondandone le esigenze.

    Queste sono alcune delle considerazioni - insieme a molte altre - che hanno portato il gruppo di Rifondazione comunista a contrastare quella che giustamente il senatore Fisichella ha definito una falla, che l'attuale disegno di legge costituzionale aggrava, allargando questa falla fino a farla diventare una voragine. Di questo si tratta, infatti, quando si attribuisce alle regioni la competenza legislativa tendenzialmente esclusiva in materia di sanità, scuola e polizia locale. Polizia locale: facciano pure finta di «salvare la patria» sulla Polizia, ma dopo l'intervento in quest'aula del ministro Bossi, che il federalismo americano ha citato quale esempio di funzionamento eccellente, mi permetto di far riferimento alla risposta di Luigi Einaudi ai lavori della costituente che ha liquidato come del tutto fallimentare proprio l'istituzione di polizie federali e non di una polizia centrale dell'intera confederazione.

    Non ho nulla da aggiungere a tale pertinente ed efficace ricostruzione del dibattito all'assemblea costituente qui richiamato dal già citato senatore Fisichella. Il no di Rifondazione comunista alla "devoluzione" è così scontato da apparire quasi superfluo, data la nostra più ferma opposizione a qualsivoglia manomissione della costituzione repubblicana. Lo abbiamo già fatto in occasione dell'approvazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione, purtroppo inascoltati, e lo ripetiamo qui: il supremo garante della nostra Carta fondamentale dovrebbe pensarci proprio bene prima di apporre la sua firma a tanto scempio dei diritti universali, a partire dal principio di uguaglianza di tutti i cittadini e le cittadine di fronte alla legge.

    Liberazione 6 dicembre 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Il ddl leghista
    Competenze esclusive


    Il ddl numero 1187, approvato in prima lettura al Senato, prevede di inserire dopo il quarto comma dell'articolo 117 della Costituzione un quinto comma che recita: «Le Regioni attivano la competenza legislativa esclusiva per le seguenti materie: a) assistenza e organizzazione sanitaria; b) organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione; c) definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; d) polizia locale». Il provvedimento, da sempre cavallo di battaglia di Bossi, attribuisce l'esclusiva competenza legislativa alle Regioni su polizia, sanità e scuole. Come tutte le modifiche alla Costituzione sono necessarie due deliberazioni di Camera e Senato (con un intervallo di tre mesi) prima di diventare definitivo. La "devolution" è stata di fatto già introdotta nella Costituzione con la legge costituzionale sul federalismo del governo di centrosinistra.

    Liberazione 6 dicembre 2002
    http://www.liberazione.it

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Intervista al costituzionalista Gianni Ferrara:«Unità a rischio»
    «Contro la devolution, subito una mobilitazione democratica»


    Angela Azzaro

    Lui l'aveva previsto. E anche messo nero su bianco. Già nel settembre del 2001 scrivendo la prefazione al suo saggio, L'altra riforma nella Costituzione (ed. il manifestolibri), Gianni Ferrara aveva segnalato quella che poi è diventata triste realtà: questa maggioranza poggiandosi sul federalismo votato dal centrosinistra avrebbe approvato, senza dubbi, la devolution. Ma per l'insigne costituzionalista stava e sta per verificarsi un altro fatto, non meno grave e al primo strettamente connesso: la riforma presidenzialista. Un rischio, confermato dalla cronaca anche di ieri, che Ferrara non esita a definire «da allarme democratico».

    Come per le profezie di Cassandra, anche le tue previsioni sono diventate realtà. Quale processo ha fatto sì che si arrivasse a un punto così critico?

    L'approvazione della devoluzione al Senato è un atto molto importante, significativo di un lungo processo iniziato molto tempo fa. Varie le tappe che lo costituiscono: il referendum sul proporzionale, la Bicamerale, la modifica del Titolo V della Costituzione votata, con maggioranza risicata, dall'Ulivo alla fine della scorsa legislatura. Il disegno di legge della Lega rappresenta un primo approdo, verso una conclusione che non può che essere il disfacimento della Repubblica italiana.

    Veniamo al merito della controriforma. Che cosa comporterà?

    Per spiegare bene, faccio un passo indietro: parto dalla riforma federalista dell'Ulivo. La modifica del Titolo V - che è stata approvata per ragioni attribuibili solamente alla miopia politica e alla assoluta insensibilità istituzionale di chi volle quel voto a tutti i costi - contiene disposizioni e principi sconcertanti, lesivi dell'unità della Repubblica sancita come indivisibile dall'articolo 5 della Carta. Un valore questo che tutti continuano a definire fondativo e perciò immodificabile, ma che viene negato sia dal federalismo dell'Ulivo che dalla devolution.

    Perché?

    Intanto perché sulla base del Titolo V modificato è possibile - con legge ordinaria, approvata cioè dalla sola maggioranza, quella di governo - attribuire alle singole regioni competenze legislative ulteriori, sottraendole allo Stato. Si tratta di una prima forma di erosione delle competenze legislative in materie che dovrebbero essere disciplinate con normative generali. E' per questo che la riforma federalista dell'Ulivo rappresenta un momento di insipienza politica e giuridica. Essa già attribuisce poteri alle regioni il cui uso può differenziare la cittadinanza sociale, cioè le prestazioni corrispondenti ai diritti sociali dei cittadini. Quando si stabilisce che sono garantiti solamente "i livelli essenziali" e non la prestazione complessiva su tutto il territorio, la conseguenza è che le diverse regioni, sulla base delle diverse disponibilità finanziarie, offriranno garanzie diverse. Con buona pace del principio di uguaglianza. Di questo e non di altro stiamo parlando: l'unità della nazione è stata decisamente intaccata, l'unità sociale.

    Con queste premesse si arriva all'oggi, al passo successivo compiuto dal centrodestra. In che direzione?

    Il disegno di legge di Bossi va ancora più a fondo nell'attacco ai principi costituzionali. Sulla base del testo votato dal Senato, se una regione lo vuole, in materia di sanità, istruzione e polizia locale, può legiferare senza che lo Stato possa più intervenire, senza che possa più dettare norme generali. La devoluzione significa allora disfare la Repubblica democratica. E' un federalismo delle classi agiate e delle regioni ricche, a danno delle classi e delle regioni povere. E' così possibile che una regione decida che la sanità venga completamente privatizzata, stesso discorso per l'istruzione e per la polizia locale.

    A questo punto quale è il rischio più grave che si sta correndo. Che stiamo correndo?

    Siamo davanti allo sfarinamento del tessuto giuridico e sociale dell'Italia. L'unità sancita dalla Costituzione viene spezzata da questo federalismo che nega lo stesso significato della parola. Federalismo significa tensione all'unità. Deriva dal latino "foedus" che vuol dire alleanza, aggregazione.

    Da questo federalismo davvero anomalo al presidenzialismo. Esattamente come avevi scritto, il giorno dopo l'approvazione, in prima lettura, della devolution, Berlusconi non ha perso tempo per rilanciarlo. Tutto secondo copione?

    Con la scusa dello spezzettamento si potrà giustificare la richiesta di approvare la riforma presidenzialista, di eleggere un presidente forte, ad esempio Berlusconi, per raccogliere le membra sparse del paese. Ci si domanda perché si dia tanta importanza a Bossi. La ragione è questa: affinché con il federalismo si crei l'esigenza di una autorità centrale, forte. In un sistema bipolare, con maggioranze coatte, come quello italiano, i pochi voti di Bossi possono determinare la tenuta della coalizione, quella che sgoverna l'Italia. Questo sistema elettorale non corrispondente alla configurazione plurale della fase politica, perciò innaturale, va cambiato.

    Che fare per non assistere passivi e impotenti a tale devastazione e all'impoverimento della politica istituzionale?

    Contro la diseguaglianza prodotta dalla devolution voluta dalla Lega e dal federalismo votato dall'Ulivo, contro l'avanzata del presidenzialismo, sarebbe tempo oramai di una vasta e forte mobilitazione per difendere la democrazia sancita dalla costituzione antifascista.

    Liberazione 7 dicembre 2002
    http://www.liberazione.it

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    11 Dec 2010
    Messaggi
    5,525
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Devolution - Dalla falla alla voragine

    Quello che francamente stupisce in questa accanita discussione sulla cosiddetta "devoluzione", assai più propriamente definibile come "dissoluzione" dello Stato nazionale, è l'assoluta mancanza di riflessione critica relativa alla Legge Costituzionale n. 3 del 2001, con la quale si è modificato il Titolo V della Costituzione.

    Vede presidente, prendersela con il ministro per le Riforme è sacrosanto e doveroso, data la gravità delle sue rozze affermazioni ancora nel suo intervento qui in Aula, che richiamano in forma gradualistica l'impostazione apertamente secessionistica e paleo-razzista della prima fase della Lega Nord, orgogliosamente rivendicata. Ma se ci si limitasse a questo, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, tanto maldestri e scoperti sono i disegni di destabilizzazione espressi dal ministro Bossi, che ha annunciato i successivi passi della sua riforma: dalla Corte Costituzionale all'introduzione del Senato federalista e - ovviamente - al presidenzialismo: vero punto di approdo dello sconvolgimento costituzionale in atto.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Un federalismo privo di camera delle autonomie o senato federale è un controsenso. La creazione di una tale camera permette di fugare i rischi del regionalismo armonizzando in un luogo istituzionale le esigenze dei soggetti federati, oltre a costituire una sede di dialogo con lo Stato. Mi sembra strano che non capiate questo concetto.
    -----------------------------------------------------------------------------------

    E' sul federalismo così come già attuato che non si vuol riflettere. Questo federalismo è il primo cardine su cui si muove una politica tesa a smantellare un sistema istituzionale - democratico, unitario e partecipativo, fondato sul primato dello Stato e garante dei diritti universali - per liberare il sistema economico da quei vincoli nazionali ed unitari che sono ritenuti insostenibili dalla competizione fra sistemi locali. E' già quindi in questo contesto che lo Stato viene concepito come un'organizzazione residuale che svolge solo alcuni limitati compiti, che sarebbe impossibile o inopportuno decentrare, ma che non può avere un progetto di trasformazione della società secondo il principio di uguaglianza e giustizia.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Aria fritta. Uguaglianza e giustizia non sono in discussione, anzi. Il principio di giustizia esce rinforzato all'interno di un ordinamento federale. I cittadini hanno tutto l'interesse nell'avere due forti interlocutori politici piuttosto che un solo referente distaccato per definizione dai territori.
    ------------------------------------------------------------------------------------

    Si tende ad annullare già così uno dei principi fondamentali della Costituzione, che è quello dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica (che dovrebbe essere sottratto a qualsiasi revisione costituzionale) ma anche a dar vita a un federalismo all'italiana derivato da una dissociazione.
    ------------------------------------------------------------------------------------
    Questa è falsità, mistificazione e malafede. A parte che sarebbe interessante mettere in rapporto questo articolo col diritto internazionale all'autodeterminazione, oltrechè con una visione liberale che renda individui, comunità, regioni protagoniste del loro destino e non succubi di vangeli laici, va da sé che il principio di sussidiarietà salvaguardia l'unità dello stato attribuendogli competenze esclusive e "indivisibili".
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Infatti, mentre normalmente i federalismi storici nascono da processi di integrazione di entità che erano precedentemente stati sovrani che danno vita allo stato federale, e le costituzioni di queste entità erano il residuo di questa statualità originaria (a tal proposito il ministro Bossi dovrebbe andare a scuola non solo di storia, ma anche di geografia, che forse alla Radio Elettra di Torino non gli hanno insegnato bene…), nel nostro caso il federalismo nasce dalla cessione di competenze da parte di uno stato unitario in favore di sue componenti territoriali. Si è già data una legittimazione costituzionale al principio della sussidiarietà orizzontale nei confronti dei privati, che finisce, nei fatti, per affidare al pubblico solo quelle funzioni amministrative che non possono o non vogliono svolgere i privati. Ora, in molti insorgono contro questa deriva di privatizzazione esasperata, ma senza fare i conti con lo scivolo messo a disposizione di questa sciagurata "devoluzione". Sarà un caso che il ministro Maroni si è subito lanciato sull'idea di pensioni integrative private regionali? Ha o no un significato il richiamo del presidente Pera sul rischio di inibire il parlamento nazionale stesso ad intervenire su casi come la Fiat?
    -----------------------------------------------------------------------------------
    In uno stato di diritto queste "politiche" di non intervento e di devoluzione orizzontale sono la norma. Certamente la vostra idea di stato è diversa, ma questo interessa a pochi: a me non piacerebbe vivere in un contesto dove non si distingue fra stato e società civile, o dove il libero sviluppo della personalità è compromesso dallo straripare delle sfere burocratiche.
    ------------------------------------------------------------------------------------
    In verità si sono spinte le varie istituzioni a cedere al privato le proprie competenze in merito alla gestione dei servizi di interesse generale (sanità, trasporti, scuola, assistenza).
    ------------------------------------------------------------------------------------
    Magari fosse così, ma purtroppo le cose stanno diversamente.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Insomma, con la modifica del Titolo V la privatizzazione dei servizi ha assunto legittimazione costituzionale. Con questa disposizione siamo in presenza, prima di ogni altra considerazione, dell'annullamento del dettato dell'articolo 3 della Costituzione, il quale affida alla Repubblica «il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese», compito che essa può esercitare solo attraverso il primato della pubblica funzione.
    ----------------------------------------------------------------------------------
    Sanità, scuola e previdenza sono già state privatizzate? Non mi risulta. In ogni caso la Repubblica è formata da comuni, provincie, regioni e comuni metropolitani, quindi la costituzione non si pronuncia su chi deve rimuovere gli ostacoli di ordine ecc ecc.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Quindi, già con la riforma federalista dell'Ulivo non solo siamo di fronte ad una palese contraddizione costituzionale o a una tacita e non scritta modifica della prima parte della Costituzione, ma siamo di fronte a delle istituzioni che, come dicevamo, si fanno carico del mercato assecondandone le esigenze.

    Queste sono alcune delle considerazioni - insieme a molte altre - che hanno portato il gruppo di Rifondazione comunista a contrastare quella che giustamente il senatore Fisichella ha definito una falla, che l'attuale disegno di legge costituzionale aggrava, allargando questa falla fino a farla diventare una voragine. Di questo si tratta, infatti, quando si attribuisce alle regioni la competenza legislativa tendenzialmente esclusiva in materia di sanità, scuola e polizia locale. Polizia locale: facciano pure finta di «salvare la patria» sulla Polizia, ma dopo l'intervento in quest'aula del ministro Bossi, che il federalismo americano ha citato quale esempio di funzionamento eccellente, mi permetto di far riferimento alla risposta di Luigi Einaudi ai lavori della costituente che ha liquidato come del tutto fallimentare proprio l'istituzione di polizie federali e non di una polizia centrale dell'intera confederazione.

    Non ho nulla da aggiungere a tale pertinente ed efficace ricostruzione del dibattito all'assemblea costituente qui richiamato dal già citato senatore Fisichella. Il no di Rifondazione comunista alla "devoluzione" è così scontato da apparire quasi superfluo,
    -----------------------------------------------------------------------------------
    Non c'era alcun dubbio. Voi sapete solo dire "no", siete nati per questo.
    -----------------------------------------------------------------------------------
    data la nostra più ferma opposizione a qualsivoglia manomissione della costituzione repubblicana.
    ------------------------------------------------------------------------------------
    Le costituzioni sono fatte per essere modificate. Sarebbe un dramma se gente vissuta 60 anni fa potesse ancora sopravanzare le mutate esigenze storiche e politiche o imporre ambizioni precedenti a generazioni future.
    ------------------------------------------------------------------------------------
    Lo abbiamo già fatto in occasione dell'approvazione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione, purtroppo inascoltati, e lo ripetiamo qui: il supremo garante della nostra Carta fondamentale dovrebbe pensarci proprio bene prima di apporre la sua firma a tanto scempio dei diritti universali, a partire dal principio di uguaglianza di tutti i cittadini e le cittadine di fronte alla legge.
    ------------------------------------------------------------------------------------
    Ohilalà, scempio dei diritti universali... Che paroloni. In realtà con la devoluzione vengono semplicemente attribuite alle regioni competenze a loro inderogabili nell'ottica di un equilibrato servizio al cittadino. Se permettete lo Stato non può continuare a sovrapporre le sue statistiche, i suoi freddi parametri, le sue ferree volontà prive di logica alle esigenze sociali delle comunità, e gli unici diritti violati sarebbero quelli dei cittadini qualora governassero le vostre idee.

  5. #5
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: Devolution - Dalla falla alla voragine

    Originally posted by ZENA
    Aria fritta. Uguaglianza e giustizia non sono in discussione, anzi. Il principio di giustizia esce rinforzato all'interno di un ordinamento federale. I cittadini hanno tutto l'interesse nell'avere due forti interlocutori politici piuttosto che un solo referente distaccato per definizione dai territori.
    Questa è falsità, mistificazione e malafede. A parte che sarebbe interessante mettere in rapporto questo articolo col diritto internazionale all'autodeterminazione, oltrechè con una visione liberale che renda individui, comunità, regioni protagoniste del loro destino e non succubi di vangeli laici, va da sé che il principio di sussidiarietà salvaguardia l'unità dello stato attribuendogli competenze esclusive e "indivisibili".
    Se istruzione e sanità vengono delegati alla legislazione esclusiva delle regioni, è evidente che non esisterebbe più un sistema dell'istruzione ed un sistema sanitario nazionale. Ogni Regione, a secondo delle proprie risorse, fornirebbe i propri servizi e le proprie prestazioni ai suoi cittadini, determinando diseguaglianze tra aree ricche e aree povere. Inoltre, tutte le regioni sarebbero indotte a cercare di reperire risorse tramite privatizzazioni o convenzioni con i privati, e di conseguenza diseguaglianze e squilibri sarebbero ulteriormente aggravate da dinamiche di mercato. L'autodeterminazione dei popoli non c'entra nulla, poichè il vincolo sociale dello stato unitario, non mette in discussione l'indipendenza ed i diritti di cittadinanza di nessuno. I popoli poi, nell'ambito dello stato italiano, quali sarebbero?

    R.

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    11 Dec 2010
    Messaggi
    5,525
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Devolution - Dalla falla alla voragine

    Originally posted by Roderigo

    Se istruzione e sanità vengono delegati alla legislazione esclusiva delle regioni, è evidente che non esisterebbe più un sistema dell'istruzione ed un sistema sanitario nazionale. Ogni Regione, a secondo delle proprie risorse, fornirebbe i propri servizi e le proprie prestazioni ai suoi cittadini, determinando diseguaglianze tra aree ricche e aree povere. Inoltre, tutte le regioni sarebbero indotte a cercare di reperire risorse tramite privatizzazioni o convenzioni con i privati, e di conseguenza diseguaglianze e squilibri sarebbero ulteriormente aggravate da dinamiche di mercato. L'autodeterminazione dei popoli non c'entra nulla, poichè il vincolo sociale dello stato unitario, non mette in discussione l'indipendenza ed i diritti di cittadinanza di nessuno. I popoli poi, nell'ambito dello stato italiano, quali sarebbero?

    R.
    Attenzione: la sanità è già di competenza delle regioni, e la modifica dell'art. 5 serve in questo caso a sancire questa attribuzione di poteri. Inoltre la riforma costituzionale non parla di risorse,ma di competenze. Allo stato attuale è probabile pensare che si giungerà a un federalismo fortemente retributivo, dove Roma decide entità della finanziaria e aliquote, e dove provvederà all'esazione. I soldi alle regioni giungeranno quindi non in base al singolo P.I.L., ma in base ai bisogni dei territori stessi. In questo senso la devoluzione non si è ancora interrogata sul problema fiscale,e io credo che non si interrogherà mai, stante forti influenze stataliste all'interno della coalizione di centro-destra. Si parla quindi di competenze. Perchè sono necessarie? Ti riporto un semplice esempio che forse ho già avuto modo di portarti innanzi: quest'anno i parametri alunni/insegnanti sono stati decisi dal ministero, nel rapporto di 9,5 se non ricordo male. Risultato? Il ministro, non conoscendo la realtà specifica della Liguria ha messo a repentaglio la possibilità, per i ragazzi dell'entroterra, di disporre di istituti scolastici. Ora che la regione potrà GESTIRE L'ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA questi parametri avranno la possibilità di essere meno astratti e più aderenti alle esigenze dei territori. Se anche la regione dovesse sbagliare, la possibilità di concertazione e interlocuzione fra governatorato stesso, provincia, comuni, sindacati, associazioni varie sarebbe di gran lunga semplificata. Questo è solo un esempio dei benefici che voi, col vostro ostruzionismo, vorreste sottrarre ai cittadini. Il diritto alla salute e all'istruzione sono inderogabili perchè garantiti costituzionalmente. Ciò che cambierà saranno i soggetti che garantiranno questi diritti e le modalità organizzative, che ricalcheranno le esigenze del territorio cosiccome la società civile da anni chiede.

  7. #7
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    La sanità e la scuola oggi sono di competenza della legislazione concorrente, non esclusiva delle Regioni. Con la riforma leghista la competenza passa alle legislazione esclusiva delle Regioni. E' ovvio che un articolo costituzionale parli solo di attribuzione di competenze, sarà la legge ordinaria poi a realizzare il trasferimento delle risorse o della autonomia regionale nel reperimento delle stesse.

    Per quanto riguarda l'inderogabilità del diritto alla istruzione ed alla assistenza sanitaria sanciti dalla costituzione, ci sono almeno due modi di intenderlo ed applicarlo. Quello tipico della destra, a cui si ispira anche questa riforma, consiste nel garantire un minimo a tutti, con la conseguenza di creare strutture pubbliche dequalificate per i poveri, e strutture private attrezzate per chi può permettersi di pagare. Quella coerentemente di sinistra invece lo intende nel garantire e prestare a tutti il medesimo servizio, le medesime prestazioni. Un ospedale pubblico, per funzionare bene deve essere concepito sia per curare Agnelli, sia per curare l'operaio della Fiat. Se viene invece pensato solo per curare quest'ultimo, sarà un luogo degradato: per i poveri strutture povere, per i ricchi strutture ricche. Le strutture qualificate per tutti sono quelle che curano tutti. Su tutto il territorio nazionale.

    R.


  8. #8
    Moderatore
    Data Registrazione
    17 Jul 2002
    Località
    terra de Sardigna
    Messaggi
    11,935
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Io non ne discuto. Volo in alto e guardo il fiume scorrere. In mezzo v'è questa "channel bar" artificiale. Aspetto. La mia attesa sarà premiata quando le acque monteranno, si faranno tumultuose e dissolveranno in tante parti quewsta anomala escrescenza politica chiamata Italia.

    Sì alla "devoluzione", sì allo sfascio completo dello stato italiano!

    Sardegna indipendente! Hasta la victoria, siempre!


 

 

Discussioni Simili

  1. Si' Alla Devolution
    Di peronimarco nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 22-06-06, 22:01
  2. Amadori: 60% no alla Devolution
    Di Gualerz nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 01-06-06, 12:34
  3. no alla devolution
    Di elizabeth nel forum Padania!
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 25-01-04, 20:41
  4. Devolution - Uno sfascio preparato dalla riforma dell'Ulivo
    Di Roderigo nel forum Sinistra Italiana
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 28-11-02, 22:49

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito