Il soldi (di cui non ho bisogno per fortuna) non sono tuoi o del governo, ma di tutti.
Il tuo e' il classico atteggiamento anticomunista, tanto per nascondere la vergogna...


Il soldi (di cui non ho bisogno per fortuna) non sono tuoi o del governo, ma di tutti.
Il tuo e' il classico atteggiamento anticomunista, tanto per nascondere la vergogna...


La vergogna del comunismo non la si può proprio nascondere.
Auguri anticomunisti


Quale vergogne starei nascondendo ?
Qui c'e' qualcuno che aveva promesso i soldi per i sussidi e li ha fatti sparire, lasciando Pezzotta e Angeletti, amici di ieri, molto in imbarazzo.
A mettersi con Berlusconi si finisce sempre male... vendicativo l'uomo...
Del resto, Angeletti e Pezzotta mica potevano pretendere che i loro iscritti accettassero quella schifezza e hanno dovuto "fare la voce grossa col governo", pagandone la vendetta.
Cornuti e mazziati!![]()


da www.adnkronos.com
" Angeletti: ''Positivo che il 2003 sia l'anno delle infrastrutture''
Cisl e Uil: si' al dialogo, no alla riforma delle pensioni
Pezzotta: ''Verificheremo nei fatti e nel merito le aperture del presidente del Consiglio''
Roma 31 dic. - (Adnkronos) - Dialogo possibile ma con la concertazione e nella chiarezza sui tempi da affrontare. Questa la risposta del leader della Cisl, Savino Pezzotta al premier che ieri ha avuto parole molto attente verso i sindacati in generale e Pezzotta in particolare. ''Verificheremo nei fatti e nel merito le aperture al dialogo del presidente del Consiglio'' dice all'Adnkronos il segretario generale della confederazione di Via Po. E aggiunge ''per noi quello che conta sono i fatti. La nostra posizione sulle pensioni e' chiara: non serve un'altra riforma ma solo aggiustamenti e il varo della previdenza integrativa. Serve anche la verifica puntuale del Patto del 5 luglio scorso ed il rilancio di una politica dei redditi che metta sotto controllo effettivo i prezzi e tutte le tariffe. Su questi punti- sottolinea Pezzotta- la Cisl ha sempre detto di essere disponibile a discutere con il principio della politica di concertazione''.
Da Luigi Angeletti, segretario della Uil, una bocciatura e due promozioni per il discorso di fine anno del premier. ''Nel discorso di Berlusconi -dice Angeletti- ci sono due cose positive: il riconoscimento che avevamo ragione noi sull'art.18 ed ancora che il 2003 sara' l'anno in cui finalmente si faranno gli investimenti per le infrastrutture. Non e' positiva invece l'idea di un'altra riforma delle pensioni perche' il nostro sistema funziona ed e' in equilibrio come abbiamo gia' dimostrato. Ci auguriamo -auspica il segretario- che questa volta Berlusconi sappia ascoltare le nostre ragioni visto che il nostro sistema e' migliore di quello degli altri degli altri paesi''.
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Saluti liberali


Questi massimalisti giacobini di CISL e UIL che si oppongono alle riforme![]()


hanno avuto i numeri per la cirami, per la legge su rogatorie e falso in bilancio..
ora pero' il nanetto vorrebbe coinvolgere l'opposizione nella riforma delle pensioni...
come mai? son venuti meno i numeri? non risulta...
e allora...che si diano da fare i signori del governo, che lavorino a questa auspicata riforma del sistema pensionistico..che aspettano ancora ?? e che se ne fanno dell'opposizione? hanno dalla loro la maggiornaza dei parlamentari e la popolarita' del nano sarebbe altissima..che vogliono di piu'?
:-)


da www.ilsole24ore.com
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LETTERA AGLI IMPRENDITORI
D'Amato: riforme economiche, la priorità del 2003
Il presidente di Confindustria: subito il rilancio competitivo. Non si può partire dalle istituzioni.
di Antonio D'Amato
Cari colleghi imprenditori, con questa lettera non intendo soltanto rispettare il rito degli auguri di buon anno, che naturalmente faccio a voi, alle vostre famiglie, ai vostri collaboratori e dipendenti, soprattutto alle vostre imprese, così essenziali per le sorti del Paese e di tutta la comunità. Intendo anche fissare i punti fondamentali di un'agenda impegnativa come quella che si delinea per il 2003. Impegnativa sul fronte dell'economia, della politica italiana, della nuova Europa. Innanzitutto c'è una questione che ci riguarda direttamente e che va chiarita senza mezzi termini: l'Italia non è un Paese in declino imprenditoriale, non c'è crisi di vocazione a fare impresa.
Non è vero che la crisi della più grande azienda italiana, la Fiat, rappresenti la condizione complessiva del nostro sistema produttivo. Né è vero che essa rappresenti la crisi del capitalismo italiano. È piuttosto la conferma che il mercato ha delle regole alle quali nessuno può sfuggire, neanche un'impresa col peso, la forza, la rilevanza che la Fiat ha avuto nel nostro Paese.
La regola fondamentale del mercato è la competitività che, come ben sappiamo, si gioca sul rinnovamento continuo dell' impresa, sull'eccellenza delle risorse umane, sull'innovazione, sulla capacità di anticipare i nuovi bisogni dei consumatori e di soddisfarli con prodotti sempre migliori a costi sempre più bassi. Questa regola non conosce eccezioni. Anzi, nelle nuove dimensioni dell'economia globale, si presenta con un profilo più ampio: non basta che siano competitive le imprese .
Occorre che siano competitivi anche i sistemi Paese nel cui contesto operano le imprese. È questo il problema specifico dell'Italia: una crisi di competitività che ci colloca tra il trentacinquesimo e il quarantunesimo posto nelle classifiche internazionali, pur essendo il nostro tra i primi sei Paesi più industrializzati del mondo. Ma è proprio la contraddizione tra questi due dati che rende evidente la vitalità, la qualità, la determinazione degli imprenditori italiani. Per questo diciamo che non c'è declino industriale ma declino competitivo. Un declino iniziato già da molti anni, che ci marginalizza sui mercati, mortifica il nostro potenziale di crescita e di sviluppo, e che rappresenta la vera e propria emergenza cui dobbiamo saper reagire. Nell'agenda del 2003 le riforme per la competitività e le politiche per lo sviluppo devono costituire la priorità delle priorità . Alcune riforme sono in dirittura d'arrivo. Il nuovo mercato del lavoro, il diritto societario, la riforma fiscale possono vedere la luce nei primi mesi dell'anno. Altre riforme sono state affrontate in passato, ma non compiute. Oggi questo Governo deve dare loro un nuovo impulso e sciogliere nodi ormai decennali della nostra economia.
Le pensioni sono una riforma non completata , così come il processo di privatizzazioni e di liberalizzazioni. Poi vi sono le politiche che non richiedono riforme ma solo una decisa e intelligente spinta da parte del Governo e delle Regioni. Si tratta di avviare veramente la costruzione delle infrastrutture e di utilizzare in modo nuovo e coordinato tutti gli strumenti oggi esistenti per il Mezzogiorno, a partire da quanto messo a disposizione dalla legge finanziaria e dal Patto per l'Italia. Su questi terreni si possono ottenere risultati tangibili nel breve periodo, e incidere sulla competitività e sullo sviluppo del Paese. Ma occorre muoversi con tempestività, smettendola di scoprire continuamente che c'è sempre, di volta in volta, qualcosa di più importante e di più urgente da fare . In questi ultimi giorni sembra essere tornata prioritaria la questione istituzionale. Certo, i meccanismi attuali non consentono in Italia a nessun Governo di muoversi con il massimo di rapidità nell'attuazione del suo programma. Ma non possiamo aspettare di cambiare tali meccanismi per poi realizzare le riforme necessarie a rilanciare l'occupazione e lo sviluppo. D'altra parte, sul piano delle riforme istituzionali non siamo all'anno zero. Per quanto imperfetto, il sistema maggioritario ha dimostrato di funzionare, dando all'attuale Esecutivo un premio tale da consentirgli di governare, se c'è abbastanza coesione e soprattutto determinazione politica. Intendiamoci bene.
A noi imprenditori sta molto a cuore che la democrazia italiana si dia istituzioni capaci di garantire condizioni al tempo stesso di governabilità e di rappresentatività. E riteniamo anche che sia molto importante portare a compimento quel processo di riforme istituzionali che inciampò nelle vicende della Bicamerale e che da allora aspetta di essere ripreso. Ma queste riforme, pur così necessarie, non debbono diventare un motivo per ritardare ancora una volta quelle economiche e sociali. Ciò per tre buone ragioni. La prima è che i tempi dell'economia impongono una risposta immediata sul fronte della competitività. La seconda è che l'Italia ha bisogno urgente di creare più occupazione e ridurre drasticamente il divario tra Nord e Sud. La terza: il 2003 è l'ultimo anno in cui non ci sono scadenze elettorali di portata nazionale. Nel 2004 ci saranno le elezioni europee, nel 2005 le regionali, nel 2006 le politiche. E sappiamo che le riforme economiche e sociali sono assai più difficili da attuare a ridosso di appuntamenti elettorali, mentre le riforme istituzionali hanno per loro natura tempi lunghi di maturazione e possono, anzi dovrebbero, essere realizzate nella seconda fase della legislatura, se non altro per evitare il rischio di provocarne un'anticipata chiusura. Ma c'è una ulteriore ragione per la quale le riforme economiche e sociali vanno fatte al più presto.
Nel secondo semestre di quest'anno spetterà all'Italia la presidenza dell'Unione europea, e solo avendo risolto i nostri vecchi problemi avremo l'autorevolezza per guidare l'Europa verso una nuova politica di sviluppo che la metta in condizione di correre sulle proprie gambe anziché continuare a essere trainata, come è accaduto nel corso degli ultimi due decenni, dagli Stati Uniti . I grandi Paesi dell'Europa continentale condividono gli stessi problemi. Chi più, chi meno, i grandi Paesi sono appesantiti da un Fisco esoso, da un welfare ormai obsoleto, da un mercato del lavoro troppo rigido e da un tasso di occupazione ancora basso, da livelli di liberalizzazioni e privatizzazioni del tutto insufficienti, da scarsi investimenti nella ricerca. L'Italia ha tutti questi problemi, quasi sempre in misura più grave, e con un debito pubblico ben più pesante. E se per una volta, anziché aver bisogno che l'Europa ci dica cosa dobbiamo fare, vogliamo avere l'ambizione di contribuire a creare un'Europa più forte, dobbiamo prima aver messo ordine in casa nostra, come abbiamo cominciato a fare sul mercato del lavoro. La riforma che porta il nome di Marco Biagi, con le nuove regole su collocamento, part time e nuovi contratti, ci colloca in prima fila in Europa sulla strada della flessibilità, completando un disegno innovatore iniziato con il varo delle norme sui contratti a tempo determinato (da noi fortemente volute) che hanno già contribuito alla creazione di nuovi posti di lavoro anche in una fase di congiuntura difficile .
È un risultato importante, che aspetta ora il voto finale del Senato. Il 2003 è un anno cruciale per l'Europa. Innanzitutto è l'anno della presidenza mediterranea, prima in mano alla Grecia e poi all'Italia. Questo non capitava da tempo e chissà per quanto ancora non capiterà più. E ciò avviene mentre si sta determinando quel processo di allargamento a Est da cui dipenderà il nuovo quadro degli equilibri politici ed economici del nostro continente. Si fanno oggi, in questi dodici mesi, le scelte che condizioneranno il nostro domani. È vitale, in particolare, che la direttrice che collega l'Europa già comunitaria con quella dell'allargamento passi a sud e non a nord delle Alpi, se non vogliamo essere tagliati fuori dalla nuova Europa, peraltro proprio quando il Mediterraneo, grazie al ruolo crescente delle economie del Far East dell'Asia, sta tornando ad essere, 500 anni dopo la scoperta dell'America, quel crocevia degli scambi internazionali che è stato nell'antichità. Il 2003 è anche l'anno in cui la Convenzione europea guidata da Giscard d'Estaing concluderà i suoi lavori e i capi di Stato e di governo dovranno decidere quali saranno le istituzioni della nuova Europa. Noi siamo convinti che l'Europa debba essere più unita sul piano politico, più efficiente sul piano istituzionale, più competitiva sul piano economico.
Per questo crediamo che dalla Convenzione non debba uscire soltanto un progetto di ingegneria istituzionale. Ne deve uscire il disegno di una Europa che si ponga agli occhi del mondo come un punto di riferimento non solo per le convenienze che offre a chi entra nel novero dei suoi membri ma anche per la forza dei suoi valori, della sua cultura, dei suoi ideali. E l'Italia, che dell'unità europea è stata socio fondatore, deve anche sotto questo aspetto far parte del gruppo di testa . Cari colleghi imprenditori, la portata delle sfide europee, da un lato, l'emergenza competitività e la complessità delle contraddizioni italiane, dall'altro, impongono a tutti un salto di qualità nel dibattito politico. Come il Governo non ha alibi per rimandare le riforme economiche e sociali, così l'opposizione non ha alibi per far mancare il suo contributo sul merito dei problemi, ora arroccandosi nei suoi pregiudizi, ora nascondendosi dietro la sua condizione di minoranza. Ma neanche noi abbiamo alibi. Se è carente la competitività del Paese, a maggior ragione dobbiamo impegnarci a essere imprenditori migliori, ancora più capaci che in passato di conquistare nuovi mercati, di fare innovazione, di formare nuovi talenti, di creare nuova ricchezza e nuovo benessere. Dobbiamo continuare a fare quelle cose che ci rendono orgogliosi del mestiere che abbiamo scelto, della nostra capacità di affrontare il rischio, fieri per ogni nuovo posto di lavoro che creiamo, decisi a costruire un'Italia migliore, forti e determinati nel pretenderla.
In conclusione, auguri di buon anno. Un augurio doppio a Silvio Berlusconi, che dovrà affrontare da Presidente del Consiglio l'anno più impegnativo della legislatura e, al tempo stesso, da Presidente dell'Unione europea ha la grande opportunità di far svolgere all'Italia un ruolo importante. Auguri alla minoranza perché il 2003 sia l'anno in cui cominci a svolgere un ruolo di opposizione costruttiva, non solo di delegittimazione ma anche di proposta, dimostrandosi così all'altezza delle sue ambizioni di sinistra di governo. Auguri infine a voi, colleghi imprenditori, perché con il nostro lavoro si possa smentire il pessimismo degli economisti.
7 gennaio 2003 "
Saluti liberali


I pezzi di PFB sono puramente ideologici, senza un minimo di concretezza.
Non dicono ad esempio, che il suo governo sta vendendo il patrimonio italiano che serve a pagare le pensione per fare cassa.
A casa mia si chiama rubare. Legalmente, ma si ruba.


dal quotidiano "Il Sole24ore" :
" Il Sole 24 ore del 08/01/2003
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Il ministro Maroni raccoglie l'appello di D'Amato sull'urgenza di modifiche strutturali e indica la priorità del 2003
«Pensioni, lavoro, art. 18 : è l'anno buono»
Subito la delega sul collocamento - «Disincentivi previdenziali: decide il Parlamento, il testo è aperto» - Un asse tra Roma e Parigi
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ROMA - " Il 2003 sarà l'anno non solo delle riforme istituzionali ma certamente anche di quelle economico-sociali ". Roberto Maroni si dichiara d' accordo con il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, sulla necessità di dare la priorità agli interventi strutturali per il rilancio competitivo. E afferma che l'Esecutivo conta di presentarsi a giugno all'appuntamento con il semestre di presidenza italiana della Ue con " tre importanti obiettivi" già centrati: la riforma Biagi; la riforma delle pensioni; la revisione dell'articolo 18 e degli ammortizzatori. Il ministro del Welfare ribadisce che la delega sulla previdenzà sarà modificata. E conferma che la "strada maestra" resta quella degli incentivi per favorire l'elevazione dell'età pensionabile: "Il superbonus del 30% è una delle ipotesi alle quali stiamo lavorando". Il ministro poi parla di una "stretta collaborazione" con Parigi sulla previdenza e annuncia che la prossima settimana incontrerà le parti sociali . E aggiunge: "Sul ricorso ai disincentivi e al contributivo per tutti ci rimetteremo alla volontà del Parlamento Signor ministro, si parla tanto di riforme istituzionali mentre gli interventi sull'economia restano al palo. Che cosa risponde al presidente di Confindustria D'Amato che chiede di dare ne1 2003 la priorità alle riforme economiche? D'Amato ha ragione. Non a caso il il 2003 sarà l'anno non solo delle riforme istituzionali ma certamente anche di quelle economicosociali, proprio come chiede il presidente di Confindustria. La prima a tagliare il traguardo in tempi molto rapidi sarà la riforma Biagi: il Senato l'approverà entro gennaio. Subito dopo accelereremo 1'iter del Ddl 848 bis sulla revisione dell'articolo 18 e degli ammortizzatori sociali prevista dal patto per l'italia con l'obiettivo di ottenere il via libera prima dell'estate. Ed entro questa scadenza contiamo di vedere approvata anche la delega pensioni. Sulla riforma Biagi pende però la spada di Damocle degli oltre 500 emendamenti presentati al Senato dall'opposizione... Il testo è blindato e non ci saranno ulteriori rallentamenti: stiamo cercando di convincere il Senato a inserire la riforma al primo punto dell'ordine del giorno alla ripresa dei lavori. E mi pare davvero singolare che quella parte della sinistra che ha condiviso molte delle tesi esposte da Marco Biagi nel suo Libro bianco ora faccia ostruzionismo con oltre 500 emendamenti . Resta da sciogliere il nodo dell'articolo 18 e dell'indennità di disoccupazione: questa riforma finirà nel dimenticatoio? È nostra intenzione che il Ddl 848 bis inizi subito 1'iter non appena approvata la riforma Biagi per arrivare all'approvazione entro giugno. Del resto, è già tutto definito nei contenuti: il nuovo articolo 18 è allegato al Patto per l'Italia e l'indennità di disoccupazione è contenuta nel Patto stesso. Anche sulle pensioni si è assistito a un congelamento della riforma. Per quanto tempo durerà ancora? La discussione alla Camera sulla delega varata nel dicembre del 2001, dopo il confronto con le parti sociali, è già a buon punto.Ci sono però ancora dei punti da definire. Per questo il Governo proporrà alcuni correttivi che contribuiranno a velocizzare 1'iter. L'obiettivo è di giungere all'approvazione definitiva prima dell'estate, ovvero prima dell'inizio del semestre di presidenza italiana della Ue. Proprio la Ue invoca una riforma rapida e strutturale. Come risponde il Governo? Tutti gli Stati membri sono pressati dalla Ue, che a marzo comincerà a definire le politiche europee sulla previdenza. Noi ci stiamo muovendo, in sintonia con il governo francese, proprio sulla base delle indicazioni della Ue: favorire l'innalzamento dell'età pensionabile e sviluppare le forme integratine .Vuol dire che sulla previdenza c'è una asse Roma-Parigi? Noi abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione con Francia, Spagna e Gran Bretagna, ma sulla previdenza soprattutto con Parigi. Non a caso anche il Governo francese parla di dialogo sociale e non di concertazione. Per modificare la delega l'unica strada percorribile è il superbonus del 30% in favore di chi resterà al lavoro?
Questa è una delle ipotesi alle quali stiamo lavorando. Noi pensiamo che ci sia spazio per procedere a una sostanziale elevazione dell'età pensionabile ma non attraverso tagli drastici alle pensioni di anzianità, a differenza di quanto strumentalmente continua ad annunciare la Cgil facendo allarmismo puro. Rispetto alla testo che venne negoziato un anno fa ci sono comunque dubbi che oggi possono essere sciolti. Quali? Noi pensiamo ad un meccanismo che punti essenzialmente sugli incentivi economici che inducano il lavoratore a rimanere in attività. Confindustria preme per l'introduzione di disincentivi ma ha anche chiesto l'introduzione della novazione del contratto e quindi l'eliminazione dell'automatismo per restare al lavoro. Il che può apparire una contraddizione . Io resto favorevole a incentivare il più possibile 1a permanenza e a eliminare la novazione per chi decide di restare in attività. Niente disincentivi, dunque. Su questo c'è una forte richiesta. Lasceremo la decisione al Parlamento dove noi siamo pronti a confrontarci anche sull'estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo. Non considera prioritario il parere delle parti sociali? Incontrerò le parti sociali la prossima settimana sulle modifiche che intèndiamo proporre. Sul contributivo e sui disincentivi potrà essere il Parlamento stesso ad ascoltarle. E su decontribuzione e Tfr si annunciano modifiche? Il conferimento del Tfr ai fondi pensione deve essere obbligatorio garantendo strumenti compensativi alle imprese. Sulla decontribuzione, resto convinto che questa sia una misura che contribuisca ad aumentare l'occupazione portando benefici all'Inps. Nell'immediato la decontribuzione non comporterà una riduzione delle prestazioni pubbliche dei neo-assunti . "
Saluti liberali


da www.adnkronos.com
" mercoledì , 22 gennaio 2003
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''Valutiamo comitati per no a referendum su art. 18''
Pensioni, Maroni: ''La delega va avanti cosi'''
''Non ci sara' la riapertura di un tavolo formale, ma sentiro' l'opinione delle parti sociali''
Il ministro del Welfare, Roberto Maroni (foto Adnkronos)
Roma, 22 gen. - (Adnkronos) - ''La delega sulle pensioni va avanti cosi'': lo ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni a margine del seminario Cnel su Marco Biagi. Maroni ha specificato che il provvedimento che andra' in aula ai primi di febbraio non prevede i disincentivi e non contiene niente sul bonus, che pero' potra' essere inserito nel corso del dibattito in Parlamento. Ma il governo ''intende favorire meccanismi automatici per incentivare i lavoratori a rimanere sul posto di lavoro e a non andare in pensione. Che e' l'obiettivo della delega, senza far ricorso ai disincentivi. Questa e' la mia opinione, ed e' l'opinione degli esperti del Welfare. Ci sono certamente altre opinioni, se qualcuno mi convince del contrario va bene. Finora nessuno mi ha convinto del contrario e questa rimane la posizione ufficiale del governo''.
L'obiettivo del governo ''e' quello di approvare la delega entro giugno: i tempi e le condizioni ci sono''. Nel periodo di tempo che va da oggi all'inizio del dibattito in aula sulla delega il ministro del Welfare Roberto Maroni ha annunciato che incontrera' di nuovo le parti sociali. ''Non sara' la riapertura di un tavolo formale sulla delega, ma sentiro' l'opinione delle parti. Diciamo un dialogo sociale senza riaprire il tavolo''. La delega va in aula cosi' ma, rispetto al testo licenziato dalla Commissione, sono possibili miglioramenti. A parte il cosiddetto bonus previdenziale ''di cui ho letto con molto interesse sui giornali'', ha detto Maroni, il passaggio piu' importante e' ''rendere automatica la permanenza del lavoratore sul posto di lavoro. Introdurre l'automatismo. Prima di fare una qualsiasi modifica alla delega dovremo sentire le parti sociali''.
Sul referendum sull'art. 18, Maroni ha affermato: ''Stiamo valutando la possibilita' che il ministero del Welfare o addirittura il governo costituiscano comitati per il no al referendum''. ''Certamente - ha proseguito - per quanto riguarda l'art. 18 l'unico intervento possibile e' quello contenuto nel Patto per l'Italia e questo chiude ogni altra discussione o ogni altro intervento sull'art. 18''. I comitati per il no non sono mai stati promossi da un governo ''ma c'e' sempre una prima volta''.
Andrea Nobili Tartaglia "
Saluti liberali