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Discussione: Punti fermi

  1. #11
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    Predefinito IL DIGIUNO ECCLESIASTICO OGGI

    CARI AMICI,

    ANNI DI CONFUSIONE, DI ANARCHIA E DI TRADIMENTO POSSONO AVER OSCURATO CONCETTO E CARATTERISTICHE DEL DIGIUNO ECCLESIASTICO.
    ALLA VIGILIA DELL'INIZIO DELLA QUARESIMA 2003 MI SEMBRA GIUSTO POSTARE QUI L'ATTUALE LEGISLAZIONE IN VIGORE SUL DIGIUNO ECCLESIASTICO.

    FARE PENITENZA è UN COMANDAMENTO DIVINO. LA CHIESA CATTOLICA, APPLICANDO QUESTO COMANDAMENTO, HA SEMPRE PRESCRITTO DEI GIORNI DI DIGIUNO.
    IMITANDO L'ESEMPIO DI MOSè, ELIA E NOSTRO SIGNORE GESù CRISTO, CHE DIGIUNARONO 40 GIORNI, FU ISTITUITA LA QUARESIMA.
    IL DIGIUNO QUADRAGESIMALE è STATO ISTITUITO DAGLI APOSTOLI STESSI, SECONDO SAN GIROLAMO (EP. XXVII AD MARCELLAM), SAN LEONE MAGNO (SERM. II, V, IX, DE QUADRAGESIMA), SAN CIRILLO D'ALESSANDRIA (HOMIL. PASCHAL.), SANT'ISIDORO (DE ECCLES. OFFICIIS L. VI, C. XIX)
    ANTICHISSIMO NELLA CHIESA ROMANA IL DIGIUNO DELLE QUATTRO TEMPORA, ALL'INIZIO DELLE STAGIONI.
    ANTICHISSIMO IL DIGIUNO ALL'INIZIO DELLE FESTE.
    UNA SOLA CITAZIONE DAL MAGISTERO ORDINARIO INFALLIBILE DEI SOMMI PONTEFICI:

    PAPA BENEDETTO XIV "NOS AMBIGIMUS" DEL 30 MAGGIO 1741:

    "L'OSSERVANZA DELLA QUARESIMA è IL LEGAME DELLA NOSTRA MILIZIA: è PER ESSA CHE CI DISTINGUIAMO DAI NEMICI DELLA CROCE DI CRISTO: PER ESSA CHE ALLONTANIAMO I FLAGELLI DELL'IRA DIVINA: PER ESSA CHE, PROTETTI DALL'AIUTO CELESTE DURANTE IL GIORNO, CI FORTIFICHIAMO CONTRO I PRINCIPI DELLE TENEBRE. SE QUEST'OSSERVANZA SI RILASSERà, SARà A DETRIMENTO DELLA GLORIA DI DIO, PER IL DISONORE DELLA RELIGIONE CATTOLICA E DELLE ANIME CRISTIANE: E NON C'è DUBBIO CHE QUESTA NEGLIGENZA DIVENTERà LA FONTE DI SVENTURE PER I POPOLI, DI DISASTRI NEI PUBBLICI AFFARI, DI INFORTUNI PER GLI INDIVIDUI."

    PAROLE SU CUI RIFLETTERE MOLTO, SPECIALMENTE OGGI.

    NON ESSENDO DI NESSUN VALORE LEGALE LA "COSTITUZIONE" "POENITEMINI" DI GIOVAN BATTISTA MONTINI, CHE ERA PRIVO DI AUTORITà PONTIFICIA, DEL 1966, E NON ESSENDO PER NULLA IN VIGORE IL COSIDDETTO "CODICE DI DIRITTO CANONICO DEL 1983" PERCHè PROMULGATO DAL MODERNISTA MONSIGNOR WOJTYLA, SONO ANCORA IN VIGORE I CANONI 1250-1254 DEL CODICE DI DIRITTO CANONICO, MODIFICATI DAL DECRETO DELLA S.C. DEI RITI DEL 16 SETTEMBRE 1955 E DELLA S.C. DEL CONCILIO DEL 25 LUGLIO 1957.

    L'ATTUALE LEGGE PER I FEDELI DI RITO LATINO è QUINDI LA SEGUENTE:

    LA LEGGE DEL DIGIUNO OBBLIGA TUTTI I FEDELI NON SCUSATI O DISPENSATI, DAI 21 ANNI COMPIUTI AI SESSANTA INCOMINCIATI: QUELLA DELL'ASTINENZA DALLA CARNE A PARTIRE DAI SETTE ANNI COMPIUTI

    IL DIGIUNO CONSISTE NEL FARE UN SOLO PASTO AL GIORNO OPPURE DUE PICCOLE REFEZIONI NEL CORSO DELLA GIORNATA (I TEOLOGI QUANTIFICANO IN 60 GRAMMI AL MATTINO E 250 ALLA SERA)

    L'ASTINENZA VIETA L'USO DELLA CARNE, DI ESTRATTO O BRODO DI CARNE, MA NON QUELLO DELLE UOVA, DEI LATTICINI E DI QUALSIASI CONDIMENTO DI GRASSO ANIMALE (CANONE 1250)

    GIORNI DI ASTINENZA DALLA CARNI

    TUTTI I VENERDì DELL'ANNO (TRANNE SE VI CADE UNA FESTA DI PRECETTO)

    GIORNI DI ASTINENZA E DI DIGIUNO

    -MERCOLEDì DELLE CENERI
    -OGNI VENERDì E SABATO DI QUARESIMA
    -IL MERCOLEDì, VENERDì E SABATO DELLA QUATTRO TEMPORA
    CIOè:

    -DELLA PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA
    -DELLA SETTIMANA DI PENTECOSTE
    -DELLA TERZA SETTIMANA DI SETTEMBRE
    -DELLA TERZA SETTIMANA DI AVVENTO

    LE VIGILIE:

    -DI NATALE (24 DICEMBRE)
    -DI PENTECOSTE
    -DELL'IMMACOLATA (7 DICEMBRE: TRANNE PER GLI AMBROSIANI)
    -D'OGNISSANTI (31 OTTOBRE)

    GIORNI DI SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA

    -TUTTI GLI ALTRI GIORNI FERIALI DI QUARESIMA (LE DOMENICHE NON C'è IL DIGIUNO)

    DATA LA SEDE VACANTE, LA DISPENSA DI PAPA PIO XII DEL 28 GENNAIO 1949 è OGGI PURTROPPO INAPPLICABILE, ANCHE SE LA LEGGE PUà ESSERE APPLICATA CON BENIGNITà DA CONFESSORI.

    POSSONO NON PRATICARE L'ASTINENZA:

    -I POVERI CHE RICEVONO CARNE IN ELEMOSINA E NON HANNO ALTRO DA MANGIARE
    -GLI INFERMI, I CONVALESCENTI, I DEBOLI DI STOMACO, LE DONNE CHE ALLATTANO, LE DONNE INCINTE SE DEBOLI
    -GLI OPERAI CHE FANNO I LAVORI PIù PESANTI QUOTIDIANAMENTE
    -MOGLI, FIGLI, SERVI, TUTTI COLORO CHE ESERCITANO UN SERVIZIO, ESSENDOVI COSTRETTI, E CHE NON POSSONO AVERE ALTRO CIBO SUFFICIENTEMENTE NUTRIENTE.

    POSSONO NON PRATICARE IL DIGIUNO:

    -COLORO CHE DIGIUNEREBBERO CON GRAVE INCOMMODO: AMMALATI, CONVALESCENTI, DEBOLI DI NERVI, DONNE CHE ALLATTANO O INCINTE;

    -POVERI CHE GIà HANNO POCO CIBO A DISPOSIZIONE;

    -COLORO CHE ESERCITANO UN LAVORO CHE è MORALMENTE E ORDINARIAMENTE INCOMPATIBILE CON IL DIGIUNO (LAVORI CORPORALI E ONESTI: FONDITORI, FABBRI, METALMECCANICI, MURATORI, TAGLIABOSCHI, CALZOLAI, CONCIATORI, FORNAI, MUGNAI, AGRICOLTORI, VASAI, LAVANDAIE, VETTURINI, MARINAI, LAVORATORI CON MACCHINARI CHE DEBILITANO IL CORPO E LA MENTE.
    I SERVI CHE SONO OCCUPATI IN MOLTI E PESANTI LAVORI;

    -COLORO CHE FANNO UN LAVORO INTELLETTUALE O SPIRITUALE MOLTO FATICOSO E DIUTURNO: STUDENTI SOTTO ESAMI, PROFESSORI CHE DEVONO PRERARE MOLTE LEZIONI, ANCHE MAESTRI DI GINNASTICA;

    -CHI DEVE FARE UN LUNGO E STANCANTE VIAGGIO (ALMENO NOVE CHILOMETRI A PIEDI OPPURE UN GIORNO INTERO DI VIAGGIO IN TRENO, NAVE, AEREO CON VARI SCALI;

    -PER UN MAGGIOR BENE O PER UN'OPERA DI PIETà PIù GRANDE SE QUESTA è MORALMENTE INCOMPATIBILE CON IL DIGIUNO: COLORO CHE SERVONO NEGLI OSPEDALI, I PREDICATORI...

    ELEEMOSYNA, IEIUNIUM, ABSTINENTIA, ORATIO (ELEMOSINA, DIGIUNO, ASTINENZA, PREGHIERA): ECCO LA QUARESIMA CATTOLICA!

    UN CARO SALUTO A TUTTI

    E BUONA QUARESIMA A TUTTI
    PER I ROMANI INCOMINCIA MERCOLEDì, PER GLI AMBROSIANI DOMENICA


    GUELFO NERO

  2. #12
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    Predefinito

    Ovviamente, in questo forum non si è parlato delle "speciali intenzioni" per il "digiuno del 5 marzo" perchè:

    a) non erano di nostra pertinenza

    b) le suddette "intenzioni" erano formulate da un privato (Monsignor Wojtyla).

    Per il resto il digiuno quaresimale (quello vero) continua.

    un caro saluto

    Guelfo Nero

  3. #13
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    Predefinito PUNTI FERMI SUI NOVISSIMI

    NEL PRESENTE ORDINE DI SALVEZZA LA MORTE è CONSEGUENZA DEL PECCATO (DI FEDE: CONCILIO DI TRENTO)

    TUTTI GLI UOMINI SOGGETTI AL PECCATO ORIGINALE SOGGIACCIONO ALLA LEGGE DELLA MORTE (DI FEDE)

    CON LA MORTE CESSA IL TEMPO DEL MERITO E DEL DEMERITO E LA POSSIBILITà DI CONVERSIONE (SENTENZA CERTA)

    SUBITO DOPO LA MORTE AVVIENE IL GIUDIZIO PARTICOLARE: NEL NEL QUALE CON UNA SENTENZA DIVINA SI DECIDE PER L'ETERNITà DELLA SORTE DEL DEFUNTO (SENTENZA PROSSIMA ALLA FEDE: PAPA BENEDETTO XII NELLA COSTITUZIONE "BENEDICTUS DEUS" DEL 1336)

    LE ANIME DEI GIUSTI CHE NEL MOMENTO DELLA MORTE SONO LIBERE DA OGNI COLPA O PENSA, ENTRANO IN PARADISO (DI FEDE: IL PARADISO è UN LUOGO E UNO STATO DI BEATITUDINE. LE ANIME PIENAMENTE PURIFICATE SONO IN CIELO E VEDONO LA DIVINA ESSENZA CON VISIONE INTUITIVA E ANCHE FACCIALE, SENZA LA MEDIAZIONE DI ALCUNA CREATURA MA IMMEDIATAMENTE)

    ALLA BEATITUDINE CELESTE ESSENZIALE, CHE SCATURISCE DALLA VISIONE DI DIO, SI AGGIUNGE UNA BEATITUDINE ACCIDENTALE, CHE DERIVA DALLA CONOSCENZA E DALL'AMORE DEI BENI CREATI (SENTENZA COMUNE: QUESTA BEATITUDINE ACCIDENTALE SCATURISCE DALLA CONOSCENZA DELLA SANTA VERGINE, DEGLI ANGELI E DEI SANTI, DALLA RIUNIONE CON PARENTI E AMICI DELLA VITA TERRENA, DALLA CONOSCENZA DELLE OPERE DI DIO. ANCHE L'UNIONE DELL'ANIMA CON IL CORPO GLORIFICATO NELLA RISURREZIONE RAPPRESENTERA PER LE ANIME DEI GIUSTI UN ACCRESCIMENTO ACCIDENTALE DELLA GLORIA CELESTE)

    LA BEATITUDINE CELESTE DURA PER TUTTA L'ETERNITà (DI FEDE: PAPA BENEDETTO XII 1336)

    IL GRADO DI BEATITUDINE CELESTE è DIVERSO NEI SINGOLI BEATI A SECONDA DEL GRADO DEI LORO MERITI (DI FEDE: DECRETO PER I GRECI DEL CONCILIO DI FIRENZE 1439)

    ---------------------

    L'INFERNO

    LE ANIME DI COLORO CHE MUOIONO IN STATO DI PECCATO MORTALE VANNO ALL'INFERNO (DI FEDE: L'INFERNO è UN LUOGO E UNO STATO DI ETERNITA INFELICITà OVE LE ANIME DANNATE SUBISCONO LE PENA DELLA PRIVAZIONE DELLA VISIONE DI DIO E LA PENA DEL FUOCO INFERNALE CHE TORMENTA I SENSI)

    IL FUOCO INFERNALE è REALE E NON METAFORICO (SENTENZA COMUNE)

    LA PENA DELL'INFERNO è ETERNA (DI FEDE)

    LA MISURA DELLA PUNIZIONE è DIVERSA PER I SINGOLI DANNATI A SECONDA DEL GRADO DELLA LORO COLPA (SENTENZA COMUNE: CONCILIO DI LIONE E CONCILIO DI FIRENZE)

    ---------------------------

    IL PURGATORIO

    LE ANIME DEI GIUSTI CHE NELL'ISTANTE DELLA MORTE SI TROVANO GRAVATE DA PECCATI VENIALI O DA PENE TEMPORALI, VANNO IN PURGATORIO (DI FEDE: IL PURGATORIO è UN LUOGO E UNO STATO DI PENE PURIFICATRICI: LE ANIME IVI DETENUTE SUBISCONO LA PERDITA TEMPORANEA DELLA VISIONE DI DIO, NON DISGIUNTA PERò DALLA CERTEZZA DELLA BEATITUDINE DEFINITIVA E DA PENA CHE TORMENTANO I SENSI)

    LA PENA DEL SENSO NEL PURGATORIO è DATA DAL FUOCO (SENTENZA PROBABILE E COMUNE A TUTTA LA TRADIZIONE LATINA)

    IL PURGATORIO NON DURA OLTRE IL GIUDIZIO UNIVERSALE (SENTENZA COMUNE)

    ---------------------------------

    UN CARO SALUTO DA GUELFO NERO




  4. #14
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    Predefinito PUNTI FERMI ANTROPOLOGICI

    ALCUNI PUNTI FERMI DI ANTROPOLOGIA.


    -IL PRIMO UOMO FU CREATO DA DIO (DI FEDE: ANCHE LA CREAZIONE DELLA DONNA DAL PRIMO UOMO DEVE ESSERE CONSIDERATA EVENTO STORICO E NON RACCONTO ALLEGORICO: DECRETO DELLA COMMISSIONE BIBLICA DEL 1909)

    -TUTTO IL GENERE UMANO DERIVA DA UN'UNICA COPPIA (SENTENZA CERTA: PIO XII NELL'ENCICLICA HUMANI GENERIS RESPINGE IL POLIGENISMO, INCONCILIABILE CON LA DOTTRINA CATTOLICA DEL PECCATO ORIGINALE)

    -L'UOMO è COMPOSTO DI ELEMENTI ESSENZIALI, IL CORPO MATERIALE E L'ANIMA SPIRITUALE (DI FEDE: LATERANENSE QUARTO E CONCILIO VATICANO. CONTRO LO SPIRITUALISMO ESAGERATO PLATONICO E CONTRO IL TRICOTOMISMO GNOSTICO E MANICHEO)

    -L'ANIMA RAZIONALE è PER SE STESSA ED ESSENZIALMENTE FORMA SOSTANZIALE DEL CORPO (DI FEDE: CONCILIO DI VIENNA DEL 1311. PUR NON SANZIONANDO DOGMATICAMENTE LA DOTTRINA TOMISTA DELL'UNICITà DELLA FORMA SOSTANZIALE, NE PUò ESSERE CONSIDERATA UN'INDIRETTA CONFERMA)

    -OGNI UOMO HA UN'ANIMA SPIRITUALE E IMMORTALE (QUINTO CONCILIO LATERANENSE CONTRO AVERROISTI E NEOARISTOTELICI UMANISTI)

    -OGNI SINGOLA ANIMA VIENE CREATA IMMEDIATAMENTE DA DIO (SENTENZA CERTA: INDIRETTAMENTE AFFERMATA DAL LATERANENSE QUINTO E DAL MAGISTERO ORDINARIO INFALLIBILE DI MOLTI PAPI TRA CUI ALESSANDRO VII CHIGI E PIO XII PACELLI)

    UN CARO SALUTO

    GUELFO NERO

  5. #15
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    Predefinito SACRO CUORE REGALE



    DALL'ENCICLICA "QUAS PRIMAS" DI PAPA PIO XI (1925)

    [...]

    3. Gesù Cristo si è proclamato Re.

    1. Del resto questa dottrina intorno a Cristo Re, che abbiamo sommariamente attinto dai libri del Vecchio Testamento, non solo non viene meno nelle pagine del Nuovo, ma anzi vi è confermata in modo splendido e magnifico. E qui, appena accennando all'annunzio dell'arcangelo da cui la Vergine viene avvisata che doveva partorire un figlio, al quale Iddio avrebbe dato la sede di David, suo padre, e che avrebbe regnato nella Casa di Giacobbe in eterno e che il suo Regno non avrebbe avuto fine (Lc. 1, 32-33) vediamo che Cristo stesso dà testimonianza del suo impero: infatti, sia nel suo ultimo discorso alle turbe, quando parla dei premi e delle pene, riservate in perpetuo ai giusti e ai dannati; sia quando risponde al Preside romano che pubblicamente gli chiedeva se fosse Re, sia quando risorto affida agli Apostoli l'ufficio di ammaestrare e battezzare tutte le genti, colta l'opportuna occasione, si attribuì il nome di Re (Matth. 25, 31-40), e pubblicamente confermò di essere Re (Joh. 18, 37) e annunziò solennemente a Lui era stato dato ogni potere in cielo e in terra (Matth. 28, 18). E con queste parole che altro si vuol significare se non la grandezza della potestà e l'estensione immensa del suo Regno?

    2. Non può dunque sorprenderci se Colui che è detto da Giovanni "Principe dei Re della terra" (Apoc. 1, 5), porti, come apparve all'Apostolo nella visione apocalittica "scritto sulla sua veste e sopra il suo fianco: Re dei re e Signore dei dominanti" (Apoc. 19, 16). Da quando l'eterno Padre costituì Cristo erede universale (Hebr. 1, 2), è necessario che Egli regni finché riduca, alla fine dei secoli, ai piedi del trono di Dio tutti i suoi nemici (I Cor. 15, 25).

    3. Da questa dottrina dei sacri libri venne per conseguenza che la Chiesa, regno di Cristo sulla terra, destinato naturalmente ad estendersi a tutti gli uomini e a tutte le nazioni, salutò e proclamò nel ciclo annuo della Liturgia il suo autore e fondatore quale Signore sovrano e Re dei re, moltiplicando le forme della sua affettuosa venerazione. Essa usa questi titoli di onore esprimenti nella bella varietà delle parole lo stesso concetto; come già li usò nell'antica salmodia e negli antichi Sacramentari, così oggi li usa nella pubblica ufficiatura e nell'immolazione dell'Ostia immacolata. In questa laude perenne a Cristo Re, facilmente si scorge la bella armonia fra il nostro e il rito orientale in guisa da render manifesto, anche in questo caso, che "le norme della preghiera fissano i principi della fede".

    4. Gesù Cristo è Re per diritto di natura e di conquista.


    1. Ben a proposito Cirillo Alessandrino, a mostrare il fondamento di questa dignità e di questo potere, avverte che "egli ottiene, per dirla brevemente, la potestà su tutte le creature, non carpita con la violenza né da altri ricevuta, ma la possiede per propria natura ed essenza" (In Lucam, 10); cioè il principato di Cristo si fonda su quella unione mirabile che è chiamata unione ipostatica. Dal che segue che Cristo non solo deve essere adorato come Dio dagli Angeli e dagli uomini, ma anche che a Lui, come Uomo, debbono essi esser soggetti ed obbedire: cioè che per il solo fatto dell'unione ipostatica Cristo ebbe potestà su tutte le creature.

    2. Eppure che cosa più soave e bella che il pensare che Cristo regna su di noi non solamente per diritto di natura, ma anche per diritto di conquista, in forza della Redenzione? Volesse Iddio che gli uomini immemori ricordassero quanto noi siamo costati al nostro Salvatore: "Non a prezzo di cose corruttibili, di oro o d'argento siete stati riscattati... ma dal Sangue prezioso di Cristo, come di agnello immacolato e incontaminato" (I Petr. 1, 18-19). Non siamo dunque più nostri perché Cristo ci ha ricomprati col più alto prezzo (I Cor. 6, 20): i nostri stessi corpi sono membra di Cristo (I Cor. 6, 15).


    5. Natura e valore del Regno di Cristo.

    1. Volendo ora esprimere la natura e il valore di questo principato, accenniamo brevemente che esso consta di una triplice potestà, la quale se venisse a mancare, non si avrebbe più il concetto d'un vero e proprio principato

    2. Le testimonianze attinte dalle Sacre Lettere circa l’impero universale del nostro Redentore, provano più che a sufficienza quanto abbiamo detto; ed è dogma di fede che Gesù Cristo è stato dato agli uomini quale Redentore in cui debbono riporre la loro fiducia, ed allo stesso tempo come legislatore a cui debbono obbedire (Ss. Conc. Trid., Sess. VI, can. 21).

    3. I santi Evangeli non soltanto narrano come Gesù abbia promulgato delle leggi, ma lo presentano altresì nell'atto stesso di legiferare; e il divino Maestro afferma, in circostanze e con diverse espressioni, che chiunque osserverà i suoi comandamenti darà prova di amarlo e rimarrà nella sua carità (Joh. 15, 10). Lo stesso Gesù davanti ai Giudei, che lo accusavano di aver violato il sabato con l'aver ridonato la sanità al paralitico, afferma che a Lui fu dal Padre attribuita la potestà giudiziaria: "Il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso al Figlio ogni giudizio" (Joh. 5, 22). Nel che è compreso pure il diritto di premiare e punire gli uomini anche durante la loro vita, perché ciò non può disgiungersi da una propria forma di giudizio. Inoltre la potestà esecutiva si deve parimenti attribuire a Gesù Cristo, poiché è necessario che tutti obbediscano al suo comando, e nessuno può sfuggire ad esso e alle sanzioni da lui stabilite.

    [...]

    7. Regno universale e sociale.

    1. D'altra parte sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio. Tuttavia, finché fu sulla terra si astenne completamente dall'esercitare tale potere, e come una volta disprezzò il possesso e la cura delle cose umane, così permise e permette che i possessori debitamente se ne servano. A questo proposito ben si adattano queste parole: "Non toglie il trono terreno Colui che dona il regno eterno dei cieli" (Brev. Rom. Inno del Mattutino dell'Epifania). Pertanto il dominio del nostro Redentore abbraccia tutti gli uomini, come affermano queste parole del Nostro Predecessore di immortale memoria Leone XIII, che Noi qui facciamo Nostre: "L'impero di Cristo non si estende soltanto sui popoli cattolici, o a coloro che, rigenerati nel fonte battesimale, appartengono, a rigore di diritto, alla Chiesa, sebbene le errate opinioni Ce li allontanino o il dissenso li divida dalla carità; ma abbraccia anche quanti sono privi di fede cristiana, di modo che tutto il genere umano è sotto la potestà di Gesù Cristo".

    2. Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli. È lui solo la fonte della salute privata e pubblica: "Né in alcun altro è salute, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale abbiamo da essere salvati" (Act. 4, 12), è lui solo l'autore della prosperità e della vera felicità sia per i singoli sia per gli Stati: "poiché il benessere della società non ha origine diversa da quello dell'uomo, la società non essendo altro che una concorde moltitudine di uomini" (S. Agostino, Lettera a Macedone, III).

    3. Non rifiutino, dunque, i capi delle nazioni di prestare pubblica testimonianza di riverenza e di obbedienza all'impero di Cristo insieme coi loro popoli, se vogliono, con l'incolumità del loro potere, l'incremento e il progresso della patria. Difatti sono quanto mai adatte e opportune al momento attuale quelle parole che all'inizio del Nostro pontificato Noi scrivemmo circa il venir meno del principio di autorità e del rispetto alla pubblica potestà: "Allontanato, infatti - così lamentavamo - Gesù Cristo dalle leggi e dalla società, l'autorità appare senz'altro come derivata non da Dio ma dagli uomini, in maniera che anche il fondamento della medesima vacilla: tolta la causa prima, non v'è ragione per cui uno debba comandare e l'altro obbedire. Dal che è derivato un generale turbamento della società, la quale non poggia più sui suoi cardini naturali" (Pio Pp. XI, Enc. Ubi arcano Dei).


    [...]

  6. #16
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    Predefinito LE PRINCIPALI ERESIE DIABOLICHE CONTRO LA VERITà DEL CATTOLICESIMO ROMANO

    Adozianesimo

    Secondo questa eresia, che ebbe come autore un ricco conciatore di pelli, Teodoto di Bisanzio, Cristo era soltanto un uomo, che Dio adottò nel momento del battesimo e al quale conferì potenza divina in ordine alla sua missione nel mondo. Scomunicato da papa Vittore verso il 190, Teodoto costituì una setta, la quale verso la metà del secolo III ebbe il suo ultimo rappresentante in Artèmone o Artema che insegnava a Roma. Una variazione dell’adozianismo Teodoto di Bisanzio è l’errore di Paolo di Samosata, che fu vescovo di Antiochia tra il 260 e il 268; questi per conservare l’unità divina, sostenne che Gesù non era Dio ma un uomo come gli altri, al quale il Verbo di Dio s’era comunicato in maniera particolare, venendo a inabitare in lui. Ben diverso è l’adozianismo spagnolo di Elipando di Toledo e Felice di urgel (secolo VIII), i quali ammettevano la Trinità e insegnavano una doppia adozione in Cristo: una divina e una umana; come uomo Cristo era soltanto figlio adottivo di Dio, ma come Dio era Figlio vero.


    Agnoeti

    Setta monofisita, che si rifaceva a Temistio, diacono di Alessandria (secolo VI), il quale sosteneva che Cristo aveva ignorato molte cose, anche quelle che appartenevano alla comune conoscenza degli uomini; in particolare poi ignorava il giorno del giudizio finale.


    Apollinaristi

    Setta di eretici del secolo IV, che presero il nome da Apollinare di Laodicea in Siria (c. 310-390), già amico di sant’Atanasio e suo sostenitore nella lotta contro l’arianesimo. Qualche anno dopo d’essere stato eletto vescovo della sua città, Apollinare, per mettere in rilievo la personalità divina del Cristo, affermò che Cristo non possedeva un’anima umana propria, in quanto il Verbo incarnato aveva preso il posto di quest’anima; di conseguenza, il Verbo aveva assunto un corpo umano ma senza anima, e quindi non si poteva più parlare di due nature ma di una unica natura e di
    una unica persona in Cristo. Fu condannato infallibilmente da papa Damaso nel Sinodo romano del 377.

  7. #17
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    Predefinito I SOZZI ARIANI

    Arianesimo

    Ario, dissoluto prete di Alessandria, verso il 320, sostenne che Gesù Cristo non era propriamente Dio, ma la prima creatura che il Padre creò perchè collaborasse all’opera della creazione e che per i suoi meriti elevò al grado di suo Figlio; come tale se rispetto a noi Gesù Cristo può essere considerato come un Dio, non è però Dio rispetto al Padre, perchè la sua natura non uguale e consostanziale a quella del Padre. Questa eresia si diffuse rapidamente e conquistò prelato ambizioso della corte di Costantino, Euseio di Nicodemia, che divenne quasi il capo militante del partito degli ariani; anche lo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea simpatizzò per Ario. Questi nel 321 lasciò Alessandria e andò a propagare la sua eresia nell’Asia Minore e nella Siria. Nel 325, Costantino, preoccupato dalla diffusione dell’eresia e dalle lotte che dividevano i cattolici, radunò a Nicea il I Concilio ecumenico, il quale condannò Ario e i suoi seguaci e nel
    Simbolo detto niceno affermò: “Noi crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose, visibili e invisibili. E in un solo Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, solo generato dal Padre,
    cioè della stessa sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato non creato consostanziale al Padre, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose nel cielo e sulla
    terra, il quale è disceso tra noi uomini per la nostra salvezza, e s’è fatto carne diventando uomo. L’anatema contro Ario suonava così: “Quanto a quelli che dicono: ci fu un tempo in cui il Figlio
    non esisteva, oppure non esisteva allorquando non era stato ancora generato, oppure è stato fatto da nulla, oppure coloro che dicono del Figlio di Dio che Egli è di un’altra impostasi o sostanza, o creatura, o cangiante e mutevole, la Chiesa cattolica li anatematizza”. Costantino poi, all’anatema del Concilio, aggiunse l’interdizione per Ario di tornare ad Alessandria e alcuni mesi più tardi esili nella Gallia Eusebio di Nicomedia e Teognide di Nicea. Ma il partito di Ario cedette le armi; riconquistò le grazie dell’imperatore. Campione della fede nicena fu sant’Atanasio, vescovo di Alessandria, che sostenne lotte ed esili finchè non vide debellato l’arianesimo, che si camuffò vari modi e si diffuse tara i barbari germanici ai confini settentrionali dell’Impero: Ostrogoti, Vandali
    e Longobardi , tra i quali resistette molto a lungo. Gli ultimi ariani longobardi scomparvero verso il 670, grazie all’abilità di san Gregorio Magno.

  8. #18
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    Predefinito GLI OSCENI CATARI

    Catari

    Diffusisi con sorprendente rapidità nel Mezzogiorno della Francia, nella regione di Alby (dove furono abbastanza potenti e presero il nome di Albigesi) e nell’Italia settentrionale (dove
    ebbero anche il nome di Patarini), i Catari (dal greco=puri, perfetti) costituirono tra i secoli XII la più pericolosa eresia non solo per la Chiesa ma anche per la società civile.
    Il catarismo era uno strano miscuglio, su un fondo decisamente manicheo, di tramontate eresie, come il docetismo e lo gnosticismo, e di religioni orientali. Secondo i catari più rigorosi, i due
    princìpi del bene e del male interna lotta nel mondo sono ugualmente eterni, onnipotenti; secondi i più mitigati, il principio del male è una creatura di Dio, un angelo decaduto, che vien chiamato
    Satana, Lucifero o Lucibello, e avrebbe creato il mondo visibile della materia in opposizione al mondo visibile della materia in opposizione al mondo invisibile degli spiriti buoni creato dal
    principio del bene. La creazione dell’uomo è opera del principio del male che riuscì a sedurre e a imprigionare nei corpi alcuni spiriti puri. Per salvare questi spiriti puri racchiusi nei corpi umani,
    Dio mandò la sua Parola, per mezzo di un messaggero, Gesù, che era un suo angelo fedele e che Dio, per questa accettazione redentrice, chiamò suo Figlio. Gesù discese sulla terra e per non avere
    alcun contatto con la materia prese un corpo apparente e visse e morì apparentemente come uomo.
    Gesù insegnò che la via della salvezza consiste nel rinunziare a tutto quello che ha sapore di carnale, se si vuole liberare lo spirito puro che è racchiuso o imprigionato dentro di noi. Perciò è
    peccato non solo il matrimonio ma anche l’uso dei cibi carnali, mentre l’ideale della santità sarebbe il suicidio come mezzo per sottrarsi volontariamente all’influenza del principio del male.
    Alla fine del mondo tutti gli spiriti saranno liberati e godranno la gioia eterna, e non ci sarà inferno per nessuno perchè ognuno avrà raggiunto la salvezza attraverso le reincarnazioni purificatrici. I
    seguaci del catarismo si distinguevano in puri o perfetti e in credenti. I puri o perfetti vivevano nel distacco assoluto dai beni terreni, in rigorosa ascesi, e evitavano qualsiasi contatto carnale, ("matrimonio è un lupanare” e fare figli significa procreare diavoli. “Pregate Dio che vi liberi dal demonio che avete nel seno” diceva un puritano della setta a una donna incinta ); i puri arrivavano a questo stato con un specie di sacramento, il consolamentum che consisteva nell’imposizione delle
    mani e del libro dei Vangeli. Un rituale cataro di Lione ci ha conservato i particolari di questo rito per i puri; la cerimonia iniziava col servitium, cioè con la confessione generale fatta da tutti i presenti; poi il candidato si metteva davanti a una tavola ove stava poggiato il Vangelo e rispondeva alle domande che gli rivolgeva il decano dei perfetti o puri; poi si passava al
    melioramentum, che consisteva nella confessione del confidato, dopo di che il decano gli consegnava il Vangelo. Decano e codnidato recitavano una sequela di Pater. Poi veniva il consolamentum, che era un impegno da parte del condidato a rinunziare agli alimenti carnali, alla menzogna, al giuramento, alla lussuria. All’iniziato veniva imposta la veste nera della setta, che egli poteva sostituire con un cordone nero, in tempi di persecuzione. I credenti invece dovevano
    venerare gli eletti e nutrirli; non avevano obblighi dalle astinenze carnali, anzi venivano esortati al concubinato e alla sodomia, al posto del matrimonio, perchè non avendo come fine la procreazione dei figli non prolungava l’opera di Satana; ai credenti, soltanto sul letto di morte, veniva dato il cosolamentum che era come la loro rigenerazione. Il culto dei catari comprendeva: il pasto rituale, in cui un perfetto benediceva e spezzava il pane che veniva poi diviso tra i presenti; il melioramentum che si faceva ogni mese e consisteva in una confessione generale seguito da tre giorni di digiuno. Ogni
    cerimonia finiva col bacio di pace che i presenti si scambiavano sulle due guance. Il catarismo scomparve in seguito alla Santa Crociata contro gli Albigesi guidata da Simone di Monfort e conclusasi con la battaglia di Muret del 12 settembre 1213.
    L’inquisizione, creata nel 1184, fece il resto. Ma non bisogna dimenticare che ugualmente fanatici e violenti erano diventati i catari. Tra gli apostoli evangelizzatori dei paesi contaminati dal catarismo ricordiamo San Bernardo, il vescovo spagnolo Diego de Azvedo e l’ordine dei frati predicatori fondato da San Domenico di Guzman.

  9. #19
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    Predefinito IL FOLLE DOCETISMO E IL FEROCE DONATISMO

    Docetismo

    Eresia cristologica che appare già verso la fine dell’età apostolica, si diffonde nei primi anni del secolo II e lascia la sua impronta nella maggior parte dei sistemi gnostici. Per i docenti l’umanità di Cristo era solo apparente; negavano quindi, come si esprime sant’Ignazio di Antiochia ai fedeli di Smirne, che “Gesù Cristo è veramente uscito dalla razza di David, secondo la carne...
    veramente nato da una Vergine... è stato veramente trapassato dai chiodi nella sua carne” “l’Eucarestia è la carne di Cristo, la carne che ha sofferto per i nostri peccati, la carne che il Padre,
    nella sua bontà, ha resuscitato”
    (Ad Eph.).

    Donatismo

    Affermatosi dapprima come uno scisma nella Chiesa africana, il donatismo non tardò molto a diventare anche un’eresia. Sorse dall’opposizione di alcuni vescovi nella Numidia nomina di Ceciliano ad arcivescovo di Cartagine, accusato di essersi fatto consacrare da Felice di Aptonga, considerato come uno dei “traditores”, di coloro cioè che durante la persecuzione di
    Diocleziano avevano obbedito agli editti dell’imperatore del 303 consegnando i libri delle Sacre Scritture. Un concilio di settanta vescovi della Numidia depose Ceciliano, sostituendolo con Maggiorino, trovò un capo e un organizzatore. Nonostante la sua buona volontà di far rientrare i dissidenti nella fila della Chiesa cattolica, Costantino imperatore non ci riuscì; i dissidenti divennero ancor più fanatici perseguitando i cattolici e distruggendo le loro chiese (circumcelliones).
    Parminiano successore di Donato dal 355 al 391, e il vescovo di Cirta Petiliano, il maggior esponente del donatismo, ai tempi di sant’Agostino, furono i più focosi sostenitori della setta con i
    loro scritti. Nonostante l’azione dottrinale di Ottavio di Milevi e di sant’Agostino l’intervento dell’imperatore Onorio nel 405 che li perseguitò come eretici e portò un po’ di pace nella Chiesa africana, i donastici sopravvissero fino a essere giustiziati dagli arabi nel 650. La loro dottrina era assai semplice e fu errore comune nei gruppi ereticali di tutti i tempi : sostenevano che la Chiesa visibile è composta soltanto di giusti e di santi e che i sacramenti sono invalidi se amministrati da un ministro indegno.

  10. #20
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    Predefinito L'ENCRATISMO: ANCORA LA FECCIA GNOSTICA

    Encratismo

    Da encràteia, che significa astinenza, temperanza. Dottrina a sfondo ascetico, di cui il più noto rappresentante fu Taziano nel secolo II. Partendo dal principio gnostico della materia intrinsecamente cattiva, considerava come peccato l’unione matrimoniale, proibiva l’uso della carne del vino, pretendeva che il sacrificio eucaristico si facesse con la sola acqua, e rigettava le ricchezze
    come peccato. Nel secolo IV, l’encratismo rivisse nei discepoli dell’asceta cappadoce Eustazio a Sebaste; fu combattuto da sant’Anfilochio vescovo di Iconio e condannato in un sinodo del 390 a
    Sido in Panfilia.

 

 
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