…Cinese.
Ancora una volta, l’altra sera, abbiamo assistito all’ultimo tentativo di liquidazione sommaria della più recente storia italiana. Per esempio presentare come simbolo del male l’ultima Bicamerale, teatro del vergognoso dialogo con il centrodestra. La Bicamerale di D’Alema e Berlusconi.
Eppure allora c’era anche lui, Cofferati, a guardare “con grande interesse e anche grande speranza” e a dire che “è scelta necessaria” avere “un interlocutore Governo che abbia la stabilità e consenso riconosciuto dai cittadini, determinato da meccanismi elettorali diversi da quelli utilizzati in passato” e a giudicare come “non più rinviabile un’ipotesi federalista”.
Questo non sono le parole dette da Cofferati e dai suoi sostenitori Venerdì sera al meeteng di Firenze.
Eppure ora c’è tutto quello che desiderava e che chiedeva, cambia solo in nome del premier.
Nel giugno del ’97, in Bicamerale, la Lega si schierò con FI e con An per il presidenzialismo, poi lestamente abbracciato dal presidente dei padri ricostituenti, D’Alema, e da questi fatta digerire a quasi tutti gli altri. “E’ necessario che prosegua la ricerca di soluzioni utili alla riforma istituzionale nella Bicamerale e poi in Parlamento”, esortava da fuori Cofferati, “è auspicabile che le soluzioni abbiano un consenso ampio”.
Cambiare idea è positivo, in un politico, ma cercare di cambiare la storia è raccontare balle.
Giovedì a Novara il Cinese se ne esce rimproverando che “ non bisognava far cadere Prodi, ma una volta successo occorreva andare a votare”. E’ la voglia di “uccidere” politicamente D’Alema, che prese il posto di Prodi, o di ingraziarsi quest’ultimo che spinge il dipendente della Pirelli a raccontare queste storielle? Dimentica, Cofferati, che in quei giorni d’ottobre del ’98, una decina di giorni dall’apertura della crisi, fece approvare dal direttivo della Cgil un documento che plaudiva all’incarico per D’Alema e salutava “il positivo evolvere della crisi” che “scongiura l’eventualità del suo precipitare verso le elezioni anticipate”.
Ma torniamo alla Bicamerale, la fonte di tutti i mali della Repubblica.
Con Sergio D’Antoni e Piero Larizza , Cofferati andò in audizione solenne davanti alla Bicamerale, il 12 marzo del ’97. I ricostituenti avevano appena mosso i primi passi e lui così li spronava: “Vi confermo di essere tra coloro che guardano al vostro lavoro con grande interesse e anche con qualche speranza, non solo come cittadino ma, se così posso dire, per il mestiere che faccio: credo infatti che questo Paese abbia bisogno, in tempi brevi, di stabilità delle istituzioni”. Le soluzioni concrete non erano ancora abbozzate e lui li esortava suggerendo che “un interlocutore Governo che abbia stabilità e consenso riconosciuto……è scelta necessaria, è molto importante”.
Riformista e federalista, si dichiarò Cofferati in quella audizione:”Credo anch’io che occorrerà ripensare all’assetto del Parlamento. Per coerenza con l’assunto dal quale sono partito, ritengo che sarà importante garantire un riconoscimento alle Regioni, almeno in uno dei due rami del Parlamento. Se l’assetto futuro di un Paese federalista presenta quella dimensione economica e sociale, è fondamentale che la stessa dimensione trovi un riconoscimento nalla forma di rappresentanza parlamentare”.
Interessante, vero?
Considerando che allora il “futuro capo della Federazione italiana” non poteva che essere uno dell’Ulivo, e che Bossi, allora, era alleato politico.
Però una cosa positiva Cofferati l’ha mostrata: un notevole istinto premonitore lo ha spinto a immaginare “un interlocutore Governo che abbia stabilità e consenso riconosciuto dai cittadini, determinato da meccanismi elettorali diversi da quelli utilizzati in passato”.
Berlusconi che siede da circa 18 mesi a Palazzo Chigi è l’esempio vivente di quanto sia bravo il Cinese a indovinare il futuro.
Saluti




Rispondi Citando
