Mercoledì 22 Gennaio 2003 - 23:45 Decio Siluro
Magistri iniuriae
I magistrati hanno dimostrato di essere una categoria alquanto permalosa.
Basta una parola di troppo, e non solo in aula, nell'esercizio delle loro funzioni (che in effetti dovrebbero essere sacre, poiché esercitate in nome del popolo italiano) per far scattare la querela. Cosa succede, invece, quando la maleducazione alberga tra le toghe? Sì, perché quel che agli altri è vietato (se non dalla legge almeno dalla buona educazione) sembra diventato assai di moda tra i palazacci. Alcune toghe, quasi come tanti adolescenti affascinati dai messaggini, si sono in questi giorni scatenate nel rilanciare e-mail attraverso internet: contenuti non proprio edificanti.
"Schifani-Schifoso: nomina sunt consequentia rerum ". Così scrive su una e-mail il magistrato Roberto Aniello. I capigruppo dell'Udc, della Lega e di An al Senato hanno rilevato come il giudizio non sia tanto offensivo per la persona a cui è diretto, quanto per la funzione che esercita chi lo esprime e che dimostra come alcuni giudici da un lato rivendichino autonomia per loro e dall'altro esercitino licenza di insulto.
Anche i senatori di Forza Italia hanno divulgato un documento nel quale asseriscono che "siamo davanti alla prova provata che in casi sempre piùfrequenti, in ben precisi settori politicizzati delle toghe, non esiste la doverosa e necessaria imparzialità. Ci sarebbe da chiedersi cosa ne sarebbe del cittadino Schifani nel caso in cui, un giorno dovesse essere giudicato da questo magistrato o dai suoi interlocutori".
Come dargli torto?
E cosa farà ora l'Associazione Nazionale Magistrati, sempre pronta nelle sue battaglie, Carta Costituzionale in mano?
Finora, in nome di una correttezza e indipendenza sempre più presunta, ha sempre fatto le barricate contro il ministro Castelli quando questi solo osa menzionare il termine "sanzioni" riferito ad eventuali gravi inadempienze o irregolarità dei magistrati. Eppure certi comportamenti meriterebbero qualche sanzione. E non solo formali scuse, che forse sarebbero persino sufficienti pèr i politici. Le toghe dovrebbero rammentare che la parola magistrato proviene dalla radice latina magister, ovvero maestro, e certe esibizioni, in aula e fuori, non sono certamente un bell'insegnamento per le giovani generazioni italiane.




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