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Discussione: Guerra e Pace

  1. #11
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    Predefinito La cosa che mi infastidisce...

    ...di più, di certi "destri", è il loro fanatismo antiebraico. Capisco prendersela con i rossi, tra i quali militano robusti picchiatori che sanno prenderle e darle, anche se spesso abusano dell'uso delle bombe e dei colpi di pistola alla schiena, ma prendersela con un popolo storicamente calpestato, brutalizzato e "antipaticamente" passivo, almeno fino a 50 anni fa, quando finalmente hanno deciso di menar le mani, e bene, anche loro, no, non lo capisco.

    saluti

  2. #12
    SENATORE di POL
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    Bush è il presidente (capo dell'Esecutivo, rappresentante della Nazione Federale, degli Stati Uniti d'America). Tutti i democratici (del partito democratico americano, all'Opposizione) americani che si rispettino, per quanto possano dissentire da questo o quell'aspetto della sua politica interna o estera, ne tengono costantemente conto, e nessuno di loro contesterebbe che G. Bush rappresenta nel mondo gli Stati Uniti d'America in quanto legittimo titolare della carica più importante della Federazione, che ha anche questo preciso compito.
    Ovviamente bisogna avere confidenza con i principi della democrazia liberale per comprendere appieno questi elementari concetti, o avere più intelletto di quanto dimostrato da taluni giacobini che esprimono concetti tanto ingenui da far sorridere un bimbo.
    Ovviamente è possibile contestare, anche in modo duro, Bush senza essere antiamericani. Purtroppo non è il caso della gran parte della nostra sinistretta.

    Cordiali saluti

  3. #13
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano La Stampa

    " La Stampa del 19/02/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Berlusconi: sull'Iraq abbiamo ancora speranze di pace
    Il premier incontra il segretario generale delle Nazioni Unite, e alla fine annuncia con lui che «la guerra non è inevitabile» «Ma Saddam deve ottemperare agli obblighi Onu e disarmare»
    Amedeo La Mattina
    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA - Settimane, forse mesi: in ogni caso sarà solo ed esclusivamente il Consiglio di sicurezza dell'Onu a decidere quanto tempo serve agli ispettori di Hans Blix. Per Kofi Annan sono le Nazioni Unite l'unica sede di garanzia della legalità internazionale, l'unico luogo dove trovare le «soluzioni giuste» alle controversie che incendiano il mondo. Insomma, ci vuole tutto il tempo necessario. Silvio Berlusconi annuisce, elogia il suo illustre ospite («a Bruxelles il suo intervento è stato molto utile») con il quale ieri a Palazzo Chigi ha avuto un colloquio di un'ora e mezza, insieme al ministro degli Esteri Franco Frattini. Un incontro proprio all'indomani del compromesso tra i Paesi europei e il giorno prima di un difficile dibattito parlamentare sulla vicenda irachena. Il presidente del Consiglio, visibilmente soddisfatto, arriva a questo appuntamento con una posizione di maggiore forza rispetto a qualche giorno fa. Certo, non ripete che gli ispettori potranno lavorare anche per mesi e mesi. Questa è un'ipotesi che è vissuta come fumo negli occhi dagli americani dato che l'opzione militare diventerebbe proibitiva con le temperature torride del deserto. Ma Berlusconi interpreta al meglio lo spirito di unità ritrovata due giorni fa a Bruxelles. Dice di condividere la necessità di andare avanti finchè il Consiglio di Sicurezza lo riterrà opportuno, condivide totalmente l'affermazione di Annan per il quale ogni decisione verrà presa di fronte ad eventuali violazioni sostanziali da parte di Saddam Hussein. Del resto, aggiunge Annan, nella risoluzione 1441 non sono indicati «limiti temporali». «Ci sono dei Paesi - spiega - che ritengono che i tempi debbano essere ragionevoli; altri, invece, sostengono che le ispezioni debbano andare avanti finchè dura l'effettiva collaborazione da parte degli iracheni. Quel che è certo è che il dibattito a riguardo continua». In ogni caso, affermano all'unisono Annan e Berlusconi, tutti auspicano una «soluzione pacifica» della crisi irachena, nessuno ha perso la speranza. E l'accordo dell'altro ieri a Bruxelles va proprio in questa direzione. «Nessuno - precisa il premier - pensa che sia lasciata da parte la speranza di pace. La guerra non è inevitabile». Ma Saddam, ha aggiunto Berlusconi, deve ottemperare alle risoluzioni e agli obblighi imposti dall'Onu. A Roma non era ancora arrivata la nuova esternazione di Bush. Per il presidente americano se c'è una nuova risoluzione sarà bene accetta, se non ci sarà la macchina da guerra statunitense non si fermerà comunque. Ma questa posizione era ben presente nel colloquio tra Berlusconi e Annan. E dalle dichiarazioni del segretario generale delle Nazioni Unite si è capito che ormai si tratta di una corsa contro il tempo. Non è un caso che Annan abbia configurato per l'Unione Europea un «ruolo chiave» non solo politico, ma anche umanitario: la Ue dovrà operare «di fronte alle conseguenze di un eventuale conflitto». «Ieri al vertice di Bruxelles - ha spiegato - ho parlato dei piani di emergenza che dovrebbero essere pronti dopo la guerra per far fronte a tutte le esigenze che si proporranno con i profughi, gli sfollati, i bambini, le persone più vulnerabili». Dunque, nonostante l'attacco all'Iraq non sia inevitabile, ci si prepara al peggio. Da qui l'appello del segretario generale delle Nazioni Unite e del Papa affinchè il governo di Baghdad adempia agli obblighi della risoluzione 1441. Oggi Berlusconi potrà cogliere in Parlamento i frutti di quello che ritiene un suo successo di immagine e che gli consente di serrare le fila della sua maggioranza. Ieri la ritrovata sintonia con i Paesi europei, il Vaticano e il Quirinale, gli ha consentito anche di scherzare sul microfono che si è messo a fischiare all'inizio della conferenza stampa con Annan. «È arrivato Saddam Hussein...», è stata la sua battuta con cui ha rotto il ghiacchio. E non è un caso che la mozione che la Casa delle libertà presenterà stamane alla Camera e al Senato intende ricalcare proprio il testo dell'accordo raggiunto in Europa.
    "

    Saluti liberali

  4. #14
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    Predefinito L'Opposizione massimalista Contro l'Unione Europea

    da www.ansa.it

    " IRAQ: SENATO APPROVA MOZIONE CDL
    ROMA - La risoluzione della maggioranza fa proprio il documento votato dai Quindici lunedì scorso e impegna il governo a non prendere decisioni sull'Iraq senza una preventiva autorizzazione del Parlamento. Il documento dell'Ulivo: no a scenari di guerra, critica al governo, nessuna decisione senza il consenso preventivo delle Camere. Respinta anche una mozione di Cossiga sulla concessione delle basi e il sorvolo degli spazi aerei. Il premier: ''incomprensibile la mancanza del consenso dell'opposizione stamane al Senato'' rispetto alle comunicazioni del Governo sulla crisi irachena. ''Sfido a trovare una sola parola, una frase, un ragionamento che sia non coerente'' da quello che ho detto sin da quando la crisi e' iniziata, ha aggiunto il premier rivolto all'opposizione che al senato lo ha accusato di tenere una linea a ''zig-zag''. La linea del governo e' coerente ed e' ancorata all'Europa, alla Nato e all'Onu. C'è ancora tempo per evitare la guerra. Riflettero' sulle ragioni delle opposizioni. Rutelli alla Camera: la mozione della Cdl resta non votabile.
    19/02/2003 16:23
    "


    Saluti liberali

  5. #15
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    Predefinito dal sito di IDEAZIONE

    " La coalizione dei contrari
    di James S. Robbins

    Gli ultimi giorni sono stati eccitanti per gli studiosi di geopolitica classica. Due organizzazioni internazionali, le Nazioni Unite e la Nato, sono scosse da blocchi di Stati membri che perseguono interessi nazionali divergenti. Così facendo dimostrano che le organizzazioni di questo tipo non sono entità sopranazionali con interessi e obiettivi costituiti, ma semplicemente arene alternate dove i paesi perseguono le loro politiche con altri mezzi. Dentro e fuori l’Onu, con o senza la Nato, i paesi hanno lo stesso comportamento egoista che hanno sempre avuto e sempre avranno. E’ tanto sfacciato da essere rinfrescante.

    Il blocco franco-russo-tededesco si trova a fronteggiare l’altrettanto determinata coalizione americano-britannico-spagnola-portoghese-italiana-più-un gruppetto-di-altri-paesi. I dettagli del “piano segreto” franco-tedesco per evitare l’intervento armato in Iraq sono approssimativi, forse perché è un segreto insolitamente molto ben mantenuto o perché, come il “piano segreto” di Richard Nixon per porre fine alla guerra del Vietnam, ancora non esiste. La Russia ha detto che appoggerà il piano, qualunque esso sia. La Germania ha affermato che la proposta non prevede l’invio di pacieri in Iraq, come riportato inizialmente, ma sostiene il “decisivo rinforzo” del regime degli ispettori. ( Forse si potrebbe raggiungere un compromesso chiamando “ispettori” i 18 mila soldati di terra della coalizione) .

    Visto che Saddam non ha mostrato alcun rimorso per non aver collaborato in maniera significativa con gli ispettori, non si capisce perché un numero maggiore di essi dovrebbe dare risultati migliori o perché attenuare la minaccia della forza dovrebbe convincere questo incallito dittatore realista che i suoi nemici fanno sul serio . Ma per la coalizione dei contrari vi sono in gioco interessi molto più grandi delle questioni imminenti in Iraq, per esempio:

    1. Il tentativo di frenare gli Stati Uniti. Tutti i paesi vorrebbero che gli Stati Uniti smettessero di comportarsi come un egemone mondiale, specialmente quando si tratta dell’uso della forza militare, campo in cui gli altri sono svantaggiati. La Germania si considera la prima potenza economica di un’Europa unita e non ha particolare desiderio di estendere militarmente la sua influenza o di vedere usato con tanta efficacia lo strumento militare. La Francia ha pretese europee simili e la Russia, naturalmente, non vuole che gli Stati Uniti diventino ancora più forti di quelli che hanno causato il crollo dell’impero sovietico.

    2. La necessità di rimanere importanti. E’ difficile rimanere importanti quando si viene ignorati. La Francia, in particolare, si aggrappa al suo status di grande potenza che si fonda unicamente sul legittimo possesso di armi nucleari e sul seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, entrambe eredità degli accordi del dopoguerra, da lungo tempo superati dalla realtà. La Russia è in una situazione simile , ma con in più la complicazione di un Pnl pro capite inferiore a quello delle Samoa americane. La Germania, naturalmente, cerca di far passare per una virtù il fatto che i suoi precedenti tentativi di guadagnare una rilevanza internazionale hanno portato alle disposizioni costituzionali che proibiscono la maggior parte delle azioni militari all’estero.

    3. Evitare precedenti svantaggiosi. Tutti e tre i paesi preferirebbero che le azioni degli Usa rimanessero nell’ambito delle Nazioni Unite. La guerra per coalizioni è già abbastanza brutta; futuri cambiamenti di regime indotti unilateralmente dagli Stati Uniti sarebbero intollerabili.

    4. Preoccuparsi dei musulmani nel loro paese e all’estero. Questi paesi ospitano cospicue minoranze musulmane e appoggiare una guerra in Iraq potrebbe causare problemi di diverso tipo. Inoltre, pensano di ingraziarsi i musulmani fiancheggiandoli nel dibattito contro la guerra . Questo non riguarda propriamente la Russia, come dimostrano le sue azioni in Cecenia.

    5. Opporsi al cambiamento di regime in Iraq. Baghdad deve decine di miliardi di dollari alla Francia e alla Russia. Nessuno sa se questi debiti sopravvivranno al trasferimento di potere o diventeranno un “regalo della comunità internazionale” .

    6. Petrolio. Per la questione del petrolio vale la pena di spendere qualche parola in più. Il noto mantra “No alla guerra per il petrolio” assume un significato interessante quando si parla di questi Paesi, specialmente della Francia. Una guerra in Iraq avrebbe effetti molto negativi sulle prospettive economiche francesi nella regione. (Perché essa dovrebbe portare ovvi vantaggi agli Stati Uniti lo spiegano meglio quelli che si oppongono alla guerra, visto che a me non è chiaro). Attualmente la Francia è il principale partner commerciale dell’Iraq ed è fortemente coinvolta nello sviluppo energetico della regione medio orientale. Il gigante energetico francese, Total Fina Elf, ha recentemente collegato nell’Iran meridionale il più grande giacimento di gas offshore del mondo, insieme alla compagnia russa di gas naturale Gazprom e alla compagnia malese Petronas. La Total Fina Elf ha contratti petroliferi di svariati miliardi di dollari con l’Iraq che, a causa delle risoluzioni dell’Onu, non sono ancora stati firmati e non possono diventare operativi finché le sanzioni non saranno abolite. La russa Lukoil ha un accordo simile per 4 miliardi di dollari per sviluppare il giacimento petrolifero iracheno del Qurnah occidentale, ma recentemente un Saddam indignato ha annullato il patto perché la Russia aveva stabilito dei contatti con l’opposizione irachena. Sembra che di questi tempi Saddam non si possa fidare di nessuno.

    Una questione insoluta è se vi sarà una successione automatica degli accordi esistenti nel caso in cui il regime di Saddam dovesse essere rovesciato. Un cambiamento di regime potrebbe causare un avvicendamento delle fortune a favore soprattutto delle compagnie petrolifere americane e britanniche. Così dice la teoria. Tuttavia è da notare che il Kuwait non ha esteso questo accesso privilegiato alle compagnie petrolifere americane e si tratta di un paese che deve la sua stessa esistenza agli Stati Uniti. Ma tutto questo sarà da vedere se scoppia la guerra, perché probabilmente i pozzi di petrolio non sopravvivranno. Saddam cercherà di distruggere gli impianti di produzione di petrolio iracheni per non consegnarli ai suoi potenziali successori. Chiunque erediterà quelle rovine in fiamme dovrà affrontare anni di ricostruzione e investimenti miliardari per ripristinare la completa produzione irachena. Non è esattamente un affare ma se non si combatterà la guerra, i pozzi di petrolio sopravvivranno, le sanzioni verranno abolite e i contratti diventeranno operativi. Il fatto che gli interessi petroliferi francesi tendono ad allontanare il conflitto potenziale è un’ironia sulla quale i verdi devono riflettere.

    In definitiva il piano segreto, se esiste, sarà presentato al consiglio di Sicurezza dove potrà andare incontro al veto degli Usa o del Regno Unito. Gli Stati Uniti stanno facendo lo stesso gioco perseguendo una risoluzione per un ricorso alla forza più massiccio, che i francesi, i russi o i cinesi, ultimamente un po’ sottomessi, possono bloccare col veto, se lo decidono. Ma questo lascerebbe in vigore la Risoluzione 1441, sostenuta dalla coalizione, che autorizza l’uso della forza se l’Iraq dimostra di non collaborare, che è quello che è successo finora.

    Nel frattempo, sul fronte Nato, la Francia e la Germania, seguite dai prodi belgi, hanno bloccato le richieste turche di iniziare a preparare le difese in vista di possibili conseguenze dell’attacco della coalizione all’Iraq (specialmente se viene sferrato in parte dal suolo turco). Chi si oppone sostiene che la Nato può agire solo se il pericolo è imminente. I turchi hanno risposto invocando l’articolo IV che esige consultazioni fra gli stati membri se uno di essi si sente minacciato. Finora l’articolo è stato invocato solo una volta, dalla Turchia nel 1991 in circostanze simili. Naturalmente la Turchia può stabilire queste difese come vuole in quanto stato sovrano e può chiedere assistenza a qualsiasi paese voglia farlo. I dissenzienti franco-belgo-tedeschi hanno dichiarato che naturalmente correranno in soccorso della Turchia in caso di reale emergenza, ma anche soltanto prepararsi a farlo aumenterebbe le probabilità della guerra. In risposta i turchi potrebbero portare alla loro attenzione la volontà di Francia, Germania e persino del Belgio di impegnarsi in un attacco probabilmente illegale contro la Serbia nel 1999.

    Un altro importante sviluppo è stata la disponibilità di alcuni paesi dell’Europa orientale, aspiranti membri della Nato, a fornire aiuto nello sforzo bellico. Questo è dovuto in parte al fatto che, al contrario dei liberal americani, essi sanno come è davvero finita la guerra fredda e attribuiscono il merito della loro libertà a Ronald Reagan e non a Mikhail Gorbaciov. Ma, cosa più importante, affrontano ancora la realtà geopolitica di avere la Russia affianco e vogliono che gli Stati Uniti rimangano in Europa a proteggerli. La Russia, naturalmente, ha cercato di cacciare gli Usa dal continente fin dal 1945, un’altra ragione per schierarsi con la Francia e la Germania.

    Complessivamente l’iniziativa spetta alla coalizione. Lo impongono i fatti. Alla fine si userà la forza, se necessario, malgrado quello che francesi, tedeschi e russi faranno o non faranno. I francesi si sono coerentemente riservati il diritto di partecipare alla guerra se lo ritengono necessario (al contrario della Germania che ha detto che non parteciperà in nessun caso) . Non risponderà agli interessi francesi astenersi dalla guerra se scoppierà. Stanno seguendo uno schema simile a quello del 1990-91. Allora la Francia cercò tenacemente di evitare l’uso della forza contro l’Iraq e anche pochi giorni prima dell’inizio dell’operazione Desert Storm presentò una proposta avallata dalla Germania e dal Belgio fra gli altri (fra cui l’Olp e la Libia). Ma quando questa iniziativa fallì, il Primo Ministro Michel Rochard dichiarò che: “In ogni operazione di polizia internazionale arriva il momento fatale in cui si deve agire. Ahimè dopo tutto quello che abbiamo fatto per evitarlo, quel momento è ora arrivato”. L’assemblea francese votò, 523 voti contro 43, a favore del messaggio di guerra del Presidente Francois Mitterand. (Pochi giorni prima il Parlamento americano aveva votato una risoluzione simile, approvata con 250 voti contro 183). Alla fine i francesi saliranno a bordo. Dovranno fare parte della squadra vincente per avere un pezzo della pace. In realtà non mi sorprenderebbe vedere le forze francesi entrare per prime a Baghdad. Dopo che si è finito di sparare, intendo.

    14 febbraio 2003

    (traduzione dall'inglese di Barbara Mennitti
    da National Review on-line dell'11 febbraio 2002)
    "


    Veramente un'analisi lucidissima e che offre spunti notevoli. Difficilmente controvertibile è la descrizione delle motivazioni concrete che animano le varie....parti......

    Cordiali saluti

  6. #16
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    da www.giornale.it

    " Iraq: nuova risuluzione Onu grazie a Berlusconi

    George Bush cambia idea. E se fino a ieri non voleva saperne di una nuova risoluzione Onu per giustificare l’attacco all’Iraq, oggi si dice pronto a chiederla. Merito di Silvio Berlucsoni, dice il New York Times. sarebbe stato infatti proprio il nostro presidente del Consiglio a far cambiare idea all’inquilino della Casa Bianca. Copn lui Tony Blair, che avrebbe chiesto all'alleato d'Oltreoceano tre settimane di tempo per far lavorare la diplomazia. Tre settimane prima di presentare una nuova risoluzione all'Onu.
    Ma Washington resta comnunque scettica
    . Il processo diplomatico rischierebbe di prolungarsi indefinitamente, e ciò potrebbe vanificare i preparativi per l'attacco, avviati da tempo.
    Intanto ieri Camera e senato hanno discusso sulla posiione italiana nella crisi. E è subito venuta meno ogni speranza di voto bipartisan. L’Ulivo, infatti, è rimasto arroccato sulle sue posizioni oltranziste e ha rifiutato un voto comune. Anzi. Una parte del centrosinistra ha addirittura votato una mozione di Rifondazion comunista.
    Sprezzante il giudizio di Berlusconi: " Il centrosinistra adotta il ribaltamento della realtà come metodo di dialettica politica. Questi sono giganti del pensiero, campioni della libertà che per tutta la loro vita, fino a poco fa, hanno ritenuto che il comunismo potesse dare agli uomini libertà, pace e benessere. Non credo che ci sia alcuna possibilità di dialogo con questa gente... ".


    20 Feb 2003
    "

    Shalom!!!

  7. #17
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    da www.ilnuovo.it

    " Iraq, la nuova risoluzione pronta per la prossima settimana


    Una fonte della Casa Bianca ha confermato che la bozza del nuovo documento preparata da Usa e Gran Bretagna sarà presentata "molto presto". Bush: in caso di guerra agiremo in modo decisivo.


    WASHINGTON - La nuova risoluzione di Stati Uniti e Gran Bretagna sull’Iraq di cui si parlava da giorni verrà presentata “presto”. Ma non prima della prossima settimana. La conferma alle voci di un nuovo documento firmato Usa e Regno Unito che spinga all’uso delle armi è stata data da una fonte della Casa Bianca. E proprio oggi Bush è tornato a usare toni minacciosi nei confronti dell'Iraq che rendono cocreta l'ipotesi di un ricorso alle armi. "Agiremo in modo decisivo con altri Paesi e vinceremo'', ha detto il presidente americano, spiegando che " l'uso della forza è l'ultima opzione'', ma che non esiste l'opzione "di dare fiducia a Saddam Hussein e di vivere nella minaccia delle sue armi di distruzione di massa'' .

    La bozza della risoluzione, come è stato dichiarato ai giornalisti che seguono la missione ad Atlanta del presidente dalla fonte della Casa Bianca, non sarà tuttavia pronta prima della prossima settimana.

    Indicazioni nello stesso senso sono state date anche dal segretario di Stato Colin Powell. Parlando ai giornalisti Powell ha detto che il documento sarà presentato “molto presto”.

    Nei giorni scorsi la possibilità di una nuova risoluzione si era fatta via-via sempre più concreta. Il nuovo documento rappresenterebbe, nella gestione statunitense della crisi, “un’ultima chance” offerta da Bush all’Onu per risolvere con efficacia la questione Iraq e per dimostrare che le Nazioni Unite sono in grado di far rispettare le proprie decisioni. Il documento rende a questo punto ipotizzabile ogni scenario, compreso quello di un'azione di forza unilaterale.

    La nuova risoluzione, infatti, dovrebbe probabilmente dichiarare l'Iraq in palese violazione della risoluzione 1441 approvata all'unanimita' l'8 novembre. La 1441 prevedeva, in caso di violazione, "serie conseguenze". Formula che significa uso della forza. Tuttavia né le fonti della Casa Bianca né lo stesso Powell hanno fornito elementi sui contenuti della bozza che sono ancora oggetto di consultazioni.

    (20 FEBBRAIO 2003, ORE 165, aggiornato alle 17:40)
    "

    Cordiali saluti

  8. #18
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    da www.iltempo.it

    " «Disarmo iracheno voluto da tutti»


    « I legami tra al Qaeda e l'Iraq non sono stati molto importanti in passato, ma negli ultimi tempi si sono intensificati». Lo ha detto il premier britanico Tony Blair nel corso della conferenza stampa tenuta insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine dell'incontro a Villa Madama . Il leader di Londra ha ricordato che prima del 1998 gli ispettori dell'Onu avevano trovato le prove dell'esistenza in Iraq di enormi quantitativi di armi chimiche e biologiche: «Se non scopriremo dove si trovano quelle armi - ha detto - potrò solo mettere in guardia la popolazione circa l'esistenza di paesi profondamente aggressivi nei nostri confronti» che potrebbero stringere delle alleanze con le reti terroristiche internazionali.

    BERLUSCONI: EUROPA UNITA PER UNA SOLUZIONE ALLA CRISI IRACHENA. Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa, si è soffermato anche sul ruolo dell'Europa. « A Bruxelles - ha detto - siamo riusciti con uno sforzo anche personale importante a far sì che l'Europa si esprimesse con una sola voce, firmando un documento comune. E questo è anche l'auspicio per il futuro: noi lavoriamo affinché l'Europa in questa occasione della crisi irachena non si divida non so se avremo successo. Ma certamente la nostra volontà è di lavorare in questa direzione ».

    TUTTI RITENGONO NECESSARIO IL DISARMO IRACHENO. «Nessuna democrazia occidentale - ha continuato il premier italiano - pensa in maniera diversa da quello che è stato espresso dalla risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza Onu. E in ultimo dalla dichiarazione del Consiglio europeo di Bruxelles». « Tutte le democrazie occidentali ritengono necessario il disarmo dell'Iraq - ha sottolineato - tutte le democrazie occidentali sperano che questo disarmo possa avvenire nella pace. Molti paesi occidentali, tra cui Italia e Gran Bretagna, stanno lavorando continuamente, anche oggi per cercare di convincere il dittatore iracheno ad accettare l'inevitabile: cioè adempiere quello che le Nazioni unite gli ha richiesto in modo ultimativo dopo 12 anni di attesa. E questo si fa - ha avvertito il presidente del Consiglio - con il massimo della prudenza ».
    "

    Saluti liberali

  9. #19
    SENATORE di POL
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    da www.lastampa.it

    " IL CAPO DI GOVERNO BRITANNICO IN VISITA A ROMA
    Berlusconi e Blair: cerchiamo una soluzione pacifica
    «Però Saddam deve disarmare e riconoscere una opposizione politica»

    22/2/2003



    ROMA

    La pubblica opinione, punta l´indice il presidente del Consiglio, è vittima di una «informazione distorta e scorretta» che fa sembrare i pacifisti dieci volte più numerosi di quanti realmente sono. «Per esempio», sostiene Silvio Berlusconi, «anche questo numero di 100 milioni di cittadini nel mondo che avrebbero dimostrato per la pace contro gli Usa e contro i loro alleati...». Leggende metropolitane, vere e proprie esagerazioni, a quanto gli risulta: «I nostri calcoli ci portano a un numero infinitamente inferiore, inferiore addirittura a 10 milioni. Questo», attacca il premier, «è un segnale di come, davvero, si sia utilizzata da parte di troppi mezzi di comunicazione una vera e propria disinformazia», che nel regime sovietico, com´è risaputo, era stata elevata ad arte sopraffina. Il vero pacifista sono io, verrebbe da gridare al Cavaliere. E invece « nella marcia dell´altro sabato qualcuno ha paragonato Bush a Hitler e Berlusconi a Mussolini, gratificando Saddam come un bravo arabo e musulmano senza colpa ». Quel Saddam di cui bisognerà pur cominciare a raccontare la storia, suggerisce Berlusconi, «le efferatezze che hanno contraddistinto il suo potere, come abbia usato le armi di distruzione di massa contro il suo stesso popolo». Forse, fa autocritica, «i governi non hanno fatto abbastanza per comunicare la realtà all´opinione pubblica». Il risultato è che gli Stati Uniti e i suoi alleati vengono generalmente considerati dai media portatori di guerra. «E´ esattamente l´opposto», protesta il capo del governo, «abbiamo una volontà di disarmo attraverso la pace». Tony Blair, il primo ministro britannico in piedi accanto a lui, sorride e annuisce. L´incontro protocollare tra i due s´è svolto nei salottini di villa Madama, ma le cose più vere sono saltate fuori come al solito intorno al desco imbandito (il premier britannico s´è fatto portare un culatello fuori menù), al secondo o terzo giro di un rosso superbo, Castello di Fonterutoli, meraviglia di Greve in Chianti. Sdegnati entrambi, secondo voci di palazzo che è doveroso riferire, dal modo in cui le rispettive posizioni sono state deformate nelle settimane scorse. «Guerrafondaio proprio io, che ho convinto Bush ad accettare una seconda risoluzione Onu...», s´è lasciato andare in un privatissimo sfogo Berlusconi. Blair, affabile: «Ti do atto di essere stato colui che, durante il Consiglio europeo ultimo a Bruxelles, più s´è speso per trovare l´intesa fra i Quindici». Romano Prodi, presidente della Commissione Ue, era presente a quel summit, ha interloquito qualcuno. Per cui ora a Palazzo Chigi si domandano come mai Prodi non gliel´abbia detto, ai suoi amici in Italia, che il Cavaliere s´è tanto battuto nel vertice europeo per la pace e per l´unità del Vecchio Continente. Non è tutto. «Stiamo ancora ricercando una soluzione pacifica», ha segnalato Berlusconi nella conferenza stampa insieme a Blair. Fallita la mediazione Gheddafi (in esilio a Tripoli Saddam non si sogna minimamente di andare), ora si fanno avanti alcune diplomazie arabe con una proposta così riassunta dal presidente del Consiglio: «C´è un´ulteriore strada: un impegno di Saddam Hussein a riconoscere una opposizione politica, a concedere ai suoi concittadini libertà di stampa, diritti umani e civili, a tenere elezioni entro un anno...». Se lo facesse, assicura Berlusconi, «anche questa sarebbe una soluzione che potrebbe scongiurare la necessità dell´intervento armato». A questo punto, il premier ha sviluppato un ragionamento che rivela il nocciolo dei colloqui col primo ministro britannico: «Credo che dovremo fare ancora un grande sforzo. E ci sarà il tempo, perché gli Stati Uniti non dicono "si attacca domani"... C´è una pressione militare importante, fatta proprio per portare alla pace. Si vis pacem, para bellum, che vuol dire: se vuoi la pace prepara la guerra. Con una guerra preparata, sarà più facile ottenere la pace», tira le somme Berlusconi, aggiungendo: «Questo è ciò che George Bush mi ha detto personalmente, questo è ciò che ci siamo detti oggi con Blair». In sostanza, c´è una pausa. Si prende tempo. La stessa Casa Bianca (nell´interpretazione certo bene informata che ne offre il nostro premier) vuol prima vedere se Baghdad cede alle sue minacce . L´attacco militare non è più l´unica e inevitabile opzione dell´Occidente.

    Ugo Magri
    "


    Saluti liberali

  10. #20
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    Originally posted by Pieffebi
    .... Tutte le democrazie occidentali ritengono necessario il disarmo dell'Iraq - ha sottolineato - tutte le democrazie occidentali sperano che questo disarmo possa avvenire nella pace. ....

    Domandina così semplice semplice di dittature con armi di "distruzione di massa" delle quali si ha la CERTEZZA ve ne sono diverse.

    Perchè allora prendersela con l'Iraq nel quale con satelliti, arei spia, ispettori, non si è trovato praticamente nulla del genere?

    Non le sembra tutta una scusa?

    La prego non mi risponda postando brani di giornali od altro del genere, difenda le sue idee con le sue parole.

    Distinti saluti

 

 
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