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Discussione: Guerra e Pace

  1. #261
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Aeroplanino
    Forse Bush prima di nominare il suo god dovrebbe chiedere un parere a quel vecchio signore in bianco che del suo god, dovrebbe essere rappresentante in terra...

    Ma tornando alle cosa davvero importanti: ieri Colin Powell, quello che questa guerra non l'avrebbe mai fatta, ha dichiarato, papale papale, che la ricostruzione e la gestione politica del futuro Iraq saranno completamente gestite dalle nazioni belligeranti senza alcuna possibilità per l'ONU.
    Allora Angelo?

    Anzi, Colin Powell, anche lui senza vergogna, ha candidamente ammesso che non si sarebbero certo infilati in tale ventura se non avessero avuto ben chiaro fin dall'inizio come gestire il nuovo regime iracheno filoamericano.

    Infine, e qui siamo alla barzelletta, il buon Colin, ha detto che l'ONU è benvenuta nel compito di raccogliere fondi in giro per il mondo in supporto della popolazione irachena e della ricostruzione dell'Iraq.
    Insomma, vorrebbe che noi gli ammodernassimo i pozzi.

    Tutto questo è di per se ridicolo, ma non è peggio delle solite baggianate che Rumsfeld e Rice ci propinano a piene mani dal basso della loro limitata cultura e del loro inesistente spessore morale.
    Diventa drammatico se rapportato alla statura del personaggio. In un'amministrazione di deficienti, il buon Powell era chiamato a dare quel minimo di accettabilità che la sua esperienza internazionale e la sua indubbia preparazione gli permettevano.
    Ora che anche Powell ha sbracato siamo davvero persi. Speriamo solo che arrivino in fretta le prossime elezioni americane... e che questa volta sappiano perlomeno contare le schede.
    Ah, per me dopo Saddam scoppia il putiferio, altri Afghanistan, altri talebani, altra Palestina...

    Intanto dal Kuwait ciucciano di straforo il petrolio iracheno...

  2. #262
    Hanno assassinato Calipari
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    LE BALLE DI FRATTINI
    DA - IL CORRIERE DELLA SERA

    Appartengono alla divisione di stanza alla caserma di Vicenza
    Mille parcadutisti Usa aprono il fronte nel Nord
    Sono uomini delle forze speciali, atterrati in territorio curdo: uno dei più massicci lanci di paracadutisti nella storia recente
    KUWAIT CITY - Si sta per aprire in modo deciso anche il fronte nord della guerra in Iraq. Mille paracadutisti americani si sono lanciati in una zona del Kurdistan, nell'Iraq settentrionale, dove si trova una pista di atterraggio che servirà come testa di ponte per aprire il fronte del Nord. Si tratta di uomini delle forze speciali cheappartengono alla 173esima divisione aerotrasportata, riattivata nel giugno del 2000, normalmente di stanza alla caserma Ederle a Vicenza. Proprio l'altro giorno il ministro degli Esteri, Franco Frattini, era stato sollecitato dall'opposizione a render conto delle indiscrezioni in merito a paracadutisti americani in partenza da basi italiane per l'Iraq
    Quello odierno nel Nord dell'Iraq è stato uno dei più massicci lanci di paracadutisti americani nella storia recente. Nei piani di guerra originari, l'avamposto sarebbe dovuto essere aperto dalla Quarta divisione di fanteria, scendendo sull'Iraq, via terra, dalla Turchia. Ma il parlamento turco ha negato agli Usa l'uso delle sue basi per l'invasione. La pista dovrebbe servire per far arrivare altre truppe, carri armati e blindati. 26 marzo 2003

    L'ARTICOLO PRECEDENTE IN CUI IL MINISTRO FRATTINI AFFERMAVA DI NON SAPERE NULLA

    «Aerei Usa dall'Italia all'Iraq? Non ne so nulla»
    Il ministro degli Esteri risponde così alle indiscrezioni sui 1800 parà americani partiti da basi italiane per Bagdad
    ROMA - «Non siamo uno stato belligerante e non sappiamo nulla di operazioni militari, l'Italia non deve essere informata, perché noi sulle operazioni militari sentiamo la Cnn come voi». Così il ministro degli Esteri replica alla domanda se avesse notizie di 1.800 paracadutisti americani che, secondo l'opposizione, sarebbero partiti da basi italiane per raggiungere l'Iraq violando quindi l'impegno in Parlamento preso dal Governo. «Noi non siamo uno Stato belligerante - ha detto Frattini - ho già detto che non so assolutamente niente di operazioni militari. Le apprendo come voi dalla Cnn. Non abbiamo soldati impegnati, non abbiamo ufficiali quindi non lo so».

    DIPLOMATICI ESPULSI - A margine dell'audizione alle commissioni Esteri di Camera e Senato il ministro si è espresso anche sulla questione dei diplomatici iracheni espulsi dall'Italia che ha sollevato accese polemiche nell'opposizione e portato allo scontro tra i poli «Stavano compiendo atti che andavano contro la sicurezza del nostro Stato». Alla richiesta di un commento alla dichiarazione del vicepremier Fini, secondo il quale i diplomatici espulsi probabilmente erano spie, Frattini risponde: «Ci sono elementi che derivano anche da relazioni dei nostri servizi. Il presidente Andreotti ha chiesto che vengano conosciute le motivazioni dal comitato parlamentare sui servizi segreti. L'importante è che non se ne parli in pubblico».

    SI' PARZIALE AGLI USA - Frattini ha precisato che la richiesta di espulsione avanzata dagli Stati Uniti «non riguardava queste quattro persone ma l’intero complesso della rappresentanza irachena. Non è stata quindi accolta nei modi in cui gli Usa l’avevano formulata, perché abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni per chiudere la rappresentanza d’affari: l’abbiamo accolta fin dove lo ritenevamo opportuno». Frattini ha puntualizzato che sui quattro funzionari espulsi il governo «aveva già degli elementi raccolti dai Servizi» prima della richiesta Usa. Le motivazioni specifiche delle espulsioni, ha ribadito più volte il ministro, «non possono e non saranno mai rese pubbliche». Frattini non ha però escluso una eventuale comunicazione su questa vicenda davanti al Comitato di controllo sui servizi, come suggerito dal senatore a vita Andreotti.24 marzo 2003

    ---

    Il governo ancora in precedenza, aveva affermato che dall'Italia partivano solo aiuti umanitari e che le base servivano solo di passaggio. Qui partono...

  3. #263
    SENATORE di POL
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    ancora Carlo Pelanda....

    " La trasformazione della guerra preventiva in guerra di democratizzazione per dotare il riordinamento globale di più consenso


    Di Carlo Pelanda (22-3-2003) - pubblicato su IL FOGLIO


    Agli inizi del 2002 molti analisti avvertirono l’amministrazione statunitense che le dottrine della guerra preventiva e quella della coalizione dei volonterosi, a quel tempo in formazione, erano vulnerabili sul piano simbolico . E raccomandarono la co-evoluzione di una nuova teoria ombrello "morale - istituzionale" che le sostenesse meglio sul piano comunicativo. Tale suggerimento fu banalizzato dai militari come semplice necessità di migliorare la propaganda o condizionare i media globali. Questa opzione fu poi, saggiamente, abbandonata. Ma neppure emerse una strategia di gestione simbolica adeguata dell’azione di riordinamento complessivo del sistema globale. Anche perché prevalse nell’amministrazione la strana idea che il male ed il bene fossero autoevidenti e che bastasse essere chiaramente guerrieri in nome del secondo per evitare di essere confusi come portatori del primo. Che portò ad una sconfitta dell’Impero sul piano del consenso. Grave perché diede alle nazioni interessate a contenere la potenza americana l’idea di osare di più in quanto avrebbero potuto contare su un antiamericanismo di massa sotto l’ombrello del pacifismo. Ora l’errore è stato riconosciuto dai pensatori più raffinati dell’amministrazione e si riapre la ricerca di come correggerlo. In due fasi. La prima ha, ormai, una sola alternativa: la dimostrazione del successo pieno della bonifica dell’Iraq – e delle sue conseguenze stabilizzanti – per ottenere più consenso in base al tipico fenomeno sia popolare sia politico di soccorso ai vincitori. Tale risultato richiede solo la giusta proiezione di potenza per il controllo dei teatri e così ridicolizzare gli euroasiatici e miscellanea pacifista come, semplicemente, antiamericani. Ma il secondo passo di costruzione della "superiorità morale" ha più opzioni. Che potrebbero far ricadere gli Usa in errori di gestione simbolica, per esempio sviluppando una coalizione del bene fuori dall’Onu. Per evitarli bisognerebbe, invece, proiettare la massima potenza anche entro l’Onu. Non cambiandone la carta fondamentale, difficile sul piano tecnico, ma aggiungendo nuove funzioni. Per esempio, un "Consiglio" autoconvocato i cui Stati membri possono essere solo democrazie compiute che si impegnano solennemente a democratizzare il resto del mondo e che si riservano il diritto di sanzione, anche militare, contro le dittature. La maggioranza di tale Consiglio sarebbe pro-occidentale e toglierebbe a quella euroasiatica del Consiglio di sicurezza la legittimità della bandiera Onu. Così le prossime azioni di ordinamento globale sarebbero moralizzate come "guerre di democratizzazione". Suona meglio.
    "

    Saluti liberali

  4. #264
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    Ecco l'unica frase che fa riferimento a qualcosa:

    "Uno studio americano recente arriva a congetturare tra i 15 e i 20 mil. di morti"

    QUESTA SECONDO ADC È UNA FONTE, UN LAVORO SCIENTIFICO

    Adesso vado sul bagno della stazione e scrivo che Adc è un torturatore di Saddam e poi faccio una pagina web dove scrivo: "fonti di intelligence hanno appurato che Adc è un torturatore"....

    a casa, 4 in pagella

  5. #265
    Hanno assassinato Calipari
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    Pelanda è un ridicolo, avvalla guerre contro Stati e popoli come fossimo alle Crociate...

  6. #266
    SENATORE di POL
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    Sempre dell'ottimo Pelanda, un liberale di destra DOCG, forse a qualcuno è sfuggito questo breve articolo pubblicato su IL FOGLIO

    " Cresce il rischio di confusione tra i ruoli di Impero e Chiesa


    Di Carlo Pelanda (8-3-2003)


    Nei think tank c’è da sempre un grande rispetto tecnico per le scelte geopolitiche della Chiesa cattolica. Rinnovato quando il cardinale Sodano, pur nell’ondata irenolirica, ha ribadito la distinzione tra dottrina "pacificatrice" del Vaticano e "pacifismo". La Chiesa è un attore razionale che non rinuncia a priori né alla guerra né al realismo, ma li modula a seconda dei propri interessi. Per esempio, nei primi anni ’90 il Vaticano stimolò l’indipendenza delle cattoliche Slovenia e Croazia, pur eventi destabilizzanti. Così come non si oppose oltre misura, pur contro la guerra, all’azione Nato finalizzata a cambiare il regime di Milosevic. In relazione al caso dell’Iraq la Chiesa ha interesse a non irritare gli islamici perché teme che poi questi Le scatenino addosso una guerra santa globale, con il rischio di massacri delle minoranze cristiane in Africa ed Asia e di vedere San Pietro bersagliata. Quindi è ovvio che la Chiesa non solo eviti di concedere la bandiera crociata all’Impero, ma anche che faccia di tutto per dimostrare che diverge dal secondo. Appunto, per sfilarsi dalla trappola di una guerra di religione. Perché potrebbe perderla in una fase storica dove l’Islam è molto aggressivo. E’ una tipica "strategia di contenimento" che minimizza i rischi nel presente e rimanda al futuro la ricerca di vantaggi. Utile, per altro, anche all’Impero. Che non vuole crociate in quanto persegue la cooptazione dell’Islam buono per sradicare meglio quello cattivo. In sintesi, finora la divergenza tra Chiesa ed Impero è sembrata piuttosto normale, perfino utile. La prima dice le cose che deve dire, il secondo fa le cose che deve fare, nessuno dei due ostacola sul serio l’altro. Ma gli osservatori stanno registrando una crescente asprezza nelle relazioni tra Chiesa ed Impero e ne cercano i motivi. Due sono i più gettonati. Primo, la Chiesa pensa di non riuscire ad evitare la guerra di religione se non fermando sul serio Bush. Secondo, L’Impero presenta la propria missione di riordinamento globale con un forte carico teologico, quasi una "seconda Israele" dotata di un patto proprio con Dio. Di fronte a tale sfida teologica la Chiesa solleciterebbe la formazione di una Ecumene eurasiatica che sia strumento geopolitico per contrastare un’America che vuole essere allo stesso tempo Chiesa ed Impero. Questa rubrica ritiene che il secondo motivo sia troppo fantasioso e non vede alcun Papa disposto ad incoronare Chirac novello Carlo Magno. Ma anche registra un preoccupante ritorno della teologia nella geopolitica e raccomanda un rientro nella razionalità: l’Impero non tenti di essere Chiesa e viceversa.


    Shalom!!!

  7. #267
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    Io non sono credente anche se ritengo il Cristianesimo una delle più belle e nobili filosofie mai teorizzate.

    Sono anche molto critico con la chiesa che secondo me sta molto lontana da una pratica attuazione di quella filosofia.

    Ma non riesco a capire come milioni di "credenti" non si offendano a morte nel sentire lo sproloquio bushiano di queste ultime tristi giornate. Forse sono così bravi cristiani dall'offrire al guerrafondaio l'altra guancia, forse invece i veri cristiani sono molti meno di quelli che nominalmente dicono di esserlo.

    Powell, come si può trovare su tutti i giornali di oggi, ha detto testualmente quanto ho riportato e Blair, che oggi discuterá con Bush dovrá prendere atto della posizione imperialista dell'alleato...

    Infine Pelanda, bravo proprio bravo.... a giocare a Risiko.

  8. #268
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    da www.israele.net

    " Peres: "Necessaria la campagna contro Saddam"

    24 marzo 2003

    La guerra contro il regime iracheno e' necessaria e la comunita' internazionale puo' dirsi fortunata che gli Stati Uniti e i loro alleati siano disposti a combatterla. Lo ha affermato lunedi' il parlamentare laburista israeliano Shimon Peres, gia' primo ministro e ministro degli esteri, in un'intervista al Jerusalem Post. Secondo Peres, non si tratta di una guerra contro l'Iraq, ma di una guerra contro il terrorismo. "Il problema - ha spiegato - era chi avrebbe combattuto la minaccia del terrorismo globale. Purtroppo le Nazioni Unite senza gli Stati Uniti non possono fare niente, mentre gli Stati Uniti non hanno bisogno delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti sono l'unico paese in grado di combattere il terrorismo globale".
    Secondo Peres, la guerra contro Saddam portera' vantaggi a tutto il Medio Oriente, e Israele potrebbe persino ritrovarsi con qualche amico a Baghdad, dopo che sara' stato sostituito l'attuale regime. Il regime di Saddam Hussein si e' lungamente "infiltrato" nei territori palestinesi, promuovendo il terrorismo contro Israele. Questa campagna, inoltre, rappresentera' un avvertimento rivolto ad altri stati infestati dal terrorismo, come l'Iran. "L'Iran e' molto vicino alla bomba atomica - ha detto Peres - Cio' che gli Stati Uniti stanno tentando di fare e' inviare un forte segnale, sperando nelle forze riformiste all'interno dell'Iran".
    Sulla questione del conflitto israelo-palestinese, Peres si e' detto incoraggiato non solo dalla nomina in se' di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a primo ministro dell'Autorita' Palestinese, ma anche dalle modalita' della nomina. L'investitura di Abu Mazen e' giunta dopo una votazione del Consiglio Legislativo Palestinese che Peres definisce un passo avanti verso la democrazia. Peres, considerato uno degli architetti del processo di pace di Oslo degli anni Novanta, sostiene che Yasser Arafat inizialmente era sinceramente interessato a una composizione del conflitto con Israele, ma lo accusa di non essere stato pronto, nella fase finale del processo, ad agire con determinazione contro i gruppi terroristici come Hamas e Jihad Islamica. Cio' nondimeno Peres ritiene che la strada avviata a Oslo finira' per prevalere. "La direzione e' chiara - ha detto - Vi sara' uno stato palestinese".
    (Jerusalem Post, 24.03.03)

    "


    Cordiali saluti

  9. #269
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    Mai detto che il 91% degli spagnuoli sia cattocomunista, ho detto soltanto che TU lo sei, e che per fortuna in Spagna comanda AZNAR, che non solo non è cattocomunista, ma neppure ...confuso....come Follini.

    dal quotidiano "guerrafondaio" IL GIORNALE

    " il Giornale del 28/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    A Strasburgo l'Europa si fa la guerra
    Veti incrociati bloccano sette risoluzioni sul conflitto. Insulti ai deputati del Ppe: "Assassini"
    Alessandro M. - Caprettini
    --------------------------------------------------------------------------------

    E adesso la frattura europea è certificata anche da un voto. Anzi: da un non voto. Sulla guerra a Saddam, l'europarlamento chiamato a Strasburgo ad esprimersi, riesce a bocciare ben 7 mozioni e a non approvarne nessuna facendo finire in rissa la riunione preceduta peraltro da un brutto episodio: nelle caselle degli eurodeputati del Ppe, come denunciato dal capogruppo spagnolo Gerardo Galeote, erano apparsi in mattinata fogli in cui, seguito dal nome del parlamentare, campeggiava la scritta "assassino".
    "Pratiche che avevamo dovuto registrare fin qui solo nel Paese basco...", il commento di Galeote. Netta condanna per l'accaduto del presidente dell'Europarlamento, il britannico Cox. E di "atto intollerabile" ha parlato anche il numero uno dell'intero gruppo del Ps, lo spagnolo Baron Crespo. Ma non era che l'inizio di una giornata contrassegnata da colpi di scena e insulti incrociati. Pareva infatti che il documento messo a punto congiuntamente da socialisti, liberali e verdi e che avrebbe potuto contare anche sul voto dei comunisti potesse raccogliere 321 voti contro i 300 al massimo di Popolari e resto del centrodestra. Ma all'appello sono mancati in parecchi: i laburisti inglesi in primo luogo, ma poi ancora i neocomunisti che pure hanno votato assieme alla sinistra alcuni emendamenti ma che al termine hanno giudicato "troppo morbido" fl testo messo a punto in cui si "deplorava vivamente la decisione unilaterale anglo-americana di iniziare la guerra". Il risultato comunque era di soli 218 voti a favore (e tra questi quelli di alcuni italiani del Ppe come De Mita, Marini, Mastella e Bodrato ed esponenti della destra francese), contro 255 no (oltre ai laburisti, una buona parte dei liberali e 28 dei 37 eurocomunisti); 46 gli astenuti.
    "Stupefacente constatare come gran parte della sinistra europea sia tanto flebile nei confronti di questa guerra atroce", la giustificazione del voto contrario da parte di Armando Cossutta. "Avremmo potuto votare solo un documento che condannasse esplicitamente l'aggressione americana e il criminale massacro di civili inermi", la motivazione di Bertinotti. Lunghe e pepate le discussioni del dopo voto, col capogruppo Verde Daniel Cohen Bendit a rivolgere duri gesti di protesta proprio verso i comunisti. E col gruppo socialista a guardare in cagnesco i "compagni" inglesi, decisi a difendere la politica di Tony Blair. Più scontato il "no" al documento del Ppe: 286 i contrari, 207 a favore, 251e astensioni. Decisamente bocciato invece il documento neo comunista: 82 i si contro 379 no. Soddisfatti comunque i vertici del Ppe: il rischio che in Europa passasse un documento di condanna nei confronti degli alleati inglesi e statunitensi era forte. "E il voto - commentava Antonio Tajani, vicepresidente del gruppo popolare - invece sta a dimostrare che l'Europa non vuole porsi come avversario degli Usa. Se la sinistra ha pensato e sperato di riuscire a condannare Washington e a dare una nuova spallata a chi si oppone a questa frattura, ha sbagliato i conti".
    Resta il problema di una frattura seria all'interno della Ue. Resta il rischio dell'immobilismo.
    Anche perché il premier pro-tempore dell'Unione, il greco Simids ha già detto chiaramente che altri vertici sull'argomento è inutile tenerne: "Non siamo d'accordo su alcune questioni. E allora? Cosa si doveva fare nel corso dell'ultimo vertice? - ha replicato duro a chi ha parlato di "ipocrisia" -. Ribadire le divisioni? Sospendere la riunione o constatare che la Ue si stava sgretolando?".

    Proprio per cercare di sbloccare l'impasse comincia a muoversi Chirac: stando al quotidiano Le Monde è sua intenzione far viaggiare i ministri per 'Europa, specie in direzione di Londra, Madrid e Roma, per cercare di individuare spiragli per una possibile ricucitura. Anche in Italia qualcosa potrebbe muoversi. Proprio oggi si apre a Montecitorio un convegno sul futuro europeo - al quale prenderanno parte Ciampi, Berlusconi, i presidenti delle Camere e altre personalità - nel corso del quale è più che scontato che la crepa irachena possa fare più che capolino .
    "

    Saluti liberali

  10. #270
    SENATORE di POL
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    Originally posted by AngelodiCentro
    eh no, il 91% degli spagnoli la pensa esattamente piu' o meno come me, ha i miei stessi forti dubbi ed esprime le mie stesse forti critiche nei confronti degli USA, pur considerandoli un paese amico. quindi seguendo il TUO ragionamento la base di iscritti ed elettori del PP sarebbe fatta di cattocomunisti centrosocialidicentro come me, Roberto Formigoni, Marco Follini, Roberto Rosso, Raffaele Fitto, ecc ecc ...ah dimenticavo tra quelli che chiami "confusi"(per me REALISTI) c'e' anche la sionista americana DOC Oriana Fallaci, che ha espresso da molto tempo i suoi DUBBI.
    Per mio conto solo gli idioti non hanno mai dubbi, e Follini ha dubbi, quindi non è un idiota, pero è anche un po'....confuso.

    Anche Aznar ha dubbi, ma non è confuso, e sa prendersi le sue responsabilità, scegliendo infine da che parte stare, con grande capacità e senza ....badare troppo ai sondaggi. Da statista democratico europeo.

    Shalom!

 

 
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