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Discussione: Guerra e Pace

  1. #251
    Ex ore tuo te judico
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    Originally posted by Aeroplanino
    ....Rimane invece la frase detta da Rumsfeld poche settimane fa riguardo alla spartizione delle commesse che avverà solo tra chi ha supportato l'amministrazione USA.
    Ed è, francamente, imbarazzante.

    Infine c'è un ultimo punto, riportato da uno scoop del Washington Post di pochi giorni fa... Le principale imprese USA si sarebbero già accordate col governo per la ricostruzione post bellica dell'Iraq. Un'affare da milioni e milioni di dollari...
    Perchè imbarazzante? Entrambe le cose sono le cause principali che hanno portato Bush e i suoi avvoltoi in Irak.

    Tieni anche presente che quasi tutti i pozzi iracheni (mi sembra oltre mille) sono ormai obsoleti e da rimodernare.

    E le spese americane per la guerra chi pensi debba pagarle? Non è imbarazzante, è tutto estremamente logico, per chi abbia volontà e intelligenza di capirlo. In seguito esporteranno anche (ad un tanto al chilo) libertà e democrazia.

  2. #252
    Hanno assassinato Calipari
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    Guarda che chi fa accuse, le deve PROVARE. Non chi te le contesta.

    Allora, dove sono i libri di storia che attestano quanto dici? Oppure sono le chiacchere da bar che vi fate tu e qualche altro? Sentito in Tv?

  3. #253
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LA STAMPA

    " La Stampa del 26/03/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    La Santa sede sta gia' pensando a come gestire il dopo-conflitto

    La Chiesa: non siamo anti-Usa ma la guerra genererà terrorismo
    L'arcivescovo Jean Tauran: «La violazione del diritto internazionale infliggerà una grande ferita al dialogo tra cristiani e islamici, ma la ferita più grave è quella inflitta alla credibilità delle Nazioni Unite»
    m. tos.
    --------------------------------------------------------------------------------

    CITT+ DEL VATICANO - Non siamo antiamericani: in un'intervista a «Famiglia Cristiana» il ministro degli Esteri del Papa, l'arcivescovo Jean Louis Tauran sgombra il campo dalle accuse nate nelle settimane passate, quando ancora il Vaticano sperava - ma senza troppa convinzione, veramente contro ogni speranza, - che la macchina da guerra non si mettesse in moto. «Nessun sentimento antiamericano - ha detto al settimanale dei Paolini il prelato francese -. Questo non corrisponde al vero. Il popolo americano è un grande popolo. C'è una comunità cattolica molto impegnata nella vita sociale. Sono valori che il Papa e la Santa Sede apprezzano molto. Quello che noi abbiamo ricordato a tutti sono i principi del diritto internazionale». E' il sigillo su una «ricalibratura» dei toni molto duri usati nelle settimane passate; lo stesso monsignor Tauran disse che scatenare un conflitto senza l'avallo Onu sarebbe stato «un crimine contro la pace».
    Adesso che la guerra è in corso, la Santa Sede pensa al difficile «dopo», a come ricucire i molti legami che le bombe stanno lacerando. Il «ministro degli Esteri» del Papa conferma tutte le incognite pesanti legate al conflitto: «Questa guerra genererà tutti gli estremismi possibili, anche quello islamico. Di questo dobbiamo tutti essere consapevoli - ha affermato -. Provocherà terrorismo. E infliggerà una grande ferita al dialogo tra cristianesimo e Islam, perché, purtroppo, nel mondo islamico c'è la tendenza a identificare l'Occidente con il cristianesimo. Alcuni commentatori arabi parlano già di decima crociata. È propaganda, ma sarà molto facile incamminarsi su questa via».
    La ferita più grave, e densa di future conseguenze, è stata inferta all'Onu: «Aver indebolito le Nazioni Unite è una cosa molto grave. È l'unico strumento che abbiamo per regolare la vita delle nazioni. L'Onu è il risultato delle esperienze tragiche della seconda guerra mondiale. Chi ha approvato la carta dell'Onu ha assicurato il mondo che non avrebbe più usato la guerra per risolvere i problemi». Anche l'Europa è colpita: «Non è unita e questo è un problema. Dovrebbe avere una diplomazia e una difesa comune. Ma non siamo in una situazione disperata».
    Anche il collaboratore più stretto di Giovanni Paolo II, il cardinale Angelo Sodano, usa toni che sanno più di riconciliazione, che di condanna. Senza deflettere però dalla posizione di sempre della Santa Sede: dialogo per risolvere i conflitti. Ieri ha auspicato che dalla guerra in Iraq l'umanità «tragga una lezione»: quella di invocare «per sempre la via della pace». «Solo Dio - ha osservato - può sapere quale sarà il futuro in questa guerra. Ma resta quanto mai attuale l'invito del Papa alla preghiera e alla riflessione, a saper cercare di tirar fuori il bene dal male. L'auspicio è che si tragga da tutto ciò una lezione perché l'umanità imbocchi per sempre la via della pace».
    Non giudica la decisione di Usa e Gran Bretagna di attaccare, nonostante gli appelli ripetuti del Papa; è una decisione che rientra in ciò che è «il mistero della libertà. Noi, in quanto Chiesa - ha detto - possiamo fare appello alle coscienze, ma non ci possiamo sostituire ai politici. Il Papa non può sostituirsi a chi spetta, in definitiva, il compito di prendere le decisioni. Anche qui vale l'insegnamento del Vangelo "date a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare"».
    E anche Giovanni Paolo II ieri è di nuovo intervenuto sulla guerra; e come già nei giorni scorsi, sottolinea le necessità «umanitarie» del conflitto, mentre l'umanità intera sta vivendo «un'ora difficile della storia, quando il mondo si trova ancora una volta ad ascoltare il fragore delle armi». Parlava ai cappellani militari dell'Esercito Italiano, ricevuti in udienza. «Il pensiero delle vittime, delle distruzioni e delle sofferenze provocate dai conflitti armati arreca sempre profonda preoccupazione e grande dolore». Ancora una volta però ha ribadito come «dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che la guerra come strumento di risoluzione delle contese fra gli Stati è stata ripudiata, prima ancora che dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla coscienza di gran parte dell'umanità, fatta salva la liceità della difesa contro un aggressore». E ha ricordato che è proprio quando le armi si scatenano «che diventa imperativa l'esigenza di regole miranti a rendere meno disumane le operazioni belliche», e cioè l'applicazione del «Diritto Internazionale Umanitario». Una sottolineatura che le denunce di queste ore sull'uso dei prigionieri di guerra rendono attualissima.
    "

    Cordiali saluti

  4. #254
    Hanno assassinato Calipari
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    Ti ho chiesto di citarmi queste fonti storiche sui milioni di morti (ora decine, prima centinaia) fatti da Mao.

  5. #255
    Ex ore tuo te judico
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    Originally posted by AngelodiCentro
    ..... ben venga la ricostruzione post bellica...l'importante è che se la paga l'amministrazione USA. [/B]
    Cosa? Ti va di scherzare? Tu non hai nemmeno idea (e neanche io) di quanti miliardi di dollari l'amministrazione USA intascherà dalla ricostruzione e dalla ridistribuzione del petrolio iracheno. Altro che pagare....

  6. #256
    Hanno assassinato Calipari
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    Tu non hai citato un solo libro, testimone è tutto il forum.

    Trovami il post dove citi il libro e le fonti.

  7. #257
    Hanno assassinato Calipari
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    Io non nego, non inventare.

    ho chiesto le tue fonti, cioè il bar.

    Sei falso, non hai mai postato nessun titolo di libro, sabato vai a confessarti!

  8. #258
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    Uff....sti litigi fra sinistri.....

    da www.adnkronos.com

    " Il presidente si e' rivolto ai militari della base aerea di Tampa
    Iraq, Bush: ''Dritti fino a Baghdad e verso la vittoria''
    ''Il cammino che abbiamo intrapreso non e' facile, ma conosciamo la destinazione, rimarremo su questo cammino, miglio dopo miglio''

    Il presidente americano, G. W. Bush
    (Foto Adnkronos)




    Tampa, 26 mar. (Adnkronos) - Geoge Bush in visita presso la base militare di Tampa, in Florida, ha parlato ai soldati americani facendo il punto sullo stato della guerra in Iraq. Il presidente, che era accompagnato oltre che dalla moglie Laura dal fratello Jeb, governatore della Florida, stato cruciale ai tempi della sua discussa vittoria elettorale nel 2000, ha esordito ringraziando ''i 48 paesi che sostengono la coalizione'', citando poi specificatamente quelli che partecipano alle operazioni militari.
    Bush e' voluto apparire sorridente, fiducioso della vittoria e non ha mancato di scherzare con le truppe, nell'indicare anche con i loro soprannomi i generali presenti che ha voluto ringraziare. E poi ha rivolto un ringraziamento speciale ''ad un certo generale dell'Esercito che voi conoscete bene'', Tommy Franks, il generale che guida il ''Centcom'' e l'''Operation Iraqi Freedom''. ''Ha il mio rispetto ed il ringraziamento dell'America''. Bush ha poi ripetuto le accuse ai ''nemici spietati'' che non rispettano le leggi internazionali, ''trattando in modo brutale prigionieri inermi'', ''usano civili come scudi umani'' e ''fingono di arrendersi per sparare su chi si mostra pietosi''. ''Questi criminali siano avvisati, il giorno della liberazione dell'Iraq, sara' il giorno della giustizia'' ha detto.
    Oltre i britannici, gli australiani che partecipano alle operazioni navali, i polacchi che stanno collaborando alla difesa di pozzi nel sud dell'Iraq, i danesi che hanno inviato sottomarini. E le unita' speciali per la difesa da armi chimiche e batteriologiche i cechi, polacchi, rumeni, cui presto si uniranno truppe bulgare ed ucraine, sono pronti ad intervenire in caso che gli iracheni usino armi di distruzioni di massa. ''Ogni nazione della coalizione capisce la terribile minaccia delle armi di distruzione di massa e si rifiuta di vivere nella paura. Condividiamo la stessa determinazione e saremo inesorabili nella ricerca della vittoria''.
    Come avevano fatto ieri Donald Rumsfeld e Colin Powell, Bush ha difeso i piani militari approntati dal Pentagono, finiti sotto accusa da parte degli analisti che ritengono che non si siano calcolati i rischi e le difficolta' incontrate. ''Stiamo facendo progressi anche in anticipo sui piani - ha detto - sono passati appena sei giorni da quando e' iniziata la guerra di terra, e cinque giorni dall'inizio della campagna aerea e siamo sempre piu' vicino ai nostri obiettivi. Negli ultimi tre giorni abbiamo fatto oltre 320 chilometri verso la capitale. Stiamo fronteggiando i piu' disperati difensori di un regime condannato: la guardia repubblicana del dittatore e' sotto il diretto ed intenso attacco delle nostre forze. Giorno dopo giorno, Saddam Hussein sta perdendo il controllo del pase, giorno dopo giorno il popolo iracheno e' piu' vicino alla liberta'''.
    Bush ha pronunciato la conclusione del suo discorso fra gli applausi dei militari e delle famiglie dei militari che, in apertura del discorso, Bush ha salutato e ringraziato: ''voglio che sappiate che la nazione vi e' grata per il vostro impegno e per il sacrificio in nome della pace e della liberta' - ha detto con un riferimento ai soldati americani caduti e catturati in questa prima settimana di combattimenti - milioni di americani sono orgogliosi dei propri militari ed io sono onorato di esserne il comandante in capo''. Ripetendo quanto detto anche ieri Bush ha ammesso che non e' possibile sapere quando questa guerra arrivera' ad un conclusione, ma ha assicurato alle truppe che il ''giorno del giudizio'' per il regime iracheno ''si avvicina''. ''Non possiamo dire quando sara' il giorno finale, ma vi possiamo assicurare ed assicurare al popolo iracheno che il giorno del giudizio si avvicina''. Il cammino che abbiamo intrapreso non e' facile, ma conosciamo la destinazione, rimarremo su questo cammino, miglio dopo miglio, dritti fino a Baghdad e verso la vittoria. God Bless America''. Cosi' il presidente George Bush ha concluso il suo discorso alle truppe nel quartier generale di Tampa in Florida.
    "

    Cordiali saluti

  9. #259
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    Forse Bush prima di nominare il suo god dovrebbe chiedere un parere a quel vecchio signore in bianco che del suo god, dovrebbe essere rappresentante in terra...

    Ma tornando alle cosa davvero importanti: ieri Colin Powell, quello che questa guerra non l'avrebbe mai fatta, ha dichiarato, papale papale, che la ricostruzione e la gestione politica del futuro Iraq saranno completamente gestite dalle nazioni belligeranti senza alcuna possibilità per l'ONU.
    Allora Angelo?

    Anzi, Colin Powell, anche lui senza vergogna, ha candidamente ammesso che non si sarebbero certo infilati in tale ventura se non avessero avuto ben chiaro fin dall'inizio come gestire il nuovo regime iracheno filoamericano.

    Infine, e qui siamo alla barzelletta, il buon Colin, ha detto che l'ONU è benvenuta nel compito di raccogliere fondi in giro per il mondo in supporto della popolazione irachena e della ricostruzione dell'Iraq.
    Insomma, vorrebbe che noi gli ammodernassimo i pozzi.

    Tutto questo è di per se ridicolo, ma non è peggio delle solite baggianate che Rumsfeld e Rice ci propinano a piene mani dal basso della loro limitata cultura e del loro inesistente spessore morale.
    Diventa drammatico se rapportato alla statura del personaggio. In un'amministrazione di deficienti, il buon Powell era chiamato a dare quel minimo di accettabilità che la sua esperienza internazionale e la sua indubbia preparazione gli permettevano.
    Ora che anche Powell ha sbracato siamo davvero persi. Speriamo solo che arrivino in fretta le prossime elezioni americane... e che questa volta sappiano perlomeno contare le schede.

  10. #260
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    Originally posted by AngelodiCentro
    sei tu che sei smemorato...rileggiti i thread passati dove si discuteva sulle vittime del komunismo...e STUDIA ma nn su indymedia e il manifesto!!!
    Non si studia su Internet, caprone. Tu sei come il tuo collega fascista, fate copia e incolla, ascoltate le chiacchiere da bar e le prendete per verità.

    Non sei in grado di citare nemmeno i fatti, le circostanze. Appena uno dice Cina, tu attacchi con "decine di milioni di morti" (prima centinaia ), come un disco rotto.

    Mi sa che ti rompi tu, però.

    Pfb: non insultare noi sinistri affibiandoci Adc, ce l'avete voi al governo. Poi avete Martino, il guerrafondaio servo, che luccica per i "liberal-democratici"

    Nota: la Rice era nel consiglio di amministrazione della Enron, quando andava a "gonfie vele" e finanziava la campagna elettorale di Bush. Avete mai visto un giornalista americano o straniero chiederle lumi, se per caso avesse notato qualcosa di strano?

 

 
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