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Discussione: Guerra e Pace

  1. #281
    Hanno assassinato Calipari
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    A Cuba non ci sono esecuzioni, non pisciare fuori dal vaso.

  2. #282
    Hanno assassinato Calipari
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    "esiliati con la violenza"?



    sei al di la' della comprensione umana

  3. #283
    Hanno assassinato Calipari
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    tortura?

    Leggi Topolino, per caso?

    A bagdad manca l'anestesia, e tu viene fuori con queste sciocchezze su Cuba?

  4. #284
    Hanno assassinato Calipari
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    I rapporti di amnesty non parlano di esecuzioni a Cuba.

    Impara a leggere allora Visto che hai anche saltato il capitolo Italia del 2001, a quanto pare...

  5. #285
    Hanno assassinato Calipari
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    Quando fai un'accusa, almeno preparati un esempio, semplice. Almeno guadagni un po' di tempo..

  6. #286
    Hanno assassinato Calipari
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    Liberal democratico e' un' insulto. Lo lascio a PFB...


  7. #287
    SENATORE di POL
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    Originally posted by AngelodiCentro
    ok abbiamo capito...sono solo dei poveri ragazzi vittime del complotto fascista della polizia filoamerikana...e Castro è un liberaldemocratico doc
    Gli ebrei e gli amerikani (protestanti settari asserviti ai giudei e massoni) complottano per conquistare il mondo. Questa è la casua della guerra. Non lo sapevi??

    Shalom!!!

  8. #288
    SENATORE di POL
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    Non ho dubbi sul fatto che per un comunista che si rispetti liberalismo e democrazia costituiscano cose così orrende da rendere il termine liberaldemocratico un insulto. Mi pare evidente che il comunismo non sia conciliabile minimamente ne' con il liberalismo, ne' con la democrazia.

    Saluti liberali

  9. #289
    SENATORE di POL
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    da www.emporion-online.it

    " Le tre ricostruzioni del dopo guerra
    di Ludovico Incisa di Camerana

    Una cosa è certa e se ne parla molto: dopo Saddam occorrerà ricostruire l’Irak. Un’altra cosa è certa, ma se ne parla meno: nello stesso tempo occorrerà ricostruire l’Onu, l’Alleanza Atlantica e soprattutto l’Europa. L’Onu non potrà mantenere un minimo di rispettabilità con la sopravvivenza di un sistema che perpetua un residuato di guerra, concedendo nel Consiglio di sicurezza un diritto di veto alle cinque potenze vincitrici della II Guerra mondiale due delle quali, tra l’altro, la Russia e la Cina, non hanno mai esitato ad impegnarsi in conflitti armati specialmente a casa propria e non hanno quindi credenziali molto valide nel giudicare il comportamento degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Inoltre per molti paesi europei, e in particolare quelli dell’Est, le Nazioni Unite, che a suo tempo hanno tollerato violazioni palesi del loro Statuto come gli interventi dell’Unione Sovietica a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968, debbono ancora acquisire un’autorità morale, che per ora non viene ancora pienamente riconosciuta.

    Il Patto Atlantico, a sua volta, nato come alleanza politica e militare, non è oggi né un’alleanza politica, se in una sede internazionale, come le Nazioni Unite, si divide in schieramenti fieramente opposti, né un’alleanza militare quando una parte degli alleati fa una guerra e gli altri alleati non la fanno e anzi si oppongono all’intervento. Ma quello che è peggio la crisi d’identità del Patto Atlantico mette in crisi l’identità politica e militare dell’Europa e dell’Unione Europea. Nessuno può negare i progressi compiuti fino all’unione monetaria dalla comunità di Bruxelles, che ha esercitato ed esercita un’enorme capacità di attrazione in tutta la regione e nelle aree circostanti: si è passati gradualmente da sei a quindici membri, si passerà a venticinque, e l’anticamera è sempre piena. Tuttavia non è stata completata la dimensione politica e manca del tutto la dimensione militare.

    Orbene, non bisogna dimenticare che queste due dimensioni presuppongono l’esistenza del Patto Atlantico. La Comunità europea è nata infatti con la spinta e la benedizione degli Stati Uniti, espresse, due anni dopo la firma del Patto Atlantico, il 3 luglio 1951 in un discorso del generale Eisenhower, comandante in capo delle forze atlantiche e futuro presidente degli Stati Uniti. Sempre con la benedizione americana venne varata, dopo il piano Schuman e la costituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), la Comunità europea di Difesa (Ced), come parte di una parte di un processo istituzionale che doveva portare entro due anni alla fusione tra Ced e Ceca in una Comunità politica. Il voto contrario, emesso dal Parlamento francese il 30 agosto 1954, faceva cadere con la Ced anche la Comunità politica.

    La rinuncia ad una dimensione comunitaria politica e militare ebbe inevitabilmente come conseguenza la supplenza in campo militare del Patto atlantico, che per mezzo secolo, cioè, farà parte della costituzione non scritta dell’Europa. Questa supplenza verrà rafforzata nel 1965 dal dissolvimento dell’Euratom, la Comunità Europea dell’Energia Atomica, dissolvimento che da una parte ha bloccato una ricerca e uno sfruttamento comuni dell’energia nucleare ponendo le basi di una maggiore indipendenza dell’Europa nel campo energetico, dall’altra rendeva meno fantasiosa l’idea di un’Europa futura potenza nucleare. Sul piano militare per i paesi europei come l’Italia, che aderiranno al Trattato di non proliferazione nucleare, non rimarrà altro da fare che ripararsi dietro lo scudo americano, ben più sicuro della force de frappe, della forza nucleare francese, rimasta esclusivamente nazionale.

    La via seguita successivamente con l’entrata in vigore il 1 gennaio 1958 del Trattato di Roma, che istituiva la Comunità Economica Europea, non ha portato ancora al pieno ricupero dell’assetto politico e militare previsto per l’Europa prima della fatale decisione del Parlamento francese. Sul piano della politica estera non è emersa tuttora, nonostante l’esistenza di un titolare della Pesc, della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, un’alternativa europea autonoma rispetto alla strategia atlantica ossia rispetto alla strategia americana. Solo raramente le varianti proposte dai singoli membri della Comunità in particolare dalla Francia gollista hanno rispecchiato un interesse d’insieme, scontrandosi quindi – nella maggioranza dei casi – con gli interessi nazionali degli altri soci. Anche un evento decisivo nella storia contemporanea dell’Europa come la riunificazione della Germania è stato gestito diplomaticamente e magistralmente quasi esclusivamente dal Governo interessato, che peraltro riuscirà ad addossare parte dei costi finanziari ai consoci europei. Né l’Europa né il maggior paese europeo, la Germania riusciranno ad assicurare la pace nei Balcani, senza la leadership americana, nonostante il disinteresse dimostrato dal presidente Clinton all’inizio della crisi.

    Le contrapposizioni nell’ambito occidentale causate dalla questione dell’Irak vanno quindi esaminate tenendo presente l’atteggiamento degli Stati Uniti, che corrisponde ad una dottrina generale precisa: l’ostilità di principio ai rogue States, agli Stati canaglia, ossia a quegli Stati governati da despoti e da dirigenze fanatiche ed irresponsabili, capaci di ricattare gli Stati Uniti ed in genere i paesi normali grazie al possesso di armi di distruzione di massa. Questa ostilità è stata accentuata, dopo l’11 settembre del 2001, dal timore di una saldatura tra il terrorismo fondamentalista e tali paesi, donde la giustificazione di un’azione preventiva e profilattica. Questa dottrina americana è condivisa dai paesi, che si sentono minacciati da vicini poco affidabili. Israele l’ha anticipata nel 1981 con il suo raid sugli impianti nucleari iracheni. Ed è curioso notare che, mentre in Europa si sollevano tante obiezioni all’intervento in Irak, nell’Estremo Oriente il Giappone – come riferisce da Washington Alberto Pisolini Zanelli sul Giornale del 14 marzo – insista presso gli Stati Uniti perché stronchino con un’operazione analoga a quella israeliana, le velleità nucleari della Corea del Nord. Ma anche in Europa l’unanime atteggiamento a favore della posizione americana assunto dai paesi già satellite dell’URSS dimostra che essi, pur volendo entrare nell’Unione Europea, per la polizza d’assicurazione per la propria esistenza si rivolgono agli Stati Uniti.

    In verità alla dottrina americana sugli Stati canaglia né l’Europa nel suo insieme né i singoli paesi europei possono contrapporre una dottrina contraria perché la maggioranza degli Stati europei, comprese in fondo Francia e Germania, è interessata alla loro neutralizzazione con le buone maniere finché c’è tempo, con le cattive quando non c’è più tempo e minacce e ricatti si rivelano plausibili. A questo punto l’Irak si presenta come un mero pretesto. Il vero campo di battaglia, sia pure politico e non militare, è l’Europa stessa: e la posta è l’egemonia in un’Europa, che rischia di spaccarsi tra l’Europa renana dell’asse franco-tedesco e un’Europa politicamente, anche se non geograficamente, atlantica e mediterranea, che non crede si possa fare a meno degli Stati Uniti. La via della cooperazione euro-americana è la più razionale, la più sicura, la più ovvia: grazie al ruolo decisivo avuto in tre guerre vittoriose, la prima, la seconda, la terza (la guerra fredda), e ultimamente nelle guerre balcaniche, gli Stati Uniti sono una potenza europea, di fatto un membro fondatore dell’Unione Europea e il suo braccio armato.

    Se si vuole ricostruire l’Europa dopo i traumi di queste settimane, occorre prendere atto di questo dato reale e permanente. Se non lo si comprende non si potrà neppure ridare simultaneamente un minimo di prestigio e di efficacia all’Onu, adattare la Nato alle nuove esigenze militari e politiche dell’Occidente, riprendere in Europa il percorso di modernizzazione e di sviluppo iniziato un secolo fa con il Piano Marshall.

    26 marzo 2003
    "

    Cordiali saluti

  10. #290
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    Predefinito Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    LIBERA CHIESA E(IN)

    IRAQ: RAU, 'UN ENORME MALINTESO' INVOCAZIONI RELIGIOSE DI BUSH LIBERO STATO...dovrebbe valere per tutti e nn solo per qualcuno

    (ASCA) - Berlino, 31 mar - Le invocazioni religiose del
    presidente americano George W. Bush nel suo discorso sulla
    guerra contro l'Iraq generano ''un enorme malinteso'', ha
    dichiarato il presidente tedesco Johannes Rau oggi in
    un'intervista al canale tedesco di news no-stop n-tv.
    Invocando una ''missione divina'' per giustificare
    l'offensiva americana in Iraq Bush da' ''un messaggio
    completamente tendenzioso'', ha aggiunto il presidente
    social-democratico. ''Non penso che un popolo possa ottenere
    l'ordine divino di liberare un altro popolo'', ha rincarato.
    Su questa questione il papa ''e' piu' adatto a parlare
    all'insieme dell'umanita''', afferma Rau, che si oppone
    categoricamente alla guerra in Iraq. (Afp-Internazionale)
    red/bad/rs
    ------------------
    Evidentemente il Presidente Rau pensa che un solo uomo possa
    ottenere l'ordine divino (o quanto meno il suo permesso) per sottomettere un popolo.
    O forse si è espresso male.

    Un altro "cristiano", il vice di Saddam, ha definito i terroristi, suicidi per uccidere, martiri.

    Strani pensieri albergano in teste cristiane: urgente conoscere il parere di "missionari in terre pagane" e di "anime di Beati Martiri".

 

 
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