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Discussione: Guerra e Pace

  1. #291
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    Predefinito Re: Re: Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    in questo caso Aziz sbaglia né più né meno di Bush. alle "guerre sante" nn si risponde con altrettante "guerre sante"...che siano laiciste o pseudocristiane poco importa.
    Rau nn hai detto che il Papa è l'unico a poter parlare di Dio ma ha solo ricordato a Bush un principio laico e cristiano: "a cesare quel che è di cesare, a Dio quel che è di Dio".
    -----------------------
    Pseudocristiani? Sei tu che gli selezioni?
    Cioè, per brevità e chiarezza, i "pseudocristiani" sono coloro che non la pensano coma adc?

    Bravo: Cristo, il primo vero laico disse: a Cesare le cose terrene(politica); a mio padre le cose del cielo (l'anima).

    Il buon Papa si preoccupi dunque della fine che faranno le anime di Saddam e i suoi, di Bush e i suoi, e gli suggerirei di preoccuparsi anche delle anime "dei suoi".

  2. #292
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Pieffebi
    Non ho dubbi sul fatto che per un comunista che si rispetti liberalismo e democrazia costituiscano cose così orrende da rendere il termine liberaldemocratico un insulto. Mi pare evidente che il comunismo non sia conciliabile minimamente ne' con il liberalismo, ne' con la democrazia.

    Saluti liberali
    il comunismo è il superamento del liberalismo. La democrazia è una parola che ognuno riempie con dei contenuti condivisi da tutti.

    Per me liberaldemocratico è un'insulto, perchè è antico, è un termine dietro al quale c'è la giustificazione di una parte della società nell'opprimere in varie forme (fino all'omicidio) un'altra parte della società.

    Siccome sono pacifista, il comunismo mi garantirebbe una societa in cui tutto ciò è assente.

    Tu credi di conoscere il comunismo, ma ne conosci solo lo spettro che ti fa paura. Quello che si aggira per il mondo, e non più in europa.

  3. #293
    Hanno assassinato Calipari
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    Dimenticavo. Liberal democrazia è per Pfb quella che licenza Peter Arnett per aver detto una cosa che in Italia sarebbe una banalità.

    Pensate al povero giornalista, non conosciuto, quanto coraggio di dire la verità verrà d'ora in poi.

    Non occorreva ucciderlo, è bastato licenziarlo.

  4. #294
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    Predefinito Re: Re: Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    in questo caso Aziz sbaglia né più né meno di Bush. alle "guerre sante" nn si risponde con altrettante "guerre sante"...che siano laiciste o pseudocristiane poco importa.
    Rau nn hai detto che il Papa è l'unico a poter parlare di Dio ma ha solo ricordato a Bush un principio laico e cristiano: "a cesare quel che è di cesare, a Dio quel che è di Dio".
    Grazioso il paragone fra il presidente della maggior potenza democratica del mondo e il numero due di un regime nazistoide. Molto grazioso.

    Shalom!!!!

  5. #295
    SENATORE di POL
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    da www.corriere.it

    " Il governo, le tre sinistre e un passaggio drammatico


    La telefonata di Bush a Berlusconi ha un evidente significato: offrire un segno di considerazione a un alleato che gli americani considerano a pieno titolo nella «coalizione dei volonterosi» anti-Saddam. Un alleato «non belligerante», ma il cui status, agli occhi degli americani, è molto lontano dalla tiepida «neutralità benevola» di cui parlano alcuni esponenti del governo. Il messaggio della Casa Bianca è senza dubbio gradito a Palazzo Chigi, avendo Berlusconi lavorato molto nei mesi scorsi per consolidare l’asse con gli Usa. Ma sarebbe ancora più apprezzato se le cose in Iraq andassero meglio, se il quadro militare non fosse ambiguo, se le previsioni della vigilia fossero state rispettate. I sondaggi in Italia, gli appelli del Papa, l’inquietudine della gente... sono tutti elementi che rendono nervoso il governo. L’Italia è nella coalizione con un ruolo politico e non vuole o non può fare a meno di restarci, ma di certo vorrebbe veder chiaro nel prossimo futuro. Su questo punto è difficile che la telefonata di Bush, oggi come oggi, sia in grado di rassicurare il presidente del Consiglio. Di qui le cautele e le attenzioni verso il mondo islamico, con il ministro degli Esteri pronto a garantire che l’Italia è per «il dialogo delle culture».
    E’ noto, del resto, che Roma è contraria a vedere un governatore militare americano installato a Bagdad nel dopo-Saddam; ed è decisamente favorevole a dare un ruolo alle Nazioni Unite, se possibile anche all’Unione Europea.
    Se la guerra, come ormai si teme, durerà ancora molte settimane, forse un paio di mesi, la sua conclusione potrebbe coincidere o precedere di poco l’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Unione. Iscritta al primo punto dell’agenda ci sarebbe allora la ricucitura dei rapporti tra le capitali europee. In proposito, Berlusconi è in grado di giocare le sue carte, specie se riuscirà a coniugare l’amicizia con Blair (pedina essenziale della riconciliazione) con una rispettosa prudenza verso le posizioni dei contrari alla guerra, a cominciare da Chirac.
    Questo è il contesto nel quale il governo si appresta al dibattito alla Camera sugli aiuti umanitari agli iracheni. La maggioranza non è compatta, ma non ha motivo di dividersi nell’attuale frangente: i problemi per Berlusconi e Fini verranno se il conflitto dovesse inasprirsi e rotolare verso scenari ancora più tragici. Fino a quel momento i nodi politici sono tutti a sinistra.
    Come si è visto nei giorni scorsi, l’Ulivo si sta frammentando: le tre sinistre di cui parla Bertinotti. Il pacifismo non basta a tenerlo unito, perché la frattura che si è prodotta riguarda il giudizio di fondo sull’America. In altre parole, la sinistra di governo non vuole essere dipinta come anti-americana, né intende perdere i contatti con Blair; quella antagonista, votata all’opposizione, può invece accettare al suo interno un alto tasso di anti-americanismo.
    La richiesta di «cessate il fuoco» e di ritiro delle forze angloamericane (minoranza ds, verdi, Pdci; fuori dall’Ulivo, Rifondazione) diventa la cartina di tornasole. E a giudicare dall’intervista di Piero Fassino [...], stavolta il vertice della Quercia non sembra intenzionato a cedere allo schieramento cofferatiano.
    Proprio ieri Shimon Peres, il laburista israeliano che è anche un autorevole esponente dell’Internazionale socialista, osservava: «La guerra non ha alternative, l’Europa e gli Usa devono mostrare verso Saddam la stessa determinazione con cui hanno estromesso dal potere Milosevic». Difficile credere che questa possa essere adesso la posizione dell’Ulivo moderato-riformista, ma una volta consumata la frattura con la sinistra radicale la linea non potrà essere molto lontana.
    di STEFANO FOLLI
    "

    Cordiali saluti

  6. #296
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    Originally posted by Pieffebi
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    " Il governo, le tre sinistre e un passaggio drammatico


    La telefonata di Bush a Berlusconi ha un evidente significato: offrire un segno di considerazione a un alleato che gli americani considerano a pieno titolo nella «coalizione dei volonterosi» anti-Saddam. Un alleato «non belligerante», ma il cui status, agli occhi degli americani, è molto lontano dalla tiepida «neutralità benevola» di cui parlano alcuni esponenti del governo. Il messaggio della Casa Bianca è senza dubbio gradito a Palazzo Chigi, avendo Berlusconi lavorato molto nei mesi scorsi per consolidare l’asse con gli Usa. Ma sarebbe ancora più apprezzato se le cose in Iraq andassero meglio, se il quadro militare non fosse ambiguo, se le previsioni della vigilia fossero state rispettate. I sondaggi in Italia, gli appelli del Papa, l’inquietudine della gente... sono tutti elementi che rendono nervoso il governo. L’Italia è nella coalizione con un ruolo politico e non vuole o non può fare a meno di restarci, ma di certo vorrebbe veder chiaro nel prossimo futuro. Su questo punto è difficile che la telefonata di Bush, oggi come oggi, sia in grado di rassicurare il presidente del Consiglio. Di qui le cautele e le attenzioni verso il mondo islamico, con il ministro degli Esteri pronto a garantire che l’Italia è per «il dialogo delle culture».
    E’ noto, del resto, che Roma è contraria a vedere un governatore militare americano installato a Bagdad nel dopo-Saddam; ed è decisamente favorevole a dare un ruolo alle Nazioni Unite, se possibile anche all’Unione Europea.
    Se la guerra, come ormai si teme, durerà ancora molte settimane, forse un paio di mesi, la sua conclusione potrebbe coincidere o precedere di poco l’inizio del semestre italiano di presidenza dell’Unione. Iscritta al primo punto dell’agenda ci sarebbe allora la ricucitura dei rapporti tra le capitali europee. In proposito, Berlusconi è in grado di giocare le sue carte, specie se riuscirà a coniugare l’amicizia con Blair (pedina essenziale della riconciliazione) con una rispettosa prudenza verso le posizioni dei contrari alla guerra, a cominciare da Chirac.
    Questo è il contesto nel quale il governo si appresta al dibattito alla Camera sugli aiuti umanitari agli iracheni. La maggioranza non è compatta, ma non ha motivo di dividersi nell’attuale frangente: i problemi per Berlusconi e Fini verranno se il conflitto dovesse inasprirsi e rotolare verso scenari ancora più tragici. Fino a quel momento i nodi politici sono tutti a sinistra.
    Come si è visto nei giorni scorsi, l’Ulivo si sta frammentando: le tre sinistre di cui parla Bertinotti. Il pacifismo non basta a tenerlo unito, perché la frattura che si è prodotta riguarda il giudizio di fondo sull’America. In altre parole, la sinistra di governo non vuole essere dipinta come anti-americana, né intende perdere i contatti con Blair; quella antagonista, votata all’opposizione, può invece accettare al suo interno un alto tasso di anti-americanismo.
    La richiesta di «cessate il fuoco» e di ritiro delle forze angloamericane (minoranza ds, verdi, Pdci; fuori dall’Ulivo, Rifondazione) diventa la cartina di tornasole. E a giudicare dall’intervista di Piero Fassino [...], stavolta il vertice della Quercia non sembra intenzionato a cedere allo schieramento cofferatiano.
    Proprio ieri Shimon Peres, il laburista israeliano che è anche un autorevole esponente dell’Internazionale socialista, osservava: «La guerra non ha alternative, l’Europa e gli Usa devono mostrare verso Saddam la stessa determinazione con cui hanno estromesso dal potere Milosevic». Difficile credere che questa possa essere adesso la posizione dell’Ulivo moderato-riformista, ma una volta consumata la frattura con la sinistra radicale la linea non potrà essere molto lontana.
    di STEFANO FOLLI
    "

    Cordiali saluti
    -----------------------
    Voglio ricordare ancora una frase detta da un vincitore, Churchill: "Il modo più veloce per finire una guerra è perderla".

    Allora: siamo per Saddam o per gli angloamericanispanitaliani?

    saluti

  7. #297
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Gli italiani?

    sei talmente servo, che vorresti imbrogliare anche su questo

    Con l'Iraq, contro i colonialisti.

  8. #298
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    Non sono io a paragonarlo ma Bush stesso ad abbassarsi ai livelli di Aziz. ah capisco per te Roberto Formigoni è un cattocomunista
    Il signor Formigoni, che non è esattamente un catto-comunista, ma un catto-integralista clericale, era già ferocemente contrario all'intervento del 1991, patrocinato dalle Nazioni Unite. Se fosse stato per lui il Kuwait sarebbe diventato e rimasto l'undicesima provincia dell'Iraq nazistoide di Saddam. Per fortuna fa un mestiere che non gli consente di fare danni in politica estera (le regioni grazie a Dio non possono avere una propria politica estera), e dove le amicizie pericolose con criminali genocidi di stati canaglia non possono influenzare negativametne la vita dei cittadini.

    Paragonare Bush al vice genocida del criminale Saddam, comunque si rigiri la frittata, resta inqualificabile.


    Shalom!!!

  9. #299
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    pseudocristiano è chi si mette al posto di Gesù Cristo dicendo di essere incaricato da una "missione divina". è quello che rischia di fare Bush, di cui apprezzo tantissimo il suo percorso di fede, ma nn apprezzo alcuni suoi tratti fanatici.
    Il Papa ha tutto il diritto a preoccuparsi delle cose terrene, in quanto cittadino del mondo, ma nn si sostituisce ai governanti. allo stesso modo Bush ha tutto il diritto a preoccuparsi delle cose del cielo, ma nn si può sostituire alla Chiesa...che sia cattolica o metodista poco importa.
    Sì con simili argomentazioni evagelici e ortodossi hanno condannato per secoli il Papa.

    Shalom!!

  10. #300
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: NO al Bush messianico

    Originally posted by AngelodiCentro
    nn ho paragonato Bush ad Aziz come capi di stato, è chiaro che gli USA sono mille volte meglio che una dittatura, ma ho solo ricordato che nell'aspetto messianico-religioso si sta abbassando spesso ai livelli da "guerra santa"...e questo è a maggior ragione inqualificabile per un grande paese liberale, occidentale e laico(e cristiano: "dare a cesare quel che è di cesare") come gli USA.
    Nn mi sembra che Formigoni sia un cattointegralista, visto che ha ottimi rapporti con i laici della Casa delle Libertà, in particolare ex socialisti di FI. nn penso che nn abbia una coscienza, se ha incontrato Aziz avrà le sue ragioni, ma nonostante tutti i suoi difetti preferisco lui al signor Martino.
    ...povero pieffebi chissà che succederà se si candiderà nel dopo Berlusconi
    Per perdere le elezioni con la nostra sinistretta disastrata ci vorrebbe appunto un Formigoni cattointegralista amico dei vice dei dittatori sanguinari, purchè "cattolici".

    La Margherita ti attende! senza se e senza ma, caro il mio Angelino.

    Shalom!!!!

 

 
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