Lo dice la storia, non io.Originally posted by AngelodiCentro
sì questa l'hai letta su indymediavergognati che è meglio.


Lo dice la storia, non io.Originally posted by AngelodiCentro
sì questa l'hai letta su indymediavergognati che è meglio.


Di sicuro senza l'intervento Usa, la storia sarebbe stata diversa.Originally posted by AngelodiCentro
si deve essere proprio degli ignoranti dei cessi sociali per nn riconoscere Fidel Castro come un crudele dittatore alla pari di tutti gli altri.


Non è stata leggera la notte a Bgahdad. Una notte cupa e buia sotto le bombe, i missili ed i rastrellamenti delle truppe amricane. Una notte passata schiacciati l’uno contro l’altro nelle case e nei rifugi improvvisati.
Jim Morrison a Baghdad
Non è stata leggera la notte a Bgahdad. Una notte cupa e buia sotto le bombe, i missili ed i rastrellamenti delle truppe amricane. Una notte passata schiacciati l’uno contro l’altro nelle case e nei rifugi improvvisati. Alcuni persino nascosti tra le rovine di quella che era la loro casa. Una notte di fame e di paura passata con l’incubo dell’arrivo dei marines: il fuoco dell’ artiglieria contro la facciata della casa, le grate delle porte e delle finestre divelte a colpi di mitragliatore. E poi le botte le percosse, la testa incappucciata.
No, non sono cambiate le notti di Baghdad. Le bombe sono tornate a cadere senza interruzione, quelle bombe devastanti che provocano crateri profondi alcuni metri, che spazzano via un edificio come fosse costruito con i mattoncini del Lego e colpito da un maglio di acciaio. Eppure è stata una notte dove si potevano trovare molti in strada accomunati e divisi da sentimenti diversi. Dalla curiosità di vedere e capire cosa accadeva: se davvero gli americani erano in città, e se proprio erano arrivati perché continuare a bombardare, sparare, ferire ed uccidere.
Altri erano in strada armati con pistole e fucili, forse “Feddayn”, forse no, forse soldati spogliati della divisa. Altri ancora erano i diseredati, i disperati, le vittime più vittime persino delle vittime che si possono intravedere maciullate tra i sassi, le acque fetide e le buche provocate dalle bombe.
Quelli che non hanno più neppure una casa, un luogo dove rifugiarsi, una vecchia automobile nella quale nascondersi, Quelli che si sdraiano sui carretti abbandonati nelle strade, che trovano riparo in mezzo alle macerie tirando su con le mani fragili muri di mattoni per ripararsi dalla vista dei soldati. Baghdad è senza acqua, e senza luce da una settimana. Le malattie infettive iniziano decimare gli scampati ai bombardamenti. I bambini vivono in condizioni spaventose. Il tifo, il colera si insinuano in migliaia di cittadini provocando focolai di contagio inimmaginabili.
Gli ospedali ed i ricoverati sono abbandonati a loro stessi: non una medicina, non una sacca di plasma, non una fiala di anestetico, non una confezione di antibiotici, non un metro di filo di sutura è più presente nella farmacia degli ospedali. Non più un infermiere, pochi i medici, stremati ed impotenti. Un disordine pieno di sporcizia e spazzatura, una puzza nauseabonda che prende la gola. Non un soldato americano si è presentato chiedendo se avessero bisogno di qualcosa.
I bombardamenti sul popolare ed affollato quartiere di Mansour hanno provocato solo nella mattina di oggi 35 morti e più di cento feriti tra i civili. Il mio contatto, che è tornato all’hotel dove aveva passato oltre due settimane insieme ad un collega film-maker, mi riferisce di azioni di piccola e crudele ferocia ai danni della popolazione civile: prendere a calci una donna che porta una pila impressionante di stoviglie tra le braccia; inseguire due ragazzi di non più di 14/15 anni per centinaia di metri con una jeep al solo scopo di terrorizzarli; fermare e perquisire, sopra e sotto i vestiti, uomini e donne ridendo poi di loro, e del loro imbarazzo e vergogna.
Alì ha 24 anni, e si è rifugiato nell’albergo con l’amico Fahed perché amici del proprietario dell’hotel e della sua famiglia. Parla inglese Alì e non ha difficoltà a simpatizzare con i due reporters indipendenti. Alì suona la chitarra, dagli amici è conosciuto come “Jim” per via della sua smodata passione per la musica rock, Jim Morrison ed i Doors in particolare. Confessa che gran parte del buon inglese che parla lo deve ai testi delle canzoni imparate a memoria attraverso le trasmissioni televisive dei canali satellitari musicali che seguiva ogni notte, come ipnotizzato. Alì non sa neppure più che fine abbia fatto la sua famiglia, i genitori e le sorelle, ma “sente” che stanno bene, è certo, senza averne alcuna prova, che si sono rifugiati fuori Baghdad, nella fattoria di uno zio. E parla Alì, parla di musica, vuole essere informato, è compiaciuto di conoscere ed amare canzoni conosciute anche dai reporters. Parla Alì e rivela che prima dei bombardamenti, la sera spesso si trovava con altri amici per suonare e cantare le “cover” di qualche pezzo musicale, sempre dei Doors naturalmente, la sua passione.
La casa di Alì è crollata sotto un pesante bombardamento, sostiene di essere vivo per miracolo perché proprio in quel momento sceso fino al fiume per andare a prendere due secchi d’acqua putrida necessari alla madre per bollire le verdure, i ceci e le patate. Ha sentito il boato, ha visto le fiamme, il fumo. Ha cominciato a correre come un matto verso la sua casa, i secchi per l’aria, tutta l’acqua a terra, ma correva Alì, correva come un matto. Poi la vista delle macerie, le grida dei feriti, il terrore sui volti e negli occhi dei sopravvissuti. E come in un sogno, o forse in un incubo, nel dissolversi della nuvola di detriti e polvere ha visto la sua famiglia. Tutti vivi.
Sporchi, laceri, ma vivi. E’ stata questa l’ultima volta che Alì li ha visti. Non è andato con loro dallo zio fuori città. E’ voluto rimanere con i suoi amici in città. Rimane un attimo in silenzio Alì, e poi piange. I reporter non sanno come consolarlo, come lenirgli il dolore. Gli ricordano che sta bene, che i suoi familiari sono in salvo che nella drammaticità della situazione potrebbe persino dirsi fortunato, se questa parola potesse avere un senso, qui a Baghdad. Continua a piangere Alì e risponde di essere consapevole che la vita sua, dei suoi genitori e delle sorelle sono la cosa più importante, e che è felice di questo. Piange Alì perché tra le rovine della sua casa è rimasta sepolta, distrutta, la sua chitarra. Che in qualche modo era gran parte della sua vita. Piange Alì, ed il suo pianto non si ferma. Uno dei due reporter mette mano allo zaino e tira fuori una armonica e dice ad Alì che è per lui, che è un regalo. Alì la guarda, alza gli occhi sui reporters e chiede: la conosci “The End” dei Doors? Che la notte sia leggera. r. robdinz
http://www.informationguerrilla.org


Iraq, manifestazione per la pace: 'Siamo 100.000'.
Sono almeno 100.000 i manifestanti che partecipano oggi al corteo per la pace promosso dal Comitato Fermiamo la guerra. La stima è degli stessi organizzatori, mentre la questura, almeno per ora, non ha fornito cifre.
Il corteo, partito puntualmente alle 14 da piazza della Repubblica, è organizzato dal comitato "Fermiamo la guerra". Ad aprirlo è un grande striscione che dice "No alla guerra infinita", slogan preferito a quello "Cessate il fuoco" dopo la caduta di Baghdad. C'è anche una bandiera degli Stati Uniti proprio alla testa del corteo. Ma sopra c'è scritto "Dangerous", ovvero "pericoloso". Protesta dunque anche così, in maniera ironica, il popolo pacifista. La bandiera, rigorosamente fatta in casa su un pezzo di lenzuolo, sta a simboleggiare, spiega qualche manifestante "il pericolo e la minaccia che gli Stati Uniti rappresentano per il mondo con la loro politica di aggressione bellica".
Il serpentone è giunto a piazza Barberini, considerato uno dei punti più "delicati" del percorso perché da una parte c'è l'accesso all'ambasciata americana, mentre dall'altra si raggiunge facilmente palazzo Chigi, la sede del governo.
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100.000 piatti di frutta, vuoi un caffe'?


Nella manifestazione c'era anche il buon Castagnetti, margheritaro leader pipista. Ha scavalcato a sinistra, con la bella Rosaria Bindi, la destra riformista querciarola.
Shalom!!!


Certo che di fronte a centinaia di migliaia di persone che manifestano, voi siete ancora attaccati a qualsiasi particolare ed invenzione mentale piuttosto di negare la realta' di una guerra che continua e non finisce mai, come in Afghanistan. Una guerra di neocolonialismo economico e militare. Economico dove si rubano le risorse, militare per la pallottola alla nuca di chi si oppone a questo.


L'Impero ha colpito e colpirà ancora......rassegnati . Anche Cuba sarà libera, e prima di quanto molti osino sperare. I crimini di Fidel e dei comunisti cubani saranno emendati dal popolo, con l'aiuto di tutto il mondo libero, con alla testa gli Stati Uniti d'America.
Shalom!!!


da www.carlopelanda.com
" La Pax Atlantica euroamericana come soluzione per rassicurare il mercato
Di Carlo Pelanda (5-4-2003)
Il mercato tende a non trattare razionalmente i rischi geopolitici. Nel settore finanziario, in particolare, sono rari i casi dove i calcoli o il sentimento si trovino anticipatamente in sintonia con le situazioni che si dimostrano poi reali. Per esempio, prima dell’avvio della bonifica dell’Iraq gli investitori in Borsa hanno scontato un eccesso ingiustificato di pessimismo. Nei primi giorni dell’azione, invece, si sono mossi con ottimismo prematuro. Per poi esagerare il significato negativo di qualche problema minore nelle operazioni alleate. Ciò fa sospettare che il mercato non riesca a trattare gli scenari geopolitici con strumenti cognitivi adeguati e che cada nel pessimismo in caso di turbolenza prolungata. Tale gap pone un serio problema a chi sta valutando lo scenario complessivo delle azioni di ordinamento globale. Queste hanno come scopo la costruzione di una forte fiducia sul fatto che il mercato mondiale non sarà esposto ad eventi destabilizzanti sul piano della sicurezza futura. Dove il mezzo è la rimozione di diverse fonti di instabilità: (a) chiusura del conflitto palestinese attraverso la sostituzione o dissuasione dei regimi che lo alimentano dall’esterno (Iraq, Siria, Iran, ecc.); (b) presidio diretto o indiretto e riordinamento dei territori disordinati dove possono formarsi basi terroristiche islamiche (Sudan, Somalia, Indonesia, Filippine, Paesi africani, ecc.); (c) bonifica dei regimi proliferanti e divergenti (Corea del Nord); (d) inibizione generale delle politiche proliferative attraverso pressioni condizionanti; eccetera. Il punto è che la costruzione di un ordine globale necessario alla fiducia economica implica un alto rischio di depressione perché il mercato ha soglie di accettazione del rischio troppo basse. Soluzioni? Quella di non agire è improponibile perché senza guerre di ordinamento pare più probabile una destabilizzazione diffusa. Calibrare la formula dell’ordinamento più sul lato della carota che su quello del bastone farebbe perdere l’effetto stabilizzante basato sulla dissuasione. Adattare la conduzione degli interventi militari ai requisiti dell’ottimismo economico (brevità) non è ancora possibile per assenza di tecnologie di superiorità assoluta. Si può sperare che il mercato apprenda da solo a tollerare meglio i rischi, ma non che possa rinunciare ad una fortissima rassicurazione di fondo. Quindi la soluzione migliore ha il nome di "Pax atlantica": allargare l’alleanza ordinatrice unendo, almeno, Usa ed Ue per dare al mercato il messaggio che qualunque cosa succeda il sistema sarà sufficientemente forte sia per vincere sia per riprendersi da un incidente. "
Saluti liberali


Qualche giorno fa in Afghanistan (intervento sotto l'egida dell'ONU) una bomba americana ha ucciso per errore otto civili innocenti. Nessuno li ha compianti e Follini non ha chiesto il ritiro del contingente italiano per protesta.
Per essere sinceremante dispiaciuti per i morti non occorre ricordarlo ad ogni riga. ANzi chi ne parla ad ogni riga è quasi sempre un ipocrita che strumentalizza i morti.
Bisognerebbe cominiciare a contare anche le vite che si sono salvate. Quante migliaia di iracheni sparivano nelle segrete del regime? Quanti erano i condannati a morte ufficiali? Quanti i morti sotto la tortura? Quanti durante le repressioni? Per quanti anni Saddam e i suoi avrebbero continuato ad assassinare, imprionare in condizioni bestiali, torturare migliaia di connazionali?
Vogliamo mica fare delle contabilità macabra, o usare le emozioni contro la ragione,vero?
Sarebbe molto meglio che si rispettassero le idee altrui senza criminalizzarle, se si vuole essere degli alleati e dei moderati. Saluti liberali


Pfb, non siete credibili perche' i criminali non solo non li condannate, ma sono vostri amici.