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  1. #51
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by cornelio
    Ti rispondo da profano, perchè di economia pratica non ne capisco molto: secondo me la socializzazione non si può dire a priori che non possa funzionare ancora adesso, per il semplice motivo che non la si è sperimentata neanche 60 anni fa. A me sembra un'idea-forza che ci possa distinguere sia dagli ultraliberisti e sia dai vetero-marxisti.
    Ora ti chiedo delucidazioni sui punti che hai postato sperando che cortesemente tu voglia darmene

    RE: non c'entra nulla se 60 anni fa non è stata sperimentata. C'entrano, oggi, le condizioni di fattibilità. E quelle mi pare manchino completamente.
    In quanto all'idea-forza, la sua forza sta ANCHE nella sua realizzabilità. Ma se quest'ultima manca totalmente, si scade nell'astrattezza più totale


    Flessibilizzazione come politica della redistribuzione, ovvero riduci i costi e non gli occupati [non è il ''McJobber''] in modo da recuperare maggiori quote d'investimento da riversare nella produzione

    Ridurre i costi non significa forse ridurre i salari?

    RE: certamente. Ma è preferibile una diminuzione dei salari ad un licenziamento.

    Formazione professionale a carico delle aziende

    Ma se riduci i costi come la paghi la formazione professionale?

    RE: la paghi proprio con la diminuzione dei costi. Senza contare che se l'impresa investe risorse nella formazione ottiene un personale qualificato ed ha meno smanie di licenziarlo

    Concertazioni collettive [via europea del neo corporativismo]. Da collegare al punto 1. Ovvero niente flessibilizzazione ''deregolata''

    Ignoro cosa sia la concertazione

    RE: semplicemente la presenza delle varie parti sociali al momento della definizione delle politiche salariali.



    Flessibilità burocratica nel lavoro [con garanzie immutate per il lavoratore]. Da equilibrare col punto precedente

    Altro punto oscuro

    RE: rendere il mondo del lavoro burocraticamente meno complicato senza lasciare il lavoratore in balia del datore di lavoro grazie alla concertazione di cui sopra. L'eliminazione dei ''collocamenti'' mi pare un buon passo in avanti


    Niente lavori totalmente improduttivi [con funzioni di ammortizzamento sociale] a carico dello stato

    Quali sarebbero i lavori improduttivi?

    RE: come quali sarebbero? Se il comune ''X'' assume 200 spazzini quando ne occorrono 20, il lavoro dei restanti 180 non è forse improduttivo? E' un discorso che riguarda, ovviamente, soprattutto il settore pubblico

    Sussidi di disoccupazione ''a tempo''

    Quanto tempo?

    RE: massimo un anno

    Federalismo reale

    Ogni regione si fa la sua politica economica?

    RE: ogni regione applica in base alle proprie esigenze le politiche del lavoro. Ad esempio, i contratti collettivi io li farei su base regionale.


    Lo Stato come unico depositario della sovranità monetaria

    Completamente d'accordo

  2. #52
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Tanto per capirci, pare che Schroeder [che pure è un ''sinistro'' malnato, con terrificanti vedute in campo multirazziale] la pensi in modo simile

    Germania: tagli al Welfare e aiuti alle imprese


    Il cancelliere Schroeder presenta al Bundestag il programma per rilanciare l'economia: 15 miliardi di investimenti per comuni e pmi, riforma della sanità e dei sussidi di disoccupazione. Più flessibilità al lavoro


    Berlino – Nuovi investimenti per 15 miliardi di euro, per le piccole e medie imprese e i comuni; più concorrenza nel sistema sanitario, unita alla riduzione delle prestazioni; riforma dello stato sociale, con una riformulazione dei sussidi per i disoccupati e nuove sanzioni per chi rifiuta un lavoro; più flessibilità nel mondo del lavoro.

    Con questo programa, il cancelliere Schroeder tenterà di rilanciare l’economia tedesca e favorire gli investimenti; sul fronte della finanza pubblica Berlino conferma di voler rispettare il Patto europeo di stabilità, ma spinge per una lettura flessibile che consenta di affrontare le congiunture negative.

    Ma secondo l'istituto di ricerca economica IfW, le proposte indicate dal cancelliere non sono sufficienti per consentire al paese di raggiungere quest'anno il tasso di crescita dell'1% previsto dal governo.

    Investimenti. Nel suo discorso al Bundestag, Gerhard Schroeder ha annunciato che 7 miliardi saranno destinati ai comuni (per progetti nel settore idrico, acque reflue, rifiuti, infrastrutture sociali) e 8 al risanamento edilizio. Il governo manterrà le prossime tappe del progetto di riforma fiscale, che prevedono “sgravi di circa 7 miliardi di euro dal primo gennaio 2004 e di 18 miliardi dal primo gennaio 2005”.

    Tali investimenti non accresceranno il debito pubblico né saranno legati ad aumenti fiscali. I fondi saranno attinti in parte dalla banca pubblica di sviluppo KfW (Kreditanstalt fuer Wiederaufbau) e i comuni potranno coprire una somma pari a 800 milioni, utilizzando i fondi inizialmente previsti per i danni causati dalle inondazioni della scorsa estate.

    I progetti previsti andranno in particolare a vantaggio delle piccole e medie imprese, mentre saranno concessi crediti a tassi di interesse molto vantaggiosi a quei Comuni con problemi strutturali particolari e tassi di disoccupazione sopra la media.

    Riforma dello stato sociale. Sarà una rivoluzione non da poco per i tedeschi, abituati a prestazioni ampie e garantite per tutti. Il cancelliere vuole ridurre i costi del Welfare, annullare gli accordi di monopolio del sistema sanitario tra ospedali e associazioni mediche e aumentare la concorrenza, per tagliare del 13% i contributi alla cassa malattia.

    Sarà ridotto il numero delle prestazioni, anche se resteranno quelle per le cure dentarie ed entro il 2006 tutti i cittadini avranno “una carta d'identità elettronica sanitaria" per migliorare la qualità del servizio ed evitare doppioni.

    Al posto dei sussidi per i disoccupati di lunga durata saranno introdotti aiuti sociali, meno elevati, e le sanzioni per chi rifiuterà un impiego colpiranno “i senza lavoro che hanno meno di 55 anni a partire da 12 mesi di disoccupazione e quelli che hanno 55 anni a partire da 18 mesi" contro i 30 mesi attualmente in vigore. Per lo stato sociale tedesco si prevede un risparmio da uno a 3 miliardi di euro.

    Schroeder tende inoltre una mano alle imprese: in caso di licenziamento, le priorità “dovranno essere discusse direttamente tra le parti sociali piuttosto che tenere conto di criteri troppo rigidi come l'età e l'esperienza”; ai sindacati e all'industria chiede accordi contrattuali che permettono più flessibilità. In cantiere, poi, una serie di misure favorevoli alle piccole e medie imprese che semplificano la burocrazie e alleggeriscono il peso fiscale.

    Patto di stabilità. La Germania ribadisce il proprio impegno verso il consolidamento di bilancio e il Patto di crescita e stabilità europeo, che non deve però essere interpretato in maniera flessibile, per “reagire a radicali fratture dell'economia mondiale”, dovute a eventi straordinari.

    (14 MARZO 2003, ORE 14:20)"

 

 
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