Io credo che un conto sia il ruolo assolutamente spropositato occupato dall'economia oggi, un altro sia il riconoscere che l'economia, come produzione-scambio-consumo, sia sempre esistitaOriginally posted by Otto Rahn
piu' che astratto e' un discorso da 5 righe![]()
Comunque ai fini del discorso sottolineo il tuo "se si vuole avere una minima credibilita' politica occorre..."
Ecco io credo di non avere e che mai avro' quella credibilita' di cui tu parli.
A ben vedere devo ammettere di non potermi situare su un piano concreto di politica attiva, la mia e' molto piu' metapolitica.
Io disprezzo l' economia, quello che oggi e' divenuta e
l' importanza che ha assunto.
Il fatto che la si sia trasformata in "Scienza".
Che oggigiorno si possa divenire "Dottori" in economia e via dicendo.
Il mondo e la societa' che ho in mente nascono di la' dal punto zero del crollo di tutte le borse mondiali.
Inoltre, a parte il fatto che a me interessano molto gli studi sul dono, come forma sociale e antiutilitaristica di economia [il che significa che anche l'economia può essre approcciata in modo differente rispetto all'oggi], credo che una metapolitica sganciata dalla politica sia non solo ''antitradizionale'' [ a me ricorda tanto Agostino e la ''città di Dio''] ma anche un'astrazione, un bel sogno ad occhi aperti e nulla più
Ti ricordo, infine, che l'unica esperienza contemporanea di eliminazione radicale di Borsa e moneta è quella della Kampuchea di Pol Pot. Vale a dire, il delirio komunista nella sua espressione più pura


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