si , sembra ovvio: che tristezza: la cultura ebraica europea una volta esprimeva personaggi come kafka; guarda ora cosa esprime: abrezio, affus..Originally posted by Otto Rahn
dammi retta Shambler Affus e' un ebreo e fa lo gnorri...


si , sembra ovvio: che tristezza: la cultura ebraica europea una volta esprimeva personaggi come kafka; guarda ora cosa esprime: abrezio, affus..Originally posted by Otto Rahn
dammi retta Shambler Affus e' un ebreo e fa lo gnorri...


Originally posted by shambler
si , sembra ovvio: che tristezza: la cultura ebraica europea una volta esprimeva personaggi come kafka; guarda ora cosa esprime: abrezio, affus..
Che idiozia.
Originally posted by shambler
si , sembra ovvio: che tristezza: la cultura ebraica europea una volta esprimeva personaggi come kafka; guarda ora cosa esprime: abrezio, affus..
Ma dove la vedi la cultura in Affus, scusa, shabler ?
Non esageriamo !


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e Pedro, scusa mi ero dimenticato di te.Originally posted by Pedro
Che idiozia.
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i quit.Originally posted by Affus
Ma dove la vedi la cultura in Affus, scusa, shabler ?
Non esageriamo !
il tuo umorismo surreale mi spiazza.
tra gli ebrei si trovano ottimi comici e umoristi ma tu sei troppo "particolare", tanto che ti avevamo scambiato per un matto.


E quindi gli ebrei atei (da Carletto Marx a Woody Allen, si parva licet) non sono ebrei?Originally posted by enrique lister
A mio avviso questo significa:
1) la stronzaggine di qualsiasi forma di antiebraismo basata sul sangue
2) gli ebrei non sono un popolo ma una comunità religiosa. Tra l'altro, direi, per lo più integrata nei rispettivi paesi. Quindi secondo me lo Stato d'Israele non ha ragione di esistere
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No, quella ebraica è una cultura, una civiltà...
umt
Ugo , tu sei l'unico comunista serio in questo forum e degno di massimo rispetto , gli altri sono solo delle mezze cartucce contrafatte .Originally posted by ugotassinari
E quindi gli ebrei atei (da Carletto Marx a Woody Allen, si parva licet) non sono ebrei?
No, quella ebraica è una cultura, una civiltà...
umt


[QUOTE]Originally posted by Mjollnir
[B]Qualche considerazione in breve:
1- questione etnica: non si deve cadere dall'eccesso del determinismo biologico ( quello che Enrique contesta giustamente) all'estremo opposto, ossia l'intercambiabilità delle visioni del mondo con i sostrati etnici. Se vogliamo superare la modernità cartesiana e razionalista, dovremmo partire dall'idea di fondo della continuità tra natura e cultura, per cui la seconda ha un margine di plasticità rispetto alla prima ma non può esserne la negazione. Tradotto in pratica: se viene a mancare il sostrato etnobiologico europeo, la cultura e i valori europei ce li possiamo scordare, visto che tale sostrato non solo è il + adatto, ma l'unico possibile per fare da base alla civiltà europea. Non si potrà mai avere un arabo od un cinese od un africano che si comportano da europei (nè viceversa). Invece potremo avere tutti questi che si comportano da occidentali,ma a noi questo non interessa.
Argometazioni interessanti le tue Mjollnir, come al solito del resto:
d'accordo con te che il determinismo biologico non è fondamentale. Nel mio paese c'è un signore che lavora in ospedale, africano, che è stato adottato dalla nascita da una famiglia di piemontesi benestanti e integrati in quello che allora era il contesto comunitario. Bé... questo splendido quarantenne parla il piemontese meglio di me ed esprime perfettamente quelli che sono i paradigmi della nostra cultura barotta. Solo dal colore della pelle lo identifichi per la provenienza, non certo dal suo essere culturale e comportamentale.
Mi chiedo cosa intendi per sostrato etnobiologico europeo. L'Europa è stata colonizzata, secoli fa, anche dagli arabi, e le coste spagnole esprimono una cultura solare e piena di grazia. Ci sono invece delle zone dell'Europa assolutamente insignificanti, basate su tradizioni ormai obsolete. Come scrive la Bonesio nel suo "Oltre il paesaggio" (Arianna) spesso tocca proprio agli stranieri ri-scoprire le tradizioni degli autoctoni, rielaborarle e ri-proporle efficacemente dopo che erano state abbandonate per le proposte di culture erroneamente efficientiste. Gli autoctoni di molti paesi d'Italia hanno accettato la colonizzazione statunitense senza battere ciglio, rinunciando tranquillamente al substrato etnobiologico. Sono convinto che la cultura cartesiana basata su concetti come "forza" e "vettori" vada superata, e per farlo bisogna recuperare anche cose del passato, ma tutto sarà re-interpretato e ri-elaborato in chiave postmoderna. Altrimenti sarà puro e semplice folklore.
2- per Claudio. Proprio perchè le 2 questioni sono inseparabili, non si può non realizzare che la colonizzazione demografica stessa è una opzione del sistema occidentale, usata non solo contro l'Europa, ma contro tutti i soggetti che rifiutano l'occidentalizzazione stessa. Contrastare l'immigrazione non significa "prendersela con gli immigrati", ma far venir meno alla globalizzazione una delle sue armi + efficaci, in quanto lo sradicamento culturale è sempre preceduto, accompagnato o seguito da uno spazio-territoriale.
Lo sradicamento è già avvenuto, e non per colpa degli immigrati, che arrivano qui e subiscono a loro volta una cultura sradicata. O si incolpano gli immigrati di avere dei comportamenti asociali in base alle loro caratteristiche, o si conclude che i loro comportamenti siano in parte determinati dalla mancanza di garanzie e in parte dalle influenze culturali distorte della cultura colonizzatrice (l'economicismo, la competizione, l'individualismo ecc).
Va bene porre dei rimedi contro l'immigrazione, ma qui trovo spesso il prendersela con gli immigrati. E diventa, francamente, una guerra tra poveri.
Per cui lottare su un fronte è parziale se si trascura l'altro. Ma non si può condurre la lotta se non si scorge il pericolo, o se ci si rifiuta di riconoscerlo come tale.
Faye in questo senso ha perfettamente ragione.
Faye 15 anni fa sconcertava la destra scrivendo: "Per farla finita con l'idea di Occidente. Ora, dopo l'abbaglio statunitense, si mette a stare dietro alla Fallaci, sebbene con maggiore originalità. Mi sembra uno che vive per provocare, non per ragionare.
Ciao.