A me sembra che ci sia una grande confusione tra razza e cultura e che il "fastidio viscerale" predomini sulle motivazioni logiche.
Quando leggo Gringo dire che non è possibile una mescolanza razziale all'interno di una etnia statale (o qualcosa di simile, è sull'altra pag. e le parole precise non le ricordo), mi accorgo dell'assoluta ignoranza antropologica sull'argomento.
Cosa c'entrano lo stato e nazione nel discorso etnico? Nulla. Lo stato e la nazione sono delle entità decise nel corso della storia dai politici, difficilmente dai popoli. Basti dire che, dopo il 1861, gli "italiani" si trovarono a fare la guerra agli austriaci andando incontro ad un mezzo disastro: non c'era una lingua comune e meridionali e nordici non si sentivano appartenenti allo stesso paese.
Come ho già detto in passato, a mio avviso la questione è culturale e non razziale. Nessuno nega che l'immigrazione rappresenti un problema, soprattutto perché è in parte una conseguenza di quelle strategie globaliste, iniziate 500 anni fa, che hanno portato gli europei per primi a colonizzare altri paesi e che adesso, in nome dello "sviluppo", si basano sullo sradicamento di interi popoli. Ma ha senso prendersela con gli immigrati? Ha senso ragionare con la testa modernista e occidentalista che vede noi come il popolo più civilizzato, la razza superiore? Si cade dalla padella nella brace.
Razzismo e xenofobia sono cose diverse. Il primo si basa sulla convinzione che esista una razza superiore alle altre, mentre il secondo si basa si basa sulla paura dell'altro - del diverso. In questo forum la paura per il diverso (l'ebreo, il negro, l'omosessuale) è spesso mascherata da razzismo. In ogni caso, la priorità rimane quella di difendere "noi", la nostra cultura, dalla colonizzazione delle culture altrui. Come se noi avessimo ancora una cultura. Un autentico discorso relativista, alla Levì-Strauss, prevederebbe invece di considerare le componenti delle altrui culture relative a quelle specifiche culture, né superiori né inferiori. Non si difendono le differenze solo per affermare la propria, bensì per riconoscere la propria e l'altra come valori fondamentali.
Di certo, se predomina la convinzione, a mio avviso delirante, di una "colonizzazione islamica" contro l'Occidente (bisognerebbe invece comprendere che i danni maggiori provengono dalla colonizzazione consumista e turbocapitalista: non capisco come si possa parlare parlare di cultura e tradizione senza riflettere su questo), si finisce per perdere qualsiasi termine di confronto e per vivere una sorta di sindrome paranoica che non risolve alcunché.




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