
Originariamente Scritto da
Hynkel
Una testimonianza di Roberto Albanesi, illuminante
Anni fa, navigando su Internet, mi imbattei nel sito di Passaparola; superato il quiz in linea, arrivò la telefonata per il provino di selezione; superato anche questo, partecipai alla trasmissione ed ebbi modo di conoscere da dietro le quinte il mondo della televisione. Passai qualche giorno negli studi di Canale 5 e la cosa più positiva dell'esperienza fu sicuramente l'aver capito certi meccanismi.
Il primo giorno fu abbastanza scioccante scoprire, nel baretto vicino agli studi, frotte di ragazzine che abbordavano i cosiddetti talent scout nel tentativo di entrare in quel mondo. Sorseggiando il mio caffè, mi gustavo i vari "tipi", cercando di scoprire almeno una ragazza che avesse un QI (quoziente intellettivo) tale da poter essere assunta, che so, come vice-aiuto-qualcosa. La ricerca era molto dura e dovetti buttarmi sulla bellezza. Facendosi largo fra trucchi pesantissimi e sgraziati, i miei occhi conclusero ben presto che le belle ragazze non seguivano quella via. E allora la prima domanda: ma che ci tentavano a fare? Ci credevano veramente?
Ecco che in quest'ottica certe trasmissioni (dove la fama e il successo diventano gli dei principali della vita), come Saranno famosi, non sono educative. Forse tutto lo spettacolo in televisione non lo è. Forse tutto il mondo dello spettacolo. Per salvarlo si può solo dire che perché sia positivo dovrebbe promuovere una certa sostanza, oltre che la semplice fama. Il banale "essere famosi" non può certo essere un valore. Soprattutto se si conosce cosa c'è dietro le quinte.
Restandoci anche pochi attimi si scopre che l'unica religione è l'audience, per la quale si farebbe di tutto (non so se è chiaro...). Beh, c'è il denaro, direte voi. Ma dove? Di denaro ne gira abbastanza poco, valendo la regola di un super-ricco e centinaia di affamati. Non è cioè esatta l'equazione fama=denaro che sembra automatica. Il meccanismo per chi lavora in televisione è lo stesso dei concorrenti di Passaparola: o vinci il superpremio (due o tre nella stagione) o non recuperi nemmeno le spese del viaggio e dei tempo che hai buttato, visto che la metà dei premi se ne va in tasse e conversioni varie (gettoni d'oro in denaro) e che il concorrente registra tre puntate al giorno con un ritmo sul quale ogni sindacalista avrebbe da obbiettare. Mentre giocavo pensavo che avrei potuto passare quei giorni con mia moglie (i parenti non sono ammessi!), il mio cane, correre al parco con gli amici: altro che fama, tempo buttato!
Morale della favola: non cercate di esistere andando in televisione o comparendo sui giornali. Chi crede di esistere solo perché è famoso, in realtà è una nullità perché, tranne rare occasioni, la fama non è mai assoluta. Troverà sempre qualcuno che non lo considererà affatto e, di fronte a un "ma possibile che non sappia chi sono io?", riceverà un bonario sorriso di commiserazione.
L'importante è imparare prima a essere soddisfatti della propria vita, realizzandola pienamente, poi si può anche andare in TV.