L'Euro è entrato nella nostra vita di tutti i giorni. Al di là degli iniziali problemi di adattamento da parte della "domanda", la sfida più grossa è dalla parte dell' "offerta": in Europa convivono culture e gusti spesso del tutto diversi tra loro, che creano così un vero e proprio territorio di sfida per i professionisti del marketing.
La Yamaha Fazer 600 è un tipico esempio di prodotto "europeo". Si tratta infatti di un'ottima moto, che su molti mercati europei ha ottenuto un ampio successo che non è stata in grado di replicare però in Italia. Questo a fronte di un brillante terzo posto in Europa tra le naked di 600 cc, dietro solo alla Suzuki Bandit e alla Hornet 600.
Ma per il 2002 la Yamaha ha deciso di affilare gli artigli alla sua 600 per cercare di conquistare quella fetta di mercato finora negatale dal pubblico italiano. Non si tratta di un restyling totale, ma piuttosto di un affinamento e di un rinnovamento dell'estetica al fine di aumentarne il family feeling e l'aggressività. E allora via il vecchio cupolino squadrato, che contribuiva a dare alla moto un estetica volutamente anni '70/'80, e al suo posto è arrivato un cupolino ereditato dalla sorella maggiore Fazer 1000, con quei due occhi così caratteristici della produzione di Iwata che insieme formano idealmente una grintosa V. A questo si aggiungono poi le nuove grafiche più sportive.
Tutto il resto della moto è rimasto invariato, a partire quindi dal serbatoio e dal codone, e questa scelta ha reso l'estetica della Fazer un poco meno armonica rispetto a quella della precedente versione. Le forme appuntite e sportive del cupolino non legano infatti alla perfezione con le linee retrò che, come dicevamo prima, contraddistinguono la Fazer 600, tanto da farlo sembrare più una modifica aftermarket di un preparatore che una versione ufficiale. Ma questo non vuol dire che non possa piacere, anzi, se uno dei motivi del poco successo della Fazer poteva essere la mancanza di personalità, con la versione 2002 possiamo dire che si è colmata a dovere questa lacuna.
Senza contare poi che i due faretti danno nella vista anteriore un aria grintosissima alla seicento Yamaha, che sempre a livello di novità può contare ora su una strumentazione completamente rivista: ripropone la stessa disposizione della precedente, di tipo misto analogico/digitale, ma a un design più moderno abbina anche una maggior praticità. L'orologio digitale, infatti, non è più ospitato nello stesso display che comprende anche il contakm (totale più due parziali), ma trova posto nel grosso contagiri centrale. In ultimo il serbatoio ha visto incrementare la sua capacità, da 20 a 22 litri, a testimoniare una buona vocazione per il turismo a medio e a lungo raggio. Per il resto, la Fazer è rimasta quella che conoscevamo.
Il motore è il 4 cilindri in linea di derivazione Thundercat, mentre il telaio è il conosciuto tubolare a doppia culla in acciaio. Entrambi verniciati di nero, contribuiscono molto a quella estetica "sportiva anni '70", che la rende piacevole, anche se un po' snob. E anche a livello tecnico non si segnalano differenze, con le sospensioni che mantengono uno schema "conservativo", con la forcella di tipo tradizionale e steli da 41 mm, regolabile nel precarico molla, e il mono posteriore che può contare su leveraggi progressivi. Le quote ciclistiche, nonostante le apparenze, sono le più estreme della categoria con un interasse di 1.415 mm e l'avancorsa di 88 mm, e lo stesso vale per l'impianto frenate, di derivazione YZF-R1, con due rassicuranti dischi anteriori da 298 mm lavorati da pinze monoblocco a quattro pistoncini. Curiosa, invece, la scelta in tema di pneumatici, visto che la Fazer 600 monta un agile 110/70-17 all'avantreno in luogo del tradizionale 120, e un più classico 160/60-17 al retrotreno.
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