Nel centro mantovano il 12 per cento degli abitanti è originario del comune in provincia di Crotone. E l’integrazione non è sempre facile
Viadana, il gemellaggio che «non s’ha da fare»
Minacce al sindaco dopo la proposta di un’«alleanza» con Cutro, in Calabria. La città si divide
VIADANA (Mantova) - Chi vive a Viadana, ai confini ci è abituato. Quello con Cremona è a un tiro di schioppo. E di fronte, sull'altra riva del Po, passa quello che divide le province di Parma e Reggio Emilia. Ma, qualche giorno fa, una lettera con minacce di morte al sindaco diessino Giovanni Pavesi (firmata da un sedicente e, stando al giudizio degli inquirenti, inesistente Movimento anarchico padano), reo d'aver proposto un gemellaggio con Cutro e Isola Capo Rizzuto, ne ha reso evidente un altro, non segnato sulle carte geografiche: quello fra i viadanesi di Viadana e quelli di Calabria. L'attendibilità della lettera è dubbia. I leghisti locali, che fino alle ultime elezioni reggevano il Comune, hanno subito preso le distanze («è una manovra per distogliere dai problemi veri del paese», dice l'ex candidato sindaco leghista Claudio Bottari). E Carmine Tipaldi, immigrato cutrese e consigliere comunale di maggioranza, è convinto si tratti di un gesto isolato, «perché l'integrazione ormai è un dato acquisito». Lo stesso sindaco pensa al gesto di un esaltato: «Forse però - aggiunge ribadendo che sul gemellaggio non farà marcia indietro - chi l'ha scritta pensava di interpretare umori diffusi, anche se estranei alla grande maggioranza dei viadanesi».
E Luciano Pagliari, viadanese doc e vicepresidente della Pro loco, ricorda che l'anno scorso, quando disse sì a una festa calabrese in piazza, si sentì bollato come «amico dei terroni».
Resta il fatto che, negli ultimi trent'anni, di calabresi in paese ne sono arrivati tanti, tantissimi, in gran parte da Cutro e dintorni. Oggi sono circa 1.800 su 17 mila abitanti. Quasi tutti muratori, imbianchini, stuccatori, decoratori. In Calabria il lavoro mancava, qui invece c'era un paese che correva. I capannoni delle grandi aree artigianali alle porte di Viadana li hanno tirati su in gran parte loro. Ma il muro della diffidenza, a quanto pare, non sono ancora riusciti ad abbatterlo del tutto.
«Certo non è più come quando arrivai io - racconta Giuseppe "Pino" Maurone, muratore di 44 anni -. Sono stato il sesto cutrese ad emigrare a Viadana. Era il primo febbraio del '74, lo ricordo benissimo perché avevo compiuto 15 anni il giorno prima. Venivo a raggiungere mio fratello maggiore Antonio. Mi vennero a prendere alla stazione di Reggio Emilia. Ricordo il freddo e il fatto che all'albergo Italia, dove alloggiavamo, ci fecero entrare dal retro perché era già chiuso».
Ma il freddo, a quei tempi, lo sentiva soprattutto da parte della gente: «Entravi in un bar e ti sentivi tutti gli occhi addosso - dice Maurone -. È una sensazione difficile da descrivere». Pino è uno dei tanti che si sono integrati. «Matrimoni fra immigrati calabresi e viadanesi ce ne sono parecchi - conferma il parroco don Floriano Danini -, anche se di solito vengono celebrati in Calabria, o con una doppia cerimonia. Ma è vero che nel rapporto coi viadanesi c'è qualche diffidenza. D'altra parte, i calabresi sono così numerosi che è normale tendano a fare gruppo a sé. Succede anche fra i ragazzini che frequentano l'oratorio. Il gemellaggio? Non so che effetto possa avere».
Concetti che al bar «Pinki», di fianco al municipio, traducono in linguaggio più drastico. Alla parola gemellaggio, scoppiano risatine sarcastiche. «A me sembra un'idea assurda - dice Lucillo, appoggiato al bancone del bar -. Provi a venire in piazza una sera. Vedrà un gruppo di calabresi in un angolo, uno di albanesi in un altro, uno di africani in un altro ancora. I viadanesi, ormai, non escono più. Altro che integrazione».
«Io dico sempre che i veri razzisti sono loro, i cutresi - aggiunge Barbara -. Stanno sempre per conto loro, con le auto piene di spoiler e lo stereo a palla». Al bar ne fanno soprattutto una questione d'età: «Sono i più giovani, i ventenni o giù di lì, a creare problemi. Si comportano da padroni. Se ne stanno in mezzo alla strada a chiacchierare anche se bloccano il traffico. E guai a reagire. Gli altri, quelli arrivati da un bel po' di anni, sono ben inseriti, niente da dire».
Sul punto concorda anche Michele Franzese, 43 anni, di Vibo Valentia, arrivato a Viadana 15 anni fa: «È vero, i problemi ci sono con i ragazzi più giovani, che in piazza, o ai giardini, si comportano da prepotenti. Capisco che dia fastidio».
Franzese è uno dei calabresi che a Viadana hanno trovato, oltre al lavoro, anche la dolce metà. Luciana Padova, nativa della vicina Commessaggio, l'ha conosciuta per caso, a un cena nel febbraio '88: «Da Firenze stavo andando a vedere la partita della Juve a Torino quando un amico mi ha invitato a Viadana».
«Farlo accettare dai miei genitori non è stato facile - interviene Luciana - ma ho tenuto duro. Qualche compromesso, è ovvio, lo facciamo: io ho accettato di chiamare Carmelo il nostro primo figlio e lui, ogni tanto, deve mangiare controvoglia il risotto o i tortelli con la zucca».
Luca Angelini
Lombardia




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CHE SCHIFO.. IL PAESE DOVE ABITO ADESSO IO POTREBBERO CHIAMARLO AFRICANIA: TRA TERRONI ED EXTRACOMUNITARI, NOI PIEMONTESI DOC SIAMO DELLE MOSCHE BIANCHE..
