intervista al Segretario di Stato americano pubblicata sul quotidiano liberaldemocratico IL GIORNALE:
" il Giornale del 04/04/2003
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"Ecco come sarà il dopo Saddam"
Intervista a Colin Powell: per l'Iraq pensiamo a una soluzione come quella afghana, poi affronteremo i casi di Siria, Iran e Corea
Marcello Foa
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Il volto migliore dell'America ha le sembianze di un ex ragazzo del Bronx, figlio di emigrati giamaicani, che in 66 anni ha scalato i vertici dell'esercito e della diplomazia americana. Quel volto è di Colin Powell, ex eroe della prima guerra del Golfo, oggi segretario di Stato. Il volto di una persona autentica e per questo semplice; determinata, come è inevitabile dopo l' 11 settembre, ma collaborativa con gli alleati e generosa con gli ex nemici. Colin Powell, ha appena concluso i colloqui con i partner europei al quartier generale della Nato a Bruxelles. Accetta di rilasciare un'intervista ad alcune testate europee. Per l'Italia, in esclusiva; sceglie il Giornale. Alcuni osservatori temono che la recente lite all'Onu tra Francia, Germania e Stati Uniti sia insanabile. Esiste davvero il rischio che la crisi sull'Irak possa rappresentare l'inizio della fine dell'Alleanza atlantica?
"No, ho vissuto in Germania durante la guerra fredda ed ero in Europa quando è caduto il Muro di Berlino. Da sempre ascolto profezie sulla crisi della Nato. Quando crollò l'Urss un generale russo mi disse: il Patto di Varsavia non c'è più, perché non rinunciate alla Nato? La mia risposta fu: è difficile quando c'è chi vuole continuare a entrare nella Nato. Perché tanti Paesi chiedono di aderire all'Alleanza? Perché vogliono essere membri di un'Alleanza di difesa che li lega agli Usa, sentono ancora il bisogno di un forte legame transatlantico, che non è svanito solo perché abbiamo avuto opinioni diverse sull'Irak. Questa è una realtà duratura e così sarà fino a quando io sarò segretario di Stato".
Anche con la Germania, anche con la Francia?
Certo, Usa e Germania sono unite da un legame stretto che risale al 1945. Abbiamo realizzato molte cose assieme in Afghanistan, le nostre basi militari sono in Germania. Non sarà una lite a rovinare tutto. In passato ce ne sono state molte altre, come nel '66, quando la Francia ci disse di lasciare il Paese. Ma sono state tutte risolte, anche questa volta finirà così. Questi dissensi arrivano e poi passano. L'amicizia resta".
La gestione del dopo-Irak crea già malumori, è possibile un accordo Usa-Europa?
"Ho la sensazione che tutti ritengano che sia giunto il momento di tornare assieme. E possiamo iniziare occupandoci della ricostruzione dell'Irak".
Eppure c'è chi sostiene che ad avvantaggiarsi del petrolio iracheno saranno solo gli Stati Uniti...
" Falso. All'inizio i fondi necessari per ricostruire il Paese verranno principalmente dagli Stati Uniti. Ma man mano l'Unione europea e altri Paesi Parteciperanno alla ricostruzione e saranno loro stessi a gestire questi fondi. Quando in futuro il sistema petrolifera -sarà rimesso in sesto, l'Irak diventerà un Paese ricco e saranno le autorità irachene a decidere come spendere i proventi e con chi stipulare contratti. Non esistono liste nere di società sgradite agli Usa. Vogliamo che tutto sia trasparente ".
E l'Onu potrà avere un ruolo? "Le Nazioni Unite devono essere coinvolte, il presidente Bush lo ha ripetuto più volte. L'Onu ha detto chiaramente che non vuole essere responsabile del dopo Saddam. Tuttavia è importante che il futuro regime transitorio sia riconosciuto dalle Nazioni Unite".
Ma quali sono i leader iracheni con cui coopererete per governare il Paese dopo Saddam?
"I leader che da anni si battono duramente fuori dall'Irak contro Saddam, ma anche persone rimaste in Irak ma che riconoscono i crimini e gli orrori del regime. L'importante è che siano rappresentativi, forse ricorrendo a un Concilio come in Afghanistan. Lo vedremo più avanti". Contrariamente alle attese, gli iracheni non hanno accolto le truppe Usa come liberatori. Come lo spiega?
"Credo che da adesso in avanti la situazione cambierà, come è accaduto a Najaf. L'esperienza nel Sud del Paese dimostra che la gente quando è sicura che il partito Baath non ha più il potere, coopera con le forze della coalizione, che infatti hanno iniziato ad assumere gente del posto, a rendere sicure le sorgenti d'acqua. Molti iracheni sono a disagio perché temono che possa accadere qualcosa di analogo al '91. Ma la fiducia cresce man mano che capiscono che questa volta il regime di Saddam sparirà per sempre".
Questa è una guerra contro il terrorismo, ma la lista dei Paesi sospettati di appoggiare i gruppi eversivi è lunga: Corea del Nord, Iran, Siria. Cosa farete una volta risolto il problema iracheno? Dobbiamo aspettarci altre guerre?
"Questa è una guerra contro le armi di distruzione di massa, contro un regime che è anche terrorista e che in 12 anni ha violato 17 risoluzioni dell'Onu. Nel novembre scorso il Consiglio di sicurezza si è riunito e all'unanimità ha detto basta, subito, senza nuove condizioni irachene. Ma il regime ha continuato con i suoi giochetti e abbiamo deciso l'operazione Libertà per l'Irak. In Europa molti ritengono che gli Usa (dopo Saddam, n.d.a.), cercheranno un altro posto dove far guerra. Ciò significa non conoscere la nostra storia. Noi non ci guardiamo attorno in cerca di guerre e quando ne iniziamo una è sempre con riluttanza. Bi
sognerebbe prima ricordare la storia europea, che ha visto molte nazioni andare con piacere in guerra. Noi cerchiamo posti dove collaborare per risolvere i problemi dell'Aids, della fame, della crescita economica. Ma non rinunceremo a fronteggiare quei regimi che sostengono i terroristi. Non dopo l'11 settembre. Noi diremo al mondo: la Siria sostiene attività terroristiche, l'Iran anche e sviluppa armi di distruzione di massa. Ciò non implica, come il giorno dopo la notte, che ci saranno guerre con l'Iran, la Siria o la Corea del Nord . Ci sono diversi modi per affrontare i problemi del mondo. Ora vogliamo affrontare questo, creando una società migliore per gli iracheni. Poi cercheremo di risolvere gli altri". "
Cordiali saluti




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