Un anno di successi:non è presunzione,non è ottimismo, ma è la percezione netta e chiara che stiamo camminando in modo inequivocabile verso la costruzionedel partito. A piccoli passi, è vero, ma con la consapevolezza che la via è dritta e la costruzione inizia a prendere corpo.
Non era da tutti fare e portare a compimento le difficili scommesse che abbiamo fatto. Eppure l'obiettivo lo stiamo conseguendo passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà.
Abbiamo iniziato con il congresso costituente, dove ci siamo
dati, unico tra i partiti moderni, una dottrina nuova e caratterizzante, uno statuto diverso e partecipativo. Abbiamo trasformato la nostra concezione di partito da quella determinata dai vertici a quella basata sul coinvolgimento diretto della base
nella determinazione della crescita del partito stesso. Abbiamo
cioè trasferito la gestione del partito dal vertice alla militanza.
Paradossalmente le difficoltà maggiori si sono incontrate proprio
nel far capire alla militanza la nuova mentalità, ovvero il poter
svolgere in piena autonomia attività politica autonoma sui
territori di competenza.
In questa fase di autonomia di gestione sul territorio, alcuni
nostri dirigenti si sono dimostrati subito all'altezza del ruolo,
creando situazioni di reale presenza e caratterizzazione politica
(vedi Terracina, L'Aquila, Tagliacozzo, Genova, Bolzano, Isernia, Taranto, ecc.) sia mediante la predisposizione di specifiche campagne locali, sia mediante l'amplificazione di battaglie di tipo nazionale.
Parallelamente in questo anno il Fronte sociale Nazionale ha dato vita ad una serie di convegni di alto spessore culturale e politico come quello di Piacenza, per il lancio della campagna per il ritorno alla lira, o quello di Roma su Beppe Niccolai, per iniziare a riappropriarci dei nostri maestri di pensiero, o quello di Brescia, per richiedere la rimozione del segreto di Stato su tutti gli episodi di strage. Ne potremmo citare altri ma quello che più ci preme è sottolineare la grande partecipazione ai vari convegni, e la presenza come relatori di uomini di diversa formazione culturale e politica. Da Giampiero Mughini a Tommaso Mancini, da Pietrangelo
Buttafuoco a Francesco Caroleo Grimaldi, a Domenico Menniti, e tanti altri.
Il tutto ha avuto un suo momento cruciale nella Conferenza
programmatica organizzativa di Tagliacozzo, tappa intermedia in
attesa del Congresso conclusivo della fase costituente che si terrà
nel 2003. In quella sede è stato fatto il punto della crescita della situazione organizzativa, lo sviluppo del fronte in territori dove non era mai stato presente, si è determinato il modo di realizzazione della nuova struttura territoriale, si sono definiti i temi della battaglia per il ritorno alla lira, e si è discusso su una serie di speculazioni che in ambito sanitario hanno portato ad enormi sprechi di denaro.
In questo anno i successi organizzativi sono stati notevoli:apertura di nuove sedi in varie parti d'Italia; inaugurazione del coordinamento del Nord-Italia a Brescia; creazione di nuclei territoriali in Piemonte, Calabria, Sardegna, Puglia, Lombardia, Toscana; ma soprattutto aggregazione di vari
soggetti senza precedenti politici.
Riteniamo questo il nostro più grande successo: possiamo così diventare veramente il partito della gente, l'alternativa politica al partito liberista del polo e dell'ulivo. A coronamento di un 2002 di grandi soddisfazioni apriamo il 2003 con il nostro giornale. Un mensile che è la lampante dimostrazione dei piccoli passi che fanno i grandi risultati se sono compiuti nella direzione prescelta. Una direzione unica che anima la nostra breve storia politica.
Creare il partito che dia voce agli Italiani, ai non rappresentati,
a quelli che non si riconoscono negli imprenditori alla Berlusconi
o alla Prodi, a quelli che non si riconoscono nei traditori alla Fini o alla D'Alema, a quelli che non si riconoscono nei bellimbusti alla Casini o alla Rutelli. Il Fronte è il giornale degli Italiani "ruspanti", quelli che hanno fatto grande il nome d'Italia, quelli che nel sacrificio hanno saputo comunque esprimere i grandi valori di questo popolo, quelli che non si sentono e non vogliono sentirsi un grande mercato ma una grande nazione, che affronta e risolve i problemi dei ceti più poveri portando fuori dal giogo liberista la
nostra gente.
La scommessa l'abbiamo accettata qualche tempo fa; con questo giornale la rilanciamo ed andiamo avanti…..
Adriano Tilgher




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