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  1. #61
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    Originally posted by Paddy Garcia
    Adirittura. Non potrei mai militare in un partito del genere(nemmeno da dirigente). Credo invece che la classe dirigente dovrebbe perendere atto delle opinioni della base e fungere da "sintesi".
    Semmai per Fassino far fallire il referendum non significa solo dimostrare alla classe dominante la propria affidabilità: significa sopravvivere. Come giustamente scrive Stefano Folli sul Corriere della Sera del 30 aprile: "se vince il sì un intero gruppo dirigente moderato ne sarà travolto. E si dovrà cominciare dall'anno zero".

    P.G.
    Questo è possibile, e te lo dico sinceramente. Era per questo che riportavo quella frase di Massimo Salvadori, senza citarlo, che i riformisti "hanno avuto ragione ma non hanno fatto la storia" (Da La Sinistra nella storia italiana, edizione aggiornata luglio 2001, Laterza, Bari - Roma).

    Il punto sulla dirigenza comunque è che sicuramente una classe dirigente deve essere capace di fungere da sintesi della base, del corpo del partito, ma deve anche essere capace di essere un passo avanti, per il fatto che non tutti sono classe dirigente, c'è un solo segretario e la direzione nazionale è formata da 300 membri, 300 su 600.000 iscritti... c'è un motivo per tutto questo, perché non tutti gli iscritti del partito, anzi pochi in rapporto, hanno le capacità per guidare il partito nelle decisioni che si prendono giorno per giorno....

    Non vuole essere un discorso elitista, ma solo che stando dentro al corpo del partito mi rendo conto di come non tutti hanno le stesse capacità politiche... io stesso se adesso penso alla direzione nazionale, concludo che non sarei capace di essere uno di quei trecento, oggi come oggi.

  2. #62
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    Originally posted by Montalbano
    Questo non me lo ricordo. Mi ricordo però benissimo la campagna astensionista di PRC su quel referendum in modo da farlo fallire. Sei in grado di smentirmi? Guarda che con questo tipo di argomenti non fate bella figura. Il responsabile nazionale del lavoro del tuo partito almeno, da Ferrara, ha avuto il pudore di riconoscere legittimità anche all'astensionismo. Non poteva fare altrimenti...
    Era la votazione per i referendum a mazzetto.... furono sette e c'era anche uno che riguardava le tematiche del lavoro, a cui io votai No, ma quello sull'abolizione della quota proporzionale funse da inglobatore per tutti gli altri... alla fine si parlò solo di questo.

  3. #63
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    Originally posted by Montalbano
    Stai confondendo i piani. Turati era in minoranza ma la scissione tra riformisti e massimalisti avvenne se non erro due anni dopo il Congresso di Livorno. A Livorno la scissione riguardò la frazione comunista che, in polemica soprattutto coi massimalisti che inneggiavano alla rivoluzione senza preparare le strutture del partito in tal senso, ingannavano le masse e impedivano il chiarimento nel partito che avrebbe dovuto portare alla fuoriuscita dei riformisti. Proprio rispetto ai comunisti Turati fece la famosa profezìa secondo la quale essi erano in errore, ma visto che erano onesti, egli era sicuro che prima o poi avrebbero ammesso lo stesso e sarebbero rientrati...
    Ecco, lasciamo stare Livorno e il PCI. Turati era in minoranza nel PSI. Era quello che volevo dimostrare, e cioè che quando il PSI non riuscì a fermare il fascismo, Turati era in minoranza. Perché vorresti accusare Turati di essere il responsabile di questo?

  4. #64
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    Infatti la questione è un'altra... quando ho detto che i riformisti hanno avuto ragione ma non hanno fatto la storia, mi riferivo proprio al fatto che in situazioni cruciali, in cui una linea riformista era la soluzione migliore, non avevano la forza per farla passare... e prevaleva la linea massimalista.

  5. #65
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    Originally posted by Montalbano
    Paddy, sei tu che stai difendendo ad oltranza la linea del tuo partito, condividendo la figuraccia fatta da Liberazione con l'attacco a quell'astensionismo che è stato praticato anche dal tuo partito. E tutti possono vedere chi, tra me e te, sta condividendo ad oltranza la linea del suo partito e chi no. Io voto contro l'indicazione dei DS, tu come al solito fai quello che ti dice Bertinotti. Non ho mai sentito da un militante di PRC un accenno polemico verso la linea del suo partito e chi lo gestisce. Lascia perdere qui, non ci fai una bella figura...

    A parte le banalità sul PRC dove gli scazzi ci sono eccome con tanto di sedie spaccate sulle schiene (e poi proprio all'ultima DN sono usciti tre documenti non più due!), dici così perchè tu hai una visione in chiave politicista di questo referendum. Io no, so chi ha raccolto le firme, so chi li ha firmati, e percepisco una mobilitazione che va ben oltre Rifondazione: di questo non posso che essere contento. L'idea dei referendum nasce da una contaminazione, non da una linea di partito: nasce dalla contaminazione dei movimenti sociali dalla scuola, al lavoro fino all'ambiente (rano 6 i referendum all'inizio). Tutto questo non ha nulla ha che vedere con Bertinotti, ma è trasversale nella società. Nel corso degli scorsi anni questo carattere trasversale ha continuato a manifestarsi in tutte le occasioni: la partecipazione agli scioperi generali nelle diverse città, le occasioni di mobilitazione create direttamente dai comitati, dai girotondi, dai laboratori. Il movimento è come il vento nei versi di Lucrezio: non si vede ma lo si coglie dai suoi effetti, piega gli alberi e alza le onde. Basta riandare con la mente all'inizio dell'anno per ricordarsi l'opposizione catatonica e la depressione collettiva nella nostra società, e poi confrontare quel momento con la straordinaria sequenza di scatti che ha modificato la situazione via via nel corso dell'anno. Alcuni passaggi sono già dimenticati: la vittoria alle amministrative per esempio. Con la ingenerosità che è loro tipica i partiti hanno metabolizzato l'evento e man mano che il tempo passa dimenticano sempre di più il contributo decisivo offerto dalla nuova atmosfera di entusiasmo prodotta dai movimenti: senza la sua capacità di recuperare l'assenteismo elettorale, la vittoria se la sognavano. So che fa molto comodo definire questo il referendum "comunista" (come fanno i radicali). Ma bisogan prendere atto che è qualcosa di più e che nasce da istanze dal basso. A differenza di chi vuole imprigionare la politica nella stanza dei bottoni e manda tutti al mare, noi diamo la possibilità di incidere, per una volta, su un grande tema di civiltà direttamente con un referendum.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  6. #66
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    Originally posted by Montalbano
    No, questo lo dici tu. Io dico che i DS hanno una forte rappresentanza nel mondo della piccola impresa e debbono tutelare gli interessi anche dei piccoli imprenditori. O quelli nella tua idea di democrazia non debbono avere rappresentanza?
    Bene, come direbeb Red qui sta allora il compito di una dirigenza avanzata (?) chiarire al popolo delle partite IVA che, al contrario delle bufale di Confindustria, l'estensione dell'articolo 18 non creerà nessun disastro economico alle piccole imprese. Ma Bersani dice esattamente il contrario.

    P.G.
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  7. #67
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    Originally posted by Red River
    Questo è possibile, e te lo dico sinceramente. Era per questo che riportavo quella frase di Massimo Salvadori, senza citarlo, che i riformisti "hanno avuto ragione ma non hanno fatto la storia" (Da La Sinistra nella storia italiana, edizione aggiornata luglio 2001, Laterza, Bari - Roma).

    Il punto sulla dirigenza comunque è che sicuramente una classe dirigente deve essere capace di fungere da sintesi della base, del corpo del partito, ma deve anche essere capace di essere un passo avanti, per il fatto che non tutti sono classe dirigente, c'è un solo segretario e la direzione nazionale è formata da 300 membri, 300 su 600.000 iscritti... c'è un motivo per tutto questo, perché non tutti gli iscritti del partito, anzi pochi in rapporto, hanno le capacità per guidare il partito nelle decisioni che si prendono giorno per giorno....

    Non vuole essere un discorso elitista, ma solo che stando dentro al corpo del partito mi rendo conto di come non tutti hanno le stesse capacità politiche... io stesso se adesso penso alla direzione nazionale, concludo che non sarei capace di essere uno di quei trecento, oggi come oggi.
    Recentemente ho parlato con Tom Benettollo che è un uomo intelligente e della DN dei DS. Mi ha detto che punto non è che la classe dirigente di sinistra è cattiva e non vuole ascoltare la base perchè si crede superiore. Ma prorpio non si capiscono a vicenda, come un dialogo fra sordi, usano un diverso linguaggio e diverse modi di porsi i problemi. Non c'è proprio dialettica, mi ha detto.

    P.G.
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  8. #68
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    Credo che ci siano altri metodi per disincentivare "il datore di lavoro bastardo" che vuole liberarsi del proprio personale.

    Ritengo che l'estensione dell'art.18, per le piccole imprese, sia semmai dannoso.

    Trovo giusta l'idea ddell'astensione.
    Questo referendum crea danno e il modo per limitarlo e' che non raggiunga il quorum.
    "Preoccuparsi e' inutile. Infatti se esiste una soluzione al problema non ha senso preoccuparsi. E se la soluzione non esiste allora perche' preoccuparsi?" - Ignoto.

  9. #69
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    Originally posted by Montalbano
    No, questo lo dici tu. Io dico che i DS hanno una forte rappresentanza nel mondo della piccola impresa e debbono tutelare gli interessi anche dei piccoli imprenditori. O quelli nella tua idea di democrazia non debbono avere rappresentanza?
    Perbacco se devono avere rappresentanza ! Però in maniera un pò logorroica ripeto che NON è battagliando sull'estensione dell'art. 18 che tutelano gli interessi dei piccoli Imprenditori (volutamente con la I maiuscola, nel senso che quelli con la i minuscola è tutta un'altra cosa, ma la loro tutela direi di lasciarla ad altri più 'predisposti', che ne dite ?), mentre senz'altro l'estensione dell'art. 18 è una maggiore tutela per il lavoratore che ha il diritto di essere difeso dai piccoli imprenditori (questa volta quelli con la i minuscola).

    In Toscana ne vedo di cotte e di crude sulla politica che si fa a livello regionale verso le PMI, che è spesso inadeguata a dare risposte concrete a quelle che sarebbero le loro reali esigenze; e il fatto che il più delle volte siano politiche dettate da incompetenza piuttosto che da interessi personali o mala volontà, non è che alla lunga produca risultati diversi...

    Quindi ripeto il mio punto di vista: non so se il referendum sia o meno lo strumento più adatto (effettivamente forse no), ma visto che si fa, andiamo a votare e votiamo sì, a costo, per qualcuno, di doversi turare il naso 'perchè si fa un favore a Bertinotti che con il referendum ha inteso colpire Cofferati' (una delle tesi che sento più spesso rivendicare in base alla quale si dovrebbe, nella migliore delle ipotesi annullare la scheda, nella peggiore andare al mare).

    E in parallelo, se davvero sta a cuore la tutela delle PMI, che si cominci prima di tutto a chiedere loro di cosa abbiano realmente bisogno, e in un secondo tempo che si affrontino le loro REALI esigenze con competenza e coerenza...ricordandosi di distinguere fra Imprenditori e imprenditori...

    Chiedo scusa per essermi inserito al volo nel dialogo (vorrei farlo con più continuità, l'argomento è davvero molto interessante e il tono della discussione acceso ma costruttivo...ma purtroppo non ho molto tempo a disposizione).

    Cordialmente,
    Etrusco

  10. #70
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    Originally posted by Montalbano
    Paddy, ti prego, smettila con questa litanìa. Sarebbe troppo facile risponderti che l'avete fatto anche voi. Dammi retta, è un'autogoal...
    Ti ho già speigato al differenza: a quel referendum si votava per abolire la quota proporzionale e l'articolo 18. Avevamo qualche interesse noi a legittimare questa battaglia? No. I DS oggi si astengono sul referendum per l'estensione dell'articolo 18. Hanno qualche interesse a legittimare questa battaglia? Evidentemente no. Lo dicono loro stessi.

    P.G.
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