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  1. #71
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    Originally posted by Montalbano
    Certo che a Liberazione hanno la faccia come il culo. Si sono dimenticati di quando erano loro ad invitare gli elettori ad andare al mare. Argomenti di questo genere rischiano di tradursi in un autogoal gigantesco...
    Credo che la prima pagina di liberazione vada interpretata in un altro modo. Cambia il "vanno al mare" con "votano NO" e il risultato d'immagine, riguardo all'assortita compagnia contraria al referendum, non cambia.
    Certo, le alleanze sui singoli temi non dovrebbero mai essere strumentalizzate; ma visto il tema, converrai che il vedere Berlusconi a fianco di Rutelli e D'Amato a fianco di Pezzotta procura un minimo di sconcerto. E non dimentichiamo, comunque, che su questo terreno della polemica politica nessuno ha la coscienza pulita.

    Riguardo, invece, ai motivi che nel 2001 indussero all'astensione, vorrei ricordare alcune sottili differenze con l'attuale scadenza referendaria.

    In primo luogo i referendum erano 7 e facevano parte di un più ampio disegno di soppressione di diritti.
    Il problema vero era quindi come fermare l'iniziativa referendaria nel suo complesso.
    Ammesso e non concesso che si sarebbe vinto sull'art. 18, non si fosse arrivati a quel risultato oggi avremmo:

    Legge elettorale ancor più maggioritaria, con l'inevitabile risultato di un Ulivo ancora più schiacciato sulle posizioni di centro e forze di opposizione come Rifondazione definitivamente escluse da un ramo del Parlamento.
    Abolizione del finanziamento pubblico, e con questo l'abolizione di tutte le forze politiche che non possono soddisfare l'interesse di chi potrebbe finanziarle. Vedi gli Usa, dove tutto avviene sì alla luce del sole, ma dove tutto finisce nelle mani di pochi.
    Sommando il risultato dei due quesiti, inoltre, ne sarebbe uscito un nuovo atto di accusa, secondo il più becero e demagogico populismo, nei confronti dei partiti. E come ben sappiamo, al di là delle giuste critiche nei confronti di un sistema dei partiti certamente ingessato, auspicare la scomparsa degli stessi non ha mai significato nulla di buono.
    Di sicuro, ne avrebbero tratto vigore i presidenzialisti e tutti coloro che, a vario modo, intendono realizzare forme di rappresentanza politica ipermaggioritarie.

    Dalla sconfitta dei tre quesiti sulla giustizia, infine, la base di partenza per permettere un'operazione d'intervento sull'opinione pubblica per far passare di tutto e di più. Lo scopo dei tre quesiti, infatti, aveva il chiaro intento di mettere in cattiva luce la magistratura nel suo insieme. Quesiti dal contenuto fortemente demagogico, finalizzati soltanto ad alimentare la campagna di disprezzo verso la magistratura.
    Dello stesso tono, il quesito sulle ritenute sindacali.

    Questo il quadro rispetto al quale, oggi, Berlusconi avrebbe potuto avere carta bianca.

    Come e perché allora Berlusconi si astenne?
    Le vie della politica sono infinite e possono facilmente essere spiegate con il clima politico di quei giorni.
    Ho partecipato alla campagna referendaria proprio come Presidente di un Comitato per l'astensione. Soltanto a fatica siamo riusciti ad ottenere dall'Autorità TLC gli spazi di comunicazione politica sulle private (la Commissione parlamentare di Vigilanza RAI ci tagliò le gambe nonostante fosse a maggioranza di centrosinistra).
    L'indicazione al voto proveniva infatti da quasi tutti i settori della politica.
    La Confindustria era fortemente schierata; i mezzi d'informazione anche, tutti a tirare la volata per il sì al quesito elettorale (non a caso, fu l'ultima campagna elettorale referendaria fortemente vissuta dai media);
    gran parte del polo, compresi ampi settori di Forza Italia, ha fatto campagna elettorale sino all'ultimo per il voto visto il contenuto chiaramente di destra dei quesiti.
    Personalmente ho partecipato a dibattiti con esponenti di AN, Forza Italia e comunisti italiani: l'indicazione, anche se diversa sui singoli quesiti da parte dei comunisti italiani, era di andare a votare e di votare sì.
    Anche i DS, con tutta l'area dell'Ulivo favorevole al maggioritario, fecero un'assidua campagna per il voto.
    Ed anche l'indicazione del sindacato era per andare a votare.
    Anche il manifesto, vicino alle posizioni della CGIL, ignorò noi come tutte le altre forze politiche e sindacali che si battevano per l'astensione. Mai vista tanta stupida censura come in quella occasione.

    Per i paradossi della politica, è proprio in questo clima per il voto che si è infilata la furbizia di Berlusconi. Una volta capito che l'astensione avrebbe prevalso (la scelta definitiva fu presa con un congresso dell'ultima ora, 10 giorni prima), utilizzò il risultato referendario per dimostrarsi vincitore nei confronti di un Governo di centro-sinistra che, invece, invitava fortemente al voto per il sì al quesito sulla legge elettorale.

  2. #72
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    Originally posted by Montalbano
    Paddy, io e te abbiamo difetti di comunicazione. Io non intendevo dire PRC, ma forumisti di PRC. Non ne ho mai trovato uno contrario alla linea di Bertinotti, almeno qui. E' differente...
    Io ho letto "militanti del PRC". Ti so solo dicendo che è l'interesse dei padroni quello di far diventare questo il referendum "di Bertinotti contro i DS". Mentre i sondaggi (per quel che contano) ci dicono (come quello di ieri sera di Mannaimer) che c'è una trasversalità da destra a sinistra nel votare si. L'interesse del nostro Partito in questo momento è molto semplice: sventolare poche bandiere, raggiungere il quorum. Altro che difendere la linea. Conquesto referendum mettiamo in discussione il nostro stesso "identitarismo".

    Comunque questo confronto si sta allargando troppo verso l'OT. In fondo prendo atto che voterai SI, anche se lo scazzo è nato sul fatto che cerchi di dire ch ein fondo Fassino non ha torto. A questo punto non mi interessa molto, pensiamo a convincere altri ad andare a votare, e a votare SI e a far vincere i referendum che significherebbe dopo 20 anni di compromessi la prima vittoria del movimento dei lavoratori in Italia. Altro che elezioni locali!

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  3. #73
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    Scusate quella che potrà sembrare un' intrusione, ma sono un militante del PRC sporadicamente forumista molto spesso critico con Bertinotti.
    E altri ce ne sono nel forum del PRC.

  4. #74
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    Predefinito la Cgil dice «sì» al referendum. Il direttivo approva la linea Epifani

    07.05.2003
    la Cgil dice «sì» al referendum. Il direttivo approva la linea Epifani
    di red


    Sì della Cgil al referendum sull’articolo 18. La Cgil si è schierata a larghissima maggioranza sul referendum del 15 giugno, accogliendo l’indicazione del suo segretario Guglielmo Epifani che chiedeva, pur tra molti distinguo, all'esecutivo di pronunciarsi per il sì.

    Il direttivo ha approvato questa proposta con 127 sì, su 158 aventi diritto di voto. Nessun astenuto e nove dichiarazioni di non partecipazione al voto, tra le quali quelle di 4 segretari confederali: Achille Passoni, Marigia Maulucci, Carlo Ghezzi e Giuseppe Casadio. Un voto è andato all'ordine del giorno presentato da Francesco Grondona, esponente della Fiom di Genova. Altri quattro dei cinque ordini del giorno presentati martedì sono stati invece ritirati prima della votazione.

    La decisione della Cgil arriva dopo la relazione particolarmente sofferta di Epifani di martedì. Il segretario della Cgil aveva invitato a votare sì, per difendere il cammino delle proposte di legge del sindacato e il mantenimento dell'art. 18, pur definendo il referendum inopportuno, sbagliato, limitativo e solo parzialmente idoneo a rappresentare una reale difesa del diritto a non essere licenziati senza giusta causa nelle imprese sotto i 15 dipendenti. Il segretario generale della Cgil, comunque, aveva precisato che - nel caso il parlamentino dell'organizzazione avesse approvato la sua proposta - la Cgil sarebbe scesa in campo «con un profilo rigorosamente autonomo» e «senza aderire ai comitati referendari presenti».

    Al sì della Cgil probabilmente non corrisponderanno le decisioni della Cisl e della Uil. «Il referendum sull’articolo 18 non porta vantaggi né ai lavoratori, né all’economia», e inoltre «creerebbe tensioni all'interno del sindacato e difficoltà su tutto il terreno del riformismo»: questa l'indicazione data martedì dal segretario generale della Cisl, Pezzotta. Anche il leader della Uil ha giudicato errata la scelta di Guglielmo Epifani: «Occorre una riforma del sistema delle tutele. Ma questo problema-spiega- non può essere risolto con un sì al referendum », ha detto martedì Angeletti, che proporrà l'astensione mercoledì alla segreteria del sindacato di via Lucullo.

    E l'astensione è anche l'indicazione dei Ds, data dal segretario Piero Fassino. Una posizione che trova molti disaccordi, prima di tutto nel “correntone”.

    www.unita.it
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  5. #75
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    ART. 18: PATTA, STRAGRANDE MAGGIORANZA CGIL CON EPIFANI

    Roma, 7 mag. (Adnkronos) - ''Il risultato del direttivo ha confermato che la stragrande maggioranza della Cgil e' favorevole a un impegno a favore del si' al referendum''. Lo dichiara Gian Paolo Patta, segretario confederale e leader dell'area programmatica 'lavoro societa'' della Cgil, secondo cui la scelta di una ristrettissima minoranza di non partecipare al voto non inficia comunque la grande compattezza dell'organizzazione sindacale di Epifani.
    (Red/Pe/Adnkronos)
    07-MAG-03167
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  6. #76
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    A nessuno fa schifo vincere le elezioni.
    Ma la priorità almeno per me è questo referendum.

    P.G.


    ART.18: EPIFANI, SI' PER RIFORME E ESTENSIONE DIRITTI
    Roma, 7 mag. - (Adnkronos) - ''Il nostro si' al referendum e' per le riforme e per allargare i diritti dei lavoratori''. Il messaggio che la Cgil vuole lanciare al termine del comitato direttivo e' chiaro e il leader Guglielmo Epifani lo spiega cosi': ''La scelta di appoggiare il referendum e' per rilanciare una stagione di battaglie per i diritti''. Tre gli obiettivi posti dal leader della Cgil: ''Una vera riforma degli ammortizzatori sociali, l'estensione dei diritti anche ai lavoratori parasubordinati ed estendere i diritti in materia di licenziamenti senza causa. Questa scelta di ampliare i diritti e le tutele e' una scelta riformista''.
    (Rem/Rs/Adnkronos)
    07-MAG-0318:06
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  7. #77
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    Originally posted by Red River
    Io sono sempre andato a votare, a tutti i referendum oltre che alle elezioni normali, e ho sempre preso una posizione.... è per questo che mi trovo in una posizione difficile, in cui tengo ancora in considerazione l'idea di non andare a votare.... Per uno come me che ha sempre votato sarebbe comunque una scelta difficile.... e d'altra parte ancora mi frullano in testa quelle parole di Cesare Damiano: "Se tra un dipendente di un'azienda con un dipendente e il suo datore di lavoro si rompe un rapporto di fiducia e il lavoratore viene licenziato senza giusta causa, non è il giudice con la sentenza di reintegro che può ricostruire quel rapporto personale".

    Ma ancora non voglio chiudere le altre porte....
    Ci siere mai passati per un reintegro forzato?
    Io sì.

    In effetti dopo poco me ne sono dovuto andare e quella che era "una famiglia" non lo era più.
    Non solo era più per me ma anche per tutti gli altri che erano rimasti, dopo strappi del genere tutto il tessuto aziendale ne risente.

    Ma l'importanza dell'esistenza dell'art18 è indiscutibile. Serve come deterrente.
    Ricordiamo che l'articolo difende solo dalla mancanza di una giusta causa.

    Se la causa viene ben motivata il licenziamento è lecito.

    Saluti

  8. #78
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    Originally posted by XT
    Credo che ci siano altri metodi per disincentivare "il datore di lavoro bastardo" che vuole liberarsi del proprio personale.

    Ritengo che l'estensione dell'art.18, per le piccole imprese, sia semmai dannoso.

    Trovo giusta l'idea ddell'astensione.
    Questo referendum crea danno e il modo per limitarlo e' che non raggiunga il quorum.
    Certo un modo ci può essere. Imporgli di pagare anni ed anni di stipendio a vuoto a seconda della gravità o dei carichi famigliari oppure imporgli di trovare una nuova occupazione di pari dignità e retribuzione presso qualche altra azienda oppure trasformerlo in reato penale

    Ma sinceramente li ritiene alternative valide?
    Quelle però sarebbero i soli disincentivi per un imprenditore e le prime tutelerebero il dipendente n modo adeguato.

    Già perchè oltre che disincentivare l'imprenditore occorre pensare al dipendente ed alla sua famiglia.

    Quelle alternative le ritiene troppo onerose? Consideri i benefici che un imprenditore otterrebbe con la libertò di licenziare senza giusta causa.
    In pratica avrebbe l'equivalente di una bella frusta per i propri dipendenti dai quali poter ottenere riduzioni di stipendi, aumento dell'orario di lavoro, nessuna protesta sindacale o di altro genere, poter lesinare sulle norme di sicurezza, ecc.

    Come vede un'alternativa a tanto ben di Dio deve essere un onere molto pesante.

    Saluti

  9. #79
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    Originally posted by Paddy Garcia
    Bene, come direbeb Red qui sta allora il compito di una dirigenza avanzata (?) chiarire al popolo delle partite IVA che, al contrario delle bufale di Confindustria, l'estensione dell'articolo 18 non creerà nessun disastro economico alle piccole imprese. Ma Bersani dice esattamente il contrario.

    P.G.
    Non ho capito... cos'è che dico io?

  10. #80
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    Originally posted by Paddy Garcia
    Recentemente ho parlato con Tom Benettollo che è un uomo intelligente e della DN dei DS. Mi ha detto che punto non è che la classe dirigente di sinistra è cattiva e non vuole ascoltare la base perchè si crede superiore. Ma prorpio non si capiscono a vicenda, come un dialogo fra sordi, usano un diverso linguaggio e diverse modi di porsi i problemi. Non c'è proprio dialettica, mi ha detto.

    P.G.
    Infatti il rischio più grosso della dirigenza dei DS, di fronte alla superficialità comprensibile di altri, è proprio quello di riuscire a spiegarsi.... questo dipende da due fattori, la capacità di spiegare e la volontà di ascoltare.

 

 
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