Credo che la prima pagina di liberazione vada interpretata in un altro modo. Cambia il "vanno al mare" con "votano NO" e il risultato d'immagine, riguardo all'assortita compagnia contraria al referendum, non cambia.Originally posted by Montalbano
Certo che a Liberazione hanno la faccia come il culo. Si sono dimenticati di quando erano loro ad invitare gli elettori ad andare al mare. Argomenti di questo genere rischiano di tradursi in un autogoal gigantesco...
Certo, le alleanze sui singoli temi non dovrebbero mai essere strumentalizzate; ma visto il tema, converrai che il vedere Berlusconi a fianco di Rutelli e D'Amato a fianco di Pezzotta procura un minimo di sconcerto. E non dimentichiamo, comunque, che su questo terreno della polemica politica nessuno ha la coscienza pulita.
Riguardo, invece, ai motivi che nel 2001 indussero all'astensione, vorrei ricordare alcune sottili differenze con l'attuale scadenza referendaria.
In primo luogo i referendum erano 7 e facevano parte di un più ampio disegno di soppressione di diritti.
Il problema vero era quindi come fermare l'iniziativa referendaria nel suo complesso.
Ammesso e non concesso che si sarebbe vinto sull'art. 18, non si fosse arrivati a quel risultato oggi avremmo:
Legge elettorale ancor più maggioritaria, con l'inevitabile risultato di un Ulivo ancora più schiacciato sulle posizioni di centro e forze di opposizione come Rifondazione definitivamente escluse da un ramo del Parlamento.
Abolizione del finanziamento pubblico, e con questo l'abolizione di tutte le forze politiche che non possono soddisfare l'interesse di chi potrebbe finanziarle. Vedi gli Usa, dove tutto avviene sì alla luce del sole, ma dove tutto finisce nelle mani di pochi.
Sommando il risultato dei due quesiti, inoltre, ne sarebbe uscito un nuovo atto di accusa, secondo il più becero e demagogico populismo, nei confronti dei partiti. E come ben sappiamo, al di là delle giuste critiche nei confronti di un sistema dei partiti certamente ingessato, auspicare la scomparsa degli stessi non ha mai significato nulla di buono.
Di sicuro, ne avrebbero tratto vigore i presidenzialisti e tutti coloro che, a vario modo, intendono realizzare forme di rappresentanza politica ipermaggioritarie.
Dalla sconfitta dei tre quesiti sulla giustizia, infine, la base di partenza per permettere un'operazione d'intervento sull'opinione pubblica per far passare di tutto e di più. Lo scopo dei tre quesiti, infatti, aveva il chiaro intento di mettere in cattiva luce la magistratura nel suo insieme. Quesiti dal contenuto fortemente demagogico, finalizzati soltanto ad alimentare la campagna di disprezzo verso la magistratura.
Dello stesso tono, il quesito sulle ritenute sindacali.
Questo il quadro rispetto al quale, oggi, Berlusconi avrebbe potuto avere carta bianca.
Come e perché allora Berlusconi si astenne?
Le vie della politica sono infinite e possono facilmente essere spiegate con il clima politico di quei giorni.
Ho partecipato alla campagna referendaria proprio come Presidente di un Comitato per l'astensione. Soltanto a fatica siamo riusciti ad ottenere dall'Autorità TLC gli spazi di comunicazione politica sulle private (la Commissione parlamentare di Vigilanza RAI ci tagliò le gambe nonostante fosse a maggioranza di centrosinistra).
L'indicazione al voto proveniva infatti da quasi tutti i settori della politica.
La Confindustria era fortemente schierata; i mezzi d'informazione anche, tutti a tirare la volata per il sì al quesito elettorale (non a caso, fu l'ultima campagna elettorale referendaria fortemente vissuta dai media);
gran parte del polo, compresi ampi settori di Forza Italia, ha fatto campagna elettorale sino all'ultimo per il voto visto il contenuto chiaramente di destra dei quesiti.
Personalmente ho partecipato a dibattiti con esponenti di AN, Forza Italia e comunisti italiani: l'indicazione, anche se diversa sui singoli quesiti da parte dei comunisti italiani, era di andare a votare e di votare sì.
Anche i DS, con tutta l'area dell'Ulivo favorevole al maggioritario, fecero un'assidua campagna per il voto.
Ed anche l'indicazione del sindacato era per andare a votare.
Anche il manifesto, vicino alle posizioni della CGIL, ignorò noi come tutte le altre forze politiche e sindacali che si battevano per l'astensione. Mai vista tanta stupida censura come in quella occasione.
Per i paradossi della politica, è proprio in questo clima per il voto che si è infilata la furbizia di Berlusconi. Una volta capito che l'astensione avrebbe prevalso (la scelta definitiva fu presa con un congresso dell'ultima ora, 10 giorni prima), utilizzò il risultato referendario per dimostrarsi vincitore nei confronti di un Governo di centro-sinistra che, invece, invitava fortemente al voto per il sì al quesito sulla legge elettorale.




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