vero, le impostazioni sono diverse, ma gli impulsi, sensazioni ed intuizioni che stanno a monte di queste forse sono più vicine di quanto non possa apparire più a valle. C'è un idem sentire di fondo che percepisco benissimo.Originally posted by Peucezio
Caro Felix,
In effetti leggendo il tuo intervento risultano chiari i termini del dissenso. I nostri rispettivi discorsi partono da diverse impostazioni metodologiche e filosofiche e le conclusioni sono coerenti e conseguenti.
Tu applichi dei principi biologico-evoluzionistici di stampo positivista e naturalista e la tua posizione circa il metticciato, in un'ottica suprematista radicale intesa in senso biologista, è perfettamente logica.
Io, dal canto mio, respingo ogni visione di stampo materialistico, anche se capisco e rispetto la tua impostazione, che tra l'altro è alla base di molte dottrine care ai nazionalsocialisti ed ha un'alta dignità culturale e storica.
Io, dicevo, respingo una visione riduzionista in senso biologico-evoluzionistico, perché ritengo il materialismo e il naturalismo scientifico espressioni, benché fra le più degne, di un movimento comunque degenerescente, che è quello legato alle rivoluzioni, alla secolarizzazione della società, all'imporsi dello scientismo e del metodo sperimentale sul sapere mitico e tradizionale, di cui la religione positiva, con tutti i suoi limiti, era una continuazione, sia pure su un livello più basso.
Da questo punto di vista l'epoca che tu rimpiangi rappresenta per me già uno stato di decadenza avanzatissimo, molto vicino all'attuale: un'età cioè dominata ormai quasi totalmente dai Giudei, dallo spirito borghese e in cui l'alienazione dello stesso uomo bianco era già a livelli altissimi. Il movimento coloniale, a maggior ragione quello dell'Ottocento, rispetto a quelli precedenti, lo inquadro nella stessa alienazione e decadenza. Il colonialismo europeo in generale non dimentichiamo che risale proprio al momento in cui in Europa prendono vita i presupposti della modernità (riforma protestante, invenzione della stampa, metodo scientifico), al punto che convenzionalmente si fa cominciare la stessa età moderna con il "descubrimiento", cioè con la scoperta dell'America (da parte di un ebreo, guardacaso).
Tornando alla fine dell''800, noto per inciso che noi italiani avevamo le briciole delle briciole degli imperi coloniali mondiali e la cosa non è casuale.
Chiarite queste divergenze metodologiche toglimi una curiosità: quando tu auspichi una supremazia delle razze europee su tutte le razze, in termini così invasivi e forti, è perché la ritieni oggettivamente e in assoluto la migliore e quindi pensi che un mondo dominato totalmente da questa sia portato naturalmente a salire come livello complessivo di civiltà, o semplicemente perché è la nostra e quindi dobbiamo imporci sugli altri, per sopravvivere e guadagnare in prosperità e forza?
Se infatti mi parli dei negri, benissimo, ma se mi parli di Cinesi o Indiani ti seguo con più difficoltà.
Saluti
Al biologismo tendenzialmente materialistico ci sono arrivato anche per la constatazione lancinante della degenerescenza irrimediabile della nostra civiltà, ormai putrescente sino alle radici. È anche una sorta di ultima áncora di salvezza per non precipitare nel maelström nichilista: afferrarsi al solido dato biologico, al terreno concreto del DNA, del tipo fisico, della razza per conservare un axis di riferimento, un motivo centrale di senso vitale.
Ed è questa una posizione di sostegno che può certamente rassicurare, ma ad una sensibilità tradizionalista e spiritualista, alla fine, risulta insufficiente e, negli aspetti più brutali ed estremi, persino ripugnante. È una costrinzione cui si è portati dalle circostanze, più che una libera scelta. E ciò è evidente soprattutto nella questione del suprematismo, laddove una situazione favorevole di distanza / buona salute della nostra razza e dei nostri popoli / etnie renderebbe meno pressante la necessità di difenderci e di colpire un nemico.
In realtà la situazione ottima sarebbe stata quella di una separazione naturale, tradizionale, tra razze, civiltà, etnie e popoli. Ma storicamente non è stato così. L'evoluzione tecnologica ha spinto i gruppi più avanzati ad espandersi, sino a creare, a partire dal XVI sec., l'unificazione progressiva del pianeta, con le conseguenze in termini di migrazioni, rimescolamenti e snaturamenti decadenziali che osserviamo negli ultimi tempi.
Comprendo perfettamente che la radice del male cosmopolita che viviamo oggi sta a monte, ma il dramma è constatare come ciò sia frutto di un'evoluzione strutturale, economica e tecnologica, che è stata forse inevitabile al di là di cambiamenti ideologici, politici e religiosi. E qui torniamo alla biologia, al comportamento di homo sapiens come specie animale... Sarebbe stato possibile frenare la corsa all'accumulazione del sapere scientifico e della conoscenza tecnologica da parte dei gruppi umani? C'è da dubitarne...
Tornando indietro, io "rimpiango" tanti momenti, tante tappe che potevano portare da un'altra parte, tanti sentieri non percorsi... ma alla fine il quadro d'insieme che ne viene fuori è che costantemente e sistematicamente l'uomo ha imboccato i sentieri sbagliati. La domanda qui è: sarebbe stato possibile in qualche momento scegliere la strada giusta? per esempio, stroncare sul nascere l'illuminismo e restare nell'antico regime, ridare senso alla società di ordini, rinvigorire la nobiltà e fiaccare la prepotente ascesa della borghesia?
In merito al nostro rapporto con le razze sinica/nipponica, indiana e negra. Siamo d'accordo che la razza negra ha un livello intellettivo inferiore al nostro. Le altre no. Ma proprio per ciò risultano più pericolose. Se la razza negra può essere facilmente sottomessa e dominata in quanto razza naturaliter servile, le altre sono razze competitive, che possono a loro volta scontrarsi vittoriosamente contro la nostra. In altre condizioni meno competitive, queste razze sarebbero in un certo qual modo complementari, sviluppando ciascuna diverse qualità superiori: spiritualità, intelletto, organizzazione sociale, ecc... Ma nel mondo globale di oggi homo homini lupus, ovvero ogni razza / etnia entra in un gioco crudele di competizione aggressiva. In questo caso faccio riferimento all'egocentrismo naturale di ogni razza e gruppo umano. NOI siamo bianchi europei, e dobbiamo difendere i NOSTRI interessi. E difenderci, come ho già detto, vuol dire in certi casi attaccare per primi, e stroncare ogni possibilità di controofensiva del nemico.
mi piacerebbe continuare questa discussione così come l'abiamo impostata, caro Peucezio (aperta ovviamente a chiunque ne sia interessato)
saluti




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