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Discussione: Due Anni per la Pace

  1. #11
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    da www.lastampa.it

    " 30 Maggio 2003

    AL CENTRO DELLA DISCUSSIONE I PUNTI CONTROVERSI DEL «TRACCIATO DI PACE»


    Sharon-Abu Mazen, dialogo ripartito a Gerusalemme


    Più libere le città palestinesi in cambio di interventi contro il terrorismo

    Aldo Baquis
    TEL AVIV
    L’incontro di quasi tre ore fra il primo ministro israeliano Ariel Sharon e quello palestinese Abu Mazen, ha fruttato ieri un primo passo in direzione del «tracciato di pace». Come «gesto di buona volontà», Sharon ha annunciato al capo del governo dell'Anp che allenterà la morsa nella quale sono strette le città della Cisgiordania e libererà alcuni dei prigionieri palestinesi. Ma il governo di Israele si aspetta un rapido ed efficace intervento contro il terrorismo da parte dell'Autorità palestinese.
    Il gesto unilaterale di Sharon riguarderà la fine, da oggi, del blocco della Cisgiordania, il ritiro (secondo quanto scrive il quotidiano «Hàaretz») delle truppe dai centri di alcune città, il permesso a parte dei palestinesi di tornare ai posti di lavoro in Israele. Inoltre, è prevista la liberazione di alcuni palestinesi in carcere in Israele e l'alleggerimento dei blocchi stradali intorno ai centri urbani. Dovrebbero anche essere rilasciati di due alti esponenti dell'Olp, da tempo prigionieri nello stato ebraico. Uno dei due, come ha spiegato il ministro dell'Informazione palestinese Nabil Amr, è Taysir Khaled, membro del Comitato Esecutivo dell'Olp e dell'ufficio politico del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp). In cambio Sharon, secondo quanto si legge in un comunicato dell'ufficio del primo ministro israeliano, ha chiesto ad Abu Mazen di «agire in modo decisivo contro il terrorismo, smantellare le organizzazioni terroristiche, confiscare le armi illegali, fermare gli incitamenti alla violenza e creare un'atmosfera di pace». Un comunicato palestinese riferisce che «il primo ministro definisce l'incontro come serio, sincero e positivo». «È giunto il tempo - aggiunge il documento palestinese - che tanto i palestinesi quanto gli israeliani colgano l'occasione per fare la pace».
    Si è trattato del secondo incontro in dieci giorni fra i due statisti che prevedono di rivedersi mercoledì ad Aqaba (Giordania), alla presenza del presidente George Bush e di re Abdallah II di Giordania. Sharon ed Abu Mazen avevano preparato l'incontro con grande cura. Il primo aveva fatto sì che il proprio recalcitrante governo accettasse il Tracciato di pace delineato dal Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu). Il suo partner palestinese ha avviato un dialogo con Hamas, per convincere gli integralisti a deporre le armi e lasciare spazio al dialogo politico.
    Il grande assente della serata politica di Gerusalemme è stato ancora una volta Yasser Arafat, ieri impegnato ad ospitare il ministro degli Esteri della Nuova Zelanda dopo aver ricevuto il giorno precedente il suo omologo spagnolo, Ana Palacio. Dai microfoni allineati di fronte al suo quartier generale di Ramallah (ieri brulicante di operai, impegnati ad erigere il nuovo muro di cinta) Arafat ha lasciato chiaramente intendere di avere ancora saldamente in pugno le redini della alta politica palestinese.
    Il colloquio di ieri fra i due premier è stato discretamente preparato da due équipes di funzionari israeliani e palestinesi per garantire nei limiti del possibile una conclusione positiva, che non desti cioè imbarazzo a Bush alla vigilia della sua spola in Egitto e in Giordania.
    Prima di entrare da Sharon il colonnello Muhammad Dahlan, responsabile del ministero degli interni e della sicurezza preventiva, aveva sottolineato che più che le questioni generali (come quella, pure, importante di Gerusalemme) ai palestinesi della strada preme vedere fin da ora risultati tangibili: «Occorre che i carri armati israeliani scompaiano dalle strade, che cessino le uccisioni, le demolizioni punitive di case».
    I due primi ministri dovevano affrontare la scorsa notte anche la questione dello scongelamento di ingenti fondi (in gran parti dazi doganali) trattenuti da Israele perchè non giungessero nelle mani di Arafat dalle quali - secondo l'intelligence di Israele - rischierebbero di proseguire fino alle cellule armate delle Brigate dei martiri di al-Aqsa. Ma il nuovo ministro palestinese delle finanze Salam Fayad, un economista di fama, incute fiducia sia a Washington sia a Gerusalemme. Non è escluso che Israele decida di utilizzare i fondi accantonati per rafforzare la immagine di Abu Mazen agli occhi dei palestinesi.
    Molto interesse desta in Israele il dialogo intrapreso da Abu Mazen con i leader dei gruppi della intifada armata. «La nostra non è una logica di forza» - ha spiegato Dahlan - Crediamo piuttosto negli accordi». Gli stessi dirigenti di Hamas hanno confermato che - in cambio del rilascio di prigionieri e di un impegno israeliano a sospendere le violenze - loro stessi sospenderebbero per settimane gli attentati in territorio israeliano. Discretamente, potrebbero anche aver aggiunto in un orecchio di Abu Mazen che si asterranno anche da attacchi contro soldati e coloni nei Territori.
    Anche ieri due palestinesi armati sono stati uccisi in scontri a fuoco con reparti israeliani. Un altro palestinese è rimasto ucciso ieri sera quando un carro armato israeliano ha sparato una cannonata su un villaggio nel centro della striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti mediche e della sicurezza palestinesi. La notizia però è stata smentita dalle autorità israeliane, secondo le quali il giovane sarebbe morto mentre preparava un ordigno.
    "

    Shalom!!!

  2. #12
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    Predefinito palestina e israele

    [QUOTE]Originally posted by Pieffebi
    [B]da www.lastampa.it

    " [i] 30 Maggio 2003

    per senatore pfb,

    ero bambino,erano gli anni 40/50,e già allora nei giornali radio dell'epoca la questione teneva banco nelle prime notizie.
    La ragione dell'attuale contendere è sempre quella:
    da una parte l'odio arabo verso il diverso;
    dall'altra un popolo che difende il suo diritto di esistere.
    Non ci si illuda:si tratta di un conflitto,con altri mezzi, equivalente a quello fra i nostri comunisti ed ex nei confronti dei liberali e liberal-socialisti.
    Non troviamo noi il modo di arrivare alla pace;come potrebbero arrivarci due popoli di cultura e civiltà così lontane?
    Il piano di pace attuale pare un po' l'auspicio domenicale del Papa:aria fritta con paramenti sacri!

  3. #13
    SENATORE di POL
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    da www.israele.net

    " ANALISI E COMMENTI

    Dopo l'incontro Sharon-Abu Mazen, Israele avvia misure di pace

    30 maggio 2003

    Dopo l'incontro con il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il primo ministro israeliano Ariel Sharon ha annunciato che ordinera' alle Forze di Difesa israeliane di ritirare le proprie truppe dai centri urbani della Cisgiordania.
    Sharon e Abu Mazen si sono incontrati per la seconda volta in due settimane giovedi' sera a Gerusalemme per discutere l'attuazione della Road Map per la pace in Medio Oriente. I colloqui tra i due leader sono stati descritti come "molto positivi" e hanno fruttato, fra l'altro, l'annuncio da parte dell'ufficio del primo ministro israeliano che Israele applichera' tutta una serie di misure volte a "facilitare le condizioni di vita dei palestinesi, promuovere i commerci, incoraggiare l'economia palestinese".
    Tra le misure annunciate: togliere la chiusura di sicurezza attorno a Cisgiordania e striscia di Gaza, consentire ad alti funzionari palestinesi di spostarsi liberamente tra Cisgiordania e Gaza, aumentare la somma del gettito fiscale trasferito ogni mese all'Autorita' Palestinese, permettere ad altri 25.000 lavoratori pendolari palestinesi di entrare ogni giorno in Israele, allentare le restrizioni all'attivita' delle organizzazioni umanitarie che operano in Cisgiordania e striscia di Gaza. Inoltre, Israele si e' impegnato a intraprendere una revisione globale delle liste di detenuti allo scopo di esaminare quali possano essere rilasciati. E' gia' pronto un piano per la scarcerazione di un primo gruppo di cento detenuti palestinesi, fra i quali - su richiesta palestinese - il piu' anziano (Khaled Abu Sukar, 68 anni) e un membro del comitato esecutivo dell'Olp (Taysir Khaled). Israele ha chiarito che ogni detenuto rilasciato dovra' firmare un documento che lo impegna ad astenersi da attivita' terroristiche.
    Nei colloqui con Abu Mazen, Sharon ha anche offerto ai palestinesi di assumere il controllo su alcune aree da cui le Forze di Difesa israeliane si ritireranno. I palestinesi hanno risposto che preferiscono iniziare ad assumere il controllo di parti della striscia di Gaza piuttosto che della Cisgiordania, a causa delle condizioni di debolezza i cui versano le loro organizzazioni di sicurezza in quest'ultima regione.
    Da parte sua Sharon ha chiesto ad Abu Mazen di fare tutto il possibile per porre fine al lancio di missili Qassam dalla striscia di Gaza verso Israele. "E' inaccettabile - ha detto Sharon - che, mentre conduciamo negoziati, dei missili Qassam piovano sui nostri figli".
    Commentanto il secondo incontro Sharon-Abu Mazen, David Baker, un portavoce dell'ufficio del primo ministro israeliano, ha detto che "gli israeliani si si sono svegliati venerdi' mattina con una nuova speranza in un futuro migliore" e che "giovedi' sera Israele ha dimostrato la sua volonta' di compiere passi avanti coraggiosi per arrivare alla pace". "Ora - ha aggiunto Baker - tocca ai palestinesi fare la loro parte e iniziare una volta per tutte a dare una giro di vite al terrorismo incarcerando i terroristi, confiscando le armi illegali e smantellando le strutture terroristiche nei territori".
    (Ha'aretz, 30.05.03)
    "

    Shalom!!!

  4. #14
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    da www.adnkronos.com

    " Stamani anche un faccia a faccia con Powell
    M.O., Papa: ''Basta terrore, proseguite su road map''
    All'ambasciatore israeliano in Vaticano Oded Ben-Hur il pontefice ha espresso compiacimento per la svolta del governo.


    Citta' del Vaticano, 2 giu. (Adnkronos) - Israele e Palestina, Stati sovrani che vivono in pace e sicurezza senza piu' terrorismo ''da condannare sempre'' ma nella consapevolezza che ''nessuna rappresaglia puo' portare a una pace giusta e duratura''.
    Nel sottolienare che ''forse in nessun luogo del mondo come in Terra Santa e' sentito l'urgente bisogno di superare violenza e terrore, intolleranza e fanatismo'', Giovanni Paolo II ha espresso stamane personalmente al nuovo ambasciatore israeliano in Vaticano Oded Ben-Hur il suo compiacimento per la recente svolta attuata dal governo israeliano con l'approvazione della ''Road map'', il percorso a tappe che dovrebbe portare nel 2005 alla nascita dello Stato palestinese.
    ''Per tutti quelli coinvolti in questo processo -ha detto- la posizione del governo e' un segno positivo di speranza e incoraggiamento''.
    In un discorso in cui ha tracciato anche le sue aspettative nel decimo anno di relazioni bilaterali fra Vaticano e Stato ebraico, il Papa ha ribadito che ''non c'e' nessun dubbio che ogni popolo e Nazione hanno il diritto di vivere in sicurezza''. Tuttavia, ha rimarcato, ''questo diritto include il corrispondente dovere di rispettare i diritti degli altri. Percio', cosi' come violenza e terrore non possono mai essere accettati come strumenti di passi politici, allo stesso modo mai la rappresaglia puo' portare a una pace giusta e duratura''. ''Gli atti di terrorismo sono sempre da condannare come veri crimini contro l'umanita'. Ogni Stato ha il dovere innegabile di difendere se stessi contro il terrorismo, ma questo diritto deve essere sempre esercitato -ha sottolienato- nel rispetto di limiti e morali e legali nei suoi fini e mezzi''.
    Il Papa non ha citato esplicitamente il percorso a tappe messo a punto dal Quartetto (Onu, Usa, Ue, Russia) ma ha sottolineato quanto sia importante ricostruire la ''fiducia reciproca'' per proseguire sulla Road map: ''Come altri membri della comunita' internazionale, la Santa Sede e' convinta che il presente conflitto sara' risolto solo quando ci saranno due Stati indipendenti e sovrani'' come lui stesso aveva caldeggiato nel discorso al Corpo diplomatico, lo scorso gennaio.
    ''E' essenziale -ha detto- che entrambe le parti diano chiari segni del loro impegno deciso per portare avanti questa coesistenza pacifica. Nel fare questo, un inestimabile contributo verra' dato verso la costruzione di relazioni di reciproca fiducia e cooperazione. In tale contesto, sono lieto di notare che il recente voto del governo israeliano nel sostegno del processo di pace: per tutte le parti coinvolte in questo processo, e' un segno di speranza e di incoraggiamento''.
    E' durato 30 minuti l'incontro a quattr'occhi fra Giovanni Paolo II ed il segretario di Stato americano Colin Powell, in visita lampo a Roma poco prima di recarsi in Medio Oriente per i vertici a Sharm el Sheik ed Aqaba per la ripresa dei negoziati di pace in Medio Oriente.
    Subito dopo il colloquio privato nella biblioteca del Pontefice, il segretario di Stato Usa ha incontrato l'omologo vaticano card. Angelo Sodano ed il ministro degli Esteri del Papa mons. Jean-Louis Tauran.
    Manuela Borraccino
    "

    Cordiali saluti

  5. #15
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    da www.israele.net

    " ANALISI E COMMENTI

    Nuove speranze e vecchi problemi

    Alcuni commenti dalla stampa israeliana
    2 giugno 2003

    Scrive Ha'aretz : "Quasi un anno e' passato tra il discorso del presidente degli Stati Uniti George W. Bush del 24 giugno 2002, nel quale diede voce alla sua visione del futuro per il Medio Oriente, e la visita di Bush in Medio Oriente in programma per la prima settimana di giugno 2003. Una visita che dovrebbe segnare l'avvio dell'attuazione di quella visione: coesistenza pacifica di due Stati, Israele e Palestina, accompagnata da accordi tra Israele e gli altri suoi vicini, Siria e Libano, sotto l'egida internazionale. Bush ha avuto bisogno di un anno intero per muovere guerra al regime iracheno di Saddam Hussein, per premere sui palestinesi affinché facessero emergere dei decisori politici più avveduti di Yasser Arafat, e anche per convincere il governo israeliano ad adottare la sua visione. Esiste una chiara e diretta connessione fra questi tre elementi della politica di Bush, e soltanto dopo aver coronato tutti e tre con un successo almeno parziale, Bush si e' potuto incamminare verso la fase successiva, quella da cui non c'e' quasi possibilita' di tornare indietro: il coinvolgimento personale del presidente degli Stati Uniti in un conflitto che ha gia' frustrato e fatto fallire parecchi suoi predecessori . Al conflitto israelo-palestinese e' stato dunque restituito l'elemento che gli era stato violentemente tolto tra la fine del 2000 e l'inizio del 2001: l'opzione diplomatica. Per la prima volta dopo gli ultimi mesi in carica di Bill Clinton ed Ehud Barak, le due parti in conflitto hanno di nuovo un'idea chiara di cosa riserva la fase finale di questo itinerario congiunto".

    Scrive il Jerusalem Post : "Il ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom ha detto venerdi' ai membri del corpo diplomatico che Israele non accettera' una "tregua" del terrorismo al posto di un reale sforzo volto a sradicare le strutture delle organizzazioni terroristiche nel territori palestinesi. Shalom ha giustamente sottolineato che un semplice "cessate il fuoco" farebbe di Israele un virtuale ostaggio di Hamas, Jihad Islamica e di altri gruppi criminali "che potrebbero riprendere i loro attentati appena gli facesse comodo". E ha aggiunto che questo e' il momento in cui il primo ministro palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) deve manifestare reali capacita' di leadership con mosse chiare e concrete "anziche' fare altre dichiarazioni. Israele non puo' piu' fare affidamento su promesse e parole vuote" . Giusto, ma il vero test sara' vedere se anche il governo israeliano sapra' tradurre le sue giustificate e determinate dichiarazioni in un'azione effettiva e sostanziale di vigilanza durante quella che si annuncia come una difficilissima applicazione della Fase Uno della Road Map di Washington per la pace in Medio Oriente. Dopo tutto cio' che gli israeliani hanno sofferto da quando il vertice di Camp David del luglio 2000 e' stato fatto a pezzi da una campagna palestinese di terrorismo organizzato, Israele deve avviare oggi un rapporto con i palestinesi su basi completamente diverse: non piu' un rapporto in cui gli israeliani pagano a caro prezzo per le promesse non mantenute dei palestinesi ".

    A proposito dello storico accordo raggiunto dai dirigenti israeliani e palestinesi di vivere in pace, creare uno stato palestinese, vedere un ritiro d'Israele presso i confini del 1967 e la rinuncia palestinese alla pretesa del ritorno all'interno di Israele, Yediot Aharonot scrive: "Chi davvero rifiuta il compromesso con Israele e' l'elite intellettuale del mondo arabo, convinta che gli ebrei non siano una nazione e non abbiano alcun diritto a uno stato sovrano; e' la grande maggioranza degli scrittori arabi, convinti che il sionismo sia il braccio armato dell'imperialismo. I leader arabi usano il conflitto israelo-palestinese per ignorare i loro veri problemi e conservare il loro potere totalitario. Mentre in Israele esistono tantissimi movimenti che incoraggiano e sostengono un compromesso di pace con i palestinesi, praticamente non esiste niente del genere nel mondo arabo . Un summit a Gerusalemme, un summit a Sharm, un summit ad Aqaba: ogni nuovo passo fa nascere nuove speranze. Ma finche' la riconciliazione con Israele non entrera' profondamente nella coscienza araba come una scelta naturale e auspicabile anziche' come un processo imposto dagli Stati Uniti, dalla lobby ebraica, dalla globalizzazione o da chissa' cos'altro… le possibilita' per una pace autentica resteranno molto scarse ".

    (Ha'aretz, Jerusalem Post, 1.06.03
    Yediot Aharonot, 2.06.03)
    "


    Shalom!!!

  6. #16
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    da www.iltempo.it

    " Un passo avanti verso la pace


    Con l'arrivo ad Aqaba, in Giordania, il presidente americano George W. Bush ha aperto la seconda giornata (sulla carta, la più difficile) della sua missione di pace in Medio Oriente: lo attendono, in particolare, gli incontri bilaterali con i premier israeliano Ariel Sharon e palestinese Abu Mazen e, nel primo pomeriggio, un incontro collegiale. Ma, giungendo ad Aqaba, là dove sul Mar Rosso s'affacciano, in pochi chilometri, quattro Paesi, l'Egitto di Taba, l'Israele di Eilath, la Giordania e l'Arabia Saudita del grande deserto, c'è l'impressione che i giochi, almeno per oggi, siano fatti: Bush forse sa di avere la garanzia che Sharon e Abu Mazen s'impegneranno a fare i primi passi sul tracciato di pace, la «roadmap», che deve condurre entro il 2005 alla creazione di uno Stato palestinese indipendente che viva in pace accanto a Israele, sicuro nei propri confini.

    BUSH HA GIA' OTTENUTO L'APPOGGIO DEGLI ARABI MODERATI. In quello che alcuni statistici cultori di Medio Oriente considerano l'avvio del venticinquesimo tentativo di pace tra israeliani e palestinesi, dopo 32 mesi di violenze, Bush si presenta forte dell'avallo alla «roadmap» ottenuto ieri dai leaders arabi moderati e dell'impegno contro il terrorismo già accettato da Abu Mazen, che era presente al vertice di Sharm el Sheikh in Egitto. Dal canto loro, gli Stati Uniti possono mettere sul tavolo, per incentivarele parti all'intesa, la creazione di un gruppo di osservatori, guidati da un loro diplomatico, John Wolf, che verifichi e controlli i progressi fatti sulla «roadmap» stilata dal Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu), mentre il G8 e gli altri potenziali protagonisti tengono in caldo piani per contribuire alle strutture dello Stato palestinese e allo sviluppo dell'economia della Regione.

    Ultimo aggiornamento mercoledì 4 giugno 2003 ore 11.00
    "

    Cordiali saluti

  7. #17
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    da www.ansa.it

    " MO: AD AQABA LA ROAD MAP INCASSA SI' DI ISRAELE E PALESTINESI
    AQABA (GIORDANIA) - L'incontro trilaterale tra il presidente americano George W. Bush e i premier israeliano Ariel Sharon e palestinese Abu Mazen e' in corso, ad Aqaba, in Giordania, al Beit al Bahar, la Casa sul Mare, che e' il Palazzo d'Estate del re di Giordania Abdallah. L'incontro e' stato preceduto da una serie di bilaterali di Bush con il re di Giordania Abdallah e con Sharon e Abu Mazen e sara' seguito alle 15.00 locali, le 14.00 italiane, dalla lettura di dichiarazioni distinte.

    BUSH: LA PACE E' POSSIBILE - La pace e' possibile: lo ha detto il presidente americano George W. Bush, chiudendo il suo intervento e questa fase della sua missione di pace in Medio Oriente.
    Il presidente americano, che subito dopo la lettura dei testi ha lasciato Aqaba diretto a Doha, nel Qatar, ha detto che israeliani e palestinesi devono dividersi ''la Terra Santa'' e ha invocato la benedizione di dio sul lavoro intrapreso.Il presidente americano.
    Bush ha annunciato che una missione sul terreno sara' immediatamente avviata, sotto la guida dell'ambasciatore John Wolf, per verificare i progressi fatti nell'attuazione della 'roadmap'.
    Bush ha anche detto di avere istruito il segretario di Stato Colin Powell e il consigliere per la sicurezza nazionale Condoleezza Rice a considerare il Medio oriente massima priorita' della sua Amministraziomne.
    Il presidente americano George W. Bush ha accolto con favore i ''passi immediati'' che i premier israeliano e palestinese Ariel Sharon e Abu Mazen hanno assicurato per l'attuazione della 'roadmap' che deve condurre, entro il 2005, alla visione di due Stati, Israele e la Palestina che vivano in pace e in sicurezza.

    ABU MAZEN: BASTA ARMI IN INTIFADA, C'E' NUOVA OPPORTUNITA' PACE - '' C'e' una nuova opportunita' di pace, basata sulla visione del presidente Bush, sulla 'road map', che noi abbiamo accettato ''. Lo ha detto il primo ministro palestinese, Abu Mazen, nella sua dichiarazione a conclusione del vertice di Aqaba, con il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ed il premier israeliano, Ariel Sharon. Il premier palestinese, nella sua dichiarazione, chiedera' ai palestinesi di non usare armi per l'intifada e denuncera' la violenza contro gli israeliani. '' Faremo tutti gli sforzi per una smilitarizzazione dell'Intifada. L'Intifada deve terminare... Rifiutiamo e condanniamo il terrorismo''. ''Noi attueremo (la Road map) con determinazione e senza compromessi. Inizieremo immediatamente - si legge nella bozza di dichiarazione del premier palestinese - ed eserciteremo sforzi completi per porre fine alla militarizzazione dell'Intifada. L'intifada armata deve finire e doci per raggiungere i nostri obiettivi''.

    SHARON, FAVOREVOLE A DUE STATI - Nel discorso pronunciato al termine del vertice di Aqaba, il premier israeliano Ariel Sharon ha affermato che ''esiste adesso una opportunita' di pace'' fra israeliani e palestinesi. Ma ha anche avvertito che ''non ci potra' essere pace senza l'eliminazione del terrorismo, della violenza, e della incitazione'' all'odio. Israele - ha sottolineato Sharon - anela alla pace non solo con i palestinesi, ma con tutti i vicini arabi, ed e' pronto ad intavolare negoziati . Rivolgendosi al premier Abu Mazen, Sharon ha assicurato che con la realizzazione delle prime misure previste dal Tracciato di pace ''Israele cerchera' di ripristinare la vita normale dei palestinesi e di migliorare le loro condizioni umanitarie''. Anche gli ''avamposti non autorizzati'', creati nei territori dai coloni, ''saranno rimossi, a partire da subito'', giacche' ''Israele e' uno stato di diritto'' . Sharon ha anche sottolineato che ''Israele e' favorevole alla visione del presidente George Bush relativa a due stati (Israele e uno stato palestinese, uno accanto all'altro) e comprende che la continuita' territoriale in Cisgiordania e' necessaria per uno stato palestinese vitale''. Dichiarazioni che lasciano trasparire una disponibilita' di massima a rimuovere un giorno un certo numero di colonie ebraiche.

    RE ABDALLAH: TRASFORMARE I SOGNI IN RISULTATI - Trasformare i sogni in concreti risultati: questo l'obiettivo che il re di Giordania Abdallah ha oggi indicato al processo di pace, aprendo ad Aqaba la serie di dichiarazioni che concludono gli incontri nella citta' giordana sul Mar Rosso. Ad ascoltare il re, c'erano il presidente americano George W. Bush e i premier israeliano Ariel Sharon e palestinese Abu Mazen, che prenderanno la parola dopo Abdallah.
    04/06/2003 155

    http://www.ansa.it/fdg01/20030604155...55108812.shtml "

    Shalom!!!!

  8. #18
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    da www.ilfoglio.it

    " Le parole della pace
    Ora in Medio Oriente sono state fatte promesse importanti e chiare Bush ottiene il primo obiettivo
    --------------------------------------------------------------------------------
    Aqaba. Good job, conclude l’americano, e tutti si danno la mano, anche i nemici, e stavolta non fa nemmeno l’impressione che fece undici anni fa, quando Yitzhak Rabin giustamente fece un gran respiro prima di stringere la mano di Yasser Arafat. Good job, è solo l’inizio, sono parole per ora, e l’americano si sta prendendo un rischio più grosso della ricostruzione in democrazia del non lontano Iraq. Se le parole hanno un senso nella storia del Medio Oriente, ieri sono state dette parole importanti, sarebbero state impossibili, impensabili, se a Baghdad ci fosse ancora un Saddam al potere. Mahmoud Abbas, Abu Mazen, primo ministro dell’Autorità palestinese, ha detto: “Dichiariamo che la nostra disputa non ha una soluzione militare, rifiutiamo il terrore come contrario alla nostra religione e incompatibile con il tipo di Stato che intendiamo costruire. Io mi impegno personalmente a esercitare tutti gli sforzi possibili per mettere fine all’Intifada armata, dobbiamo ricorrere a mezzi pacifici per ottenere i nostri obiettivi, mi impegno a metter fine al sentimento anti israeliano, rinfocolato dai media palestinesi, il nostro sogno è che palestinesi e israeliani vivano vicini in pace e sicurezza”. Ariel Sharon, primo ministro israeliano, ha detto: “Non è nostro interesse governare i palestinesi, che dovrebbero autogovernarsi. Cominceremo immediatamente a rimuovere gli insediamenti non autorizzati, in Israele comanda il diritto della legge. Non ci può essere pace se non vengono eliminati e abbandonati il terrore, la violenza, l’istigazione alla violenza. Se tutte le parti rispetteranno gli obblighi assunti, noi miglioreremo le condizioni di vita del popolo palestinese e faremo dei passi concreti verso la visione dei due Stati del presidente Bush. Io riconosco l’importanza della contiguità territoriale perché uno Stato sia possibile”. George W. Bush, presidente degli Stati Uniti, ha detto: “Il legame con Israele è forte e speciale, dalla sua fondazione nel 1948, gli americani vogliono uno Stato ebreo forte e vitale, ritengono giusto che si formi uno Stato palestinese. E’ un processo difficile, ma non abbiamo altra scelta. Nessun leader che abbia una coscienza può accettare altri mesi e anni di umiliazione, morti, lutto. Io so che la pace alla fine arriverà”. Abdallah, re di Giordania, ha detto: “Questo incontro mi fa ricordare un altro giorno importante, quando nel 1994 mio padre firmò la pace con Israele. E’ un sogno di pace, prosperità, coesistenza e riconciliazione per l’intero Medio Oriente”. Con la supervisione di Condoleezza Rice Se le parole hanno un senso, allora vanno ricordate anche le infami che un giornalista arabo alle nostre spalle dice a un altro, non per caso in inglese, vuole che comprendiamo, dice, indicando Abu Mazen, “look at him, dead man walking”, guardalo, il morto che cammina; e quelle dolenti che un giovane consigliere di Condoleezza Rice, protagonista perché Bush l’ha nominata sua plenipotenziaria per il negoziato, sopra a John Wolf, l’uomo del Dipartimento di Stato, dice all’indirizzo di Bush che si allontana, prossima puntata il Qatar delle truppe, “This is an act of bravery, I wish him luck”, questo è un gesto di coraggio, gli auguro buona fortuna. Per il momento non cambia molto, Ariel Sharon tornando a Gerusalemme ha trovato la prima manifestazione di settlers, era il loro eroe un tempo, il campione della costruzione di nuovi insediamenti in Giudea e Samaria, ora gli danno del traditore; domenica, al congresso del Likud, troverà anche Benjamin Netanyahu, che è suo ministro e rivale, che ad Aqaba si è rifiutato di andare, spiegando che è contrario alla creazione di uno Stato palestinese, e che darà battaglia. Abu Mazen trova Arafat, che non ha nessuna intenzione di mollare, Hamas, Jihad e il Fronte per la liberazione della Palestina, che hanno emesso roboanti comunicati di guerra; con loro, assieme al ministro dell’Interno, Mohammed Dahlan, ha tentato sul serio, disperatamente, di fare un accordo da portare ad Aqaba, non ci è riuscito. Tutt’e due, Sharon e Mazen, trovano un allarme terrorismo più alto degli ultimi mesi, e basterebbe una strage a rimettere tutto in discussione, come dice Ari Fleischer, ancora per poco eccellente portavoce di Bush, questo è un mondo volatile, un soffio, e sei fottuto. Sono stati liberati cento prigionieri illustri, da questo mese il fondo israeliano ai palestinesi aumenta, da 100 a 150 milioni di dollari al mese. Bush ha tempo fino a ottobre, quando comincia la campagna elettorale, e dura un anno intero. Se l’economia va meglio, e pure la ricostruzione in Iraq, potrà permettersi di sfidare anche un po’ di fastidio della comunità ebraica d’America, dei cristiani conservatori, che a Israele sono legati. Certo, ieri, ad Aqaba era il maestro di cerimonie, autorevole, sobrio, determinato, Sharon pacato, Abu Mazen cravatta rossa, la kefiah e l’uniforme a casa finalmente, il giovane re di Giordania pronto a prendere per meriti sul campo il ruolo del troppo infido egiziano Mubarak. Sembrava pronto a farcela, quasi in souplesse, come nella conquista di Baghdad.
    "

    Cordiali saluti e ...Shalom!!!!

  9. #19
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Israele e Palestina: non ci sono alternative alla pace
    di Cristiana Vivenzio

    Se la Roadmap proseguirà nel suo corso, il presidente americano Bush potrà vantare a pieno titolo un altro successo personale. Dopo la liberazione dell’Afghanistan dal regime talebano e la guerra alla dittatura di Saddam e al terrorismo internazionale, in casa Bush la risoluzione della questione tra Israele e Palestina diviene questione centrale per il riequilibrio dell’intera area mediorientale, anche in vista del secondo mandato presidenziale . Stretto nella morsa tra la politica economica e di sicurezza interna e la necessità di portare a compimento un percorso avviato all’indomani dell’attentato alle Torri, il presidente degli Stati Uniti, con lo sguardo sempre rivolto alle presidenziali del prossimo anno, ha incassato il primo parziale successo al vertice giordano dei giorni scorsi, invitando i convenuti ad una presa d’atto incontrovertibile: “Non ci sono alternative alla pace. Nessun leader con una coscienza può tollerare altri mesi di lutti e umiliazioni”. Il cerchio sembra chiudersi sempre di più attorno alle frange estremiste di Hamas, se anche il leader prescelto dall’Associazione nazionale palestinese, Abu Mazen, afferma che “è tempo di porre fine alle sofferenze degli ebrei” .

    Ma che cosa prevedono nel dettaglio le tappe della Roadmap? Il piano di pace, presentato il 30 aprile 2003 all'Autorità palestinese e al governo israeliano, si articola in tre fasi, da attuare nel complesso in tempi assai brevi (entro il biennio 2003-2005). Nell’arco dei due anni si dovrà giungere ad una “risoluzione finale e completa” del conflitto israelo-palestinese, con la creazione di “uno Stato di Palestina indipendente e democratico” che “conviva in pace e sicurezza con Israele”. Nel corso di questa prima fase – di cui principalmente si è trattato al vertice giordano - le autorità palestinesi dovranno in primo luogo provvedere all’immediata cessazione delle violenze e dell’attività terroristica sui territori e non e all’accettazione del diritto di Israele di esistere in pace e sicurezza. A questo primo passo dovranno seguire “libere elezioni, aperte e corrette”. In occasione del recente vertice di Aqaba, da parte palestinese si è mostrata piena disponibilità a mettere fine alle violenze. Abu Mazen ha dichiarato di essere pronto a “smantellare le sacche del terrore” senza condizioni, ha condannato tutti coloro che finanziano organizzazioni terroristiche, ha parlato di un impegno serio nel porre fine alla intifada armata. Lo stesso Arafat dal suo esilio forzato nel quartiere generale di Ramallah ha convenuto su questo punto, richiamando i suoi a tale impegno e manifestando il pieno appoggio al capo del governo, il fratello Abu Mazen. Aggiungendo che l’incontro di Aqaba rappresenta un’occasione da non farsi sfuggire.

    In effetti, sono in molti coloro che vedono nuovi spiragli nell’orizzonte mediorientale: perché Bush ha affermato a chiare note che il progetto di pacificazione porterà alla divisione della Terra Santa in due Stati e che gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo di primo piano nel processo di mediazione e in futuro . Perché questo avvenga - ecco le richieste fatte ad Israele di questa prima fase del progetto presentato congiuntamente da Stati Uniti, Federazione Russa, Unione Europea e Onu – è necessaria la fine della colonizzazione israeliana dei Territori palestinesi e lo smantellamento di alcuni insediamenti: quelli successivi al marzo del 2001. Il piano rimanda alla fine di quest’anno, e successivamente alla creazione di una Conferenza internazionale istituita ad hoc, la nascita di uno Stato palestinese indipendente, reale, e sovrano con confini provvisori. E al prossimo anno, e con scadenza 2005, l’impegno a convocare una seconda Conferenza internazionale che porti alla risoluzione del problema dei rifugiati palestinesi, dei confini definitivi del nuovo Stato di Palestina, e del “caso-Gerusalemme”. Di fronte al rifiuto di entrambe le parti di rinunciare alla città santa, si è lanciata infatti con un’ipotesi di sovranità congiunta sulla città che molto darà da discutere nel corso dei negoziati. A questo dovrà far fronte la pace definitiva tra Israele e gli Stati arabi. Caro, dunque, il prezzo della pace, forse più salato per Sharon, stretto sempre più tra due fuochi – Stati Uniti da una parte ed ebrei delle colonie dall’altra – meno oneroso per i palestinesi, che vedranno riconosciute molte delle richieste avanzate in questi anni di trattative interrotte e maturate, primo fra tutti il riconoscimento di uno Stato di Palestina e l’immediata liberazione dei territori occupati dai coloni ebrei in Cisgiordania e Gaza.

    6 giugno 2003

    c.vivenzio@libero.it
    "


    Shalom!!!

  10. #20
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    Predefinito Chi non vuole la pace.....

    da www.adnkronos.com

    " Hamas: ''Il popolo non si arrende alle pressioni di Usa e Israele''
    M.O., Erez e Hebron: uccisi 5 israeliani e 5 palestinesi
    Altri quattro soldati sono stati ricoverati, ma le condizioni non sarebbero gravi. Rivendicazione congiunta di Hamas, Jihad islamica e Brigate dei martiri di al-Aqsa per l'attacco di Erez


    Gerusalemme, 8 giu. (Adnkronos) - Sale a cinque israeliani e altrettanti palestinesi uccisi il bilancio degli attacchi di oggi a Erez e ad Hebron. Quattro soldati israeliani e tre palestinesi sono rimasti uccisi nello scontro a fuoco che ha fatto seguito all'attacco di un commando palestinese ad un check point ad Erez nel nord della Striscia di Gaza. Altri quattro soldati israeliani sono stati ricoverati, ma le loro condizioni non sarebbero gravi. Con una mossa inusuale, i tre gruppi estremisti palestinesi - Hamas, la Jihad islamica e le Brigate dei martiri di al-Aqsa - hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui rivendicano l'attentato. Nella rivendicazione vengono anche resi noti i nomi dei tre attentatori, tutti poco piu' ventenni, uno per ogni gruppo.
    ''Questa operazione congiunta e' stata compiuta per confermare l'unita' nella scelta del nostro popolo per la guerra santa e la resistenza fino alla fine dell'occupazione della nostra terra e dei luoghi sacri'' recita il volantino.
    Secondo il volantino di rivendicazione, i tre palestinesi sarebbero partiti dalla cittadina di Beit Hanoun, nella striscia di Gaza, che attualmente e' sotto il controllo delle forze israeliane.
    Si tratta del primo attacco palestinese dall'incontro a tre, fra Abu Mazen, Ariel Sharon e George Bush, che si e' svolto mercoledi' scorso ad Aqaba. Venerdi' scorso Hamas aveva sospeso i negoziati con Abu Mazen, dichiarando inaccettabili le dichiarazioni del premier palestinese riguardo alla rinuncia alla violenza. Il coinvolgimento nell'attacco di oggi delle Brigate, che sono collegate direttamente al gruppo Fatah, e' una sfida diretta allo stesso premier palestinese, che e' uno dei vertici di Fatah, ed al suo tentativo di convincere i gruppi palestinesi ad accettare una tregua.
    L'attacco ha subito suscitato la reazione degli israeliani, che, pur ribadendo che loro continueranno a rispettare gli obblighi assunti con l'accettazione della road map, hanno ribadito il loro diritto a combattere il terrorismo. Gli attacchi, ha detto il vice ministro della Difesa Zeev Boim, provano che i gruppi palestinesi ''non sono pronti ad accettare il piano di pace''.
    Secondo una ricostruzione dell'esercito israeliano, i tre militanti palestinesi sono arrivati all'alba al checkpoint insieme ad un gruppo di lavoratori palestinesi che dovevano entrare in Israele. Ma poi si sono staccati dal gruppo, aiutati anche dalla fitta nebbia, si sono arrampicati su un miro ed hanno iniziato a sparare e lanciare granate.
    Il leader di Hamas, Abdel Aziz Rantisi, ha detto che con l'attacco si vuole mandare un chiaro segnale alla leadership palestinese sul fatto che il popolo ''non si arrendera' alle pressioni di Israele e degli Stati Uniti: siamo uniti nella resistenza''.
    Un israeliano e' stato ucciso da un militante palestinese ad Hebron, nei pressi della Tomba dei Patriarchi. Nella sparatoria che e' seguita, le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi.
    "


    Shalom!!!

 

 
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