I preti in cattedra (31)
di Luigi Rodelli
Dove le aule scolastiche sono – malauguratamente, bisogna dirlo! – fornite di apparecchi radio, accade che fra quei presidi che non conoscono o che hanno completamente scordato l’atmosfera e il valore della lezione – incoraggiati dall’esempio ministeriale – la interrompano in qualsiasi momento per infliggere qualche discorsetto o per dare comunicazioni e ordini che potrebbero essere affissi con miglior fortuna all’albo della scuola. Secondo il desiderio del catechista o della curia, il preside ritarda o sospende le normali lezioni perché gli alunni partecipino a cerimonie religiose, a prediche di preparazione alla Pasqua o ad atti di culto. In alcune scuole statali – ad imitazione delle consuetudini delle scuole ecclesiastiche – l’anno scolastico si fa cominciare e chiudere con una messa. Durante il corso dell’anno scolastico la scuola è sempre aperta alle più diverse propagande ed invadenze autorizzate dal ministero della Pubblica Istruzione o dal provveditore agli studi: propaganda per l’iscrizione dei giovani alle varie accademie militari da parte di colonnelli mandati da Roma in apposita trasferta, propaganda per compagnie teatrali in cerca di spettatori, propaganda per concorsi a premio banditi dagli enti più diversi e perfino da società industriali, propaganda per le “missioni” cattoliche. L’atmosfera si appesantisce, la depressione, il disagio o il conformismo degli insegnanti si riflettono nei giovani, cui viene a mancare l’ossigeno della fiducia nei loro educatori e della libertà consapevole e responsabile. Prima o poi, anche il giornaletto a ciclostile cade sotto l’influsso del prete: il preside allora è sicuro che non avrà noie per questo verso e, qualche volta, è lui stesso a preparare la capitolazione dei giovani, anche dei più combattivi.
La terza linea di penetrazione, oltre a quella dei preti e a quella dei presidi e degli insegnanti conformisti, è data dalla recentissima organizzazione dei cosiddetti “raggi”. Sono studenti, scelti nelle classi con criteri di opportunità dagli insegnanti di religione. Hanno il compito di scaldare i condiscepoli – nella loro grande maggioranza dai preti giudicati riottosi alla religione e alla chiesa – al calore della “vera verità”. Si mostrano, volta a volta, suadenti e spavaldi. In ogni circostanza si schierano dalla parte del prete. Vediamoli all’opera.
Nel giornaletto a ciclostile del liceo “Berchet” di Milano, uno dei pochi non ancora svirilizzati, uno studente pubblica un articolo intitolato “Noi e le tonache nere”:
…siamo in molti a non capire che significato esatto abbia quell’ora di religione alla settimana, destinata per lo più a risolversi nell’assenteismo di alcuni e nella incondizionata disapprovazione o approvazione di altri. La lezione di Religione, così com’è ora, non ci soddisfa, infatti, viene insegnata come materia esatta una cosa che non lo è e non può esserlo; è una lezione facoltativa, ma invece di richiedere la partecipazione ad essa (come sarebbe normalmente avviene in questioni non obbligatorie) bisogna chiedere l’esenzione. Sembra quasi che, come per la ginnastica, alcuni di noi siano considerati dei minorati che abbisognano dell’esenzione, non essendo in grado di comprendere anche questioni spirituali…ma soprattutto vorremmo che si giungesse a questo: o la lezione di Religione viene abolita completamente, oppure viene ad essere una lezione come le altre con un programma che vada bene per tutti, cattolici e non, e con una linea bene definita. Diciamo questo perché pensiamo che il fenomeno religioso abbia una portata immensa nella vita di un popolo ed una svisatura della Religione può portare a gravi conseguenze. L’insegnamento dogmatico non è accettabile da molti, mentre incanta altri. Le dimostrazioni degli insegnanti fanno sorridere spingendo a giudicare troppo affrettatamente, sia in un senso che nell’altro…
Proposta n.1: la lezione di Religione, così come è attualmente, dovrebbe essere facoltativa nel senso che bisognerebbe richiedere la partecipazione, e non nel senso attuale della domanda di esonero.
Proposta n.2: la richiesta dovrebbe essere del genitore e del figlio insieme.
Proposta n.3: come si legge nella scuola Omero, Virgilio e Dante, così dovrebbe essere la Bibbia…I cattolici oggi non hanno nulla da temere dalla lettura della Bibbia, e gli ebrei non devono opporsi a una volgarizzazione del loro testo, poiché non vi è separazione fra il conoscere e il sacro, cioè non è più il tempo del Dio ignoto, non è sacro soltanto ciò che è sconosciuto.
Proposta n.4:…Ci sembra quindi necessaria una forma di programma che non sia basata su dogmi o su cose da dimostrare , perché la Religione non è matematica. Sarebbe già molto bello se si potesse arrivare alla esposizione pura e semplice di ciò che sostengono i cattolici. Se poi si fa la storia delle Religioni, è chiaro che si toglie ogni carattere sacro all’insegnamento. Non sappiamo poi cosa ci sia che ostacoli la storia della Religione cristiana, o cattolica, attraverso la quale crediamo che si potrebbe capire la sua essenza assai meglio ed in un modo più completo di quanto avviene con l’insegnamento attuale.
Proposta n.5: Infine non comprendiamo perché l’insegnamento della Religione sia affidato solo ai preti o alle donne. Possibile che non vi siano docenti uomini? Eppure è materia degnissima di studio- Anche questo fatto dovrebbe indurre a riflettere…
Questi giovani sono, senza saperlo, sulle posizioni della moderna critica storica. Ma chi insegnerà loro che il Pentateuco non è opera di Mosé, che la composizione dei Vangeli è stata ricostruita criticamente come quella di qualsiasi altro testo, che il quarto Vangelo è opera radicalmente diversa dai Vangeli sinottici perché sostituisce alla figura giudaica del messia quella del Cristo-Logos di ispirazione greco-metafisica?
31) Segue




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