In Origine Postato da magda
Silvio Berlusconi ha detto che le scorie non arriveranno mai in Sardegna, ma il generale Jean è di diverso avviso e avverte che, sotto il profilo tecnico-scientifico, l'Isola non può essere esclusa dalla rosa dei siti idonei ad ospitare i materiali radioattivi. Ieri mattina, di fronte alla Commissione Ambiente della Camera, il commissario incaricato dal premier di trovare una collocazione per i rifiuti nucleari ha ribadito il suo pensiero: << Il problema è di carattere generale e in linea di principio deve riguardare senza aprioristiche esclusioni l'intero territorio nazionale, come considerato in precedenti studi, eccetto in quello dell'Enea che aveva escluso le isole e una fascia di 50 km dal confine. Lo studio Enea - ha proseguito il presidente della società statale Sogin - aveva escluso le isole soprattutto per ridurre le possibilità di interferenze con i trasporti via mare. Ma l'esperienza di questi anni ha dimostrato che i trasporti via mare di materiali radioattivi sono usuali e non hanno mai dato luogo ad incidenti o a particolari inconvenienti. Se opportunamente organizzati anche la permanenza di materiali sulle banchine è praticamente nulla. Beninteso - ha precisato Jean - se sono fattibili tecnicamente, la scelta è politica ed è ispirata a parametri non considerabili da Sogin>>.
Si tratta adesso di capire se, nella scelta, prevarranno i criteri politici oppure quelli tecnici. I primi indizi dovrebbero arrivare a breve. Il 15 luglio, nella sede romana della Conferenza dei presidenti delle Regioni, ci sarà un primo incontro per discutere i criteri di designazione del sito per i rifiuti atomici presentati dalla Sogin. Alla riunione parteciperanno gli Assessori all'Ambiente, compreso il sardo Emilio Pani. Due le ipotesi: la prima prevede un giudizio immediato delle Regioni, la seconda - considerata più probabile dalla stessa Sogin - invece porterebbe alla richiesta di altro tempo per un approfondimento e un confronto con tutti i presidenti. In questo caso la Sogin non potrebbe rispettare il termine del 30 luglio entro il quale il generale Jean contava di poter indicare alla stessa Conferenza e al Governo una rosa di 8 località tra le quali scegliere la pattumiera nucleare. << Si prevede - ha detto ieri Jean in commissione - che la Conferenza esprimerà il suo avviso sui criteri entro uno o due mesi e che l'adeguamento suòllo studio richiederà un tempo simile. Si dovrebbe essere quindi in grado - ha proseguito il generale - di avere una decisione politica nel proossimo autunno>>.
Nel frattempo la vicenda diventa sempre più spinosa. Dopo la rivolta della Sardegna e del Friuli Venezia Giulia, ora anche la Puglia fa sapere di non essere disposta ad accettare le scorie delle centrali atomiche spente (53 mila metri cubi) e di industrie e ospedali (500 tonnellate all'anno).
Di fronte a una protesta che si estende di ora in ora, la Sogin ha fatto pressioni sul Governo affinchè parta finalmente quella campagna di informazione delle popolazioni sul problema nucleare, e di ricerca di un consenso senza il quale sarà impossibile spostare i materiali per il momento stoccati nei vecchi impianti di Piemonte, Toscana, Puglia ed Emila.
Jean ritiene tuttavia necessaria una soluzione rapida. A suo avviso i detriti radioattivi che si trovano oggi in Italia sono facilmente utilizzabili per la costruzione di "bombe sporche" per "atti terroristici". Di qui, secondo il generale, l'urgenza di collocare i rifiuti più pericolosi in un deposito italiano blindato oppure di esportarli in Russia. Quest'ultima è la soluzione preferita dal Governo, ma per il momento è vietata dagli accordi internazionali. Il senatore dei Verdi Sauro Turroni ha ieri definito <<preoccupante>> l'ipotesi, in quanto le scorie << farebbero la fine dei sottomarini nucleari, abbandonati in porto>> oppure verrebbero << gettate in qualche località segreta>>.
Marco Mostallino
10/07/2003
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