Il "richiamo" delle regolarizzazioni
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Il "richiamo" delle regolarizzazioni
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E' proprio una ... commedia
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Se la montagna non va da Prodi, Prodi va dalla montagna
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Oltre 2 milioni gli immigrati con permesso di soggiorno
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Un ponte verso la Democrazia
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Chiuder la stalla a vacca scappata
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La conferenza stampa del Pri a Montecitorio
Istituzione presso il Ministero dell'Interno di un Consiglio delle associazioni islamiche italiane, con funzioni consultive. Lo prevede la proposta di legge dei parlamentari del partito repubblicano (Nucara, La Malfa, Del Pennino), volta a regolamentare il ruolo e la partecipazione alla vita democratica del Paese delle associazioni musulmane. La necessità di intervenire con una legge, ha spiegato il segretario del Pri, Francesco Nucara, è emersa dopo le polemiche a seguito dell'inserzione pubblicitaria dell'Ucoii, che paragonava le stragi naziste agli attacchi israeliani nel Libano. Fanno parte della consulta, si legge nell pdl, le associazioni più rappresentative del territorio italiano individuate, ogni due anni, con decisione del Ministero dell'interno tenendo conto di precisi criteri. Si tratta di associazioni che nel loro regolamento si impegnino a far rispettare ai propri aderenti gli atti internazionali come la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e altri trattati cui l'Italia ha aderito nell'ambito delle Nazioni Unite, dell'Unione europea, dell'Ocse. L'articolato del testo è pubblicato di seguito.
La conferenza stampa tenuta a Montecitorio dai repubblicani è diventata anche un'occasione di un giro d'opinione a tutto campo degli esponenti del Pri sulle principali questioni politiche. Il segretario del Partito, Francesco Nucara, intrattenendosi con i giornalisti a margine della conferenza, ha detto a proposito del conflitto di interessi: "Non so se ha più un problema di conflitto di interessi Berlusconi con le sue aziende o Rutelli con sua moglie" A Nucara, infatti, "viene da pensare che il problema vero è quello di Rutelli. Buon senso consiglierebbe di non mandare la propria moglie a una della trasmissioni più ascoltate d'Italia". Il segretario del partito ha anche annunciato nuovi scenari possibili: "Perché Capezzone sta con il centrosinistra e noi con il centrodestra? La pensiamo allo stesso modo sulle liberalizzazioni, sulla politica estera, sull'assistenzialismo o, meglio, sul non assistenzialismo. La situazione deve cambiare, forse già a partire dalle prossime elezioni, che saranno le Europee". E ha riferito che "ci sono già stati contatti con i Radicali su questa opportunità". Nucara ha incontrato anche il leader dell'Udeur Mastella. Giorgio La Malfa, che sarà presente alla riunione della Commissione Difesa di mercoledì sulla missione in Libano, ha detto invece: "Questo governo ha dimostrato con la missione una dose insopportabile di vanagloria, che lo ha portato a mandare in Libano i nostri soldati senza avere una idea chiara e comune di cosa andranno a fare". Il Pri, comunque, esprimerà un voto positivo sulla missione "perché noi siamo le forze responsabili del Paese e non faremo mancare il nostro sostegno ai nostri uomini".
*****
Riproduciamo il testo della proposta di legge di iniziativa dei parlamentari del Pri relativa alla istituzione del Consiglio delle associazioni islamiche italiane.
Art. 1.
(Consiglio delle associazioni islamiche italiane)
1. È istituito, presso il Ministero dell'interno, il Consiglio delle associazioni islamiche italiane, di seguito denominato: "Consiglio", organismo collegiale con funzioni consultive del Governo e della Pubblica amministrazione, al fine di stabilire un forum permanente di coordinamento tra la Repubblica italiana e gli organismi maggiormente rappresentativi del mondo islamico italiano.
Art. 2.
(Composizione)
1. Il Consiglio si compone degli esponenti nominati dalle associazioni islamiche maggiormente rappresentative nel territorio italiano.
2. Le associazioni di cui al comma 1 sono individuate, ogni due anni, con apposito decreto del Ministro dell'interno sulla base dei criteri di cui all'articolo 4.
3. Il Ministro dell'interno, al fine di procedere all'individuazione delle associazioni componenti il Consiglio, può sottoporre al parere del Consiglio di Stato i relativi statuti.
4. Sono membri di diritto del Consiglio, oltre al Ministro dell'interno, i Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per i beni e le attività culturali, del lavoro e delle politiche sociali, della salute, o loro rappresentanti.
5. Il Consiglio è presieduto dal Ministro dell'interno ed elegge come vicepresidente un esponente delle associazioni componenti.
Art. 3.
(Associazioni islamiche)
1. Le associazioni islamiche rappresentate nel Consiglio sono formazioni sociali costituite nel pieno rispetto delle leggi italiane e degli atti internazionali di cui all'articolo 4.
2. Gli appartenenti alle associazioni di cui al comma 1 possono essere cittadini italiani o stranieri regolarmente residenti in Italia.
Art. 4.
(Criteri di adeguamento)
1. Le associazioni islamiche partecipanti al Consiglio si impegnano solennemente, fin dal loro atto costitutivo, nonché nel proprio Statuto, a rispettare, e a far rispettare ai propri aderenti, le seguenti disposizioni:
a) la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 nonché il patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, con protocollo facoltativo, adottati a New York il 16 e 19 dicembre 1966 ratificati ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881;
b) la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e successivi Protocolli, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848;
c) la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18 dicembre 1979, ratificata ai sensi della legge 14 marzo 1985, n. 132;
d) la Carta di Parigi per una nuova Europa, relativamente alla sezione "dimensione umana", firmata, il 19 novembre 1990, nell'ambito dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE);
e) la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, firmata il 7 dicembre 2000;
f) le Dichiarazioni finali di Vienna, Berlino e Cordova sull'antisemitismo, adottate, rispettivamente, il 20 giugno 2003, il 29 aprile 2004, il 9 giugno 2005, nell'ambito dell'OSCE.
2. Al fine di cui al comma 1, è fatto obbligo alle associazioni di cui all'articolo 3 di dotarsi di uno Statuto, approvato dal rispettivo congresso o assemblea costituente, conforme ai princìpi fondamentali di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, in particolare delle norme di cui al comma 1 indicando in particolare:
a) gli obiettivi dell'associazione, il numero, la composizione e le attribuzioni degli organi deliberativi, esecutivi e di controllo;
b) gli organi competenti a decidere sull'ammissione e sull'esclusione dei singoli membri;
c) le idonee forme di garanzia per la convocazione, il funzionamento e la verbalizzazione delle riunioni degli organi statutari.
Art. 5.
(Compiti)
1. Il Consiglio si riunisce almeno quattro volte l'anno ed è convocato, su iniziativa del presidente o di almeno un terzo dei rappresentanti delle associazioni accreditate, per la trattazione delle seguenti questioni:
a) scambio reciproco di informazioni e documentazione inerenti, in generale, ogni tipo di programmi, progetti e attività autonomamente svolti dalle associazioni o predisposte dalle autorità italiane, miranti all'integrazione, alla migliore comprensione e al dialogo interreligioso e interculturale;
b) formulazione, previa richiesta del Ministro dell'interno, di pareri sulle proposte, di natura legislativa e amministrativa, concernenti lo "status" e la condizione dei musulmani in Italia, ivi compresi il loro inserimento sociale a tutti i livelli e l'applicazione, nei loro confronti, del principio di non discriminazione;
c) indicazione e programmazione di eventi e manifestazioni miranti al superamento dei pregiudizi riguardanti la cultura e la religione islamiche;
d) elaborazione di studi comparati sull'integrazione del mondo musulmano nelle società occidentali.
Art. 6.
(Segreteria del Consiglio)
1. Il Ministro dell'interno, con proprio decreto da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, costituisce una segreteria operativa incaricata di curare il funzionamento del Consiglio.
2. Il Ministro dell'interno può istituire, con apposito provvedimento, nei capoluoghi di provincia, le sezioni territoriali del Consiglio che si riuniscono su iniziativa del prefetto, seguendo la composizione e l'esercizio dei compiti delineati, a livello nazionale, dalla presente legge.
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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Governo di ... clandestini
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Italia, un cesto bucato
di Romano Bracalini
La nuova legge sull’immigrazione, smantellata la Bossi-Fini, faciliterà l’ingresso di colf e badanti, e il cuore singhiozza di felicità; ma siamo certi che uno spiraglio lo troveranno anche gli aspiranti grassatori, i trafficanti di miserie, i pusher di Casablanca in attesa di un passaggio (non di un visto, ché in Italia si entra senza) e vagonate di ragazzotte dell’Est imbarbarito venute per accudire la vecchia e che in realtà finiscono a battere nei vialoni sotto la luna. “L’America sta qua...” cantava l’inimitabile Carlo Dapporto. Blair e perfino Zapatero stringono le maglie; noi, col ministro Ferrero, di scuola comunista-valdese, sinistra miscela di dogma d’altri tempi, troviamo l’inghippo per favorire un afflusso già caotico, incontrollato. Secondo le ultime stime, gli stranieri in Italia sono quattro milioni, un raddoppio in pochissimi anni e con raccapriccio si pensa al prossimo decennio: uno su quattro è clandestino, ma i clandestini come si fa a contarli? A chi vanno a dirlo che sono clandestini? Lo sanno tutti che la Caritas tira al ribasso e dice le bugie. L’eccedenza delle cifre è evidente nello scenario quotidiano.
Da Milano si arriva a Brescia e sei a Timbuctù. Fuori la stazione di Milano se arrivi col treno di notte la bestia può afferrarti col sorriso compiacente del predone che cova l’oltraggio e la violenza. Anche senza imbatterti nello stupro quotidiano, ti ritrovi in una specie di casbah in cui bivacca un’umanità derelitta, scaciata, persa e sul selciato appena rifatto un cimitero di lattine, bottiglie, mucchi di spazzatura, lasciti di bisogni fisiologici che nessuno impedisce nella latitanza del decoro e della sicurezza. La Moratti, sindaco di Milano, che ha chiesto al governo più polizia è stata disapprovata dalla sinistra meneghina che l’ha accusata di “demagogia”, ma senza formulare un rimedio alternativo al bisogno crescente di sicurezza dei cittadini. A rigore la sinistra comunista è parte in causa. Non è estranea alla grande impostura che s’è consumata in danno dei popoli dell’Est che cercano scampo da noi. Dovrebbero chiederle i danni. A Milano, a Roma, a Torino (già mezza islamizzata) c’è ormai il Terzo Mondo che agonizza. Le stazioni per le anime abbandonate sono i luoghi più vicini al villaggio. Stanno tutti lì. Il binario comunica fremiti, nostalgie. E tutto attorno i banchetti clandestini con le collanine, gli amuleti, gli elefantini, schifezze eque e solidali, e appena annusano il vigile scappano a gambe levate e poi ritornano, come il libeccio che lascia il tempo che trova. Ogni spazio è amministrato per gruppi etnici, per lingue e religioni, per rigorose zone assegnate.
A Milano dalla parte dell’Hotel Gallia, c’è l’Africa nera, Ghana, Senegal, Nigeria, Costa D’Avorio con le borse contraffatte, esentasse (ma qualche pirla abbocca sempre. Dalla parte opposta Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, il vomito dell’Asia. Provate a entrare in Marocco senza passaporto. Loro, invece, nessuno li disturba. Le finestre degli alberghi danno su questa miseria provvisoria e come tutto il provvisorio in Italia, definitivo. Il ministro Ferrero se potesse eliminerebbe le frontiere. Fosse per lui dovremmo andarcene per far posto a tutte le tribù dell’Africa. L’Italia è un cesto sfondato. Il fascismo introdusse la carta d’identità per schedare il cittadino e limitarne la libertà individuale. La repubblica democratica e antifascista non l’abolì e la carta d’identità rimase in vigore perché si accordava con lo spirito poliziesco del paese, clericale o comunista che sia, ma un paese poliziesco che non funziona.
Così bisogna mostrare la carta d’identità in albergo che trasmette i dati personali del cliente alla questura. Lo straniero, invece, meglio se clandestino, può farne a meno. In Thailandia hanno ammazzato di botte in una fogna di galera il figlio di Ira Fustenberg perché aveva falsificato la data di soggiorno. Noi dovremmo fare una strage. Invece lasciamo correre perché siamo un popolo di calabrache; e forse, come diceva un sarcastico ufficiale inglese nel 1944, il fascismo ce lo siamo meritato un po’, o forse è il fascismo che ha meritato noi che al primo sparo lo abbiamo tradito, secondo un antichissimo copione di viltà.
tratto da http://www.opinione.it/


Dopo i fatti che sono avvenuti nella Chinatown di Milano/Multiculturalismo e convivenza: un problema destinato ad ampliarsi nel tempo
Se l'integrazione necessita di nuove politiche
Nel documento presentato al 45° Congresso del partito, tra gli argomenti ai quali ad avviso della FGR si sentiva l'esigenza di dare risposta, in quanto legati a problematiche trascurate dal dibattito interno al partito, si era scelto di affrontare quello relativo al multiculturalismo e all'integrazione e convivenza nel medesimo contesto urbano di persone portatrici di valori e culture diverse dalla nostra.
Dopo neanche una settimana dalla chiusura del Congresso abbiamo assistito a quegli episodi che con le nostre proposte vogliamo appunto scongiurare.
Del resto, la specificità della comunità cinese ed in particolare del caso sorto a Milano la settimana scorsa non devono distrarre da un problema grave, che sta montando ogni ora di più nelle nostre città ed al quale occorre dare risposta al fine di scongiurare sia il ripetersi degli episodi milanesi sia quelli di vera guerriglia accaduti nelle periferie francesi due anni fa. È diventato urgente definire una seria politica di accoglienza ed integrazione degli stranieri nel nostro Paese.
L'integrazione è possibile facendo leva sia su fattori sociali e umani sia giuridici attraverso la determinazione di una vera e propria politica dell'accoglienza dai contorni ben precisi.
Dobbiamo essere aperti e tolleranti, ma allo stesso tempo con regole certe e ben radicate. Solo nell'alveo della certezza del diritto si potranno scongiurare le tensioni sociali che una politica di chiusura porta inevitabilmente con sé ma che anche una politica dell'accoglienza non riesce del tutto a scongiurare.
Infatti, la risposta non può essere una rigida chiusura in blocchi rappresentativi delle diverse comunità etnico-culturali, il che sarebbe prodigo esclusivamente di tensioni in grado di aggravare la situazione. Del resto, una comunità chiusa in se stessa provoca solo tensione e scontro, senza alcuna possibilità di confronto e comune progresso. Allo stesso tempo però neanche una risposta volta ad appiattire forzatamente le differenze culturali dei gruppi presenti nelle nostre città attraverso una loro omogeneizzazione deve essere ritenuta in grado di affrontare e scongiurare le tensioni sociali dovute a flussi migratori di massa ed indiscriminati.
Se nelle nostre città vogliamo coesione sociale, stabilità, sicurezza ed ordine, che si traducono nella possibilità per ognuno di concretizzare le proprie aspirazioni, puntando ad una crescita umana ed economica, motivi per i quali in così tanti emigrano verso il nostro Stato, e verso tutti gli Stati occidentali, e non avviene il contrario, ebbene se nelle nostre città vogliamo che possa essere tutto questo allora bisogna compiere uno sforzo fondamentale, sia da parte della comunità ospitante sia da parte di coloro che vengono nel nostro Paese.
Allo straniero chiediamo di non abbandonare la propria cultura, bensì di aprirla al confronto con la nostra, di non chiudersi con i propri connazionali in una sorta di blocco impenetrabile bensì di esercitare quegli stessi diritti che, molto spesso, nel Paese di loro provenienza non potrebbe mai esercitare, e proprio per i quali è spesso costretto ad emigrare. L'immigrato deve però anche comprendere che la nostra società si poggia sì sui diritti ma anche su un insieme di doveri, e che questi devono essere adempiuti per il benessere ed il progresso di tutti, al pari dei diritti. Fondamentale è il dovere di rispettare le norme giuridiche, le regole di vita del nostro Paese e dei suoi cittadini, anche qualora queste dovessero apparire ingiuste. Ed a questo dovere corrisponde per converso il diritto di manifestare contro queste norme per provare a cambiarle ma sempre e comunque in modo democratico.
Per parte sua lo Stato italiano deve farli diventare propri cittadini. In che modo? Concedendo sic et simpliciter la cittadinanza, legata semmai a parametri quantitativi di permanenza? A mio avviso a questa domanda non può rispondersi positivamente. Più opportuno sembrerebbe puntare piuttosto su un processo di inclusione qualitativo di queste persone nella variegata nozione di popolo italiano. Questo si può fare solo istituendo ed istituzionalizzando dei veri corsi di formazione civile indirizzati agli immigrati appena giunti in Italia, nei quali vengano illustrati sia i punti fondamentali corrispondenti alla nostra cultura, alle nostre tradizioni, ai nostri costumi, sia i principi cardine del nostro ordinamento e quei valori intorno ai quali il nostro Stato si fonda. Ed è proprio in virtù di questi valori di libertà, eguaglianza, tolleranza che ai nostri cittadini chiediamo uno sforzo di minore diffidenza verso lo straniero. Questi corsi dovrebbero essere obbligatori e avrebbero una certa utilità pratica di tutta evidenza se si impartissero lezioni in merito alle norme in vigore con le quali entrerà in contatto nel suo vivere quotidiano.
Ma non bisogna dimenticare che, se si vuole che la politica dell'accoglienza ed integrazione abbia effetti positivi e non si sostanzi in misure del tutto inefficaci, va urgentemente rivista la politica di immigrazione.
Giovanni Postorino
tratto da http://www.pri.it