Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Conflitto d'interesse....

    ....all'inglese.

    Roma. Forse almeno su un punto ha ragione il professor Guido Rossi. Nel suo “Il conflitto epidemico”, si dedica a una pessimistica analisi della tabe che minaccia l’Occidente, il conflitto d’interesse. Sulla cura, c’è molto da discutere. Ma su un aspetto coglie nel segno. Chiunque predica che il conflitto d’interesse è malattia italiana, chiude gli occhi di fronte al resto del mondo. E’ di ieri, l’ennesima conferma.
    Il Guardian addirittura gli dedicava la prima pagina. Il Regno Unito notoriamente non ha Costituzione scritta, è un paese di common law e, a dispetto dei cultori della virtù pubblica a suon di tintinnanti manette e di solerti procuratori politicamente orientati, le norme per evitare i conflitti d’interesse in tutti i campi sono assai più prodotto dell’autodisciplina statutaria e fiduciaria dei singoli soggetti che di codici penali.
    Condizione che si allarga sino al governo, che risponde agli elettori dei suoi impegni di trasparenza, non ai giudici di Sua Maestà.
    E’ accaduto che Ann Abraham, l’ombudsman del Parlamento inglese -– altra istituzione tipica del diritto di common law, alla quale è affidato il compito di agire a tutela di princìpi e delle prerogative in modo da fugare ogni sospetto di parzialità politica – abbia ottenuto la risposta che attendeva da mesi, in ordine agli accertamenti che aveva richiesto su eventuali conflitti d’interesse
    dei componenti del gabinetto Blair.
    Ed è una risposta che ha indotto l’ombudsman a informare il Parlamento che se è così il suo ruolo è inutile.
    Perché il Lord Cancelliere e Douglas Alexander, ministro di Stato del gabinetto, hanno vietato senza mezzi termini ogni indagine, “la pubblicazione di informazioni in materia risulterebbe pregiudizievole agli interessi privati e ai doveri pubblici”. E non se ne parli più.

    Il Guardian aveva per primo chiesto a Blair, nel 1999, di fare un passo avanti in materia di trasparenza, oltre le direttive sull’“open government” assunte dal governo Major nel 1994, destinate ad assumere valore cogente solo nel 2005, e con l’ombudsman nel frattempo a far da garante.
    Il premier aveva preso tempo, ma ora le richieste, anche per via della crisi di popolarità di Blair, erano divenute perentorie. La reazione del Guardian era ieri durissima, altrettanto quella di esponenti dell’opposizione. Charles Kennedy, leader dei liberaldemocratici, parlava di “decisione senza precedenti da che nel nostro paese esiste un governo rappresentativo”. David Davis, portavoce dei conservatori, l’ha bollata come “ridicola, fa giustizia di tutta la fuffa sulla trasparenza laburista”.
    E anche molti laburisti anti Blair invocano che il veto cada.

    Un Lord Cancelliere al di sotto dei sospetti
    Quel che è peggio è che a prendere la decisione non è una figura al di sopra di ogni sospetto. Da quattro settimane il nuovo Lord Cancelliere è infatti Lord Falconer of Thoroton, nominato da Blair nell’ultimo rimpasto al posto di Lord Irvine.
    L’accoglienza è stata pessima. Lord Falconer non è giudicato con le competenze adeguate per una carica che ha 1.400 anni – precede nella storia sia il Parlamento che il Regno Unito stesso, e viene solo dopo la Corona – e che ha finito per assommare funzioni diverse come la carica di “whip” della Camera dei Pari, e la guida del “Consiglio privato” che sovrintende ai nove più alti Lord magistrati di nomina reale. Nel lungo braccio di ferro volto all’abolizione dei Pari ereditari, Blair ha più volte promesso che il Cancelliere sarebbe stato abolito, che sarebbe stata introdotta una Corte suprema per mettere ordine nella gerarchia del potere giudiziario separandolo dai Lord.
    Niente di tutto questo è ancora avvenuto, al nuovo Lord Cancelliere è andata anche la responsabilità di ministro delle Riforme costituzionali, la stessa Regina ha storto il naso.


    Soprattutto, a non piacere troppo era il fatto che l’autorevole Lord Irvine fosse sostituito da un vecchio amico personale di Blair. Erano compagni di scuola trent’anni fa in Scozia, divisero un appartamento, Falconer scippò all’attuale premier una delle sue fidanzate. Blair andò poi a Cambridge e Falconer a Oxford, ma per rincontrarsi nel 1976, entrambi avvocati, entrambi laburisti.
    A metà degli anni 80 Falconer e sua moglie Marianna, avvocato come Che rie Blair, erano vicini di casa dei Blair a Islington, e nel 1997 Blair premiò l’amico dei tanti preziosi consigli e amicizie elevandolo al titolo a vita. Il sindacato degli elettrici, che era stato assistito da Falconer in una vittoriosa vicenda contrattuale, donò grato un milione di sterline al Labour. A Falconer Blair affidò il compito di limitare i danni dell’enorme flop del Millennium Dome. E del suo parere non fa mai a meno.
    Il punto è che Ann Abraham si è vendicata facendo trapelare che il precedente Lord Cancelliere aveva consegnato a Blair un’opinione favorevole all’indagine.
    Forse per questo Lord Irvine è stato sostituito.

    Da il Foglio di oggi

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Conflitto tra giudici alla.....

    .....spagnola.


    Madrid. La proposta è clamorosa: smantellare la Fiscalia Especial para la Repressión de los Delictos Económicos Relacionados con la Corrupción, cioè quel tribunale speciale creato nel 1995 dall’ex premier socialista Felipe González, per dare a intendere che voleva lottare contro i dilaganti scandali, e finora sempre guidato dal procuratore capo Carlos Jiménez Villarejo, chiamato anche Villarejo el Rojo, magistrato che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra, in contatto con il pool di Milano e amico del gip del Tribunale nazionale Baltasar Garzón.
    La proposta è ancora più clamorosa perché proviene da Jesús Cardenal Fernández, procuratore generale dello Stato e massima carica della magistratura spagnola.
    La richiesta avviene a un anno dall’approvazione della legge sullo “Statuto del pubblico ministero”. Con quella riforma l’esecutivo popolare guidato da José María Aznar aveva stabilito che i procuratori capo sarebbero stati rimossi d’ufficio (tranne quelli autorizzati espressamente proprio da Cardenal) dopo cinque anni di esercizio, e non sarebbero stati più in carica a vita come in passato. Ancora: il momento scelto da Cardenal, castigliano di Pesquera del Duero, 74 anni, scelto come tutti i suoi predecessori dal governo, è stata formulata proprio quando risuona la campana dello sfratto per Villarejo, 68 anni, andaluso di Malaga, ex esponente di spicco dei “Cristiani per il
    Socialismo” prima e simpatizzante dei comunisti del “Psuc” poi.
    Ma, nonostante la legge che impone il suo pensionamento sia operativa, il capo dell’Anti corrupción non vuole abbandonare il suo incarico, anzi contrattacca denunciando: “I popolari e Cardenal mi vogliono far fuori per ragioni politiche e impediscono la mia possibile permanenza”.

    Ma qual è la ragione che adduce il procuratore generale dello Stato per spiegare la sua propensione ad abolire un’alta istituzione che avoca soltanto a sé, centralizzando su scala nazionale, oltre alla corruzione, anche tutti i reati economici dell’ambito finanziario e le frodi di Borsa?
    Una sola: “Tutti i pm sono abilitati per sviluppare qualsiasi tipo di indagini. Quindi è buona cosa che i ‘delictos’ legati alla corruzione diventino di competenza di tutti i pm”. Insomma, la più alta carica della magistratura spagnola vuole far tornare in vigore due principi basilari messi in dubbio dall’esistenza di un tribunale particolare come quello dell’Anti corrupción: la territorialità dei reati e il giudice naturale.

    Aznar, per ora, sceglie il no comment
    Naturalmente, visto che l’Anti corrupción è stata istituita con una legge ad hoc, ce ne vuole un’altra per abolirla. “E’ una decisione che spetta all’esecutivo”, ammette onestamente Don Jesús, uno dei più prestigiosi magistrati della Piel del Toro, in carica dal 1996.
    Aznar, per il momento, sceglie il no comment.
    Ma ieri il progressista Periodico de Catalunya rivelava: “Quando venne elaborato lo ‘Statuto del pubblico ministero’, l’esecutivo dibatté la possibilità di sopprimere l’Anti corrupción, ma la rinviò.
    Tuttavia fonti governative sottolineano che, ciononostante, l’idea iniziale è rimasta parcheggiata in attesa di una migliore occasione per riproporla”. Come c’era da aspettarsi, i partiti della sinistra e i
    magistrati più vicini ai socialisti sono insorti contro l’ipotesi (reale) del pensionamento del ‘Forte Apache’ di Villarejo el Rojo. Il socialista Juan Fernando López ritiene che il tribunale speciale, composto in tutto da undici pubblici ministeri, più altri 60 collaboratori, sia “più necessario che mai e anzi andrebbe rafforzato”. I comunisti di Izquierda Unida sono ancora più duri: “Il governo è di fronte a un dilemma: destituire Cardenal o smantellare il tribunale. Finora sapevamo che stavano istigando una caccia alle streghe per mettere da parte i pm più scomodi per l’esecutivo.
    Adesso sappiamo anche che il procuratore generale dello Stato vuole farla finita con l’Anti corrruzione”. Ma la critica più significativa è venuta dalla Unión Progresista de Fiscales, guardacaso la Magistratura Democratica spagnola di cui il capo dell’Anti corrupción (fino a settembre) è membro da una vita:
    “La sostituzione di Villarejo è una depurazione ideologica. E difendiamo, contro il massimo responsabile della nostra professione, l’esistenza dell’Anti corruzione”. Allo schieramento si è aggiunto El País, che ospita spesso articoli di Villarejo e che lo scorso primo giugno (dopo che il
    premier Aznar aveva limato i poteri del tribunale speciale) ha dedicato al giudice un’intervista di ben due pagine.
    Soltanto che il Borrelli di Malaga come indovino sembra un po’ un disastro. Allora diceva:
    “Le voci che volevano la dissoluzione della mia procura saranno messe sotto silenzio per sempre. Quei tentativi sono nettamente falliti”.
    Aznar non commenta, ma il procuratore generale dello Stato ha già smentito Villarejo.


    Da il Foglio di oggi

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Conflitto di garanzia alla.....

    ......europea.



    Roma. E’ “l’uso distorto”, non il mandato d’arresto, a preoccupare il ministro della Giustizia Roberto Castelli. E’ la forza del mezzo (“potentissimo”, ha detto) a turbarlo, perché rischia di prestarsi “a usi maliziosi, da parte di certi magistrati che noi riteniamo politicizzati”.
    L’ha dichiarato, e ripetuto per tre volte, mercoledì a Bruxelles, davanti alla commissione Libertà pubbliche dell’Europarlamento, rispondendo alle domande degli europarlamentari, tra cui il socialdemocratico tedesco Martin Shulz, ma Castelli ha anche spiegato che considera il mandato di cattura europeo uno strumento di per sé “positivo”.
    Soltanto pochi mesi fa il ministro si era detto “fortemente contrario alla creazione di una superprocura europea”, aveva parlato di un “piano preciso delle toghe rosse europee”, pochi giorni fa si è invece impegnato: “Posso farmi parte diligente perché il mandato d’arresto veda la luce nei tempi previsti”. Cioè tra qualche mese, il 1° gennaio 2004 per i quindici Stati membri, e il 1° maggio 2004, per i dieci Stati di nuova adesione. E da via Arenula fanno sapere che “il disegno di legge è già pronto, la nostra parte l’abbiamo svolta e l’iter procedurale è in moto: non dovrebbero esserci ritardi”. Considerato però che finora solo due Stati su quindici hanno attuato gli adeguamenti interni necessari all’entrata in vigore del mandato di cattura, e che le riserve costituzionali dell’Italia in tema di diritti fondamentali non sono cadute dopo il dicembre 2001, data in cui venne presa la decisione quadro del Consiglio europeo sul Testo unico del mandato di cattura europeo: ovvero la soppressione delle procedure di estradizione, e l’allargamento dello spazio giudiziario comune.
    Per 32 reati, fra cui terrorismo, sfruttamento sessuale di bambini, traffico illecito di armi, traffico illecito di stupefacenti, razzismo e xenofobia, corruzione, truffa (puniti dalla legislazione dello Stato membro emittente con pena detentiva della durata massima non inferiore a 10 anni o in caso di condanne di durata non inferiore a 4 mesi).

    Fu allora che Giuliano Vassalli e Vincenzo Caianiello, entrambi ex presidenti della corte Costituzionale ed ex ministri della Giustizia, in un parere pro veritate richiesto dal governo, evidenziarono parecchi profili di dubbia costituzionalità della legge-quadro: violazione del principio di tassatività della norma penale, dei principi costituzionali sulla libertà personale e dei principi costituzionali in materia di estradizione. “Maggiori sono i reati e maggiori devono essere le garanzie – ha detto ieri al Foglio Giuseppe Gargani, presidente della Commissione giuridica del Parlamento europeo – quel che il Semestre italiano deve fare è chiedere un’armonizzazione di tutte le legislazioni, per assicurare le guarentigie necessarie, ovviamente prima di dare il via al mandato di cattura europeo, quindi serve un rinvio”.
    E se solo due Stati su quindici sono belli e pronti ad applicare il mandato, in Inghilterra c’è molto scetticismo: “Abbiamo la cultura giuridica più garantista di qualsiasi altra in Europa, perché dovremmo lasciare che un nostro cittadino venga processato in un altro Stato?” dicono le opposizioni, molto forti in Parlamento, sia a destra che a sinistra.
    E anche il ministro dell’Interno David Blunkett, che pure è fermo su posizioni più giustizialiste, ha chiesto maggiori garanzie, in grado di circoscrivere al massimo la portata del mandato di cattura (che riesce a far breccia nel garantismo inglese soprattutto attraverso il cavallo di Troia del terrorismo, il secondo tra i 32 reati previsti dalla decisione quadro).
    In ogni caso il conto alla rovescia è cominciato, e in Italia per ora resta da vedere come il disegno di legge di attuazione modificherà il nostro ordinamento interno, e come verrà accolto dal Parlamento.

    Da il Foglio di venerdì 11 luglio 2003

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Il Pd e gli interessi di conflitto, oppure il conflitto d'interesse
    Di mirkevicius nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-05-12, 17:30
  2. Tassa sul conflitto d'interesse
    Di salerno69 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 34
    Ultimo Messaggio: 01-06-08, 12:58
  3. conflitto di interesse
    Di populistissimo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 26-11-07, 19:39
  4. Conflitto di interesse .......!
    Di vapore nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 05-09-06, 22:28
  5. Scienza e conflitto d'interesse
    Di Davide (POL) nel forum ZooPOL
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 24-11-03, 23:48

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito