....all'inglese.
Roma. Forse almeno su un punto ha ragione il professor Guido Rossi. Nel suo “Il conflitto epidemico”, si dedica a una pessimistica analisi della tabe che minaccia l’Occidente, il conflitto d’interesse. Sulla cura, c’è molto da discutere. Ma su un aspetto coglie nel segno. Chiunque predica che il conflitto d’interesse è malattia italiana, chiude gli occhi di fronte al resto del mondo. E’ di ieri, l’ennesima conferma.
Il Guardian addirittura gli dedicava la prima pagina. Il Regno Unito notoriamente non ha Costituzione scritta, è un paese di common law e, a dispetto dei cultori della virtù pubblica a suon di tintinnanti manette e di solerti procuratori politicamente orientati, le norme per evitare i conflitti d’interesse in tutti i campi sono assai più prodotto dell’autodisciplina statutaria e fiduciaria dei singoli soggetti che di codici penali.
Condizione che si allarga sino al governo, che risponde agli elettori dei suoi impegni di trasparenza, non ai giudici di Sua Maestà.
E’ accaduto che Ann Abraham, l’ombudsman del Parlamento inglese -– altra istituzione tipica del diritto di common law, alla quale è affidato il compito di agire a tutela di princìpi e delle prerogative in modo da fugare ogni sospetto di parzialità politica – abbia ottenuto la risposta che attendeva da mesi, in ordine agli accertamenti che aveva richiesto su eventuali conflitti d’interesse
dei componenti del gabinetto Blair.
Ed è una risposta che ha indotto l’ombudsman a informare il Parlamento che se è così il suo ruolo è inutile.
Perché il Lord Cancelliere e Douglas Alexander, ministro di Stato del gabinetto, hanno vietato senza mezzi termini ogni indagine, “la pubblicazione di informazioni in materia risulterebbe pregiudizievole agli interessi privati e ai doveri pubblici”. E non se ne parli più.
Il Guardian aveva per primo chiesto a Blair, nel 1999, di fare un passo avanti in materia di trasparenza, oltre le direttive sull’“open government” assunte dal governo Major nel 1994, destinate ad assumere valore cogente solo nel 2005, e con l’ombudsman nel frattempo a far da garante.
Il premier aveva preso tempo, ma ora le richieste, anche per via della crisi di popolarità di Blair, erano divenute perentorie. La reazione del Guardian era ieri durissima, altrettanto quella di esponenti dell’opposizione. Charles Kennedy, leader dei liberaldemocratici, parlava di “decisione senza precedenti da che nel nostro paese esiste un governo rappresentativo”. David Davis, portavoce dei conservatori, l’ha bollata come “ridicola, fa giustizia di tutta la fuffa sulla trasparenza laburista”.
E anche molti laburisti anti Blair invocano che il veto cada.
Un Lord Cancelliere al di sotto dei sospetti
Quel che è peggio è che a prendere la decisione non è una figura al di sopra di ogni sospetto. Da quattro settimane il nuovo Lord Cancelliere è infatti Lord Falconer of Thoroton, nominato da Blair nell’ultimo rimpasto al posto di Lord Irvine.
L’accoglienza è stata pessima. Lord Falconer non è giudicato con le competenze adeguate per una carica che ha 1.400 anni – precede nella storia sia il Parlamento che il Regno Unito stesso, e viene solo dopo la Corona – e che ha finito per assommare funzioni diverse come la carica di “whip” della Camera dei Pari, e la guida del “Consiglio privato” che sovrintende ai nove più alti Lord magistrati di nomina reale. Nel lungo braccio di ferro volto all’abolizione dei Pari ereditari, Blair ha più volte promesso che il Cancelliere sarebbe stato abolito, che sarebbe stata introdotta una Corte suprema per mettere ordine nella gerarchia del potere giudiziario separandolo dai Lord.
Niente di tutto questo è ancora avvenuto, al nuovo Lord Cancelliere è andata anche la responsabilità di ministro delle Riforme costituzionali, la stessa Regina ha storto il naso.
Soprattutto, a non piacere troppo era il fatto che l’autorevole Lord Irvine fosse sostituito da un vecchio amico personale di Blair. Erano compagni di scuola trent’anni fa in Scozia, divisero un appartamento, Falconer scippò all’attuale premier una delle sue fidanzate. Blair andò poi a Cambridge e Falconer a Oxford, ma per rincontrarsi nel 1976, entrambi avvocati, entrambi laburisti.
A metà degli anni 80 Falconer e sua moglie Marianna, avvocato come Che rie Blair, erano vicini di casa dei Blair a Islington, e nel 1997 Blair premiò l’amico dei tanti preziosi consigli e amicizie elevandolo al titolo a vita. Il sindacato degli elettrici, che era stato assistito da Falconer in una vittoriosa vicenda contrattuale, donò grato un milione di sterline al Labour. A Falconer Blair affidò il compito di limitare i danni dell’enorme flop del Millennium Dome. E del suo parere non fa mai a meno.
Il punto è che Ann Abraham si è vendicata facendo trapelare che il precedente Lord Cancelliere aveva consegnato a Blair un’opinione favorevole all’indagine.
Forse per questo Lord Irvine è stato sostituito.
Da il Foglio di oggi
saluti




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