....direzione della grazia a Sofri...e altri.
Roberto Castelli, che uno scrittore pazzotico maltratta miseramente nel mentre pensa di chiedergli un assenso alla grazia per Adriano Sofri, e che legioni di intellettuali e politicanti con la puzza sotto il naso ritengono un usurpatore perché ha vinto le elezioni senza appartenere a congreghe progressiste, sta argomentando legittimamente una scelta che politicamente risulta capricciosa, anche per un Guardasigilli giustamente geloso delle sue prerogative:
il veto (speriamo provvisorio) al provvedimento di grazia che, per Sofri e altri detenuti, il Quirinale sarebbe pronto a irrogare domani, con la controfirma politica di un presidente del Consiglio che aveva parlato chiaro in tempi non sospetti (8 novembre del 2002) in una lettera a questo giornale.
Un pezzo rilevante della società italiana, in dialogo civile con una rispettabile componente che resta fermamente contraria, preme apertamente, senza sotterfugi, senza atteggiamenti lobbistici, con la sola forza delle parole e della ragione, perché sia restituita la libertà a un condannato in via definitiva che ha scontato otto anni di galera per un delitto odioso, compiuto trentuno anni fa, e che è preparato a subire altri tre lustri di galera nello stesso regime di composta libertà interiore e di tollerante dialogo con l’esterno che ha caratterizzato la sua detenzione a Pisa.
La famiglia del commissario assassinato ha chiesto ovviamente di essere esentata da un simile dibattito, ma ha esemplarmente reso pubblici sentimenti di amore per la verità giudiziaria accertata dai tribunali e di ripulsa di ogni atteggiamento di odio e di vendetta. Centinaia di parlamentari si sono associati alla domanda di grazia dopo l’appello in tal senso di un grande giornale della tradizione liberale e moderata, il Corriere della Sera, che si pubblica da più di un secolo nella città della tragedia, Milano.
Indro Montanelli è morto dopo avere invocato la grazia per Sofri, nerosubianco.
Da Francesco Saverio Borrelli a coloro che scrivono su questo giornale, per citare casi estremi di dissenso civile proprio sui temi della giustizia, molte e diverse sono le voci che vanno univocamente in questo stesso senso.
Castelli capirà, senza per questo sentirsi strattonato o strumentalizzato da una “casta arrogante”, per dirla con l’avvocato di Leonardo Marino, l’accusatore di Sofri, che c’è qualcosa di arbitrario nel suo comportamento, nonostante la legittimità di alcuni suoi argomenti ispirati al concetto di “equità”. La larga e persuasiva coalizione dei sostenitori della grazia a Sofri, nonostante l’evidente imbarazzo istituzionale e civile in cui il ministro si è cacciato e ci ha cacciato, dovrebbe ora riprendere fiato e continuare la pressione politica e di coscienza, senza faziosità, nelle mille forme intelligenti e moralmente impeccabili di questi anni, affinché questo veto sia rimosso.
Tutte le circostanze sono riunite, basta ancora un piccolo, deciso sforzo, occorre che niente lo pregiudichi.
Ferrara su il Foglio.
saluti




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