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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #111
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    I soldi Rai alla moglie di Bocchino

    Articolo di Laura Rio pubblicato su Il Giornale, il 30/04/10


    Se la «suocera» di Gianfranco Fini viene pagata dalla Rai un milione e mezzo di euro, la moglie di Italo Bocchino, ilvicepresidente del gruppo Pdl alla Camera che si è dimesso ieri, ne guadagna sei. E ne riceverà anche di più se un altro progetto andrà in porto. La consorte del finiano «rissoso», Gabriella
    Buontempo, è titolare di una società, la Goodtime Enterprise, che da tempo lavora per la Tv di Stato, producendo fiction, ramo d’oro dell’azienda.
    L’ultimo contratto ottenuto riguarda una serie in sei puntate intitolata La Narcotici, fiction d’azione che racconta le gesta di una squadra di polizia che lotta contro la droga e la corruzione (regia di Michele Soavi, nel cast Ricky Memphis). La serie, attualmente in produzione, andrà in onda in autunno su Raidue. Budget, in linea con i costi della fiction per la seconda rete, circa sei milioni: un milione a puntata per sei puntate.
    Nel paniere della Goodtime ci sono altre serie come II grande Torino, andata in onda nel 2005 con successo d’ascolti, Le ali e La stagione dei delitti. E per l’autunno, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, la moglie di Bocchino era in procinto di ottenere la realizzazione di un altro programma importante: uno show ideato da Baudo.
    A metà tra fiction e intrattenimento, doveva raccontare in quattro puntate di prima serata i grandi fatti della cronaca (dagli amori ai gialli) attraverso delle docufiction. Insomma, Baudo, per illustrare meglio le sue storie avrebbe usato dei filmati, un po’ come faceva Santoro. Quando il direttore di Raiuno Mauro Mazza ha visto il progetto di Pippo, lui (finiano doc) ha pensato di girare l’incarico alla Buontempo, che di fiction se ne intende. La società della moglie di Bocchino in un primo tempo aveva proposto un pacchetto chiavi in mano di tutto il programma, si dice a un costo, di mercato, di circa 800mila euro a serata: alla fine si era convenuto che sarebbe stato meglio produrre internamente lo show (visto che la Rai è assolutamente in grado di farlo) affidando alla Goodtime la realizzazione delle sole docufiction.
    Ora, dopo la bufera finiana, non si sa se questo progetto andrà in porto: in un primo tempo è stato spostato da settembre-ottobre a novembre-dicembre e ora chissà.
    Nel frattempo, il direttore di Raiuno Mazza è andato in vacanza in Sudafrica. Tornerà la prossima settimana, nei giorni di fuoco per la definizione dei palinsesti della prossima stagione che, di solito, vengono presentati agli inserzionisti pubblicitari e alla stampa agli inizi di giugno. E, si sa, nella Tv pubblica, sulla distribuzione delle produzioni alle società esterne e sulla scelta di star e starlette, influiscono molto le diatribe politiche e le posizioni di potere. Probabile che la rottura tra Fini e Berlusconi avrà delle conseguenze. Vediamo quali altri amici e parenti del presidente della Camera hanno contratti con la Tv pubblica.
    La famiglia più vicina alla terza carica dello Stato è quella di Elisabetta Tulliani, compagna di Fini. La società intestata alla mamma di Elisabetta, Francesca Frau, come abbiamo detto con grande evidenza l’altro ieri, realizza per il pomeriggio di Raiuno una parte del programma Festa italiana condotto da Caterina Balivo. Ma, come abbiamo dimostrato, attraverso un intreccio di società (tutte domiciliate in viale Mazzini 114, cioè a pochi passi dalla sede centrale della Rai), dietro la signora Frau c’è il figlio Giancarlo, fratello di Elisabetta. L’aspetto particolare, in tutto questo, è che le società sono sorte da pochi anni, più o meno da quando la signora Tulliani si è fidanzata con Fini. Altra anomalia è che nessuno nella famiglia ha esperienza nel campo della produzione televisiva (Elisabetta ne ha come showgirl). Tra l’altro Festa italiana fino all’anno scorso veniva realizzata tutta internamente alla Rai, senza esborsi per società esterne.
    La Absolute Television Media (intestata per il 51 per cento alla signora Frau) ha un contratto fino a giugno (quando finisce il programma per la pausa estiva). Sembra che fosse già in discussione il rinnovo del contratto per la prossima stagione televisiva che prevedeva anche un possibile aumento del compenso. Quando il direttore renderà ufficiali i palinsesti, si conoscerà la decisione.
    Stesso discorso vale per la casa di produzione Casanova, fondata da Luca Barbareschi, molto amico di Fini. Nonostante l’attore abbia affidato la società a un blind trust quando è diventato deputato, è stato lui a trattare il progetto per realizzare all’interno di Domenica In uno show dedicato ai talenti. Si parla di una cifra di circa 100mila euro a puntata, che per circa trenta domeniche (da ottobre a maggio prossimi), farebbero tre milioni di euro. Anche questo progetto non è stato ancora messo nero su bianco.
    Di certo, invece, a giorni apparirà in Tv un compagno di fede calcistica di Mazza e Fini: Pino Insegno, tifosissimo della Lazio. Presenterà il giochino estivo Reazione a catena, su Raiuno dagli inizi di giugno, in onda poco prima del Tg1, a cui dovrebbe fare da traino.

  2. #112
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Lettera morta la legge per la trasparenza nei contratti della Tv

    Articolo di Angelo Allegri pubblicato su Il Giornale, il 30/04/10


    Il sito internet creato appositamente dalla Rai (Il portale dei Contratti di Consulenza del gruppo Rai) è di una povertà francescana: un’unica pagina bianca con il logo della televisione di Stato. Più in basso due righe in carattere minuscolo: «Lavori in corso - Contratti di consulenza Rai. A breve sarà disponibile la documentazione relativa». «A breve», naturalmente, è un concetto del tutto relativo, visto che la pagina è identica dal 2007.
    In questi tre anni e con quel sito la Rai avrebbe dovuto applicare una legge, la numero 244, approvata per l’appunto 36 mesi fa, che doveva, una volta per tutte, rendere trasparenti i contratti della tv di Stato con fornitori esterni. Contratti di tutti i tipi. E tanto per capirci anche quelli legati agli incarichi affidati da Raiuno alle società che fanno capo (per il 51%) a Francesca Frau, madre di Elisabetta Tulliani, compagna di Gianfranco Fini.
    Come capita sempre nel Paese delle grida manzoniane le norme sono nella loro formulazione severissime: ogni contratto di consulenza stipulato con enti pubblici o equiparati dovrà essere pubblico. Non solo: «Nessun atto comportante spesa, ai sensi dei precedenti periodi, potrà ricevere attuazione se non sia stato previamente reso noto, con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso attraverso la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato, nonché comunicato al governo e al Parlamento».
    Durissime le sanzioni: in caso di violazione, tutti gli enti pubblici, Rai compresa, e gli stessi consulenti sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma paria 10 volte l’ammontare della somma illegittimamente erogata».
    Ricapitolando: il legislatore ritiene che i consulenti della Rai e le somme da essi ricevute debbano essere pubblici; che se non resi pubblici i contratti non possano essere attuati; che se attuati espongano i consulenti a una multa pari a 10 volte i compensi incassati. Tutto molto chiaro e ammirevole. Se non fosse che, approvata la legge, creato il sito, tutto è rimasto lettera morta. All’inizio del 2008 l’Aduc, un’associazione di consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei conti. Quest’ultima ha aperto una doverosa indagine (di cui, peraltro, si sono perse le tracce). Qualche tempo dopo Donatella Poretti, senatrice radicale eletta nel Pd, ha presentato un’interrogazione in cui citava l’imbarazzata risposta di Nino Rizzo Nervo, consigliere della Rai, a un giornalista di Radio 24 che gli ricordava l’obbligo di legge e l’inadempienza della tv pubblica: «Lei mi dà una notizia che non conoscevo, io credevo che avesse già messo... francamente non lo sapevo, mi trovo impreparato, posso informarmi... ». Il colloquio è del 25 febbraio 2008. Da allora nulla è accaduto.
    Capita così che quando nei giorni scorsi è emerso, prima grazie a Dagospia, poi al Giornale, che la società della signora Frau, «suocera» di Fini, ha un contratto da un milione e mezzo di euro con il primo canale Rai, diretto dall’ex giornalista Mauro Mazza e vicino al presidente del Camera, l’indignazione si è sprecata. Contro il Giornale, naturalmente. In tanti hanno parlato di attacco alla famiglia dell’ex leader di An, di strumentalizzazione, di killeraggio. Nessuno (salvo la già menzionata senatrice Poretti che con un intervento a Palazzo Madama ha ricordato la sua interrogazione di due anni prima), ha citato le ragioni di trasparenza che avevano motivato un intervento del legislatore. Nessuno ha provato a immaginare cosa sarebbe successo se, per esempio, al posto della «suocera» di Fini, ci fosse stata quella di Schifani. O cosa sarebbe successo se la Rai avesse obbedito alla legge, con il nome della «suocera» di Fini automaticamente pubblicizzato via internet.
    La legge, però, c’è. E bisognerebbe pure applicarla. Se ne vedrebbero delle belle.

  3. #113
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Int. a C. Mineo - Raitre rinuncia al suo caffè (senza ragioni)

    Articolo di Valter Delle Donne pubblicato su Secolo d'Italia, il 04/05/10

    "No grazie, il caffè mi rende nervoso". Ricorda un vecchio film con Lello Arena e Massimo Troisi la scelta di viale Mazzini di cancellare dal palinsesto di Raitre la trasmissione condotta ogni mattina da Corradino Mineo. Per chi non ha mai acceso la televisione dalle 7 alle 9, Il Caffè è una rassegna stampa diversa rispetto alle altre perché non si limita ai principali quotidiani nazionali ma fa riferimento a un bacino molto vasto di testate. Giornali locali, quotidiani di partito, organi di cooperative, messi tutti sullo stesso piano. Ma anche media e servizi internazionali. Un’operazione di informazione completa, che non si ferma quindi ai soliti noti. Allo stesso modo non si ferma alle solite facce l’intervista all’ospite di turno (politico
    o giornalista) effettuata con criteri rigorosamente bipartisan nello spirito di un autentico servizio pubblico. Un dato confermato dal fatto che negli ultimi tre anni, Rainews24 non è mai stata oggetto di censure o provvedimenti da parte delle autorità che presiedono alla correttezza e al pluralismo dell’informazione.
    Ma da ieri Il Caffè non è più visibile su Rai tre. Chi vorrà vederlo dovrà cercare Rainews24 sul digitale terrestre o sul satellite.

    Direttore Mineo perché la sua trasmissione è stata sfrattata da Raitre?
    Sinceramente ancora non l’ho capito. L’ho saputo un mese fa. Ho chiesto al direttore generale di avere chiarimenti. Mi ha detto: mi informo e ti richiamo. Sto ancora aspettando.

    È un problema di ascolti?
    Quello sicuramente no. In quello spazio Raitre aveva il cinque per cento di share ora siamo al dieci. Ascolti raddoppiati, sfido chi arriverà dopo a fare di meglio.

    Un problema di costi?
    Nemmeno. Siamo a costo zero. Il programma che ha preso il nostro posto, dedicato all’informazione regionale, ha numerosi collegamenti. Presumo che necessariamente venga a costare molto di più.

    Allora verrebbe da pensare sia una questione politica...
    Escludo anche questo. Se mi volevano far fuori mi levavano direttamente la direzione della rete. Il problema è un altro.

    Quale?
    In questa maniera si elimina dai palinsesti un altro programma di informazione. Nella fascia della mattina la Rai produce solo l’informazione del Tg1 e l’informazione regionale. Punto.

    Davvero poco per il servizio pubblico. Possibile che non le abbiano dato una spiegazione?
    Mi è stato detto che Rainews24 è un canale che ha raggiunto la sua maturità e che non ha più bisogno di avere una vetrina su Raitre. Ma io non sono d’accordo: il passaggio al digitale terrestre è tutt’altro che completato e non capisco le ragioni di tanta fretta. Lo spostamento riduce pesantemente la visibilità del canale.

    Lei è stato corrispondente per la Rai da Parigi e da New York, paragoni tra quei modelli d’informazione e i nostri?
    Impossibile farne. Nessun Paese è in una transizione continua come il nostro. I prodotti editoriali non sono commensurabili.

    C’è qualcosa di quelle esperienze che ha cercato di trasfondere nella sua rubrica?
    Ci ho provato. Prima di tutto ho trasposto l’attitudine a non dare per scontate le notizie, mettendo sempre a confronto i diversi pareri. In qualsiasi parte del mondo l’informazione è l’incontro di diversi punti di vista. E poi ho cercato di dedicare un attenzione particolare ai fatti internazionali anche quando non erano ancora presenti sui nostri giornali. Faccio l’esempio recente dello scandalo pedofilia nella Chiesa, Ne avevamo parlato citando i media stranieri, almeno un mese prima che la notizia rimbalzasse sui nostri giornali.

    La sua rete è partita avendo come modello ambizioso la Cnn, poi che cosa è successo?
    Senza mezzi è difficile lavorare. Prendiamo il concorrente principale nelle all news che è Sky. Ha i suoi
    studi, può trovare interviste dove e quando vuole. Vuole sapere come sto messo io? Se volessi fare un intervento alle 20, non potrei. Non abbiamo possibilità di fare un collegamento perché la Rai non ce li dà: sono tutti presi dai tg. Non abbiamo neppure accesso agli operatori di ripresa. Siamo una piccola televisione priva di mezzi.

    Ma la notte del terremoto dell’Aquila siete stati gli unici a fare una diretta continua, un autentico servizio pubblico...
    Con sforzi enormi. Non sa quanti problemi ho avuto per avere le immagini trasmesse nell’immediato.
    Stavano transitando dalla sede dell’Aquila a quella di Pescara e per averle le ho letteralmente rubate.
    Sono stato criticato per questo. Siamoun modello di informazione ma allo stesso tempo a viale Mazzini siamo un’enclave mal sopportata.

    E L’altra notte Marco Pannella nella sua diretta su Radio Radicale l’ha citata come modello di informazione corretta: «Corradino Mineo mi invita spesso e prima o poi gliela faranno pagare...))
    Una battuta simpatica, ma le ripeto, non vedo ragioni politiche. In trasmissione ho avuto ospiti di tutti gli
    schieramenti, senza preclusioni: da Bersani a Vendola a Bonaiuti. Non credo alla storia del mandante politico, qualora ci fosse stato sarei stato sostituto da mesi.

  4. #114
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Da Mineo a Guzzanti sotto il fuoco del Pdl

    Articolo di Federico Orlando pubblicato su Europa, il 06/05/10


    Cara Europa, da due o tre giorni, aprendo la terza rete Rai alle 7 del mattino per accompagnare la mia colazione con Il Caffé di Corradino Mineo, invece della storica trasmissione trovo un’oscena miscellanea di testate e testatine di provincia, che ci offrono il quadro del pettegolume italiano. Cosa vuole che freghi a me se a Campobasso una zingara ha tentato di rubare un mela al mercato o se a Verona una palazzina rossa è stata ridipinta in verde? Eravamo interessati, credo in molti, alla rassegna sui grandi problemi del giorno, che Mineo faceva con interventi di personalità esterne (ogni giorno un interlocutore diverso, di tutto l’arco politico). La solita aggressione berlusconiana? Il dubbio, più che naturale nell’Italia del monopolio Raiset, come lo definite, si è rafforzato in seguito alla denuncia del premier di martedì sulla «troppa» libertà di stampa che ci affliggerebbe; e per la solita accusa di «denigrare l’Italia», prendendo spunto stavolta da un film di Sabina Guzzanti sulla ricostruzione a L’Aquila. Ma perché dovremmo credere solo al Tg1 o a Rete 4?
    FERNANDO PELLEGRINI, ROMA

    FEDERICO ORLANDO RISPONDE
    Caro Pellegrini, sulla vicenda del Caffé, che mi ha indotto a chiudere la tv della Raiset anche al mattino, dopo aver provveduto da tempo a farlo la sera (ascolto le radio libere e guardo dvd di film classici o di grandi inchieste sui problemi del mondo), è stato lo stesso amico Corradino Mineo a dire a Radio radicale che la sua rubrica, espulsa dalla tv di tutti per essere spedita sul satellite, è stata sostituita da una stupida e costosissima rassegna di giornali e giornalucoli che richiedono l’impegno di un gran numero di
    giornalisti collegati. Può capitare così che ieri mattina, tra fatti e fatterelli locali, non siano rientrate anche le dimissioni di Scajola. Ma pare che per Il Caffé non ci sia stato il solito brutale diktat di Berlusconi a Rai Authority e Commissione di "vigilanza" (ma di che?). Pare invece che la cupidigia di servilismo dell’azienda abbia addirittura prevenuto e superato l’odio del premier e del suo partito per l’informazione critica. Ieri il signor Romani, candidato in pectore alla successione di Scajola e da
    sempre guardiano dell’intangibile conflitto d’interessi, ha indicato Ballarò tra i programmi da mettere, come dire, nella lista nera.
    Quanto al film di Sabina Guzzanti sul terremoto e la ricostruzione a L’Aquila, l’onorevole Giulietti, portavoce di Articolo 21, ha dichiarato: «Troviamo incredibile che, ancor prima che il film sia proiettato a Cannes, si sia già scatenata una canea contro Draquila, appunto il film di Sabina Guzzanti. Forse, dopo aver buttato l’attrice fuori dalle tv del polo Raiset, ora vorrebbero anche impedirle l’accesso in sala. Purtroppo per loro, e per fortuna di tanti italiani, non ci riusciranno. Anzi la rabbia di oggi sarà un ulteriore incentivo a vedere il film e ad opporsi a qualsiasi tentativo di boicottaggio». (Com è accaduto, aggiungo io, per il film Agorà, sul martirio della filosofa pagana Ipazia da parte di fondamentalisti paleocristiani, arrivato nelle sale italiane dopo anni).
    Infine, a proposito dell’indifferenza dell’elettorato berlusconiano, ovvia in fascisti, affaristi e veteroconservatori, agli altri vorrei ricordare, affinché le imparino a memoria, le parole che scrisse la grande Elsa Morante pochi giorni dopo la fine di Mussolini, del suo regime e dei loro delitti: «Perché il popolo tollerò, e addirittura applaudì, questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale (...) Purtroppo, il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei». Speriamo per tutti che la storia non si ripeta troppo uguale al passato.

  5. #115
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    I servizi segreti in Rai. Lo ammette anche Palazzo Chigi

    Articolo di Marco Palombi pubblicato su Il Fatto Quotidiano, il 07/05/10


    Esiste un nucleo di dipendenti della Rai che, con tanto di Nos (nulla osta di sicurezza) rilasciato dai servizi, vigila sulle informazioni ritenute vitali per l’integrità dello Stato. Non si sa quanti siano, cosa facciano esattamente, né se per questo gravoso compito vengano retribuiti, ma ci sono: la struttura ha anche un nome simpaticamente spionistico, "Punto di controllo Nato-Ueo", nel senso dell’Alleanza atlantica e dell’Europa occidentale. Questa non è un’indiscrezione, ma quello che il governo ha comunicato alla Camera con una nota scritta datata 27 aprile 2010 e firmata dal ministro per i Rapporti col Parlamento Elio Vito.
    La storia è questa. Tre anni fa un giornale online pubblica una notizia non confermata: in Rai c’è un nucleo di 50 giornalisti dotati di Nos che si occupa di selezionare quali notizie possono finire sulla tv. L’indiscrezione è attribuita all’intelligence militare, irritata per essere stata tenuta all’oscuro dell’esistenza della cosa. Piovono le smentite: l’allora direttore generale della Rai, Felice Cappon, nega ufficialmente in Vigilanza nel luglio 2007. Maurizio Turco, un deputato radicale, non si accontenta della risposta e nell’aprile dell’anno successivo presenta un’interrogazione: ma questi 007 in Rai ci sono o no? La risposta si fa attendere due anni, ma quando arriva è sorprendente: si, ci sono. Scrive la presidenza del Consiglio: l’Ufficio centrale per la sicurezza (l’Ucse, interno al Dipartimento per la sicurezza di Palazzo Chigi) smentisce che ci sia un organo preposto alla tutela del segreto di Stato in Rai.
    Però poi la stessa nota ne afferma l’esistenza: "Il ministero dello Sviluppo economico, appositamente interpellato dall’Ucse - scrive Palazzo Chigi - ha confermato che i compiti del ‘Punto di controllo Na- to-Ueo’ istituito in ambito Rai ... sono esclusivamente quelli di verifica ed attuazione delle misure volte alla tutela delle informazioni classificate". Quanto al personale che se ne occupa, esiste anche quello, ovviamente dotato di Nos: "Il nulla osta di sicurezza viene rilasciato ai dipendenti Rai in ragione dell’espletamento di incarichi di natura amministrativa - mette a verbale il governo - e non riguarda, quindi, l’attività di giornalista". L’ammissione dell’esecutivo merita qualche nota a margine. Le notizie "classificate" sono quelle, dice la legge del 2007 che regola il segreto di stato, la cui "diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica", alla difesa delle istituzioni, degli accordi internazionali, della difesa militare. A voler applicare un’interpretazione estensiva, praticamente ogni notizia politica,
    anche i lavori di ristrutturazione - per dire - della villa sarda di un presidente del Consiglio. Di che genere sono le "informazioni classificate" maneggiate c/o protette dal "Punto di controllo" di viale Mazzini? La
    risposta dell’esecutivo presenta almeno un altro paio di aspetti diciamo bizzarri. L’Ucse, che sta a Palazzo Chigi ed è competente sul rilascio del Nos, smentisce che esista una struttura che in Rai si occupa di segreto di stato, poi - presa da improvvisi scrupoli - chiede conferma pure al ministero per lo Sviluppo economico, che invece risponde che si, c’è: com’è possibile che chi, per legge, rilascia il Nos e conserva la lista dei nulla osta non sappia che esiste il "Punto di controllo" in Rai? Significa che il referente di quell’organismo è il ministero, cioè un’autorità politica? Quanto al personale, si legge che il Nos gli serve per roba amministrativa e "non riguarda l’attività giornalistica". Non si esclude, quindi, che fra chi custodisce notizie classificate ci siano anche giornalisti. Solo che quelli, per mestiere, le notizie dovrebbero darle.

  6. #116
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    Rai. Beltrandi: i giornalisti dei talk show non hanno nulla da dire sulle parole di Quagliariello?

    Pubblicato il 08/05/2010

    Mentre in Rai proseguono le epurazioni politiche, l’ultima delle quali ha riguardato l’ottimo direttore di Rai News 24 Corradino Mineo, reo di aver battuto Sky con pochissimi mezzi, ieri il Vicecapogruppo del PDl al Senato Gaetano Quagliariello ha chiesto che nei talk show il PDL sia rappresentato da un unico esponente, anziché due in rappresentanza di due posizioni politiche diverse.

    A fronte di tali dichiarazioni, sorprende il silenzio dei conduttori dei talk show Rai, e del sindacato dei giornalisti Rai, solitamente sempre pronti a scendere in trincea a difendere l’assoluto arbitrio dei conduttori responsabili delle trasmissioni di approfondimento Rai nello scegliere chi invitare, in barba ad ogni legge o atto di indirizzo della Vigilanza, anche negli ultimi giorni della campagna elettorale.

    Risorge il dubbio su un giornalismo televisivo Rai sovente debolissimo con i forti, quanto arrogante e durissimo con i più deboli, totalmente in spregio di ogni regola, persino di semplice coerenza nei comportamenti., e di rispetto dell’imparzialità., pluralismo, obiettività e completezza dell’informazione

  7. #117
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    Bicamerale Rai. Beltrandi: presentata interrogazioni al D.G. Masi per chiedere maggiore informazione sul cd ddl “svuotacarceri” ed interrompere l’esclusione dei radicali e di Bernardini dalle trasmissioni e dai tg Rai

    Pubblicato il 12/05/2010


    Il deputato radicale eletto nelle liste del PD, Marco Beltrandi, ha depositato in Commissione bicamerale un’interrogazioni rivolte al Direttore generale Masi.
    Beltrandi ha sostenuto che “da 28 giorni, Rita Bernardini ed altri 8 militanti e dirigenti radicali - Valter Vecellio, Donatella Corleo, Lucio Bertè,Donatella Trevisan, Michele Capano, Claudio Scaldaferri, Yasmine Ravaglia - hanno intrapreso uno sciopero della fame per far sì che i diritti umani dei detenuti vengano rispettati e che non ci siano mai più morti, uccisioni e suicidi in carcere.”.
    Come sempre i vari soggetti ed esponenti politici radicali, in particolare la persona di Marco Pannella, questa volta in buona compagnia di Rita Bernardini, continuano ad essere sistematicamente oggetto di ostracismo televisivo.
    Beltrandi afferma che “non solo i Tg, nel corso di un mese, hanno praticamente ignorato l’azione politica ed istituzionale di Rita Bernardini e del movimento radicale tutto ma, tra i tanti programmi di approfondimento politico, tutti hanno brillato per la totale assenza di un dibattito, sia pur sommario, sull’emergenza carceraria italiana”.
    Tutto ciò impedisce agli italiani la conoscenza della reale gravità e pericolosità della situazione carceraria italiana. La Rai preferisce trincerarsi dietro slogan come ddl “svuotacarceri”, ignorando la tremenda realtà dei numeri: secondo i dati ufficiali, al 30 aprile 2010, il numero dei detenuti è salito a 67452 a fronte di una capienza regolamentare di 44066. È di nuovo emergenza, come era facilmente prevedibile già all’indomani della concessione dell’indulto (estate 2006), visto che quel provvedimento non è stato accompagnato da un significativo mutamento delle politiche penali che privilegiasse il ricorso, nella misura più ampia possibile, a sanzioni non detentive.

    Prosegue Beltrandi: “Quando, in estate, si correrà oggettivamente il rischio di proteste, o peggio, di rivolta tra i detenuti, cosa proporranno i politici di regime? Cosa racconteranno i giornalisti Rai? L’ennesima, frettolosa, notizia parziale? Speriamo non si celi ancora la verità: il tappo del sistema penitenziario sta per saltare, col rischio che le carceri italiane diventino terreno di rivolta dovuta al sovraffolamento dei detenuti, agli scarsi agenti, ai pochi educatori con l’ulteriore rischio di ennesimi, quasi annunciati, suicidi”

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    Il magnate Murdoch foraggia gli spot del comunista Ferrero

    Articolo di LC pubblicato su Il Giornale, il 13/05/10


    Quello che non riesco a capire è l’opposizione di sinistra che ha una simpatia enorme per Sky», si stupiva qualche giorno fa il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.
    La simpatia, se c’è, è ricambiata. E ne sa qualcosa Rifondazione comunista, la sinistra estrema guidata oggi da Paolo Ferrero, che dalla tv satellitare dello Squalo Rupert Mordoch ha avuto una provvidenziale boccata d’ossigeno nell’ultima campagna elettorale, quella perle Regionali: quasi un’ora di spazio in video a Sky Tg24 rispetto ai tre minuti tre che le hanno dedicato tutti gli altri telegiornali messi insieme. Se non bastasse, Sky ha generosamente concesso pubblicità al quotidiano del partito, Liberazione. Non si parla certo di cifre mirabolanti: spiccioli, rispetto al budget pubblicitario complessivo dell’azienda.
    Ma per il piccolo organo di un partito finito fuori dal Parlamento è manna dal cielo. Molto più di quanto il direttore, Dino Greco, si aspettasse quando è andato a bussare alla porta di Sky. Una tappa della lunga via crucis alla ricerca di acquirenti di spazi, che tanti responsabili di piccole testate si sobbarcano per tenere a galla la propria creatura.
    Quella volta, però, all’ufficio commerciale di Sky, Greco ha trovato una disponibilità che ha confidato ai suoi - ha sorpreso anche lui. E si è sentito spiegare che sì, la pubblicità su Liberazione sarebbe arrivata: non certo perché Murdoch, tycoon di scarse simpatie progressiste, voglia aiutare la sinistra italiana.
    Ma perché «chi è avversario di Berlusconi è nostro alleato», la linea Maginot tra amici e nemici è segnata dalla guerra commerciale col patron di Mediaset. «Per loro il Cavaliere è proprio come il fumo negli occhi, e giudicano il nostro un antiberlusconismo a 24 carati», ha raccontato, di ritorno dalla missione, Greco. Che, ironia della sorte, nel suo ufficio a Liberazione siede sotto una gigantografia di Rupert Murdoch: una prima pagina d’epoca, che risale alla direzione di Sandro Curzi, in cui sotto il titolo «Sesto Potere» si analizzava l’ascesa dello Squalo nel mercato dei media.
    Quanto allo spazio offerto dalle news di Sky alla Federazione della Sinistra, cartello con cui si è presentata Rifondazione alle Regionali, i dati parlano chiaro: nella settimana dal 14 al 20 marzo, in piena campagna elettorale, Ferrero e i suoi hanno avuto ben 52 minuti e 56 secondi di spazio tv (nel conteggio c’è anche un confronto tra i candidati governatori della Regione Campania al quale si presentò il solo Ferrero, mentre gli altri diedero forfait); più di Radicali, Idv, Udc, Lega e pure dei cugini di Sinistra e Libertà. Ben diverso il trattamento riservato dalla Rai: in tutti i Tg di quella settimana, il totale di citazioni raccolto fu di 44 secondi. Piatto ricco in confronto a Mediaset: tre secondi in tutto.

  9. #119
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, Staderini: Pd faccia tesoro delle lotte Radicali

    Pubblicato il 15/05/2010


    Noi esclusi da tutto, a cominciare da Ballarò ed Annozero

    Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani


    Bene hanno fatto Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti a sottolineare i dati abnormi dei telegiornali italiani.

    Che l’informazione radiotelevisiva sia tutta fuorilegge non è una opinione, ma un fatto che noi Radicali documentiamo da decenni, ad esempio, con i 49 provvedimenti dell’Agcom che accertano gli squilibri e le violazioni ai nostri danni commesse dalla RAI negli ultimi dieci anni.

    Ritengo, però, un grave errore che il PD non abbia mai voluto fare tesoro dell’esperienza radicale di lotte, anche nonviolente, per l’affermazione dei diritti degli italiani ad una informazione completa e corretta.

    Anche su questo chiediamo al PD una giornata di confronto, ad esempio per discutere di quanto successo subito dopo le elezioni europee del giugno 2009, quando per sette mesi siamo stati cancellati da trasmissioni come Ballaro’, Annozero, In ½ ora, le stesse che di nuovo ci hanno totalmente esclusi dopo le ultime Regionali.

    Sino a quando si preferirà la difesa delle proprie quote di bottino partitocratico rispetto alla tutela dei diritti di tutti, sarà impossibile realizzare una alternativa democratica all’attuale regime RAISET ed una resistenza efficace alle periodiche occupazioni mediatiche del Premier.

  10. #120
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai: oscurata Rainews 24

    Pubblicato il 18/05/2010

    Rai: oscurata Rainews 24

    Roma, 18 maggio 2010

    Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    Stamattina si apprende che Rainews 24 sarebbe visibile solo attraverso internet e non più via etere. E’ un fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo e del tutto inspiegabile se non attraverso una volontà politica censoria.
    Già nelle scorse settimane era stata sospesa la trasmissione “Il caffè”, malgrado Rainews 24 avesse battuto Sky anche con le pochissime risorse a disposizione, non vorrei che fosse proprio questo il problema che impedisce oggi a Rainews 24 di essere vista attraverso la televisione.
    Mi auguro che i vertici Rai facciano chiarezza e intervengano subito.

 

 
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