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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #11
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Intervista a Marco Beltrandi: Per i Radicali, Scajola deve insistere "L'indagine sulla Rai sia più ampia"
    Il deputato denuncia le altre violazioni degli obbligi di legge da parte di viale Mazzini: dalla scomparsa delle tribune politiche a quella dei programmi dell’accesso, fino alla mancata attuazione del sistema Qualitel.

    • da Il Riformista del 29 settembre 2009, pag. 2

    di Edoardo Petti

    «L’iniziativa del ministro Scajola, che ha convocato i vertici Rai per valutare il rispetto di Annozero verso gli obblighi del servizio pubblico, è legittima. Ma deve estendersi a un’indagine completa sulle innumerevoli violazioni degli obblighi di legge e del contratto di servizio da parte della tv di Stato». Sono parole di Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nel Pd, da anni impegnato sul tema dell’informazione e nelle denunce contro le distorsioni e le carenze del sistema radiotelevisivo italiano. Il parlamentare enuclea i doveri e gli aspetti della convenzione con il ministero delle Comunicazioni, che sarebbero stati disattesi e infranti da viale Mazzini. E chiama in causa i partiti, il Governo, la commissione parlamentare di Vigilanza, e l’Autorità di garanzia sulle comunicazioni, che «dovrebbe sanzionare d’ufficio quelle violazioni anziché attendere di essere sollecitata da iniziative esterne, come quella dei Radicali sulla lesione del principio della “par condicio”». Una questione che Beltrandi lega alla battaglia per rompere il silenzio e la cancellazione delle iniziative radicali da parte dei media e per consentire ai cittadini l’einaudiano «conoscere per deliberare» anche sulle proposte del movimento di Pannella e Bonino. Ecco le principali violazioni secondo Beltrandi.

    Organismo Rai sui diritti umani e sul sociale

    «La Rai - osserva - è sempre stata inadeguata e in netto ritardo sull’informazione relativa alle emergenze relative alle libertà fondamentali e alle questioni umanitarie. In base all’articolo 8 del contratto di servizio, avrebbe dovuto dare vita a una struttura interamente dedicata a simili tematiche, dipendente dal direttore generale. Nulla di ciò è stato realizzato».

    Accesso alla programmazione per i disabili

    «Secondo il contratto di servizio - prosegue il deputato radicale - entro 3 anni l’azienda avrebbe dovuto dotare almeno il 60 per cento del proprio palinsesto degli strumenti indispensabili alle persone non vedenti e non udenti. Ad oggi la copertura raggiunge appena la metà di quella soglia, e la qualità dei sottotitoli è assai scadente. Poi non esiste l’edizione quotidiana dei tg regionali realizzata per gli utenti con disabilità».

    Mancata attuazione del sistema Qualitel e scarsi progressi sulla rete

    Beltrandi denuncia lo stallo nella realizzazione di “Qualitel”, nuovo paramentro di valutazione qualitativa dei programmi da affiancare ai dati Auditel, concepito dall’ex titolare delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. «La Rai - continua Beltrandi - dopo avere creato il portale “Rai.it” è poi assai lontana dall’obiettivo di mettere in rete l’intero palinsesto».

    Scomparse le tribune politiche e i messaggi autogestiti

    Il parlamentare radicale denuncia «l’assenza assoluta, dal febbraio 2008, delle tribune di confronto tra partiti al di fuori del periodo di campagna elettorale, e dei messaggi autogestiti dei vari soggetti e schieramenti. Situazione imputabile alla volontà di viale Mazzini e di Palazzo San Macuto di non stabilire un calendario di trasmissioni, che peraltro vanno in onda in orari marginali e inconcepibili per una corretta informazione». Rivendicando la faticosa conquista del diritto alle tribune politiche grazie alle storiche campagne radicali degli anni Settanta, Beltrandi accusa le principali forze politiche di «non avere interesse verso forme di comunicazione fondate sul contraddittorio ad armi pari», e di «essere favorevoli esclusivamente ai talk show condotti in regime di monopolio». E rimarca «l’assenza di reazione a questa realtà da parte delle formazioni non presenti in Parlamento».

    Aboliti gli spazi dell’accesso

    «La legge sulla Rai del 1975, che aveva istituito, fra l’altro, la commissione parlamentare di Vigilanza – ricorda Beltrandi – aveva stabilito programmi riservati a soggetti socialmente rilevanti, espressione del cosiddetto “terzo settore”, come è ad esempio l’associazione “Luca Coscioni”. Anche questi spazi sono scomparsi dal servizio pubblico, e per ragioni tutte politiche. La Vigilanza dovrebbe designare gli ospiti delle trasmissioni dell’accesso attraverso una sottocommissione; ma quest’ultima si trova attualmente nell’identica situazione di stallo vissuta nei mesi scorsi a Palazzo San Macuto. E le domande arretrate sono oltre 200».

  2. #12
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai: Schifani trasmette a Cappato l’impegno di Zavoli alla “convocazione continuativa” per riattivare gli spazi dell’accesso

    Roma, 29 settembre 2009

    Il Presidente del Senato Renato Schifani si è rivolto così al Segretari dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato con una lettera consegnata oggi: “Signor Segretario,faccio seguito alla mia lettera del 21 settembre scorso per trasmetterle in allegato la risposta che, sulla questione della riattivazione degli spazi dell’accesso nell’ambito del Servizio pubblico radiotelevisivo, ho ricevuto dal senatore Sergio Zavoli, Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.”

    Il Presidente Schifani allega dunque la seguente lettera da parte del Presidente della Commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli: Caro Presidente, con riferimento alla sua lettera del 21 settembre, desidero informarla che è mia intenzione adottare tutte le iniziative atte a consentire la riattivazione degli spazi dell’accesso nell’ambito del servizio pubblico televisivo. A tal fine la Sottocommissione per l’accesso, come ho già annunciato all’Ufficio di presidenza del 16 u.s. e ribadito ieri alla Commissione in seduta plenaria, sarà convocata in modo continuativo fino alla sua formale costituzione.



    CAPPATO: I PRECEDENTI SONO DEI PEGGIORI. NEL FRATTEMPO LA LEGGE E’ VIOLATA E I FINTI NEMICI STANNO ZITTI

    Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca:

    Prendiamo atto delle parole del Presidente Zavoli. Nella speranza che l’espressione “in modo continuativo” possa significare una convocazione a oltranza fino a riattivazione avvenuta del Servizio pubblico, e non la solita sceneggiata di rinvii nell’attesa di accordi sottobanco. E’ doveroso infatti che il Presidente Zavoli, ma anche il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Camere, considerino con attenzione gli indecenti –istituzionalmente parlando- precedenti che hanno paralizzato per mesi il funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza. Mentre la rissa delle bande partitocratiche continua su Annozero e il canone RAI, la legge istitutiva del Servizio pubblico Radiotelevisivo è pienamente violata senza che nessuno dei facinorosi batta ciglio. In particolare, sia gli spazi dell’accesso che le tribune parlamentari sono illegalmente sospese dal febbraio 2008 senza che i finti-nemici, veri e propri complici del massacro del Servizio pubblico, facciano nemmeno un comunicatino stampa o una mezza interrogazioncina parlamentare.

  3. #13
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Il Governo si impunta su Annozero e il canone compatta Idv e leghisti

    • da Il Riformista del 30 settembre 2009, pag. 7

    di Sonia Oranges

    Mentre domani il Consiglio d’amministrazione Rai torna a esaminare l’annosa questione dei vertici di Raitre e Tg3, il dibattito sulle nomine passa sottotraccia, perché su viale Mazzini maggioranza e opposizione continuano a darsele di santa ragione su qualsiasi argomento: dalla puntata di Annozero, alla questione del canone attorno alla quale si ripropone l’alleanza tra Lega e Idv.

    E l’Italia dei Valori ieri manifestava di nuovo davanti a Palazzo San Macuto contro «le ingerenze del Governo sulla trasmissione Annozero ». Dentro, il presidente della commissione di Vigilanza Sergio Zavoli incontrava il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani che ha ribadito l’intenzione del Governo di acquisire informazioni dai vertici Rai per verificare la corretta attuazione del contratto di servizio, non soltanto a proposito del caso della trasmissione di Michele Santoro, ma anche di Parla con me di Serena Dandini, anche in base all’«articolo 48 del testo unico che prevede un potere d’impulso del Governo sull’Agcom». La risposta della Vigilanza, su proposta di Zavoli, è stata una convocazione ufficiale di Romani, per oggi, prima dell’incontro del ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola con i vertici aziendali per l’acquisizione delle informazioni. «Verificheremo che non ci siano interferenze del governo nella Rai e getteremo le basi per un nuovo contratto di servizio che sia rispettoso della centralità del Parlamento e dell’organo di garanzia».

    Proprio al contratto di servizio Romani ha collegato l’altra questione che anima il dibattito intorno alla Rai: il canone. Il sottosegretario si è detto «nettamente contrario alla campagna contro il canone Rai», visto che nel nuovo contratto si disegnerà «la perimetrazione del servizio pubblico», e solo allora il Parlamento dovrebbe esaminare le proposte sul sistema di esazione del canone. Che potrebbe persino finire nella bolletta dell’energia elettrica.

    Ma nella maggioranza, non tutti la vedono così. Ancora una volta la Lega, infatti, si ritrova sulle stesse posizioni dell’Idv. Davide Casparini ha presentato ieri un’ordine del giorno al decreto legge enticrisi per «abolire il canone Rai, nonché la relativa tassa di concessione governativa, definendo una forma alternativa di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo secondo criteri di equità, efficacia e appropriatezza». A ruota, un’altra proposta è stata presentata dall’Idv, chiedendo non solo l’abolizione del canone, ma anche l’eliminazione del tetto per la pubblicità alla Rai «cosicché chi ha più gambe per correre, corre. E la Rai può diventare più libera, con l’eliminazione del controllo del sistema dei partiti», ha spiegato il leader Idv Antonio Di Pietro.

    Gli schieramenti, sul punto, sono trasversalissimi. Pronti a cancellare la tassa sulla Rai, Francesco Storace («il canone è destinato a morire»), Beppe Grillo che ha rivendicato la paternità dell’idea. Mentre sull’altro fronte c’è il componente del Cda Rai Nino Rizzo Nervo, chiedendo l’intervento dell’Antitrust, il ministro Gianfranco Rotondi, i cattolici di Avvenire, il deputato radicale Marco Beltrandi, e lo stesso presidente dell’azienda Paolo Garimberti: «Non esiste alcuna tv pubblica in Europa che non sia finanziata dal canone». Invece il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera ricordava che «chi non paga il canone è un evasore».

    C’è da scommetterci, però, che la diatriba domani sarà vecchia. Visto che ieri si scaldavano i motori della prossima polemica: il premier Silvio Berlusconi festeggiato e celebrato ieri a UnoMattina. Con qualche genuflessione di troppo. Ma oramai anche queste non fanno più notizia.

  4. #14
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Zavoli a Schifani: spazi da riattivare

    • da Avvenire del 30 settembre 2009, pag. 8

    La Vigilanza intende adottare tutte le iniziative per la riattivazione degli spazi dell’accesso nell’ambito del servizio pubblico radiotelevisivo. Lo scrive il presidente della Commissione parlamentare Sergio Zavoli in una lettera al presidente del Senato Renato Schifani. La Sottocommissione per l’accesso all’interno della Vigilanza, ha precisato Zavoli, sarà convocata in modo continuativo fino alla sua formale costituzione e quindi alla sua operatività. Il caso venne sollevato dal radicale Marco Cappato. Ormai da un anno e mezzo, sia i programmi dell’accesso sia le tribune parlamentari, entrambi previsti dalla legge istitutiva del servizio pubblico, risultano infatti sospesi a causa della mancata costituzione della sottocommissione, alla quale spetta il compito di assegnare gli spazi alle associazioni e alle organizzazioni aventi diritto all’accesso, oltre che a regolamentare la presenza dei partiti nelle tribune.

  5. #15
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    Rai, Beltrandi: Spazi dell'accesso subito

    Roma, 1 ottobre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai

    Dopo oltre un anno mezzo, con l'insediamento avvenuto ieri della Sottocommissione per gli spazi dell'accesso, la Rai deve riprendere da subito a programmare tali spazi che costituiscono un diritto per le tante associazioni che ormai molto tempo fa ne avevano fatto richiesta.

    Sempre che, naturalmente, il neoeletto Presidente Massimo Eolo Palmizio, con il quale mi congratulo , ne provveda a convocare con la massima urgenza i lavori.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, Beltrandi: una interrogazione al giorno sino a che la Rai non programmerà le tribune politiche

    Roma, 1 ottobre 2009

    • Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, componente della Commissione di Vigilanza sulla Rai



    Preso atto che è abbondantemente ed inutilmente trascorso il termine di 15 gg. entro cui la Rai avrebbe dovuto rispondere alla interrogazione al Direttore Generale Mauro Masi in Commissione di Vigilanza che ho presentato ad inizio settembre sulle ragioni che impedirebbero alla Rai di programmare un ciclo completo di tribune politiche e messaggi autogestiti in periodo non elettorale che – lo ricordo – non vengono trasmesse da oltre 18 mesi malgrado gli obblighi di legge.

    Certo che la responsabilità della non programmazione delle tribune sia oggi anzitutto della Rai tv, annuncio che da domani provvederò ogni giorno ad inoltrare interrogazioni sull'argomento in Commissione fintanto che la Rai non ripristinerà questo diritto negato agli italiani, non escludendo di dover intraprendere eventualmente altre e più dure iniziative non violente.”

  7. #17
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    chiedo scusa
    per errore ho postato qui un 3d del forum radicali
    chiedo di spostarlo lì

  8. #18
    Brics nuova linea
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Thread molto interessante, lo lascerei qui.
    Fra tutti il ministero dell'amore era quello che incuteva un autentico terrore... [...]

    1984 George Orwell
    http://www.youtube.com/watch?v=krYkuiRtO7M

  9. #19
    Pasdar
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Citazione Originariamente Scritto da Ortodossia Visualizza Messaggio
    Thread molto interessante, lo lascerei qui.

    Non c'entra nulla con Transatlantico.

  10. #20
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    Comitato nazionale di Radicali Italiani: la relazione della Segretaria Antonella Casu
    La riunione si tiene a Roma, dal 2 al 4 ottobre 2009.

    Roma, 2 ottobre 2009

    Cari compagni dirigenti di Radicali Italiani,

    nella scorsa primavera avevamo individuato la necessità di offrire al dibattito politico la conoscenza dei puntuali e circostanziati episodi, direi misfatti, che il sessantennale Regime partitocratico italiano ha posto in essere determinando la scomparsa della legalità costituzionale, della Democrazia e dello Stato di diritto.

    Ancora una volta, abbiamo avvertito l’urgenza e la responsabilità di dover rendere un’opera di verità per il recupero della legalità democratica, cercando di passare dalla fase di Resistenza a quella di Liberazione.

    In un paio di settimane abbiamo realizzato quel prezioso documento che è La Peste italiana, seppur in versione provvisoria che è stato la base della decisione di presentare le nostre liste alle elezioni europee e lo strumento di lotta innanzi tutto per il periodo di campagna elettorale, ma anche per rilanciare gli obiettivi e le speranze della rivoluzione liberale.

    Obiettivi e speranze che avevamo posto ad altri da noi anche con l’assemblea che convocammo prima dell’appuntamento elettorale per la fine di giugno.

    Anche se da quell’assemblea non è scaturito, per la fase successiva, un impegno concreto da parte di coloro che vi hanno partecipato, non ci siamo arresi e abbiamo continuato questo percorso che peraltro rappresenta la nostra ragione di fondo di un’attività politica di decenni basata sul rispetto profondo delle regole e delle istituzioni democratiche, perché viva una democrazia effettiva e non formale.

    Abbiamo avviato durante l’estate un dibattito e la produzione di documentazione affinché, così come è stata documentata la peste italiana, si possa documentare la peste europea da cui far scaturire una proposta che possa essere strumento di interlocuzione e creazione del nuovo possibile anche in ambito europeo.

    Il lavoro non ha avuto, per ora, il successo del primo satyagraha, nonostante in questa occasione abbiamo avuto importanti contributi quali quelli di Pier Virgilio Dastoli e Mario Patrono che oltre alla parte europea hanno approfondito anche la proposta di riforma americana delle istituzioni a partire dalle Regioni, su cui poi tornerò.

    L’urgenza di superare questo Regime, come fu per il ventennio fascista, abbiamo cercato di trasmetterla, ma a parte i pochi spazi ottenuti in campagna elettorale - spazi che erano dovuti e che invece abbiamo dovuto strappare a caro prezzo, ancora una volta con la lotta nonviolenta, innanzi tutto di Marco, ma che ha visto coinvolte molte altre persone - dicevo a parte questa parentesi non abbiamo avuto altre possibilità di accesso agli organi di informazione e quindi di trasmetterla questa urgenza e la gravità della realtà che viviamo.

    Questo, quello della mancanza di informazione, è il connotato emblematico della non-democrazia in Italia e il segno tangibile di cosa il regime partitocratico ha prodotto per sua necessità, infatti è proprio nella sistematica cancellazione del diritto dei cittadini ad essere informati che il Regime trova alimento per la sua sopravvivenza.

    E’ in questi 60 anni che il Regime ha impostato un sistema dell’informazione basandolo sulla spartizione partitocratica per difendere interessi propri, illegittimi, a scapito dell’interesse generale del popolo italiano. Non è Berlusconi ad aver creato tutto questo, Berlusconi semmai ha avuto la possibilità di sfruttare ulteriormente e a suo vantaggio una situazione di vuoto di democrazia, continuando in quel solco di limitazione alla libertà di stampa e di distruzione dello Stato di diritto nel nostro Paese già ampiamente diffuse.

    I signori, complici di questo misfatto, ora manifestano il loro disappunto imputando a Berlusconi ogni responsabilità, dove erano in questi decenni quando noi Radicali costantemente e coerentemente abbiamo denunciato l’attentato ai diritti civili e politici dei cittadini in corso, ottenendo sentenze e pronunce favorevoli da tutte le autorità competenti che per lo più però sono rimaste carta straccia. Non erano forse impegnati a fare ciò che oggi pretendono di denunciare facendo credere che la responsabilità ricade su altri da loro?

    Se anche non vogliamo andare tanto indietro nel tempo e non vogliamo elencare tutte le nefandezze avvenute sul fronte “informazione”, basta soffermarsi sull’ultimo anno e anche solo su quello che dovrebbe essere il “servizio pubblico”. Anno che ha visto la completa cancellazione di tutte le tribune politiche non elettorali e di tutte le tribune d’accesso; che ha visto in tutti i mesi estivi l’assenza di qualsiasi trasmissione di approfondimento politico, non che quando vanno in onda si consenta un reale confronto democratico delle posizioni, ma è ancor più grave arrivare addirittura a cancellare per mesi anche quel minimo di spazi. Anno in cui pesa enormemente l’aggravante di cui, a parte noi radicali, tutti sono responsabili della cancellazione per nove mesi delle funzioni costituzionali di vigilanza e controllo proprie del parlamento. Ora finalmente è stata istituita la Sottocommissione per gli spazi di accesso, speriamo che, anche se con doloso ritardo, finalmente le tante associazioni che ne hanno fatto richiesta possano usufruire di quegli spazi e che quindi ai cittadini sia garantito quel diritto previsto.

    Noi che con questo sistema siamo abituati a fare i conti, anche se non certo rassegnati, a fare i conti, da dopo le elezioni abbiamo vissuto una situazione ulteriormente peggiorata essendo totalmente spariti. Non esistiamo, o meglio per il Regime non dobbiamo esistere più.

    Le iniziative poste in essere durante il periodo elettorale e la forte tenuta che abbiamo avuto alle elezioni europee sono frutto della consapevolezza di doversi spendere avendo chiaro quale è il contesto in cui ci muoviamo e della caparbietà e forza di agire da resistenti.

    Nel vissuto di questi sessanta anni di governi che sgovernano, perché non gestiscono le necessità del Paese, ma privilegiano gli interessi del potere partitocratico, oggi riscontriamo ulteriori aggravamenti con un governo che impera oltremodo e oltre il perimetro consentitogli - ne è un chiaro esempio, per stare alle ultime ore, il comportamento e le forzature del Ministro Sacconi e del Sottosegretario Roccella in relazione alla RU486 e alla delibera che doveva venire dall’Aifa - a fronte di un’opposizione inconsistente, mi riferisco in particolare al Partito Democratico, che non ha proposte alternative ed è impegnato principalmente in beghe interne, uniti solo nell’antiberlusconismo, quasi fine a se stesso.

    Governo questo che, più di quanto non fosse già avvenuto nelle ultime legislature, sta di fatto annullando l’azione del Parlamento chiamato solo a ratificare decisioni già prese, senza lasciare spazio all’iniziativa legislativa parlamentare. Governo che per rimpinguare le disastrose casse pubbliche adotta provvedimenti che non fanno che peggiorare quel malcostume ormai così tanto diffuso.

    Basti citare il “Piano casa” nato con l’intento di dare un impulso all’economia a partire dall’edilizia e che dovrebbe almeno avere come obiettivo parallelo quello del raggiungimento di quella qualità o miglioramento dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio nel suo complesso e dell’adeguamento degli impianti volto ad un risparmio energetico, si sta invece rivelando una più ampia cementificazione senza regole omogenee nel territorio e con agevolazioni fiscali e in termini di oneri concessori assolutamente ingiustificabili. Il decreto che il Governo si era impegnato a presentare ancora, a distanza di mesi, non si è visto, nel frattempo il tutto è stato regolato da un’intesa fra Stato e Regioni che grazie ad un federalismo tutto all’italiana lascia a ciascuna Regione la possibilità di normare il piano casa con ampi margini di discrezionalità.

    Su questo terremo un convegno il prossimo 10 ottobre a Milano su cui stanno lavorando principalmente Elisabetta Zamparutti e Emma Bonino.

    Per non parlare dello scudo fiscale dietro cui si cela l’ennesimo condono e un’ulteriore forma di amnistia strisciante senza assumersi neanche la responsabilità di chiamarle con il loro nome. Questo provvedimento, non può essere visto solo alla luce della contingenza e quindi dell’esigenza di fare cassa, perché parallelamente al garantire l’ingresso di capitali, che non va dimenticato si trovano all’estero illegalmente, e un introito nelle casse erariali, concede la “ripulitura” di capitali, quindi anche quelli derivanti da attività criminose, con il beneficio, di gran lunga superiore a quello fiscale per chi vi aderirà, dell’abbuono di numerosi reati fiscali e penali. Garantisce l’elusione delle norme antiriciclaggio e, come se non bastasse, anche l’anonimato.

    In questo Paese è scandaloso parlare di amnistia, quella prevista dalla Costituzione italiana, tanto è vero che siamo praticamente gli unici a farlo, salvo poi adottare provvedimenti come questo che di fatto provvede all’amnistia di tutta una serie di reati non in generale per tutti rispetto a quel reato, ma rispetto a quella classe che è nelle condizioni di aderirvi. Quello che regolarmente accade rispetto a chi può permettersi attraverso buoni avvocati di far cadere in prescrizione i propri processi; ben 200.000 all’anno, senza che vi sia alcuna regolamentazione di quali reati amnistiare, ma lasciando che sia un’ingiustizia di classe ad avere il sopravvento.

    Ed proprio la giustizia l’altro fronte, insieme a quello dell’informazione, che ci ha sempre visti vigili, attenti e attivi per una profonda riforma perché sono gli elementi cardine su cui si fonda lo Stato di diritto.

    Uno degli aspetti del sistema giustizia che ci ha visti sempre impegnati e che in particolare in questi mesi ci ha visti fortemente attivi è quello del carcere, che giustamente Marco Pannella ha definito un’appendice del sistema giustizia.

    L’iniziativa che avevamo deliberato a giugno scorso su proposta di Rita Bernardini ha avuto ampio successo. Infatti, nei tre giorni dell’iniziativa “Ferragosto 2009 in carcere” quasi 200 fra deputati, senatori, consiglieri regionali e garanti per i diritti dei detenuti, insieme ai nostri militanti, hanno visitato 186 dei 217 istituti penitenziari italiani, comprese le carceri minorili e gli OPG.

    Si è trattato della più massiccia azione di sindacato ispettivo mai effettuata in Italia. Iniziativa che ha consentito non solo e non tanto l’acquisizione dei dati di tutti gli istituti penitenziari, ma che ha dato la possibilità di conoscenza diretta e quindi di consapevolezza di quella che è la realtà carceraria, dell’intera “comunità penitenziaria”, fatta non solo di persone private della loro libertà, ma anche di tanti operatori, dai direttori agli agenti, agli educatori, psicologi e assistenti sociali che la realtà del carcere la vivono quotidianamente.

    Questo credo sia uno degli aspetti di maggior rilievo che questa iniziativa ha garantito, perché buona parte di coloro che vi hanno partecipato hanno avuto modo per la prima volta di vedere questa realtà e lo abbiamo sentito dalle testimonianze rilasciate a Radio Radicale – che ancora una volta ha garantito un apporto fondamentale – come in molti abbiamo avvertito la responsabilità di doversene occupare e di meglio comprendere come in effetti tante siano le azioni possibili sia nel breve che nel medio/lungo periodo.

    Ora si tratta di continuare a farsi forti di quell’iniziativa e di quel coinvolgimento che si è creato per portare avanti a livello parlamentare e non solo iniziative volte a realizzare quelle soluzioni necessarie, anche perché davvero si è raggiunto un livello intollerabile, senza precedenti, e lo si riscontra anche solo tenendo conto di quanto stiano crescendo i dati sui suicidi in carcere. Un primo segnale di attenzione parlamentare si è già manifestato con la decisione di costituire un Comitato permanente sul mondo carcerario di cui è stata chiamata a farne parte Rita Bernardini.

    Sempre su questo fronte abbiamo, anche e soprattutto grazie all’apporto che ci viene dal neo-costituito Comitato per la Giustizia Piero Calamandrei, avviato le procedure affinché i detenuti possano depositare il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per le violazioni che quotidianamente sono costretti a subire a partire dagli spazi loro assegnati.

    Sempre al Comitato di giugno avevamo avviano una riflessione sul prossimo appuntamento elettorale, quello delle Regionali del marzo 2010 decidendo di elaborare un progetto complessivo di riforma americana delle istituzioni europee, nazionali, dell’ordinamento regionale italiano e delle altre articolazioni dello Stato. Una riforma che preveda l’introduzione del sistema elettorale uninominale maggioritario. Il sistema uninominale maggioritario unitamente all’istituzione a tutti i livelli di una anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Infatti, senza anche l’anagrafe così come da noi articolata e la garanzia per i cittadini della piena possibilità di partecipazione consapevole, anche il sistema uninominale maggioritario non produrrebbe di per se gli effetti auspicati.

    E proprio sull’Anagrafe voglio soffermarmi un attimo per dare un quadro dello stato dell’iniziativa.

    Come sottolineato nei mesi precedenti questa si connota come una di quelle tante nostre iniziative che richiedono un impegno costante, caparbio e instancabile perché è solo grazie alle nostre tante, magari anche piccole iniziative, che questa riforma sta via via prendendo sempre più corpo. Portata avanti così come siamo stati costretti a portarla avanti visto il mancato impegno degli altri partiti e duole ricordarlo del Partito Democratico soprattutto, rischia di essere una battaglia molto lunga. In questo anno però abbiamo seminato molto e anche il termine che avevamo scelto per indicare il progetto di riforma e che anche a noi stessi appariva un po’ ostico e poco comprensibile è diventato di comprensione diffusa. La consapevolezza che sia ormai giunto il momento di passare a questo salto di trasparenza e di conoscibilità delle attività istituzionali e dei rappresentanti istituzionali, dei responsabili della cosa pubblica, siano essi eletti o nominati è molto più riscontrabile di quanto non lo fosse un anno fa. Lo abbiamo visto nel dibattito che c’è stato alla Camera dei deputati e la conseguente approvazione del nostro ordine del giorno, dibattito dove Rita Bernardini a differenza dell’anno precedente non è stata schernita, ma anzi ha trovato il sostegno di molti altri interventi piuttosto trasversali, e lo si riscontra nei dibattiti che avvengono nelle altre assemblee elettive locali.

    Certo, perché si arrivi alla delibera e poi alla sua applicazione è necessaria l’iniziativa e la costanza radicale, infatti è proprio dove i nostri compagni, le associazioni di Radicali Italiani si sono potuti attivare che l’iter ha avuto avvio e sollecitazioni per arrivare al voto. Tuttavia, pur non potendo, non avendo i mezzi per monitorare le oltre 8.000 istituzioni locali, ogni tanto scopriamo o abbiamo segnalazioni di altre realtà, rispetto a quelle a noi note, dove pure qualcuno ha sposato la nostra proposta e l’ha portata avanti. Sempre sul fronte della partecipazione dei cittadini alla vita politica e istituzionale voglio ringraziare l’associazione “Radicali Roma” per l’impegnativa campagna referendaria posta in essere nei mesi scorsi. Iniziativa che purtroppo non ha visto il raggiungimento dell’obiettivo in termini di firme necessarie, ma che ha comunque portato dei successi conquistando elementi di legalità che ancora una volta mancavano.

    Si pensi solo al fatto che a fronte della possibilità di indire referendum regionali, sia abrogativi che propositivi, non esisteva per questi ultimi la legge applicativa che oggi invece abbiamo grazie a questa iniziativa. Sul mancato raggiungimento dell’obiettivo, seppur metto in conto che, come sempre accade, avremmo potuto tutti fare qualcosa di più e di meglio, credo che vada fortemente denunciato il fatto che in questo Paese i pochi strumenti di democrazia diretta previsti, lo sono solo sulla carta e non sono effettivamente esercitabili. Anche su questo credo sia sufficiente citare anche solo alcuni aspetti per dimostrare come di fatto questi strumenti si vuole che non siano attivati:a parte la legge attuativa che non si era ritenuto di emanare, non c’è stata alcuna informazione sulla campagna in corso e non vi è alcun dovere da parte delle istituzioni regionali di rendere informazioni su queste campagne, in molti casi è richiesto un numero di firme sproporzionato rispetto ad esempio al referendum abrogativo nazionale, nel Lazio 50.000, in Campania 100.000, in Lombardia 300.000, a livello nazionale 500.000.

    Non voglio aggiungere altro perché spero che siano proprio i compagni di Radicali Roma a relazionarci su questa importante campagna che hanno condotto e a loro voglio anche rivolgere l’accorato invito a non scoraggiarsi anche per quanto successo rispetto all’Anagrafe dove anche in questo caso, è stata condotta nel migliore dei modi la campagna, indicendo la raccolta firme su una proposta di iniziativa popolare, come da noi auspicato, che ha visto ben 7.000 firme tra cui quella del Sindaco di Roma e che poi giace, in violazione di tutte le norme vigenti, senza che veda la sua discussione e il voto in Consiglio comunale.

    E’ lo scontro con la realtà di non-democrazia con cui facciamo i conti quotidianamente e per cui tutti noi continuiamo a lottare.

    Siete stati i primi a partire con una campagna referendaria locale e avete stimolato altri, vedi Avellino e ora anche Salerno.

    E’ evidente che la campagna per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati continuerà ad essere una delle nostre iniziative su cui non abbasseremo la guardia e l’impegno, anche in relazione ai progetti di riforma di cui accennavo prima e rispetto ai quali, anche in vista dell’appuntamento elettorale per le elezioni regionali, avete avuto tutti sia il documento preparato da Mario Patrono che vi abbiamo inviato con le integrazioni di Dastoli che rappresenta una preziosa base di discussione e di riflessione per arrivare a un progetto complessivo di riforma, così come avete avuto l’altro utilissimo studio che l’Associazione radicale “Per la Grande Napoli” ha prodotto in relazione agli statuti e leggi elettorali regionali con l’analisi dei dati relativi alle ultime consultazioni elettorali.

    E’ evidente che per prendere una decisione di partecipazione alla competizione elettorale e di come eventualmente partecipare è ad oggi assolutamente prematuro, quello su cui invece dobbiamo concentrare il nostro dibattito in questa fase è come arrivarci, con quali iniziative e con quale progetto.

    Spero che su questo maturi una maggiore consapevolezza che aiuti ad evitare fibrillazioni che già si avvertono a livello locale in relazione a possibili incontri, interlocuzioni e prese di posizione, quasi fosse necessario raggiungere accordi e decisioni immediate.

    Tante sono ancora le variabili, in molte se non in tutte le Regioni molto dipenderà dalla scelta che farà l’UDC e per noi si potrebbero aprire scenari completamente differenti se decidessimo di partecipare con nostre liste laddove fosse possibile un collegamento, o se decidessimo di partecipare andando da soli.

    Qualunque sarà la decisione che saremo portati a prendere dipenderà da quanto, da subito, metteremo in atto in termini di iniziativa politica.

    Dobbiamo avere chiaro che ci apprestiamo ad uno di quegli appuntamenti elettorali che vedono pregiudicata la possibilità per molti dei nostri dirigenti, a partire da Marco Pannella, di essere candidati, assurdità tutta italiana che consente alla medesima persona di poter essere parlamentare italiano o europeo, ma non amministratore locale. E che il dato formale che consente la raccolta delle firme per il deposito delle liste nei sei mesi precedenti è di fatto un elemento non sostanziale rispetto alla possibilità di garantire effettivamente a tutte le formazioni la partecipazione, perché nei moduli di raccolta firme oltre a dover correttamente riportare il simbolo e i candidati è necessario inserire anche l’eventuale collegamento di coalizione e il nome del candidato Presidente. Sappiamo bene che i grandi partiti decidono molto a ridosso della data prevista per il deposito delle liste, sia il definitivo candidato alla Presidenza, sia i collegamenti con le altre liste, cosa che poi porta all’illegalità diffusa delle firme false raccolte, si fa per dire, alla vigilia del deposito.

    Credo che questi due esempi riversati rappresentino già l’esempio di due fronti di iniziativa su cui potersi attivare da subito.

    Nella proposta di ordine del giorno che vi abbiamo inviato avete visto richiamati anche altri due appuntamenti da organizzare:

    -la Conferenza sull’eredità del Manifesto di Ventotene, federalismo, autonomia o indipendenza: può lo Stato nazione fungere da modello efficace del rispetto dei diritti individuali? I casi Cina, Indocina e Caucaso;

    -e il Seminario sullo stato della democrazia in Europa, il Caso Italia.

    Si tratta di due eventi che avevamo proposto per l’ottenimento di un cofinanziamento in ragione del rapporto di iscrizione che, come Radicali Italiani, abbiamo con il Partito dei Liberali europei che abbiamo voluto riversare come elemento di informazione a questo Comitato anche perché potremo riflettere e valutare se almeno uno di questi due appuntamenti possiamo legarlo all’appuntamento congressuale, penso al secondo – il Seminario sullo stato della democrazia in Europa, il Caso Italia - che potrebbe essere sostanzialmente una delle Commissioni congressuali.

    L’altro invece, quello relativo alla conferenza sull’eredità del Manifesto di Ventotene, è di respiro più transnazionale e più utilmente lo mettiamo a disposizione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito come contributo in quanto soggetto costituente.

    E veniamo al Congresso e alla proposta delle date per la sua tenuta. Abbiamo proposto uno slittamento delle date perché come Radicali Italiani abbiamo avanzato la candidatura di Marco Pannella alla vice presidenza dell’Internazionale Liberale che terrà il proprio congresso il 30 e 31 ottobre a Il Cairo, quindi proprio nelle date in cui prevedevamo di convocare il nostro Congresso.

    Avendo avanzato questa proposta di candidatura è evidente che dobbiamo prevedere ed assicurare la nostra presenza e quindi abbiamo proposto, per il nostro Congresso, le date dal 12 al 15 novembre tenendo conto che nel fine settimana che include domenica 8 è già prevista, da febbraio scorso, un’importante conferenza di Non c’è Pace senza Giustizia in Burkina Faso che vede impegnata in particolare Emma e diversi altri nostri compagni e di cui abbiamo doverosamente tenuto conto.

    Come andare al Congresso e quale futuro intravedere o prospettare per Radicali Italiani.

    Credo che la proposta di come entrare e con quali prospettive affrontare il Congresso debba venire molto dal dibattito che avremo in questi tre giorni di Comitato, ma certo così come non dobbiamo trascurare il contesto esterno in cui ci muoviamo, non possiamo al pari trascurare il contesto specifico che il soggetto Radicali Italiani si trova a vivere.

    Ci eravamo posti l’obiettivo di far vivere Radicali Italiani autofinanziando la sua esistenza, abbiamo ottenuto su questo l’essenziale apporto dal Partito dell’azzeramento dei debiti pregressi e prudentemente abbiamo posto in essere impegni fino alla fine di giugno per fare un primo bilancio a quella data.

    A giugno, in sede di Comitato, la situazione l’abbiamo ampiamente illustrata in tutta la sua difficoltà e abbiamo insieme deciso come provare a superarla.

    Con i pochi mezzi a disposizione abbiamo avviato una campagna straordinaria, se così la si può definire, che se andiamo a vedere i risultati di quanto raccolto possiamo dire sia andata bene se confrontata agli introiti di RI nello stesso periodo degli anni precedenti, ma che ha consentito di fatto solo di coprire quelli che erano gli impegni assunti fino alla fine di giugno.

    Per il resto, abbiamo resistito e non abbiamo formalmente generato nuovi debiti, non assumendo alcun nuovo onere di spesa, direi non assumendoci la responsabilità e il rischio di investire in termini economici in alcuna campagna. Il fabbisogno preventivato per il periodo da luglio fino al Congresso compreso è di circa 150.000 euro. Mi verrebbe da dire di appena 150.000 euro se paragonato a quanto riusciamo a produrre politicamente o a quanto spende qualsiasi altro partito, eppure fino ad ora e nel periodo che ci separa dal Congresso, non si intravede la possibilità di arrivare a raccogliere questo minimo indispensabile.

    E’ anche su questo che dobbiamo dibattere per comprendere come Radicali Italiani va al Congresso.

    Come coniugare queste difficoltà oggettive con la vera sfida che abbiamo di fronte, che continua ad essere quella di riuscire a passare dalla fase di resistenza a quella di Liberazione e quindi necessariamente al coinvolgimento di altri da noi.

    In questo contesto dove lo stato di illegalità e di non-democrazia si stanno molto aggravando e di cui però diffusamente a mio avviso si sta avendo consapevolezza, credo, anche se sembra un po’ un paradosso, che proprio in virtù di questo aggravamento si possa aprire una stagione che ci veda riuscire a coinvolgere e vedere uniti quei liberali, socialisti, laici - che pure ci sono in questo Paese - disposti a rappresentare una classe dirigente di governo alternativa a quella responsabile dell’attuale dissesto.

    Ancora una volta, ho preferito evidenziare di più quelle che sono le difficoltà piuttosto che i successi che pure abbiamo conseguito, perché per andare avanti occorre concentrarsi proprio sulle difficoltà, è lì che l’intelligenza e l’impegno collettivo possono determinarne il superamento e mi auguro che il nostro lavoro di questi giorni ci aiuterà, ancora una volta, a individuare come affrontare tutto questo e come poter continuare e rilanciare.

 

 
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