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Discussione: Osservatorio sulla RAI

  1. #61
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai. Beltrandi: Ufficio di Presidenza Vigilanza non può modificare il regolamento

    17 febbraio 2010



    * Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, relatore in Commissione di Vigilanza sulla Rai della par condicio


    Se non fossero in gioco i diritti dei cittadini elettori in una importante consultazione elettorale, e persino la dignità del Parlamento nell’espletamento delle proprie funzioni, se ne potrebbe persino sorridere.
    Ciò che è assolutamente certo, però, è che l’Ufficio di Presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai non può in alcun modo modificare quanto approvato dal plenum della Commissione solo una settimana fa (ed in Gazzetta Ufficiale da venerdì scorso). A dirlo fu lo stesso Presidente Zavoli, nel febbraio (e marzo) dello scorso anno, su mia richiesta, dichiarando che una simile eventualità non si sarebbe mai più ripetuta, essendo contrastante con regolamenti e prassi parlamentari (la vicenda aveva persino richiamato l’attenzione della Presidenza della Repubblica). Tanto più che altrimenti, aggiungo per paradosso, si potrebbe anche abolire il plenum della Commissione.
    Intendo poi segnalare la totale assenza del coinvolgimento del sottoscritto, relatore e autore del provvedimento, disattendendo la richiesta della mia presenza da parte del Vicepresidente Giorgio Lainati nella scorsa seduta dell’Ufficio stesso, il che mi pare chiarisca ulteriormente portata ed intenti della operazione che si sta tentando.
    Infine, ma non per ultimo, siamo all’assurdo. L’assurdo di una par condicio che i suoi presunti difensori vorrebbero solo per le trasmissioni che pochi guardano, ma non per i programmi più influenti e seguiti, ma anche l’assurdo di una Commissione parlamentare di indirizzo e vigilanza della Rai disposta a farsi dettare le regole dall’azienda oggetto dell’indirizzo e del controllo. Un colpo definitivo alla autorevolezza e credibilità della Commissione, temo.

  2. #62
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, Beltrandi: la plenaria va convocata con 48 ore di anticipo

    17 febbraio 2010


    Dichiarazione di Marco Beltrandi, radicale, relatore del regolamento sulla par condicio in Vigilanza Rai


    Ora leggo sulle agenzie che, dopo aver tentato invano in ufficio di presidenza in modo assolutamente illegittimo di modificare le norme del regolamento sulla par condicio approvato il 9 febbraio, ci sarebbe l’intenzione di convocare ad horas la plenaria su questo punto.

    A parte la considerazione che mi sembra altamente scorretto convocare la plenaria su un tema su cui la stessa ha già validamente deliberato, è bene tenere presente che la convocazione deve essere tassativamente fatta almeno 48 ore prima , per essere valida, ai sensi dell’art. 11 del regolamento.
    La situazione di patente e continuo tentativo di ricorrere ad ogni escamotage giuridico pur di riuscire a modificare quanto già deliberato, mi impone di pretendere che il regolamento sia scrupolosamente rispettato, anche nella convocazione della Commissione, che se irregolare, è nulla.
    Senza dimenticare che la campagna elettorale è in corso, e che i regolamenti devono essere in vigore dal giorno 11 febbraio, per la legge 28/2000.

  3. #63
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Rai, confermati i limiti ai talk show. Tre soluzioni per applicare le regole

    • da Corriere della Sera del 24 febbraio 2010

    di Paolo Conti

    Come era ormai scontato, ieri la commissione di Vigilanza Rai ha bocciato qualsiasi ipotesi di modifica al regolamento della par condicio approvato il 9 febbraio scorso con una relazione di Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste del Pd. Resta insomma la norma contestata: i programmi di approfondimento giornalistico dovranno sottostare alle stesse regole delle tribune politiche, cioè della «comunicazione politica». La conferma è venuta immediatamente dal capogruppo del Pdl Alessio Butti: «Non ci sono le condizioni per rivedere il regolamento». Il presidente Sergio Zavoli (che in questi giorni si era speso molto per tentare una mediazione o un accordo) in apertura di seduta aveva subito chiesto «alla maggioranza se intende aprire spiragli per riprendere la discussione» e arrivare quindi ad una modifica.
    Ma Butti, che ha parlato a nome dell'intero Pdl, non ha lasciato spazi: «Il regolamento è stato votato, ampiamente discusso e le conseguenze sono state valutate. Si tratta di uno strumento utile per dare il massimo dell`informazione all`opinione pubblica, non si chiude niente e c'è la prima applicazione reale della legge nel rispetto della sentenza della Corte». Il Pd, con il capogruppo Fabrizio Morri, ha protestato: «È stata scritta una brutta pagina che non finirà qui, è stato commesso un disastro, si è inteso mettere nel ridicolo la par conditio con un regolamento in palese violazione di una sentenza della Corte costituzionale, sarà presto impugnato con tutte
    le conseguenze del caso>>. Il Pd è infatti convinto della incostituzionalità del regolamento e soprattutto della contraddizione che emergerebbe tra quel documento e la vera e propria legge della par condicio che, secondo il partito guidato da Bersani, sottrae alle regole delle tribune politiche i programmi di approfondimento.
    Molto amareggiato Zavoli: «Questa mediazione è fallita al di fuori della commissione. Perché da possibiliste le dichiarazioni su questo argomento sono diventate perentorie e negative, perché si girava intorno al problema mentre si mediava? Perché questa cosa ha avuto la sua gestione extra moenia, per questo io non ho rimpianti. Non posso fare il processo al rapporto che i colleghi hanno con i rispettivi partiti, ma non posso non prendere atto che di colpo è mutato il tono» ha detto Zavoli nel corso della commissione. Il presidente ha voluto precisare il suo rapporto con il Quirinale: «Si è anche detto che io avrei tirato per la giacca il presidente Napolitano per tenere in piedi la mediazione: non mi sono mai sognato di portare la
    mediazione nei palazzi dove si esercita la garanzia per tutti». L`accenno era alla discussa visita che ieri pomeriggio l'ufficio di presidenza ha compiuto al Quirinale alla fine dei seminari voluti culturali sul servizio pubblico da Zavoli. A questo punto la palla passa alla Rai che dovrà applicare il regolamento. Tre strade verosimili. Applicazione del regolamento alla lettera (spazi per i politici pari per tutti nei programmi come «Ballarò» o «Porta a Porta»). Sospensione dei programmi stessi. Assenza di esponenti politici, come ha già «s

  4. #64
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    La Rai rischia la morte per asfissia. Parola del Presidente

    • da Il Fatto Quotidiano del 24 febbraio 2010

    di Carlo Tecce

    Per rifare la pubblicità: Rai, un pò di tutto. C'è confusione e agitazione nelle redazioni e tra i
    sindacati. Il sesto editoriale di Augusto Minzolini, il piccolo sfogo di Maria Luisa Busi, l'enorme sfogo di Paolo Garimberti: "Per la par condicio, ora - spiega il presidente - deve cavarsela la Vigilanza. E la nostra azienda può morire di asfissia: o si cambia o il destino è segnato". Per Sergio Zavoli, ieri mattina, non c'era volontà politica - ovvero la disponibilità di Pdl e Lega - a modificare la norma di Marco Beltrandi che, per, un mese dal 28 febbraio, impedisce ai programmi di approfondimento di discutere di. politica se non in forma di tribuna elettorale: "Non credo che stiano. maturando le condizioni per ritrovare quello che abbiamo smarrito".
    L'Agcom frena Mediaset, pronta a sfruttare l`emorragia di spettatori e pubblicità che potrebbe colpire la Rai: "Siamo pronti a estendere la legge alle emittenti private". La clamorosa vendetta dei ventuno giornalisti contro la Busi - un documento approvato alla fine dell`assemblea e con il cdr all'opposizione - serviva a riabilitare la figura di Minzolini. Contestata a L'Aquila e criticata
    da una parte dei colleghi vicini al direttore, la conduttrice è forse più delusa che scossa: ". Ha gli occhi rossi, da due giorni. Sola contro i suoi ex amici" raccontano dalla sede. Con il nuovo contratto dì servizio che sta per entrare in vigore e viale Mazzin sempre più succube del governo, le riflessioni di Garimberti - l'uomo di garanzia scelto dalla politica - sono un segnale di malumore: "Ci sono tre lacci stretti al collo della tv pubblica che stanno per soffocarla. Li posso elencare: la mancanza di risorse certe, una natura giuridica che non le consente di stare sul
    mercato e una non risolta questione della governance".
    Non è un caso che in tre giorni, iniziando da Mario Orfeo e passando per la Busi, le perplessità
    sulla gestione della Rai dell'informazione; provengano dall'interno: "L'imposizione dei quadri dirigenti dall'esterno è mortifera. Ma se lottizzazione deve essere, che sia scientifica". E Garimberti ha citato il metodo dell'ex direttore generale Biagio Agnes "Allora si diceva: dobbiamo nominare un direttore del Tg1? Bene, dateci una rosa di cinque giornalisti bravi di vostra fíducia, poì a scegliere il più bravo ci pensiamo noi. Oggi le rose non si fanno più". Ogni riferimento a Minzolini è puramente casuale.
    Garimberti è scatenato: "Recenti pronunce giurisprudenziali vorrebbero attrarre sempre di più la
    Rai nell`area pubblica: di fatto ciò significherebbe impedirle di competere. Andare al passo, con tutti gli obblighi che la Rai ha, è una forma di suicidio".
    Il presidente dell'equilibrio vorrebbe più spazio in uno scontro giocato chiavi in mano a Mauro Masi: "Quando sono stato nominato, un anno fa, sono stato definito un presidente di garanzia. Ma nell'attuale sistema il presidente di garanzia può solamente esercitare forme di `moral suasion` nei confronti del dg, non ha sostanziale potere di intervento. L`esercizio della funzione di garanzia non è previsto da alcuna norma specifica. Posso solo scrivere, segnalare...". Non di più. In una Rai appesa alle strategie dei Pdl. UIn deputato della Vigilanza trova la sintesi giusta, prima di entrare con poche speranze a palazzo San Macuto: "Ci hanno convocati per cambiare il testo di Beltrandi, poi il Pdl ci ha detto: `Non abbiamo indicazioni dall'alto. La regola resta così
    com'è". Dall`alto. Chissà che vuol dire.

  5. #65
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica
    Inserito il 13 marzo 2010
    Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica|Libertiamo.it
    Il Tar libera Sky e La7, ma la Rai rimane ostaggio di una par condicio ideologica

    - Prima di descrivere, per l’ennesima volta, i giudici del Tar del Lazio come parrucconi del “giuridicamente corretto” al servizio dei nemici del popolo, sarebbe il caso che il PdL riflettesse sul fatto che, in questo incomprensibile gioco delle parti, i nemici della par condicio – cioè i berlusconiani *– sono diventati sostenitori di una posizione che neanche i “comunisti” si erano sognati di imporre all’elettorato in piena campagna elettorale.

    Fino ad un anno fa, tra i berlusconiani doc le decisioni della Vigilanza, del Cda Rai e dall’Agcom avrebbero suscitato sdegno e quella del Tar entusiasmo. E tutti avrebbero sostenuto le scelte giudiziarie delle televisioni libere – in questo caso i ricorsi di Sky e La7 – contro una regolamentazione invadente, non proposto di uniformarne i palinsesti a quelli politicamente “sorvegliati” della Rai. Oggi invece il PdL difende la logica dell’informazione-zero, in nome dell’applicazione ottusa di una legge che dice di avversare.

    Come il comunismo perfetto si faceva banditore di un’uguaglianza sociale “a prescindere”, poco curando di comprendere se i governati divenissero uguali nella miseria o nel benessere, così la par condicio ideologica ha realizzato la perfetta uguaglianza dei telespettatori, che per non essere condizionati da una televisione faziosa, sono tutti privati, in misura totale, ma “uguale” e quindi “giusta”, dell’informazione politica.

    Visto che l’Italia, dopo gli ultimi eventi, si è scoperta essere, oltre che un Paese di santi, poeti e navigatori, anche una terra di amministrativisti – tutti in grado di destreggiarsi con competenza tra ricorsi, richieste di sospensiva e giudizi di merito *– non mancherà chi saprà scovare, anche in questa decisione del Tar, un qualche irrimediabile vizio di forma. Noi, che abbiamo già discusso le decisioni della Vigilanza e quelle dell’Agcom, questa volta andiamo dritti al sodo. Siamo pronti a scommettere che se nei prossimi 15 giorni si decretasse un anarchico “liberi tutti” sull’informazione Tv *– e su quella Rai in particolare *– si renderebbe un ottimo servizio non solo al Paese, ma anche al centro-destra, che da questi pasticci stupidi e furbi non ha proprio nulla da guadagnare.

    Chi dice di volere abolire la par condicio, perché è una brutta legge, **ma ne difende l’interpretazione se non illegittima, comunque peggiore, non rende più credibile l’intenzione riformista per il futuro, ma più chiara la scelta opportunista per il presente.

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    Inserito da:

    Carmelo Palma -

  6. #66
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Pannella: dato mandato all'avv. Rossodivita di denunciare membri cda Rai e il direttore generale Masi per abuso d'ufficio, interruzione di pubblico servizio e frode nelle pubbliche forniture. Inoltre invieremo a Trani e Perugia…

    Pubblicato il 15/03/2010


    Non siamo in grado di "provare" concussioni o corruzioni, per intanto, però, annuncio, insieme a Marco Beltrandi, deputato radicale membro della Commissione di Vigilanza, di aver dato mandato all'avv. Giuseppe Rossodivita di depositare presso la Procura di Roma una denuncia per abuso d'ufficio, interruzione di pubblico servizio e frode nelle pubbliche forniture, nei confronti dei membri del Cda Rai e del Direttore Generale Masi che, ancora con la decisione di oggi e dall'inizio della campagna elettorale, hanno bloccato i talk show senza mandare in onda neppure una Tribuna elettorale negli orari e dunque con gli ascolti voluti dal Parlamento, così violando e tradendo il regolamento della Commissione di Vigilanza e cancellando il servizio pubblico di campagna elettorale.
    Manderemo a Trani, nel frattempo, e poi valuteremo se anche a Perugia, un corposo dossier con le denunce radicali depositate a Roma nei confronti dei vertici della Rai negli ultimi 12 mesi, corredate da dati, spunti investigativi e finanche l'indicazione degli strumenti possibili di acquisizione della prova. Alle richieste di sequestri e di misure interdittive la Procura di Roma ha sempre risposto con l'inerzia investigativa e richieste di archiviazione. Auspico che il vento di Firenze e Trani, spazzi via qualche nebbia di troppo dalle parti di Piazzale Clodio.

  7. #67
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    La Rai conferma lo stop ai talk-show

    Articolo di Marco Mele pubblicato su Il sole 24 ore, il 16/03/10


    Michele Santoro e le altre trasmissioni informative della Rai non torneranno in onda. Lo ha deciso, a dodici giorni dal voto e a maggioranza,il cda della Rai, convocato ieri per una riunione straordinaria dal presidente Paolo Garimberti, che ha votato contro la delibera, insieme ai tre consiglieri designati dall'opposizione, Giorgio Van Straten, Nino Rizzo Nervo e Rodolfo De Laurentiis. La maggioranza ha votato compatta una delibera che impegna il direttore generale Mauro Masi ad acquisire eventuali nuove valutazioni dalla commissione di Vigilanza.
    L'ufficio di presidenza della commissione ha così convocato Masi per oggi, anche se il suo presidente Sergio Zavoli commenta: «Si attendeva una scelta diversa, in ordine all'invito di ripristinare i programmi d'approfondimento nel periodo elettorale, per i quali era già stata ritenuta non obbligata la richiesta di sospensione».
    Non ha avuto alcun effetto nemmeno la lettera inviata dal presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, a quello della Rai, Paolo Garimberti, nella quale si invita il cda a rimettere in onda le trasmissioni di approfondimento, anche «alla luce del chiarimento giurisprudenziale intervenuto» con la sospensione concessa dal Tar Lazio al regolamento della stessa Agcom per le tv private su richiesta di Sky Italia e di Telecom Italia Media. Nel cda non si è parlato del caso" Trani-Minzolini": lo si farà nella riunione ordinaria di domani con una comunicazione del direttore generale Mauro Masi.
    Nino Rizzo Nervo, uno dei consiglieri d'opposizione, sottolinea «come, in precedenza; la Rai non aveva mai approvato con una propria delibera il regolamento della Vigilanza. Se lo ha fatto, nella riunione del primo marzo, vuol dire che si tratta di un'interpretazione. Ho l'impressione
    che con quella delibera e con quella di ieri il cda finisca per essere, di fatto, lo strumento di
    quella strategia che punta a non far più andare in onda Annozero». Per Rodolfo De Laurentiis, consigliere espresso dall'Udc «la Rai rischia di ricevere una sanzione più non mandando in onda tali approfondimenti che mandandoli».
    La Rai, intanto, ha varato il calendario delle tribune elettorali: la novità è la loro replica in seconda serata su Rai1, a posto di Porta a Porta. È però già successo, ricordano i tre consiglieri d'pposizione, che Santoro e Floris abbiano spostato il giorno della loro trasmissione per non sovrapporsi alle conferenze stampa in prima serata. La scelta del cda «espone la Rai ad avere un ruolo ancillare rispetto alla concorrenza - sottolinea Roberto Rao, capogruppo Udc della Vigilanza - per la paura della maggioranza ad affrontare i temi veri del paese».
    Marco Pannella, intanto, annuncia, insieme a Marco Beltrandi, relatore del regolamento in Vigilanza, di voler depositare presso la Procura di Roma una denuncia per abuso d'ufficio, interruzione di pubblico servizio e frode nelle pubbliche forniture, nei confronti dei membri del cda Rai che hanno bloccato i talk show senza mandare in onda neppure una tribuna elettorale (finora, ndr),violando e tradendo il regolamento della Vigilanza».
    Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, commenta: «Non accetto che non si possano esaminare i problemi del paese. È una cosa da pazzi che in un paese occidentale avanzato si decida a un certo punto di spegnere la luce».
    Per Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza, invece, si tratta «dell'ennesimo polverone alzato
    dalla sinistra e mirato a confondere gli italiani, tanto più che domani (oggi, ndr) e giovedì al posto di Ballarò e Annozero, e anche per la settimana successiva, sono state calendarizzate le conferenze stampa dei partiti per le elezioni regionali». Secondo tre consiglieri dell'Agcom, «la commissione parlamentare di Vigilanza deve rivedere il regolamento della par condicio - sostengono Nicola D'Angelo, Michele Lauria e Sebastiano Sortino - anche al fine di evitare lo squilibrio tra le emittenti in applicazione di un'identica normativa, dovuto al fatto che il Tar ha dovuto dichiarare inammissibile il ricorso contro il regolamento della Commissione in relazione alla natura parlamentare dell'organo che lo ha adottato».

  8. #68
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    Predefinito Rif: Osservatorio sulla RAI

    Bavaglio ai talk-show. La Destra zittisce la Rai.

    Articolo di Natalia Lombardo pubblicato su L'Unità, il 16/03/10

    Il mandato politico berlusconiano: non vedere sugli schermi Rai néAnnoZero, né Ballarò, è stato confermato ieri dal Cda Rai. Un voto a maggioranza, cinque sì dal centrodestra, contro il no delpresidente
    Garimberti e dei tre consiglieri di opposizione. Dopo quattr`ore di discussione la palla è stata rimbalzata alla commissione di Vigilanza, con un mandato di consultazione al direttore generale Mauro Masi, Oggi il Dg sarà ascoltato dall`ufficio di presidenza a Palazzo San Macuto, ma il centrodestra già fa capire che non cambierà una virgola del regolamento sull`applicazione della par condicio, ormai bocciato dal Tar e dall`Authority per le Comunicazioni (Agcom).

    LA RABBIA DEL PRESIDENTE
    Una scelta che ha «amareggiato» il presidente Garimberti per la «divisione» nel consiglio e «per la mancata ripresa dei talk show», dicono nel suo entourage. Sperava che a sboccare la situazione fosse la lettera ricevuta da Corrado Calabrò, presidente dell`Agcom: alla luce della sentenza del Tar che ha sospeso il blocco dei programmi nelle tv private, la commissione Servizi e Prodotti sollecita la Rai a rivedere sulla chiusura dei talk show. Ora Garimberti attende «che la Vigilanza batta un colpo», che non arriverà. Con il rammarico del presidente Zavoli, che aveva sollecitato la ripresa dei talk: «Dalla Rai si attendeva una risposta diversa», anche perché si crea uno squilibrio tra tv private e la tv pubblica. I consiglieri di opposizione, Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten (Pd) e Rodolfo De Laurentis (Udc), hanno convocato una conferenza stampa lampo alle quattro per denunciare la «posizione di debolezza della Rai» con una «interpretazione» restrittiva del regolamento: «La Vigilanza non ha scritto da nessuna parte di sospendere i talk show», spiega Rizzo Nervo nella stanza che vide simili convocazioni tempestive con il compianto Sandro Curzi. Certo, prosegue il consigliere, «come si fa a decontestualizzare le decisioni del Cda alla luce di quanto emerso dall`inchiesta di Trani?» sulle pressioni del premier. Nelle intercettazioni ci sono il Dg Masi e del consigliere Rai Gorla, ex Mediaset.

    LA STRATEGIA FINALE
    Si è confermata oggi, spiega Rizzo Nervo, «non mandare in onda AnnoZero e Ballarò», cosa «che Vespa ha capito subito»; il tutto in «un gioco delle parti tra Rai e Vigilanza». A questo punto, si chiede Van Straten, «cosa succederà dopo le elezioni? Basterà un ballottaggio al Comune di Venezia o alla Provincia de l`Aquila per non far tornare in onda quei programmi?». E la Rai, rischia davvero una sanzione dall`Agcom, se qualcuno presenterà un esposto perché «è venuta meno ai doveri di servizio pubblico» cancellando l`informazione. Per non parlare delle perdite di RaiDue e RaiTre nel «periodo di garanzia» per la pubblicità. Il Cda straordinario a Viale Mazzini è iniziato alle dodici, quando sotto al Cavallo si teneva un sit-in la libertà d`informazione (il Popolo Viola, Sel e l`Idv). Garimberti confidava nel ripensamento di tutti i consiglieri. Niente da fare, la proposta di opposizione, mandare in onda i programmi «in attesa del parere della Vigilanza» non è passata. I consiglieri del Pdl e la leghista Bianchi Clerici sono rimasti spiazzati solo dalla lettera di Calabrò (che ha scritto anche alla Vigilanza); una pausa, poi il voto, con la scusa dell`avvio delle tribune elettorali; quelle autogestite andranno in onda alle 8 di mattina su RaiTre (oscurando Il Caffè di Mineo su RaiNews) e alle 14 su Raidue, mentre le conferenze stampa il martedì e il giovedì in prima serata. Santoro e Floris avrebbero spostato i loro programmi, come altre volte.
    Sul caso Minzolini-Masi la discussione rimandata al Cda di domani, sul piano «deontologico e etico», più che penale. I consiglieri di opposizione hanno chiesto a Masi come intende agire: la Rai dovrebbe chiedere gli atti alla procura di Trani, come avvenne per Saccà, e avviare un`indagine interna che risponda al Cda. «Se fossi nei panni del Dg chiederei io un audit interno per chiarire...», afferma Rizzo
    Nervo.

  9. #69
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    Int. a M. Beltrandi - "Nessun divieto, volevo soltanto più equilibrio"

    Articolo di F. Sch. pubblicato su La stampa, il 16/03/10

    «La Rai può, anzi deve, riprendere al più presto la trasmissione dei talk show», diceva ieri mattina il deputato radicale Marco Beltrandi, relatore del famoso regolamento.

    Scusi, prima fate un testo che rende la vita impossibile ai talk show, poi dite che però devono andare in onda...
    «Ma nel modo più assoluto il regolamento non prevedeva la loro sospensione. Noi abbiamo addirittura fornito per tempo una simulazione di come la Rai poteva sfruttare gli spazi per fare delle tribune politiche. I talk show potevano benissimo andare in onda purché ci fosse un criterio più equilibrato negli inviti».

    Ma allora perché tutti, tranne voi, l’hanno vissuto come un bavaglio?
    «Per questo faccio una grossa critica al Pd: ha fatto una campagna di disinformazione su questo regolamento che ha fatto il gioco del centrodestra. Il Pd ha fatto un gioco sporco e miope, e il Pdl ci ha marciato».

    Per dire la verità la critica è arrivata da più parti: anche i conduttori non hanno fatto che denunciare la cosa...
    «Forse hanno pensato di difendere un potere che in nessun altro Paese al mondo sarebbe tollerato negli ultimi giorni di campagna elettorale».

    Risultato: i programmi non vanno in onda. Non si sente un po’ responsabile?
    «Se questo significa prevedere il rispetto della par condicio che vale alle 4 del pomeriggio e deve valere tanto più alle nove di sera, allora sì, mi sento responsabile».

    E ora annuncia con Pannella una denuncia per abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio, frode nelle pubbliche forniture nei confronti dei Cda Rai e dei dg Masi...
    «Certo, una denuncia è doverosa. Io avevo solo chiesto un maggiore equilibrio negli inviti...».

  10. #70
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    Fuga dalle responsabilità

    Articolo di GIAN ANTONIO STELLA pubblicato su Corriere della Sera, il 16/03/10

    Che succede con l'utero in affitto in Kerala e nel Rajasthan? L`inquietante interrogativo potrebbe dominare domenica la trasmissione «Report» di Milena Gabanelli. La quale, non potendo trasmettere gli altri servizi nel cassetto perché finiscono sempre per toccare la politica (qui c'è un deputato o un senatore, qui un ministro o un assessore...) non se la sente di mandare in onda reportage su semafori, datteri o colibrì. Ci sono le elezioni: non si parla di politica.
    Il Consiglio di amministrazione della Rai, invitato dal presidente della Commissione di vigilanza parlamentare Sergio Zavoli a prendere atto della sentenza dei Tar e a sospendere il regolamento varato dall'Autorità garante per le comunicazioni che «interpreta» la legge sulla par conditio (7oa interpretazione in dieci anni) vietando tutti i talk show, da «Porta a Porta» ad «Annozero», ha restituito la palla: diteci voi cosa fare. Il tempo di riunirsi e forse, chissà, la palla sarà ridata al Cda. Che potrebbe chiedere lumi al Tar. E questi, vedi mai, al Consiglio di Stato. E da qui di anno in anno alla Cassazione. Alla Corte costituzionale. E su su fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo. All'Onu.
    Nel frattempo, forti della sentenza citata, le tivù private potranno mettere in cantiere tutti i talk show che riterranno utili. Purché rispettino, ovvio, un minimo di buonsenso e accortezza nella distribuzione delle diverse opinioni. E se non la rispetteranno? Si vedrà. Quale sia la realtà, bollata come «squilibrata» dalla stessa autorità di garanzia, lo dicono i dati dell`Osservatorio di Pavia. Che ha visto nel 2009 non solo i tiggì Mediaset (record al T94: 81% contro il 12,5) ma anche quelli del servizio pubblico (tolto il Tg3) dedicare la stragrande maggioranza dei servizi al governo e al centrodestra e spazi assai ridotti all`opposizione. C'è chi dirà: è sempre andata così. Con indignazioni a targhe alterne. Verissimo. Il Tg ammiraglio Rai, per dire, si è spinto ad appiccicare applausi finti (sbertucciati da «Striscia») non solo al Cavaliere all'Onu. Né si possono dimenticare episodi come le sei-interviste-sei a esponenti dell'Ulivo in uno stesso tiggì. Era giusto? Lasciamo la risposta allo stesso Berlusconi quando aveva tre tivù tutte sue ma era all'opposizione: «Con un terzo dello spazio al governo, uno alla maggioranza, uno alla minoranza la sinistra finisce per aver spazi doppi: è una prepotenza».
    Aveva ragione. Ed è un peccato che non se ne sia ricordato in questi giorni, mentre certe intercettazioni, forse penalmente irrilevanti, consigliavano a maggior ragione un via libera alla sfida aperta dei dibattiti tivù. Gli italiani hanno in media 43 anni. Immaginare che non sappiano pesare Vespa e Santoro, Floris e Paragone, non è solo assurdo: è un po' offensivo. E in ogni caso l'intervento diretto del Cavaliere fa cadere una volta per tutte il velo sulla promessa iniziale: «Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta per non dare l`impressione di voler favorire i miei affari». Non è andata così. Quanto agli uomini «di garanzia» piazzati ai vertici della Rai e della Commissione di Vigilanza, continuino pure a passarsi la palla. Ma se secondo loro il blocco dei talk show è davvero una menomazione alla democrazia che richiama addirittura il «filo spinato» (così si è avventurato a dire Zavoli) come possono rimanere al loro posto un solo minuto in più?

 

 
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