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    Originally posted by ARI6
    Il tuo bigino con Stiglitz capita a fagiolo, appena ho 5 minuti mi ci metto.

    Non dimentichiamo che Stiglitz è stato sia alla Banca Mondiale (bella roba!) che alla Casa Bianca quale consigliere del "democratico" presidente Clinton (di male in peggio!).
    Insomma: è un vero statalista che ha attraversato alcune tra le organizzazioni più anti-mercato ed anti-liberali che vi siano in circolazione, e oggi che ci viene a dire che effettivamente i soldi che ci vengono estorti per finanziare la Banca Mondiale o l'FMI non sono proprio impiegati molto bene...
    Ma va?
    Io credevo che servissero ad aiutare padre Roberto e le Suore dell'Addolorata che curano i lebbrosi dell'Uganda!

    E nonostante questo, continua a dire che le decisioni autoritarie della classe politica funzionano meglio delle scelte localizzate compiute dai singoli proprietari, imprenditori, consumatori, ecc.! Un pazzo...

    Eccovi comunque qualche brano di questo personaggio: un potente amico dei potenti.

    F





    Da "La globalizzazione e i suoi oppositori"

    Prefazione


    Nel 1993 ho lasciato il mondo accademico per entrare nel Consiglio dei consulenti economici sotto la presidenza di Bill Clinton. Dopo anni dedicati alla ricerca e all'insegnamento, quello è stato il mio primo tentativo serio di entrare nel mondo della politica e, più precisamente, di fare politica. Nel 1997, sono passato alla Banca mondiale dove ho rivestito i ruoli di chief economist e senior vice president per quasi tre anni, fino al gennaio 2000. Non avrei potuto scegliere un momento più affascinante per entrare in politica. Mi trovavo alla Casa Bianca mentre la Russia passava dal comunismo all'economia di mercato e lavoravo alla Banca mondiale durante la crisi finanziaria che cominciò nell'Est asiatico nel 1997 per poi estendersi al resto del mondo. Ero sempre stato interessato al tema dello sviluppo economico e ciò che ho visto ha modificato radicalmente le mie opinioni, sia sulla globalizzazione sia sullo sviluppo. La ragione per cui ho scritto questo libro è che, mentre mi trovavo alla Banca mondiale, ho preso atto in prima persona degli effetti devastanti che la globalizzazione può avere sui paesi in via di sviluppo e, in particolare, sui poveri che vi abitano. Ritengo che la globalizzazione, ossia l'eliminazione delle barriere al libero commercio e la maggiore integrazione tra le economie nazionali, possa essere una forza positiva e che abbia tutte le potenzialità per arricchire chiunque nel mondo, in particolare i poveri. Ma perché ciò avvenga, è necessario un ripensamento attento del modo in cui essa è stata gestita, degli accordi commerciali internazionali che tanto hanno fatto per eliminare quelle barriere e delle politiche che sono state imposte ai paesi in via di sviluppo durante il processo di globalizzazione. Da docente, quale sono, ho dedicato molto tempo alla ricerca e alla riflessione sui temi socio economici che mi sono trovato ad affrontare durante i miei sette anni a Washington. Penso sia importante valutare i problemi in maniera spassionata, mettendo da parte le ideologie e considerando gli elementi a nostra disposizione prima di decidere come agire. Sfortunatamente, anche se non c'è da stupirsene, nel tempo che ho trascorso in precedenza alla Casa Bianca, inizialmente come membro e come presidente del Consiglio dei consulenti economici - costituito da tre esperti nominati dal presidente degli Stati Uniti per fornire una consulenza economica ai dipartimenti del ramo esecutivo del governo - e in seguito alla Banca mondiale, ho visto spesso prendere decisioni basate sull'ideologia o sulla politica. Di conseguenza, sono stati stabiliti interventi sbagliati che, invece di risolvere il problema, favorivano chi aveva in mano il potere. L'intellettuale francese Pierre Bourdieu ha scritto che i politici dovrebbero dare al loro lavoro un'impostazione di tipo accademico, impegnandosi in un dibattito scientifico basato su prove e fatti concreti. Purtroppo, succede spesso l'esatto contrario quando gli accademici a cui vengono richieste consulenze in materia politica diventano essi stessi politicizzati al punto di forzare la mano alle teorie pur di adattarle alle idee di chi è al potere.

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    Pagina XII
    Le politiche dell'FMI, basate in parte sul presupposto logoro che i mercati, per loro stessa natura, operano in maniera efficiente, hanno impedito ai governi di intervenire sul mercato con provvedimenti e misure adeguati, capaci di guidare la crescita economica a beneficio di tutti. Il tema in discussione, in molti dei casi descritti in questo libro, erano le idee e le concezioni a proposito del ruolo del governo che derivano da quelle idee.
    Sebbene abbiano avuto un ruolo importante nel delineare gli orientamenti economici in tema di sviluppo e di gestione sia delle crisi sia delle fasi di transizione, queste idee sono fondamentali nel mio pensiero anche per quanto riguarda la riforma delle istituzioni internazionali preposte a guidare lo sviluppo economico, gestire le crisi e facilitare la transizione economica. La mia ricerca sull'informazione mi ha reso particolarmente sensibile alle conseguenze che derivano dalla mancanza di informazione. Durante la crisi finanziaria del 1997-98 che ha colpito il mondo intero, mi ha fatto piacere vedere quanta importanza sia stata attribuita al tema della trasparenza, ma mi ha rattristato l'ipocrisia di istituzioni quali l'FMI e il Tesoro degli Stati Uniti, che mentre da una parte auspicavano la trasparenza nell'Est asiatico, dall'altra erano gli organismi pubblici meno trasparenti in cui mi fossi mai imbattuto.

    [...]

    Tuttavia, quando ho cominciato a occuparmi di questioni internazionali, ho scoperto che la buona economia e la buona politica non erano tenute in grande considerazione, soprattutto all'FMI. Le decisioni venivano prese sulla base di una curiosa miscela di ideologia e cattiva economia, un assioma che spesso celava solo velatamente interessi particolari. Quando sopraggiungevano le crisi, l'FMI prescriveva soluzioni «standard» sorpassate e inadeguate, senza considerare gli effetti che queste politiche avrebbero avuto sui paesi che dovevano adottarle. Raramente ho sentito fare previsioni delle conseguenze che queste politiche avrebbero avuto sulla povertà. Di rado ho assistito a discussioni o analisi attente delle conseguenze di eventuali politiche alternative. La ricetta era una, e unica. Non si cercavano né si chiedevano altre opinioni. Per il dibattito aperto e schietto non c'era spazio e veniva scoraggiato. Alla base delle indicazioni politiche c'era l'ideologia e i paesi dovevano seguire le direttive dell'FMI senza discutere.

    [...]

    Senza dubbio, qualche sofferenza era necessaria, ma, a mio modo di vedere, le tribolazioni patite dai paesi del Terzo mondo nel processo di globalizzazione e sviluppo, cosi com'è stato concertato dall'FMI e dalle ganizzazioni economiche internazionali, sono state di gran lunga piu gravi del necessario. La reazione violenta contro la globalizzazione ha tratto la propria forza non soltanto dal danno visibile arrecato ai paesi in via di sviluppo dalle politiche guidate dall'ideologia, ma anche dalle iniquità del sistema del commercio internazionale. Oggi, a parte chi ha interesse a tenere i beni prodotti dai paesi poveri al di fuori dei circuiti commerciali, sono in pochi a difendere l'ipocrisia di chi finge di aiutare i paesi in via di sviluppo obbligandoli ad aprire i loro mercati alle merci dei paesi industrializzati, mentre questi ultimi tengono i loro ben protetti attuando politiche che rendono i ricchi sempre piu ricchi e i poveri sempre piu poveri e arrabbiati.

    I barbari attacchi dell'11 settembre ci hanno aperto improvvisamente gli occhi sul fatto che viviamo tutti sullo stesso pianeta. Siamo una comunità globale, e come tutte le comunità dobbiamo seguire alcune regole che ci permettano di convivere. Queste regole devono essere - ed essere considerate - eque e giuste, devono pensare tanto ai poveri quanto ai potenti ed essere animate dai principi fondamentali della decenza della giustizia sociale. Nel mondo di oggi, si deve arrivare a regole simili attraverso processi democratici. Le regole in base alle quali lavorano gli organismi e le autorità di governo devono andare incontro ai desideri e rispondere alle esigenze di tutti i soggetti coinvolti in politiche e decisioni che arrivano da lontano.



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    Pagina 3
    Capitolo primo
    La promessa delle istituzioni globali




    I burocrati internazionali - simboli senza volto dell'ordine economico mondiale - sono sotto accusa ovunque. Riunioni tra oscuri tecnocrati per discutere argomenti di ordinaria amministrazione quali prestiti agevolati o contingenti commerciali, che prima passavano del tutto inosservate, sono oggi teatro di violenti scontri di piazza e imponenti dimostrazioni. La contestazione di Seattle contro il vertice dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO) del 1999 ha provocato uno sconvolgimento profondo. Da allora, il movimento è cresciuto e la rabbia si è diffusa. Praticamente ogni riunione al vertice dell'FMI, della Banca mondiale e del WTO è accompagnata da scontri e disordini, e Carlo Giuliani, il dimostrante morto a Genova nel 2001, potrebbe essere il primo di una lunga serie di vittime della guerra contro la globalizzazione.

    I tumulti e le contestazioni contro la politica e gli interventi delle istituzioni della globalizzazione non sono una novità. Per decenni, le popolazioni in via di sviluppo sono insorte quando i programmi di austerità imposti ai loro paesi si dimostravano troppo rigidi, ma in Occidente le loro proteste sono rimaste perlopiù inascoltate. La novità è rappresentata dall'ondata di contestazione nei paesi sviluppati.



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    Pagina 13
    Mezzo secolo dopo la sua fondazione, è chiaro che l'FMI ha fallito nella propria missione. Non ha fatto ciò che doveva fare, cioè fornire ai paesi afflitti da una contrazione economica fondi per consentirne la ripresa e aiutarli nel tentativo di avvicinarsi alla piena occupazione. Nonostante una conoscenza molto più approfondita dei processi economici rispetto a cinquant'anni fa, e malgrado gli sforzi compiuti dall'FMI negli ultimi venticinque anni, le crisi nel mondo sono sempre più frequenti e più gravi (fatta eccezione per la Grande depressione). Secondo alcune stime, sono quasi cento i paesi che si sono trovati ad affrontare delle crisi. Il fatto grave è che molte delle politiche sostenute dall'FMI, in particolare la liberalizzazione prematura dei mercati finanziari, hanno contribuito all'instabilità globale; nei paesi in crisi, i fondi e i programmi dell'FMI non solo si sono rivelati inadeguati a stabilizzare la situazione, in molti casi l'hanno addirittura peggiorata, specialmente per i poveri. L'FMI non solo ha fallito nella propria missione originaria di promuovere la stabilità globale, ma non è riuscito neppure nelle missioni che ha intrapreso in seguito, come guidare la transizione di alcuni paesi dal comunismo all'economia di mercato.
    [...]

    Le idee e le intenzioni che hanno animato la creazione delle istituzioni economiche internazionali erano buone, ma hanno subito un'evoluzione graduale nel tempo fino a trasformarsi completamente. L'orientamento keynesiano dell'FMI, che sottolineava i fallimenti del mercato e


    [...]

  2. #42
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    Originally posted by Franzele
    Però gli anarcocapitalisti non riconoscono il diritto ad una vita dignitosa per tutti. I diritti economici che dici tu sono un miraggio per milioni di persone, perché fanno fatica ad arrivare a fine giornata…
    E' vero: a causa di ideologie criminali e affamatrici che autorizzano gli Stati a rapinare i produttori.

    Per gli anarco-capitalisti chi si impossessa dei beni prodotti da un'altra persona, calpestando la sua volontà, non è moralmente diverso da un brigante di strada o da uno schiavista.

    Saluti

  3. #43
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    Originally posted by Franzele
    Ma ci credi in quello che scrivi?

    Sia il liberismo che il collettivismo sono ideologie.
    Ah be', allora la questione è di terminologia. A me piace parlare di "ideologia" come di un "insieme di dottrine tali da portare alla creazione di una società ideale", in generale secondo criteri di equità sociale e redistribuzione economica, piuttosto che come un qualsiasi corpus di pensieri concernenti l'argomento politico. Ed in questa accezione il collettivismo è un ideologia ed il libertarismo no.

    Per quanto riguarda la soluzione della povertà nel mondo, credo che non ci sia: un'iceberg sta per otto noni sott'acqua e per un nono aldisopra.
    Oggigiorno abbiamo creato una società occidentale di persone quasi completamente benestanti rispetto a qualsiasi altro standard storico per l'umanità, nella quale la quantità e la qualità dell'alimentazione non è mai un problema, come non lo è quasi mai la casa, dove si studia fino ai 18 anni e...siamo costretti ad andare a cercare i poveri da qualche altra parte nel mondo per sopperire alla NATURALE e GENUINA necessità della povertà, nell'UNICA POSSIBILE stratificazione della società umana.

    D'altra parte, se il capitalismo è un'iniqua redistribuzione della ricchezza, il collettivismo che pare piacerti tanto è un'assolutamente corretta ed equa redistribuzione della miseria

  4. #44
    Giu' la maschera!
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    Originally posted by Franzele
    Ma ci credi in quello che scrivi?

    Sia il liberismo che il collettivismo sono ideologie. E il liberismo non porterà mai all'abolizione della povertà.
    Sto leggendo il libro di Stiglitz "La globalizzazione e i suoi oppositori". Il premio Nobel per l'economia, preofessore alla Columbia University, ex consulente di Clinton ed ex senior vice president e chief economist della BM dimostra come le ricette preconfezionate (quindi ideologiche) del Fmi, tese all'abolizione dell'intervento statale in economia, siano state in molte occasioni fallimentari. Evidentemente non non conosce l'ABC dell'economia...

    Fossi in te non citerei cosi' liberamente quel libro, visto da molti accademici/economisti professionali come probabilmente il suo peggior testo.
    Mr. Hyde


  5. #45
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    Originally posted by Mr2

    Ah be', allora la questione è di terminologia. A me piace parlare di "ideologia" come di un "insieme di dottrine tali da portare alla creazione di una società ideale", in generale secondo criteri di equità sociale e redistribuzione economica, piuttosto che come un qualsiasi corpus di pensieri concernenti l'argomento politico. Ed in questa accezione il collettivismo è un ideologia ed il libertarismo no.
    Quindi secondo te il nazismo, volendo una società razzista, gerachizzata, non una società ideale", in generale secondo criteri di equità sociale e redistribuzione economica non era un'ideologia?
    Per me l'ideologia è un sistema di pensiero che tende a comprendere ogni aspetto dell'esperienza umana, prescindendo dall'analisi concreta e dalla prassi.
    Voi libertarian partite dalla descrizione di una condizione ideale che chiamate "stato di natura" per pretenderle che tale condizione si verifichi oggi, in tutto il mondo, senza prendere in considerazione le diverse culture, le storie, le dinamiche sociali ecc...

    Originally posted by Mr2

    Per quanto riguarda la soluzione della povertà nel mondo, credo che non ci sia: un'iceberg sta per otto noni sott'acqua e per un nono aldisopra.
    Oggigiorno abbiamo creato una società occidentale di persone quasi completamente benestanti rispetto a qualsiasi altro standard storico per l'umanità, nella quale la quantità e la qualità dell'alimentazione non è mai un problema, come non lo è quasi mai la casa, dove si studia fino ai 18 anni e...siamo costretti ad andare a cercare i poveri da qualche altra parte nel mondo per sopperire alla NATURALE e GENUINA necessità della povertà, nell'UNICA POSSIBILE stratificazione della società umana.
    Intendi dire che ci saranno sempre i poveri ed è meglio rassegnarsi all'idea? Io non mi rassegno.

    Originally posted by Mr2

    D'altra parte, se il capitalismo è un'iniqua redistribuzione della ricchezza, il collettivismo che pare piacerti tanto è un'assolutamente corretta ed equa redistribuzione della miseria
    Il collettivismo non mi piace e se avessi letto quello che ho scritto sull'Urss in questo stesso thraed dovresti averlo capito.

  6. #46
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    Originally posted by Franzele
    Quindi secondo te il nazismo, volendo una società razzista, gerachizzata, non una società ideale", in generale secondo criteri di equità sociale e redistribuzione economica non era un'ideologia?
    Per me l'ideologia è un sistema di pensiero che tende a comprendere ogni aspetto dell'esperienza umana, prescindendo dall'analisi concreta e dalla prassi.
    Voi libertarian partite dalla descrizione di una condizione ideale che chiamate "stato di natura" per pretenderle che tale condizione si verifichi oggi, in tutto il mondo, senza prendere in considerazione le diverse culture, le storie, le dinamiche sociali ecc...
    Apparte quel VOI libertarian riferito a MR (magari! sarebbe una testa pensante in più dalla nostra parte), ti dico che contro le ideologie non ho nulla. Anzi, l'esaltazione del pragmatismo mi fa incazzare a morte, perchè è la negazione dell'etica dei diritti naturali.
    Epperò bisogna distinguere tra ideologie moralmente giuste e funzionanti in termini di utilità e ideologie criminali e fallimentari.
    Io mi faccio portabandiera delle prime.

    Intendi dire che ci saranno sempre i poveri ed è meglio rassegnarsi all'idea? Io non mi rassegno.
    "Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno"
    PAUL CLAUDEL

    Il collettivismo non mi piace e se avessi letto quello che ho scritto sull'Urss in questo stesso thraed dovresti averlo capito.
    Quindi, visto che esistono solo due modelli (capitalismo e socialismo), tu sei favorevole al primo.
    Ma mi sfugge qualcosa.

  7. #47
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    Originally posted by Franzele
    Quindi secondo te il nazismo, volendo una società razzista, gerachizzata, non una società ideale", in generale secondo criteri di equità sociale e redistribuzione economica non era un'ideologia?
    All'interno di un certo ambito, si può dire che la definizione combaci. Ovviamente non vale il principio generale della redistribuzione economica.

    Per me l'ideologia è un sistema di pensiero che tende a comprendere ogni aspetto dell'esperienza umana, prescindendo dall'analisi concreta e dalla prassi.
    Non mi pare che il libertarismo pretenda di comprendere ogni aspetto della realtà umana, anzi, mi sembra che siano una corrente estremamente variegata dal punto di vista dei 'tipi umani'.

    Voi libertarian
    Voi chi?

    Intendi dire che ci saranno sempre i poveri ed è meglio rassegnarsi all'idea? Io non mi rassegno.
    Io invece lo accetto come costante e non pretendo dal mondo nulla che questo non ci darà.

    Il collettivismo non mi piace e se avessi letto quello che ho scritto sull'Urss in questo stesso thraed dovresti averlo capito.
    Ero ironico

    ----------

    Grazie ad ari per l'apprezzamento, che ricambio volentieri.

  8. #48
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    Originally posted by ARI6
    Quindi, visto che esistono solo due modelli (capitalismo e socialismo), tu sei favorevole al primo.
    Ma mi sfugge qualcosa.
    Non è vero che esistono solo 2 modelli. Io sono per un mercato "in libertà vigilata", subordinato ai diritti ed alla qualità della vita.

    Saluti
    F.

  9. #49
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    Originally posted by Franzele
    Non è vero che esistono solo 2 modelli. Io sono per un mercato "in libertà vigilata", subordinato ai diritti ed alla qualità della vita.

    Saluti
    F.
    Prego imparare a memoria la critica dell'interventismo di Mises e ripassare dal via

  10. #50
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    Che cosa cavolo significa capitalismo "subordinato ai diritti e alla qualità della vita"? Il capitalismo si nutre di diritti, altrimenti non sarebbe capitalismo (cioè scambio) ma spoliazione. La qualità della vita, poi, è un'idea talmente vaga da giustificare ogni socialismo.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

 

 
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